Vegetarianismo e religione

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La scelta di seguire il vegetarianismo, ossia quella forma di alimentazione che si astiene dal consumo di alcuni o di tutti gli alimenti di origine animale, può anche derivare da scelte filosofico-religiose per chi ha abbracciato una religione in cui si prescrive il divieto del consumo di carne e di prodotti animali, o per chi segue particolari percorsi spirituali o di ricerca interiore.

Alcune religioni suggeriscono, o implicano, la rinuncia parziale o totale alla carne, motivandola o con questioni di salute (spirituale, mentale e/o corporea), o attraverso una generale etica del rispetto verso le varie forme di vita. Seguendo altre filosofie o religioni meno ortodosse, alla base del vegetarianismo può esserci una filosofia biocentrica, che ricerca l'armonia ed il rispetto di tutte le altre forme di vita.

L'attribuzione dell'etichetta di vegetariano è in alcuni di questi casi più metaforica che fattuale.

Indice

[modifica] Induismo

L'Induismo, la religione più antica al mondo, è noto (almeno nella sua forma ortodossa) per il rigoroso rifiuto di qualunque tipo di carne; è invece consentito il consumo di latticini e, in alcuni casi, anche di uova. In aggiunta alla simbolica sacralità di alcuni animali (considerate incarnazioni dei Deva, come ad esempio la mucca), la cui uccisione sarebbe considerata un vero e proprio assassinio, gli induisti motivano questa scelta principalmente con ragioni spirituali: secondo questa filosofia, la paura e l'aggressività provate dall'animale prima e durante l'uccisione si imprimono profondamente nelle sue carni, portando chi ne consuma a sviluppare tratti animaleschi, in conseguenza alla legge del karma. Ciò non è considerato dharmico poiché, stando ai Veda, l'uomo è chiamato a trascendere la propria natura animalesca in favore dell'espansione della propria coscienza, con lo scopo di raggiungere la Liberazione.

In alcune città dell'India come ad esempio Rishikesh è vietato il consumo di carne, pesce e uova e non è possibile trovare questi "prodotti" in vendita in negozi o ristoranti[1].

Numerosi maestri spirituali contemporanei di origine indiana, tra i quali il Mahatma Gandhi, Paramahamsa Yogananda, Sathya Sai Baba, A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, Kirpal Singh e molti altri, sono sempre stati forti sostenitori di questa tradizione vegetariana.

[modifica] Giainismo

Predicando un'assoluta non-violenza (ahimsa), il giainismo prevede una forma estrema di vegetarianismo: la dieta del fedele esclude anche molti vegetali e persino l'acqua viene filtrata al fine di non ingerire involontariamente piccoli organismi.

[modifica] Buddhismo

Come su altri argomenti di natura etica è impossibile riportare una posizione unica del Buddhismo sul tema del vegetarianismo. Non esiste uniformità di posizioni del Buddhismo su questo argomento. Il motivo di ciò è da ricercarsi nel fatto che l'insegnamento delle scuole buddhiste non è di tipo normativo ma teso a far realizzare al praticante buddhista alcune esperienze vive che poi gli possono far scegliere, a seconda delle circostanze, dei precisi comportamenti. Non importa molto quello che si fa, piuttosto il perché lo si fa e come lo si fa. Va da sé che il rispetto per tutti gli esseri senzienti è proclamato in tutte le scuole buddhiste e vi sono molteplici esempi di maestri buddhisti che insegnavano la difesa della vita. Tutt'oggi in tutti i monasteri, templi e aree sacre erette per il Dharma è fatto divieto di uccidere esseri senzienti o di conservare armi. La regola alimentare monastica è generalmente vegetariana. Ciononostante il vegetarianismo non è propugnato come dottrina.

[modifica] Ebraismo

L'Ebraismo scoraggia le pratiche ascetiche in generale, ed incoraggia a gustare la bontà di questo mondo in modo corretto. Per quanto riguarda gli alimenti, questo insegnamento può essere riassunto dalla dichiarazione talmudica: "L'uomo dovrà rendere conto di tutto ciò che vedeva, ma non mangiare" (ciò si riferisce agli alimenti ammissibili o kosher soltanto, non per specie animali proibite come ad esempio il maiale). D'altra parte, il Talmud scoraggia l'indulgenza e afferma che è preferibile che la propria dieta sia composta per lo più da prodotti non a base di carne. Per i vegetariani ebrei che desiderano rimanere coerenti con questo insegnamento, il vegetarianismo non è una forma di auto-privazione, perché il vegetariano non desidera mangiare carne e crede che sia sano non mangiare carne.

