Venafro

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Venafro
comune
Venafro – Stemma Venafro – Bandiera
Venafro – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Molise – stemma Molise
Provincia Isernia – stemma Isernia
Sindaco Nicandro Cotugno (Lista civica Venafro Sarà) dal 15/04/2008
Territorio
Coordinate 41°29′0″N 14°3′0″E / 41.48333°N 14.05°E / 41.48333; 14.05 (Venafro)Coordinate: 41°29′0″N 14°3′0″E / 41.48333°N 14.05°E / 41.48333; 14.05 (Venafro)
Altitudine 222 m s.l.m.
Superficie 45 km²
Abitanti 11 590[1] (30-11-2011)
Densità 257,56 ab./km²
Frazioni Ceppagna, Le Noci, Vallecupa
Comuni confinanti Capriati a Volturno (CE), Ciorlano (CE), Conca Casale, Mignano Monte Lungo (CE), Pozzilli, San Pietro Infine (CE), San Vittore del Lazio (FR), Sesto Campano
Altre informazioni
Cod. postale 86079
Prefisso 0865
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 094052
Cod. catastale L725
Targa IS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti venafrani
Patrono SS. Nicandro, Marciano e Daria
Giorno festivo 17 giugno
Localizzazione
Venafro è posizionata in Italia
Venafro
Posizione del comune di Venafro nella provincia di Isernia
Posizione del comune di Venafro nella provincia di Isernia
Sito istituzionale

Venafro (Venafrum in latino) è un comune italiano di 11.590 abitanti della provincia di Isernia in Molise. È il quarto comune della regione Molise per popolazione dopo Campobasso, Termoli ed Isernia. Riveste quindi una grande importanza dal punto di vista socio-economico.

Indice

[modifica] Geografia fisica

[modifica] Territorio

Il comune è situato nell'estremo Molise occidentale ai confini con il Lazio e la Campania e sorge ai piedi del monte Santa Croce (1.026 m s.l.m.), ad una altezza di 222 m s.l.m., mentre l'altezza del territorio comunale varia da 158 a 1.205 m s.l.m. Il territorio comunale si estende nella omonima piana, attraversata dai fiumi Volturno e dal San Bartolomeo, le cui sorgenti sono localizzate proprio nel centro di Venafro, li dove si trova il laghetto ("la pescara"). I rilievi principali che circondano la piana in ordine di altitudine sono: Monte Sambucaro (1205 m), Monte Cesima (1180 m), Monte Corno (1054 m), Monte Santa Croce o Cerino (1026 m), Colle San Domenico (921 m).

Un tempo parte della provincia di Terra di Lavoro (annessa all'attuale Molise nel 1863), in Campania (territorio col quale presenta tuttora affinità linguistico-culturali), il comune è oggi conosciuto come porta del Molise e riveste una grande importanza socio-economica nel territorio molisano possedendo un'economia molto sviluppata, con il vicino nucleo industriale essendo il quarto centro della regione.

È punto di transito obbligato dalla Campania (attraverso la strada statale 85 "Venafrana" oppure, in caso di tragitti sud-est con la nuova Variante Esterna, inaugurata a settembre 2008, che evita il centro abitato) o dal Lazio (attraverso la SS 6 - dir., la diramazione della strada statale 6 Casilina verso Cassino).

[modifica] Clima

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Venafro.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +6,8 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,9 °C[2].


VENAFRO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 10,5 11,3 14,7 18,6 23,0 27,3 30,9 31,1 26,6 21,3 15,2 12,5 11,4 18,8 29,8 21 20,3
T. min. mediaC) 2,2 3,1 5,8 9,2 12,5 16,3 18,7 18,7 16,5 12,4 7,0 4,5 3,3 9,2 17,9 12 10,6

La posizione del comune a una quota di bassa collina (222 m), fa sì che il clima si mantenga mediamente mite nel corso dell'anno. Durante le notti invernali le temperature frequentemente scendono sotto lo zero fino a toccare punte di -5°/-6° gradi; le piogge sono frequenti, le nevicate a causa della scarsa altitudine sono spesso coreografiche e con accumuli poco consistenti; l'ultima nevicata si è avuta il 3-4 febbraio 2012 con un accumulo di circa 40-50 cm. Per vedere altre nevicate importanti si deve tornare indietro nel 2001, 2002, 1985, 1986 e nel 1956 A seguito di una corrente artica la mattina del 17 dicembre 2010 si sono raggiunti i -10° gradi. L'estate è piuttosto calda, persino afosa a tratti. Le stagioni intermedie miti ma piovose. La piovosità media annua si aggira intorno ai 1000mm.

[modifica] Storia

Benché la sua fondazione sia attribuita a Diomede, personaggio della mitologia greca figlio di Tideo e di Deipile, ha nell'antico nome di Venafrum origini sannitiche.

Nella piana, in diversi punti sono stati rinvenuti numerosi reperti che fanno pensare all'esistenza di insediamenti umani già in epoca preistorica. Durante la Guerra sociale, il frentano Mario Egnazio la prese a tradimento e fece strage di sei coorti romane. Anche Silla la rase al suolo. Nel gennaio del 49 a.C. Pompeo Magno venendo da Teano, vi fece sosta. Ma le prime notizie certe dell'esistenza di Venafro risalgono al 300 d.C. quando si trovava sotto la giurisdizione dei romani con Massimiliano, rivestendo subito un ruolo importante e strategico tanto da essere con Augusto colonia (Colonia Augusta Julia Venafrum), e recepì la caratteristica sistemazione urbanistica, parzialmente conservata nell'abitato attuale. In epoca augustea molta attenzione fu data all'acquedotto (Rivus Venafranus) che portava l'acqua del fiume Volturno da Rocchetta a Venafro. Rinomata per fertilità e amenità, è ricordata da Orazio come luogo di villeggiatura, e Plinio il Vecchio parla di una sorgente diuretica lì situata. In epoca romana vanta di una sviluppata economia con il rinomato olio che secondo la leggenda fu portato da Licinio il quale ne parla in molte sue opere.

Fra il 774 ed il 787 la piana di Venafro fu attraversata dalle truppe di Carlo Magno che si scontrarono con quelle dei Longobardi del Principato di Benevento. Dopo il periodo buio del Medioevo che ha visto Venafro sprofondare in miseria e malattie, nei secoli successivi la città visse un'epoca di espansione e di benessere, basti pensare alle numerose costruzioni risalenti a questa epoca che hanno cambiato il volto della città con monumentali chiese e palazzi.

Venafro è sede vescovile dal V secolo. Ultimi feudatari furono i Savelli, i Peretti, i Caracciolo di Miranda.

Il 24 ed il 25 ottobre 1860 Venafro ospitò Vittorio Emanuele II di Savoia in viaggio per recarsi a Teano ad incontrare Giuseppe Garibaldi. Il Sovrano proveniva da Isernia dove era giunto il 23 ottobre ed aveva preso alloggio nel Palazzo Cimorelli di Isernia, sito nella via che poi prese il Suo nome, ospite di Vincenzo Cimorelli (*5.4.1796 †9.8.1889. Fu Sindaco di Isernia) (Raffaele de Cesare: La fine di un regno, Milano 1969, p. 963). Il giorno successivo era ripartito giungendo a Venafro dove prese alloggio nel Palazzo Cimorelli di Venafro, ospite di Nicola Cimorelli (*20.2.1823 †2.8.1892: figlio di Vincenzo e Sindaco di Venafro) e di sua moglie Giulia dei Marchesi Parisi di Rignano (*29.3.1833 †19.6.1900). Alla Marchesa Giulia Parisi donò un monile di gran pregio: un bracciale trasformabile in diadema (V. foto). Sul palazzo Cimorelli in Venafro c’è una lapide: «Re Vittorio Emanuele venuto con poche armi e voti di popolo infiniti a consacrare l'Italianità di queste provincie fu in questa casa ospite di Nicola Cimorelli nei dì 24 e 25 ottobre 1860. Il Municipio di Venafro in memoria del fausto avvenimento e del cittadino benemerito pose questo ricordo il 4 marzo 1898 cinquantesimo anniversario delle libertà costituzionali» (Francesco Colitto: Imperatori, Re e Regine nel Molise: Vittorio Emanuele II. S. Giorgio Editrice, Campobasso 1978).- [Vittorio Emanuele II] “partì da Venafro il 25 e passò la notte a Presenzano, nel castello dei Del Balzo, su in cima al colle. La mattina del 26 partì per Teano con una colonna delle truppe di Cialdini; e fra Caianello e Teano s’incontrò con Garibaldi” (De Cesare «Fine di un Regno», 2005 pag. 887, Capone Editore/Edizione del Grifo, Lecce). (Il bracciale-diadema è ora in possesso degli Eredi dei Cimorelli).

Bracciale trasformabile in diadema, monile donato da Vittorio Emanuele II alla Marchesa Giulia Parisi

Fino al 1863 Venafro era compreso nel territorio della Terra di Lavoro l'attuale provincia di Caserta ricadendo dapprima nel Distretto di Sora e poi dal 1811 con la nascita del Distretto di Piedimonte d'Alife fu annesso a questo nuovo distretto. Era capoluogo di circondario prima, poi di mandamento.

