Timore di Dio (teologia)
Il timore di Dio è l'atteggiamento secondo cui il fedele vive costantemente considerandosi sotto lo sguardo del Signore, preoccupato di piacere più a lui che agli uomini. Dio è quindi giudice delle azioni dell'uomo, ma non come un funzionario che cerca di cogliere qualcuno in fallo, ma come un padre che desidera il vero bene del figlio. Il timore di Dio è quindi l'atteggiamento del figlio che vuole corrispondere all'amore del padre, piuttosto che quello del suddito che non vuole essere colto a trasgredire la legge [1] [2].
[modifica] Ebraismo
| Per approfondire, vedi le voci Fede e Regno celeste. |
| « il timore di Dio è il principio della sapienza » |
Diversamente dalla paura o dal timore delle persone il timore di Dio riguarda l'onore e la consapevolezza della Magnificenza divina e del suo Giudizio; esistono differenti tipi di timore; esso è spesso anche stretto all'osservanza dei precetti ed alla loro accettazione nel giogo della Torah e del Regno celeste: nella spiritualità ebraica il timore di Dio è la capacità necessaria a vivere il rispetto, l'amore e l'ubbidienza dei comandamenti e delle Mizvot di Dio.
Esistono vari tipi di timore tra cui il più semplice, quello per le punizioni così come l'amore per i meriti acquisiti; quello secondo la coscienza della superiore Volontà divina che tutto controlla e governa; infine quello legato all'amore incondizionato dinanzi alla Grandezza divina. Anche la Bontà e la Misericordia di Dio che perdona grazie alla Teshuvah suscitano il timore nei Suoi confronti.
Secondo l'insegnamento che afferma che lo stolto non ha timore del peccato anche il timore del peccato è un'ulteriore prova della fede in Dio che permette di assumere il comportamento più consono alle prescrizioni della Torah, sia etiche che pratiche: senza sapienza non c'è timore.
Alcuni maestri insisterono sull'insegnamento secondo cui l'uomo che teme il proprio prossimo portandogli così rispetto dovrebbe soffermarsi maggiormente e con attenzione sul timore che deve essere rivolto a Dio ed imparare dal primo per il secondo.
Esempio di un uomo timoroso di Dio è Mosè, come evidente nell'episodio del roveto ardente (Esodo 3,1-6). Mosè chiamato da una voce proveniente da un roveto che bruciava senza consumarsi, riconosce la chiamata di Dio e subito risponde. Mosè mostra il timor di Dio che si manifesta come rispetto reverenziale e fiducioso. Anche Avraham venne benedetto e trovò grazia dinanzi a Dio per il timore vissuto soprattutto nella prova del sacrificio di Isacco suo figlio.
In tutto il Tanakh il timore di Dio è legato alla capacità del fedele di ascoltare le parole di Dio e di desiderare ciò che il Signore chiede. Riguarda inoltre il comportamento consono che, se tale alla presenza di un re in carne ed ossa, tanto più è di fronte a Dio. Nella Qabbalah la Sefirah legata al timore è Ghevurah.
[modifica] Cristianesimo
| Per approfondire, vedi la voce Sette doni e nove frutti dello Spirito Santo. |
Secondo la teologia cattolica è uno dei sette doni dello Spirito Santo[3].
Secondo la dottrina cristiana il timore di Dio è la capacità necessaria per seguire gli insegnamenti di Gesù, per riconoscere che Dio va incontro all'uomo con amore e che Gesù è il salvatore.
Nel nuovo testamento il timore di Dio è spesso messo in relazione con la fede, ad esempio quando Gesù dopo aver sedato la tempesta, chiede ai suoi discepoli: Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede? (Marco 4,40).
Inoltre proprio dall'insegnamento di Gesù, che ha insegnato ai suoi discepoli ad identificare Dio come un padre misericordioso, il timore di Dio è più chiaramente il timore di rompere una relazione di amore, piuttosto che la punizione per non aver obbedito a certe prescrizioni.
[modifica] Note
- ^ San Tommaso d'Aquino: Commento al Simbolo degli Apostoli
- ^ Catechesi sui doni dello Spirito Santo
- ^ Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, domanda 389
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