Ventimiglia (famiglia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Blasone della famiglia Ventimiglia di Geraci (conti di Ventimiglia e Altavilla)

I Ventimiglia costituiscono una linea di discendenza siciliana di un lignaggio ligure, di probabile origine franca, molto potente e influente nella storia culturale, politica ed economica dell'isola - e non solo - dal XIII secolo al XIX secolo. Per lunghi tratti della seconda metà del Trecento ressero un'ampia signoria indipendente, riconosciuta, tra gli altri, dallo Stato della Chiesa, nel periodo dei cosiddetti Quattro Vicari del Regno di Sicilia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ventimiglia del Maro, Lascaris di Ventimiglia, Ventimiglia di Malaga e Contea di Geraci.

Fra i rappresentanti più importanti e in vista della nobiltà in Sicilia, i Ventimiglia presero il nome dalla città ligure di Ventimiglia della quale però non erano i conti, ma detenevano soltanto piccole quote signorili in condominio con i cugini del ramo principale, cioè i Lascaris, detentori della contea di Ventimiglia in qualità di ramo primogenitale. Il lignaggio trasferitosi in Sicilia, al contrario, proveniva dal comitato episcopale di Albenga, in cui deteneva la contea del Maro e il feudo delle decime episcopali. Da qui, la denominazione di questa branca Ventimiglia del Maro. Dopo la metà del XIII secolo i Ventimiglia del Maro - da cui originarono i 'Ventimiglia' tout-court, unico ramo della famiglia comitale a trasformare il predicato 'di' Ventimiglia in questo cognome, intorno al XVI secolo - cedettero ogni residuo diritto sulla contea di Ventimiglia, signoria che rimase totalmente in possesso dei Lascaris di Ventimiglia.

I Ventimiglia del Maro in Sicilia dettero vita a due lignaggi principali: quello dei conti-marchesi di Geraci (principi di Castelbuono dal 1595, poi principi del Sacro Romano Impero, di Belmonte, Grammonte, Scaletta, Belmontino, Valdina, Villadorata, Ventimiglia di Sicilia, Sant'Anna e Buonriposo) e quello dei del Bosco Ventimiglia, conti di Alcamo e Vicari, duchi di Misilmeri, baroni di Prizzi e Siculiana, cavalieri del Toson d'Oro, nonché principi di Cattolica dal 1620 (poi principi di Belvedere). Laura del Bosco Ventimiglia, fu principessa del Sacro Romano Impero, marchesa di Castiglione delle Stiviere e Medole, come moglie di Luigi I Gonzaga, reggendo brevemente lo stato nel 1636, alla morte del marito.

I due rami di Geraci e del Bosco derivarono, rispettivamente, dai fratelli Filippo I e Otto IV conti di Ventimiglia e del Maro, vissuti nel XIII secolo. I del Maro si imparentarono con i conti di Ischia e di Geraci discendenti dagli Altavilla, casa regnante dei Normanni[1]. Si stabilirono in Sicilia a partire, almeno, dal 1258, quando Enrico II Ventimiglia - figlio di Filippo I del Maro - sposò Isabella, la contessa di Geraci e Ischia, trasferendo la propria corte dalla Liguria alla Sicilia. Qui Enrico ebbe in feudo diversi territori e vasti possedimenti allodiali in Cefalù, dove edificò uno splendido e monumentale palazzo signorile - detto l'Osterio Magno - assumendo il titolo di conte di Ischia.

Otto V Ventimiglia, detto "de Bosco", figlio di Raimondo e nipote di Otto IV, si accasò con Giovanna Abbate, erede del padre Gilberto Abbate - castellano di Malta per l'imperatore Federico II di Svevia intorno al 1241, nonché barone di Ciminna - esponente del più potente clan nobiliare trapanese, divenendo così il cognato di Palmiero Abbate, protagonista dei Vespri Siciliani.

Il ramo principale della casata discese dai Lascaris dell'Impero bizantino - per il matrimonio di Guglielmo Pietro I di Ventimiglia con Eudossia Lascaris - e assunse la denominazione Lascaris di Ventimiglia

Blasone di Tiberio Vincenzo Ventimiglia del Bosco, Aragona, Velasquez e Velleraul, 366. cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro, principe di Cattolica, duca di Misilmeri, conte di Vicari, barone di Prizzi e San Nicolò.[2]

Discendenza dei Ventimiglia di Geraci[modifica | modifica wikitesto]

Ventimiglia, conti di Geraci[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Enrico II Ventimiglia.
Particolare del Palazzo dei Normanni in Palermo, sede di Francesco II Ventimiglia, nominato signore perpetuo della capitale siciliana, il 16 febbraio 1361 da re Federico IV d'Aragona, con i titoli di capitano e giustiziere, castellano della reggia e del Castello a Mare di Palermo.
  • Francesco II Ventimiglia (†1387), fu conte di Geraci e di Collesano, barone di Gangi e di Regiovanni, signore di Tusa, di Pollina, delle Petralie, di San Mauro, di Caronia, Castelbuono e Isnello. Venne nominato vicario generale del regno di Sicilia nel 1377. Sposò Elisabetta di Lauria (1350)[7]. Alla morte del padre nel 1338, Francesco fu prigioniero del milite Ruggero Passaneto insieme ad alcuni dei fratelli, mentre il primogenito Emanuele si era rifugiato alla corte di Pietro IV di Aragona.
    Nel 1350 il conte Francesco guidò i fratelli in un tentativo di rivolta contro i Chiaromonte, padroni di Palermo, ma il golpe fallì e i Ventimiglia si dovettero mettere in salvo attraverso i sotterranei della città. Nel 1353, mutato il quadro politico siciliano, Francesco venne reintegrato formalmente nella carica di camerario del regno, già appannaggio del padre, e nell'anno successivo nella contea di Collesano, che gli era stata donata dal padre e che probabilmente di fatto era stata già rioccupata negli anni precedenti. Francesco II fu inoltre nominato capitano e giustiziere a vita di Palermo, castellano della reggia normanna e del Castello a Mare della medesima capitale, cioè in sostanza signore perpetuo della città, nonché capitano di Trapani e Salemi, già il 16 febbraio 1361[8].
    Dalla moglie Elisabetta di Lauria il conte Francesco ottenne la dote della foresta di Taormina, che venne in seguito ceduta ai discendenti Crispo. Ebbe come figli:
    • Aldoino, deceduto in giovane età;
    • Enrico III Ventimiglia (†1398), fu conte di Geraci, signore di Gangi, di San Mauro, di Castelluccio, di Tusa, di Pollina, Castelbuono e Capizzi dal 1393. Subì una confisca totale dei feudi, che riottenne nel 1394 da re Martino il Giovane. Sposò Costanza Rosso (1362), Bartolomea d'Aragona (1373) ed infine Giovanna di Tocco;
    • Antonio, conte di Collesano;
    • Eufemia, moglie di Manfredi III Chiaromonte, conte di Modica;
    • Eleonora, moglie di Giacomo d'Aragona signore di Caccamo;
    • Giacomina, moglie di Matteo Chiaromonte;
    • Cicco/Francesco, già protonotaro apostolico, barone di Regiovanni, Castel di Lucio, Verbumcaudo, Catuso e Bordonaro, fu tra l'altro titolare di 1500 tratte di grano esportate dai porti di Agrigento e Licata, e probabilmente fu investito dello stesso incarico di mastro portulano di Agrigento. Tale rendita fu poi della figlia Elisabetta, che la portò in dote a Gualtieri da Paternò[9] Il figlio della coppia assunse il prenome del nonno Francesco/Cicco Ventimiglia[10] e fu barone di Imbaccari, del Burgio, etc, membro della casata dei Paternò. Altri figli di Cicco furono:
      • Giovanni, da non confondere con l'omonimo cugino conte-marchese di Geraci, che fu barone di Maniace, Sperlinga Ucria e Castiglione di Sicilia, nonché pretore di Palermo.
      • Antonio I, 2. barone di Regiovanni e Bordonaro, al quale successe il figlio Francesco II, investito nel 1475, il nipote Antonio II, investito nel 1487, il figlio di questi Giovanni, investito di Regiovanni nel 1529. Al quale succede il figlio Federico, 6. barone di Regiovanni e Bordonaro, nel 1551[11]. La baronia di Regiovanni rientra successivamente nel ramo primogenitale dei marchesi di Geraci, attraverso Giovanna, figlia di Federico, che sposa Carlo Ventimiglia, conte di Naso.
  • Enrico III Ventimiglia, conte di Geraci, ebbe un figlio:
Ritratto di Ciriaco d'Ancona, celebre antiquario e umanista del Quattrocento, che nel 1417 compì le sue ricerche archeologiche, in Palermo, sotto la guida del conte Giovanni I Ventimiglia. Tale personaggio è probabilmente da identificare con il maestro "Cipriano" della Marca d'Ancona, beneficiario di quattro once d'oro nel testamento del marchese Giovanni risalente al 1474, secondo la copia pervenutaci in pessima trascrizione.[13] Opera di Benozzo Gozzoli nella Cappella dei Magi del Palazzo Medici-Riccardi di Firenze.
Uno dei due arieti bronzei - d'epoca ellenistica - che fregiarono la tomba del marchese Giovanni I Ventimiglia, nella chiesa di San Francesco di Castelbuono.[14]

Ventimiglia, marchesi di Geraci, principi di Castelbuono, Belmontino e Scaletta[modifica | modifica wikitesto]

La discendenza trae origine da Giovanni I Ventimiglia (1383-1475) - detto "il gran signore di Sicilia" - primo marchese di Geraci nel 1436 e signore di Castelbuono, nonché conte di Montesarchio, signore di Sciacca, Cefalù, Bitonto, Casamassima, Serracapriola, Cerignola, Castellammare di Stabia e Orta Nova (per la precisione Casale Nuovo e il Castrum di Orta). Giovanni fu pur appellato duca di Bari, forse impropriamente, in uno scritto attribuito a Borso d'Este[15]. Fu gran camerario, grande ammiraglio, viceré di Sicilia e del ducato di Atene, governatore (1435) e reggente (1460) del Regno di Napoli-Sicilia, capitano-governatore della città di Napoli per conto di Alfonso il Magnanimo, nonché nel consiglio di reggenza della regina Bianca di Navarra (1411) e della figlia Raimondina, despina di Arta, Epiro, Acarnania e Durazzo, per cui in alcune fonti Giovanni viene considerato in qualità di principe di Durazzo. In un privilegio di Alfonso V del 27 luglio 1440, Giovanni è investito del castello e porto di Roccella, della rendita annua di trecento onze d'oro e qualificato come Consigliere Collaterale del re.[16]

Giovanni I Ventimiglia, "il gran signore di Sicilia", marchese di Geraci, conte di Montesarchio, signore di Cefalù, Sciacca, Bitonto ecc., viceré di Sicilia e del ducato di Atene, grand'ammiraglio, gran camerario e capitano generale del regno di Sicilia, capitano generale dello Stato della Chiesa, governatore generale e reggente del regno di Napoli e Sicilia, governatore di Napoli, del principato di Capua ecc. Particolare del 'Polittico del beato Guglielmo' della scuola di Antonello da Messina, già conservato nell'abbazia ventimigliana di Santa Maria del Parto, eretta con breve del pontefice Urbano V il 18 agosto 1366, presso Castelbuono.

Giovanni I Ventimiglia è pur ricordato da molti antichi autori come capitano generale e vessillifero della Chiesa, nominato nel 1455 da papa Callisto III Borgia[17] L'esercito papale guidato dal Ventimiglia era in procinto di partire per la crociata contro i Turchi, che l'anno precedente avevano occupato Costantinopoli, ma fu invischiato nella poco convinta guerra contro il Piccinino - segretamente d'accordo con Alfonso il Magnanimo, e probabilmente con lo stesso marchese di Geraci principale consigliere militare di Alfonso, per contrastare la repubblica di Siena e favorire l'egemonia aragonese in Italia[18]

La contea di Montesarchio e gli altri beni del Regno di Napoli passarono per testamento di Giovanni al nipote abiatico Giovanni Antonio Ventimiglia, deceduto al comando delle truppe estensi di Ferrara nella guerra con Venezia, il 22 aprile 1483. Sua moglie Isabella de Pisa e il figlio Bernardo emigrarono in Spagna, dando origine alla branca dei Ventimiglia di Málaga.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giovanni Antonio di Ventimiglia e Ventimiglia di Malaga.

