Unità Militari di Aiuto alla Produzione

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Le Unità Militari di Aiuto alla Produzione (in spagnolo Unidad Militar de Ayuda a la Producción, UMAP) erano campi di lavoro forzato in attività a Cuba dal novembre 1965 alla metà del 1968. La loro ideazione viene da alcuni attribuita a Ernesto Che Guevara[1][2]. L'attivista per i diritti degli omosessuali e intellettuale rivoluzionario Massimo Consoli[3] indica invece come responsabile Raúl Castro. Il giornalista Valerio Riva cita invece un episodio[4] della metà degli anni '60, in cui si rivelerebbe alquanto chiaramente il ruolo di Fidel Castro nella repressione degli omosessuali a Cuba e quindi nella successiva creazione delle UMAP.

Indice

[modifica] La storia delle UMAP

Numerose persone furono arrestate e deportate nelle UMAP a causa della loro omosessualità, poiché nell'ideologia castrista i maricones (cioè i "finocchi" o "froci") erano considerati espressione dei valori decadenti della società borghese[5].

In seguito l'azione si estese su altri gruppi di persone, ovvero:

« My charge read: active in Catholic Associations [6] »

ricorda Emilio Izquierdo, dicissettenne nel 1965, oggi attuale Presidente dell'Associazione Prigionieri Politici delle UMAP.

  • individui classificati come parassiti o "elementi anti-sociali": prostitute, barboni, drogati, "seguaci" del Rock & Roll [6] e tutti coloro che venivano considerati socialmente inutili;
  • dissidenti, controrivoluzionari, cittadini non “entusiasti” della rivoluzione socialista, soggetti che non si piegavano alle regole del lavoro, individui che esprimevano le loro opinioni sul governo o in generale nemici della società.

Nel 1965 si contavano già 45.000 prigionieri.[7][8]

Emblematicamente, all'ingresso del campo di prigionia cubano a Cayo Diego Perez campeggiava la scritta "El trabajo los harà hombres" (cioè "Il lavoro li renderà uomini").[6][9]

Secondo alcune fonti la persecuzione castrista degli omosessuali iniziò in realtà due anni prima della creazione delle UMAP, ovvero nel 1963, con una campagna governativa chiamata "Operazione P" (per Prostitute, Protettori e Pederasti).[6] In questa campagna vennero individuati molti omosessuali, dopodiché vennero arrestati e gettati in carcere dove erano costretti ad indossare un uniforme che sfoggiava una P. All'inizio e verso metà degli anni '60 denunciare un omosessuale alla polizia con il metodo dell'Outing diventò una pratica comune per coloro che cercavano favori speciali o tentavano di ingraziarsi le autorità.[6]

Gli arrestati venivano inizialmente trasferiti in campi di concentramento nella provincia di Camagüey, per essere poi destinati al lavoro agricolo forzato (soprattutto alla raccolta di bambù) in diverse aree del paese[10]. Le strutture in cui venivano alloggiati erano baracche malsane all'interno di accampamenti recintati da filo spinato e sorvegliati dalle Forze Armate Rivoluzionarie (Fuerzas Armadas Revolucionarias - FAR)[10]. Sono state anche denunciate pratiche lesive dei diritti umani (specialmente rivolte nei confronti degli omosessuali) come l'uso di diverse forme di tortura fisica e psicologica (tra cui elettroshock, stimolazione delle fobie dei detenuti, scarpe di piombo, finte esecuzioni, somministrazione forzata di droghe come il pentothal)[7], e condizioni di sovraffollamento nelle celle (alcune fonti parlano di una media di 45 prigionieri in celle di 30 metri quadrati).[7]

Sono stati pubblicati elenchi di nomi dei militari che dirigevano i campi.[11]

Le UMAP furono chiuse nel 1968, in seguito alle pressioni internazionali e alle campagne di denuncia portate avanti fra gli altri dall'UNEAC (Unione di Scrittori e Artisti di Cuba).[12] Il nome "UMAP" venne cancellato dalle insegne dei campi e tutta la documentazione cartacea fu distrutta.[13] Gli omosessuali vennero liberati, ma i "devianti" e gli "elementi anti-sociali" vennero semplicemente ammassati in dipartimenti chiamati "Battaglione della Fatica Decisiva", "Colonna del Centenario dei Giovani" e "Lavoro Armato dei Giovani". Nomi diversi, stessi campi di lavoro forzato. [6]

Félix Luis Viera, ex detenuto nelle UMAP e autore di un libro dedicato alla sua esperienza in essi [14], ha affermato, nel corso di un'intervista:

«  Le Umap non esistono più da quarantuno anni. Nel frattempo credo che Cuba sia cambiata in meglio, pure se molto resta ancora da fare. Oggi non si perseguono più gli omosessuali e neppure chi non vuole fare un lavoro stabile. Allo stesso modo non vengono repressi i culti religiosi, pure se le varie confessioni non hanno accesso ai mezzi di diffusione dell’informazione. Ho voluto esprimere quanto fosse ingiusto che un internato nelle Umap venisse bollato per sempre come un antisociale, una sorta di appestato, un soggetto da evitare. Alla fine del 1966, sia per la pressione internazionale, sia perché il Governo comprese che stava commettendo una sciocchezza oltre che un’ingiustizia, le condizioni di vita nelle Umap migliorarono un poco. Tagliarono i recinti di filo di ferro, migliorò l’alimentazione, si ridussero i giorni di lavoro, il rapporto tra chi dirigeva i campi e i prigionieri divenne più umano, vennero regolarizzate le visite dei familiari. In ogni caso continuava una reclusione ingiustificata di certe persone solo perché non erano allineate alla morale socialista.[15] »

Il documentario Mauvaise conduite di Néstor Almendros e Orlando Jiménez Leal riporta le testimonianze di alcuni ex reclusi.

