Tribunale della Rota Romana

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Tribunale della Rota Romana
Tribunal Rotae Romanae
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Questo tribunale funge ordinariamente da istanza superiore del grado di appello presso la Sede apostolica per tutelare i diritti nella Chiesa, provvede all'unità della giurisprudenza e, attraverso le proprie sentenze, è di aiuto ai tribunali di grado inferiore (Pastor Bonus, 126)
Eretto 1331
Decano Mons. Pio Vito Pinto
Sede Palazzo della Cancelleria (piazza della Cancelleria), Roma
dati catholic-hierarchy.org
Santa Sede · Chiesa cattolica
I Dicasteri della Curia Romana
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Il Tribunale della Rota Romana (in latino Tribunal Rotae Romanae), popolarmente nota come Sacra Rota, è un dicastero della Curia romana ed è il tribunale ordinario della Santa Sede.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia della Sacra Rota prende le mosse dall'emanazione della bolla Ratio iuris emanata da Giovanni XXII il 16 dicembre 1331.[1]

Fonti vaticane reputano possibile che il suo nome derivi da un recinto di forma circolare intorno al quale in origine si disponevano gli "uditori" per valutare le istanze ed emettere le sentenze.

Il numero dei cappellani uditori fu fissato in 12 da papa Sisto IV nel 1472, mentre la competenza del tribunale fu precisata nel 1747 da papa Benedetto XIV con la costituzione Iustitiae et pacis[2].

I giudici (uditori) di questo tribunale sono ancor oggi nominati dal Papa e costituiscono un collegio presieduto da un "decano", nominato per un determinato periodo dal pontefice, il quale lo sceglie tra gli stessi giudici. Non sempre però la selezione è stata esclusiva prerogativa del papa: vi sono stati periodi nei quali alcuni stati ed alcune città potevano nominarne fra i doctores iuris famosi di specchiata moralità.[3]

Nel 1834, regnante papa Gregorio XVI, il tribunale assommò la competenza funzionale di tribunale di appello per lo Stato Pontificio, mentre furono sempre più spesso assegnate alle congregazioni le cause di foro ecclesiastico.

Con l'occupazione di Roma del 1870,[4] la Rota interruppe la sua attività, per essere rimessa in funzione il 29 giugno 1908 da papa Pio X.[5]

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il primo uso registrato del termine "rota" si trova nelle Decisiones Rotae di Thomas Fastolf, relative a 36 casi giudicati ad Avignone tra dicembre 1336 e febbraio 1337[6].

Attività[modifica | modifica wikitesto]

La Rota giudica per turni di tre uditori (o videntibus omnibus) ed è essenzialmente un tribunale di appello: è competente per il foro esterno (in materia di cause contenziose e criminali, escluse quelle riservate al papa) e la sua giurisdizione, che concerne sia i cittadini della Città del Vaticano sia i fedeli di ogni parte del mondo, si esercita:

  • in primo grado nelle cause civili, ove siano convenuti vescovi diocesani, mense vescovili o altri enti immediatamente dipendenti dalla Santa Sede, e in ogni altra causa che il pontefice abbia avocato a sé, sia motu proprio sia per istanza delle parti;
  • in secondo grado nelle cause già decise da tribunali diocesani e devolute immediatamente al pontefice, saltando i tribunali metropolitani;
  • in terzo grado nelle cause già decise in secondo grado dai tribunali metropolitani e diocesani, e non ancora passate in giudicato.

Uditori della Rota[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo della Cancelleria, sede della Sacra Rota, in un'incisione ottocentesca di Giuseppe Vasi

Gli uditori attivi della Rota, con le rispettive date di nomina, sono i seguenti:

  • mons. Pio Vito Pinto (25 marzo 1995) (decano della Rota dal 22 settembre 2012)
  • mons. Giovanni Battista Defilippi (20 dicembre 1993)
  • mons. Robert M. Sable (6 giugno 1994)
  • mons. Maurice Monier (9 gennaio 1995)
  • mons. Giordano Caberletti (12 novembre 1996)
  • mons. Angelo Bruno Bottone (4 novembre 1997)
  • mons. Grzegorz Erlebach (4 novembre 1997)
  • mons. Jair Ferreira Pena (8 febbraio 1999)
  • mons. Gerard McKay (8 giugno 2004)
  • mons. Abdou Yaacoub (15 novembre 2004)
  • mons. Michael Xavier Leo Arokiaraj (25 aprile 2007)
  • mons. Alejandro Arellano Cedillo (25 aprile 2007)
  • mons. Giovanni Vaccarotto (11 agosto 2010)
  • p. David Maria Jaeger, O.F.M. (9 maggio 2011)
  • mons. Vito Angelo Todisco (4 ottobre 2011)
  • mons. Felipe Heredia Esteban (4 ottobre 2011)
  • mons. Davide Salvatori (30 dicembre 2011)
  • mons. Piero Amenta (8 settembre 2012)
  • mons. Alejandro W. Bunge (20 aprile 2013)
  • mons. Antonio Bartolacci (23 gennaio 2014)
  • p. Manuel Saturino da Costa Gomes, S.C.I. (23 gennaio 2014)

Officiali della Rota[modifica | modifica wikitesto]

  • Mons. Pietro Milite (promotore di giustizia, dal 28 giugno 2013)
  • mons. Antonios Chouweifaty (aggiunto promotore di giustizia, dal 12 luglio 2010)
  • mons. Enrico Adriano Rosa (difensore del vincolo, dal 19 giugno 2008)
  • mons. Michele Francesco Fiorentino (difensore del vincolo, dal 1º giugno 2013)
  • mons. Robert Golebiowski (sostituto difensore del vincolo, dal 29 gennaio 2011)
  • mons. Francesco Viscome (sostituto difensore del vincolo, dal 30 dicembre 2011)
  • ... (moderatore della cancelleria e primo notaro)
  • mons. Alessandro Recchia (secondo notaro, dal 2010)

Cronotassi recente dei decani della Rota Romana[modifica | modifica wikitesto]

Cause di nullità matrimoniale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio.