Al marchese Giovanni succede il figlio Antonio:

    • Enrico IV Ventimiglia, primogenito di Antonio e Margherita, fu marchese di Geraci, signore di Castelbuono, Tusa, Gangi, San Mauro e Pollina. Accusato di ribellione nel 1485 e privato dei beni, morì in esilio alla corte di Ercole I d'Este, duca di Ferrara, marito della prima cugina del Ventimiglia, Eleonora d'Aragona. Enrico sposò Eleonora de Luna,[19] che lo seguì in esilio con i figli. Secondo il Diario ferrarese morì nel 1493:
« A dì 15., et era domenica, Don Federico [Enrico n.d.r.], signore de Vintemiglie, il quale havea una grande intrata et era primo cuxino de la illustrissima Madama et era confinado in questa Terra, pasò de questa vita in l'altra et fu sepulto a dì 16. con una spada cinta et uno paro de speroni, in Vescovado, dinanti a la porta de megio che guarda in Piaza; perché lui così se lassò. Et fuli facto grandissimo honore, et ge erano li fioli del duca Hercole vestiti de brune, fino ne li piedi, excepto don Alphonso, il quale era amalato; et Madama, sua prima cuxina, no lo sepe alhora, perché era ancora lei amalata, per no ge metere paura. »
(Diario ferrarese, p. 132.)
    • Raimondetta Ventimiglia, moglie di Giovanni Tommaso Moncada, gran camerlengo del regno di Napoli, maestro giustiziere e presidente del regno di Sicilia, conte di Adrano, Caltanissetta e Augusta, nonché celebre umanista e tutore dei figli di Enrico IV, suoi nipoti.

Da Enrico IV nacquero:

      • Filippo Ventimiglia, († dopo 8 gennaio 1501) fu marchese di Geraci, signore di Castelbuono, Tusa, Gangi, San Mauro e Pollina, investito nel 1490, vivente ancora il padre esiliato;
      • Simone I Ventimiglia, (1485 - † Aiello Calabro, 1544)[20], fu marchese di Geraci (investitura 8 giugno 1502), signore di Castelbuono, Tusa, Gangi, Castelluzzo, San Mauro Castelverde e Pollina, barone di Pettineo. Fu presidente del Regno nel 1516, 1535 e 1541 e deputato del Regno (tesoriere, amministratore e esecutore del Parlamento) negli anni 1522-1534 e ancora nel 1544. Simone fu Capitano d'armi a guerra di Siracusa nel 1542 e Capitano d'armi del Val di Noto nel 1544. La sua signoria si distinse come una delle più illuminate dei Ventimiglia a Castelbuono. In qualità di presidente del Regno, tra l'altro, emanò la prammatica del 29 ottobre 1541; primo testo organico con il quale si disciplina la vita delle banche pubbliche. Nel 1522, il marchese recupera la piena giurisdizione criminale sul marchesato - perduta nel 1485 - sborsando 2.000 once, negli anni a seguire ricostituisce inoltre l'integrità della signoria, recuperando le baronie alienate di Pettineo, Pollina, Castelluzzo e i diritti sul porto di Tusa. Simone acquisisce inoltre due feudi nella baronia di Sperlinga.[21] Il marchese sposò al 20 luglio 1502 la cognata e nipote Isabella Moncada, la quale gli porterà in dote 13.000 fiorini in rendite sulla contea di Caltanissetta e 7.000 sui feudi della baronia di Gangi controllati dai Moncada. Dalla coppia nacquero Giovanni II, Eleonora, Diana, Emilia, Margherita Brigida e Cesare, sacerdote e barone di Pettineo.[22]
Ritratto di Ignazio di Loyola, fondatore e generale dell'ordine dei Gesuiti, il quale, nel 1548 in Roma, conferì l'ordine clericale a Giovanni II Ventimiglia, marchese di Geraci. Successivamente Giovanni ebbe udienza da papa Paolo III Farnese.[23]

Carlo Ventimiglia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il terzogenito di Giovanni II, cioè Carlo Ventimiglia (1539-1583), conte di Naso e barone di Regiovanni, fu nel 1570 gentiluomo di camera di re Filippo II di Spagna, nel 1581 fu nominato cavaliere di San Giacomo della Spada. Occupò la carica di pretore di Palermo negli anni dal 1568 al 1570, di stratigoto di Messina nel 1572, poi elevato a deputato del regno nel 1579 e nel 1582. Inoltre, gli era stato donato dalla corte, con privilegio emanato da Madrid il 2 settembre 1567, un vitalizio di 500 ducati da prelevarsi sulla secrezia di Palermo. La madre Elisabetta Moncada, morta giovanissima, gli aveva lasciato una rendita annua di 100 once d'oro, poi il fratello Simone II, marchese di Geraci, concesse a Carlo una rendita di 500 once su capitale di 7000 once al 7%, più altra rendita di 200 once per l'addobbamento cavalleresco – in Bruxelles per aver partecipato alla battaglia di San Quintino e rappresentare i propri interessi alla corte di Carlo V e Filippo II –. Il 16 dicembre 1560 don Carlo ratificava la costituzione di una società tra il fratello Simone, i banchieri genovesi Ferreri e un commerciante di Castelbuono, per la vendita di legna e carbone, provenienti dai feudi di Ogliastro, Parrinello e Palminteri. Dopo la morte del fratello, nel 1560, don Carlo assume l'incarico di tutore dei figli del defunto, Giovanni III e Giulia, compiendo numerose transazioni con i banchieri genovesi Ferreri e Riario, che ottennero l'affitto decennale delle secrezie di Castelbuono, Pollina e San Mauro. Gli arrendatori genovesi suddivisero le gabelle ventimigliane in lotti, e alcuni di questi furono subaffittati allo stesso tutore don Carlo – feudi di Sant'Elia, Parrinello, Marcatogliastro e Gallina -. Carlo continuava a amministrare il resto del patrimonio marchionale in grave crisi economica, e nel 1562 vendeva la produzione zuccheriera di Pollina al mercante genovese Marco de Furnaris.[25]
Il Monte della Madonna di Capo d'Orlando, dove sorgono i ruderi del castello dipendente dalla contea di Naso.

In un rapporto voluto da re Filippo II sulle “marine di tutto il Regno di Sicilia” si osservano, nella fascia costiera attraversata dalla fiumara di Zappulla, due castelli a guardia di altrettanti importanti trappeti o zuccherifici: quelli di Pietra di Roma e Torre del Trappeto di Malvicino (nell’odierna omonima contrada di Capo d’Orlando). Quivi il conte Carlo sviluppò l'industria dello zucchero, mantenendo nei detti castelli una nutrita guarnigione di gendarmi, a guardia dei campi di canna e degli zuccherifici. Carlo vendette il feudo di Raulica e permutò quelli di Artesina, Mancipa e Passarello - membri della Baronia di Regiovanni - con il castello di Capo d’Orlando e la terra di Naso sulla quale ottenne il titolo comitale il 20 maggio 1571. Successivamente vendette la Baronia di Regiovanni a Giovan Francesco Starrabba e Ventimiglia. Si sposò con Giovanna Ventimiglia e Requesenz, 7. Baronessa di Regiovanni - investita il 15 giugno 1561 - di Bordonaro Soprano - 1561 - e di Bordonaro Sottano - 1586 - figlia di Federico Ventimiglia 6. Barone di Regiovanni e Bordonaro, e di Giulia Requesenz e Requesenz dei Conti di Buscemi - anch'essa di discendenza ventimigliana -. Giovanna Ventimiglia - vedova del conte Carlo dal 1583 - ricomprò dallo Starrabba la Baronia di Regiovanni il 1º febbraio 1589, e con atto stipulato il 21 marzo 1595 vendette la Contea di Naso a Girolamo Ioppolo marito di Laura Fiordilisa, figlia di Antonio Ventimiglia Barone di Sinagra.[26]. Alla morte di Carlo, nel 1583, Giovanni III Ventimiglia, Marchese di Geraci, come più prossimo parente fu nominato curatore del primogenito diciassettenne di Carlo, e tutore degli altri nove figli, compresi tra 1 e 13 anni d'età.

La discendenza di Simone II marchese di Geraci[modifica | modifica wikitesto]

  • Don Simone II Ventimiglia ( 1528 – 14 settembre 1560), 7. marchese di Geraci, barone di Pettineo, signore di Castelbuono, Tusa, Gangi, S. Mauro, Pollina e Castelluzzo (investitura del 1548). Simone fu nominato il 23 marzo 1549 "Capitano de arme a guerra e vicario per il Val Demone con potere di mero e misto impero, con il compito di coordinare le milizie dell'intero Valle", fu inoltre stratigoto di Messina dal novembre 1551 al 13 gennaio 1554. Nel 1535 il marchese Simone fu Ministro della Compagnia della Carità, in Palermo, dopo esserne stato fondatore e coadiutore nel 1533. Don Simone fu Generale di cavalleria alla Battaglia di San Quintino nel 1557. Il marchese Simone fu il patrono e protettore, dal 1550, del giovane Alessandro de' Franceschi, a lui affidatogli da Ignazio di Loyola. Il Franceschi, grande teologo tomista, predicatore e diplomatico, raggiunse la carica di Procuratore e Vicario dell'Ordine dei Frati Predicatori.[27] Simone vendette il feudo di Macellaro con patto di riscatto per la somma di 3.000 onze, come i feudi di San Mauro (con Mallia, Colombo, Gallina e Sademi) per la somma di 1640.27.10 onze nel 1555, vendette ancora tra il tra 1556 e il 1559 i feudi di Bonanotte, Cirrito, Ciambra, Palminteri e Cirritello con patto di riscatto per la somma complessiva di 1660 onze. Alla sua morte lasciò una situazione finanziaria precaria. Don Simone maritò nel settembre 1552 la non ancora tredicenne Maria Ventimiglia e Alliata (1539 - 1585) (testamento a Palermo del 6 gennaio 1584) - figlia di Guglielmo Ventimiglia, 8. Barone di Ciminna e Sperlinga, e di Brigida Alliata - erede delle baronie di Sperlinga e di Ciminna (investita nel 1553).
  • Giovanni III Ventimiglia (23 novembre 1559 – 12 giugno 1619), principe di Castelbuono (privilegio del 3 febbraio 1595 - esecutivo dal 22 maggio), marchese di Geraci, signore di Tusa, Gangi, S. Mauro e Pollina, Ciminna, Sperlinga e Castelluzzo. Giovanni fu Deputato del Regno di Sicilia, ovvero rappresentante, esecutore e amministratore del Parlamento, nei periodi 9 agosto 1576 - 18 giugno 1582, 17 maggio 1585 - 8 aprile 1588 e 12 agosto 1612 - 13 luglio 1615, stratigoto di Messina nel 1588 e 1595, Vicario Generale, Capitano generale e Presidente del Regno di Sicilia dal 1595 al 1598 e dal 1606 al 1607. Il principe fu mecenate e corrispondente di Torquato Tasso - che gli dedicò due componimenti encomiastici - raccomandandolo in Roma al cognato e cugino cardinale Simeone Tagliavia d'Aragona. Il Ventimiglia fu altresì patrono del commediografo e comico dell'arte Giovan Donato Lombardo, che gli dedicò la commedia Il fortunato amante.[28] Altro protetto di Giovanni fu il medico e filosofo Gerolamo da Montalto, originario di Piazza Armerina e laureatosi a Padova, il quale dedicò al marchese di Geraci la sua opera De homine sano, pubblicata a Francoforte nel 1591.[29] Il letterato Paolo Beni (gesuita) - professore allo Studio di Padova, ex gesuita posto all'indice ecclesiastico nel 1604 - dedicò al principe Giovanni la sua opera Comparatione di Homero, Virgilio e Torquato Tasso pubblicata nel 1607. Giovanni fondò con decreto del 4 aprile 1596 l'Arciconfraternita di S. Maria la Nova, in Palermo, da cui dipese la Deputazione per la rendenzione de' Captivi, allo scopo di raccogliere fondi per il riscatto degli schiavi catturati dai pirati barbareschi (attiva sino al 1812 con diverse centinaia di schiavi liberati). L'arciconfraternita fu approvata con privilegio di Filippo II di Spagna del 9 luglio 1597 e bolla di Clemente VIII del 23 ottobre 1597.[30] Il 15 febbraio 1608, con privilegio dato in Ciminna, successivamente confermato e ampliato in Castelbuono il 19 febbraio 1614 il principe Giovanni concesse ai canonici agostiniani riformati (Congregazione Centuripina) chiesa e convento di Santa Maria di Liccia, in Castelbuono. Il principe sposò il 14 febbraio 1574 Anna Tagliavia d'Aragona e Ventimiglia[31] e poi Dorotea Branciforte e Barresi. Sua figlia Beatrice ottenne, con privilegio del 7 maggio 1627, la concessione del titolo di Principessa di Ventimiglia.

