Provincia autonoma di Trento

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Provincia Autonoma di Trento
Trentino
provincia a statuto speciale
(IT) Provincia Autonoma di Trento
(DE) Autonome Provinz Trient
(LLD) Provinzia Autonoma de Trent
(CIM) Autonoma Provinz vo Tria
(MHN) Autonome Provinz va Trea't
Provincia Autonoma di TrentoTrentino – Stemma Provincia Autonoma di TrentoTrentino – Bandiera
Palazzo della Provincia, attuale sede dell'amministrazione provinciale.
Palazzo della Provincia, attuale sede dell'amministrazione provinciale.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Amministrazione
Capoluogo Trento
Presidente Ugo Rossi (Partito Autonomista Trentino Tirolese) dal 27/10/2013
Data di istituzione 1923 come Provincia di Trento
Territorio
Coordinate
del capoluogo
46°04′00″N 11°07′00″E / 46.066667°N 11.116667°E46.066667; 11.116667 (Provincia Autonoma di Trento
Trentino
)
Coordinate: 46°04′00″N 11°07′00″E / 46.066667°N 11.116667°E46.066667; 11.116667 (Provincia Autonoma di Trento
Trentino
)
Superficie 6 207,12 km²
Abitanti 530 308 (01-01-2013)
Densità 85,44 ab./km²
Comuni 217 comuni
Province confinanti Bolzano, Verona, Brescia, Sondrio, Belluno, Vicenza
Altre informazioni
Lingue italiano, tedesco, ladino, cimbro, mòcheno
Cod. postale 38121-38123 Trento, 38010-38023-38089 provincia
Prefisso 0439, 0461, 0462, 0463, 0464, 0465
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 022
Targa TN
Cartografia

Provincia Autonoma di TrentoTrentino – Localizzazione

Sito istituzionale

La provincia autonoma di Trento (Autonome Provinz Trient[1] in tedesco, Provinzia Autonoma de Trent[2] in ladino, Autonoma Provinz vo Tria[3] in cimbro, Autonome Provinz va Trea't[4] in mocheno, Provincia de Trent[5] in dialetto trentino), meglio nota come Trentino, è una provincia italiana del Trentino-Alto Adige di 530.308 abitanti[6], con capoluogo Trento.

Confina a nord con la provincia autonoma di Bolzano, a est e a sud con le province venete di Belluno, Vicenza e Verona, e a ovest con le province lombarde di Brescia e Sondrio.

La provincia è una delle tre entità territoriali che, assieme al Tirolo austriaco e all'Alto Adige, costituisce l'Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, ente di diritto comunitario corrispondente con buona approssimazione al territorio della regione storica del Tirolo ex asburgico dal 1815 al 1918.

Come provincia del Trentino-Alto Adige, insieme al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia, appartiene alla macroarea del Triveneto o delle Tre Venezie, la cui denominazione trae ispirazione dalla Regio X Venetia et Histria in età imperiale romana.

In Trentino si parla soprattutto l'italiano, ma è diffuso il dialetto trentino, parlato nei centri principali e nelle valli (dove si possono riscontrare varianti dalle differenze anche piuttosto marcate). Nel territorio sono presenti minoranze linguistiche germanofone (lingua mochena nella valle dei Mocheni e lingua cimbra nel comune di Luserna negli altipiani cimbri) e ladine (Val di Fassa) ufficialmente riconosciute.[7] Al censimento linguistico del 2011 più di settemila abitanti della Val di Non della Val di Sole si sono anch'essi dichiarati di lingua ladina, ma senza alcun riconoscimento giuridico.[8]

La regione storico-geografica trentina fu già ducato longobardo e contea carolingia, quindi uno stato semi-indipendente ai tempi del Principato Vescovile di Trento entro il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica (secoli XI-XIX), infine per circa un secolo (1815-1918) parte meridionale italofona del Tirolo prima austriaco, poi austro-ungarico. La Provincia fu annessa al Regno d'Italia alla fine del primo conflitto mondiale.

Denominazione[modifica | modifica wikitesto]

Il termine Trentino deriva da Tridentum, il nome latino di Trento.[9] L'uso del termine Trentino nell'accezione oggi in uso compare per la prima volta nell'anno 1809.[10] Tuttavia la denominazione ufficiale dell'odierna provincia in italiano durante il dominio asburgico era Tirolo Meridionale o Tirolo italiano. Allo scoppio delle guerre di indipendenza italiane le autorità austrotirolesi disposero che l'uso della parola Trentino venisse bandito dalle pubblicazioni per essere sostituito dalle denominazioni ufficiali.[11]

Durante la dominazione asburgica in tedesco il territorio era denominato Welschtirol o Welschsüdtirol[12], il corrispettivo di Tirolo italiano, ovvero Südtirol,[13] l'italiano Tirolo Meridionale.

Oggi negli atti regionali, che per statuto sono redatti in italiano e tedesco, così come nel contesto dell'Euroregione, l'istituzione provinciale in tedesco è denominata Autonome Provinz Trient (in italiano Provincia Autonoma di Trento).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Trentino.

Dai primi insediamenti all'età romana[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione delle palafitte dell'Età del Bronzo presso il lago di Ledro

Il cambiamento del clima circa 10.000 anni fa, resosi più mite e meno rigido, permise l'insediamento di popolazioni sedentarie nel territorio del Trentino, in particolare in prossimità di corsi d'acqua e piccoli laghi.

All'Età del Bronzo risalgono alcune importanti strutture abitative in legno (palafitte), edificate su pali in legno in prossimità di ambienti lacustri. Scavi archeologici realizzati negli anni trenta nei pressi della sponda meridionale del lago di Ledro, in comune di Molina di Ledro, hanno portato alla luce un importante insediamento che viene fatto risalire a circa 2000 anni prima di Cristo.

Attorno al VI secolo a.C. si insediò nel territorio provinciale, come del resto in buona parte dell'arco alpino centrale ed orientale, la popolazione dei Reti, che si stabilì nelle diverse vallate e in particolare nel Trentino occidentale (reperti importanti sono stati rinvenuti ad esempio a Sanzeno in Val di Non, nell'altopiano della Paganella, a Stenico nelle Giudicarie esteriori). Secondo lo storico romano Tito Livio[14] la popolazione dei Reti era della stessa etnia degli Etruschi, dei quali è accertata la dominazione del vicino Veneto.

I primi contatti fra Reti e Romani risalgono al III secolo a.C., ma solo nel I secolo a.C. iniziò l'espansione romana verso nord. Tra il 50 e il 40 a.C. Tridentum divenne municipium romano e assunse i caratteri del più importante centro economico, commerciale e politico della regione.

Dall'Alto Medioevo al Principato Vescovile[modifica | modifica wikitesto]

In parallelo alla crisi dell'Impero Romano, ormai evidente tra il IV e il V secolo d.C., si assistette a un'ampia opera di evangelizzazione delle vallate del Trentino, in particolare dovuta alla dedizione di San Vigilio, terzo vescovo di Trento e poi patrono della città, e dei missionari anatolici evangelizzatori dell'Anaunia, Sisinio, Martirio e Alessandro.

Dopo le incursioni dei Goti, una buona parte del Trentino venne inclusa nel Ducato longobardo di Trento retto per primo dal duca Evino († 595), per alcuni aspetti il primo vero fondatore dell'unità territoriale trentina, e poi dal cattolico Gaidoaldo. In seguito il ducato venne conquistato da Carlo Magno (774) assieme al restante regno longobardo. Infine il Trentino venne integrato nel Sacro Romano Impero Germanico nel corso del IX secolo per opera degli Ottoni.

Nel 1027 ebbe origine il Principato Vescovile di Trento, quando l'imperatore Corrado II nominò il vescovo di Trento Udalrico II principe del territorio tridentino. Le zone del principato comprendevano il Trentino occidentale e centrale, la parte meridionale dell'attuale Alto Adige, parte del Trentino orientale con esclusione del Primiero e della Valsugana orientale (territori assegnati inizialmente al vescovo di Feltre) e della Val di Fassa (affidata al vescovo di Bressanone). Questa istituzione politica resistette per circa otto secoli e garantì autonomia di governo al Trentino rispetto al Sacro Romano Impero Germanico.

Un accordo (1339) con il re di Boemia permise al vescovo Nicolò da Bruna, già cancelliere reale, di riorganizzare l'esercito del Principato Vescovile e di dotarsi dello stemma raffigurante l'aquila di San Venceslao, tuttora simbolo della provincia, saldando i legami fra il Trentino e la Boemia.

Il potere temporale del vescovo di Trento venne però via via insidiato dai conti di Tirolo (signori venostani - dal toponimo Tirolo, castello di loro proprietà vicino a Merano, autodefinitisi conti di Tirolo prima e poi conti del Tirolo, senza nessun riconoscimento imperiale), che si assicurarono il controllo delle regioni che corrispondono oggi all'Alto Adige e al Tirolo del Nord, mettendo in discussione l'autorità politica anche del vescovo di Bressanone. A loro volta i conti del Tirolo videro scemare la propria influenza e nel 1367 il castello di Tirolo e tutti i feudi e diritti passarono in eredità agli Asburgo.

Sia il Ducato di Milano che la Repubblica di Venezia in più occasioni tentarono di annettersi territori del Trentino. La Serenissima per circa un secolo riuscì a mantenere il controllo della Vallagarina (1411), in particolare di Rovereto (dal 1416), annettendosi anche Torbole e Riva del Garda (1441). Dopo la battaglia di Agnadello (1509) i Veneziani sconfitti dalla Lega di Cambrai persero i domini trentini.

Tiziano, ritratto del principe vescovo Cristoforo Madruzzo (1539-1567)

Età moderna e contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Il "rifondatore" del Principato Vescovile tridentino è considerato il cardinale Bernardo Clesio (1514-1539), trentino eletto dopo una serie di tre vescovi tedeschi imposti dall'Impero, principe sensibile alla cultura umanistica, protagonista di una riqualificazione architettonica di Trento e uno dei più importanti organizzatori del Concilio di Trento (1545-1563). A Clesio succedettero al vertice della Chiesa tridentina quattro membri della potente famiglia Madruzzo (i cardinali Cristoforo, Ludovico e Carlo Gaudenzio e il vescovo Carlo Emanuele), che mantennero il Principato Vescovile al centro degli equilibri della Regione per più di un secolo (1539-1658).

