Trascendentale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

Il termine trascendentale, usato per la prima volta nella Scolastica e specificamente in Tommaso d'Aquino, voleva significare il riferimento a ciò che è massimamente universale. L'Aquinate lo applicava cioè a quei concetti che hanno una loro universalità, quali ad esempio la verità e bontà: questi, in un primo grado di universalità, si riferiscono concretamente a tutti gli esseri umani, ma gli stessi concetti, se elaborati teoricamente dall'intelletto e dalla volontà di un essere perfetto come Dio, acquistano, per così dire, una "somma universalità" che si esprime appunto nel termine trascendentale.

Indice

[modifica] Trascendentale in Kant

« Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupa non di oggetti, ma del nostro modo di conoscenza degli oggetti in quanto questa deve essere possibile a priori. »

In Kant il termine trascendentale passò a significare il meccanismo "formale" della conoscenza, prescindendo dal contenuto di essa: cioè vuole spiegare non che cosa conosciamo ma come avviene la conoscenza. Ovvero designa la ricerca dei presupposti teorici che rendono possibile la conoscenza.

La conoscenza per un aspetto è passiva in quanto si basa su dati sensibili che noi acquisiamo passivamente ma, per altro verso è attiva, poiché noi siamo dotati di "funzioni trascendentali", di modi di funzionamento del nostro intelletto che automaticamente si attivano nel momento stesso in cui riceviamo i dati sensibili. Nel caso cioè del primo grado del conoscere, l'intuizione, noi mettiamo istantaneamente in opera le funzioni di spazio e tempo; cioè discriminiamo, selezioniamo attivamente i dati sensibili nello spazio e nel tempo.

Questi modi di funzionamento della conoscenza sensibile non sono un'attività ulteriore che noi mettiamo in esecuzione, ma appartengono al modo di essere del nostro stesso intelletto. Kant dice che le funzioni trascendentali hanno le caratteristiche di "necessità", poiché la nostra ragione le mette necessariamente in azione, per cui anche se volessimo non potremmo fare a meno di usarle, e di "universalità" perché appartengono a tutti gli uomini dotati di ragione. Quindi queste funzioni, spazio e tempo, (nel caso dell'intuizione), sono da sempre presenti prima ancora di ricevere il primo dato sensibile, in quanto non sono altro che il modo di funzionare della nostra ragione. Infatti entrano subito in azione non appena si riceve il primissimo dato sensibile.

Le funzioni trascendentali non sono gli "universali" ricavati dall'esperienza, perché esse sono presenti prima dell'esperienza e non vanno neppure confuse con le idee innate le quali si presentano dotate di un contenuto (l'idea innata di Dio) mentre le funzioni non hanno un contenuto.

Possiamo dire che sono a priori, precedono l'esperienza, ovvero la "trascendono" in quanto "stanno al di là" dell'esperienza stessa; ma allo stesso tempo sono "immanenti", in quanto quelle funzioni diventano reali, acquistano valore effettivo, il loro funzionamento da potenziale diviene attuale, solo quando s'"incarnano" con i dati sensibili.

Quindi trascendentale vuol dire proprio questo: una specie di sintesi di "immanente" e "trascendente".

[modifica] Il significato di trascendentale nell'Idealismo

Il termine "trascendentale" venne ripreso dagli idealisti Fichte e Schelling come sinonimo di funzionale o costitutivo, per designare il loro stesso idealismo: l'idealismo è per costoro un postulato filosofico da ammettere a priori, tramite intuizione intellettuale, necessario al costituirsi non solo della conoscenza umana, ma (a differenza di Kant) anche della realtà oggettiva. Fichte riconosceva infatti a Kant il merito di essersi avvicinato alla concezione idealistica con la dottrina dell'"io penso", o "appercezione trascendentale" che rimaneva però un principio formale della realtà. L'idealismo trasforma l'io penso in un principio costitutivo, materiale, della realtà stessa.

Trascendentale è dunque l'atto con cui l'Io crea il mondo. Questo atto non può essere dimostrato per via razionale, ma va presupposto all'inizio con un atto intuitivo-intellettuale in questo senso trascendentale: forma e contenuto, trascendente e immanente, prima della creazione della realtà (autocoscienza) e contemporaneamente coincidente con essa (autocreazione).

[modifica] Bibliografia

  • Jan A. Aertsen, Medieval Philosophy and the Transcendentals: the Case of Thomas Aquinas, Leiden: Brill, 1996.
  • Jan A. Aertsen, Medieval Philosophy as Transcendental Thought. From Philip the Chancellor (ca. 1225) to Francisco Suárez, Leiden: Brill, 2012.
  • John P. Doyle, On the Borders of Being and Knowing. Late Scholastic Theory of Supertranscendental Being Leuven: Leuven University Press, 2012.
  • Graziella Federici Vescovini (éd.), Le problème des Transcendantaux du XIVe au XVIIe siècle, Vrin, « Bibliothèque d’Histoire de la Philosophie ». 288 p. 2001.
  • Martin Pickavé (ed.) Die Logik des Transzendentalen. Festchrift für Jan A. Aertsen zum 65. Geburstag, Berlin, de Gruyter, 2003.
  • Piero di Vona, Spinoza e i trascendentali, Napoli, Morano, 1977.
  • Piero di Vona, L'ontologia dimenticata. Dall'ontologia spagnola alla Critica della ragion pura, Napoli, La Città del Sole, 2008.
  • Piero di Vona, Trattato dei concetti trascendenti, Napoli, Giannini Editore, 2011.
  • Piero di Vona, Questioni sui concetti trascendenti, Napoli, Giannini Editore, 2011.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

filosofia Portale Filosofia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di filosofia
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni