Università di Lucca
| Università di Lucca | |
|---|---|
| Nazione | |
| Città | Lucca |
| Fondazione | 1787 |
L'Università di Lucca, detta anche Università lucchese o Regia Università di Lucca, è stato un ateneo attivo a Lucca dal 1787 al 1867.
Dopo la chiusura definitiva dell'Istituto, operata dal governo italiano, sono stati fatti molti tentativi per riaprire a Lucca una università. Solamente dopo il 2000 tali tentativi si sono concretizzati dando origine ai due enti ora operanti in città; l'Istituto di Studi Avanzati di Lucca IMT e il Campus Studi del Mediterraneo, ove esiste il corso di laurea triennale e specialistico in Scienze del Turismo. Con l'entrata a regime della riforma dell'istruzione musicale anche l'Istituto Musicale Luigi Boccherini, fondato nella prima metà del XIX secolo, è divenuto una scuola universitaria a tutti gli effetti, andandosi ad aggiungere alle due realtà sopra citate.
Indice |
[modifica] Storia dell'Ateneo di Lucca
[modifica] Origini medievali
Prima che venissero aperte le prime università, nell'alto medioevo, la trasmissione delle conoscenze al livello più alto avveniva presso i grandi monasteri e le scuole scrittorie delle cattedrali. A Lucca, che a quell'epoca fu capitale prima di un ducato longobardo e poi della Marca di Tuscia, esistette certamente una scuola scrittoria ove si potevano studiare le lettere, la teologia, la legge e forse anche la medicina. Da questa antica scuola scrittoria deriva il fatto che gli arcivescovi di Lucca conferivano lauree. Tale usanza perdurò fino alla metà del XIX secolo. Il 6 giugno 1369 l'imperatore Carlo IV concesse allo stato lucchese l'istituzione di uno Studium Generale. Il 13 settembre 1387 tale concessione venne anche dal Papa Urbano VI. Un solo tentativo fu fatto per creare lo studium durante il XIV secolo, per la precisione nel 1376, ovvero quando si aveva solo la sanzione imperiale. Tale tentativo si esaurì senza risultati per motivi che i documenti conosciuti non ci permettono di appurare.
Alla metà del secolo XV il Gonfaloniere Giovanni Gigli si adoperò perché il Consiglio Generale della Repubblica di Lucca stanziasse i fondi necessari all'apertura dell'università. La proposta del Gigli riscosse un'ampia maggioranza. Il 31 ottobre 1455 fu così incaricata una commissione di sei saggi che avrebbe dovuto fare tutto il necessario per inaugurare i corsi entro un anno e mezzo. All'erigendo Studium vennero destinati quattromila fiorini. Anche in questo caso l'Università non fu aperta.
Gli storici locali si sono spesso chiesti quali fossero i veri motivi che affossarono la possibilità di aprire l'Università nei secoli XV e XVI, quando l'ambiente culturale lucchese era molto vivace e l'economia ancora fiorente. I vari autori hanno nel tempo fornito molteplici risposte. Torselli, Del Prete e Barsanti individuano il principale problema nel voler evitare, da parte dei vari governi, pericoli per la quiete interna dello stato, in un periodo in cui esso era dilaniato da varie problematiche, dalle congiure dei Poggi, di Pietro Fatinelli e di Francesco Burlamacchi al dilagare delle idee religiose riformate nelle classi dirigenti. Gli stessi studiosi appuntano anche l'attenzione sul fatto che, fin dal secolo XIV, quando la libertà fu pagata all'imperatore Carlo IV centomila fiorini, si impegnassero gran parte delle risorse del tesoro per difendere l'indipendenza della Repubblica. Il Tommasi (1847) parla invece della “solita ripugnanza allo spendere”, che caratterizzava i governi della Repubblica, individuando in questo il motivo della mancata apertura di una “istituzione sì santa, posta tanto tempo in non cale dalla incuria e grettezza de' padri”.
In tempi recenti si è fatto osservare come non fosse poi tanto raro, fino al XVIII secolo, il tenere le maggiori istituzioni universitarie fuori dalle città capitali[1]; a titolo di esempio basti qui far osservare come il Ducato di Milano avesse la sua maggiore università in Pavia, la Repubblica di Venezia l'avesse a Padova, mentre il Granducato di Toscana l'avesse in Pisa. In sostanza, la libera circolazione di idee che contraddistingueva le università era vista come possibile fonte di instabilità politica e si preferiva decentrare l'importante funzione dell'insegnamento in centri minori. La Repubblica di Lucca, in età moderna ormai ridotta in un territorio ristretto e privo di città diverse dalla capitale preferì, per quattro secoli, rinunciare allo Studium.