Giovanni vendette a mercanti e banchieri genovesi - collegati ai conti di Ventimiglia liguri - diversi beni: il diritto di arrendare o affittare il feudo di Macellaro per la somma di 2.400 onze a Niccolò Ferreri nel 1566, i feudi di Bonanotte, Cirritelli, Palminteri, Colombo, Cirrito, Mallia, Sademi, e Tiberi con la baronia di Castelluzzo a Giovan Battista Covello nel 1568; il feudo di Pollina con le dipendenze di Guglieminotta, Vicaretto, Ogliastro, Pamminello, Zurrica e San Giorgio, per 3323.18.16 onze, nonché la baronia di San Mauro per 2.100 onze a Paolo Ferreri il 23 giugno 1572; i feudi di Cannata e Valle Cuba a Ingastone Spinola nel 1574; i feudi di San Giacomo e Lo Pozzo ad Antonio Nicosta nel 1578.

  • Don Giuseppe (+ 1620), 2. Principe di Castelbuono, 9. Marchese di Geraci (morto prima di prendere investitura), Barone di Regiovanni e di Bordonaro Sottano (investito il 31 agosto 1618), nonché Barone delle terre e castelli di Raulica, Tusa, Gangi, Pollina e San Mauro; Gentiluomo di Camera del Re Filippo II di Spagna. Don Giuseppe impalma Donna Bianca (o Anna) Antonia d’Aragona e de la Cerda, figlia di Don Antonio II d’Aragona Duca di Montalto (lignaggio di Ferdinando I di Napoli) e di doña Maria de la Cerda dei Duchi di Medinaceli. Dalla coppia Ventimiglia e Aragona nascono:
    • Don Francesco III Ventimiglia e Aragona (+1648), 3. principe di Castelbuono, 10. Marchese di Geraci, Barone di Regiovanni (investito nel 1622) - baronia ceduta a Don Francesco Grifeo dei Principi di Gangi nel 1632 -. Francesco fu altresì Barone di Raulica, Bordonaro Sottano, Tusa, Gangi, Pollina e San Mauro, Grande di Spagna di prima classe (Grandeza personal). Francesco fu Capitano generale della Cavalleria del Regno di Sicilia, Deputato del Regno dal 3 luglio 1645 alla morte. Inoltre, fu Vicario generale in Val Demone e Vicario Generale del Regno di Sicilia nel 1645. La plebe palermitana nei moti del 1647 gli offrì la corona di Re di Sicilia, ma il prudente principe rifiutò il trono. Fra il 1620 e il 1621 il principe fu al centro di una querelle giurisdizionale con il Santo Uffizio, per aver ingiuriato e condannato a quattro tratti di corda Francesco Schimbenti e Moncada familiare del Santo Uffizio.[32] Nel 1629, il celebre teologo Antonino Diana dedica al principe Francesco il terzo volume delle sue Resolutiones morales.[33] Il nipote Carlo Ventimiglia, giovanissimo cavaliere di Malta, è a capo di altra sollevazione antispagnola e giustiziato il 14 ottobre 1647, mentre il figlio Giuseppe sarà giustiziato nel 1650 in analoghe circostanze. Nel 1652 il figlio illegittimo Giovanni Ventimiglia è arrestato e esiliato per incitazione alla rivolta.[34] L'abate don Cesare, altro figlio del principe Francesco, è incarcerato e torturato (senza confessare) nel 1677 per la cospirazione che portò alla ribellione di Messina. Il 26 febbraio 1650 - per la ribellione antispagnola - è strangolato il cognato del principe; Giovanni del Carretto. Nel 1639 il principe di Castelbuono dispone di una entrata lorda di 20.705 scudi d'oro e di una rendita netta di 13.600 scudi; fornisce il servizio militare di trenta cavalieri.[35]Francesco sposa successivamente: 1. Donna Maria Balsamo e Tagliavia d’Aragona dei Principi di Roccafiorita; 2. Donna Maria Spadafora, figlia di Don Michele 1. Principe di Maletto e di Donna Maria Crisafi, dei Principi di Pancaldo; 3. Donna Giovanna Branciforte, figlia di Don Giuseppe Conte di Raccuia, vedova di Don Giovanni Branciforte dei Principi di Butera, cognata di Giovanna d'Austria, figlia di don Giovanni d'Austria; 4. Dorotea del Carretto e Ventimiglia, figlia di Girolamo II 3. Conte di Racalmuto e di Donna Beatrice Ventimiglia 1. Principessa di Ventimiglia.
    • Maria che il 14 giugno del 1623, a Palermo, si unisce in matrimonio con Mario III Grifeo, principe di Partanna, pretore di Palermo e maestro di campo della milizia del Regno. In precedenza, il 1º agosto del 1570, c'era già stato un matrimonio fra le due stesse famiglie: Mario II Grifeo di Partanna, XVI barone di Partanna con Antonia Ventimiglia di Ciminna (feudo passato poi nelle mani del nipote Mario III Grifeo). Il figlio di Mario e Antonia - Guglielmo I Grifeo e Ventimiglia padre di Mario III - ottenne il titolo di principe grazie a re Filippo IV di Spagna e di Sicilia;
    • Don Carlo Ventimiglia, marchese di Sambuca, signore dei diritti di ½ grano sulle tonnare di Solanto, Arenella, San Niccolò di Pontorno, barone della Gabella del biscotto, della canapa, del pepe e dei salumi di Messina. Questi sposa Elisabetta Bardi, da cui nasceranno Giuseppe Ventimiglia (1631-1666) e Antonia Ventimiglia (+1666), marchesa di Sambuca e signora del castello e tonnara di S. Nicolò di Palermo, moglie nel 1650 di Pietro Beccadelli da Bologna e Grimaldi 1. Principe di Camporeale.
  • Giovanni IV Ventimiglia, (+1675), figlio di Francesco III, 4. Principe di Castelbuono, 11. Marchese di Geraci (investito nel 1648), Barone di Castellammare del Golfo (investito nel 1664), Pollina, San Mauro, Castelluccio e Tusa. Nel 1648, “maritali nomine”, don Giovanni fu Principe di Scaletta, Barone di Guidomandri, Granieri, San Marco lo Celso, Nissoria, Bonalbergo, Rappisi, Gantieri, Baruni e della Foresta di Troina. Il principe fu nominato Capitano Generale della Cavalleria del Regno e nei periodi 1651-1654 e 1658-1661 fu deputato del Regno, nel 1658 Capo del Braccio demaniale del Parlamento. Negli anni 1655- 1656 il principe Giovanni è eletto Governatore della Compagnia della Pace, in Palermo, e fonda il relativo monumentale oratorio . Il 14 dicembre 1669 Giovanni cede la baronia di Tusa a Orazio La Torre. Don Giovanni sposa Donna Felice Marchese e Valdina figlia unica ed erede di Blasco II Principe della Scaletta e di Donna Laura Valdina e Del Bosco Ventimiglia, dei Principi di Valdina. Da Giovanni e Felice nacquero:
    • Beatrice Ventimiglia (11 marzo 1640-12 luglio 1705) maritata il 14 maggio 1667 con Leonardo VI di Tocco e di Tocco (1630-1670), da cui nacque Carlo Antonio di Tocco e Ventimiglia, 4. Principe di Montemiletto, 4. Conte di Montaperto (1668-1701) sposato il 2 giugno 1688 con Livia Sanseverino Fardella e Gaetani, Nobile Dama dei Principi di Bisignano (1672-1749); Donna Ippolita di Tocco, altra figlia di Beatrice Ventimiglia, sposa il 16 dicembre 1682 Don Domenico I Orsini, 13. duca di Gravina, 4. Principe di Solofra e conte di Muro Lucano - fratello di Benedetto XIII papa -, dai quali discendono gli attuali principi Orsini; Beatrice Ventimiglia in seconde nozze sposa nel 1674 Giacomo III Milano, marchese di Polistena e San Giorgio;
    • Francesco IV Rodrigo (1655-1688), 5. Principe di Castelbuono, 12. Marchese di Geraci (investito il 10 maggio 1676), Principe di Scaletta, Barone di Castellammare del Golfo, di Pollina e San Mauro, di Nissoria, Bonalbergo, Rappisi e Gantieri, Barone e della Foresta di Troina (investito nel 1687), fu Grande di Spagna di Prima Classe; Capitano Generale della Cavalleria del Regno nel 1677. Francesco vende il principato di Scaletta e Guidomandri a Antonio Ruffo e Spadafora (che sborsa per l'operazione 16000 onze,11 luglio 1672). Francesco fa reimpostare nel 1684 la cappella di S. Anna nel maniero di Castelbuono, con un rutilante e fastoso apparato decorativo e architettonico, a opera di Giuseppe e Giacomo Serpotta; i maggiori plasticatori nel Seicento europeo.[36] Il principe Francesco sposa Donna Caterina Pignatelli Tagliavia d’Aragona, figlia di Don Ettore 4. Principe di Noia, 6. Duca di Monteleone e di Donna Giovanna d’Aragona Tagliavia, Duchessa di Terranova. Dalla coppia nacquero:
      • Donna Felice (+ 5 gennaio 1709), Principessa di Palestrina, per il matrimonio del 1693 con Urbano Barberini, già vedova dello zio Blasco Ventimiglia 7. Principe di Castelbuono. Per eredità di Giovanni V Ventimiglia, suo fratello, fu Baronessa di Nissoria, Bonalbergo, Rappisi, Gantieri, Baruni e della Foresta di Troina.
      • Donna Stefania ( + Palermo 31 agosto 1749) moglie di Niccolò Placido Branciforte e del Carretto 4. Principe di Butera.
      • Donna Giovanna (+ 16 marzo 1734), Baronessa di Nissoria, Bonalbergo, Rappisi, Gantieri, Baruni e della Foresta di Troina (investita nel 1713) per eredità della sorella Felice. Sposa Luigi Guglielmo Moncada e Maniaci Crisafi dei Principi di Paternò. Dalla principessa Giovanna Ventimiglia discende Sua Maestà Filippo del Belgio, Re dei Belgi.
      • Giovanni V Ventimiglia (1680 - 1689), 6. Principe di Castelbuono e 13. Marchese di Geraci (investito il 3 agosto 1688)
      • Ettore, muore a 5 anni insieme al fratello Giovanni.
  • Blasco Ventimiglia 7. Principe di Castelbuono e 14. Marchese di Geraci (investito il 7 luglio 1689). Il principe Blasco nel 1683 è Governatore della Compagnia della Pace.
  • Ruggero Ventimiglia (1670-1698), 8. Principe di Castelbuono e 15. Marchese di Geraci, (investito nel 1698), Barone di Castellammare del Golfo, di Pollina e San Mauro. Il principe Ruggero è autore del Geometram quaero e delle Enodationes duodecim problematum del 1690, nella tradizione della scuola geometrica proiettiva del Maurolico e del Borelli e in assonanza con i 'milanesi' Giovanni Ceva e Giovanni Girolamo Saccheri.[37] Il principe Ruggero fu altresì in relazione, in Madrid, con il matematico Antonio Hugo de Omerique, che introdusse alcuni testi del Ventimiglia nella sua opera Analysis geometrica, testo lodato pur da Isaac Newton.
  • Girolamo, dapprima Conte-Duca di Ventimiglia poi 9. Principe di Castelbuono e 16. Marchese di Geraci (investito il 17 ottobre 1698), Principe di Belmontino, Barone di Castellammare del Golfo, di Pollina, Bonanotte, Mili, Calabrò e di San Mauro. Il principe Girolamo, con atto del 4 aprile 1702 (giudice e notaio Salvatore Tinnaro), cede i diritti signorili sul titolo di Principe di San Mauro al cugino Diego Ventimiglia di Malaga, marchese di Cropani e conte di Peñon de la Vega.[38] Il principe sposa 1. Donna Giovanna Corvino e Groppo, figlia di Don Melchiorre Marchese di Mezzojuso e di Donna Ninfa Groppo Principessa di Belmontino; 2. Donna Anna Arduino, investita di Placabiana nel 1715, vedova di Mario Di Giovanni Barone di Gallidoro.
  • Don Francesco V Ventimiglia, 10. Principe di Castelbuono, 17. Marchese di Geraci (investito il 14 marzo 1707), Barone di Pollina, San Mauro e Placabiana, Principe di Belmontino (1681) per eredità dello zio Mariano Corvino. Nel 1701 il principe Francesco è Governatore della Compagnia della Pace. Francesco sposa Girolama Di Giovanni e Arduino dei Baroni di Gallidoro, investita nel 1675 dei feudi di Graziano, Gallidoro, Gebbiarossa, Grasta (nella contea di Caltanissetta) Miano, Rovitello e Tavernolo (nella contea di Sclafani). Francesco e Girolama hanno i figli:
    • Giovanni VI Ventimiglia (+ 1748), 11. Principe di Castelbuono, 18. Marchese di Geraci (investito il 3 novembre 1712), Principe di Belmontino, Barone di Pollina, San Mauro e Placabiana, Signore di Graziano, Gallidoro, Gebbiarossa, Grasta, Miano, Rovitello e Tavernolo. Giovanni fu Presidente della Real Giunta del Consiglio Supremo di Sicilia a Napoli dal 1737 al 1748. Giovanni fu Grande di Spagna di Prima Classe con privilegi del 2 luglio 1710 e 2 aprile 1740[39], fu Gentiluomo di Camera di Vittorio Amedeo II di Savoia, Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata (22 marzo 1714). Con privilegio del 27 settembre 1723, ottenne dall'imperatore Carlo VI d'Asburgo il titolo di Principe del Sacro Romano Impero, con il trattamento di Altezza e con la podestà di batter moneta e medaglie col proprio nome e usare il titolo Dei Gratia. Con lo stesso privilegio l'Imperatore concesse il titolo di Conte del Sacro Palazzo Lateranense a tutti i secondogeniti del Principe di Castelbuono. Giovanni fu pur Gentiluomo di Camera di Carlo III di Borbone e Cavaliere dell'Ordine di San Gennaro nel 1738[40]. Nel 1746 in Castelbuono il principe fonda il Collegio di Maria, retto dalle Collegine, per l'educazione delle ragazze del popolo.[41] Sua Altezza il principe Giovanni sposò nel 1704 Donna Livia Sanseverino, figlia di Carlo Maria 9. Principe di Bisignano e di Donna Maria Fardella e Gaetani, Principessa di Pacheco, già vedova di Don Carlo di Tocco 3. Principe di Montemiletto.
    • Domenico Antonio Ventimiglia (+ 20 gennaio 1746), principe di Belmontino dal 1723, familiare del Santo Uffizio nel 1724. Domenico sposa il 2 febbraio 1717 Donna Francesca Spinola e Montaperto, figlia di Don Ludovico 1. Principe di Grammonte e di Donna Melchiorra Montaperto e Bonanno dei Principi di Raffadali.
  • Don Luigi Ruggero I Ventimiglia, figlio di Giovanni VI (battezzato il 25 dicembre 1705 - 9 dicembre 1771), 12. Principe di Castelbuono, 19. Marchese di Geraci (investito il 13 marzo 1749), Principe del S.R.I., Conte Palatino del S.R.I., Duca di Ventimiglia, Barone di Pollina e di San Mauro, Signore di Bonanotte, Rupa e Calabrò e di ½ di Graziano, di Gallidoro e Gebbiarossa, di Grasta, Miano, Rovitello, Tavernolo e Mili. Luigi Ruggero fu figlioccio di battesimo del Re Sole con delega al viceré Isidoro de la Cueva, fu Gentiluomo di Camera con esercizio del re Carlo III di Napoli e Cavaliere dell’Ordine di San Gennaro e del Supremo Ordine della SS. Annunziata, Consigliere della Compagnia dei Bianchi, in Palermo, negli anni 1746-1747. Luigi Ruggero vende il 14 febbraio 1752 il principato di Belmontino (presso Aidone) a Giovanni Settimo Calvello, insieme ai diritti sulle strade Toledo e Maqueda, al prezzo di mille onze. Tale vendita andò in favore di un investimento di 2800 onze d'oro nel feudo Tiberi, presso San Mauro Castelverde. Luigi cede la baronia di Placabiana a Vincenzo Moncada, principe di Calveruso, in data 28 giugno 1765.[42]Il principe sposa in prime nozze, il 29 aprile 1724, la sedicenne Donna Maria Teresa Moncada e Ventimiglia (20 marzo 1708-2 aprile 1739), figlia di Luigi Guglielmo 7. Principe di Paternò, Duca di S. Giovanni e di Donna Giovanna Ventimiglia e Pignatelli (figlia di Francesco IV Rodrigo, 5. Principe di Castelbuono). In seconde nozze si accasa con Donna Rosalia Colonna Romano e Branciforte, figlia di Don Giovanni Antonio Colonna Romano dei Duchi di Cesarò e di Donna Eleonora Branciforte dei Principi di Butera.