Il 10 maggio 1863 ci fu l'annessione alla provincia di Campobasso, nonostante le polemiche e le proteste della cittadinanza e del consiglio comunale dell'epoca, favorevole invece a rimanere a far parte della provincia di Caserta. Entrò definitivamente a far parte della regione Molise.

Nell'ottobre del 1911 il Padre Provinciale, Benedetto da San Marco in Lamis, accompagnò Padre Pio da Pietralcina, malato, a Napoli dal celebre dottore Antonio Cardarelli, il quale suggerì di condurlo Venafro. Durante il mese e mezzo passato in questo convento, la fraternità si accorse dei primi fenomeni soprannaturali: estasi divine della durata anche di un'ora e apparizioni diaboliche, di breve durata.

Il 13 aprile 1914 con Regio Decreto (registrato presso la Corte dei Conti il 28 agosto 1914 al Reg. 50, foglio 12) il comune acquisisce negli atti e nel sigillo il titolo di " CITTA' DI VENAFRO ".

Tra l'autunno del 1943 e la primavera del 1944 fu teatro, come altri paesi dei dintorni (Pozzilli, Filignano, San Pietro Infine ed altri), di aspri combattimenti fra i Tedeschi, asserragliati sulle montagne a nord e gli Anglo-Franco-Statunitensi, lungo la linea Gustav, per la conquista di Montecassino. Scambiata per quest'ultima dai piloti anglo-americani, Venafro venne colpita duramente dai bombardamenti alleati il 15 marzo 1944.

Tra il centro abitato di Venafro ed il convento dei Cappuccini, è presente il cimitero militare francese dei caduti della Seconda guerra mondiale appartenenti al CEF guidato da Alphonse Juin, che nella cittadina pose il suo quartier generale.

Nel 1970 fu inclusa nella neonata provincia di Isernia, di cui fa attualmente parte e sulla cui appartenenza del comune, nei periodi precedenti la sua istituzione, si accese una discussione campanilistica.

Nella primavera del 1984 fu molto danneggiata dal terremoto originatosi nella non lontana Valle di Comino, in provincia di Frosinone.

Nel 1987 la città fa parte, su segnalazione del Censis, dei 100 comuni della "piccola grande Italia"

Dal 1994, insieme ad altri 338 soci,fa parte dell'A.N.C.O., (Associazione Nazionale Città dell'Olio).

Il 25 aprile 2005 Venafro ha ottenuto la medaglia d'oro al valor civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per il tragico bombardamento aereo subito il 15 marzo 1944.

[modifica] Onorificenze

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«Piccolo centro, durante l'ultimo conflitto mondiale, fu obiettivo di ripetuti e violenti bombardamenti, il più tragico avvenuto il 15 marzo 1944 da parte delle forze alleate, che provocarono la morte di numerosissimi civili, tra cui molte donne vecchi e bambini, e la quasi totale distruzione dell'abitato. Mirabile esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio.»
— Venafro (IS), 1943-1944

[modifica] Monumenti e luoghi di interesse

[modifica] Architetture religiose

L'immagine di "Marzo settecappotti" su di una facciata della concattedrale

Il consistente numero di chiese presenti sul territorio venafrano ha dato a Venafro l’appellativo di “città delle 33 chiese”. Si tratta di molte chiese di dimensioni ed epoche varie presenti nel centro storico e nella zona pedemontana. Purtroppo molti luoghi di culto oggi sono chiusi e abbandonati.

[modifica] La Concattedrale di Santa Maria Assunta

Il massimo tempio della città è situato ai piedi del Parco Oraziano. Attualmente è concattedrale della diocesi di Isernia-Venafro. Risalente al V secolo, fu costruita sotto il vescovo Costantino sul luogo in cui già da secoli si trovava un tempio pagano con materiali prelevati da altri monumenti di epoche precedenti (elementi romani e decorazioni cristiane, come il bassorilievo del vescovo Pietro di Ravenna: un rilievo che, per il suo aspetto inconsueto, viene chiamato dagli abitanti "Marzo Settecappotti"). L'interno è a tre navate decorate da opere pittoriche del XIV secolo. Dalla navata laterale destra è possibile accedere alle quattro cappelle laterali. L'attuale aspetto è dovuto a lavori di restauro risalenti agli anni '60-'70 che hanno privato la concattedrale delle antiche forme barocche, riportando il luogo sacro all'aspetto gotico-medievale precedente. Sul finire del 1600 fu costruito il cosiddetto "cappellone", una cappella in cui amministrare i sacramenti. La chiesa è dotata di 5 portali, il portale alla destra di quello principale è porta santa fin dal 1500 almeno. La precede una grande piazza, considerata l’inizio della antica cinta muraria cittadina.

La chiesa dell'Annunziata

[modifica] La chiesa dell'Annunziata

È un pregevole esempio di architettura barocca della città di Venafro e dell'intero Molise. Venne costruita nel Trecento dalla "Confraterna dei Flagellanti" tutti nativi di Venafro, ed è stata più volte modificata nel tempo. Fu edificata con materiale proveniente dal vicino teatro romano e aveva una facciata a capanna. Nel corso dei secoli subì importanti opere di restauro e la chiesa assunse l'attuale aspetto baroccheggiante. Presenta un campanile di notevole altezza ed aspetto barocco rinascimentale. L'interno a navata unica conserva un Crocefisso del XIV secolo, una tavola cinquecentesca con Santa Caterina, un dipinto con Madonna e Santi e un organo del 1784, tutti affreschi dei pittori partenopei Giacinto Diano e Paolo Sperduti, allievi di Vanvitelli. In una nicchia laterale è accolto il busto argenteo di San Nicandro assieme alla testa reliquiario in oro e alcune reliquie dei martiri. La chiesa presenta anche una grande cupola affrescata, visibile da ogni punto della città, che immette gran parte della luce nei pressi del presbiterio.

[modifica] La basilica e il convento di San Nicandro

Situati alla periferia est della città, sulla strada per Isernia, furono edificati su resti romani, in parte riutilizzati nella costruzione. La chiesa, più volte trasformata e restaurata nel 2001, presenta interno a due navate e conserva un altare in legno intarsiato e pirografato e le opere pittoriche dell’artista molisano Amedeo Trivisonno, che narrano le vicende dei Santi Martiri a cui è dedicata la chiesa. I portali in bronzo sono opera di Alessandro Caetani. Sotto l'altare maggiore è presente la cripta dove è stato rinvenuto il sepolcro di San Nicandro, nei pressi della quale si raccoglie in un pozzetto un liquido misterioso detto "Manna di San Nicandro" a cui vengono attribuite doti miracolose. La chiesa è molto frequentata dai devoti soprattutto in prossimità delle feste patronali dei Santi Martiri.

[modifica] La chiesa del Viatico detta "Cristo"

La chiesa sita in via Cavour fu costruita nella seconda metà del '500 e ampliata, assumendo la forma attuale, nella seconda metà del 1600. L'interno apparentemente a croce latina e invece a navata unica. Infatti tra l'aula e il presbiterio un finto transetto, limitato ad un accenno, si apre con delle false prospettive in stucco che riescono a dare l'impressione dell'esistenza del transetto[3]. Al suo interno sono presenti stucchi di cornici e capitelli di notevole pregio e fattura. Sono presenti diverse tele pregevoli e in apposite nicchie sono presenti le statue dei 4 evangelisti in alto nella navata. La chiesa presenta 2 piccole cupole senza finestre, un campanile alto dall'aspetto barocco simile a quello dell'Annunziata. La facciata presenta un grande finestrone ed è preceduta da una scalinata.

La chiesa del Cristo

[modifica] La chiesa di San Giovanni in Platea detta "San Francesco"

Il tempio sacro sorge in piazza Nicola Maria Merola, dall'aspetto barocco presenta sulla facciata una statua della Madonna Immacolata. La prima edificazione di tale chiesa risale al XIV secolo e la leggenda vuole proprio essere stata fondata da San Francesco. A causa di diversi terremoti è stata più volte chiusa al culto e restaurata o ricostruita. L'interno, a navata unica, nei lati presenta diversi altari di marmo e varie tele raffiguranti diverse scene sacre, sullo sfondo si innalza l'altare marmoreo sul quale si erge un baldacchino dalle forme baroccheggianti all'interno del quale è presente la statua della Madonna sormontata da una corona d'oro. Dalla chiesa è possibile accedere agli scavi sottostanti, visibili anche attraverso una pavimentazione vetrata in alcuni punti, scoperti con il recente restauro determinato dall'evento sismico del 1984.

[modifica] La chiesa del Purgatorio o dei Santi Simeone e Caterina

Questa chiesa è situata in piazza Vittorio Veneto, meglio conosciuta come piazza del mercato. Fu edificata nel XVIII secolo e presenta una facciata elegante che ricalca lo stile barocco del secolo. L'interno è a pianta centrale, presenta uno stile barocco con stucchi e fregi ed una piccola cupola decorata.