Nel XVIII secolo il Principato Vescovile perse gran parte della propria autonomia a favore del Tirolo. Durante il periodo napoleonico, il trattato di Lunéville (9 febbraio 1801) stabilì la secolarizzazione degli stati ecclesiastici. Tra il 1803 e il 1810 il Trentino fece dunque parte del filo-napoleonico Regno di Baviera. Nel 1810 Napoleone decise l'annessione, rivelatasi molto breve, di Trento e Bolzano al Regno d'Italia (dipartimento dell'Alto Adige). Terminata l'esperienza dell'occupazione franco-bavarese (1815), alla quale gli abitanti delle valli trentine si erano opposti partecipando attivamente alla resistenza guidata dal patriota tirolese Andreas Hofer, il Principato Vescovile venne definitivamente sciolto e il Trentino cessò di godere di una propria autonomia, entrando a fare pienamente parte della Contea del Tirolo, abitata in maggioranza da popolazioni di lingua tedesca, venendo inglobato nella Confederazione germanica.

La dura politica di Restaurazione intrapresa dagli Asburgo portò alla sommossa di Trento del 1848 e suscitò le proteste dei politici trentini, che si rifiutarono di partecipare alla Dieta costituente tirolese di Innsbruck per l'ingiusta sproporzione della rappresentanza italiana. Le istanze per il distacco del Trentino dalla Confederazione germanica e la completa autonomia dal Tirolo vennero però respinte. Il movimento filo-italiano e irredentista si rafforzò, anche in risposta ad una nuova tendenza centralista asburgica e ai tentativi di germanizzazione intensificatisi dopo la sconfitta austriaca di Sadowa. Cesare Battisti fu uno tra i maggiori irredentisti, che sostenevano la necessità dell'annessione del Trentino al Regno d'Italia.

Messa da campo dei Kaiserjäger presso il paese di Castellano (oggi comune di Villa Lagarina) - 1915

Nei giorni precedenti al 23 maggio 1915, data della dichiarazione di guerra da parte dell'Italia, i comandi militari austriaci e il Ministero dell'interno fecero scattare il piano di evacuazione del Trentino e del Litorale austriaco, predisposto già da mesi. Il piano prevedeva inizialmente l'evacuazione di 40.000 persone dal Trentino (di cui 10.000 di lingua tedesca[15]).[16]

Il territorio del Trentino divenne uno dei principali teatri di scontro della Prima guerra mondiale tra Regno d'Italia e Austria-Ungheria, cosa che causò distruzioni enormi. In seguito all'ordine di mobilitazione emanato dall'Imperatore Francesco Giuseppe il 31 luglio 1914, oltre 60.000 trentini combatterono nell'esercito austro-ungarico, prima sul fronte orientale contro russi e serbi (1914-1917) e dal 1915 anche sul fronte meridionale o sudtirolese (visto che al tempo il Trentino era conosciuto in tedesco col nome di Südtirol o Welschtirol, in italiano "Tirolo meridionale" o "Tirolo italiano"), contro il Regno d'Italia, pagando un tributo di sangue pesante: circa 10.500 caduti ed altre migliaia di feriti e prigionieri. Decine di migliaia di civili, abitanti dei paesi a ridosso del fronte o comunque sospettabili di possibili connivenze con gli italiani, furono costretti ad abbandonare le proprie case ed evacuati in campi profughi in lontani territori dell'impero austro-ungarico, tra cui Katzenau. L'esodo dei trentini, anche verso il Regno d'Italia, assunse nel complesso proporzioni drammatiche. Si calcola che su una popolazione censita nel 1910 di 393.111 abitanti, ben 173.026 vennero allontanati dal Trentino.[17]

Con il Trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) il Trentino in quanto parte del Tirolo a sud dello spartiacque alpino venne annesso al Regno d'Italia. Nacque così la regione della Venezia Tridentina, la cui amministrazione provinciale provvisoria fu affidata ad un esperto politico di lungo corso, il popolare Enrico Conci, già deputato a Vienna.[18] Questa iniziale parentesi liberale fu stroncata con l'avvento del fascismo, quando gli organismi di autogoverno trentino vennero soppressi estendendo alla provincia la legge comunale e provinciale italiana in chiave autoritaria, e mortificando qualunque istanza autonomista. La Provincia di Trento fu istituita con Regio decreto 21 gennaio 1923, n. 93 e comprendeva in origine l'intero Trentino-Alto Adige. Furono staccati dal contesto provinciale i distretti giudiziari di Ampezzo e Livinallongo, passati a far parte del territorio della provincia di Belluno. Alcuni aspetti dell'ordinamento asburgico come il sistema catastale-tavolare, l'ordinamento della pubblicità immobiliare basato sui libri fondiari, furono conservati nei territori annessi nel 1919.

Nel 1927 la neoistituita Provincia di Bolzano fu staccata dal Trentino. Nel 1929 vennero scorporati dal Trentino i comuni di Pedemonte e Casotto, unificandoli tra loro col nome di Pedemonte ed aggregandoli alla provincia di Vicenza. Nel 1934 vennero scorporati dal Trentino i comuni di Magasa e Valvestino aggregandoli alla provincia di Brescia. Tutti questi comuni hanno chiesto per via referendaria di essere riannessi al Trentino ed è in corso la complessa procedura di riaggregazione col parere favorevole di tutte le parti.

Nel secondo dopoguerra, mentre gli altoatesini mirarono al ritorno all'Austria, i trentini chiesero che la regione Trentino-Alto Adige divenisse autonoma in seno all'Italia. Le richieste trentine furono coronate da successo e in base all'Accordo De Gasperi-Gruber (1946) fra il ministro degli Esteri italiano, il trentino Alcide De Gasperi, e quello austriaco Karl Gruber, venne approvato il primo statuto di autonomia e istituita la Regione Trentino-Alto Adige, che distaccò dalla provincia di Trento e aggregò a quella di Bolzano i seguenti 12 comuni, abitati mistilingui con prevalenza dalla minoranza di lingua tedesca: Anterivo, Bronzolo, Cortaccia, Egna, Lauregno, Magrè (dal quale fu successivamente scorporato il comune di Cortina sulla strada del vino), Montagna, Ora, Proves, Salorno, Senale-San Felice e Trodena.

Lo statista trentino Alcide De Gasperi, artefice assieme a Karl Gruber dell'autonomia del Trentino-Alto Adige

Fino alla metà degli anni '50 del Novecento la Democrazia Cristiana trentina e la Südtiroler Volkspartei (SVP), il partito di riferimento della popolazione di lingua tedesca in Alto Adige, collaborarono nella gestione dell'ente regionale. Tuttavia, a partire dal 1955, anno in cui si ricostituiva la Repubblica Austriaca, decisa a sostenere le rivendicazioni altoatesine, la SVP impostò una politica intransigente nei confronti della popolazione e delle istituzioni italiane in Alto Adige e scelse una linea di scontro nei confronti dell'istituto regionale, percepito come centralista e poco attento alla diversità della minoranza tedesca, anche perché dominato da trentini e altoatesini di lingua italiana. Gli sviluppi di questa politica condussero alla nascita di un movimento terroristico, il Comitato per la liberazione del Sudtirolo, le cui azioni sconfinarono anche in Trentino (provocandovi tre morti).

Nel 1972, dopo lunghe trattative che coinvolsero anche il governo austriaco, entrò in vigore il secondo statuto di autonomia e gran parte delle competenze del Trentino-Alto Adige vennero trasferite alle due province, che divennero autonome, di fatto ciascuna una piccola Regione, mentre la regione divenne un organo di raccordo fra le politiche del Trentino e quelle dell'Alto Adige, conservando alla regione tra le poche prerogative l'impianto e la tenuta dei libri fondiari. Negli anni immediatamente successivi, a seguito di quegli accordi, vennero attribuite alla due province sempre nuove deleghe di poteri statali, accompagnate da mezzi finanziari, secondo alcuni osservatori, elevati in rapporto alla consistenza della popolazione locale, tanto che le due province vennero a trovarsi avvantaggiate finanziariamente rispetto alle regioni a statuto ordinario confinanti, Lombardia e Veneto. Per questo motivo, anche in vista dell'allora incipiente riforma sul federalismo fiscale, il 30 novembre 2009 il presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder, il presidente della Provincia di Trento Lorenzo Dellai e i ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli siglarono a Milano un'intesa con lo scopo di devolvere nuove competenze alle due provincie autonome e di far aderire queste due ultime al patto di stabilità.[19] Da allora le due provincie si fanno carico di finanziare un fondo destinato allo sviluppo dei comuni extra-regionali confinanti al fine di risolvere la questione dei comuni lombardi e veneti al confine con il Trentino-Alto Adige.

A partire dagli anni Novanta del XX secolo è stata rafforzata la cooperazione transfrontaliera tra le regioni del Tirolo storico a cavallo tra Italia e Austria. Insieme costituiscono la Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, un gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera, le cui sedute talora comprendono anche il Land austriaco del Vorarlberg. Sul piano culturale si assiste in Trentino a una riscoperta delle tradizioni storiche tirolesi, portate avanti dagli Schützen del Tirolo meridionale (a indicare il Trentino come parte sud del Tirolo, in ossequio all'uso storico del tedesco Südtirol).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia del Trentino.
Altimetria del Trentino
Fascia altimetrica
m s.l.m.
km² %
65-500 540 8,50
500-1000 1371 21,66
1000-1500 1733 27,38
1500-2000 1425 22,52
2000-2500 863 13,64
2500-3000 336 5,30
> 3000 62,8 1,01

Il Trentino è situato nel versante meridionale della catena delle Alpi, a contatto con la pianure padana e veneta.

Il territorio della provincia, che si estende per 6207 km², è quasi interamente montuoso. Esso non presenta però caratteri di omogeneità, ma assume invece una certa varietà di forme, nonché di condizioni climatiche ed ambientali.