[modifica] Il XVI secolo
In questo secolo di grandissima vivacità culturale ed economica per la Repubblica di Lucca, pur in assenza di uno studio generale, va segnalata l'attività di insegnamento in città di alcune delle figure principali della cultura italiana dell'epoca. Tali personaggi, in varie città, italiane ed estere, occuparono a più ripresa cattedre superiori. Sulle cattedre pubbliche delle scuole lucchesi insegnarono Antonio Bendinelli, Aonio Paleario e Gherardo Sergiusti. Oltre a queste pubbliche cattedre, che pur non inserite in una università completa erano istituzioni dello stato, va segnalata la scuola teologica del convento di San Frediano, diretta da Pietro Martire Vermigli ove insegnarono Paolo Lazise (cattedra di latino), Celso Martinengo (cattedra di greco) e Emanuele Tremellio (cattedra di ebraico). A questo panorama va aggiunta la presenza in città di Celio Secondo Curione che fu precettore in una casa privata. Tutto il vivace ambiente culturale che caratterizzò la prima metà del secolo fu spazzato via dalle accuse di eresia, che indussero la gran parte dei maestri sopra nominati a fuggire fuori d'Italia. D'altro canto la città di Lucca, che ospitò anche Ortensio Lando e dette i natali a Andrea Della Rena (detto Ammonio), si configurò come un centro estremamente legato al pensiero di Erasmo da Rotterdam. Tra gli allievi delle cattedre lucchesi, in particolare del Bendinelli e del Paleario, si segnala Pietro Simone Simoni, fondatore del Collegio Medico della città e successivamente esule a Ginevra perché accusato di eresia dove insegnò filosofia nella locale università (Accademia di Ginevra); indi il Simoni passò ad insegnare a Parigi, Heidelberg ed infine all'Università di Lipsia. Nell'ultima parte della sua vita riprese la professione medica a Praga e in Polonia.
[modifica] Il XVII secolo
Nel XVII secolo le notizie sulle cattedre pubbliche sono più scarse e sarebbero necessari ulteriori studi sui documenti. In quel periodo si affermò in città anche la scuola tenuta dai Chierici Regolari della Madre di Dio presso il convento di S. Maria Corteorlandini. A questa scuola studiarono Ippolito Marracci, Ludovico Marracci, e Bartolomeo Beverini. In seguito Lodovico Marracci vi divenne docente. Questo grande studioso tradusse il Corano in latino e passò, nel 1656, ad insegnare dalla cattedra di lingua araba alla Sapienza di Roma. Il Beverini invece divenne lettore di retorica presso le scuole dello stesso convento di S. Maria Corteorlandini a partire dal 1653; in seguito, nel 1666, il Senato della Repubblica di Lucca lo nominò pubblico lettore di Eloquenza e questo vale a dimostrare come le cattedre pubbliche ricevessero ancora cure ed attenzioni da parte del governo. A testimonianza di come il XVII secolo meriterebbe studi più approfonditi vi sono alcuni altri dati frammentari. In quel secolo fu infatti istituito in città un primo Orto Botanico destinato alla coltivazione delle piante medicinali. Anche per creare quest'Orto si ideo una soluzione originale, diversa da quella attuata nei centri universitari,dove le istituzioni botaniche dipendevano dall'ateneo. A Lucca il governo dette in uso gratuito a due botanici, Tomaso e Gregorio Fulcheri, una casa ed un terreno siti in via della Caserma, a patto che essi si impegnassero a coltivarvi le specie vegetali di maggiore utilita farmaceutica. Presso l'Ospedale di San Luca vi era poi un'attività di ricerca in campo anatomico, come testimoniato dal ritrovamento, in scavi condotti nell'antica cappella ospedaliera al principio del XXI secolo, di alcuni crani umani sezionati a scopo sperimentale. D'altro canto si sa che a Lucca fu attivo il medico Francesco Maria Fiorentini, già laureatosi a Pisa e corrispondente di Francesco Redi, Marcello Malpighi, C. Auber e