Il Tribunale apostolico della Romana Rota si occupa delle cause di nullità matrimoniale, che costituiscono la grande maggioranza delle cause discusse presso la Rota. Esse riguardano i matrimoni contratti con rito cattolico, fra due cattolici oppure fra un coniuge cattolico ed uno ateo o di altra confessione. Il ricorso al tribunale della Rota per le cause di nullità matrimoniale è facoltativo in primo grado e in secondo grado (i fedeli possono infatti decidere di rivolgersi ai tribunali ecclesiastici del loro territorio); diventa obbligatorio solo dal terzo grado di giudizio in poi.

Comunemente si parla di "annullamento della Rota", o addirittura di "divorzio cattolico", ma tecnicamente si tratta di un "riconoscimento di nullità". Infatti secondo la dottrina cattolica il sacramento del matrimonio è uno e inscindibile e pertanto il diritto canonico nega possano sussistere cause a questo riguardo di annullamento o risoluzione.

Ricezione in diritto italiano delle sentenze della Sacra Rota[modifica | modifica wikitesto]

In Italia la dichiarazione di nullità del matrimonio religioso non comporta l'immediato annullamento del matrimonio civile, perché lo Stato italiano deve accogliere la sentenza ecclesiastica attraverso una procedura detta delibazione disciplinata dal codice di procedura civile dall'art. 796 e seguenti. Tali articoli risultano oggi abrogati ma, in realtà, trovano ugualmente applicazione proprio in relazione alle sentenze provenienti dai Tribunali ecclesiastici in virtù della prevalenza degli accordi internazionali (i Patti Lateranensi e gli Accordi del 1984 di Villa Madama hanno tale natura e sono stati ratificati con legge) rispetto alle disposizioni della legge n. 218/95, così come stabilito dall'art. 2 della legge stessa. Questo nonostante la procedura di delibazione sia più sfavorevole rispetto alle disposizioni della legge n. 218/95 sugli effetti delle sentenze straniere in Italia.

La delibazione (o riconoscimento) in taluni casi particolari può essere negata. Ad esempio per quelle cause di nullità valide per il diritto canonico ma che non sono riconosciute dall'ordinamento italiano; sono fra questi casi le dispense pontificie per matrimonio "rato e non consumato",[7] poiché la consumazione non rileva ai fini del diritto italiano o almeno non rileva in termini generici ma va verificata nei suoi contesti attraverso specifico rito di magistratura italiana, al punto da impedire la ricezione automatica di una dispensa. Il matrimonio non consumato è, infatti, per l'ordinamento italiano motivo per cui chiedere lo scioglimento del matrimonio/cessazione degli effetti civili del matrimonio ai sensi della legge sul divorzio del 1970.

Come acclarato dalla Corte di cassazione italiana,[8] infatti, già altra corte[9] aveva chiarito che restano inapplicabili le disposizioni della nuova normativa, nella parte in cui esse consentirebbero l'efficacia immediata e diretta della decisione straniera, senza adottare lo speciale procedimento giurisdizionale previsto per le sentenze di nullità di matrimonio pronunciate dai tribunali ecclesiastici (art. 8, comma 2, l.25 marzo 1985, n.121).[10]

Inoltre la dichiarazione di nullità del matrimonio concordatario produce gli effetti del cosiddetto matrimonio putativo di cui all'art. 128 c.c.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ennio Cortese, Le grandi linee della storia giuridica medievale. Parte seconda – L'età del diritto comune. I: Scuole e scienza. Capitolo VI. Da Gregorio IX in Poi: I libri di decretali e la decretalistica, 8. Pagina 358; Il Cigno GG Edizioni, 2007. ISBN 88-7831-103-0
  2. ^ Sito della Santa Sede, risorsa elettronica: http://www.vatican.va
  3. ^ La Spagna ne indicò 2, mentre la Germania, la Francia, Bologna, Milano, Venezia, Ferrara e Perugia poterono indicarne uno ciascuno.
  4. ^ Presa di Porta Pia
  5. ^ Con la Lex propria Sacrae Romanae Rotae et Signaturae Apostolicae (con cui si metteva mano anche alla Segnatura Apostolica); la lex fu perfezionata nel 1910 dalle Regulae servandae apud Sacrae Romanae Rotae Tribunal e il 1º settembre 1934 dalle Normae Sacrae Romanae Rotae Tribunalis
  6. ^ John Hamilton Baker, Monuments of endlesse labours: English canonists and their work (1998), p. 22
  7. ^ Valido ma non perfezionato da attività sessuale finalizzata alla riproduzione.
  8. ^ Cassazione - Sezione prima civile - Sent. n. 7276/99 - Presidente: V. Carbone-Relatore: V. Proto
  9. ^ App.Napoli, 15 aprile 1997
  10. ^ Fonte

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]