Vaso di Dipylon

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Vaso del Dipylon
Vaso del Dipylon
Autore Maestro del Dipylon
Data 760-750 a.C.
Tecnica Silhouette
Dimensioni 155 cm
Ubicazione Museo archeologico nazionale n. 804, Atene

Il vaso del Dipylon è un'anfora greca, prototipo dello stile Tardo Geometrico, ritrovata nella necropoli ateniese del Dipylon (750 a.C. circa). È considerato il capolavoro del Maestro del Dipylon ed è conservato nel Museo archeologico nazionale di Atene.

Indice

[modifica] Storia

L'anfora era destinata ad essere usata come séma (plur. sémata) per la sepoltura di una nobile donna ateniese. Si trattava probabilmente di una famiglia molto importante perché è il primo vaso funerario dotato di simili dimensioni monumentali. Il vaso poteva ricevere le libagioni versate da persone in lutto, ma la sua funzione era essenzialmente commemorativa: era ad un tempo il segno della tomba della nobildonna e un monumento alla sua memoria. La tradizione determinava il tipo di vaso: nel secolo precedente quando gli ateniesi usavano cremare i loro morti, le ceneri delle donne erano inserite in anfore, quelle degli uomini in crateri.[1]

[modifica] Descrizione e stile

L'anfora è completamente ricoperta di disegni ornamentali astratti, sono motivi tradizionali, formule ripetute. La formula più semplice e frequente è una fascia di tre (qualche volta due) sottili linee orizzontali che si presenta anche combinata con altri moduli per formare formule più complesse. La complessità aumenta nelle vicinanze della zona dei manici, che è la zona più importante, e poi di nuovo diminuisce. Sono presenti tre fasce a meandro semplice, due a meandro doppio e solamente una a meandro triplo. Questi meandri alternano motivi alla greca, decorazioni a zig zag, denti di lupo, losanghe e ovuli.

Anche le figure sono trattate come formule: i cervi che pascolano e le capre che si inginocchiano sul collo del vaso sono i primi due fregi continui con animali e saranno seguiti da migliaia di fregi simili; sono moduli e funzionano come le fasce ornamentali, le capre ad esempio voltano la testa indietro e sopra se stesse quasi ad imitare il movimento del meandro che torna su di sé.

La decorazione che si trova nella parte centrale dell'anfora si chiama prothesis, o lamento funebre. Il Maestro del Dipylon ha ridotto al minimo la differenza tra la parte pittorica e la parte astratta trasformando la figura umana in motivo geometrico e la rappresentazione in uno schema. Nel modo in cui ha realizzato le 39 figure umane che abitano la zona dei manici (otto in un pannello sul retro, 6 sotto ciascun manico, 19 nella prothesis sul fronte) è possibile evidenziare alcune variazioni: nella prothesis il cadavere, esattamente al centro dell'intero vaso, e le due donne inginocchiate sotto di lei apparentemente indossano abiti, due figure all'estrema sinistra portano spade e quindi sono uomini, tra le figure è presente un bambino rappresentato come un adulto in miniatura. Ma le distinzioni sono minime, la maggior parte delle figure del Maestro del Dipylon sono essenzialmente la stessa figura suddivisa in forme astratte e, come la stessa anfora, sottoposta all'ordine di un canone proporzionale. La testa è un piccolo cerchio con una protuberanza all'altezza del mento, l'altezza di testa e collo è metà dell'altezza del tronco, il busto (mostrato frontalmente) è un triangolo con bastoncini al posto delle braccia. Il corpo è quasi tagliato in vita e alle ginocchia: le distanze tra vita e ginocchio e tra le ginocchia e i piedi sono praticamente identiche. La silhouette del Dipylon con le sue articolazioni è la somma di parti distinte e matematicamente correlate.[2]

Nella rappresentazione della scena viene evitata la sovrapposizione delle figure. La coperta a scacchi che dovrebbe ricoprire il cadavere della nobildonna è mostrata come una tenda tesa sopra di lei e il bordo inferiore segue la linea del corpo in modo da non confondersi con esso. Tutte le figure sono poste sullo stesso piano; i dolenti che si trovano a fianco del letto funebre, in realtà probabilmente lo circondavano in un pianto rituale. Allo stesso modo, le figure sotto il feretro, si trovavano di fronte ad esso. Attraverso l'appiattimento dello spazio quasi niente risulta nascosto o implicito.[3]

[modifica] Tecnica

Il vaso a causa delle dimensioni è stato costruito in sezioni riunite in un secondo momento; l'angolo acuto formato dall'incontro tra la forma ovoidale del corpo e la forma cilindrica del collo è stata lasciata in evidenza. Il ceramista infine ha aggiunto due maniglie doppie. La struttura sembra rispondere ad un preciso schema proporzionale: l'altezza è doppia della larghezza, il collo è la metà dell'altezza del corpo. La parte pittorica è stata eseguita con una soluzione di argilla e acqua, che sarebbe diventata scura dopo la cottura del vaso.[1]

[modifica] Note

  1. ^ a b Hurwit 1985, pp. 93-94.
  2. ^ Hurwit 1985, pp. 95-99.
  3. ^ Hurwit 1985, pp. 104-105.

[modifica] Bibliografia

  • Jeffrey Mark Hurwit, The art and culture of early Greece : 1100-480 b.C. (in inglese), London, Cornell University Press, 1985. ISBN 0801417678
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7107-8

[modifica] Voci correlate

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