Tonino Dal Re
Tonino Dal Re (Imola, 8 dicembre 1924 – Imola, 27 maggio 2010) è stato un pittore italiano.
Tonino Dal Re è uno dei più noti artisti della Romagna del ventesimo secolo, conosciuto principalmente per essere "il pittore dei ciclisti".
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[modifica] Biografia
[modifica] Giovinezza ed educazione
Il pittore Tonino Dal Re nasce l’8 dicembre 1924 nelle campagne a ridosso di Imola (Italia) da una famiglia contadina. L'infanzia, vissuta tra i campi e le colture, hanno profondamente influenzato la sua pittura. Inizia i primi studi d’arte ancora adolescente sotto la guida del maestro imolese Anacleto Margotti. In quegli anni conosce e frequenta il poeta Luigi Orsini che sarà per lui un riferimento determinante per la propria crescita, sia artistica sia culturale, dato che proprio Orsini lo introduce all’Atelier del conte Tommaso Della Volpe, famoso pittore dal carattere schivo e selettivo, che però si affeziona al giovane Dal Re e lo accoglie come allievo. In seguito di lui infatti dirà: “l'allievo più ribelle ma anche il più dotato”. La loro amicizia durerà fino al 1967, anno della morte del maestro Della Volpe. Dal Re intanto, nel corso degli anni, raggiunge una sua indipendenza artistica, partecipando a varie collettive ed estemporanee, sempre con ottimi risultati, vincendo concorsi e premi.
[modifica] Gli affreschi
Dal 1950 in avanti si dedica anche alla pittura murale; il giovane pittore infatti è affascinato dai grandi spazi pittorici e per dodici anni girerà l’Italia, affrescando più di cinquanta chiese, teatri, palazzi e ville signorili. Nonostante gli affreschi lo impegnino per gran parte del suo tempo, Tonino continua a produrre tavole e tele su temi rurali della sua Romagna: scene campestri, paesaggi, ritratti e scene di vita quotidiana, come le famose ed ironiche tavolette in cui sono raffigurati parroci, cardinali, fraticelli e suore che rimandano ai personaggi dei racconti di Guareschi, il parroco “Don Camillo” e il sindaco “Peppone”, divisi da un' eterna contrapposizione ideologica e uniti da una personale amicizia.
[modifica] Il pittore dei ciclisti
Agli inizi degli anni '60, Dal Re viene invitato dall’amico Guerrino Farolfi, un operatore della tv, a seguire il giro d’Italia a bordo di una moto ufficiale della RAI. Tonino, che ha un'innata predisposizione a socializzare, in quell’occasione conosce i telecronisti Adriano De Zan, Sergio Zavoli e gli operatori della Rai che seguono il giro e ne nasce quasi un'amicizia goliardica, tanto che Dal Re viene invitato, da Duilio Chiaradia, anche lui dirigente RAI di Milano, a seguire il giro a bordo dell’ammiraglia. Dal Re, che non sa trattenere la sua passione e non rinuncia a “creare immagini”, con un taccuino e un pennarello, quasi appollaiato sopra il tettuccio aperto della macchina, comincia a riprodurre rapidi schizzi di quegli atleti, impegnati in sforzi “eroici” sui passi delle Alpi ed esposti ad ogni tipo di intemperie. Gli schizzi pieni di dinamismo, rendono l’idea del movimento, della fatica e del sudore ancor più di un’immagine fotografica. Con pochi ma sapienti tratti, Dal Re ferma l’attimo dando alle immagini una forte valenza emotiva. Comincia così una collaborazione con la RAI di Milano e con la Gazzetta dello Sport che lo vuole come illustratore ufficiale dei ciclisti. I suoi bozzetti accompagneranno gli articoli dedicati a questo sport per molti anni e sarà conosciuto, a livello nazionale, proprio come “il pittore dei ciclisti”. L’immaginazione, la fantasia, l’estro, tutti presenti in Tonino, lo portano ad amalgamare in modo magistrale preti e biciclette, selle e prelati, pedali e cardinali in composizioni ironiche e divertenti.