[modifica] Altre chiese

  • chiesa di Sant'Agostino
  • chiesa di San Paolo
  • chiesa di Sant'Angelo
  • chiesa di Sant'Antonio di Padova
  • chiesa del Carmine
  • chiesa di Santa Chiara
  • chiesa di San Sebastiano
  • chiesa di San Donato
  • chiesetta della Madonna delle Grazie
  • chiesa della Madonna di Montevergine
  • cappella della Madonna delle Rose
  • chiesa di San Luigi Orione
  • chiesa di Sant'Antuono
  • chiesa dei Santi Martino e Nicola
  • chiesa della Madonna della Libera
  • chiesetta di Santa Cristina
  • chiesa della Madonna del Rosario (Ceppagna)
  • chiesa della Madonna degli Angeli (Vallecupa)
  • chiesa comunale del cimitero comunale
  • chiesetta del cimitero militare francese
  • cappella San Pasquale Baylon nell'ospedale civile
  • ex chiesetta di San Pasquale Baylon nel vecchio ospedale
  • ex chiesa di Santo Spirito di Majella
  • ex chiesa di Santa Lucia al borgo
  • ex chiesa della Madonna delle Manganelle
  • ex cappella di San Benedetto

[modifica] Architetture civili

[modifica] Il castello Pandone

Situato ai limiti nord-occidentali della Venafro romana, trae origine da una fortificazione megalitica trasformata successivamente nel mastio quadrato longobardo. Tale trasformazione avvenne quando il conte Paldefrido vi pose la sua sede X secolo. Nel XIV secolo, al mastio quadrato, furono aggiunte tre torri circolari e la braga merlata. Fu trasformato completamente nel XV secolo dai Pandone, signori di Venafro; era difeso su tre lati da un grande fossato alla cui realizzazione fu coinvolta l'intera popolazione. Il fossato non venne mai del tutto completato per via di una rivolta popolare che reclamava le cattive condizioni in cui era costretta a lavorare. Al castello si accedeva attraverso un ponte levatoio ad ovest e una postierla ad est. Postierla che permetteva l’accesso di un cavaliere alla volta e pertanto poteva essere controllata da una sola guardia. Enrico Pandone lo trasformò in residenza rinascimentale aggiungendovi un magnifico giardino all'italiana, un arioso loggiato e facendolo affrescare con le immagini dei suoi poderosi cavalli. I cavalli per il conte rappresentavano la sua attività principale. Ancora oggi i ritratti di cavalli in grandezza naturale, in numero di ventisei e realizzati in leggero rilievo, decorano tutto il piano nobile e costituiscono un’esclusiva per il castello di Venafro. Nella sala dei cavalli da guerra primeggia la sagoma del cavallo San Giorgio, donato da Enrico a Carlo V. Enrico rimase sempre devoto a Carlo V fino alla discesa di Lotrec dalla Francia. Carlo V ebbe la meglio sul francese e il tradimento costò ad Enrico la decapitazione in Napoli. Al di sotto del piano di ronda un camminamento con feritoie permetteva il controllo del maniero dal piano del fossato. Il camminamento è interamente percorribile. Nel XVII secolo il Castello, dopo essere stato della famiglia vicereale dei Lannoy, passò ai Peretti-Savelli, familiari di Sisto V, e nel secolo successivo alla potente famiglia dei di Capua. Giovanni di Capua lo trasformò nella sua residenza in vista del matrimonio che avrebbe dovuto contrarre con Maria Vittoria Piccolomini, agli inizi del Settecento. Grandi lavori furono intrapresi tra cui la rimozione di gran parte dei cavalli fatti realizzare da Enrico Pandone. Matrimonio che rimase un sogno per l’immatura scomparsa di Giovanni. Lo stato avanzato dei preparativi per tale evento aveva portato a concretizzarlo nel grande stemma, che è ancora nel salone, dove l'unione dei blasoni delle due casate ricorda un avvenimento che non è mai accaduto. Dopo anni di lavori di restauro, che come tutti gli interventi ha momenti felici e meno felici, il Castello di Venafro ospita convegni e mostre e può essere visitato ogni giorno.

Vista laterale del castello

[modifica] L'anfiteatro romano, cosiddetto "Verlasce"

È collocato nel centro moderno di Venafro; nonostante nel tempo abbia subito delle sovrapposizioni medievali e seicentesche, rimane visibile la pianta ellittica. L'ellisse aveva il diametro maggiore di 110 metri e quello minore di 85. Si ritiene che le gradinate potessero contenere fino a 15.000 spettatori. Fino a qualche tempo fa in questa struttura erano ospitate le stalle e i depositi di attrezzi agricoli. Questo monumento unico in Italia insieme al "Parlascio" di Lucca dopo dei primi interventi di recupero, oggi è letteralmente abbandonato nel suo degrado più assoluto. Un tempo nei giorni della festività patronale si svolgeva una divertente e caratteristica "corsa dei ciucci" e altri giochi popolari. Un interessante restauro riporterebbe allo splendore questo luogo suggestivo e particolare sito in pieno centro.

[modifica] Il teatro romano

Situato a monte dell'ultimo decumano, è di notevoli dimensioni e presenta una scena (frons scaena) di circa 60 m, con una cavea capace di ospitare 3.500 spettatori. Dopo i vari scavi effettuati e gli interventi per riportarlo alla luce, anche questo monumento risulta abbandonato insieme al vicino odéon. Il teatro dimostra come la città romana fosse nel suo pieno splendore dotata di strutture di intrattenimento tipiche dei centri più importanti. Caratteristica unica del mondo romano è la costruzione di questo teatro nei pressi di un monte così come avveniva per i teatri greci che venivano scavati nella roccia.

[modifica] Altri reperti romani, sanniti e medievali

Nei pressi del centro storico sono visibili tracce di un acquedotto romano, della cinta di mura, con una fase di epoca sannitica risalente al IV secolo a.C. ed una in opera poligonale del I secolo a.C., di mura sannitiche. Sempre di origine romana è la "Torricella", una struttura fortificata situata sulla montagna recentemente restaurata e riportata all'antico splendore. Altro monumenti è la cosiddetta "Torre del mercato" ("palazzo Caracciolo"), struttura difensiva di origine medievale con i suoi possenti merli, a difesa di quella che un tempo corrispondeva alla porta orientale di Venafro, e l'acquedotto romano di Venafro sito anche nel territorio comunale di Pozzilli e Montaquila, che riforniva la città dell'acqua proveniente dalle sorgenti del Volturno.

[modifica] Il monumento ai caduti

Fu inaugurato il 18 novembre 1923 ad opera dello scultore Torquato Tamagnini. Venne realizzato con le offerte dei venafrani emigrati in America e con i fondi raccolti dal comitato pro monumento con a capo il vesco del tempo, Mons. Nicola Maria Merola. Ogni anno, il 15 marzo, si commemorano le vittime di tutte le guerre nel ricordo del bombardamento alleato su Venafro proprio in quel giorno di inizio primavera del 1944[4].

[modifica] Il monumento al carabiniere

Si tratta di una scultura bronzea posta nell'alto di un piedistallo di marmo, riproducente due mani che sostengono la fiamma dell'Arma. Il monumento è collocato in una piazza centrale di Venafro intitolata proprio al vice Brigadiere Salvo D'Acquisto, l'eroe di Polidoro, che insieme ad altri tre colleghi si è sacrificato per la patria.

[modifica] La Portella

Per entrarvi bisogna chinarsi. Lunga circa cinque metri con andamento ad esse, interamente coperta, è una via che collega via delle Vergini con via Silvano. Realizzata probabilmente per essere un passaggio segreto, attualmente, svincolandosi sotto le antiche case, è una strada pubblica che risulta difficilmente accessibile[4].

[modifica] Palazzi signorili

Un edificio molto particolare è la Palazzina Liberty del XX secolo, che fungeva da centrale idroelettrica agli inizi del secolo scorso per fornire energia alla cittadina, e poi da cinema nel corso del novecento.

Vista della "Palazzina Liberty" che si affaccia sul laghetto ("la pescara")

Venafro è inoltre ricca di palazzi signorili:

  • palazzo Cimorelli
  • palazzo Armieri
  • palazzo del Prete di Belmonte,
  • palazzo De Bellis
  • palazzo De Utris
  • palazzo Reale
  • palazzo Fiondella
  • palazzo Del Vecchio
  • palazzo Mellucci originari di Capua
  • palazzo Manselli
  • palazzo Siravo
  • palazzo Colicchi
  • palazzo De Lellis
  • palazzo Nola
  • palazzo Mancini

[modifica] Il cimitero militare francese

Uscendo dalla città lungo la strada statale 85 venafrana direzione Isernia, su una estesa zona pianeggiante (70.000 m²) si trova il cimitero di guerra francese, nel quale sono sepolti circa 6000 (ma molte sono state esumate) soldati di cui circa due terzi di origine marocchina algerina e tunisina, oltre ad alcuni africani (senegalesi?), caduti in gran parte durante la battaglia di Cassino (nov. 1943-mag. 1944 o nell'aggiramento). Qui sono state traslate le sepolture di Miano. Per essi è stato eretto un monumento che richiama esplicitamente i minareti nord-africani, decorato con piastrelle di ceramica azzurre, che risaltano sul bianco calce delle mura, e con alcune iscrizioni. Al suo interno vi sono alcune tombe, di cui una al milite ignoto musulmano, e tre dedicate a militi con nome, uno Tunisino, uno Algerino, uno Marocchino. Tutte le tombe sono disposte sull'asse Nord-Est Sud-Ovest, con le lapidi rivolte a Nord-Est, ad eccezione di alcune tombe, poste dietro il minareto, di soldati ebrei (riconoscibili dalla stella a sei punte sulla lapide) e animisti (sulla lapide hanno un 'agnostico' sole stilizzato). Questa disposizione delle tombe suggerisce la possibilità che i caduti musulmani, qualora siano stati disposti sul fianco destro, abbiano il volto rivolto alla Mecca. Su ciascuna lapide è riportato il nome (se noto) e la dicitura (in francese) "morto per la Francia". È da notare che anche fra le tombe cristiane sono riconoscibili nomi arabi e africani.

[modifica] Aree naturali

[modifica] Oasi WWF Le Mortine

L'Oasi WWF le Mortine è situata al confine tra Molise e Campania, nei comuni di Venafro e Capriati a Volturno (CE). I circa 32 ettari di proprietà Enel contigui all'impianto idroelettrico Presa Volturno, realizzato negli anni Cinquanta, sono stati affidati in gestione nel 1999 al WWF Italia: insieme ai 15 ettari di un'isola demaniale fluviale e a un piccolo lago artificiale, costituiscono gli oltre 50 ettari dell'area protetta. Situata lungo il breve tratto del fiume Volturno che segna il confine tra Molise e Campania, L'Oasi Le Mortine occupa una lanca fluviale artificiale creatasi in seguito alla costruzione di uno sbarramento per la produzione idroelettrica. L'insieme degli ambienti acquatici è circondato da uno dei boschi igrofili (salici, pioppi, ontani) meglio conservati d'Italia, originariamente di circa 100 ettari (purtroppo intaccato da tagli indiscriminati), di cui l'oasi rappresenta un frammento intatto da almeno 50 anni. In quest'area, compresa tra le Mainarde e il Matese, il Volturno penetra una fitta coltre boschiva igrofila, frazionata dai rami secondari del fiume che circoscrivono isole impenetrabili dalle caratteristiche uniche; in corrispondenza dello sbarramento Enel si allarga, e le sue acque lente favoriscono lo sviluppo di un canneto che borda anche le sponde del bacino di regolazione. La vegetazione che un tempo abbracciava l'intero corso del fiume è, in questo tratto, ancora ben conservata: si possono osservare tipici popolamenti ripariali formati da esemplari idrofiti ed elofiti, da vegetazione di greto, da arbusteto e, soprattutto, da bosco igrofilo. Il canneto a Phragmites australis e il tifeto bordano le ripide rive dell'invaso di regolazione Enel e si sviluppano in piccoli lembi nel contiguo bacio antistante lo sbarramento del Volturno. Nei fossi e nei canali che tagliano il bosco e nei specchi d'acqua effimeri è presente flora semisommersa: giunco, sparto, nasturzio e veronica. I salici affondano le loro radici nel greto creando isole di vegetazione che contrastano l'erosione; il salice da ceste, il salice rosso e il salice bianco dominano il bosco allagato insieme al pioppo bianco e all'ontano nero. Nei margini esterni più asciutti compaiono ornielli, olmi, aceri campestri e qualche esemplare di farnia, residuo delle antiche selve planiziali che si estendevano sulla Piana di Venafro. Il bacino lacustre e il bosco costituiscono l'habitat ideale di una fauna acquatica diversificata, soprattutto in inverno e nelle stagioni di passo, grazie alla loro posizione sulle rotte migratorie: in primavera vi nidificano germani reali e gallinelle d'acqua, folaghe e svassi maggiori; vi svernano moriglioni, fischioni, alzavole, marzaiole, morette, codoni, e ancora, l'airone cenerino, l'airone rosso, e la garzetta, il tarabusino e il cavaliere d'Italia. Tra i rapaci si incontrano il nibbio bruno, la poiana, l'astore e il gufo di palude.

[modifica] Parco Regionale Agricolo Storico dell'Olivo di Venafro

Il cosiddetto Parco Oraziano presente alle spalle della concattedrale della città in data 19-05-2009 con legge regionale è divenuto Parco Regionale Agricolo Storico dell'Olivo di Venafro. Una legge regionale tesa ad istituire un'area protetta che salvaguardi il patrimonio olivicolo del territorio venafrano e degli splenditi olivi secolari di cui Venafro è ricca. Il Parco Regionale Agricolo Storico dell'Olivo di Venafro è il primo Parco tematico sull'olivo del Mediterraneo. Oltre alla sua valenza agricola e ambientale, dovrebbe avvalersi di sviluppare un valido strumento di promozione di tutte le risorse turistiche del territorio venafrano che oltre al suo valore agricolo, è ricco in emergenze storiche ed ecologiche. La bellezza degli olivi e dei muretti a secco dei terrazzamenti catturano e cullano l'emozione dei sensi e meriterebbero un visita per ammirarne la bellezza della forma dei tronchi e degli olivi stessi che hanno reso la città di Venafro menzionata sin dai tempi dei romani per l'ottima qualità dell'olio.

[modifica] Villa Maria

Nel cuore del centro cittadino sono presenti i giardini pubblici dell'estensione di circa un ettaro, un ambiente ricco di vegetazione e di acque con il laghetto (la pescara) e ruscelli. Realizzata per volere di Pozzobon e dell'allora sindaco di Venafro Basileo Milano, la villa è un ambiente tranquillo di divertimento e sport dove è presente un bocciodromo e un campo da basket e pallavolo. Purtroppo non è tenuta molto curata.

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Se si escludono i decenni 1861 e 1911, la popolazione è sempre cresciuta soprattutto a partire dagli anni '70. E' distribuita nel centro abitato, in località "Madonnella", oltre che nelle tre frazioni del comune. Al 01/01/2011 sono presenti circa 361 stranieri, la maggior parte dei quali rumeni e marocchini.

La cittadina è punto di riferimento commerciale, scolastico, pubblico ed economico oltre che sociale per molti paesi del circondario, anche extra-regionali. L'area in cui si sviluppa il centro urbano raccoglie una popolazione di circa 30.000 abitanti. I paesi che gravitano su questa area sono: Acquafondata, Capriati a Volturno, Ciorlano, Colli a Volturno, Conca Casale, Filignano, Fontegreca, Gallo Matese, Letino, Montaquila, Monteroduni, Mignano Monte Lungo, Prata Sannita, Pratella, Pozzilli, Presenzano, San Pietro Infine, San Vittore del Lazio, Sesto Campano, Viticuso ed altri comuni ricadenti nella valle del Volturno.

[modifica] Religione

La maggior parte della popolazione è di religione cristiana appartenente alla chiesa Cattolica, la città insieme ad Isernia è sede della diocesi di Isernia-Venafro. Sul territorio comunale sono presenti 5 parrocchie rientranti nella stessa forania di Venafro:

  • San Giovanni in Platea
  • Santi Martino e Nicola
  • Santi Simeone e Caterina
  • Santa Maria di Loreto
  • SS. Rosario (Ceppagna-Vallecupa-Le Noci)

Altra confessione praticata è quella dei Testimoni di Geova; la comunità si riunisce nella Sala del Regno dei testimoni di Geova sita a Venafro.

[modifica] Lingue e dialetti

Il dialetto di Venafro è considerato una variazione del Napoletano al quale si avvicina molto seppur con qualche variazione. Ciò scaturisce dal fatto che fino ai primi del novecento la città apparteneva alla Terra di Lavoro e quindi alla provincia di Caserta. Ma già secoli prima apparteneva all'antico Regno di Napoli. Per questo motivo il dialetto, ma anche le tradizioni e gli usi sono molto più vicini alla Campania e non al Molise a cui appartiene. Esplorando il lessico troviamo elementi linguistici che riconducono inequivocabilmente al dialetto napoletano e campano in generale ("ngòppa" = sopra, "iàmm" = andiamo, "nisciuno" = nessuno, cìènte = cento, vìènte = vento ecc.). C'è poi l'uso del verbo servile "aggia" = devo, "agg' fatt" per ho fatto. Cambiamenti ci sono invece per quanto riguarda gli articoli: si usa "i" (ad es. "i can" = il cane, "i sciume" = il fiume), gl', le. Pochi altri sono i cambiamenti oltre che una differente cadenza nel parlare rispetto al napoletano.

