Tetrarchia
Tetrarchia, derivato dal greco tetrarchía, composto da tétra, connesso con tettares (quattro) e árchein (governare), è una forma di governo risalente all'Antica Grecia che consiste nella divisione del territorio in quattro parti, ognuno retto da un'amministrazione distinta.
Indice |
[modifica] La tetrarchia di Diocleziano
| Per approfondire, vedi le voci Sedi imperiali romane, zecche romane e monetazione tetrarchica. |
L'esempio storicamente più famoso fu la tetrarchia voluta da Diocleziano, imperatore romano dal 284 al 305. Con la morte dell'imperatore Numeriano nel novembre del 284 (a cui il padre Caro aveva affidato l'Oriente romano), ed il successivo rifiuto delle truppe orientali di riconoscere in Carino (il primogenito di Caro), il naturale successore, fu elevato alla porpora imperiale un validissimo generale di nome Diocleziano.
La guerra civile che ne scaturì inevitabilmente vide, in un primo momento, la vittoria di Carino sulle armate pannoniche dell'usurpatore, Giuliano, ed in seguito la sconfitta delle sue armate e morte (a causa di una congiura dei suoi stessi generali), sul fiume Margus nei pressi dell'antica città e fortezza legionaria di Singidunum ad opera di Diocleziano (primavera del 285).[1]
Ottenuto il potere, Diocleziano nominò nel novembre del 285 come suo vice in qualità di cesare, un valente ufficiale di nome Marco Aurelio Valerio Massimiano, che pochi mesi più tardi elevò al rango di augusto il 1º aprile del 286 (chiamato ora Nobilissimus et frater),[2] formando così una diarchia in cui i due imperatori si dividevano su base geografica il governo dell'impero e la responsabilità della difesa delle frontiere e della lotta contro gli usurpatori.[3]
Diocleziano, che si considerava sotto la protezione di Giove (Iovio), mentre Massimiano era sotto la protezione "semplicemente" di Ercole (Erculio, figlio di Giove), manteneva però la supremazia.[4] Tale sistema, concepito da un soldato come Diocleziano, non poteva che essere estremamente gerarchizzato.[5]
Data la crescente difficoltà a contenere le numerose rivolte all'interno dell'impero, nel 293 si procedette a un'ulteriore divisione funzionale e territoriale, al fine di facilitare le operazioni militari: Massimiano nominò a Mediolanum come suo cesare per l'Occidente, Costanzo Cloro (1 marzo); mentre Diocleziano fece lo stesso con Galerio per l'Oriente, a Nicomedia (probabilmente a maggio).[6][7] L'impero fu diviso in quattro vaste aree territoriali con un numero di capitali imperiali crescente:
- Diocleziano controllava le province orientali e l'Egitto (capitale: Nicomedia, e per un certo periodo insieme ad Antiochia)
- Galerio le province balcaniche (capitale: Sirmium, più tardi insieme a Serdica-Felix Romuliana e Tessalonica)
- Massimiano governava su Italia e Africa settentrionale (capitale: Mediolanum, insieme ad Aquileia)
- Costanzo Cloro ebbe in affidamento la Spagna, la Gallia e la Britannia (capitale: Augusta Treverorum)
Questa divisione per area geografica indusse Diocleziano ad autorizzare la creazione di numerose zecche imperiali decentrate che, insieme alle tradizionali di Roma e Lugdunum, dovevano battere moneta in modo uniforme, per la sicurezza economica di tutte le quattro parti dell'Impero ed a supporto economico di tutte le principali armate che si concentravano lungo i confini imperiali.
Il sistema si rivelò efficace per la stabilità dell'impero e rese possibile agli augusti di celebrare i vicennalia, ossia i vent'anni di regno, come non era più successo dai tempi di Antonino Pio. Tutto il territorio venne ridisegnato dal punto di vista amministrativo, abolendo le regioni augustee con la relativa divisione in "imperiali" e "senatoriali". Vennero create dodici circoscrizioni amministrative (le "diocesi", tre per ognuno dei tetrarchi), rette da vicarii e a loro volta suddivise in 101 province. Restava da mettere alla prova il meccanismo della successione.