Il Trentino è formato infatti da diverse vallate prettamente alpine (ad esempio le valli di Sole, Valle di Primiero e di Fiemme), che si aprono ai piedi complessi montuosi più importanti, segnate da un clima piuttosto rigido, dalla presenza di ghiacciai e dall'abbondanza di acque, ma anche da vallate subalpine, altopiani e piccole pianure dal clima submediterraneo, dove è possibile anche la coltivazione dell'olivo (come ad esempio la riviera settentrionale del lago di Garda o la bassa valle del fiume Sarca).

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Cima Brenta Alta, Dolomiti di Brenta

Dal punto di vista geologico la Provincia di Trento presenta complessi montuosi di origine diversa. Nel lembo occidentale del Trentino, al confine con la Lombardia, dominano per la loro struttura massiccia, la presenza di nevi perenni (tra le più estese d'Italia) e le loro elevazioni il Gruppo dell'Adamello e il Gruppo della Presanella, formati da diorite tonilica. Attraversando la valle del fiume Noce, si arriva nel settore dominato dal gruppo Ortles-Cevedale. Esso è costituito soprattutto da scisti cristallini ed è caratterizzato da ampi ghiacciai.

In Trentino sono poi presenti diversi gruppi dolomitici, costituiti cioè da dolomia, doppio carbonato di calcio e magnesio. Nella parte occidentale della Provincia, le Dolomiti di Brenta rappresentano l'unico complesso dolomitico situato a ovest del fiume Adige.

Nella parte orientale della Provincia si estendono poi altri gruppi dolomitici, spesso in continuità con il Veneto e il vicino Alto Adige. Fra questi, basti ricordare la "Regina delle Dolomiti", la Marmolada, l'estrema varietà di forme, paesaggi e guglie delle Pale di San Martino (gruppi condivisi con la provincia di Belluno); il massiccio "castello" del Gruppo del Sella (condiviso con le province di Belluno e Bolzano); i pinnacoli e i campanili del Latemàr e le inconfondibili forme del Sassolungo e del Catinaccio (situati fra Trentino e Alto Adige).

Nel Trentino orientale sono presenti poi l'ampia catena montuosa del Lagorai e il massiccio granitico della Cima d'Asta, che rappresentano i territori più incontaminati e selvaggi della Provincia.

Infine, meno elevate ma non meno importanti sono le vette della Paganella e del Monte Bondone, non lontani dal capoluogo, nonché le porzioni trentine delle Prealpi venete, costituite dai settori settentrionali del Monte Baldo, dei Monti Lessini, delle Piccole Dolomiti e del Pasubio, al confine meridionale con il Veneto.

La punta settentrionale del lago di Garda, il punto più basso del Trentino (65 m s.l.m.)
Principali elevazioni del Trentino
Cima Gruppo Altezza
in m s.l.m.
Cevedale Gruppo Ortles-Cevedale 3764
Cima Presanella Gruppo della Presanella 3556
Carè Alto Gruppo dell'Adamello 3462
Cima Tosa Dolomiti di Brenta 3173
Cima Brenta Dolomiti di Brenta 3154
Catinaccio d'Antermoia Catinaccio 3002
Piz Boè Sella 3154
Marmolada Marmolada 3342
Vezzana Pale di San Martino 3192
Cimon della Pala Pale di San Martino 3184
Monte Latemar Latemar 2846
Cima d'Asta Cima d'Asta 2847
Cima Cece Lagorai 2772

Sismicità[modifica | modifica wikitesto]

In base alla classificazione sismica italiana il Trentino meridionale è stato classificato come appartenente alla zona sismica 3 (sismicità bassa) e quello settentrionale alla zona sismica 4 (sismicità molto bassa).[20]

In territorio trentino si trovano tuttavia due zone di faglia, quella del monte Baldo e quella delle Giudicarie, che possono provocare terremoti. Il 13 dicembre 1976 lo spostamento della faglia del Monte Baldo provocò a Riva del Garda e Molina di Ledro una scossa di terremoto del 7º grado della scala Mercalli, che danneggiò gravemente i centri storici e rese necessaria l'evacuazione di decine di famiglie.[21] Anche i Lavini di Marco, una distesa di blocchi di roccia calcarea dovuti a delle frane in epoche remote, vengono ricondotti da Dante Alighieri nel suo Inferno a fenomeni tellurici.[22]

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Trentino è caratterizzato da una valle che ne solca la lunghezza, la Valle dell'Adige, da Ala a Salorno, rappresentando quasi una spina dorsale del territorio.

Su essa si innestano diverse valli minori, formate da affluenti dell'Adige, i principali dei quali sono il Noce (affluente da destra presso Zambana, dopo aver percorso le valli di Sole e di Non) e l'Avisio (che solca nell'ordine le valli di Fassa, Fiemme e Cembra e si getta nell'Adige da sinistra, a Lavis). Appartengono al bacino atesino anche il Fersina (percorre la Valle dei Mocheni e la conca di Pergine per poi lambire la città di Trento) e il Leno, che provenendo dalla Vallarsa e dalla valle di Terragnolo confluisce nell'Adige a Rovereto). L'intera porzione sud-occidentale della provincia appartiene invece al bacino del Po: le valli Giudicarie sono percorse dal Chiese (affluente dell'Oglio), la val Rendena e la valle dei Laghi dal Sarca (principale immissario del Lago di Garda). A oriente, invece, parte del territorio si colloca nel bacino del Brenta, che nasce dai laghi di Levico e Caldonazzo, percorre la Valsugana e, già in provincia di Vicenza, riceve le acque del Cismòn provenienti dalla valle di Primiero.

Appartengono alla provincia la punta settentrionale del Lago di Garda e numerosi laghi alpini: tra di essi si possono ricordare i laghi di Levico e Caldonazzo in Valsugana, di Toblino, Cavedine e Terlago nella Valle dei Laghi, di Molveno nell'altopiano della Paganella, di Tovel nella Val di Tovel, della Serraia nell'altopiano di Piné, il lago di Cei sopra Rovereto.

Il lago di Molveno dalle Dolomiti di Brenta

Il dislivello fra le valli solcate dai corsi d'acqua minori e le valli principali provoca spesso la formazione di salti, cioè cascate. Molte delle cascate del Trentino presentano questa origine. Fra le principali, le cascate di Nardis e del Làres e in Val di Genova, di Lert e del Ribor in Val di Daone, del Regagnolo in Val di Rabbi, di Fedaia ai piedi della Marmolada, di Sardagna e di Ponte Alto a Trento.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima del Trentino può essere definito di transizione tra il clima semicontinentale e quello alpino. Le temperature di gennaio sono comprese dai -5 °C ai -10° mentre in estate sui 20°-25° ed anche più. Pur presentando gran parte del proprio territorio ad una altitudine media piuttosto elevata (circa il 77% al di sopra dei 1000 m s.l.m., poco meno del 20% al di sopra dei 2000 m s.l.m.), esso non presenta quei caratteri di rigidità propri di altre aree alpine.

A partire dalle fasce altimetriche più basse, il clima può essere suddiviso in quattro grandi aree[23]:

  • area submediterranea - comprende l'area dell'Alto Garda, della Valle del Sarca e della Val d'Adige, soprattutto a sud di Trento. È la parte più bassa e relativamente più mite della regione, con inverni moderatamente freddi e nevosi ed estati piuttosto calde, a parte la zona altogardesana che nei pomeriggi estivi gode della fresca brezza dal lago. La vegetazione è un misto di essenze delle varie fasce altitudinali, in cui si nota in particolare la presenza di olivi sotto i 300m di quota nell'Alto Garda e nella Vallagarina (soprattutto nella parte sud);
  • area subcontinentale - clima di transizione che caratterizza i fondovalle oltre i 400m (ad esempio Valsugana o conca del Lomaso), con inverni più rigidi e nevosi. La vegetazione è costituita soprattutto da castagni, faggi e abeti bianchi;
  • area continentale - nelle vallate alpine (come le valli di Fassa o di Sole o di Primiero) con inverni rigidi ed estati brevi e piuttosto piovose e con vegetazione composta soprattutto da conifere;
  • area alpina - nelle fasce superiori al limite della vegetazione arborea (1800/900 m s.l.m.), con nevi che permangono a lungo durante l'anno.
Le Dolomiti di Brenta nel Trentino occidentale, inserite nel Parco naturale Adamello-Brenta

Ambiente naturale[modifica | modifica wikitesto]

Cascata in Val di Saènt (Rabbi), nel Parco nazionale dello Stelvio

Alcuni fattori, come la densità di popolazione relativamente bassa della Provincia, la presenza di vasti ambienti isolati e ad altimetria piuttosto elevata, l'istituzione di diverse aree naturali protette, un certo grado di rispetto degli abitanti per i luoghi naturali (seppur in pochi casi compromessi da infrastrutture e costruzioni), hanno permesso la conservazione di numerose specie animali e vegetali.

Tra la popolazione faunistica del Trentino, estremamente varia, si possono ricordare alcune specie particolarmente numerose: gli ungulati (cervi, caprioli, camosci, e in misura minore stambecchi), lepri, volpi, scoiattoli, marmotte, galli cedroni.

Il territorio del Trentino è ricoperto per circa il 50% da boschi (circa 300.000 ettari). Nei versanti più elevati esso è composto principalmente da conifere, ma sono presenti anche faggi, aceri, frassini e sorbi.

Tra le iniziative ambientali più importanti portate avanti dalla Provincia autonoma di Trento, va segnalato il Progetto Life Ursus, volto al ripopolamento nel Trentino dell'orso bruno (ursus arctos), il più grande e significativo mammifero delle Alpi.

Agli orsi autoctoni trentini, prossimi all'estinzione, sono stati affiancati una serie di esemplari provenienti dalle foreste della Slovenia. Gli orsi, inseriti in un primo momento nell'area del Parco Adamello Brenta, si sono spostati anche nei territori limitrofi del Trentino occidentale, sconfinando anche in Alto Adige, Austria e Germania.