Molti passaggi dell'Antico Testamento incoraggiano a mangiare la carne degli animali, quali 09:03 Genesi che recita: "Ogni cosa in movimento che vive deve essere a base di carne per te". Ma in Genesi 1:29 è scritto: "E Dio disse: Ecco, io vi do ogni erba che producono seme che è sulla faccia di tutta la terra, ed ogni albero che ha semi-producendo frutta per te deve essere per il cibo." Secondo alcuni classici commentatori della Bibbia ebraica, ciò significa che il piano originale di Dio per l'umanità era di essere vegetariana, e che Dio solo più tardi ha dato il permesso all'uomo di mangiare carne, a causa della debole natura dell'uomo. Come le immagini ideali della Torah veicolano un messaggio vegetariano, è naturale vedere allo stesso modo le leggi della kasherut come concepite per allontanarci dal mangiare carne attraverso l'ideale vegetariano. I riti della kasherut ci ricordano la gravità di quello che facciamo ogni volta che uccidiamo un essere vivente.

Altri commentatori sostengono che le persone possono mangiare animali, perché Dio diede ad Adamo ed Eva dominio su di loro. In generale, l'ebraismo non ha promosso il vegetarianismo. È importante anche considerare l'importanza del sacrificio pasquale dell'agnello nella simbologia biblica: questo fatto ha comunque origine storica in quanto prescrizione originatasi in un periodo in cui gli Ebrei erano probabilmente in prevalenza pastori nomadi. Tuttavia, alcuni prominenti rabbini hanno promosso lo stile di vita vegetariano; tra di essi: David Cohen (noto come "Ha-Nazir") e il rabbino capo d'Israele Shlomo Goren. Inoltre, il rabbino Isaac Herzog ha-Levi ha affermato:

« Gli ebrei si sposteranno sempre di più verso il vegetarismo dal loro approfondimento e dalla propria conoscenza di ciò che sono i loro comandamenti e la loro tradizione ... Una galassia intera rabbinica centrale e leader spirituale ... è stata l'affermazione del vegetarismo come il senso ultimo della morale ebraica»
« L'uomo ideale non dovrebbe mangiare carne, per mangiare la carne una vita deve essere presa, un animale deve essere messo a morte. »

Per Rabbi Milgrom riguarda il comandamento contro il sangue come una legge che permette all'uomo di indulgere "nella sua brama di carne e non essere brutalizzati nel processo."

Alcune autorità ortodosse hanno stabilito che è vietato per un individuo diventare vegetariano se lo fa perché crede nei diritti degli animali[senza fonte]; tuttavia, esse hanno stabilito che il vegetarianismo è consentito per ragioni pragmatiche (se la carne kosher è costosa o difficile da trovare nella loro area), problemi di salute, o per ragioni di gusto personale (se qualcuno trova sgradevole la carne). Alcuni credono che l'Halakhah incoraggi il consumo di carne al sabato, cosicché alcuni ebrei ortodossi, che sono altrimenti vegetariani, dovranno comunque consumare carne di questi pasti.