Fra i tanti documenti originali conservati dagli attuali discendenti dei Marchesi di Geraci, si nota una lettera patente di Luigi Ruggero del 12 luglio 1757, redatta dal segretario Don Gaetano Baccimeo, in cui si nomina Don Francesco Agnello (giurato e capitano di Cefalù fra il 1758 e il 1762), barone di Signefari, nella carica di Governatore della Contea-Marchesato di Geraci per gli "amplissimi privileggi del nostro mero e misto Impero [...] in nome di Dio signore altissimo e nostro". Al medesimo principe Luigi Ruggero è da attribuire la composizione musicale Demetrio. Scherza il nocchier talora[43]

  • Don Giovanni VII Luigi, figlio di Domenico Antonio (+ 19 gennaio 1795), 13. Principe di Castelbuono, di Buonriposo e del S.R.I. 20. Marchese di Geraci (investito il 7 dicembre 1772), Barone di Pollina e di San Mauro, Signore di Belmontino, Bonanotte, di Rupa e Calabrò e di ½ di Graziano, di Gallidoro, di Gebbiarossa, di Grasta, di Miano, di Rovitello e Tavernolo, Grande di Spagna di prima classe. Il principe sposa Donna Maria Rosa Perpignano, investita del principato di Buonriposo nel 1777.
  • Don Luigi Ruggero II Ventimiglia (1757-1823), 14. Principe di Castelbuono, 21. Marchese di Geraci (investito nel 1795), Principe di Buonriposo, del S.R.I., Barone di Pollina e di San Mauro, Signore di Belmontino, Bonanotte, Rupa e Calabrò e di ½ di Graziano, Gallidoro, Gebbiarossa, Grasta, Miano, Rovitello e di Tavernolo; Grande di Spagna di prima classe. Nel 1816 è abrogato lo stato feudale di Geraci e il principe Luigi Ruggero diventa un privato proprietario che, morendo senza discendenti, nomina erede delle sue sostanze il fratello Don Francesco VI Luigi Ventimiglia.

Ventimiglia, Baroni di Gratteri e Principi di Belmonte[modifica | modifica wikitesto]

Ramo della famiglia Ventimiglia fu quello dei Principi di Belmonte, investiti alla fine del XVII secolo del feudo di Belmonte Mezzagno. Questo lignaggio deriva da Francesco III Ventimiglia - figlio di Antonio conte di Collesano - investito nel 1418 della avita Baronia di Gratteri nel comprensorio delle Madonie.[44]

Antonio Ventimiglia, Conte di Collesano[modifica | modifica wikitesto]
  • Antonio Ventimiglia (†Malta, 1415), nel testamento del padre Francesco II - dell’8 gennaio 1386 - fu istituito conte di Collesano e barone di Gratteri, signore della cittadina e porto di Termini, e dei castelli e borghi di Roccella, delle Petralie, di Isnello, Bilici e Caronia. Oltre al reddito di 500 once d'oro sulle secrezie della città di Polizzi, e un palazzo signorile in Cefalù. Defunto il padre nel 1387, Antonio vi succedette nell'alto ufficio di Gran Camerario del Regno di Sicilia, massima autorità economico-patrimoniale dello Stato. Alleato con il fratello Cicco/Francesco - ex-prelato, già Protonotario apostolico di papa Urbano VI nel 1383 - il Conte di Collesano si pone come principale referente dei nuovi sovrani aragonesi, il reggente Martino il Vecchio, Duca di Montblanc e il figlio di questi, Martino I il Giovane, re consorte di Sicilia dal 1392. Nondimeno, Antonio contrasta l'autorità del fratello primogenito, Enrico III Conte di Geraci, e ottiene il titolo di Vicario Generale del Regno di Sicilia. Le trattative imbastite con l'infante Martino - prima che questi prendesse possesso del trono, contrastato dagli altri potenti vicari - valsero ad Antonio la conferma della signoria sulla città di Termini, importante emporio commerciale tirrenico, e il riconoscimento della piena giurisdizione civile e criminale sulle sue terre. Per Antonio l'enorme potere acquisito a corte valse la partecipazione allo smembramento degli altri grandi stati feudali, ribellatisi al nuovo sovrano e di conseguenza demoliti militarmente dai Martini. Son così redistribuiti ai fedeli degli Aragonesi i beni dei Chiaramonte, conti di Modica e Caccamo, nel 1393, e quelli di Guglielmo Raimondo Moncada - Marchese di Malta e Conte di Augusta - nel 1396-1398. Si ha così un profondo mutamento del sistema economico feudale, dove prevalgono oramai le concessioni reali dei diritti d'esportazione dei grani che aprono l'ascesa a una nuova stratificazione sociale di fedeli funzionari, a scapito dei grandi baroni terrieri del passato. Fra questi funzionari-mercanti si pone inizialmente lo stesso conte Antonio.[45]

Il re Martino l'8 giugno 1392 confermò l'investitura al conte Antonio, aggiungendo il diritto di esportazione di 11.000 tratte annue di frumento dai porti-caricatori di Roccella, Trapani, Marsala e Termini (circa 5.000 tonnellate). Il 16 giugno 1392 il Ventimiglia permutò con il re la terra e castello di Termini con i proventi della regia colletta imposta sullo stato di Collesano, sulle baronie di Petralia, Isnello, San Mauro per un valore di 3.200 fiorini d'oro annui.[46] Negli anni successivi al 1394, il Conte di Collesano detiene pur la Baronia di Caltavuturo(investitura del 12 dicembre 1396), e il titolo di Capitano delle città di Cefalù e Polizzi, con uno stipendio di 300 once annue.[47] Nel successivo 26 ottobre ad Antonio Ventimiglia fu assegnato il feudo di Tavi. Fra il 31 ottobre e il 1º novembre 1396 Antonio Ventimiglia subinfeudò al consanguineo Francesco Uberto Ventimiglia il castello ed il feudo di Resuttano (Ralsuctana/Rasuctana), nonché i feudi Monaco, Rachilebbi e Raxafica, tutti nel territorio di Petralia Soprana. Investitura confermata dal re il 19 novembre 1396. Detti territori passeranno infine in casa Romano Colonna e Ventimiglia. Sempre nel 1396, il Conte di Collesano rientra in possesso della Baronia di Castel di Lucio e assume la carica di Grande Ammiraglio del Regno di Sicilia, succedendo al Moncada caduto in disgrazia. Antonio Ventimiglia si ribellò a re Martino e, per qualche tempo, ebbe confiscati i feudi: il 1º febbraio 1398 Isnello fu assegnata ad Abbo Filangeri, e il 20 giugno 1398 la terra ed il castello di Caltavuturo passarono in potere del catalano Aloisio de Raiadellis. Il 16 agosto 1398 Antonio ottenne il perdono reale e la restituzione del patrimonio. Fra gli altri beni feudali, Antonio possedette il feudo Casale di Pietra (ubicato nel territorio di Petralia superiore), che vendette a Filippo Notarbartolo il 15 ottobre 1398, e il feudo Bonanotte (ubicato nel territorio di San Marco) che il 6 maggio 1407 vendette ad Antonio de Bono da Nicosia. Antonio Ventimiglia fu nominato dal papa Vicario Generale del Regno di Sicilia mantenendo e gestendo il pieno potere sovrano su un quarto circa dell'Isola. Ancora ribelle, fu sconfitto e imprigionato a Malta. Antonio Ventimiglia sposò successivamente Margherita di Saluzzo Peralta ed Elvira Moncada.

  • Francesco III Ventimiglia (†1429), fu barone di Gratteri, ma fu diseredato dal padre. Fu il capostipite dei Ventimiglia Conti di Prades e Baroni di Gratteri.
  • Sua sorella Costanza Ventimiglia, per volontà testamentaria del padre Antonio, fu contessa di Collesano, delle Petralie, Isnello, Bilici e Caronia, subentrando al fratello Francesco, barone di Gratteri, nonché agli altri fratelli Giovanni ed Enrico. Sposò Gilberto Centelles dei Conti di Valenza e signore di Centelles, divenuto poi conte di Collesano. Da questa coppia nacque il condottiero Antonio Centelles y Ventimiglia, futuro Principe di Santa Severina, Conte-duca di Catanzaro, Marchese di Crotone e Conte di Belcastro.
Nel riquadro Giuseppe Emanuele IV Ventimiglia (1756-1814) e Richard Francis Talbot, Viceré d'Irlanda - bisnonno di sua moglie Carlotta Maria Clotilde Ventimiglia di Marsiglia[48] -. Giuseppe, Principe di Belmonte, Conte di Collesano, Barone di Gratteri e Santo Stefano di Quisquina/Bivona, Grande di Spagna, Gentiluomo di Camera di re Ferdinando IV di Borbone, Cavaliere dell'Ordine di San Gennaro, fu Ministro degli Esteri del Regno di Sicilia, e determinò - nel 1812 - la trasformazione dello Stato in una monarchia costituzionale, sul modello inglese. Il principe Gaetano II Ventimiglia, fratello di Giuseppe Emanuele, ereditò i titoli di Principe di Belmonte e i diritti su quelli 'maritali nomine' del fratello e cognata: i titoli di Duca di Tyrconnel, Visconte di Baltinglass e Barone di Talbotstown.