In Trentino sono state istituite tre aree naturali protette (una nazionale e due provinciali):

In Consiglio provinciale sono state inoltre avanzate alcune proposte di istituzione di diversi nuovi parchi provinciali[24], mentre recentemente è stata approvata la legge (legge 11/2007[25]) che prevede il riassetto dei parchi trentini la futura istituzione di parchi locali la cui organizzazione può essere determinata dalle nascenti comunità di valle. Le aree individuate come possibili zone per le nuove aree protette provinciali o locali sono il Cadria-Tenno, il Lagorai-Cima d'Asta, il Latemar, il Monte Baldo-Garda trentino, il Monte Bondone e i territori del Pasubio-Piccole Dolomiti-Lessini.

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Al 1º gennaio 2013 si contavano 530.308 abitanti, di cui 33.280 stranieri (6,6%). Nello stesso anno i nati vivi sono stati 5.193 (10,3‰), i morti 4.565 (9,1‰), con un incremento naturale di 628 unità (1,2‰). Le famiglie contano in media 2,4 componenti, mentre la nuzialità nel 2005 era di 3,6 matrimoni ogni mille abitanti, dei quali il 57,4% si è svolto con rito religioso.

Comuni[modifica | modifica wikitesto]

Il Trentino è caratterizzato da numerosi comuni di piccolissime dimensioni. Per l'espletamento di numerosi servizi, di cui i comuni non potrebbero farsi carico singolarmente, sono stati istituiti (sotto la presidenza provinciale dell'avvocato Bruno Kessler) prima i comprensori, sostituiti ora dalle più piccole comunità di valle. Non è che non si veda l'opportunità che le Comunità di valle vadano a sostituire i comuni, riducendone il numero a dimensioni in grado di funzionare da soli, ma gli abitanti sono molto attaccati ai loro piccoli comuni. All'anno 2014 appartengono alla provincia autonoma di Trento i seguenti 217 comuni:

Comuni più popolosi[modifica | modifica wikitesto]

Questi sono i dieci più popolosi ordinati per numero di abitanti (dati: Istat 30 giugno 2012):

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab/km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
Comunità di valle
Trento-Stemma.png
Trento 117.325 157,92 740 194 Territorio della Val d'Adige
Rovereto-Stemma.png
Rovereto 38.939 50,9 755 204 Comunità della Vallagarina
Pergine Valsugana-Stemma.png
Pergine Valsugana 20.818 54,4 380 490 Comunità Alta Valsugana e Bersntol
Arco-Stemma.png
Arco 17.198 63,25 269 91 Comunità Alto Garda e Ledro
Riva del Garda-Stemma.jpg
Riva del Garda 16.451 42,45 383 70 Comunità Alto Garda e Ledro
Mori (Italia)-Stemma.png
Mori 9.672 34,54 278 204 Comunità della Vallagarina
Ala-Stemma.png
Ala 9.080 119,87 76 180 Comunità della Vallagarina
Lavis-Stemma.png
Lavis 8.773 12,44 700 238 Comunità Rotaliana-Königsberg
Levico Terme-Stemma.png
Levico Terme 7.668 62,88 119 520 Comunità Alta Valsugana e Bersntol
10º
Mezzolombardo-Stemma.png
Mezzolombardo 7.025 13,82 500 227 Comunità Rotaliana-Königsberg

Cittadini stranieri[modifica | modifica wikitesto]

Al 1º gennaio 2013 gli stranieri residenti in provincia sono 48.710. I gruppi più numerosi sono quelli di:

(dati: Istat 31 dicembre 2010)

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il Trentino è un territorio montano e quindi con molti terreni agricoli idonei ad una ricca agricoltura, ma la sua posizione di passaggio tra l'Italia e le terre del Nord Europa ha sempre favorito i commerci. Nel Medioevo si svilupparono le industrie tessili a Trento e ad Ala e, grazie all'apporto veneziano, l'industria della seta a Rovereto. L'economia del Trentino si basò per secoli anche sulla fornitura di legname pregiato alle terre della pianura padana ed in particolare alla Repubblica di Venezia.

Nel periodo di dominazione asburgica successiva alla perdita del Lombardo-Veneto (1859/1866-1918), il Trentino era la terra più assolata per coltivazioni non possibili nella parte dell'impero posta al suo Nord; il suo clima mite lo rese meta turistica preferita di eminenti personalità dell'impero per soggiorni di vacanza, svago ad Arco, e cure termali a Levico e Roncegno. Tuttavia, a causa del carattere montuoso e dell'isolamento in cui gran parte del suo territorio si trovava, il Trentino rimase una terra povera. Proprio per contrastare l'indigenza don Lorenzo Guetti fondò allo spirare del XIX secolo la prima cooperativa trentina, formula societaria che in Trentino ebbe matrice cattolica e che poi ebbe grande fortuna in Trentino nel secolo successivo.

Una particolarità dell'economia trentina è ancora oggi l'ampiezza del settore cooperativo (oltre 100.000 soci in Trentino[26]), che ha riscontri simili di diffusione solo in Emilia-Romagna; le cooperative trentine sono dette "bianche" perché legate storicamente alla Democrazia Cristiana, in contrapposizione a quelle dell'Emilia-Romagna, legate al Partito Comunista e perciò dette "rosse". Le cooperative trentine sono molto attive nel settore del credito (prima Casse Rurali, ora banche di credito cooperativo) e della trasformazione dei prodotti agricoli (caseifici sociali, cantine sociali, consorzi ortofrutticoli), meno nel settore della distribuzione commerciale (famiglie cooperative, sindacato agricolo industriale trentino - SAIT), mentre quelle emiliane prediligono altri settori (grande distribuzione, costruzioni edili e stradali, assicurazioni) per cui nel sistema cooperativo, riunificatosi alla fine del XX secolo dopo un cinquantennio di contrapposizione ideologico-politica, diventano complementari. Le cooperative trentine sono riunite nella federazione dei consorzi cooperativi, che vigila sulle singole cooperative.

Il benessere diffuso arrivò negli anni settanta del Novecento insieme al boom del Nordest e all'ampliamento dell'autonomia politica, dovuto alle pressioni dei corregionali dell'Alto Adige e alla capacità dei politici trentini inseriti ai massimi livelli a livello nazionale (soprattutto Flaminio Piccoli e Bruno Kessler).

Agricoltura e allevamento[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica complesso scolastico dell'Istituto Agrario di S.Michele all'Adige oggi Fondazione Edmund Mach (FEM)

Nonostante le caratteristiche del territorio, prevalentemente montano, il settore agricolo è piuttosto rilevante. Al contrario del vicino Alto Adige, le aziende agricole non sono indipendenti fra loro (struttura del maso chiuso, che pure ha impedito in provincia di Bolzano un eccessivo frazionamento delle proprietà), ma spesso inserite in un'ampia rete di cooperative agricole. Una caratteristica costante è sempre stata il maggior costo dei terreni agricoli, rispetto a terreni ben più produttivi posti nella vicina pianura padana.

In passato l'agricoltura era soprattutto di sopravvivenza, ma dall'ultima parte del Novecento la frutticoltura e la viticoltura hanno assunto una particolare importanza.

Infatti il comparto agricolo più importante è diventato quello frutticolo. La produzione numericamente più rilevante è relativa alle mele (assieme all'Alto Adige viene raggiunta circa il 60% della produzione nazionale con primato anche europeo di produzione), in particolare della varietà Golden Delicious.

Se la produzione di mele, pur presente anche nelle zone pianeggianti, è assolutamente prevalente in tutta la fascia tra i 400 ed i 1.000 metri s.l.m., nelle zone tra i 200 ed i 400 metri è assolutamente prevalente la produzione di un vasto assortimento di uve, in particolare delle varietà adatte a produrre gli spumanti con il metodo classico ed i vini tipici, tanto che le uve sono il prodotto agricolo più significativo dopo le mele, prodotto di alta qualità anche se (diversamente dalle mele) quantitativamente modesta rispetto alla produzione nazionale italiana. Proprio l'aver intrapreso per prima la strada dell'alta qualità del vino e delle grappe, nonché l'esplosione della produzione di spumanti di alta qualità ha reso la viticoltura particolarmente fiorente e redditizia.

La coltivazione dei piccoli frutti (fragole, lamponi, mirtilli e more) è significativa, nonostante sia necessariamente quantitativamente limitata, e peculiare di alcune zone specifiche del Trentino, in particolare la Valle dei Mocheni ed altre zone di montagna.

Alcune aree, come la Val di Gresta, sono interessate dalla coltivazione degli ortaggi (patata, carota, cavolo cappuccio, zucchina, radicchio, sedano, cipolla, ecc.).

Storicamente molto significativo l'allevamento, in passato uno dei mezzi di sostentamento più importanti nelle vallate alpine. Testimonianza di ciò è la presenza in quasi tutto il territorio provinciale di malghe e ricoveri estivi per il bestiame, in parte tuttora utilizzati per la pratica dell'alpeggio. Il settore zootecnico più rilevante è relativo ai bovini da latte, da cui si ricava una grande varietà di prodotti caseari tipici, anche se il settore caseario è meno rilevante che in passato e non raggiunge lo sviluppo che ha assunto nella vicina provincia di Bolzano. Di particolare pregio il Trentingrana (riconosciuto come prodotto tipico alla pari del "Grana padano"), il Puzzone di Moena e la Tosella del Primiero. Altre leccornie degne di nota del settore alimentare sono la farina di granoturco di Storo, le mele della Val di Non e le produzioni locali di miele e funghi. Ci si è resi conto che, non potendo competere con i terreni di pianura con la quantità, era molto più conveniente orientarsi all'alta qualità dei prodotti con una puntigliosa tutela dei marchi dei prodotti locali. Quanto a sviluppo dei marchi di origine e qualità ed alla loro difesa, gli imprenditori trentini e le cooperative agricole o di lavorazione dei prodotti agricoli sono state dei maestri anche per il resto d'Italia, che sta seguendo in ritardo tale politica commerciale.

La Provincia, in ambito agricolo, nell'ottica della valorizzazione dei prodotti, è sempre stata sensibile al tema della produzione sostenibile e naturale e, già dal 2003, ha istituito il Centro di ricerca SafeCrop, Centro per la ricerca e lo sviluppo di sistemi per la protezione delle piante a basso impatto sull'ambiente e sulla salute del consumatore.