Ci sono vari argomenti dall'ebraismo utilizzati dai vegetariani ebrei. Per i vegetariani ebrei ci sono tre componenti principali che dimostrano il vegetarianismo essere un etico mitzvah: zar Haim baalei, nefesh pikuah e tashchit bal. Tsaar Baalei Haim è l'ingiunzione di non causare 'il dolore per le creature viventi'. Pikkuah Nefesh non è solo il rispetto per la vita umana che è in pericolo immediato. Bal Tashchit è la legge che vieta i rifiuti. Un altro argomento è che, dal momento che ad Adamo ed Eva non è stato permesso di mangiare carne e che, secondo alcuni pareri, nell'era messianica, il mondo intero sarà vegetariano, non mangiare carne è qualcosa che porta il mondo più vicino a quello ideale. Nel suo libretto che riassume molti degli insegnamenti di Rav Kook, uno scrittore sudafricano ebreo vegetariano del ventesimo secolo, conclude che gli ebrei vegetariani religiosi etici sono pionieri dell'era messianica e conducono una vita che rende la venuta del Messia più probabile. La tradizione ebraica afferma che un modo per accelerare la venuta del Messia è quello di iniziare a praticare le vie che prevarranno nell'era messianica. La seconda è che le leggi della shechità sono volte a prevenire la sofferenza degli animali e oggi, con l'allevamento industriale e ad alta velocità (macellazione meccanizzata), i macelli kosher sono approvati da alcune autorità ma ciò non basta a soddisfare i requisiti per rendere la carne kosher. La terza è che in epoca talmudica, la carne era considerato essenziale per la propria alimentazione.

I sacrifici sono stati usati come una scusa per mangiare la carne, e poi ciò è stato denunciato dalla Bibbia:

Osea 8:13

Essi offrono sacrifici per me, perché sono quelli che mangiano la carne, ma Hashem non accetta i loro sacrifici, perché Egli è consapevole del loro peccato e ricorda la loro malvagità.

Osea 6:06

Però desideravo misericordia, e non il sacrificio, e la conoscenza di Dio più degli olocausti.

Geremia 7:22-23

Per quando ho portato i vostri padri dall'Egitto e parlavo con loro, io non gli ho dato il comandamento di sacrifici, ma ho dato loro questo comando: Obbedite a me, e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo. Fate in tutti i modi che io vi comando, che può andare bene per voi.

Isaia 66:3

Ma chi sacrifica un toro è come uno che uccide un uomo, e chi offre un agnello, come colui che rompe il collo di un cane, e chi fa una offerta di grano è come uno che presenta sangue di maiale, e chi brucia incenso memoriale, come uno che adora un idolo. Hanno scelto il loro modo, e le loro anime la gioia nei suoi abomini;

In Israele, su una collina affacciata sul Mar di Galilea, a 15 km da Safed, c'è un villaggio (moshav) vegetariano chiamato Amirim. Il suo vegetarianismo si basa su principi di salute generale e sull'etica, e non tanto sulla religione ebraica quanto piuttosto sulla religione dei davidiani.

Molti ebrei, tuttavia, nel corso della storia, sono diventati vegetariani. A metà degli anni Sessanta, lo scrittore ebreo polacco naturalizzato statunitense Isaac Bashevis Singer (Premio Nobel per la letteratura) diventa un acceso sostenitore del vegetarianismo. Scriverà:

« Il vegetarianesimo è la mia religione, sono diventato un vegetariano stabile circa venticinque anni fa. Prima di allora provavo e riprovavo, ma erano episodi sporadici. Finalmente, a metà degli anni sessanta, ho preso la decisione. Da allora sono vegetariano. [...] Questa è la mia protesta contro la condotta del mondo. Essere vegetariani significa dissentire, dissentire contro il corso degli eventi attuali. Energia nucleare, carestie, crudeltà, dobbiamo prendere posizione contro queste cose. Il vegetarianesimo è la mia presa di posizione. E penso che sia una presa di posizione consistente.[2] »

Anche un altro Premio Nobel per la letteratura ebreo, lo scrittore israeliano Shmuel Yosef Agnon, è stato un convinto assertore del vegetarianismo.

Il grande scienziato ebreo che nel 1921 ricevette il Premio Nobel per la Fisica, Albert Einstein, si fece assertore del valore etico e salutistico del vegetarianismo, abbracciando egli stesso questo stile alimentare. Affermò: «Sono diventato vegetariano per ragioni etiche, oltre che salutistiche. Credo che il vegetarismo possa incidere in modo favorevole sul destino dell'umanità»[3].

Lo scrittore contemporaneo ebreo statunitense Jonathan Safran Foer ha scritto il saggio Se niente importa, in cui descrive l'impatto ambientale degli allevamenti intensivi, le sofferenze patite dagli animali da macello e la sua decisione, presa insieme alla moglie, di diventare vegetariani per rispetto dei diritti degli animali.

