Thomas Bruce, VII conte di Elgin
Lord Thomas Bruce, VII conte di Elgin e XI Conte di Kincardine (Broomhall, Fife, 20 luglio 1766 – Parigi, 14 novembre 1841), è stato un diplomatico britannico, famoso per aver asportato le sculture di marmo dal Partenone ad Atene ed averle trasportate in Inghilterra. Queste opere sono perciò dette marmi di Elgin.
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[modifica] Cenni biografici
Fu il secondo figlio maschio di Charles Bruce, V Conte di Elgin e di sua moglie Martha Whyte. Ereditò il titolo nel 1771 dal fratello maggiore, William, VI Conte di Elgin, morto a soli 5 anni. Illustre esponente della nobiltà scozzese, fu eletto Pari di Scozia nel 1790 e mantenne la carica fino al 1807. Nel 1791 iniziò la sua lunga carriera diplomatica come inviato in Austria. In seguito fu a Bruxelles prima che i francesi conquistassero i Paesi Bassi, e in Prussia nel 1795. L'11 marzo del 1799, sposò Mary Nisbet (1778-1855), figlia unica di William Hamilton Nisbet, ed unica erede della grande fortuna del padre, proprietario terriero scozzese. Da lei ebbe cinque figli. Dal 1799 al 1803, Lord Elgin fu nominato ambasciatore britannico presso il Sultano di Costantinopoli. In questi anni riuscì nel difficile compito di estendere l'influenza Britannica in Turchia durante il periodo delle guerre napoleoniche e pare che la moglie lo aiutasse molto nel suo compito diplomatico, soprattutto finanziariamente. Ma questo periodo fu per lui molto problematico sul piano personale. Fin da giovane Elgin soffrì di un disturbo, descritto come reumatico, che doveva invece essere una forma di sifilide. durante il suo soggiorno a Costantinopoli la malattia gli causò la perdita del naso, sfigurandolo tanto da costringerlo a portare una maschera in pubblico. Inoltre, probabilmente a causa della malattia del padre, il suo primogenito era affetto da epilessia, e il suo secondo figlio maschio, William, morì a poco più di un anno d'età per una strana febbre. Nel 1803, durante il suo viaggio di ritorno in patria, Napoleone dichiarò guerra alla Gran Bretagna. Così, mentre Lord Elgin transitava per la Francia insieme alla moglie, fu preso come prigioniero di guerra e detenuto per molti mesi. Lady Elgin dovette tornare a casa senza di lui, e venne accusata di aver avuto una relazione con uno dei suoi accompagnatori durante il viaggio. Al suo ritorno in patria Lord Elgin, oberato di debiti, non riuscì a vendere i suoi marmi al British Museum per la cifra che aveva chiesto, e citò quindi in giudizio il presunto amante della moglie per una cifra ragguardevole. Ottenne il divorzio da Mary Nisbet per adulterio nel 1807 con un'azione legale, che venne poi ratificata da un Atto del Parlamento nel 1808, creando un grande scandalo. Quindi il 21 settembre del 1810 Lord Elgin sposò in seconde nozze Elisabeth Oswald (1790-1860), figlia di James Thounsend Oswald, dalla quale ebbe altri otto figli. Tra questi James Bruce, VIII Conte di Elgin. James Bruce fece una brillante carriera diplomatica e fu nominato Governatore del Nord America Britannico e in seguito Viceré dell'India. Divenne tristemente famoso poiché direttamente responsabile della distruzione dell'Antico Palazzo d'Estate di Pechino. Mary Nisbet dopo il divorzio da Lord Elgin si risposò con Robert Ferguson di Raith (1777-1846), riformista e scienziato scozzese, famoso per aver scoperto il minerale che porta il suo nome, la Fergusonite. Lord Elgin passò i suoi ultimi anni in Francia per sfuggire ai creditori. Alla sua morte lasciò la famiglia oberata di debiti, che furono saldati solo molti anni più tardi dai suoi eredi. I marmi furono comprati dalla Nazione Britannica solo nel 1816.