Frutticultura[27]
Tipologia Produzione (q.li)
Mele 4.489.190
Fragole 36.000
Susine 14.500
Ciliegie 10.080
Lamponi 4.852
Ribes 4.859
More 3.274
Allevamento[27]
Specie Numero capi
Bovini 45.149
Ovini 20.642
Caprini 5.463
Equini 2.014
Suini 6.354

Industria[modifica | modifica wikitesto]

L'industria occupa circa il 30% della popolazione attiva della Provincia, contribuendo per circa un terzo alla ricchezza complessiva prodotta.

Le industrie sono concentrate nella Valle dell'Adige, in Vallagarina e nella Valsugana e sono spesso di piccole-medie dimensioni. Sono attive nei settori tessile, edilizio, della meccanica, del legno e della carta. Un ambito industriale particolarmente importante è relativo alla lavorazione del porfido, principalmente in Val di Cembra e nelle zone limitrofe (comuni di Albiano, Fornace, Civezzano, Lona-Lases, Baselga di Pinè).

Molto importante per qualità, immagine, storia e tradizione, è il settore alimentare con numerose cantine (vino) e distillerie tradizionali. Alcune grosse realtà cooperative (come Cavit o Mezzocorona) e altre piccole o medie realtà private (come Marzadro, Ferrari, Villa de Varda, Zeni, Endrizzi, Bertagnolli, Poier) collaborano e contribuiscono per espandere sempre più la tradizione trentina del "bere bene". Ci si è resi conto che, non potendo competere con la quantità, era molto più conveniente orientarsi all'alta qualità dei prodotti con una puntigliosa tutela dei marchi dei prodotti locali, sia con riconoscimenti DOC, DOP e IGP per i vini sia con la riqualificazione di prodotti prima trascurati come le grappe ed i liquori sia con l'introduzione di prodotti nuovi come gli spumanti metodo classico (già prima denominato champenoise). Quanto a sviluppo dei marchi di origine e qualità ed alla loro difesa, gli imprenditori trentini e le cooperative di trasformazione dei prodotti agricoli sono state dei maestri anche per il resto d'Italia, che sta seguendo in ritardo tale politica commerciale.

L'abbondanza d'acqua, l'orografia del territorio e la presenza di dislivelli molto ampi hanno favorito la produzione di energia idroelettrica (il Trentino detiene una quota tra l'8% e il 10% dell'intera produzione nazionale).

Settore terziario[modifica | modifica wikitesto]

Piuttosto numeroso è il numero di dipendenti pubblici, principalmente impiegati presso la Provincia autonoma di Trento, che esplica peraltro anche servizi solitamente gestiti dallo stato o dalle regioni, in base alle competenze stabilite dallo statuto del Trentino-Alto Adige e ha ripreso (tramite numerose società partecipate) anche settori in passato abbandonati dagli enti pubblici locali, come la distribuzione dell'energia elettrica e la telefonia.

A Trento ha sede ITAS - Istituto Trentino-Alto Adige per assicurazioni, una grande "società cooperativa mutua assicuratrice" costituita sin dal 1831.

Una delle attività economiche più importanti è il turismo, sia estivo che soprattutto invernale, caratterizzato da una notevole varietà e ampiezza nell'offerta turistica.

Secondo le statistiche del 2005, in Provincia sono presenti 1.570 strutture alberghiere, per un totale di 94.162 posti letto; includendo alloggi privati, seconde case e esercizi complementari il Trentino conta 69.737 strutture per 460.235 posti letto complessivi[27].

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Turismo montano[modifica | modifica wikitesto]

Le Pale di San Martino, il gruppo più esteso delle Dolomiti. Ai piedi del complesso l'abitato di San Martino di Castrozza.

Le principali località turistiche sono centri a carattere montano, caratterizzate dalla presenza di numerosi impianti di risalita, spesso parte di ampi caroselli sciistici, e di strutture per la pratica degli sport invernali.

Il centro più mondano della Provincia è Madonna di Campiglio, adagiata a 1.550 metri, sorta in una conca tra le Dolomiti di Brenta e le nevi perenni del Gruppo dell'Adamello e del Gruppo della Presanella, antica sede di un ospizio medievale dedicato a Santa Maria. A Campiglio (pista 3-Tre) vengono spesso disputate gare di slalom speciale della Coppa del Mondo di sci alpino. Accomunato dalla stessa origine, nel Trentino orientale si è sviluppato San Martino di Castrozza, attorniato dai prati un tempo custoditi dall'antico monastero di San Martino e Giuliano e dalle vette del più esteso fra i gruppi dolomitici, le Pale di San Martino. La località, situata nel Primiero, è considerata da molti la zona più bella delle Dolomiti. Sempre nella Valle di Primiero è presente un altro borgo storico ricco di fascino, Fiera di Primiero, situato proprio ai piedi del summenzionato massiccio delle Pale.

Da San Martino, valicando il Passo Rolle si giunge in Val di Fiemme (fra i centri maggiori, Cavalese, Predazzo e Tesero), vallata ricca di foreste e nota come importante centro sportivo, soprattutto per lo sci nordico, del quale ha organizzato tre mondiali (1991, 2003 e 2013); a nord di Fiemme si estende la terra dei Ladini, la Val di Fassa, formata da diversi piccoli centri (i più grandi e forse i più conosciuti sono Moena e Canazei) e scolpita da alcuni fra i più rilevanti gruppi delle Dolomiti (Marmolada, Sella, Catinaccio).

Numerose sono le frazioni adagiate sugli altopiani di Folgaria e Lavarone, antiche comunità di origine cimbra e importanti centri turistici sia estivi che invernali, non lontano dal confine con il Veneto.

Nel Trentino occidentale, le due stazioni di Folgarida e Marilleva, unite al comprensorio del Passo del Tonale e al paese di Peio rappresentano i maggiori centri sciistici della Val di Sole. Infine, località turistiche di primo piano sono i paesi (Andalo, Molveno e Fai) adagiati tra le pendici della Paganella e il cuore del Gruppo dolomitico del Brenta.

Altre zone interessate da impianti di risalita per la pratica dello sci sono l'altopiano di Brentonico, il Passo Brocon, la Panarotta e il Monte Bondone.

Turismo climatico[modifica | modifica wikitesto]

Il paese di Torbole, sulla sponda settentrionale del lago di Garda

Altre mete frequentate sono le stazioni climatiche sorte nei pressi dei diversi laghi della Provincia, apprezzate in particolare dai turisti stranieri. Fra queste, si possono ricordare Riva del Garda e Torbole sulla sponda settentrionale del lago di Garda e i diversi centri della Valsugana nei pressi dei laghi di Levico e Caldonazzo.

Infine, importante è il turismo termale: i centri termali più importanti del Trentino sono Comano, ai piedi del settore meridionale delle Dolomiti di Brenta, Levico e Vetriolo in alta Valsugana, Peio e Rabbi nelle due vallate laterali della Val di Sole. Nel 2007 è stata scoperta un'ulteriore sorgente termale situata a Torbole sul Garda nel territorio del municipio di Arco. Attualmente lo sfruttamento di tale sorgente è ancora in fase di pianificazione ma si prevede comunque la creazione di un polo termale.

Trasporti e comunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Linee stradali[modifica | modifica wikitesto]

Mappa stradale del Trentino

Il Trentino è terra di attraversamento tra l'area germanica e l'Italia settentrionale. Gli assi principali di comunicazione stradale sono l'Autostrada A22 del Brennero e la Strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero, che si sviluppano lungo la Valle dell'Adige. La direzione della società Autostrada del Brennero s.p.a. si trova a Trento, in quanto i principali azionisti della Società sono la Regione Trentino-Alto Adige e le due province di Bolzano e Trento.

Poiché l'autostrada si caratterizza per un grande traffico di mezzi pesanti, è obiettivo primario della Provincia e della Regione diminuire pesantemente il traffico su gomma, spostando i veicoli pesanti sulla ferrovia, in futuro potenziata dal tunnel del Brennero tra Alto Adige e Tirolo.

È stata proposta più volte la costruzione sul territorio trentino di un'altra autostrada, l'A31 (detta Valdastico o PiRuBi), che collegherebbe Trento a Vicenza e Rovigo. La realizzazione di questa infrastruttura, già da molti anni interamente realizzata sul territorio veneto sino alla galleria di collegamento al Trentino è fortemente appoggiata dalla Regione Veneto, dalla Provincia di Vicenza e dall'ANAS, mentre divide popolazione e politica trentina.[28][29]

Linee ferroviarie[modifica | modifica wikitesto]

La linea ferroviaria principale è la Ferrovia del Brennero, che collega il Trentino a sud verso la Pianura Padana e a nord verso i Paesi Germanici. È in costruzione un lungo tunnel ferroviario che tra qualche anno renderà possibili velocissimi collegamenti tra la pianura padana e l'area germanica sia per le persone che per le merci, sottopassando il passo del Brennero ad alta velocità.

In Trentino esistono altre due linee ferroviarie: la Ferrovia della Valsugana, che collega Trento a Venezia, e la regionale (a scartamento ridotto) Ferrovia Trento-Malè-Marilleva, che mette in comunicazione il capoluogo con le valli del Noce, Non e Sole, ed è in gestione alla società Trentino trasporti.

Nel passato esistevano inoltre diverse altre ferrovie, attivate in era asburgica e poi dismesse: la Ferrovia della Val di Fiemme, che collegava Ora a Predazzo, la Ferrovia dell'Alta Anaunia (Dermulo-Fondo-Mendola), ramificazione della Trento-Malè che raggiungeva il Passo della Mendola, e la Ferrovia Rovereto-Arco-Riva (RAR), di cui ora si sta discutendo una possibile e difficoltosa riattivazione.