Anche l'attore teatrale, musicista e scrittore italiano Moni Ovadia è vegetariano, sia per ragioni dietetiche, sia per una scelta etica di compassione verso le sofferenze animali. La sua frase come monito: «Nei confronti degli animali tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno» E Moni Ovadia prende spunto dallo spirito degli scritti yiddish di Isaac Bashevis Singer, e specificamente da un passo del suo racconto L'uomo che scriveva lettere, in cui dice: «Si sono convinti che l'uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno».

[modifica] Cristianesimo

[modifica] Cattolicesimo

Il Cattolicesimo, in merito al vegetarianismo (e più in generale alla questione dei diritti degli animali), non si esprime in modo unitario, ma assume posizioni spesso disconcordanti tra loro.

San Girolamo (347420) difese strenuamente l'astinenza dalla carne dimostrandosi un vegetariano ante litteram:

« Fino al diluvio non si conosceva il piacere dei pasti a base di carne ma dopo questo evento ci è stata riempita la bocca di fibre e di secrezioni maleodoranti della carne degli animali [...]. Gesù Cristo, che venne quando fu compiuto il tempo, ha collegato la fine con l'inizio. Pertanto ora non ci è più consentito di mangiare la carne degli animali. »
(da Adversus Jovinanum, I, 30)

Un brano delle Omelie Clementine attribuito a San Pietro afferma:

« Mangiare carne è innaturale quanto la pagana adorazione dei demoni. Io vivo di pane e olive, ai quali aggiungo solo di rado qualche verdura. »
(dalle Omelie Clementine, XII, 6 rec. VII, 6 [4])

Taluni ordini religiosi, come i Certosini, seguono una dieta priva di carne.
I Frati minimi (fondati da San Francesco di Paola, chiamato «santo vegano») sono votati ad una perpetua vita quaresimale che contempla l'astinenza da tutti i "cibi di grasso", compreso il pesce (anche se la rinuncia a quest'ultimo è prescritta ufficialmente dalla regola come un sacrifico ulteriore per la Quaresima pre-pasquale).[5]

La linea più comune e più seguita è stata tuttavia quella di approvare il consumo di carne e alimenti di origine animale, giustificando ciò con il fatto che tali creature non avrebbero un'anima e la loro esistenza sarebbe pertanto subordinata a quella dell'uomo, ai suoi desideri e alla sua volontà.[6]

Secondo i canoni stabiliti al concilio di Braga contro l'eresia di Priscilliano, il vegetarianismo è considerato un'eresia:

« Se qualcuno, solo perché giudica immonde le carni che Dio ha dato all'uomo per nutrirsi, e non perché desideri mortificare il suo corpo, si astiene dal mangiarne… Anatema su di lui! »

Nel 1907, in un testo di morale cattolica, il gesuita Viktor Katherin scrisse:

« Il bruto non possiede diritti di sorta [...]. L'uomo non solo non ha verso i bruti dei doveri giuridici ma nemmeno doveri di altro genere [...]. Come dovremmo avere dei doveri verso creature che possiamo a nostro capriccio fare a pezzi, arrostire e mangiare? il motivo intrinseco è che l'animale non è persona ossia non è creatura ragionevole, sussistente per sé, ma semplice mezzo per il nostro fine.[7] »

È importante ricordare, però, quanto riportato sul libro della Genesi: Dio, dopo aver creato Adamo ed Eva, descrive loro in modo solenne e preciso in cosa consisterà il loro nutrimento, indicando di fatto una dieta basata su vegetali, senza menzionare che l'uomo si sarebbe dovuto nutrire di altri animali:

« Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. »   (Genesi 1,29)

Esistono anche posizioni interne al Cattolicesimo che si pongono a favore del vegetarianismo e del riconoscimento dei diritti agli animali.[8] Da ricordare è la Associazione Cattolici Vegetariani, costituita da consacrati e laici, che diffonde i principi non violenti in riferimento al prossimo visto in ogni creatura.