[modifica] Spoliazione dei siti antichi
Il periodo tra diciottesimo e diciannovesimo secolo coincide con l'inizio del saccheggio delle opere d'arte greche, perpetrato in particolare da Francia e Inghilterra, ma anche dal Vaticano, a favore delle collezioni del British Museum, del Musée Napoleon (da cui si sviluppa il Louvre), della Gliptoteca di Monaco di Baviera e del museo Pio-Clementino, nucleo dei Musei Vaticani.
La spoliazione dei siti archeologici in Grecia è favorita dal contesto internazionale: la Grecia è dal XV secolo un dominio dell'Impero ottomano e il Sultano di Costantinopoli, a cavallo tra i secoli in questione, si sente troppo debole per rifiutare qualcosa ai suoi protettori, che dal 1799 al 1806 sono gli inglesi, i quali, preoccupati della dilagante influenza francese nel Mediterraneo, cercano di consolidare le proprie basi in Oriente. Del resto in Grecia non era difficile farsi rilasciare permessi di scavo: era sufficiente pagare i sorveglianti turchi.
[modifica] Attività di Lord Elgin
Dal 1799 al 1803, quando Lord Thomas Bruce fu ambasciatore britannico presso il Sultano di Costantinopoli, intraprese un viaggio in Grecia allo scopo di acquisire opere d'arte per il proprio governo e per impedire alla Francia di monopolizzare il mercato dell'arte: alcuni ritengono che Elgin agisse su incarico del governo britannico, altri ritengono, invece, che l'iniziativa fosse totalmente sua.
Ad Atene, Elgin avrebbe potuto scontrarsi con un pericoloso rivale, il vice-console francese Louis-François-Sébastien Fauvel (erudito e pittore, oltre che diplomatico) che, agendo su incarico dell'ambasciatore francese, stava allestendo un museo privato con sculture, calchi e vasi acquisiti su tutto il suolo greco: tutti ad Atene credevano che i marmi del Partenone fossero destinati ad abbellire, entro pochi anni, i musei di Parigi o di Londra.
La situazione, tuttavia, si presentò subito favorevole a Elgin, in quanto Fauvel e altri francesi nel 1798 erano stati arrestati dai Turchi, probabilmente spinti dagli Inglesi. Elgin trovò così campo libero e nel 1800 si fece rilasciare dalle autorità turche di Atene il permesso di effettuare sopralluoghi sull'Acropoli di Atene, unicamente al fine di effettuare rilievi, disegni e calchi. Elgin però riuscì ad andare ben oltre i limiti imposti dall'autorizzazione del governatore militare, ottenendo l'anno dopo dal Sultano stesso un firman, ossia un decreto che lo autorizzava a prelevare qualsiasi scultura o iscrizione, il cui asporto non mettesse a rischio le strutture della rocca: tra il 1801 e il 1805, quando l'autorizzazione viene revocata, schiere di operai guidate dal pittore italiano Giovan Battista Lusieri si dedicarono ad una vasta opera di smontaggio delle decorazioni architettoniche che colpì l'Acropoli in più punti, infierendo in particolare sul Partenone e sull'Eretteo.
Il cappellano di Elgin, tale Hunt, arrivò a proporre lo smontaggio completo dell'Eretteo al fine di ricomporlo in Inghilterra, ma in questo caso gli operai, forse ostacolati dalla protesta degli abitanti di Atene, si limitarono ad asportare solamente una delle cariatidi, sostituendola con un pilastro. Lo stesso Hunt propose inoltre di svellere e trasportare in patria i leoni collocati sopra l'architrave della porta della rocca di Micene, ma la lontananza del sito dal mare e le relative difficoltà di trasporto impedirono la realizzazione del progetto.