Trasporto pubblico[modifica | modifica wikitesto]

Il trasporto pubblico su gomma in tutto il Trentino, urbano a Trento e Rovereto, suburbano ed extraurbano in tutte le valli della provincia è affidato alla società Trentino trasporti, nata dalla fusione delle precedenti aziende Atesina e Ferrovia Trento-Malè. Trentino trasporti svolge un capillare servizio pubblico raggiungendo anche i paesi più piccoli e isolati dell'intera provincia. La stessa società è concessionaria della linea ferroviaria Trento-Malè-Marilleva. La linea ferroviaria della Valsugana è invece gestita da Trenitalia, benché si discuta da tempo di una sua possibile provincializzazione. La Provincia autonoma di Trento, benché non proprietaria dell'infrastruttura, ha acquistato diversi treni minuetto per questa linea, affidandoli in gestione a Trenitalia. Un ruolo importante è ricoperto dalla presenza sul territorio delle piste ciclabili che si sviluppano per circa 400 km; il Trentino è attraversato dalla Ciclopista del Sole dove il percorso segue il fiume Adige e da numerosi tracciati che percorrono i fondovalli delle valli trentine.

Cultura, istruzione e ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione e ricerca[modifica | modifica wikitesto]

A Trento è presente l'Università di Trento, istituita per volontà del presidente provinciale Bruno Kessler nel 1962, di medie dimensioni (circa diciassettemila studenti), ma molto attiva a livello internazionale. All'inizio le pur ricche risorse della Provincia non furono in grado di garantirne lo sviluppo, ma poi si riuscì ad accollare tutti gli oneri dell'insegnamento allo Stato, sicché le risorse della Provincia poterono concentrarsi sullo spingerne lo sviluppo e nel finanziare la sola ricerca (tramite l'Istituto Trentino di Cultura, ora denominato Fondazione Bruno Kessler) con maggior larghezza di mezzi rispetto ad altre realtà nazionali. Sono presenti le facoltà di Economia, Giurisprudenza, lettere e filosofia, Ingegneria, Sociologia, Scienze matematiche, fisiche e naturali, Scienze cognitive (nella sede di Rovereto).

Fu la prima università italiana a istituire corsi di laurea in sociologia, corso di laurea con cui l'università nacque. Secondo l'indagine Censis-la Repubblica del 2012 è seconda per qualità nella classifica degli atenei italiani di medie dimensioni.

La Provincia ha dato vita anche negli anni sessanta ad un importante istituto di ricerca scientifica ed umanistica: l'Istituto Trentino di Cultura (divenuto nel 2007 Fondazione Bruno Kessler), strutturata in due Centri scientifico tecnologici (Materiali e Microsistemi, e Information Technology)(FBK-irst), due centri umanistici, l'Istituto per gli studi storici italo-germanici (FBK-isig) e l'Istituto per le scienze religiose (FBK-isr). Della Fondazione Bruno Kessler (www.fbk.eu) fa parte anche l'ECT*, l'European Center for Theoretical studies in Nuclear Physics and related areas.

A Trento hanno sede infine il Centre for Computational and Systems Biology, centro di eccellenza di carattere scientifico nato dall'accordo siglato tra il governo italiano, la Provincia autonoma di Trento, l'Università di Trento e la Microsoft e il "Centro di Ecologia Alpina" (presso le Viote del Monte Bondone), confluito dal 1º gennaio 2008 nella Fondazione Edmund Mach, che raccoglie l'eredità storica dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, istituto di istruzione secondaria, ricerca e assistenza tecnica in agricoltura.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Riva del Garda, piazza III Novembre con la torre Apponale

Nel territorio della Provincia sono presenti numerosi enti museali, che hanno avuto significativo sviluppo nell'ultimo ventennio dai mezzi finanziari della Provincia. Fra i principali:

Da segnalare inoltre gli istituti di cultura e i musei dedicati alla tre minoranze della Provincia, l'Istitut cultural Ladin "majon di fascegn" in Val di Fassa e il Kulturinstitut Bersntol - Lusérn per la valorizzazione delle minoranze germanofone mòchene e cimbre.

Enti e associazioni culturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Un importante soggetto culturale operante in Trentino è la Società Alpinisti Tridentini (SAT), fondata in età asburgica (2 settembre 1872). Essa si pone l'obiettivo di promuovere la conoscenza dell'ambiente montano trentino, di mantenere integro il patrimonio naturalistico, di conservare la rete di sentieri e la presenza dei rifugi alpini, di svolgere attività editoriale a carattere scientifico e commemorativo.
  • In Trentino è molto radicata la tradizione della musica corale. Sono presenti 181 cori[30] (popolari, polifonici e infantili), riuniti nella Federazione Cori del Trentino. Due fra i più celebri cori maschili italiani sono i prestigiosi Coro della SAT, diretto dal maestro Pedrotti, e Coro della SOSAT.
  • La Welschtiroler Schützenbund ovvero la Federazione delle Compagnie Schützen del Tirolo Meridionale, nata a partire dal 1982, con la rifondazione dell'antica Schützenkompanie Kronmetz/Mezzocorona, oggi conta ben 22 Compagnie, sparse in tutte il territorio provinciale. Queste compagnie si ispirano alle storiche milizie della Contea del Tirolo, dette appunto SchützenSizzeri. Fra le attività già intraprese, si ricorda la partecipazione alla processione di San Sebastiano, patrono del Tirolo, il tiro al bersaglio, i fuochi del Sacro Cuore di Gesù, la pulizia di sentieri e vecchie strade militari e il ripristino di trincee della Grande Guerra e della linea di forti denominata Fortezza di Trento oltre che alcune opere di beneficenza, come la raccolta fondi per la ricerca contro i tumori.

Editoria e mass media[modifica | modifica wikitesto]

Il Trentino, nonostante le piccole dimensioni del suo territorio, è storicamente caratterizzato da una discreta pluralità di pubblicazioni e di mezzi di comunicazione locali.

Nel primo dopoguerra venivano pubblicati tre quotidiani: Il nuovo Trentino, giornale cattolico a lungo diretto da Alcide Degasperi, La Libertà, di ispirazione liberale, e Il Brennero, foglio fascista.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale vengono invece pubblicati due quotidiani, L'Adige e il Trentino (quest'ultimo del Gruppo editoriale L'Espresso); a questi si affianca il Corriere del Trentino, edizione locale del Corriere della Sera. La diffusione di quotidiani è decisamente superiore alla media nazionale.

Fra i periodici locali, Vita trentina è il settimanale edito dall'Arcidiocesi di Trento, mentre QuestoTrentino è un quindicinale d'informazione indipendente.

La Provincia ha inoltre supportato la nascita nel 2000 dell'Osservatorio sui Balcani, con sede a Rovereto, una delle testate giornalistiche italiane più attente all'area dei Balcani e dell'Europa sud-orientale.

Sono presenti numerose reti radiofoniche a carattere regionale (Radio Dolomiti, RTT, Radio Studio Sette) o a dimensione valligiana e comunitaria. Due infine sono le emittenti televisive private: RTTR e Trentino Tv (già TCA), che affiancano la sede regionale della RAI di Trento.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prodotti agroalimentari tradizionali del Trentino-Alto Adige.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arcidiocesi di Trento e Parrocchie dell'Arcidiocesi di Trento.

Pur rimanendo una regione con un saldo legame con la tradizione cattolica, il Trentino si sta muovendo lentamente verso un processo di laicizzazione.[31]

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Dialetti trentini e aree culturali[modifica | modifica wikitesto]

Diverse influenze esterne (principalmente venete e lombarde orientali, ma anche tirolesi e ladine) hanno determinato la diffusione in Trentino di dialetti con alcuni caratteri diversi. I dialetti trentini sono sostanzialmente raggruppabili in un'area centrale, un'area occidentale (a influenza lombarda) e un'area orientale (a influenza veneta).

Secondo la partizione linguistica proposta da Cesare Battisti nel 1915[32], è possibile infatti distinguere l'area trentina propriamente detta, che comprende il capoluogo, la Valle dell'Adige, la Valle dei Laghi, le Giudicarie Esteriori, l'altopiano di Pinè e il Perginese; l'area trentina a sostrato ladino, sia nel Trentino occidentale (Valli di Sole e di Non) che in quello orientale (il medio corso dell'Avisio, cioè le valli di Fiemme e Cembra); l'area ad influenza veneta, con una fase feltrina nel Primiero, una fase vicentina nella Valsugana e una fase veronese nella Vallagarina; l'area a influenza lombarda (Giudicarie Interiori e Val di Ledro).

Le minoranze linguistiche[modifica | modifica wikitesto]

Il ghiacciaio della Marmolada, in ladino Marmoleda

Nella Provincia sono presenti inoltre tre minoranze linguistiche, le cui lingue sono tutelate dallo statuto di autonomia regionale (art. 102) e da leggi nazionali e provinciali:

Alcuni comuni delle province contigue sono di lingua cimbra o di lingua ladina: questo fattore contribuisce alla loro richiesta di unificazione al Trentino. Alcuni comuni hanno già formalizzato la richiesta con un referendum, altri intendono farlo.

Sin dal 2001, in occasione del censimento decennale della popolazione, la popolazione trentina può dichiarare la propria appartenenza a una delle minoranze storiche.

Minoranza 2001
numero di parlanti[33]
2001
percentuale rispetto alla
popolazione trentina
2011
numero di parlanti[34]
2011
percentuale rispetto alla
popolazione trentina
Ladini 16.462 3,5 % 18.550 3,5 %
Mocheni 2.276 0,5 % 1.660 0,3 %
Cimbri 882 0,2 % 1.072 0,2 %

I ladini della Val di Fassa sono la minoranza riconosciuta più numerosa, seguita dalle comunità germanofone dei Mòcheni e dei Cimbri.

La minoranza non riconosciuta più consistente è quella della Val di Non e Val di Sole. Nel censimento del 2011 infatti più di 8.700 nonesi e solandri si sono autodichiarati di lingua ladina, superando numericamente i ladini fassani.[35] L'appartenenza degli idiomi noneso e solandro al gruppo linguistico retoromanzo rimane oggetto di dibattito linguistico e politico.

Nelle scuole trentine vengono insegnati sin dalla scuola primaria il tedesco e l'inglese.

