Tutti a casa terroni

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Tutti a casa terroni
Autore Salvatore Scarpino
1ª ed. originale 1979
Genere Saggio
Sottogenere politica, società
Lingua originale italiano

Tutti a casa terroni è un saggio dello scrittore e giornalista, collaboratore del quotidiano Il Giornale, Salvatore Scarpino.

Il saggio di Scarpino, articolato sullo stile del pamphlet, ribalta le accuse che vengono fatte di un Nord e un Sud d'Italia divisi da rancori e sospetti che, a centoventi anni dall'Unità d'Italia, vedono riemergere spinte e pressioni particolaristiche di cui le leghe politiche, sorte nel settentrione, sono - a parere di molti - il segnale più vistoso e preoccupante.

L'autore sostiene che il Sud è anche quello che il Nord ha voluto che fosse e che i suoi difetti si sono rivelati funzionali al modello di sviluppo settentrionale. Anche la mafia, il clientelismo e l'assistenzialismo sono serviti e servono all'egemonia settentrionale.

Più in particolare, Scarpino afferma che i meridionali, continuo bersaglio di un nuovo strisciante razzismo, hanno dato il loro contributo di energia e sofferenza all'Azienda Italia e che una loro "secessione economica", da attuare con una guerriglia dei consumi, potrebbe mettere in crisi lo stesso benessere del Nord.

Scrive l'autore nel suo explicit:

"E se non fosse sufficiente, dovremo avere, noi emigrati, il coraggio di abbandonare tutto e di tornarcene a casa. Come schiavi toccati nel profondo da un arcano messaggio. Tutti a casa, terroni, per nostra decisione. A pigiarci di nuovo nelle nostre città "senza quartiere europeo". Provate ad immaginare Milano, Torino, Genova, Busto Arsizio, Sesto San Giovanni, Monza, Legnano senza di noi. Provate a immaginare che questi organismi di pietra, acciaio, fiati, motori e sospiri si destino in un'alba fatale senza di noi. Apparirebbero, in parte, simili a certe città del Far West, sfiorate per una stagione dal respiro dell'oro e poi, di colpo, abbandonate al vento del deserto come la scena di una rappresentazione mai realizzata. Tutti a casa, terroni. Ci rimpiangeranno, ci chiederanno di tornare e noi torneremo soltanto allora. In fondo, a noi terroni gli ultimi cent'anni hanno insegnato che viaggiare è divertente, anche, se in fondo, partire è un po' morire".

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