Virgilio Gilardoni

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Virgilio Gilardoni (Mendrisio, 13 novembre 1916Locarno, 1989) è stato un docente e storico svizzero-italiano[1].

Indice

[modifica] Biografia

Figlio di Luigi, insegnante di latino prima al ginnasio di Como poi dal 1921 in quello di Locarno e di Luigia Ferrario, nasce a Mendrisio ove frequenta le scuole dell'obbligo, poi frequenta a Locarno la Scuola Normale magistrale, ottenendo la patente di maestro nel 1935. Successivamente studia filosofia all'Università cattolica del Sacro Cuore a Milano dove non può terminare gli studi di laurea poiché espulso dalla polizia fascista che lo costringe ad interrompere gli studi alla vigilia della laurea e riparare nel Canton Ticino, cui fa seguito un breve periodo di studio a Parigi.

Perciò alla fine del 1939 si stabilisce a Locarno, qui sviluppa un'intensa attività nei settori più diversi: dalla critica d'arte a quella cinematografica, dalla storia alla storia dell'arte, dall'antropologia culturale all'etnografia, attivandosi come ricercatore, docente supplente nel ginnasio, pubblicista, autore di sceneggiature cinematografiche. Nel 1941 scrive la sceneggiatura del film Al canto del cucù, film cult che non dirige per contrasto col regista e produttore August Kern (1902-1996)[2]. Negli anni 1945-1946 è professore di storia supplente nel ginnasio locale. Nel 1942 sposa in prime nozze l'attrice protagonista del film Al canto del cucù, Lilian Hermann, e affida alle stampe un suo studio su I pittori Orelli di Locarno.

Nel 1946 fonda il Circolo del cinema, in seguito diventato Circolo delle Arti, con programmi che non avrebbero sfigurato a Parigi o a Londra; in condizioni ambientali di fortuna (le proiezioni in 16 mm avevano luogo in una sala del ristorante di Elda Marazzi, quelle in 35 mm nella sala dell'oratorio in vicolo Chiossina); qui si scoprivano i capolavori di Sergej Michajlovič Ejzenštejn, Vsevolod Illarionovič Pudovkin, Dziga Vertov, Marcel Carné, René Clair, Jean Renoir, Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Fritz Lang, Friedrich Wilhelm Murnau, Georg Wilhelm Pabst, Robert Joseph Flaherty, Ernst Lubitsch, Josef von Sternberg e altri ancora.

Dal 1946 al 1949 assume la redazione de Il Lavoratore, periodico del partito operaio contadino ticinese poi denominato Partito del lavoro; mantiene il suo impegno politico nell'area di sinistra per tutta la vita. Dopo il 1950 pubblica alcuni volume di storia dell'arte, tra cui Il gotico e L'impressionismo nel 1951, Corot nel 1952. A questa attività se ne aggiungono altre: le mostre d'arte nell'ambiente unico della casa del Negromante dedicate alla nuova generazione di artisti lombardi e ticinesi (Ennio Morlotti, Edmondo Dobrzanski, Massimo Cavalli, Giuseppe Bolzani, Giovanni Genucchi, Filippo Boldini, ecc.). Parallelamente alla sua attività di animatore culturale, insegna dal 1950 al 1960 alla Scuola Cantonale di Commercio a Bellinzona e alla Magistrale di Locarno.

La sua produzione pubblicistica spazia dalla giovanile rivista Centauro alla direzione del periodico politico Il lavoratore, dalla intensa collaborazione a Cooperazione ai molti contributi richiestigli da riviste culturali d'arte, di architettura, ai supplementi della Rivista tecnica edita da Carlo Grassi (1955-1958).

Nel 1954 crea la Società storica locarnese[3] con l'intento di svegliare le menti e la curiositä dei locarnesi per un passato non banale, degno di essere meglio conosciuto. Grazie anche all'incontro con Libero Casagrande, fonda nel 1960 e dirige fino alla sua morte la rivista Archivio Storico Ticinese, che testimonia dell'allargamento dei suoi interessi anche alla storia politica e culturale, cui dedica numerosi saggi (in particolare sull'Ottocento ticinese e su personaggi quali Stefano Franscini, Carlo Cattaneo, Romeo Manzoni e Carlo Battaglini.

Nel biennio 1961-1962 riceve il compito di ordinare e catalogare tutti i materiali conservati nell'archivio storico della città di Locarno, compresi i documenti appartenenti ad archivi privati qui confluiti; il suo valido ed aggiornato metodo di catalogazione è ancora attualmente in vigore per cui non sarebbe troppo sperare che in suo ricordo l’archivio in futuro porti il suo nome. Dal 1962 al 1989 diresse l'Opera svizzera dei monumenti d'arte (OSMA), da lui stesso creata. Nel 1967 sposa in seconde nozze Lidia Bianda.

Promotore di molteplici iniziative e progetti nel campo dello studio e della tutela della cultura della Lombardia prealpina, fu un intellettuale impegnato sul piano morale e civile, dall'opera poliedrica e ampia: una delle personalità più rappresentative del Ticino culturale del secondo dopoguerra. Oltre ai numerosi contributi scritti sull'Archivio Storico Ticinese ricordiamo alcune delle principali opere:

  • La naissance de l'art, Lausanne;
  • Il gotico, Milano, Mondadori 1951;
  • L'impressionismo, Milano, Mondadori1951;
  • Corot, Milano, Mondadori 1952;
  • Inventario delle cose d'arte e di antichità II. Distretto di Bellinzona, Bellinzona, Edizione dello Stato, 1955;
  • Il romanico, Milano, Mondadori, 1963;
  • Il romanico, Bellinzona, Casagrande, 1967;
  • Filippo Franzoni, Bellinzona, Casagrande, 1968;
  • Bruno Nizzola, Bellinzona, Casagrande, 1970;
  • I monumenti d'arte di storia del Cantone Ticino:
  • I. Locarno e il suo circolo, Basilea, Birkäuser, 1972;
  • II. L'Alto Verbano I, Il circolo delle Isole, ibid. 1979;
  • III. L'Alto Verbano II, ibid. 1983;
  • Fonti per la storia di un borgo del Verbano, Ascona, AST, 1980.

In queste opere ha coerentemente tradotto in immagini e scrittura i principi della sua concezione della storia e della cultura: in primis la necessità di coniugare indagine storica e impegno civile e politico nel solco dei grandi maestri dell'Ottocento. Conseguentemente nel 1987 cura la nuova edizione annotata de La Svizzera Italiana di Stefano Franscini.

Nel 1991 buona parte della sua biblioteca di studio (circa 5000 documenti) viene donata alla Biblioteca cantonale di Locarno.

[modifica] Note

  1. ^ Virgilio Gilardoni sul Dizionario storico della Svizzera
  2. ^ August Kern sul Dizionario storico della Svizzera
  3. ^ Società storica locarnese

[modifica] Bibliografia

  • Sandro Bianconi, Notizia biobibliografica di uno storico cisalpino, in Lombardia elvetica, 1986, 357-373 (con elenco delle opere).
  • Idem, Ricordo di Gil a 20 anni dalla scomparsa, in la Rivista di Locarno, Anno XVI, n. 12, Locarno dicembre 2009, 29-30.

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