Stemma e gonfalone[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera della Provincia Autonoma di Trento, caricata con l'aquila di San Venceslao

Lo stemma ufficiale della Provincia raffigura l'aquila fiammeggiante di San Venceslao, antico simbolo donato dal Re di Boemia Giovanni I al vescovo trentino Niccolò da Bruna come stendardo ufficiale del piccolo esercito del Principato Vescovile di Trento nel 1339.

In base allo statuto di autonomia della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige entrato in vigore nel 1972 (art.3[36]), la Provincia Autonoma di Trento ha anche un gonfalone ufficiale, uguale alla bandiera ma più stretto e più lungo, esposta nei locali pubblici accanto alla bandiera italiana e a quella europea (esso sostituisce la bandiera regionale del Trentino-Alto Adige, usata raramente).

La bandiera è composta da tre strisce orizzontali della stessa dimensione (drappo interzato in fascia), le due più esterne porpora e la centrale bianca, con al centro lo stemma.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone provinciale

L'autonomia provinciale[modifica | modifica wikitesto]

L'autonomia del Trentino si fonda sulle modifiche allo Statuto di Autonomia della Regione Trentino-Alto Adige varate nel 1972: mentre tutte le altre province italiane hanno mere funzioni amministrative, la provincia autonoma di Trento (con quella di Bolzano) ha potere legislativo in molte materie normalmente di competenza statale o regionale.

Particolarmente importanti sono le deleghe in materia di sanità, scuola, formazione, lavoro, trasporti e viabilità. Il finanziamento della provincia deriva dalla trattenuta del 90% delle imposte sui redditi raccolti nel territorio provinciale e da una quota su altri tipi di imposte statali (IVA, tassa di successione).[37][38]. Restano a carico dello Stato mansioni come esercito, contributi alla Unione Europea, ambasciate e consolati all'estero, pubblica sicurezza, magistratura e carceri.

Grazie alle notevoli risorse a disposizione, la provincia ha potuto dare sostegno pubblico all'economia, dall'agricoltura al turismo al terziario alla cultura (università) alla cura del territorio (strade, regimentazione delle acque), con un rilevante aumento del reddito. Ne deriva che una parte rilevante della popolazione attiva è impiegata nella pubblica amministrazione e negli enti pubblici.

L'autonomia, specialmente finanziaria, è da tempo oggetto di critiche da parte della politica delle confinanti regioni a statuto ordinario, visto il trattamento privilegiato rispetto ai territori di montagna del Veneto e della Lombardia (questione dei comuni lombardi e veneti al confine con il Trentino-Alto Adige).

Numerosi comuni veneti di confine hanno indetto dei referendum, nella grande maggioranza dei casi ad esito positivo, per richiedere formalmente l'annessione al Trentino (richieste su cui il Trentino si è espresso negativamente). Lo Stato italiano ha preso atto della questione istituendo con legge statale 23.12.2009 n. 191 (Legge finanziaria 2010) un apposito "Fondo di perequazione e solidarietà per i territori dei Comuni appartenenti alle province di Regioni a Statuto ordinario confinanti con le province di Trento e Bolzano".

È inoltre in corso la procedura costituzionale per il ricongiungimento dei comuni di Pedemonte (VI), Magasa e Valvestino (BS), scorporati dalla provincia di Trento nel periodo fascista contro la volontà delle popolazioni, rimasti dipendenti dal Trentino per le competenze degli uffici giudiziari e di pubblicità immobiliare (Libri Fondiari e Catasto). Le popolazioni interessate si sono già espresse a favore del passaggio alla provincia autonoma di Trento per via referendaria, così come si sono espressi in senso favorevole sia la Provincia autonoma di Trento, la Regione Trentino Alto Adige, la Regione Lombardia e la Regione Veneto, mentre uguale parere favorevole alla ricongiunzione od al trasferimento non hanno trovato da parte della Regione Trentino Alto Adige numerosi altri comuni del Veneto, nonostante il parere positivo delle relative popolazioni in via referendaria e l'espresso assenso della Regione Veneto.

Consiglio provinciale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Consiglio della Provincia autonoma di Trento.

La funzione legislativa spetta al Consiglio provinciale, formato da 35 membri (34 più il presidente della provincia), di cui 1 spettante alla minoranza ladina. L'elezione del Consiglio provinciale avviene con sistema maggioritario e con premio di maggioranza. Il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento unito al Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano forma il Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige. I consiglieri provinciali sono dunque anche consiglieri regionali.

Gruppi consiliari[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni provinciali del 27 ottobre 2013 hanno determinato la vittoria di una coalizione di centrosinistra autonomista (58,12%):

Questa la divisione dei 35 seggi provinciali:

Opposizioni
Gruppo Consiglieri
Progetto Trentino 5
Lega Nord Trentino 2
Movimento 5 Stelle 2
Civica trentina 1
Amministrare il Trentino 1
Forza Trentino 1
Maggioranza
Gruppo Consiglieri
Partito Democratico 9
Partito Autonomista Trentino Tirolese 8
Unione per il Trentino 5
Union Autonomista Ladina 1

Giunta provinciale[modifica | modifica wikitesto]

Ugo Rossi, attuale presidente

La funzione esecutiva spetta alla Giunta provinciale, composta dal presidente e da otto assessori, scelti dal presidente fra i consiglieri eletti. Il presidente della Giunta può inoltre nominare personalità non elette in consiglio come assessori esterni.

Il Presidente della Provincia assume inoltre nel corso della legislatura, a rotazione con il collega altoatesino, il ruolo di Presidente del Trentino-Alto Adige.

La suddivisione amministrativa[modifica | modifica wikitesto]

Comunità comprensoriali (1973 - 2007)[modifica | modifica wikitesto]

L'unità amministrativa dei comprensori fu istituita dalla giunta di Bruno Kessler negli anni settanta, al fine di garantire una maggiore efficienza nell'amministrazione del territorio provinciale, frazionato in ben 217 comuni, a volte di piccole o piccolissime dimensioni. Non sempre i confini dei comprensori rispettavano una tradizione di collaborazione fra comunità vicine e infatti si sono rivelati spesso strumenti poco efficaci, tranne nei casi in cui includessero una comunità di valle ben definita (Val di Fiemme, Primiero, Val di Sole, Val di Fassa). Inoltre la giunta comprensoriale non era eletta direttamente, ma nominata dalle giunte dei diversi comuni.

Comunità di valle[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Comunità di valle.

Nel 2006 è stata approvata una riforma che prevede l'istituzione di un consiglio delle autonomie e il passaggio all'istituto giuridico delle comunità di valle, più omogenee rispetto ai comprensori[39].

Le nuove comunità di valle hanno più poteri rispetto ai vecchi comprensori: la Provincia infatti ha devoluto ad esse la competenza in diverse materie come le infrastrutture d'interesse locale, determinati servizi pubblici, urbanistica, assistenza ed edilizia scolastica, distribuzione dell'energia, trasporto locale, servizi socio-assistenziali, gestione del ciclo dell'acqua e dei rifiuti[40][41].

Rispetto ai vecchi comprensori, le variazioni territoriali più significative sono l'istituzione di enti autonomi per comunità unite da vincoli storici e geografici come la Val di Cembra, la Valle dei Laghi, l'Altopiano di Folgaria, Lavarone e Luserna, l'Altopiano della Paganella e la Piana Rotaliana, prima parte di comprensori più ampi.

Vigili del Fuoco Volontari[modifica | modifica wikitesto]

In provincia di Trento (come anche in provincia di Bolzano) sono presenti in ogni comune i Vigili del Fuoco volontari. Essi, in alcuni comuni, sono presenti da più di cento anni e, grazie alla L.R. del 20 agosto 1954 n.24 ogni comune del Trentino-Alto Adige deve "dotarsi" di uno o più Corpi di Vigili del Fuoco volontari. In Trentino esistono 239 Corpi di Vigili del Fuoco volontari distribuiti sui 217 comuni (solo il comune di Trento ha 13 Corpi VV.F. Volontari). I Volontari, come dice la parola stessa, prestano la loro opera gratuitamente; i comuni sono tenuti solamente ad acquistare (anche con contributi da parte della Provincia) gli equipaggiamenti e le attrezzature necessari ai Vigili del Fuoco per svolgere i loro compiti. Grazie alla presenza capillare dei Vigili del Fuoco in Trentino passano pochi minuti dalla richiesta di soccorso all'arrivo delle squadre sul posto. I Vigili del Fuoco Volontari sono raggruppati in 13 distretti e fanno parte della Federazione dei Vigili del Fuoco Volontari della Provincia Autonoma di Trento.

Unione Distrettuale di n. Corpi
Borgo Valsugana 22
Cles 18
Fassa 6
Fiemme 13
Fondo 21
Giudicarie 40
Val di Sole 14
Mezzolombardo 16
Pergine Valsugana 13
Primiero 5
Riva del Garda 12
Vallagarina 18
Trento 41

Persone legate al Trentino[modifica | modifica wikitesto]

Questo è un elenco di alcune personalità che per nascita o per la loro storia personale hanno instaurato un solido legame con il territorio trentino. I personaggi sono raccolti in categorie, e all'interno di queste sono menzionati in ordine alfabetico. L'elenco comprende personaggi attivi nei più diversi settori: arte, cultura e scienza, sport, politica, religione.

Artisti

Scienziati, tecnici e uomini di cultura

Sportivi

Politici e militari

Irredentisti e patrioti

Santi, religiosi e persone legate alla Chiesa

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.elezioni.provincia.tn.it/binary/pat_elezioni/provinciali_2013/Manifesto_mod_7_mocheno_DEFINITIVO.1384182801.pdf PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Direzione Generale Servizio Segreteria della Giunta ed Elettorale - AUTONOME PROVINZ TRIENT Direzione Generale Servizio Segreteria della Giunta ed Elettorale: proclamazione degli eletti alle elezioni provinciali del 2013
  2. ^ http://www.minoranzelinguistiche.provincia.tn.it/binary/pat_minoranze/news/scheda_minoranze_trentine.1134130361.pdf, pag.1
  3. ^ http://www.minoranzelinguistiche.provincia.tn.it/binary/pat_minoranze/news/scheda_minoranze_trentine.1134130361.pdf, pag.7
  4. ^ http://www.elezioni.provincia.tn.it/binary/pat_elezioni/provinciali_2013/Manifesto_mod_7_mocheno_DEFINITIVO.1384182801.pdf PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Direzione Generale Servizio Segreteria della Giunta ed Elettorale - AUTONOME PROVINZ TREA’T General Regiar Kanzlaidinst va de Junta ont van Bol: proclamazione degli eletti alle elezioni provinciali del 2013
  5. ^ La forma in dialetto trentino non riveste ufficialità. Il dialetto trentino non ha inoltre una ortografia propria. La forma Provincia de Trent si trova per esempio in Carmine Abate, Il ballo tondo, Fazi Editore, 2000, pag. 33: Invece: «Piacere, me ciamo Valentini Narciso. Son d'en paesin en provincia de Trent», disse il forestiero deludendo inizialmente un po' tutti. Dunque era un trentino.
  6. ^ Statistiche demografiche ISTAT, 1º gennaio 2013
  7. ^ APPARTENENZA ALLA POPOLAZIONE DI LINGUA LADINA, MOCHENA E CIMBRA, PER COMUNE ED AREA DI RESIDENZA (CENSIMENTO 2001). URL consultato il 1º luglio 2011.
  8. ^ La lingua ladina. URL consultato il 1º luglio 2011.
  9. ^ Micaela Vissani, Regioni d'Italia dall'A alla Z, Giunti 1999, pag. 193
  10. ^ Der Begriff Trentino in der heute gebräuchlichen Form erschien zum ersten Mal in einer Publikation aus dem Jahre 1809, Mayr, Irredentismus, pag. 30, citato in: Veröffentlichungen der Arbeitsgemeinschaft Ost, 1962, - vol. 2 - pag. 164
  11. ^ Antonio Zieger, Storia della regione tridentina 1, Dolomia, 1981, pag. 344
  12. ^ Il termine Welsch originariamente non aveva connotazione spregiativa. Oggi, soprattutto nella variante sudtirolese "Walsch", ha anche una connotazione spregiativa, corrispondente all'appellativo crucco per le persone di lingua tedesca
  13. ^ L'uso istituzionale di Südtirol per la provincia autonoma di Bolzano è molto più recente, risale al 1972.
  14. ^ Tito Livio, Storie, V, 33, 11
  15. ^ secondo il censimento austriaco del 1910 http://books.google.it/books?id=PHzM88AB1x0C&pg=PA54&lpg=PA54&dq=trentino+censimento+1910&source=bl&ots=5jjW_0kuUU&sig=ECbqEzjNpc4ylJdrrNkoaWrOQfA&hl=it&sa=X&ei=foi1U-nJOejT7Ab6w4DoAg&ved=0CD4Q6AEwBA#v=onepage&q=trentino%20censimento%201910&f=false nella provincia trentina vi erano circa 11.000-13.000 abitanti di lingua tedesca (circa il 3,5% della popolazione) di conseguenza la provincia venne svuotata del gruppo linguistico tedesco
  16. ^ p. 21 P. Malni "Fuggiaschi. Il campo profughi di Wagna 1915-18" , Edizioni del Consorzio Culturale del Monfalconese, 1998.
  17. ^ Paolo Piccoli, Armando Vadagnini, Degasperi: un trentino nella storia d'Europa, pag. 103
  18. ^ Regio Decreto Legge 31 agosto 1921 n°1269, trovante concreta applicazione tramite Regio Decreto 19 novembre 1921 n°1746.
  19. ^ Il testo dell'Accordo del 2009
  20. ^ Protezione civile - Provincia autonoma di Trento [1]
  21. ^ Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici, note illustrative, foglio 80 Riva del Garda, pag. 117 s.
  22. ^ “Qual è quella ruina che nel fianco
    di qua da Trento l'Adice percosse,
    o per tremoto o per sostegno manco,

    che da cima del monte, onde si mosse,
    al piano è si la roccia discoscesa,
    ch’alcuna via darebbe a chi su fosse;

    cotal di quel burrato era la scesa;”
    (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto XII, vv. 4-10).
  23. ^ classificazione proposta da Aldo Gorfer in Atlante del Trentino. Trento, Panorama, 1988, p.65
  24. ^ Cfr. (PDF) Consiglio della Provincia autonoma di Trento - Disegno di legge 4 ottobre 2004, n. 77: Modificazioni della legge provinciale 6 maggio 1988, n. 18 (Ordinamento dei parchi naturali). Istituzione di nuovi parchi naturali e dei parchi fluviali
  25. ^ Consiglio della Provincia autonoma di Trento - Legge provinciale 23 maggio 2007, n.11 Governo del territorio forestale e montano, dei corsi d'acqua e delle aree protette
  26. ^ Federconsumo: [www.federconsumo.confcooperative.it/Lists/News/DispForm2.aspx?ID=33 Settore Consumo: SAIT IN ASSEMBLEA Dalpalù: "L'unità del sistema più forte dopo la recessione"], 10 giugno 2006
  27. ^ a b c Provincia autonoma di Trento - Annuario Statistico 2005 TAV.IX.11, IX.13, IX.15, IX.17, XI.1
  28. ^ Piergiorgio Cattani, PiRuBi: la mobilità creativa di Silvano Grisenti in Questo Trentino, 7 aprile 2004
  29. ^ Roberto Calzà, Emanuele Curzel, Walter Micheli, Che c'entra la Valdastico con la Valsugana? in Questo Trentino, 12 gennaio 2002
  30. ^ Federazione Cori del Trentino
  31. ^ Euregio, Tirolo Alto Adige Trentino - Uno sguardo storico. Trento 2013, ISBN 978-88-907860-2-0
  32. ^ Cesare Battisti. Il Trentino: cenni geografici, storici, economici: con un'appendice su l'Alto Adige., Novara, Istituto geografico De Agostini, 1915.
  33. ^ TAV. I.5 - APPARTENENZA ALLA POPOLAZIONE DI LINGUA LADINA, MOCHENA E CIMBRA, PER COMUNE ED AREA DI RESIDENZA (CENSIMENTO 2001) Annuario Statistico Provincia autonoma di Trento, 2006
  34. ^ Censimento della popolazione e delle abitazioni Rilevazione sulla consistenza e la dislocazione territoriale degli appartenenti alle popolazioni di lingua ladina, mòchena e cimbra (dati provvisori) Servizio Statistica della Provincia autonoma di Trento, Giugno 2012
  35. ^ Ladini: i nonesi superano i fassani, Trentino Corriere Alpi, 30 giugno 2012
  36. ^ Cfr. (PDF) Statuto ufficiale per il Trentino-Alto Adige TITOLO I, Capo I, articolo 3
  37. ^ L'Amministrazione, gli enti locali e il regime finanziario|Consiglio PAT - Il regime finanziario
  38. ^ Federalismo fiscale - Regioni a statuto speciale, Camera dei Deputati. URL consultato il 5 maggio 2013.
  39. ^ Legge provinciale n° 3 - 16 giugno 2006
  40. ^ Consiglio della Provincia Autonoma di Trento - Legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3: Norme in materia di governo dell'autonomia del Trentino
  41. ^ Presidente della Provincia Autonoma di Trento - La riforma istituzionale per un nuovo governo dell'Autonomia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA:VV., Storia del Trentino, 6 Voll., Bologna, Il Mulino, 2000-2005 (Collana promossa dall'Istituto Trentino di Cultura):
    • 1 La preistoria e la protostoria / a cura di Michele Lanzinger, Franco Marzatico, Annaluisa Pedrotti. - 2001. - 655 p. ISBN 88-15-08369-3
    • 2 L'età romana / a cura di Ezio Buchi. - 2000. - 643 p. ISBN 88-15-08080-5
    • 3 L'età medievale / a cura di Andrea Castagnetti, Gian Maria Varanini. - 2004. - 915 p. ISBN 88-15-10298-1
    • 4 L'età moderna / a cura di Marco Bellabarba, Giuseppe Olmi. - 2002. - 1048 p. ISBN 88-15-09043-6
    • 5 L'età contemporanea: 1803-1918 / a cura di Maria Garbari, Andrea Leonardi. - 2003. - 999 p. ISBN 88-15-09578-0
    • 6 L'età contemporanea: il Novecento / a cura di Andrea Leonardi, Paolo Pombeni. - 2005. - 876, [1] p. - Bibliogr.: p. 795-852 ISBN 88-15-10905-6
  • Giovanna Nicoletti (a cura di), Guida ai musei di Trento, Nicolodi, Rovereto, 2003.
  • Lorenzo Baratter, Le Dolomiti del Terzo Reich, Mursia, Milano, 2005.
  • Paolo Cont, Le "Comunità di Valle" e la Vallagarina: la Storia dimenticata. In «Quaderni del Borgoantico», 15, 2014, pp. 88-101.
  • Lia de Finis (a cura di) Storia del Trentino. Trento, Temi - Associazione culturale "Antonio Rosmini", 1996
  • Lia De Finis (a cura di) Percorsi di storia trentina, Trentino cultura - Provincia autonma di Trento
  • Sergio Benvenuti. Storia del Trentino. Trento, Panorama, 1994-1998¹ ISBN 88-87118-41-8
  • Gianni Faustini. Trentino e Tirolo dal 1000 al 1900. Breviario storico dell'autonomia. Trento, Publilux, 1985
  • Gino Tomasi, Aldo Gorfer. Atlante del Trentino. Trento, Panorama, 1988
  • Aldo Gorfer. Le valli del Trentino (Trentino occidentale, Trentino orientale, 2 voll.). Calliano, Manfrini, 1975-77
  • Giovanna Nicoletti (a cura di). Guida ai musei di Trento. Rovereto, Nicolodi, 2003. ISBN 88-8447-081-1
  • Cesare Battisti. Il Trentino - Saggio di Geografia fisica ed antropogeografia in Opere Geografiche. Lavis, La Finestra, 2005. ISBN 88-88097-92-9
  • Vincenzo Bertazzi, Claudio Tamanini (a cura di). Conoscere il Trentino, Servizio Statistica della Provincia autonoma di Trento.
  • Aldo Stella, Storia dell'Autonomia trentina, Trento, Edizioni U.C.T, 1997

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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