Baroni di Gratteri[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Ventimiglia e Prades, (succede nel 1453 + ante 1485) figlio di Francesco III, 6. barone di Gratteri, sposa Margherita Rosso.
  • Francesco IV Ventimiglia e Rosso (1485-1492), 7. barone di Gratteri, Capitano di Cefalù e regio consigliere, sposa Antonia del Balzo.
  • Pietro I Ventimiglia e del Balzo (1492-1552), 8. barone di Gratteri, sposa 1. Vincenza dal Porto, 2. Maria Beccadelli da Bologna.
  • Carlo I Ventimiglia e dal Porto (1552-1575), 9. Barone di Gratteri (investito per donazione il 12 giugno 1551, è Pretore di Palermo nel 1545[49] e sposa Maria de Ruiz, discendente da nobile casato di ricchi mercanti catalani - ebrei conversi - erede della baronia di Santo Stefano di Bivona.
  • Vincenzo Ventimiglia e Ruiz, dei Baroni di Gratteri e Santo Stefano
    • Pietro II Ventimiglia e Ruiz, 10. barone di Gratteri (investito 27 aprile 1575- deceduto nel 1621) 1. Barone di Santo Stefano (investito 16 settembre 1599), sposa 1. Maria Grifeo, 2. Giulia Alliata di Gerardo, barone di Roccella. Pietro fu Pretore di Palermo e cavaliere dell'Ordine di Malta.
    • Filippo Ventimiglia e Ruiz
      • Carlo Maria Ventimiglia e Ruiz, (20 agosto 1576-25 marzo 1662), figlio di Filippo, 11. Barone di Gratteri, (investito per donazione il 10 dicembre 1591, donazione revocata il 28 settembre 1600). Carlo Maria fu il maggior intellettuale siciliano del tempo, forse da identificare con il conte di Ventimiglia arrestato e condannato dal Santo Uffizio nel febbraio del 1600, come principale discepolo del filosofo Giordano Bruno (per cui si spiegherebbe la revoca dell'investitura baronale).[50] Carlo Maria studiò successivamente teologia presso il Seminario dei Gesuiti, raccogliendo e ampliando la biblioteca e le raccolte antiquarie dello zio Alfonso Ruiz, Protonotaro del Regno di Sicilia e illustre studioso. Il catalogo della biblioteca di Carlo Maria superò ampiamente i mille titoli, arricchiti da raccolte archeologiche e numismatiche. Il Ventimiglia approdò alla corrente culturale dei Neoterici, in polemica con la cultura tradizionalista, ispirata a Cartesio e Galileo Galilei.[51] I suoi interessi furono multiformi: dall'astronomia all'ingegneria navale all'architettura militare e alla zoologia, dalla matematica alla letteratura e alla pittura. Tra i più interessanti manoscritti inediti si ricorda il De Physiologia tractatus riguardante la fisica in ambito filosofico, allontanandosi dalle speculazioni prettamente scolastiche in auge ai suoi tempi. Carlo Maria fu nominato 'Principe' dell'Accademia dei Riaccesi, istituzione sorta sotto la protezione di Emanuele Filiberto di Savoia con interessi prevalentemente letterari, accogliendo pure filosofi e scienziati. Le opere a stampa pervenuteci sono di carattere letterario. Carlo Maria intrattenne rapporti, tra gli altri, con Fabio Colonna, Thomas Bartholin, Athanasius Kircher (che lo cita come collaboratore nel suo Mundi subterranei), Giovanni Riccioli e Giovanni Battista Hodierna (che gli dedica il suo Thaumantiae miraculum).
    • Alfonso Ventimiglia e Ruiz, 12. Barone di Gratteri, 2. Barone di Santo Stefano, con diritto di sette grani per ogni salma di cereali esportati dai porti di Agrigento, Siculiana e Montegnano, dal 1628 al 1642.
      • Carlo Ventimiglia e Grifeo, 13. Barone di Gratteri (investito il 16 dicembre 1621), defunto senza prole.
      • Lorenzo Ventimiglia e Alliata, 1. Conte di Prades (investito il 19 maggio 1661) 14. Barone di Gratteri,(1642) 3. Barone di Santo Stefano (+ 25 settembre 1675). Lorenzo fu Deputato del Regno nel 1640, Ministro della Compagnia della Carità nel 1657. Lorenzo ottenne riconoscimento dell'avito titolo di Conte di Collesano dal viceré Rodrigo de Mendoza, duca dell'Infantado, con le vibrate proteste del titolare Luigi Guglielmo Moncada, che portarono - il 22 giugno 1654 - all'emanazione di lettere regie che diffidavano il barone di Gratteri dal servirsi del titolo di conte di Collesano. Questo spettava al duca di Montalto in quanto «se confiscò de los Veintemillas por la ultima revelion del Marques de Ierache y se dio a Pedro de Cardona»[52].Lorenzo ebbe i quattro figli:
        • Carlo, 2. conte di Prades , e Francesco, 4. principe di Belmonte. Da Carlo, 2. conte di Prades, marchese di Regiovanni e cavaliere dell'Ordine di San Giacomo della Spada[53], nacque Antonio Ventimiglia, che sposò Giovanna Spinola, principessa di Grammonte, la quale trasmise questo titolo nella progenie dei Ventimiglia. I fratelli Carlo e Francesco sono ricordati come illustri matematici allievi dell'insigne scienziato Giovanni Alfonso Borelli, il quale, tra l'altro, dedicò a Carlo Ventimiglia il suo Historia, et meteorologia incendii Aetnaei anni 1669 (vedi sotto le due linee di successione di Belmonte e Grammonte);
        • Antonino Ventimiglia C.R. (1642-ca.1693), missionario e Vicario apostolico del Borneo con bolla di Innocenzo XII del 19 gennaio 1691; il Ventimiglia convertì al cattolicesimo circa tremila Ngaju Dayak, fondò chiese e missioni, e fu riconosciuto da questo popolo - suo malgrado - come re/Tatum.[54]
        • Girolamo Ventimiglia C.R., (1644-17 dicembre 1709), professore di Filosofia e Teologia e preposito a Nuestra Señora del Favor in Madrid, predicatore regio alla corte di Carlo II di Spagna e di Leopoldo I d'Asburgo, visitatore generale dei Chierici Regolari Teatini di Spagna e Procuratore generale dello stesso ordine, vescovo di Lipari e, infine, vescovo assistente al Soglio pontificio di Innocenzo XII.

Principi di Belmonte e Villadorata[modifica | modifica wikitesto]

  • Don Francesco Ventimiglia (+ 1676), 4. Principe di Belmonte (investito il 31 marzo 1658), Conte di Collesano (titolo di pretensione non riconosciuto), Barone di Gratteri e di Santo Stefano di Bivona dal 1675. Sposò Donna Ninfa d’Afflitto e Gaetani, figlia di Don Vincenzo 3. Principe di Belmonte e di Donna Giovanna Gaetani e Morra dei Principi del Cassaro.
  • Don Gaetano I (+ 1724), 5. Principe di Belmonte (investito il 18 novembre 1697), Conte di Collesano, Barone di Gratteri e di Santo Stefano di Bivona (investito il 22 gennaio 1677), celibe.
  • Don Vincenzo II (+ 1725), 6. Principe di Belmonte (senza investitura), Conte di Collesano, Barone di Gratteri e Barone di S. Stefano di Bivona dal 1724. Il principe Vincenzo sposa Donna Anna Statella e Mastrilli, figlia di Don Francesco 5. Marchese di Spaccaforno e di Pellegra Mastrilli dei Marchesi di Tortorici.
  • Don Giuseppe Emanuele III (+ 2 marzo 1777), 7. Principe di Belmonte (investito il 15 luglio 1725), Conte di Collesano, di S. Eufemia, Conte di Parma (1738),[55] Barone di Gratteri, Lascari e di S.Stefano di Bivona (1725), signore degli stati e terre delle Rosselle, del Mezzagno, S. Biagio, Suro, Purace, Carbone, Chianetti, Pinato, Bappadi, Magagirafì, Amizzo, Contuberno, Finocchiara, Misita, Noro, Castagna, Donna, Margiamuto, Norazzio, Prato, Fontanelli, Bosco, Canneti, S. Pietro, marine del Pileto e della Bomana ecc. Il principe ottenne di popolare il feudo di Belmonte “Mezzagno” il 18 aprile 1752, fu Pretore di Palermo (1744, 1748), Deputato del Regno di Sicilia (1750-54; 1758-62), Capitano di Giustizia, Ambasciatore straordinario a Venezia nel 1760, Cavaliere dell’Ordine di San Gennaro, Maggiordomo maggiore e Gentiluomo di Camera del Re Ferdinando I delle Due Sicilie nel 1768 e 1772, Grande di Spagna di prima classe con privilegio del 23 febbraio 1772.[56] Nel 1741 il principe Giuseppe Emanuele è eletto Governatore della Compagnia della Pace. Il Belmonte sposa Donna Isabella Alliata e Di Giovanni, figlia di Don Domenico 5. Principe di Villafranca e di Donna Vittoria Di Giovanni e Pagano dei Duchi di Saponara, Principi di Ucria e Montereale.
  • Don Vincenzo III (+1775), Cavaliere di Giustizia del S.M.O. di Malta. Sposa Donna Anna Maria Cottone dei Principi di Villahermosa, Dama di Corte della Regina Maria Carolina di Napoli
  • Don Giuseppe Emanuele IV (1756-Parigi 1814), 8. Principe di Belmonte (investito il 2 giugno 1778), Conte di Collesano, Barone di Gratteri e di Santo Stefano di Bivona (1778), Deputato del Regno di Sicilia nel 1806, Gentiluomo di camera del Re Ferdinando IV di Napoli, Cavaliere dell’Ordine di San Gennaro, lottò per ottenere la Costituzione Siciliana del 1812, fu Ministro degli Esteri del Regno di Sicilia dal 1812 al 1814. Questi fu tra i maggiori committenti dell'architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia: a lui si deve la neoclassica Villa Belmonte all'Acquasanta e Villa Belmonte alla Noce. Sposa il 19 marzo 1790 Carlotta Maria Clotilde Ventimiglia dei Conti di Marsiglia.
  • Don Gaetano II (+1831), 9. Principe di Belmonte, Conte di Collesano e di S.Stefano di Bivona, barone di Gratteri dal 1815. Il principe fonda, con legato testamentario, il Sacro Ospizio Ventimiliano, per l'assistenza e istruzioni dei fanciulli poveri, dai 6 ai 18 anni, con sede in Ruga Grande del Carmine (oggi via del Bosco) nel palazzo Benenati, affrescato da Vito D'Anna, Bendetto Cotardi e da Gioacchino Martorana. Alla fine del sec. XVIII il palazzo perse la funzione residenziale, passato infatti ai Belmonte divenne sede della fondazione filantropica, tuttora esistente come IPAB “Principe di Palagonia e conte Ventimiglia”. Gaetano sposa Donna Girolama Montaperto dei Principi di Raffadali. Dalla coppia nacque Donna Marianna (Palermo 17 novembre 1810 - Firenze 15 dicembre 1867), Principessa di Belmonte dal 1832. Marianna si unisce in matrimonio a Palermo il 2 settembre 1832 con Don Ferdinando Monroy e Barlotta 5. Principe di Pandolfina. Il ramo primogenito dei Ventimiglia di Belmonte si estinse così nei Monroy di Pandolfina, dando origine ai Monroy Ventimiglia.

Ventimiglia Principi di Grammonte e Sant'Anna[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Ventimiglia, figlio di Lorenzo, fu a capo della Rivolta antispagnola di Messina, ottenendo l'appoggio del Re Sole, tramite suoi emissari inviati a Parigi. La cospirazione dei Ventimiglia - che coinvolse tutti i rami familiari, l'appoggio dei Farnese e altri alti personaggi della corte di Madrid - ebbe lo scopo di consegnare il Regno di Sicilia a Luigi di Borbone, conte di Vermandois, figlio legittimato di Luigi XIV. Il conte Carlo Ventimiglia e Filangeri, che fu Deputato del Regno (1671-1680; 1702-1705), fu eletto Governatore della Città di Taormina che nel 1676 non difese dai Francesi. Passato alla Corte di Madrid fu perdonato del tradimento e eletto Maestro di Campo nelle armate spagnole impegnate in Fiandra, Svezia e contro l'Inghilterra. Carlo fu inoltre cavaliere dell'Ordine di San Giacomo della Spada, congiuntamente alla concessione della Commenda di San Calogero in Augusta. Morì il 12 aprile 1705, e fu sepolto nella baronia di Pettineo suo vassallaggio, da lui preso in dote da Vittoria Valguarnera e Scribani sua consorte, figlia di Fortunio Valguarnera e di Bianca Lodovica Scribani e La Farina.[57]
  • Don Antonio Ventimiglia (+ 31 luglio 1763), Principe di Sant'Anna, 3. Conte di Prades (investito il 30 gennaio 1706), Barone-Marchese di Regiovanni, barone di Pettineo e di Migaido (investito il 28 agosto 1751). Antonio, il 25 maggio 1763 vendette a Michele Asmundo Landolina il titolo di Principe di Sant’Anna, che gli spettava per eredità di Vittoria Valguarnera e Scribani, sua ava. Fu Capitano di Giustizia in Palermo dall'8 settembre 1729 al 1730, Deputato del Regno dal 1728 al 1731 e dal 1738 al 1746, Ambasciatore del Senato di Palermo a Carlo III di Spagna nel 1739, Gran Prefetto del Commercio e dei Consolati dal 23 luglio 1740, Cavaliere di San Gennaro e Gentiluomo di Camera con esercizio del Re. Nel 1713 il principe Antonio fu eletto Ministro della Compagnia della Carità. Nel 1728, don Antonio fondò assieme ad alcuni alti prelati e al principe di Cattolica il Seminario dei padri Teatini, in Palermo, chiamando come professori il Valesio e il Lodoli da Siena e da Padova il Valese e il Salvagnini. Antonio sposò in prime nozze il 29 giugno 1715 Donna Giovanna Spinola e Montaperto (+ 7 settembre 1722), erede del titolo di Principe di Grammonte, figlia di Don Ludovico 1. Principe di Grammonte (1683) e di Donna Melchiorra Montaperto e Bonanno dei Principi di Raffadali; in seconde nozze Donna Domenica Gallego e Moncada, figlia di Don Vincenzo Gallego Principe di Militello e di Donna Francesca Melchiorra Moncada e Cirino dei Principi di Larderia. Da Antonio e Giovanna Spinola nacquero:
    • Don Giovan Luigi Ventimiglia (+ 23 giugno 1784), 1. Principe di Grammonte (investito il 1º dicembre 1764), 4. Conte di Prades (investito il 2 luglio 1766), Marchese e Barone di Regiovanni (investito il 30 aprile 1764), Barone di Pettineo e Signore di Migaido (6 dicembre 1764), Signore di Gulgo, Celsi, Manchi e ½ di Scala (15 giugno 1766). Giovan Luigi stipula patto dotale il 24 ottobre 1741 con Donna Ninfa Ventimiglia e Statella (+ 16 marzo 1755), figlia di Don Vincenzo 3. Principe di Belmonte e di Donna Anna Statella e Mastrilli dei Principi di Villadorata, Marchesi di Spaccaforno;
    • Don Carlo (+ 1737);
    • Donna Melchiorra Ventimiglia (+ Palermo 1743), maritata con Calogero Gabriele Colonna Romano, 2. Duca di Cesarò, 2. Marchese di Fiumedinisi, Conte di Sant' Alessio, Barone di Godrano, Barone di Jancascio e Realturco, Signore di Joppolo, Signore di onze 40 sulla Regia Dogana di Messina (investito con lettere viceregie del 1744) Cavaliere dell'Ordine di Malta dal 1751, Maestro di Prova e Capo della Zecca di Palermo;
    • Donna Vittoria (+ 28 dicembre 1767), sposa il 24 ottobre 1739 Don Cesare Gaetani e Lanza 8. Principe di Cassaro e 8- Marchese di Sortino.
Eccellentissima Signora Donna Rosalia Giuseppa Antonia Enrichetta Maria Ventimiglia di Grammonte (16 agosto 1798-4 marzo 1868), Duchessa d'Alba de Tormes, Berwick, Xérica, LLiria, Peńaranda, Montoro, Arjona, Galisteo e Huéscar, Contessa-Duchessa di Olivares, Marchesa di Jamaica, Sarrià, De La Mota, San Leonardo, Villanueva del Rio, Villalba, Coria, del Carpio, Elche, Melin, Salvatierra de Tormes e Tarazona, Contessa di Tinmouth, Lemos, Ayala, San Leonardo de la Mota, Vilhanoso, Andrade, Gelves, Piedrahita, Lerín, Osorio, Monterrey, Morente, Colle, Fuente de Valdepero e Modica, Baronessa di Bosworth, Pintos, Mataplana, Caccamo, Alcamo e Calatafimi, Grande di Spagna di Prima Classe, Cameriera Maggiore del Palazzo Reale, Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa, Dama d'Onore della Regina Isabella II di Spagna[58], ecc. Rosalia è qui ritratta a 21 anni dal famoso scultore Lorenzo Bartolini, nel 1819. Con la sua cultura artistica Rosalia ispirò l'attività di collezionista d'arte del duca Carlos Miguel, suo marito, 'Canciller Mayor y Registrador perpetuo de Indias', defunto nel 1835 Nell'inventario delle opere d'arte stilato alla morte del marito, nel solo palazzo madrileno di Liria, sono indicate 325 opere di Tiziano Vecellio, Rubens, Goya etc.

Il 3 ottobre 1860, Sua Altezza il principe del S. R. I., Carlo Antonio II Ventimiglia di Grammonte - estinto il ramo principale maschile dei Ventimiglia di Geraci - esercitava concretamente la titolatura e le prerogative sovrane dei cugini marchesi di Geraci e principi di Castelbuono, in base allo strettissimo fedecommesso agnatizio (risalente al XV secolo) che escludeva la successione femminile da detti titoli. Come si può osservare, ad esempio, nel privilegio concesso dal principe Carlo Antonio ad Alessandro Baggio, investito del titolo di Barone di Arupa. Il principe Carlo Antonio fu, tra l'altro, Presidente del Comitato Rivoluzionario nella rivoluzione siciliana del 1848:

« ITALIA E VITTORIO EMMANUELE. Noi Carlo Antonio Ventimiglia Principe del Sacro Romano Impero col titolo di Altezza Principale, Duca di Ventimiglia, Principe di Castelbuono, di Belmontino e di Grammonte, Marchese di Geraci, Conte d'Ischia Maggiore e di Ventimiglia, Barone di San Mauro, Pollina, Mile, Arupa, Calabrò, Capo e Parente Maggiore, Grande di Spagna di prima Classe ecc. ecc.[...] Volendo perciò manifestare al Cavaliere Alessandro Baggio, esimio nostro amico e patriota distinto, la nostra somma soddisfazione e quella della nostra Sicilia per la di Lui cooperazione giovevolissima energica e disinteressata per liberarla dalla tirannia TRASMETTIAMO di nostra piena libera ed assoluta volontà, irrevocabilmente, al lodato Cavaliere Alessandro Baggio, del fu Antonio di Venezia, il titolo di Barone di Arupa col predicato dei Duchi di Ventimiglia e dei principi di Castelbuono ecc. ecc., senza i diritti di proprietà, territoriali, feudali o pecuniari che potessero essere inerenti agli ordini, intendendosi la sola cessione del titolo cogli attributi [...][59] »

Carlo Antonio II Ventimiglia di Grammonte (1807-?) fu figlio del principe Salvatore (1777-1833), 3. Principe di Grammonte, e di Maria Stella Scinia, nonché primo cugino di Rosalia, figlia dello zio Luigi (1763-1816), 2. Principe di Grammonte (investito il 22 gennaio 1787), 5. Conte di Prades (investito l’8 luglio 1787), Marchese e Barone di Regiovanni, Barone di Pettineo e Migaido, Barone di Mangiadaini (investito il 26 ottobre 1802), Signore di Gurgo, Celsi Manchi e ½ di Scala, Signore di Pionica e San Martino. Da Luigi Ventimiglia di Grammonte nacquero:

  • Donna Maria Carolina Ventimiglia (4 maggio 1787-11 luglio 1826), 6. contessa di Prades, Regiovanni, Pettineo..., sposa il 13 settembre 1803 Don Michele Platamone e Moncada Principe di Larderia, Duca di Belmurgo e Duca di Cannizzaro (1784-16 dicembre 1858).
  • Donna Beatrice Ventimiglia (1797-26 marzo 1865), sposa nel 1819 Don Giovanni Lanza e Ventimiglia 5. Principe Lanza. Beatrice nomina eredi testamentari i nipoti Achille ed Ettore Paternò Ventimiglia, figli della sorella Maria Concetta.
  • Donna Maria Concetta Ventimiglia, sposa di Don Vincenzo Paternò (1788-6 luglio 1853), Barone di Spedalotto, Gallitano, Cugno e Signore di Alzacuda (investito il 21 ottobre 1793); "maritali nomine" dal 1849 1. Marchese di Regiovanni, Conte di Prades, Barone di Pettineo, Regiovanni, Signore di Culiasi, Gulfo, Celsi o Celsimanchi, Migaido e metà di Scala, Pionica e San Martino. Don Vincenzo fu Gentiluomo di Camera con esercizio di S.M. Re Ferdinando II dal 1833, Cavaliere di Gran Croce dell’Imperiale Ordine di San Stanislao di tutte le Russie nel 1845, Pretore di Palermo dal 1843 al 1848. I discendenti assumono il cognome Paternò Ventimiglia. Questa dinastia è attualmente rappresentata, tra gli altri, da Sua Altezza Reale Principessa Donna Silvia Paternò Ventimiglia di Spedalotto, Duchessa di Savoia e Aosta, moglie di Sua Altezza Reale Principe Amedeo di Savoia-Aosta.
  • Donna Rosalia Giuseppa Ventimiglia di Grammonte (1798-1868) si sposò il 14 febbraio 1817 con Carlos Miguel Fitz-James Stuart y Fernández de Silva, 14. Duca d’Alba, 7. Duca di Berwick, 7. Duca di Xérica e Lliria, Duca di Penaranda, Duca di Montoro, Duca di Arjona, Duca di Huescar, Conte-Duca di Olivares, Marchese di Jamaica, Conte di Ayala, Conte di San Leonardo de la Mota, Conte di Vilhanoso, 13. Conte di Modica, Grande di Spagna di prima classe ecc., (discendente diretto di re Giacomo II d'Inghilterra), da cui deriveranno i Fitz-James Stuart y Ventimiglia.[60]
  • Donna Enrica Ventimiglia (16 luglio 1799-28 giugno 1836) sposa nel 1820 Don Domenico Lo Faso e Pietrasanta 5. Duca di Serradifalco.
  • Donna Emilia Clementina Ventimiglia (7 gennaio 1804-morta infante).

La discendenza maschile di Luigi Ventimiglia di Grammonte, fratello del principe Carlo Antonio, proseguì nel successivo XX secolo.

