Trattato italo-etiope del 1928
| Trattato italo-etiope del 1928 | |
|---|---|
| Data | Agosto 1928 |
| Luogo | Addis Abeba |
| Premessa | Confini indefiniti tra Etiopia e Somalia italiana |
| Esito | Fissazione dei confini tra Etiopia e Somalia italiana |
| Parti contraenti | |
| Rappresentanti | |
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Durante il periodo del colonialismo italiano in Africa, fra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, i confini fra la Somalia italiana e l'Etiopia vennero fissati dal Trattato italo-etiope del 1928. Il trattato prevedeva tre fasi da seguire in caso di contese territoriali fra Italia ed Etiopia: trattative, conciliazione e arbitrato. Se la procedura delle tre fasi non avesse risolto lo scontro, le due parti avrebbero potuto ricorrere alla Società delle Nazioni che sarebbe subentrata solo se tutte e tre le fasi fossero state esaurite e non si fosse giunti ad un accordo.
Per quanto concerne la definizione dei confini tra i territori dei due stati, non si giunse ad un accordo definitivo. Ciò contribuì al crescere della tensione tra l'Italia e l'Abissinia, che manifestavano entrambe aggressivi intenti espansionistici: Mussolini ambiva a unificare territorialmente Eritrea e Somalia, mentre il Negus aspirava a ottenere uno sbocco sul mare per il proprio impero. Tale situazione, della quale l'incidente di Ual Ual rimane caso emblematico, sfociò prima nella crisi abissina (che comportò un richiamo ufficiale della Società delle Nazioni rivolto a entrambi i contendenti) e poi, nel 1935, nella guerra d'Etiopia. Il trattato venne firmato nell'agosto 1928 ad Addis Abeba da Giuliano Cora in nome del re d'Italia Vittorio Emanuele III e dal ras Tafarì Maconnèn per la regina d'Etiopia Zauditù.