[modifica] Salotto intellettuale
Verso le metà degli anni '60, Tonino apre uno studio a Bologna, in via Belfiore, in una mansarda di un palazzo quattrocentesco i cui ambienti sono generosamente ampi, accoglienti e luminosi. I quadri alle pareti sono centinaia e il cavalletto è posto in una torretta che domina il collegio di Spagna e i tetti rossi della vecchia Bologna. Lo studio diventa presto uno dei più frequentati salotti della città e tutti i mercoledì sera, è luogo di ritrovo per intellettuali, artisti, musicisti, occultisti, parapsicologi e di chiunque abbia voglia di fermento, d’arte e di incontro. Tonino è un pittore irrequieto, sempre in evoluzione e mai completamente soddisfatto delle sue opere; forse le novità culturali del suo salotto e le teorie che circolano in quest'ambiente, gli fanno sentire sempre più pressante l’esigenza di cambiare e di allargare i propri orizzonti, di entrare in modo viscerale a contatto con il suo intimo. Questo vuole esprimere! Questo vuole dipingere! Aspira a raccontare il proprio pensiero, il suo vissuto e ciò che lo rende partecipe e lo lega all'umanità, vuole dare colore ai propri sogni o ai propri incubi, svelare a suo modo il “mistero”. Accetta i consigli dell’amico e critico d’arte Enzo Rossi che lo sprona a dipingere, in chiave fantastica e metafisica, questo suo periodo di conflitto artistico. Nasce così “Il Mio Giardino”, una serie di tele dal sapore onirico e cupo, come un incubo da cui liberarsi, quadri popolati da piante e fiori con volti umani, nei quali Dal Re ritrae se stesso e i propri familiari, folletti in frak che tentano di arginare la devastazione del giardino messa in opera da selvaggi cavalli ancestrali dalle proporzioni improbabili e neri, come l’incubo che incombe. Tonino si addentra in quello che appare un viaggio rischioso perché, per un artista, ogni immagine prodotta è come un parto, uno specchio di se stessi in cui riconoscersi, una responsabilità verso il proprio creato. C’è un contraccolpo emotivo di causa-effetto ad ogni proposta così intima che si fa alla vita. È come un figlio, sarà Abele o sarà Caino? Dal Re accetta il rischio, sembra in grado di addentrarsi nella “Materia Increata”, attingervi, e ritornare coscientemente con un prodotto, a volte sofferto, da regalarci. E così, nel tempo, i suoi quadri passano da raffinati incubi a immagini di chiare riflessioni e di elaborate sintesi psicologiche; sono immagini interpretative ma identificano una cosciente comprensione da parte dell’artista. La ragione è dunque salva e la fantasia, cosciente, ha squarciato i veli dell’inconscio.
[modifica] L' Africa
Nel 1972 Tonino parte alla volta del corno d’ Africa, invitato ad Asmara dai cugini Pippo e Gino Dal Re che vivono in Eritrea dagli anni della colonizzazione italiana. Rimarrà deluso chi immaginava che da questo viaggio in terre lontane e dalle culture così ancestrali, la sua fantasia onirica partorisse chissà quali immagini “surfanta”. Dal Re si innamora della realtà africana, della sua luce e dei suoi colori intensi, della gente, degli usi e dei costumi, degli scenari maestosi che questo Paese gli offre. Si innamora dell’Africa così com’è, non la interpreta, semplicemente la ritrae. Gira con la cassetta dei colori come Vincent Van Gogh girava nelle campagne francesi, si ferma nei villaggi e all’ombra dei tucul, dipinge la gente nelle loro attività quotidiane, mentre le donne e i bambini osservano incuriositi questo “ strano uomo bianco” che dipinge e sorride, . Se ne parla e la voce arriva al Ras della regione che gli dà l'incarico di ritrarre se stesso e la moglie. Sarà un susseguirsi di commissioni da parte di altri dignitari, fino alla richiesta personale dell‘imperatore Hailè Selassiè, il Negus, che lo chiama a corte per eseguire il suo ritratto ufficiale. Dal Re realizza prima un paio di bozzetti, poi il ritratto definitivo che è tutt’ora esposto al museo di Asmara.