Arma dei Ventimiglia di Geraci[modifica | modifica wikitesto]

Arma: inquartato: nel primo e quarto di rosso, col capo d'oro (ch'è di Ventimiglia); nel secondo e terzo d'azzurro, alla banda scaccata di due file d'argento e di rosso (che è degli Hauteville).
Cimiero: un leone coronato d'oro, impugnante con la destra una spada d'argento.
Sostegni: due leoni d'oro, coronati all'antica dello stesso, lampassati di rosso.
Divisa o motto: Dextera Domini Fecit Virtutem, Dextera Domini Exaltavit Me (Salmo 117: la destra del Signore ha fatto meraviglie, la destra del Signore si è innalzata), utilizzato in precedenza dal Gran Conte Ruggero come suo motto, affiancato spesso all'immagine della Vergine Maria presa come personale Protettrice.[61]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Tabulario Belmonte, p. X-XI.
  2. ^ Maurice, p. 405.
  3. ^ Zurita, 5., 48.
  4. ^ Giambruno, Tabulario di S. Margherita di Polizzi, doc. 20; Seminara, Le pergamene dell’archivio di Stato di Messina, p. 112, perg. 211.
  5. ^ Meriggi, sub voce.
  6. ^ Il genealogista Villabianca ne racconta la vita e soprattutto la tragica morte:
    « infine caduto in disgrazia per aver ripudiata la moglie Costanza Chiaramonte, ribellossi al suo re inalberando nella sua rocca di Geraci la bandiera di re Carlo d'Angiò, ma vinto, perde la vita precipitandosi col suo cavallo da una enorme altezza, e raggiunto dai suoi nemici venne barbaramente trafitto dai colpi di spada di Francesco Valguarnera »
    (Villabianca)
  7. ^ Anche in questo caso è il Villabianca a descrivere alcuni particolari di vita:
    « Francesco... viceré di Sicilia 1353, uno de' governatori del piccolo re Federico III (di Sicilia, o Federico IV d'Aragona) che poi salvò da mano regicida ottenendone il titolo di liberatore ed in compenso le città di Termini e Cefalù, acquirente della città di Mistretta 1387 e fondatore del Monastero di s. Maria del Parto in Castelbuono, del priorato di s. Maria la Cava e di s. Maria di Padaly in Collesano 1386. »
  8. ^ Marrone, p. 292
  9. ^ Codice diplomatico di Alfonso il Magnanimo, p. 239, doc. del 28 maggio 1417: Gualtieri da Paternò ebbe confermato l'ufficio di maestro portulano di Agrigento, in qualità di marito e amministratore della moglie Elisabetta Ventimiglia
  10. ^ Mugnos, Teatro, p.23: "sì cooperò il re Alfonso, che Galterio si casasse con donna Elisabetta Ventimiglia, figlia del Barone di Raugiovanni, cogina carnale del Marchese di Geraci Don Giovanni Ventimiglia, Cavaliero virtuoso che fu cagione di tante vittorie per il re Alfonso nel Regno di Napoli". Sull'investitura, nel 1396,della baronia di Regiovanni a Cicco Ventimiglia vedi San Martino De Spucches, 6., p. 203.
  11. ^ Villabianca, 2., pp. 417-418.
  12. ^ Giovanni, secondo il Villabianca, si distinse per le sue doti di stratega, sia in Grecia contro i musulmani, sia in piena Italia:
    « ...primo marchese di questo stato 1433, celebre capitano nella difesa d'Epiro in Grecia, facendo strage de' Turchi e riponendo nel regno Carlo Principe di Carnia despote di Larta, indi eletto capitan generale da papa Callisto III contro Francesco Sforza, tolse la repubblica di Genova dalle mani del conte Giacomo Piccolomini, si trovò all'acquisto della Sardegna, e del Regno di Napoli con Alfonso e Federico d'Aragona (Alfonso V d'Aragona), ottenendone in premio la città di Bitonto, disfece i mori nella guerra contro il re Boferio, infine viceré di Napoli e due volte di Sicilia 1430-1432, e grande ammiraglio »
    (Villabianca)
    In realtà Giovanni I fu viceré continuamente dal 1430 a 1432, governatore del "regno di Sicilia citra farum", ovvero del regno di Napoli e vicegerente del principato di Capua nel 1435, nonché marchese di Geraci soltanto dal febbraio-marzo 1436.
  13. ^ Tiraboschi, p. 169; Scalamonti, p. 110, 147.
  14. ^ Fantoni, p. 421.
  15. ^ Dispacci sforzeschi da Napoli, p. 5: in Descrizione della città di Napoli e statistica del Regno nel 1444, attribuita a Borso d’Este - in visita a Napoli quell'anno - il Marchese di Geraci è qualificato tra i proceres del Regno come Duca di Bari, città passata al demanio l’anno precedente: item lo Duca de Barri ha nome lo Conte Janni da Vintimilya ciciliano. Si tratta del periodo in cui Giovanni è impegnato nella campagna contro i Turchi che minacciano la figlia Raimondina, despina di Arta, e in cui Bari costituisce la base delle operazioni militari della flotta ventimigliana. Vedi anche Foucard, p. 725-757.
  16. ^ Archivio di Stato di Palermo, Diplomatico, Pergamene Trabia, PT 006, in Dettaglio Oggetto Digitale - Sistema Archivistico Nazionale
  17. ^ Niccolò Machiavelli nelle Istorie fiorentine, 6. 33., a proposito della guerra contro Iacopo Piccinino:
    « Nel principio di questi moti, e al cominciamento dello anno 1455, morì papa Niccola, e a lui fu eletto successore Calisto III. Questo pontefice, per reprimere la nuova e vicina guerra, subito sotto Giovanni Ventimiglia suo capitano ragunò quanta più gente potette, e quelle, con gente de’ Fiorentini e del Duca, i quali ancora a reprimere questi moti erano concorsi, mandò contro a Iacopo. E venuti alla zuffa propinqui a Bolsena, non ostante che il Ventimiglia restasse prigione, Iacopo ne rimase perdente, e come rotto a Castiglione della Pescaia si ridusse; e se non fusse stato da Alfonso suvvenuto di danari, vi rimaneva al tutto disfatto. La qual cosa fece a ciascuno credere questo moto di Iacopo essere per ordine di quello re seguito; in modo che, parendo ad Alfonso di essere scoperto, per riconciliarsi i collegati con la pace, che si aveva con questa debile guerra quasi che alienati, operò che Iacopo restituisse a’ Sanesi le terre occupate loro, e quelli gli dessino ventimila fiorini; e fatto questo accordo, ricevé Iacopo e le sue genti nel Regno. »
  18. ^
    « Nel giugno 1455 il papa dichiarò agli inviati veneziani, che opporrebbe al conte Piccinino la stessa resistenza che ai Turchi e che in lui fisserebbe un esempio per la ragione che il mantenimento della pace in Italia stavagli a cuore alla stessa guisa che la difesa della fede cristiana, essendo inoltre i due negozii inseparabilmente connessi. A difesa di Siena il papa mandò contro il Piccinino l'esercito della Chiesa, che era pronto ad uscire in campo contro i Turchi. Comandante supremo di questa armata, in cui trovavansi anche Napoleone Orsini, Stefano Colonna e due figli di Everso conte d'Anguillara, Deifobo e Ascanio, era il siciliano Giovanni Ventimiglia. Ma anche Venezia e Firenze si dichiararono contro il Piccinino e Francesco Sforza ordinò ai suoi generali Roberto di Sanseverino e Corrado Folliano di seguire passo passo il turbatore della pace. Re Alfonso soltanto non si mise fuori come nemico aperto del Piccinino, sicché ben presto si congetturò, che il condottiere fosse in segreta intesa con lui. Le truppe del duca di Milano si congiunsero con quelle del papa in vicinanza del lago Trasimeno. Arditamente mosse loro incontro il Piccinino e le assalì all'impensata, riuscendo sulle prime a portar confusione nelle file nemiche, ma Roberto Sanseverino, dopo che poté raccogliere le sue truppe, riuscì finalmente a respingere il celebre condottiere, che si portò a Castiglione della Pescaia, fortezza quasi imprendibile sorgente fra un lago paludoso e il mare e appartenente a re Alfonso, il quale mediante la sua flotta fece portare al Piccinino i viveri necessarii. In seguito a questo favoreggiamento aperto del conte da parte del re ed all'incapacità e indecisione di Giovanni Ventimiglia, la guerra si trascinò fatalmente per le lunghe. Era questo precisamente ciò che voleva il re di Napoli, perché così egli guadagnò tempo onde frapporre nuovi ostacoli ai preparativi papali contro i Turchi, mentre nello stesso tempo Calisto III e i suoi alleati furono costretti a gravi spese. »
    (Pastor, p. 681-687.)
  19. ^ Cancila, Alchimie finanziarie, p. 72. Eleonora de Luna e Cardona, figlia del fu Antonio de Luna e di Beatrice Cardona. Il cognato Carlo de Luna, conte di Caltabellotta, nel 1470, per corrispondere a Simone Ventimiglia la dote della sorella Eleonora - di 1.500 once d'oro - dovette imporre ai suoi vassalli una colletta di 1.000 fiorini (200 once), "taxando ad omni uno nemine exempto secundu la sua facultati": Archivio di Stato di Palermo, Protonotaro del Regno, 68, c. 257-258, lett. 14 luglio 1470.
  20. ^ Cancila, Simone I Ventimiglia, p. 140
  21. ^ Cancila, Simone I, pp. 137-140.
  22. ^ Cancila, Simone I, p. 116.
  23. ^ Moscheo, Mecenatismo e scienza, p. 28-32; Moscheo, I Gesuiti e le matematiche, p. 82-89.
  24. ^ Dollo, Modelli scientifici, p. 258.
  25. ^ Cancila, Alchimie finanziarie, p. 81-89.
  26. ^ Archivio di Stato di Palermo. Archivio Notarbartolo di Sciara, b. 71, f. 1-87.
  27. ^ Raoul Mordenti, Franceschi, Alessandro (Elisha da Roma, poi al secolo Ottavio Franceschi), in Dizionario Biografico degli Italiani, 49 (1997)
  28. ^ [Teresa Megale, Lombardo Giovan Donato, in Dizionario biografico degli Italiani, 65 (2005) http://www.treccani.it/enciclopedia/lombardo-giovan-donato-detto-il-bitontino_(Dizionario_Biografico)/
  29. ^ Gerolamo da Montalto, De homine sano, Francoforte: Apud Iohannem Wechelum, P. Fischerum, 1591.
  30. ^ Mongitore, pp. 344-345; Bonaffini, pp. 16, 22, 53.
  31. ^ Figlia di Don Carlo Tagliavia, Principe di Castelvetrano, Grande di Spagna, Cavaliere del Toson d'Oro, Governatore del Ducato di Milano, viceré di Catalogna, Presidente del Regno di Sicilia e marito di Donna Margherita Brigida Ventimiglia, figlia del marchese Simone I.
  32. ^ Archivo Histórico Nacional de Madrid, Consejo de Inquisición, INQUISICIÓN,1750,Exp.1, in http://pares.mcu.es/ParesBusquedas/servlets/Control_servlet?accion=3&txt_id_desc_ud=4290304&fromagenda=N
  33. ^ Dollo, Modelli scientifici, p. 272.
  34. ^ Di Blasi,Storia Cronologica dei Viceré Luogotenenti e Presidenti del Regno di Sicilia, pag. 364.
  35. ^ Lo Faso di Serradifalco, sub voce.
  36. ^ Maurici, p. 109.
  37. ^ Brigaglia, Nastasi, pp. 6-9.
  38. ^ Ramos, p. 281.
  39. ^ Fernandez-Mota de Cifuentes, p. 109.
  40. ^ Mango, p.
  41. ^ Caminiti, p. 193.
  42. ^ Villabianca, Appendice, p. 146.
  43. ^ Aria dell'Eccellentissimo Marchese Ventimiglia, www.internetculturale.sbn.it/Teca:20:NT0000:IT\\ICCU\\MSM\\0079845
  44. ^ ADN Kronos, 17 agosto 2011: Uno studio della Camera di Commercio di Monza e Brianza, basato sui dati forniti da Anholt brand index, ISTAT, Agenzia del territorio, Regione Lombardia e Banca d'Italia ha posto il comprensorio delle Madonie, l'antica Contea di Geraci, al quarto posto in Italia per valore attuale del brand economico-commerciale, con un valore di 2 miliardi di Euro. Naturalmente il paesaggio, il territorio con le produzioni agricole e artigianali, il turismo, le evidenze artistiche etc., hanno una diretta attinenza alla storia locale.
  45. ^ Cuvillier, p. 388-403.
  46. ^ Archivio di Stato di Palermo, Archivio Belmonte, 80, 171.
  47. ^ Cancila, Castrobono, p. 115.
  48. ^ Woelmont de Brumagne, 3., p. 867. Carlotta fu figlia di Marie Madeleine Sophie Talbot de Tyrconnel - Signora di Franqueville - unica erede di due rami dei Talbot, e di Charles François Gaspard Fidèle de Vintimille dei Conti di Marsiglia (24 aprile 1738 - 27 giugno 1796) - Marchese di Ventimiglia, Barone di Figanières e Vidauban, Maresciallo di campo, Cavaliere di San Luigi, di San Michele e dello Spirito Santo, Cavaliere d'Onore di Maria Teresa di Savoia nonché Consigliere del Conte di Artois - emigrato a Torino nel 1790 a seguito della Rivoluzione francese, e quivi capo degli esuli francesi.