[modifica] Istituzioni, enti e associazioni

[modifica] Ospedale civico SS. Rosario

La cittadina è dotata anche dell'ospedale civico SS. Rosario ed è sede del distretto sanitario di zona. Tale ospedale esiste fin dal XVII secolo quando fu fondato dalla congrega del SS. Rosario e la vecchia sede in via Ospedale è stata attiva fino ai primi anni '90, quando è stata inaugurata l'attuale struttura moderna e antisismica. La struttura ospedaliera richiama migliaia di utenti anche dalle regioni limitrofe anche se negli ultimi tempi ha subito un forte ridimensionamento causa di aspre diatribe con le amministrazioni locali e malcontento tra la popolazione del vasto territorio di riferimento anche extra-regionale. Attualmente è dotato di circa 60 posti letto, valore dimezzato rispetto al numero presente prima del piano di rientro di circa 130 posti letto. I reparti funzionanti sono:

  • Medicina generale
  • Ortopedia e traumatologia
  • Riabilitazione
  • Radiologia
  • Emodialisi
  • Laboratorio Analisi
  • Terapia intensiva post-operatoria
  • Punto di primo soccorso
  • Ambulatori

[modifica] Cultura

[modifica] Istruzione

[modifica] Museo Archeologico Nazionale "Santa Chiara"

Ospitato nell’ex convento di Santa Chiara, il Museo Archeologico Nazionale "Santa Chiara" nasce nel giugno del 1931 quale esposizione della raccolta di materiale scoperto poco più di un decennio prima, in maniera del tutto fortuita, durante la costruzione di un edificio alle pendici di monte Santa Croce. Della scoperta facevano parte capitelli, cornici e statue tra cui due grandi statue maschili che al momento del ritrovamento vennero identificate in Augusto e Tiberio, riferibili all’età Giulio-Claudia (I sec. d. C.), tuttavia, secondo l’usanza del tempo vennero trasferite nel Museo Nazionale di Napoli, dove sono rimaste fino all’apertura del Museo Civico venafrano. Negli anni successivi, altro materiale si aggiunse alla raccolta originaria, ma i catastrofici eventi della seconda guerra mondiale decretarono la chiusura del museo, anche perché i locali del convento vennero utilizzati per accogliere gli sfollati e, in parte, come aule scolastiche. Solo negli anni Settanta, la Soprintendenza del Molise riesce a ricostruire il museo grazie alla donazione del convento di Santa Chiara allo Stato da parte del comune di Venafro. Si parte dalla collezione originaria, ma l’intensa attività archeologica, che aveva interessato il venafrano e i territori limitrofi, negli ultimi decenni, costituisce l’elemento base per l’arricchimento in maniera significativa della raccolta. Ne viene fuori un allestimento museale che parla dell’importanza che Venafro aveva assunto per l’intero territorio sia in epoca sannita che in età romana. Per quanto riguarda il periodo sannita, le più antiche e cospicue testimonianze si riferiscono alla necropoli rinvenuta in agro di Pozzilli e che fanno capo ad un insediamento la cui frequentazione è stata relativamente lunga (dal VI sec. a.C. alla seconda metà del IV sec. a. C.). Le sepolture hanno corredi caratterizzati da materiali semplici (lance, giavellotti, fibule e una sola spada), ma la cospicua presenza di ceramiche di importazione, “bucchero nero” di produzione capuana e “bucchero rosso” prodotto tra la Campania settentrionale e il Lazio meridionale, fa supporre una certa vivacità economica favorita appunto da traffici e commerci. Una di queste tombe, la numero 55, è stata interamente ricostruita nel museo e la massiccia presenza di vasellame di bucchero al suo interno sta ad indicare le buone condizioni sociali del defunto. In epoche successive, la ceramica presente è quella a vernice nera, mentre i corredi funerari, in alcuni casi veri e propri “servizi” a richiamare il simposio della cultura greca, si fanno più omogenei. Le testimonianze dell’età romana riguardano la presenza di edifici pubblici, ma anche di case private, ornati in marmi esposti nel museo, al pari dei fregi architettonici e delle statue provenienti dal teatro romano. Tanti i reperti anche dalle necropoli di età imperiale: diverso materiale riguarda le iscrizioni funerarie e ancor più numerosi sono i semplici cippi contenenti solo il nome del defunto che venivano infissi nel terreno, secondo l’usanza romana che voleva le sepolture a fiancheggiare le strade extraurbane. Di particolare interesse il cippo funerario di Tilla Eutychia, unica sacerdotessa venafrana conosciuta, consacrata ad uno dei due culti attestati in città, quello della Magna Mater e quello della Bona Dea. Altrettanto interesse suscita il volto gigantesco di una Gorgone, simbolo funerario per eccellenza. Posta al pian terreno del convento, ad attrarre l’attenzione del visitatore è la bellissima statua di Venere di età antonina, copia di una delle più famose statue dell’antichità: la Venere Landolina e chiamata comunemente "Venere di Venafro". Anche il ritrovamento di questa statua fu frutto del caso: il proprietario di un podere nelle campagne del venafrano, durante dei lavori agricoli, si rese conto di aver impattato con una “pietra” di grandi dimensioni. Con molta probabilità il pezzo faceva parte di una fontana che ornava un ricco edificio residenziale. e di epoca Augustea, ove si riportano le normative atte a regolarne l'uso (editto di Augusto). Il Museo di Venafro conserva, inoltre, un importante documento epigrafico: il grande cippo o "Tavola Acquaria" dell'acquedotto Romano testimoniante l’editto di Augusto. L’Editto venne redatto tra il 17 e l’11 a.C., nello stesso periodo in cui fu costruito l’acquedotto che dalle sorgenti del Volturno, in un percorso di oltre trenta chilometri, alimentava la città. Un’opera pubblica di notevoli dimensioni, le cui regole sulle modalità di costruzione erano stabilite da questo documento epigrafico. Altresì, l’Editto regolava l’uso dell’opera, le modalità di distribuzione dell’acqua, nonché i magistrati competenti in caso di controversie. Negli stessi locali in cui è esposta la lapide si trovano numerosi cippi che, posti al lato della conduttura, riportavano la prescrizione di lasciare libero il passaggio. Di epoca più recente, è l’altare in alabastro - originariamente posizionato nella cappella della Chiesa dell’Annunziata - che si trova in una delle sale al secondo piano. Si tratta di un pezzo di grande pregio, essendo uno dei rari esempi in Italia di polittico di produzione inglese ancora integro.

[modifica] Biblioteca comunale "De Bellis-Pilla"

In città sono presenti diverse associazioni culturali. Un luogo dove recarsi per immergersi nella cultura è sicuramente la Biblioteca Comunale sita in via Milano, dove è presente una vasta raccolta di libri, molti dei quali anche antichi. La prima raccolta di libri risale al 1700 per opera del primicerio della cattedrale Antonio De Bellis, il quale depositò presso il convento del Carmine circa 1400 libri e opuscoli. Alla sua morte la consistenza libraria era più che raddoppiata. La biblioteca fu quindi trasferita nei locali attuali, di proprietà del fondatore. Con il trascorrere dei secoli la biblioteca si è arricchita ulteriormente di preziosi ed importanti volumi riguardanti la storia e i costumi non solo di Venafro ma anche dell'Italia intera.

[modifica] Scuole

Sono presenti diversi istituti scolastici: l'ISISS "Antonio Giordano", con circa 850 studenti, che comprende il liceo Classico, il liceo Scientifico e l'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri "E. De Nicola". È presente la scuola media "Leopoldo Pilla" con la scuola materna, l'istituto Comprensivo "Don Giulio Testa" che ospita le elementari e le medie del II circolo, e il I circolo didattico che ospita la scuola materna e le elementari. Infine ci sono le scuole materna ed elementare di Ceppagna.

[modifica] Media

La città di Venafro è stata nel 1957 palcoscenico per il film di Totò e Fernandel, La legge è legge, nella quale Venafro è "travestita" dall'immaginario paese italo-francese di Assola.

Nel 1996 il centro storico della città è stato teatro del film I magi randagi del regista Sergio Citti che ripropose in questa pellicola un vecchio progetto pasoliniano, caratterizzato da una comicità beffarda e surreale. Facevano parte del cast: Silvio Orlando, Gastone Moschin e Patrick Bauchau. Dall'Aprile del 1999 ha spostato la sua sede centrale l'Emittente più "antica" della regione, Tvi Molise, titolare di frequenze radiotelevisive dal 1978, allora con il nome di "teleisernia".