[modifica] Riconoscimenti e premi
Nel 1974 vince la classifica del referendum “ARTE E PERFORMANCE” promosso dalla rivista “Qui Bologna” e entra per diritto nella categoria dei big italiani. Il “surfanta” di Dal Re prende il volo e nello stesso anno vince, a Firenze, il premio internazionale “ BRUNELLESCO” della rassegna ARTI VISIVE. Si aggiudica il 2° trofeo BICCHIERE della Magione e la Romana Accademia Tiberina lo annovera tra i membri onorari. L’anno successivo viene poi iscritto all’albo della Legion d’oro. Nel 1976 vince il primo premio alla Biennale d’arte sacra di Pompei, questa collettiva, itinerante per un anno, approderà nelle città di New York, Londra, Parigi, Roma, Napoli, Firenze, Milano, Venezia ed altre città italiane. I primi classificati, insieme ad altri artisti provenienti da diverse selezioni, parteciperanno a Parigi al trofeo “ARTE ITALIANA NEL MONDO”. Ad una giuria internazionale è affidato il compito di assegnare il trofeo, per l’edizione 1977, che vedrà ancora Dal Re piazzarsi al primo posto con il quadro: “Il Cristo della giustizia”. Questo dipinto riceverà il personale apprezzamento di Salvador Dalì il quale, si recherà svariate volte all’Esposizione, per sedersi davanti al quadro ed osservarlo. Dal Re parteciperà per qualche anno ancora a collettive e concorsi, vincendo, tra gli altri, il trofeo internazionale “ la Vittoria” a Firenze. Sempre a Firenze gli viene attribuito il trofeo “Marzocco”, a Verona il trofeo “Artigianato” e il premio “Malatesta” a Rimini.
[modifica] Il suo piccolo regno
Alla fine degli anni '70, abbandona lo studio di Bologna e si crea un capannone-studio sul terreno di famiglia, là dove è nato e dove sono ancora presenti i ricordi dell'infanzia trascorsa. Si ritirerà nella campagna imolese continuando a dipingere con assiduità, producendo ancora splendide tele ma abbandonando la partecipazione a concorsi e premi. Nel Trentennio che segue, saranno invece numerose le personali. Il “Capannone” sarà, come lo studio di Bologna, un punto di ritrovo costante per vecchi e nuovi amici, collezionisti e galleristi ma Tonino non sarà più tentato dalle bagarre artistiche. Vivrà in quello che amava definire “il suo piccolo regno”, nelle campagne di quella cittadina che gli ha dato i natali e dove tutti lo conoscono e lo apprezzano, curando il suo giardino e dipingendo, fino al 27 maggio 2010, giorno in cui partirà per il suo ultimo viaggio.
[modifica] Opere
[modifica] Fonti bibliografiche
1970 – Lino Cavallai – Relativo artificiale – Ed. Svolta
1971 – Pianeta – Ed. Messaggerie Italiane
1974 – Catalogo Internazionale d’Arte Moderna
1977 - Arte italiana nel Mondo – Ed. Celit Torino
1977 – Remo Pranovi – Etiopia, l’ex Impero del Re dei Re Ed. Stocchiero
1978 – Arte e Poesia del nostro tempo – Montrone Pompei
1979 – Il Libro d’Oro dell’Arte Contemporanea. Ed. Omega Arte Rimini
1979 – Biennale degli Artisti Imolesi
1983 – Guida Ragionata delle Belle Arti Annuario Comed n. 10
1983 – Aureliano Bassani – Mondo Così
1986 – Un’immagine ed un omaggio – Ed. Ge-Graf Bertinoro
1988 - Guida Ragionata delle Belle Arti – Annuario Comed n. 15
1990 – Rassegna degli Artisti del Comprensorio Imolese
1995 - Guida Ragionata delle Belle Arti – Annuario Comed n. 22
1996 - Guida Ragionata delle Belle Arti – Annuario Comed n. 23
1997 – Dozza e il Muro Dipinto
1998 – L’acqua da Cima a Fondo
2000 – Don Pio Cavina – Pellegrini Erranti
2001 – Tocco di Campana – Annuncio di Speranza
2003 – Tutte le Chiese della Diocesi di Imola sui Sentieri dello Spirito
2004 – Doni d’Autore
2005 – Teatri di Romagna – Ed. Compositori
2005 – La Palazza, Storia di una residenza di campagna
2006 – 50 anni di storia, di leggende e qualche aneddoto su Valsellustra, la Chiesa Parrocchiale S.Maria Assunta Ed. Kalos
2006 – Graziana Gardelli - Raccolte in cielo
2006 – Comanducci Dizionario Universale delle Belle Arti – Storia dell’Arte
2006 – Luigi Barbato – Il Profumo della Rosa Azzurra Ed. Pletica
2008 – Ezio Tabanelli – Ricordi, realtà è Filomarket Ed. La Mandragora