  49. ^ Mugnos, Raguagli, p. 322.
  50. ^ Berti, p. 326: In un manoscritto del capitano Mancini, posseduto dal professore Pierantoni, leggonsi riferite a un dipresso le stesse parole del conte di Ventimiglia, che fu discepolo del Bruno e che fu presente all'abbruciamento. Aggiunge il conte di Ventimiglia che il Bruno gridò ai Giudici: «Voi mi sentenziate più paurosi che io, che mi sento condannato . ...» e prima di morire raccomandò al conte di Ventimiglia «di seguire le sue gloriose pedate e di fuggire i pregiudizi e gli errori».La bisnonna di Carlo Maria, Isabella Sanchez, nel 1582, lasciava tutti i suoi beni al nipote Alfonso Sanchez Ruiz, marchese di Grottole e tesoriere del Regno di Napoli, figlio di Brianda Ruiz, conosciuta per le sue simpatie ereticali valdesiane: Franco E. Pezone, Della famiglia Sanchez, in http://books.google.it/books?id=tqrDKd4RhjoC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false
  51. ^ Dollo, Filosofia e Medicina, pp. 190-191.
  52. ^ Executoria regie littere di giustitia, 3 luglio 1654: Archivio di Stato di Palermo, Rc, b. 714, cc. 174r-175r.
  53. ^ Castelli di Torremuzza, p. 137.
  54. ^ Ferro, p. 603.
  55. ^ "Título de Conde de Parma a favor de Giuseppe di Vintimiglia concedido por Carlos VI.": Archivo Histórico Nacional de Madrid, Sección Nobleza, 3. Archivo de los Duques de Fernán Núñez, ES.45168.SNAHN/3.14.7.1//FERNANNUÑEZ, C.93, D.6. Evidentemente, un titolo poco più che onorifico, ma comunque di prestigio internazionale, ricevuto dall'imperatore Carlo VI d'Asburgo, che con il Trattato di Vienna (1738) aveva ottenuto dai Borboni il Ducato di Parma e Piacenza, rinunciando alle corone di Napoli e Sicilia.
  56. ^ Suplemento al Elenco de grandezas, p. 41.
  57. ^ Villabianca, 4., p. 254. Laloy, 1., p. 478: "Nous verrons plus tard que ce comte de Prades fut le personnage le plus marquant de la conspiration ourdie peu après pour établir l'indépendance de la Sicile. Toutes les branches des Ventimiglia paraissent d'ailleurs avoir pris part plus ou moins à cette conspiration. Il est donc probable que les propositions du baron de Grateri pouvaient être inspirées par l'arrière-pensée que Palerme, une fois armée, pourrai expulser les Espagnols et se faire respecter des Français."
  58. ^ Titulos nobiliarios de Almeria, p. 25
  59. ^ Giuseppe da Forio, p. 821.
  60. ^ DUQUES DE ALBA: Genealogía «Retratos de la Historia - La Coctelera
  61. ^ Garufi, p. 110, dove è riportato, ad esempio, il testo di un documento di re Guglielmo II d'Altavilla, del 1169, in cui il signaculum o rota contiene il motto, ripreso successivamente dai Ventimiglia di Geraci.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Archivio di Stato di Palermo. Archivio Notarbartolo di Sciara, b. 71, f. 1-87: Raccolta e notamento distinto delle terre del territorio di Naso comprate, vendute, legate, donate, rilassate e permutate dall'Ill.mi s.ri Conti di detta terra, incominciando dal sig.D.Carlo Ventimiglia, sig. D. Girolamo Ioppolo seniore, sig.a D. Laurea e sig. D. Antonino Ioppolo e Ventimiglia, sig.ri D. Girolamo, D.Flavia e D. Emanuele Cottone sino all'Ecc.mo sig. D. Girolamo Ioppolo e Ventimiglia duca di Sinagra e conte di Naso (1662).
  • Domenico Berti, Giordano Bruno da Nola: sua vita e sua dottrina, Torino: G. B. Paravia, 1889.
  • Giuseppe Bonaffini, Cattivi e redentori nel Mediterraneo tra XVI e XVII secolo, Palermo, Ila Palma, 2003.
  • Pinuccia Botta, Giovanni I Ventimiglia committente della cappella sub vocabulo Sancti Antonii nella chiesa di S. Francesco a Castelbuono, 'Lexikon: storie e architettura in Sicilia', 2 (2006), p. 33-40.
  • Aldo Brigaglia, Pietro Nastasi, Le soluzioni di Girolamo Saccheri e Giovanni Ceva al ‘Geometram quaero’ di Ruggero Ventimiglia: Geometria proiettiva italiana nel tardo Seicento, "Archive for History of Exact Sciences", 30 (1984), pp. 7-44.
  • Luciana Caminiti, Educare per amor di Dio. I collegi di Maria tra Chiesa e Stato, Soveria Mannelli: Rubettino Rditore, 2005.
  • Orazio Cancila, Alchimie finanziarie di una grande famiglia feudale nel primo secolo dell'Età Moderna, Mediterranea. Ricerche storiche, 3 (2003), n. 6, p. 69-136.
  • Orazio Cancila, Simone I Ventimiglia, marchese di Geraci (1485-1544), in Memoria, storia e identità. Scritti per Laura Sciascia, a cura di Marcello Pacifico [et al.], Palermo: Associazione Mediterranea, 2011, 1.
  • Codice diplomatico di Alfonso il Magnanimo, a cura di Ferdinando Lionti, Palermo: Deputazione di storia patria per la Sicilia, 1891, 1. (1416 - 1417).
  • Jean-Pierre Cuvillier, Noblesse sicilienne et noblesse aragonaise 1392-1408. Collusions et rivalités de deux groupes de privilégiés d'après les Registres Tractarum (nº 2104 et 2324) de l'Archivio de la Corona de Aragón, "Mélanges de l'Ecole française de Rome. Moyen-Age, Temps modernes" 85 (1973), p. 381-420.
  • Giuseppe da Forio, Vita di Giuseppe Garibaldi, Napoli: Stabilimento Tip. Perrotti, 1862, 2. Documenti.
  • Diario ferrarese dall'anno 1409 sino al 1502, a cura di Giuseppe Pardi, in Rerum Italicarum scriptores, 24., 7., a cura di Giosuè Carducci [et al.], Bologna: Zanichelli, 1928.
  • Dispacci sforzeschi da Napoli, I. 4 luglio 1444- 30 dicembre 1459, a cura di Francesco Senatore, Salerno: CAR, 1997.
  • Salvatore Distefano, Buscemi. Il Castello dei conti Ventimiglia tra storia ed archeologia, 'Atti del 3. Congresso nazionale di Archeologia medievale', Castello di Salerno, Complesso di Santa Sofia, Salerno 2-5 ottobre 2003, a cura di Rosa Fiorillo, Paolo Peduto,
  • Salvatore Distefano, Il fortillicium dei Conti Ventimiglia signori di Buscemi e Gulfora, 'I Siracusani', 9 (2004), p. 30-32.
  • Salvatore Distefano, Buscemi. Storia di un castello medievale di Sicilia, Ricerche, 7 (2003), n. 1-2, p. 133-172.
  • Corrado Dollo, Modelli scientifici e filosofici nella Sicilia spagnola, Napoli: Guida, 1984.
  • Corrado Dollo, Filosofia e Medicina in Sicilia, a cura di Giuseppe Bentivegna, Santo Burgio, Giancarlo Magnano di San Lio, Soveria Mannelli: Rubbettino Editore, 2004.
  • Marcello Fantoni, Il Rinascimento italiano e l'Europa, Treviso: Colla Editore, 2010, 6., Luoghi, spazi, architettura, a cura di D. Calabi, E. Svalduz.
  • Maria Teresa Fernandez-Mota de Cifuentes, Relacion de titulos nobiliarios vacantes, Madrid: Hidalguia, 1984.
  • Bartolomeo Ferro, Istoria delle missioni de' chierici regolari teatini, Roma: Gio. Francesco Buagni, 1705, 2. Delle Indie Orientali.
  • Cesare Foucard, Fonti di storia di Napoli nell’Archivio di Stato di Modena. Descrizione della città di Napoli e statistica del Regno del 1444, "Archivio storico per le province napoletane", 2 (1877), p. 725-757.
  • Carlo Alberto Garufi, I documenti inediti dell'epoca normanna in Sicilia, Palermo: Società siciliana per la storia patria, 1899.
  • Salvatore Giambruno, Il Tabulario del monastero di S. Margherita di Polizzi, Palermo, Tip. Boccone del Povero, 1909, 1.-2.
  • Ignazio di Loyola, Epistolae et instructiones, Madrid: G. Lopez del Horno, 1904-1905, 2.-3. (= Roma, 1964).
  • Émile Laloy, La révolte de Messine. L'expédition de Sicile et la politique française en Italie (1674-1678) ; avec des chapitres sur les origines de la révolte (1648-1674) et sur le sort des exilés (1678-1702), Parigi: Librairie C. Clincksieck, 1929, 1.
  • Alberico Lo Faso di Serradifalco, Ordine con cui intervennero li tre bracci nel Parlamento celebrato in Messina nel marzo del 1639, ms in Archivio di Stato di Torino, in http://www.socistara.it/studi/Parlamento%201639.pdf.
  • Antonino Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, Bologna: Forni, 1970, 1., 2.
  • Antonino Marrone, Repertorio degli atti della Cancelleria del Regno di Sicilia dal 1282 al 1377, Palermo: Associazione Mediterranea, 2009.
  • Jean Baptiste Maurice, Le Blason des armoires de tous les chevaliers de l'Ordre de la Toison d'Or, depuis la première institution jusques à présent, La Haye, Bruxelles, Anvers: Jean Ramazzeyn, Lucas de Potter, 1667.
  • Ferdinando Maurici, Nobili pietre: storia e architettura dei castelli siciliani, Palermo: Kalos, 1999.
  • Alberto Meriggi, Corrado I D'Antiochia, in Enciclopedia federiciana Treccani, in http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-i-d-antiochia_(Federiciana)/
  • Antonino Mongitore, Palermo divoto di Maria vergine e Maria vergine protettrice di Palermo, Palermo: Stamper. di Gaspare Bayona, 1719, 1.
  • Raoul Mordenti, Franceschi, Alessandro (Elisha da Roma, poi al secolo Ottavio Franceschi), in Dizionario Biografico degli Italiani, 49 (1997), in http://www.treccani.it/enciclopedia/alessandro-franceschi_(Dizionario-Biografico)/
  • Louis Moréri, Le Grand Dictionnaire historique ou le mélange curieux de l'histoire sacrée et profane, Parigi: Chez les Libraires associés, 175920.
  • Rosario Moscheo, Mecenatismo e Scienza nella Sicilia del '500. I Ventimiglia di Geraci ed il matematico Francesco Maurolico, Messina: Società messinese di storia patria, 1990.
  • Rosario Moscheo, I Gesuiti e le Matematiche nel secolo XVI. Maurolico, Clavio e l'esperienza siciliana, Messina: Società messinese di storia patria, 1998.
  • Filadelfo Mugnos, Raguagli historici del Vespro siciliano, Paermo: Domenico d'Anselmo, 1669.
  • Filadelfo Mugnos, Teatro genealogico delle famiglie illustri, nobili, feudatarie et antiche de' Regni di Sicilia Ultra et Citra, Messina: Stamperia di Giacomo Mattei, 1670, Parte 3.
  • Ludwig von Pastor, Storia dei Papi. Dalla fine del medio evo, Roma: Desclée, 1942, 1. (1305-1458).
  • Antonio Ramos, Aparato para la correccion y adición de la obra que publicó en 1769 el Dr. D. Joseph Berní y Catalá, Creacion, antiguedad y privilegios de los titulos de Castilla, en Malaga: Oficina del impresor de la dignitad episcopal, 1777.
  • G. Rampulla, La valle del Fiume Tusa nella Contea di Geraci: Pettineo, Migaido e Castel di Lucio, Ed. Kimerik, Patti 2007, ISBN 978-88-6096-157-0.
  • Maria Antonietta Russo, Giovanni I Ventimiglia: un uomo al servizio della monarchia, "Archivio Storico Siciliano", s. 4., 34-35 (2008-2009), p. 43-93.
  • Francesco San Martino De Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari in Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, Palermo: Scuola Tipografica Boccone del Povero, 1924 - 1941, 6.
  • Francesco Scalamonti, Vita viri clarissimi et famosissimi Kyriaci Anconitani, a cura di Charles Mitchell, Edward B. Bodnar, Philadelphia: American philosophical society, 1996.
  • Alfio Seminara, Le pergamene dell’Archivio di Stato di Messina: inventario e regesto, Messina: Archivio di Stato di messina, 2007.
  • Suplemento al Elenco de grandezas y títulos nobiliarios españoles, 2., Títulos vacantes y títulos extranjeros cuyo uso fue autorizado en España, Madrid: Hidalguia, 1991.
  • Il Tabulario Belmonte, a cura di Enrico Mazzarese Fardella, Palermo: Società siciliana per la storia patria, 1983.
  • Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, In Venezia: Librai Antonio Astolfi [et al.], 1795, 6. Dall'anno 1400 all'anno 1500, 1.
  • Titulos nobiliarios de Almeria, a cura di Julio de Atienza y Navajas, Adolfo Barredo de Valenzuela, Madrid: Hidalguia, 1982.
  • Henry Woelmont de Brumagne, Notices généalogiques, Parigi 1925, 1.-8.
  • Jerónimo Zurita y Castro, Anales de Aragon, in http://ifc.dpz.es/recursos/publicaciones/24/48/ebook2473_2.pdf

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

storia di famiglia Portale Storia di famiglia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di storia di famiglia