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  • Quotidiano del Molise
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  • Radio Luna Network
  • Radio Orizzonte
  • www.venafrano.com
  • www.comune.venafro.is.it
  • www.altromolise.it
  • www.molise24.it

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[modifica] Cucina

Venafro è l'unico centro molisano a potersi fregiare del marchio "Mozzarella di Bufala Campana D.o.p.", lo stesso per quanto riguarda la "Ricotta di Bufala Campana D.o.p.". Ciò deriva dal fatto che in zona sono presenti diversi produttori di questo prodotto caseario dal momento che la città fino all'unita d'Italia apparteneva alla "Terra di Lavoro" e quindi presenta conserva tradizioni anche gastronomiche campane. Altri prodotto tipico è il rinomato olio extravergine d'oliva, già famoso nell'antica Roma, denominato "Aurina". La produzione avviene nelle immense distese di olivi che coprono le colline del territorio e parte della piana. Famose sono le verdure prodotte negli orti di Venafro, il pane e i taralli all'olio di oliva. Altre bontà gastronomiche sono la polenta coi "caurigl" (ovvero piccoli cavoli), una polenta verde a base di verdura e olio. I "sciusc" sono simili per forma alle ciambelle, ma vengono preparati con farina e acqua bollita con rami di rosmarino e cannella; sono un prodotto tipico natalizio così come la "zuppa alla santè", un piatto tipico che viene preparato con il brodo di gallina (la cui carne viene spezzettata), polpettine di vitello, scarola e uovo sodo tritato. Altri prodotti di Natale sono i "c'ciariegl". Nel periodo di Pasqua sono invece obbligatori sulle tavole dei venafrani la pastiera, i "canesciun" (letteralmente: qua nessuno), questi ultimi sono realizzati con pasta frolla ripiena di biete, olive e acciughe e la frittata di Pasqua realizzata con un minimo di 33 uova (ovvero gli anni di Cristo). A Carnevale si preparano "le nocch", ovvero le chiacchiere napoletane.

[modifica] Personalità legate Venafro

[modifica] Eventi

In città sono molto sentite le tradizioni sia religiose che profane. Tra tutte però spicca la festa dei santi patroni molto sentita sia dai venafrani che dai cittadini dei paesi limitrofi.

[modifica] Festa patronale dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria

Il nuovo Busto di San Nicandro (l'originale storico venne trafugato qualche anno fa) custodito nella chiesa dell'Annunziata insieme alla Testa aurea reliquiario e l'urna contenente i resti di Santa Daria.
[modifica] Fede e devozione, cenni sul martirio e sui festeggiamenti

I patroni della città sono i santi martiri Nicandro, Marciano e Daria, (Daria consorte di Nicandro) che sono anche patroni della diocesi di Isernia-Venafro, la cui festa ricorre il 17 giugno. Nicandro e Marciano, che secondo la tradizione popolare erano fratelli, furono martirizzati presso Venafro per non aver rinnegato la loro fede. Insieme a loro, ma qualche giorno dopo, fu martirizzata anche Daria, moglie di Nicandro. I venafrani, ormai diventati una comunità cristiana, decisero di omaggiare i tre martiri con la costruzione della basilica e con solenni e fastosi festeggiamenti ogni anno. La festa ebbe origine in occasione di un terremoto che colpì la città nel 1688, che tuttavia non avrebbe provocato, né gravi danni, né vittime: la popolazione avrebbe tributato uno spontaneo ringraziamento ai propri patroni per lo scampato pericolo in occasione della festa, pochi giorni dopo. Si decise di celebrare ogni anno una festa di ringraziamento la prima domenica di giugno, oggi anticipata al 17 maggio. Venne inoltre realizzato un busto di san Nicandro in argento, in seguito rubato e sostituito da una copia identica, che viene portato in processione nel corso della festa. Nel 1933 sotto l'altare maggiore della chiesa di San Nicandro si rinvenne la tomba con i resti del santo, da cui si origina la "santa manna" a scadenze fisse, per cui la cripta della chiesa è divenuta meta di pellegrinaggio.

Attualmente le festività hanno inizio il 17 maggio (Sant N'candriegl) , quando si apre il mese dedicato ai santi, con una processione di andata e ritorno dalla chiesa dell'Annunziata al convento di San Nicandro. La festa vera e propria, una delle maggiori feste della regione, viene invece celebrata dal 16 al 18 giugno con spettacoli e processioni e attira ogni anno decine di migliaia di fedeli e turisti anche di fuori regione. Dal 18 maggio per un mese,inoltre, presso il convento dei cappuccini intitolato a San Nicandro, ogni mattina dalle ore 6.00 si celebra la Santa Messa preceduta dalla recita del S. Rosario.

[modifica] La processione e i vespri

Il 16 giugno si tiene la processione verso sera, alle 19 e 30, col busto argenteo e la testa d'oro di San Nicandro e l'urna contenente le ossa di Santa Daria, dalla chiesa dell'Annunziata alla chiesa del santo, seguita dai solenni vespri presieduti dal vescovo e il clero. Le sacre e venerate icone rimangono presso la basilica per tutti i festeggiamenti. La sera del 16 c'è un concerto bandistico in piazza Mercato.

[modifica] Il pontificale

Il 17 giugno, giorno in cui si ricorda il martirio dei tre santi, si celebrano numerose messe, la più importante è la messa pontificale, a cui partecipano il vescovo e le autorità civili e religiose. Durante questo rito il sindaco consegna nelle mani di San Nicandro le chiavi della città, simboleggiando la protezione del popolo ai santi patroni. In serata c'è l'esibizione in piazza di un cantante di fama nazionale.

[modifica] La processione del 18 giugno e l'inno popolare

La festa culmina con l'imponente processione del 18 giugno, seguita da migliaia di persone, con la quale le statue dei tre santi vengono riportate dalla chiesa di San Nicandro a quella dell'Annunziata. Una processione della durata di oltre 4 ore e di grande impatto; il tutto ha inizio con l'asta (l'ammessa) attraverso la quale gruppi di cittadini si aggiudicano il diritto di portare in processione le statue; successivamente la processione all'imbrunire, intorno alle 20,00, si avvia verso il centro cittadino. Lo spettacolo è reso suggestivo dalle candele portate in processione che illuminano il corte religioso, ma anche dalle decorazioni di luci, colori, festoni, fuochi d'artificio che i vari rioni propongono lungo il percorso; nelle varie fermate si intona il caratteristico ed emozionante inno popolare ai patroni scritto sul finire dell'800 da Domenico Criscuolo ed eseguito dalla banda musicale, cantato dal popolo. Nel tratto della salita delle "Manganelle", per via della ripida salita, avviene la corsa delle statue accompagnata dalla marcia del Mosè. Solo a notte inoltrata, dopo la mezzanotte e dopo aver percorso le principali vie del centro storico, la processione giunge in piazza Castello, gremita di diverse migliaia di persone, dove si intona per altre due volte l'inno popolare, prima di far rientro nella bellissima chiesa della Ss. Annunziata.

[modifica] Eventi collaterali

In questi giorni di festa viene allestito un luna park su viale San Nicandro, si svolge una fiera nel giorno 17 molto grande lungo via Maiella e traverse. Le vie interessate dai festeggiamenti sono Corso Molise, Piazza Salvo D'Acquisto, Via Roma e Piazza Mercato oltre che viale San Nicandro.

[modifica] Curiosità

Fino a qualche decennio fa in questi giorni di festa si svolgeva una caratteristica corsa dei "ciucci" (ovvero i muli) e il "palio della cuccagna" all'interno dell'anfiteatro romano. Presso la piazza dell'Annunziata invece si svolgeva l'opera di San Nicandro, che raccontava la storia del martirio dei tre santi. Un tempo nei tre giorni di festa si svolgevano ben tre processioni: il 16 c'era la cosiddetta processione dei "signori", a cui partecipavano su invito solo i nobili del paese, ma oggi grazie ai cambiamenti sociali ed economici tale processione viene seguita da ogni ceto; il 17 c'era la processione del clero a cui partecipava tutto il clero venafrano e diocesano portando dalla chiesa dell'Annunziata verso il convento la testa-reliquiario di San Nicandro; infine il 18 c'era e c'è tuttora la processione cosiddetta del popolo, alla quale partecipa tutto il popolo di Venafro e dei dintorni.

Da qualche tempo su iniziativa di un gruppo di cittadini si sta pensando alla realizzazione del busto in argento di San Marciano così come avvenuto più di tre secoli fa per quanto riguarda quello di San Nicandro, per imprimere maggiore devozione anche nei confronti di questo santo.

Il "percorso della processione" del 18: piazzale del convento (uscita delle statue e canto dell'inno), viale San Nicandro (sosta e canto dell'inno), corso Molise (sosta e canto dell'inno), piazza S. D'Acquisto, via Roma, piazza Mercato (sosta e canto dell'inno), via Plebiscito, corso Garibaldi, piazza Portanova (sosta e canto dell'inno), via Amico da Venafro, piazza Merola, via de Amicis, via Duomo, Concattedrale (ingresso in chiesa e canto dell'inno), via Duomo(2), via de Amicis(2), piazza Merola(2), via Cavour (sosta e canto dell'inno), chiesa di Cristo (ingresso in chiesa e canto dell'inno), via Della Valle, via Colle (sosta e canto dell'inno), piazza Castello (sosta e canto dell'inno), ritorno alla chiesa dell'Annunziata (canto dell'inno in chiesa).

