Tram ATM serie 1500
| Tram ATM serie 1500 | |
|---|---|
| Vettura tranviaria a carrelli | |
Vettura 1636 |
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| Anni di costruzione | 1927–1930 |
| Anni di esercizio | 1928–... |
| Quantità prodotta | 502 |
| Costruttore | Breda, Carminati & Toselli, OEFT, OM, OML, Reggiane |
| Dimensioni | 13.890 mm (lunghezza) |
| Capacità | 29 posti a sedere 101 posti in piedi |
| Scartamento | 1.445 mm |
| Interperno | 7.200 mm |
| Passo dei carrelli | 1.625 mm |
| Massa vuoto | 15 t |
| Rodiggio | Bo'Bo' |
| Velocità massima omologata | 42 km/h |
| Tipo di motore | Ansaldo LC 221 |
| Dati tratti da: Giovanni Cornolò, Giuseppe Severi, Tram e tramvie a Milano 1840-1987, Milano, Azienda Trasporti Municipali, 1987, pp. 92–93 |
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Le vetture tranviarie serie 1500 dell'ATM di Milano (note anche come "vetture a carrelli" o "tram tipo 1928") sono una serie di motrici tranviarie urbane, utilizzate sulla rete urbana della città.
Indice |
[modifica] Storia
Benché comunemente note come Ventotto, il primo prototipo realizzato vede la luce un anno prima, nel 1927, immatricolato con il numero 1501. Un secondo prototipo, immatricolato poi 1502, viene completato per lo stesso anno, sempre dalla Carminati & Toselli.
Nel giro di due anni (1928-1930) vengono realizzate altre 500 unità, destinate a rivoluzionare e rinnovare il parco tranviario milanese. Costruite con la collaborazione di varie aziende del settore, presero servizio effettivo dal 1929 con le numerazioni da 1503 a 2002. Originariamente a due porte, fin dal 1931 si decide di aggiungerne una terza (dapprima mezza-porta) per facilitare i flussi dei passeggeri e l'accesso al salottino fumatori in coda alla vettura. In quell'anno, la postazione centrale del bigliettario viene spostata, per consentire il pagamento all'ingresso, in conformità con la recente normativa sulla salita e discesa dai mezzi pubblici.
Con i pesanti bombardamenti del 1943, molte unità vengono danneggiate dagli incendi provocati dalle bombe lanciate dagli Alleati. La loro robusta ossatura, però, fa sì che al termine del conflitto mondiale vengano ricostruite senza troppi problemi, tutte eccetto la 1624, andata irrimediabilmente perduta.
Negli anni settanta i tram abbandonano la tradizionale livrea a due toni di verde, per assumere la colorazione "arancio ministeriale" imposta a tutti i mezzi pubblici urbani d'Italia. Negli stessi anni, la tradizionale presa di corrente a "perteghetta", vittima frequente di scarrucolamenti, in concomitanza con l'introduzione dell'agente unico, viene sostituita da un moderno pantografo.
Negli ultimi anni, l'ATM decide di riportare allo stato originario (giallo crema) questi tram simbolo di Milano, rinunciando peraltro ad apporre pubblicità esterna su queste vetture.
Anche nel momento in cui sono entrati in servizio nuovi modelli le Ventotto continuano ad essere usate come caposaldo della rete milanese, mentre addirittura, alcuni dei molti esemplari dismessi sono stati trasferiti oltreoceano a San Francisco dove continuano ad essere in uso[1].
[modifica] Costruttori[2]
[modifica] Dati tecnici
- Lunghezza (della cassa): 13.230 mm
- Larghezza: 2.350 mm
- Altezza: 3.230 mm
- Massa a vuoto: 15.100 kg
- Massa a pieno: 23.000 kg
[modifica] Note
- ^ 10 tram milanesi vanno a San Francisco
- ^ Guido Boreani, Un tram che si chiama Milano, Calosci Cortona p. 44
[modifica] Bibliografia
- Giovanni Cornolò, Giuseppe Severi, Tram e tramvie a Milano 1840-1987, Milano, Azienda Trasporti Municipali, 1987, pp. 86–93.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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