L'abate Condillac, nel Trattato degli animali (1755), negava, in opposizione a Cartesio, che la sensibilità degli animali fosse diversa da quella degli esseri umani.[9]

Il cardinale John Henry Newman (18011890) affermò: «La crudeltà verso gli animali equivale a non amare Dio».[10]

Si discute oggi se il comandamento "Non uccidere" debba essere esteso anche agli animali, poiché non è ancora chiara l'etimologia del termine ebraico antico, che taluni traducono col termine omicidio, mentre altri affermano sia in senso più generico e quindi riconducibile all'uccidere in generale. Convinto che il comandamento vada esteso agli animali è il sacerdote e teologo Luigi Lorenzetti,[11] sostenitore peraltro del valore etico del vegetarianismo.[12]

Ci sono inoltre, in ambito cattolico, delle tesi secondo cui Gesù stesso sarebbe stato vegetariano. Di questo parere era il sacerdote ed esegeta Mario Canciani (19282007), il quale affermava che tutti i fedeli dovrebbero diventare vegetariani, che anche gli animali hanno un'anima immortale (come sostenuto anche dai teologi Venceslao Pieralisi ed Eugen Drewermann) e che, come diceva San Francesco d'Assisi, essi sono i nostri «fratelli minori».[13]

Luise Rinser (19112002) ha scritto che, quando Gesù si infuriò al tempio di Gerusalemme, fu per lo sdegno di vedere animali sacrificati. Gesù «arrivato al tempio di Gerusalemme fu colto dall'ira, o meglio dall’orrore. Vide infatti le vittime sacrificali destinate alla macellazione secondo il rito ebraico: pugnalate alla gola e abbandonate a un lento dissanguamento. Jeshua gridò: "Voi fate della casa di preghiera una spelonca di assassini". Avrebbe potuto dire: ne fate un mattatoio; disse invece: spelonca di assassini. Non è abbastanza chiaro? Parla di assassinio. Assassinio di animali. Ne ha orrore. Lo condanna»[14].

[modifica] Protestantesimo

Nel XVIII secolo il quacchero Benjamin Lay, rifacendosi a Thomas Tryon, fu un deciso sostenitore del vegetarianismo.[15]

La Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno è particolarmente conosciuta per la sua enfasi su uno stile di vita naturale e vegetariano. John Harvey Kellogg (il fondatore della Kellogg Company) era convinto che la principale causa di tutte le malattie fosse la dieta a base di carne[16]. Fu lui a sostenere e diffondere negli Stati Uniti d'America degli anni venti l'idea della necessità di ritornare ad una dieta completamente naturale dal momento che i nostri più lontani antenati si cibavano esclusivamente di alimenti di origine vegetale. Il motivo per cui John Harvey Kellogg è universalmente ricordato è di essere stato l'inventore dei Corn flakes nel 1897, una ricetta vegetariana che nelle intenzioni dell'autore doveva fornire tutti i nutrienti necessari.
In tempi recenti, importante è la figura di Marianne Thieme, politica olandese, convinta vegetariana avventista, fondatrice e presidente del Partito per gli Animali (il primo partito politico nel mondo per i diritti degli animali) con cui nel 2006 è stata eletta come membro del Parlamento Olandese.

Anche gli Avventisti del Settimo Giorno del Movimento di Riforma promuovono uno stile di vita naturale e vegetariano, così come i protestanti davidiani che in Israele crearono Amirim, il primo moshav vegetariano in Galilea (su una collina affacciata sul Mar di Galilea a 15 km da Safed). I fondatori davidiani di Amirim sono stati tra i pionieri del vegetarianismo in Israele.

In ambito luterano, il teologo e pastore Albert Schweitzer (Premio Nobel per la pace) inseriva spesso delle riflessioni sul rispetto per gli animali nelle proprie prediche; ha scritto tra l'altro:

« Veramente morale non è che colui che soccorre ogni vita alla quale egli può portare aiuto e si astiene di far torto ad ogni creatura che ha vita. La vita in se stessa è sacrosanta. Io mi rendo ben conto che il costume di mangiar carne non è in accordo con i sentimenti più elevati.[17] »

La Chiesa del Regno di Dio, conosciuta anche come Assemblea filantropica degli amici dell'uomo, è un movimento religioso cristiano iscrivibile nei gruppi di ispirazione millenarista e restaurazionista, che propugna anch'esso uno stile di vita naturale e vegetariano.