[modifica] La posizione di Fidel Castro sulle UMAP

Intervistato nel 1965 con riferimento all'istituzione degli UMAP, Fidel Castro dichiarò [5]:

« Agli omosessuali non dovrebbe essere concesso di stare in posizioni dove potrebbero essere capaci di mal influenzare i giovani. Nelle condizioni in cui viviamo, a causa dei problemi che il nostro paese deve affrontare, dobbiamo inculcare ai giovani lo spirito della disciplina, della lotta, del lavoro... Noi non arriveremmo mai a credere che un omosessuale possa incarnare le condizioni e i requisiti di condotta che ci permetterebbe di considerarlo un vero Rivoluzionario, un vero Comunista aggressivo. Una deviazione di questa natura si scontra con il concetto che abbiamo di ciò che un militante Comunista deve essere.[16] »

Nel 2007 Fidel Castro, rispondendo a Ignacio Ramonet [17] che lo intervistava sulla questione degli omosessuali detenuti nelle UMAP, ha dichiarato:

Inglese:

« I'd like to think that discrimination against homosexuals is a problem that is being overcome, and I do see it that way. I trust in that as I trust in the fact that our nation will soon be one of the most cultured, educated, sensitive and fair nations in the world. Old prejudices and narrowmindedness will increasingly be things of the past.[18] »

Italiano:

« Mi piacerebbe pensare che la discriminazione contro gli omosessuali è un problema in via di superamento, e io la vedo così. Ho fiducia in ciò, come ho fiducia nel fatto che la nostra nazione sarà presto una delle più colte, educate, sensibili e leali nazioni nel Mondo. I vecchi pregiudizi e la ristrettezza mentale saranno cose appartenenti sempre più al passato. »

[modifica] Note

  1. ^ Daniele Priori, Cuba, la persecuzione contro i gay continua
  2. ^ Félix Luis Viera, Il lavoro vi farà uomini. Omosessuali e dissidenti nei gulag di Fidel Castro, Edizioni Cargo, 2005
  3. ^ Ma Raul E’ Davvero Gay? Intervista Allo Storico Massimo Consoli
  4. ^ CIG Arcigay Milano - Comunicato stampa
  5. ^ a b Llovio-Menéndez, José Luis. Insider: My Hidden Life as a Revolutionary in Cuba, (New York: Bantam Books, 1988), p. 156-158, 172-174.
  6. ^ a b c d e f http://archive.frontpagemag.com/readArticle.aspx?ARTID=7971 Articolo di Humberto Fontova
  7. ^ a b c Stefano Magni, Dalla dittatura di Castro e Che Guevara solo morte e povertà
  8. ^ Intervista a Alina Castro sulla situazione degli omosessuali negli UMAP a Cuba. URL consultato il 5 agosto 2011.
  9. ^ Gian Antonio Stella, Negri, Froci, Giudei & Co., Rizzoli, 2009
  10. ^ a b http://www.cuba-solidarity.org.uk/faqdocs/Cuba-sexual-diversity.pdf
  11. ^ Manuel Zaya, Mapa de la Homofobia
  12. ^ Leslie Feinberg, 1965 UMAP brigades: What they were, what they were not
  13. ^ Agustín Blázquezwith with the collaboration of Jaums Sutton. UMAP: Castro's genocide plan
  14. ^ Félix Luis Viera, Il lavoro vi farà uomini. Omosessuali e dissidenti nei gulag di Fidel Castro, Edizioni Cargo, 2005
  15. ^ tratto da un'intervista rilasciata dall'autore al sito http://www.tellusfolio.it, reperibile all'indirizzo http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=2819
  16. ^ Lockwood, Lee (1967), Castro's Cuba, Cuba's Fidel. p.124. Revised edition (October 1990) ISBN 0-8133-1086-5
  17. ^ autore della biografia autorizzata di Fidel Castro dal titolo Fidel Castro: My Life: A Spoken Autobiography
  18. ^ Castro, Fidel, My Life, p.225 (Penguin Books, 2008; ISBN 978-0-1410-2626-8)

[modifica] Bibliografia

  • Carlos Franqui, I miei anni con Fidel, Sugarco, Milano 1981.
  • Llovio-Menéndez, José Luis. Insider: My Hidden Life as a Revolutionary in Cuba, New York: Bantam Books, 1988.
  • Lockwood, Lee (1967), Castro's Cuba, Cuba's Fidel Revised edition (October 1990). ISBN 0-8133-1086-5
  • Félix Luis Viera, Il lavoro vi farà uomini. Omosessuali e dissidenti nei gulag di Fidel Castro, Edizioni Cargo, 2005.
  • Castro, Fidel, My Life, Penguin Books, 2008. ISBN 978-0-1410-2626-8
  • Philip Brenner, Marguerite Rose Jiménez, John M. Kirk and William M. Leogrande, A Contemporary Cuba Reader: Reinventing the Revolution, Plymouth: Rowman & Littlefield, 2008.
  • Gian Antonio Stella, Negri, Froci, Giudei & Co., Rizzoli, 2009.
  • Katherine Hirschfeld, Health, politics, and revolution in Cuba since 1898, Transaction Publishers, 2009.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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