[modifica] Marmi di Elgin
Tra i pezzi più importanti asportati da lord Elgin vi furono le metope che costituivano la decorazione dell'architrave del Partenone, rappresentanti la presa di Troia, la Gigantomachia, l'Amazzonomachia e la Centauromachia; alcune sculture che articolavano il racconto mitologico della nascita di Atena, sul frontone orientale, e della contesa fra Atena e Poseidone per il predominio in Attica, sul frontone occidentale; il fregio continuo che decorava l'interno della cella contenente la statua della dea e raffiguranti la celebrazione delle feste panatenaiche. Sono questi i cosiddetti "marmi Elgin".
Nella foga dello smontaggio, gli operai non esitano a danneggiare anche gravemente le strutture degli edifici, come ricordano lo studioso di cultura greca Clarke e lo scrittore francese Chateaubriand, il quale, nel suo resoconto di viaggio pubblicato nel 1811, accusa Elgin di aver devastato il Partenone:
| « Ha voluto togliere i bassorilievi del fregio: per poterlo fare, gli operai turchi hanno prima spezzato l'architrave e atterrato i capitelli; poi, invece di estrarre le metope dai loro alloggiamenti, i barbari hanno trovato più agevole frantumare la cornice. Dall'Eretteo hanno preso la colonna d'angolo, tanto che oggi l'architrave è sostenuto da un pilastro di pietre. » | |
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(François-René de Chateaubriand, Viaggio in Grecia, itinerario da Parigi a Gerusalemme, 1811)
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Già a partire dal 26 dicembre 1801, temendo intrighi da parte dei francesi, Elgin aveva noleggiato una nave, la Mentor, su cui iniziò a imbarcare i reperti. Nel gennaio del 1804 arrivano in Inghilterra le prime 65 casse contenenti i primi materiali sottratti all'acropoli, che rimasero fino al 1816 alloggiate in un padiglione temporaneo fatto costruire appositamente nella casa di Elgin, il quale si vide rifiutato l'acquisto da parte del British Museum a causa dell'alto prezzo richiesto. Solo nel 1816 si arrivò a un accordo tra le parti e i marmi, divenuti di proprietà statale, furono trasferiti al British Museum, in una galleria appositamente allestita dove risiedono tutt'oggi.
Ancora prima che i marmi arrivassero in Inghilterra, il mondo culturale britannico si sollevò contro il saccheggio: oltre a Clarke, un altro studioso che era anche il viaggiatore e archeologo, Edward Dodwell, ricorda con dispiacere di aver assistito personalmente a quello che lui stesso definisce "il saccheggio del Partenone, quando il tempio fu spogliato delle sue più belle sculture e alcuni elementi architettonici furono abbattuti senza pietà. All'estremità sud-ovest vidi staccare molte metope". È tuttavia il poeta Byron a scagliarsi più duramente di altri contro Elgin, definendolo, nel Pellegrinaggio del giovane Aroldo, come il "predone" che ha saccheggiato "le misere reliquie di una terra sanguinante".
Va comunque ricordato che Lord Elgin trovò i templi dell'Acropoli di Atene in uno stato di completo degrado. I Turchi avevano usato gran parte dei marmi, da lui poi recuperati, come materiale da costruzione, anche frantumandoli per farne calce, trasformando i templi in ginecei. Inoltre erano soliti staccare metope e statue distruggendole per recuperare il piombo delle staffe che li legavano alla struttura architettonica allo scopo di ricavarne munizioni.
[modifica] Lord Elgin nella letteratura
Thomas Bruce, VII Conte di Elgin è uno dei protagonisti del romanzo storico Le due donne del Partenone scritto da Karen Essex.
[modifica] Fonti bibliografiche
- Enciclopedia Britannica: Bruce Thomas 7th earl of Elgin, Ed. 2008
- Susan Nagel: Mistress of the Elgin Marbels: A biography of Mary Nisbet, Countess of Elgin, Ed. 2008
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