[modifica] Islam

Ci sono diversi episodi che testimoniano la compassione di Maometto verso la condizione degli animali. Una volta preferì tagliarsi un lembo del mantello, piuttosto che svegliare il gatto che su di esso si era addormentato. Inoltre vietò di tirare al bersaglio contro gli uccelli. Cercò di far evolvere i costumi del suo popolo verso il vegetarianismo e, a coloro che mangiavano carne, comandava di lavarsi la bocca e di mettersi a pregare. Per Maometto gli animali hanno un'anima e, parlando del Giudizio, li cita più volte. Essi non sono nostri schiavi, ma creature che Dio ci ha affidato e di cui ci chiederà conto quando verrà il Giudizio. A chi gli chiese se esistesse una ricompensa per chi fa del bene agli animali, rispose: «Esiste una ricompensa per chi fa del bene a qualunque essere vivente».[18]

In una tradizione sufi, Allah dice a Maometto:

« Se proprio dovete uccidere, al posto di 40 polli uccidete una capra, al posto di 40 capre uccidete 10 mucche, al posto di 40 mucche uccidete 10 cammelli.[18] »

Il significato è quello di risparmiare più vite possibile.

C'è poi una tradizione che parla di una santa sufi a cui molti animali venivano vicino quando si recava a pregare nella foresta. Un giorno la venne a trovare un altro sufi, ma gli animali scapparono. Lei gli chiese: «Che cosa hai mangiato oggi?». Lui rispose: «Aglio fritto e lardo». Allora lei osservò: «Mangi il loro corpo e vuoi che non scappino?»[18]

[modifica] Vie mistiche e spirituali non religiose

L'alimentazione vegetariana è spesso requisito fondamentale di molte vie spirituali operanti fuori dalle religioni convenzionali. Ne è un esempio la pratica dello Yoga così come formulata dal suo fondatore Patanjali, la Sant Mat o Surat Shabd Yoga[19].

[modifica] Note

  1. ^ uno dei tanti articoli che lo confermano
  2. ^ Dalla "Prefazione" di I.B.Singer a: Steven Rosen, Il vegetarismo e le religioni del mondo, trad. Giulia Amici, Gruppo Futura – Jackson Libri 1995.
  3. ^ Citato in Franco Libero Manco, Biocentrismo. L'alba della nuova civiltà, Nuova Impronta Edizioni, Roma 1999, p. 201.
  4. ^ Citato in Franco Libero Manco. Gesù era vegetariano o carnivoro?. URL consultato il 18 giugno 2011.
  5. ^ Cfr. Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, Carocci editore, Roma 2008, p. 41. ISBN 978-88-430-4574-7
  6. ^ Gli animali hanno "diritti"? - Editoriale di Civiltà Cattolica. URL consultato il 27-03-07.
  7. ^ Citato in Gli animali e il Cattolicesimo
  8. ^ Gli animali e il Cattolicesimo. URL consultato il 17-07-2010.
  9. ^ Cfr. Erica Joy Mannucci, op. cit. , p. 79.
  10. ^ Citato in Bruna D'Aguì, Creaturismo. Le fondamenta del creato, Nuova Stampa, Roma 2007, p. 209.
  11. ^ Luigi Lorenzetti, Il comandamento non uccidere comprende gli animali?
  12. ^ Luigi Lorenzetti, Vegetariani e carnivori sono già nella Bibbia?
  13. ^ Vedi la voce Mario Canciani e le citazioni di Mario Canciani
  14. ^ Prefazione di Luise Rinser a Sulla immortalità degli animali di Eugen Drewermann
  15. ^ Cfr. Erica Joy Mannucci, op. cit. , p. 85.
  16. ^ Carlo Cannella; Giovanni Carrada, I miti dell'alimentazione, Milano, Tascabili degli Editori Associati, 1999, pag. 76. ISBN
  17. ^ Citato in Edmondo Marcucci, Che cos'è il vegetarismo, AVI, 1966, pp. 22-23.
  18. ^ a b c Da: Franco Libero Manco, Biocentrismo. L'alba della nuova civiltà, Nuova Impronta Edizioni, Roma 1999, p. 30.
  19. ^ Un articolo di Kirpal Singh

[modifica] Voci correlate

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