Vincenzo Maranghi

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Vincenzo Maranghi (Firenze, 1937Milano, 17 luglio 2007) è stato un banchiere italiano.

Dopo essere entrato in Mediobanca nel 1963, inizia una collaborazione strettissima con il fondatore Enrico Cuccia, che durerà per oltre quarant'anni, fino alla morte di quest'ultimo. Maranghi dona alla banca tutto il suo tempo, lavorandovi ininterrottamente fino al 2003, concedendosi una sola settimana di vacanza nel 1985. Per tutte le ferie non godute, ha ricevuto una liquidazione di 1,625 milioni di euro.

Nel 1982 diviene direttore centrale della banca, e quindi diventa direttore generale, prima di assumere la carica di amministratore delegato nel 1988. Alla morte di Enrico Cuccia nel 2000, assume la guida di Mediobanca fino all'11 aprile 2003 quando i principali soci di Mediobanca (Unicredit e Capitalia, insieme ai francesi di Vincent Bolloré), guidati dall'allora governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, lo costrinsero alle dimissioni. Secondo Giorgio La Malfa, però, "Maranghi, che era un uomo notevole e aveva assorbito gli insegnamenti di Cuccia, quando fu chiaro che la politica, la Banca d’Italia e le maggiori banche avevano deciso di mandarlo via, ebbe la forza di negoziare una posizione di speciale tutela per il management di Mediobanca. Questa estrema difesa ha funzionato in questi anni, aiutata da un revirement del Credito Italiano che della esclusione di Maranghi era stato uno dei protagonisti. Il sistema ha retto sia per quanto riguarda la governance di Mediobanca in questi anni, in cui non si direbbe si siano manifestate ingerenze nelle decisioni operative del management, sia nell’assetto ora previsto per Generali e la stessa Mediobanca"[1].

L'11 aprile 2003 abbandona il suo incarico, salutato con un applauso da tutti i dipendenti.

Da lungo tempo affetto da un male incurabile, muore a Milano il 17 luglio 2007.

[modifica] Note

  1. ^ Giorgio La Malfa, Cosa direbbe oggi Cuccia ai nuovi vertici di Mediobanca e Generali, Il Foglio quotidiano, 3 aprile 2010.
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