del Munser. Il Fiorentini invitò a Lucca lo Stenone e compilò un'opera anatomica ritenuta di grande importanza per la conoscenza dei vasi linfatici. Questo grande medico pubblicò infatti uno studio sulla materia lattescente prodotta nella regione mammaria ed ascellare nei cadaveri; fece anche parte dell'Offizio sopra le Scuole, suprema magistratura della Repubblica preposta alla pubblica istruzione e gli furono offerte cattedre alla Sapienza di Roma e all'Università di Parma. Oltre agli studi certamente fatti sui cadaveri dal Fiorentini, sappiamo anche che i Conservatori di Sanità, nel 1641 autorizzarono il Dottor Giacinto Corvetti da Tereglio ad aprire i cadaveri. Tale autorizzazione fu ribadita, nel 1664, a favore di Giuliano Corvetti, figlio di Giacinto, e dei dottori Ariani e Marcucci; i cadaveri venivano prelevati presso le carceri del Sasso e sezionati presso l'Ospedale di San Luca. Proprio con Giuliano Corvetti viene inaugurata, presso lo stesso Ospedale di Sal Luca, la cattedra di anatomia (1692). Conosciamo anche i nomi di due allievi del Corvetti, Francesco Brezzi e Agostino Guidotti. Alla fine del XVII secolo sappiamo dunque per certo che, pur in assenza di uno studio completo, il governo lucchese manteneva, a spese del pubblico erario, professori che occupavano cattedre superiori. Tali erano certamente le cattedre di materie filosofiche, teologiche e letterarie già citate per il XVI secolo ed anche questa cattedra di anatomia. Per chiudere il quadro su un periodo troppo poco conosciuto va poi ricordato che le leggi statali imponevano ad alcune matricole e collegi professionali (antenati degli attuali ordini professionali) di impartire pubbliche lezioni, tenute dagli iscritti, destinate ai praticanti, agli aspiranti, ma anche, cosa assai interessante, a chiunque volesse parteciparvi. Anche in quest'ultimo caso si tratta del tentativo, in alcuni casi riuscito, di ottenere un'alta qualita delle figure professionali che si andavano a formare in uno stato privo di un completo istituto superiore di studi.
[modifica] Le sovvenzioni a favore degli studenti all'estero e il Collego Sinibaldo
Prima di passare ad esaminare il secolo XVIII è interessante osservare come, fino all’inizio del secolo XIX, fosse pratica diffusissima per i lucchesi andar a studiare in varie università d’Europa, da Lovanio a Bologna a Perugia. Questi soggiorni di studio venivano consentiti anche ai meno facoltosi grazie a una serie di lasciti, donazioni e ad una stabile struttura, il Collegio Sinibaldo (o Sinibaldi) di Bologna. Già nel 1571 Marcantonio Bartolini da Perugia, uditore della Rota di Lucca, per lascito testamentario, istituì un Collegio nella sua città, nel quale due posti erano riservati a studenti provenienti dallo stato di Lucca. Dopo il 1605, utilizzando il lascito di Agostino Sinibaldi, il governo dette vita ad un collegio nella città di Bologna. Questa importante istituzione era riservata solo ai lucchesi, i quali erano ospitati in apposita sede, e qui ricevevano le lezioni da parte dei professori dell’ateneo. In sostanza si trattava di un istituto, dotato di un proprio rettore, di una biblioteca e riservato a dieci studenti. Presso l’Università di Bologna si andava poi a sostenere gli esami. Il Collegio ebbe gloriosa vita per circa due secoli, visto che l'ultimo studente vi fu ammesso nel 1803. Dal 1648 il legato Santini stabiliva una pensione mensile di dieci scudi per andare a studiare in qualsiasi ateneo, mentre nel 1666 Paolo Lipparelli, ingegnere dell’Offizio delle Fortificazioni, legò un’ingente somma all’istruzione dei lucchesi nelle università estere. Nei primi anni del secolo XIX furono poi stabilite delle borse di studio a spese dello stato, abolite solo quando in città furono aperti i corsi di tutte le facoltà.
[modifica] Il XVIII secolo
Questo secolo, che si concluderà con l’apertura dell’Università, vede ancora la presenza in città di una serie di cattedre che, pur non essendo organizzate in uno studium, erano ormai istituzionalizzate e riconosciute con chiarezza come “cattedre superiori”. Queste cattedre universitarie senza università sono state poco studiate dagli storici e non si conoscono i nomi di tutti i docenti che le occuparono. Vi è però da dire che, relativamente alla medicina, i nomi di alcuni professori sono conosciuti e si tratta di personalità di alto livello che, prima di approdare all’insegnamento nello stato di Lucca, avevano maturato significative esperienze di lavoro all’estero. Come abbiamo visto in precedenza, presso l’Ospedale di San Luca esisteva un’attività di ricerca anatomica nel secolo XVII e alla fine di questo fu qui istituzionalizzata una scuola che vedeva la presenza medici, retribuiti dallo stato, i quali erano tenuti ad insegnare anche la chirurgia. Gli allievi di questa scuola, dopo un periodo presso l’ospedale lucchese, andavano a continuare gli studi in altre sedi ove si addottoravano per tornare poi in patria dopo un periodo più o meno lungo di specializzazione. Si ricordano tra i professori di chirurgia e anatomia del XVIII secolo, Pietro Paoli (verso il 1730), Gregorio Marcucci (dal 1756) e Domenico Moscheni (dal 1784). Il Paoli fu famoso litotomista. Il Moscheni, prima di venire ad insegnare a Lucca, aveva studiato a Bologna, Montpellier, Pavia, Modena e Pisa. Il Marcucci era stato allievo della scuola chirurgica di Parigi ed introdusse in Lucca fondamentali innovazioni. Nel corso del secolo fu anche istituita la cattedra di ostetricia; relativamente a quest'ultima sappiamo che verso il 1775 il Professore titolare era Paolino Barsotti, mentre c'era nell'ospedale anche un lettore, incarico ricoperto dal Dott. Lorenzo Nicoletti. Tra gli allievi della Scuola di San Luca si ricordano Giuseppe Benvenuti (1723 - 1810), poi Medico di Camera del Duca Ferdinando I di Parma , Antonio Cappuri (1770 - 1828), autore di molte pubblicazioni e poi professore nella università di Lucca, dove occupò varie cattedre (Anatomia e Fisiologia, Chirurgia Elementare, Malattie degli Occhi e Medicina Forense).
Tra il 1770 e il 1780 esistevano in Lucca le seguenti cattedre superiori([2])
1. Logica e Filosofia (titolare l’Abate Giovan Francesco Giusti)
2. Etica (titolare l’Abate Luigi Andrea Farnocchia)
3. Chirurgia e Anatomia (titolare Gregorio Marcucci, aiuto Lorenzo Nicoletti)
4. Ostetricia (titolare Paolino Barsotti, lettore Lorenzo Nicoletti)
5. Istituzioni Canoniche (titolare non conosciuto)
6. Ius Canonico (titolare non conosciuto)
A quel punto i tempi per la nascita di una completa università erano ormai maturi.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Barsanti P., Il Pubblico Insegnamento a Lucca dal secolo XIV alla fine del secolo XVII, Tipografia Marchi, Lucca 1905
- Busti L., L'Università Lucchese. In Actum Luce, Rivista di Studi Lucchesi, Istituto Storico Lucchese, Anno XXIX N. 1 - 2, Lucca, 2000, pp. 155 - 204
- Cole T., "Studenti lucchesi all'università di Lovanio nel Quattro e Cinquecento". "Studenten uit Lucca aan de Universiteit van Leuven in de zestiende eeuw - een overzicht". In Rivista di archeologia, storia e costume (Istituto Storico Lucchese), 30 (2002), p. 75-94
- Del Prete L., Cenni storici sulla origine e progressi della pubblica Biblioteca di Lucca. In Atti della Reale Accademia Lucchese, tomo XX Giusti. Lucca 1876
- Giambastiani M., Guida dell'Orto Botanico Lucchese, Titania Editrice, Lucca 2007
- Manfredini A. e Giambastiani M., Le Collezioni Scientifiche Lucchesi, Vol. I Le raccolte zoologiche dei Vertebrati, Istituto per la Ricerca sulla Biodiversità e l'Etica delle Biotecnologie, Lucca, 2008
- Orsini Begani Lo Studio Lucchese attraverso i tempi, In La Scuola in Toscana - Bollettino del R. Provveditorato agli Studi di Firenze Anno II - n. 8, Firenze 1925
- Schiaparelli L. Il codice 490 della Biblioteca Capitolare Feliniana e la Scuola Scrittoria Lucchese (Sec. VIII - IX) Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma 1973
- Tommasi G., Storia di Lucca, Vieusseux, Firenze 1847
- Torselli V., Delle scienze a Lucca e dei loro coltivatori, Giusti, Lucca 1843