Ti saluto, vado in Abissinia

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Ti saluto, vado in Abissinia è uno dei canti di italiani delle truppe militari composti in occasione della Guerra d'Etiopia, secondo solo a Faccetta nera per fama; il testo fu scritto da Pinchi e fu portato al successo da Crivel.

Il testo della canzone è il seguente:

Si formano le schiere e i battaglion
che van marciando verso la stazion.
Hanno lasciato il loro paesello
cantando al vento un gaio ritornello.
Il treno parte e ad ogni finestrin
ripete allegramente il soldatin:
Io ti saluto vado in Abissinia
cara Virginia, ma tornerò.
Appena giunto all'accampamento
dal reggimento ti scriverò.
Ti manderò dall'Affrica un bel fior
che nasce sotto il ciel dell'equator.
Io ti saluto, vado in Abissinia
cara Virginia, ma tornerò.
Quel giovane soldato tutto ardor
c'è chi sul petto ha i segni del valor
ma vanno insieme pieni di gaiezza
cantando inni alla giovinezza.
Il vecchio fante che non può partir
rimpiange in cuor di non poter dir:
Io ti saluto, vado in Abissinia
cara Virginia, ma tornerò.
Appena giunto nell'accampamento
dal reggimento ti scriverò.
Ti manderò dall'Africa un bel fior
che nasce sotto il ciel dell'equator.
Io ti saluto, vado in Abissinia
cara Virginia, ma tornerò.
Dall'alpi al mare sino all'equator
innalzeremo ovunque il tricolor.
Io ti saluto, vado in Abissinia
cara Virginia, ma tornerò.

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