[modifica] Altre feste

Uno dei tradizionali falò di San Giuseppe
  • Falò di San Giuseppe Artigiano

Il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, nei vari rioni del centro storico ma anche in altre piazze si accendono nella sera vari falò, i favor' come sono detti a Venafro. Sono presenti stand gastronomici con i prodotti tipici di Venafro e buona musica.

  • Processione del venerdì Santo

Il venerdì Santo nella sera si tiene la processione del Cristo Morto e della Madonna Addolorata, alla quale partecipano più di un migliaio di fedeli ed è accompagnata dalla banda musicale che esegue marcie funebri. Il corteo religioso muove alle 18,00 dalla cappella dell'ospedale, in cui storicamente sono accolti i simulacri, per farvi rientro all'incirca alle 20,00 dopo aver attraversato le vie del centro storico.

  • Pasquetta venafrana

Il giorno dopo il lunedì in Albis si tiene la Pasquetta venafrana, o meglio, i "cummit", alle pendici del monte S. Croce nella zona detta "Campaglione". Questa usanza è nata dall'esigenza di partecipare il giorno di Pasquetta al solenne pontificale nella Cattedrale dove il vescovo benedice la città, le frazioni e le campagne.

  • Festa della Croce

Il 1 maggio si celebra la festa della Croce, sulla cima del monte, con messa e pranzo all'aperto.

  • Processione di Sant' N'candriegl'

Il 17 maggio si svolge la processione di San Nicandro alle ore 18,30 dalla chiesa dell'Annunziata alla basilica dei Ss. Martiri con celebrazione della messa e ritorno presso la chiesa barocca. Questo evento si tiene come ringraziamento ai santi patroni per lo scampato pericolo ad un terremoto di inizio '900. Si apre il mese di san Nicandro con sante messe al mattino alle 6,00 e la sera alle 19,00 fino al 17 giugno.

  • Festa della Madonna delle Rose

La domenica di Pentecoste si celebra la Madonna delle Rose, festa di quartiere, presso la chiesetta omonima sita nel quartiere "Starza", con una processione serale e intrattenimenti musicali in piazza.

  • Processione del Corpus Domini

Nella domenica del Corpus Domini si svolge la tradizionale processione per le vie del centro.

  • Processione di Sant'Antonio da Padova

Il 13 giugno si svolge la processione di sant'Antonio di Padova per il centro storico a partire dalla chiesa della SS. Annunziata e nella frazione di Ceppagna a partire dalla chiesa del SS. Rosario.

  • Festa della Madonna delle Grazie

Il e il 2 luglio presso la chiesetta della zona "Colle" si festeggia la Madonna delle Grazie, festa di quartiere con processione per i vicoli del "colle".

  • Festa della Madonna del Carmelo

Il 15 e il 16 luglio si festeggia la Madonna del Carmelo, molto venerata dai venafrani. Il 15 si svolgono concerti bandistici presso Villa Maria al mattino e in piazza Duomo in serata, i caratteristici e particolari fuochi pirotecnici nel laghetto e sull'antistante palazzina Liberty e le sante messe con la benedizione degli "scapolari". Il 16 invece oltre ai concerti bandistici c'è l'esibizione di gruppi famosi anni '60, '70, '80, la fiera del "Carmine" nel mattino e la solenne processione serale delle 20,00 che coinvolge migliaia di fedeli. Dal punto di vista religioso è da ricordare la novena presso la chiesa sita vicino alla concattedrale a partire dal 6 luglio.

  • Processione di San Nicandro del 26 luglio

Il 26 luglio di ogni anno i venafrani rendono onore al santo patrono per ringraziarlo della protezione offertagli nello stesso giorno del 1805, quando un terribile terremoto colpì l'Italia centro-meridionale, ma la città non ebbe gravi danni ne morti. Si tiene dunque una processione in serata dalla chiesa dell'Annunziata alla chiesa Cattedrale per la messa di ringraziamento. Alle 22,00, orario del terremoto, da oltre 200 anni suonano le campane dell'Annunziata e della Cattedrale per ricordare il terribile evento.

  • Festa della Madonna degli Angeli

Il primo e il 2 agosto nella frazione di Vallecupa si festeggia la Madonna degli Angeli.

  • Festa di San Pio da Pietrelcina

Il 23 settembre si festeggia san Pio da Pietrelcina presso il convento di San Nicandro con una processione e intrattenimenti musicali in piazza.

  • Festa della Madonna del Rosario

La prima domenica di ottobre si festeggia la Madonna del Rosario nella frazione di Ceppagna con processione e spettacoli vari.

  • Festa dei Santi Martino e Nicola

L'11 novembre si festeggiano i santi Martino e Nicola presso l'omonima chiesa, festa di quartiere.

  • Festa dell'Immacolata Concezione

L'8 dicembre c'è la festa della Immacolata Concezione con la fiera nel mattino e la deposizione di una corona di fiori alla Madonna posta sulla sommità del campanile della chiesa di San Nicandro, dopo la messa in suo onore. In tutte le parrocchie della città si celebra la novena, ma particolarmente sentita è quella celebrata nella chiesa di San Francesco (chiesa San Giovanni in Platea o dell'Immacolata)

[modifica] Fiere e mercati

  • Il 6 gennaio si svolge la fiera dell'Epifania: via Caserta, piazza Mercato, via Roma, via Sant'Andrea e traverse.
  • Il 17 giugno si svolge la fiera di San Nicandro: via Maiella, via Sant'Andrea e traverse.
  • Il 16 luglio si svolge la fiera della Madonna del Carmelo: piazza Porta Nova, corso Lucenteforte, via Licinio, via Ospedale, via dei Carmelitani.
  • L'8 dicembre si svolge la fiera più grande, quella della Concetta: via Maiella, via Sant'Andrea e traverse, via Roma, piazza Mercato, via Caserta.
  • Il mercato si svolge ogni mercoledì e sabato della settimana: via Roma, piazza Mercato, via Caserta e via Sant'Andrea con le sue interne traverse.

[modifica] Geografia antropica

[modifica] Urbanistica

Venafro nel corso del tempo ha subito sostanziali modifiche nel suo assetto urbanistico: il centro storico è adagiato alle pendici del monte Santa Croce racchiuso nelle antiche mura medievali. Dagli anni sessanta, in seguito ad un costante e moderato incremento demografico, c'è stato lo sviluppo di nuove zone urbane. In particolar modo negli ultimi anni si stanno urbanizzando le zone tra Venafro e Pozzilli e lungo il Rava.

[modifica] Centro storico

Il centro storico è stato costruito sulla preesistente struttura urbana romana. Ai piani superiori degli edifici si trovano le abitazioni, mentre i locali del piano inferiore sono adibiti a botteghe, come è visibile soprattutto nella via per dentro (via Plebiscito). In particolare è possibile identificare il nucleo longobardo nell'area nei pressi del Castello e l'area medioevale e rinascimentale che ricalca le antiche strade romane.

Lungo il perimetro del centro storico è possibile individuare il tracciato murario e le varie porte di accesso alla città. Al di fuori delle mura si ritrovano le sorgenti dalle quali attingere l'acqua.

[modifica] Quartieri

Venafro può essere divisa nelle seguenti zone:

Quartiere Siti d'interesse
Centro Storico Concattedrale di Santa Maria Assunta, chiesa del Carmine, chiesa della SS. Annunziata, chiesa di Sant'Agostino, chiesa di Cristo, chiesa di San Francesco, chiesa di San Sebastiano, chiesa di Santa Chiara, chiesa del Purgatorio, chiesa di San Paolo, chiesa detta di Sant'Antuono, chiesetta della Madonna delle Grazie, chiesa di Sant'Angelo; castello Pandone, torre Caracciolo, palazzo Cimorelli, palazzo Armieri, palazzo Macchia-Nola, palazzo Del Prete, palazzo Colicchi, palazzo De Lellis, palazzo Del Vecchio, palazzo Mancini, palazzo Fiondella; museo archeologico nazionale "Santa Chiara"; area archeologica di sant'Aniello (teatro, odeon, terme); monumento ai caduti; municipio; istituto riabilitativo C.A.R.S.I.C.; liceo classico "A. Giordano"; biblioteca comunale; uffici Inps, Inpdap, Centro per l'impiego.
Centro Poste centrali, stazione ferroviaria, scuola elementare statale in via Colonia Giulia, palazzina Liberty, villa Maria, Sorgenti del San Bartolomeo, Corpo Forestale dello Stato, sede ARSIAM, Comunità montana del Volturno, CAF Coldiretti.
Maiella-V.le San Nicandro Chiesa e convento di San Nicandro, Cimitero militare francese, I.S.I.S.S. "A. Giordano", scuola media statale "L. Pilla", cittadella militare di Venafro (Guardia di Finanza, Carabinieri), Giudice di Pace, Pretura, Polizia Municipale.
Starza Ospedale civile SS. Rosario, distretto sanitario di Venafro, chiesa di San Luigi Orione, cappella della Madonna delle Rose, stadio comunale "Marchese Del Prete", palazzetto dello Sport, sede del Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro.
Via Campania-Strepparo Area prettamente residenziale, area IACP.
Maria Pia-Rava Chiesa dei Santi Martino e Nicola, area prettamente residenziale, Istituto Comprensivo "Don G. Testa", I° Circolo Didattico.
La Madonnella Centro commerciale, area industriale, pista ciclabile.

[modifica] Frazioni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ceppagna.
  • Ceppagna, con circa 600 abitanti, situata a quasi 300 m s.l.m. a 4 km dal capoluogo comunale, è la più grande delle frazioni di Venafro. Il paese si sviluppa lungo la Casilina ed è sede di un uffcio postale, di diversi bar e attività commerciali. La piccola chiesa situata nel cuore del borgo antico è intitolata alla Madonna del Rosario, patrona del paese.
  • Vallecupa conta circa 150 abitanti e si trova, come si evince dal nome, in una piccola valle, a circa 300 metri sul mare, ai confini con la Campania alle pendici del monte Cesima. Fino a circa trenta anni fa era frazione del vicino comune di Sesto Campano. Dista da Venafro circa 6 km. È presente la piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, patrona del paese.
  • Le Noci conta circa 50 abitanti e si trova alle pendici del monte Sambucaro (1205 m), a circa 400 m s.l.m. Gode di un clima più fresco rispetto al capoluogo comunale (dal quale dista circa 4,5 km) grazie ad un costante vento. Si tratta di un borgo abitato prevalentemente da anziani dediti alla pastorizia.

[modifica] Economia

Gli ulivi di Venafro

L'agricoltura viene praticata tradizionalmente a livello familiare. In particolare è tuttora attiva la storica produzione di olio d'oliva: Venafro ha ottenuto lo status di "Città dell'olio", e vanta una specie autoctona di ulivo, l'Aurino)

Nella piana, a pochi chilometri da Venafro sorge il nucleo industriale di Venafro-Pozzilli con industrie metalmeccaniche, manifatturiere, edili, di detersivi, aziende agricole e alimentari.

Fiorente il commercio, grazie alla sua posizione strategica, posta all'incrocio di due strade statali. Sono presenti il centro commerciale La Madonnella e ingrossi commerciali. Poco sviluppato il turismo nonostante il grandioso patrimonio artistico, architettonico, storico e culturale di Venafro tra i più importanti del Molise e delle zone limitrofe.

[modifica] Infrastrutture e trasporti

Sul territorio venafrano sono presenti numerosi collegamenti stradali e ferroviari proprio grazie alla sua posizione geografica, essendo posta proprio all'estremità sud-occidentale della regione.

[modifica] Strade

La città è attraversata dalla Strada statale 85 Venafrana, che collega lo svincolo autostradale di Caianello e la Campania con il Molise; la diramazione della Strada Statale Casilina "6 Bis" che collega il Molise con il Lazio e lo svincolo autostradale di San Vittore del Lazio. Recente (2008) è l'apertura della Variante esterna che consente un più rapido collegamento con la Campania per chi proviene da Isernia e viceversa. Ciò ha portato ad uno snellimento del traffico soprattutto sul tratto di via Campania dove ormai è presente quasi esclusivamente il traffico locale, al contrario sul tratto di via Colonia Giulia è ancora presente un traffico congestionato.

[modifica] Ferrovie

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stazione di Venafro.

Il comune è attraversato dalla ferrovia Vairano-Isernia ed è snodo fondamentale della regione per chi vuole dirigersi verso Roma (via Cassino, dopo l'apertura nel 2001 della nuova tratta che riduce di tre quarti d'ora il viaggio verso la capitale) o verso Napoli (via Vairano).

[modifica] Collegamenti

In automobile:

  • da Roma: uscita autostradale A1 San Vittore e proseguire sulla SS6 Casilina direzione Venafro
  • da Napoli: uscita autostradale A1 Caianello e proseguire sulla SS85 Venafrana direzione Venafro
  • da Pescara: uscita autostradale A25 Pratola Peligna/Sulmona e proseguire sulla SS17 direzione Molise-Campania

In treno:

  • da Roma: tratta ferroviaria Roma-Campobasso fermata stazione di Venafro
  • da Napoli: tratta ferroviaria Napoli-Campobasso o Napoli-Sulmona fermata stazione di Venafro

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Nicandro Cotugno (Lista civica Venafro Sarà) dal 15/04/2008 (1º mandato)

[modifica] Gemellaggi

Venafro è gemellata con:

[modifica] Sport

[modifica] Calcio

Lo sport principale della città è il calcio. La principale squadra di calcio della città è l' U.S. Venafro che milita nell'Eccellenza.

La società fu fondata nel 1966 ed ha sempre militato nei campionati campano-molisani poiché prima categoria e promozione erano campionati misti a causa della mancanza del comitato della FIGC molisana. Con l'istituzione della FIGC Molise (1992), la squadra ha sempre preso parte al campionato di eccellenza molisana con ottimi risultati finendo spesso al 3º posto.

Nella stagione 1998-1999 finì seconda e partecipò agli spareggi per l'accesso in Serie D contro la formazione pugliese del Manfredonia, perdendoli.

Nell'annata 2003-2004 finalmente dopo innumerevoli piazzamenti al 3º posto, la formazione bianconera riesce ad approdare in Serie D dove ha militato sino alla stagione 2008-2009 quando retrocede nell'eccellenza molisana.

Nella stagione 2009-2010 milita di nuovo in Eccellenza e ottiene la promozione nel campionato di Serie D.

Stagione 2010-11 viene inserito nel girone F della Serie D (girone a 20 squadre) con formazioni molisane, abruzzesi, marchigiane e romagnole, dove ottiene la salvezza diretta.

Stagione 2011-2012, dopo un'estate segnata dalla lunghissima trattativa che avrebbe dovuto portare il passaggio di proprietà da Patriciello a favore di un gruppo di imprenditori venafrani e poi saltata all'ultimo, per non ancora specificati motivi, Patriciello decide di iscrivere la squadra all'Eccellenza regionale, vanificando di fatto la salvezza del campionato passato.

Presidenti storici dell'Unione Sportiva Venafro 1966:

  • Umberto Cappellari;
  • Aniello Patriciello;
  • Mauro Cappellari;
  • Giuseppe Riccitiello;
  • Nicandro Patriciello.

[modifica] Basket

Fondata nel 1977, la società del Basket Venafro si è sempre distinta per l'ottimo lavoro svolto a servizio della comunità, evidenziando inoltre che per tanti anni questa società non ha avuto un posto al coperto dove poter svolgere le proprie gare. Ha militato dapprima nei campionati regionali, poi nella serie C2 abruzzese-molisana e dalla stagione 2009-2010, con l'acquisto del titolo dell'Atri (Te), partecipa al campionato di C1-dilettanti con formazioni abruzzesi, laziali, marchigiane, pugliesi e per l'appunto molisane.[5]

[modifica] Pallavolo

Il Venafro Volley nasce nel novembre del 2007 per partecipare al campionato di prima divisione maschile molisano. Dopo due campionati di prima divisione (2007/2008, 2008/2009) la squadra passa in serie C (2009/2010). Dal 2008 le attività vengono svolte nella palestra dell’I.S.I.S.S. “A. Giordano” di Venafro. Dal 2008 si comincia a dedicare a pieno ritmo ai più piccoli, avviando corsi di minivolley e di volley under 18, tenuti da persone qualificate (istruttori FIPAV laureati in scienze motorie) e partecipa al campionato under 14 femminile del 2009, raggiungendo il terzo posto. Con le scuole del territorio stipula convenzioni, organizza giochi scolastici, cura campus estivi. Con la Provincia di Isernia organizza corsi estivi di pallavolo a Venafro, Montaquila, Roccaravindola, Rocchetta al Volturno e Castel San Vincenzo. Con l’amministrazione di quest’ultimo paese organizza la prima giornata della Gioventù 2009, presso il camping del lago di Castel San Vincenzo. A Venafro organizza il torneo 3vs3 estivo, arrivato nel 2010 alla XXIII edizione, con 107 iscritti e 28 squadre e una grande partecipazione di pubblico. Al terzo anno raddoppia quasi gli iscritti, diventando forse una delle società più grandi della provincia, e partecipa a 6 campionati. Nell’anno in corso (2010/2011) conferma i suoi numeri e aumenta i campionati a cui partecipa, pur tornando con la squadra maschile in prima divisione, aggiungendo anche l’under 18 femminile e inserendo in organico due nuovi allenatori e aprendo nuovi corsi di pallavolo nella vicina Capriati a Volturno.[6]

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2011.
  2. ^ erg7118.casaccia.enea.it/profili/tabelle/489%20%5BVenafro%5D%20Venafro.Txt Tabella climatica
  3. ^ fonte: sito web comune di Venafro
  4. ^ a b fonte: guida della città di Venafro edita dal comune
  5. ^ www.basketvenafro.com
  6. ^ www.venafrovolley.com

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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