[modifica] La divisione territoriale e amministrativa
| Per approfondire, vedi la voce Diocesi (impero romano). |
L'impero ormai diviso in quattro parti, tra due Augusti e due Cesari, a sua volta era diviso in 12 diocesi. Ognuna di queste diocesi era governata da un pretore vicario o semplicemente vicario (vicarius), sottoposto al prefetto del pretorio (alcune diocesi, peraltro, potevano essere governate direttamente dal prefetto del pretorio). Il vicario controllava i governatori delle province (variamente denominati: proconsules, consulares, correctores, praesides) e giudicava in appello le cause già decise in primo grado dai medesimi (le parti potevano scegliere se appellarsi al vicario o al prefetto del pretorio). I vicari non avevano poteri militari, infatti le truppe stanziate nella diocesi erano sotto il comando di un comes rei militaris, che dipendeva direttamente dal magister militum e aveva alle sue dipendenze i duces ai quali era affidato il comando militare nelle singole province. Qui sotto, la prima riorganizzazione voluta da Diolceziano con la tetrarchia, divisa in 12 diocesi, di cui 6 in Occidente e 6 in Oriente.[8]:
[modifica] Fine della tetrarchia (306-324)
| Per approfondire, vedi le voci Guerra civile romana (306-324) e Costantino I. |
Il 1º maggio del 305 Diocleziano e Massimiano abdicarono: i loro due cesari diventarono augusti, Galerio per l'oriente e Costanzo Cloro per l'occidente, e provvidero a nominare a loro volta i propri successori designati: Galerio scelse Massimino Daia e Costanzo Cloro scelse Flavio Valerio Severo.
L'anno seguente tuttavia, con la morte di Costanzo Cloro (306), il sistema andò in crisi: il figlio illegittimo dell'imperatore defunto, Costantino venne proclamato augusto dalle truppe al posto del legittimo erede, Severo, e qualche mese dopo i pretoriani a Roma proclamarono imperatore Massenzio, figlio del vecchio augusto Massimiano Erculio, ripristinando il principio dinastico.
Nel 308 Diocleziano e Massimiano Erculio, in rotta con il figlio, si riunirono a Carnunto per cercare di riportare l'ordine: essendo stato eliminato l'anno prima Severo, per l'oriente restarono rispettivamente augusto e cesare Galerio e Massimino Daia, mentre per l'occidente fu nominato un nuovo augusto, Licinio, indicando come cesare il ribelle Costantino.
Né Costantino, né Massimino Daia accettarono la posizione subordinata che veniva loro offerta e si considerarono entrambi augusti. Si ebbero dunque quattro augusti, Galerio e Massimino Daia in oriente, Licinio in Illirico e Costantino in Gallia, Spagna e Francia, mentre Massenzio restava, come usurpatore, in Italia e Africa.
Nel 311 con la morte di Galerio, Massimino Daia si impadronì di tutto l'oriente e i tre augusti rimasti (ufficialmente elencati nell'ordine di anzianità al potere: Massimino, Costantino e Licinio) si coalizzarono contro Massenzio, che Costantino sconfisse nella battaglia di Ponte Milvio, presso Roma, il 28 ottobre del 312. Nel 313 moriva Massimino Daia e restavano solo due augusti: Costantino per l'occidente e Licinio per l'oriente. Dopo un primo conflitto nel 314, in seguito al quale l'Illirico passò a Costantino, Licinio venne definitivamente sconfitto nel 324 e Costantino rimase unico signore di tutto l'impero: la tetrarchia era definitivamente finita.
[modifica] Cronologia della Tetrarchia
| Anni | Oriente | Occidente | Roma | ||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Usurpatori | Cesari (293-310) | Augusti | Cesari (293-310) | Usurpatori | |||
| 285 (primavera-autunno) |
Diocleziano (Augusto) e Massimiano (Cesare). | ||||||
| novembre 285 a marzo/maggio 293 | Diocleziano (Primus Augustus) |
Massimiano | Carausio | ||||
| 293 al 305 | Galerio | Diocleziano (Primus Augustus) |
Massimiano | Costanzo Cloro | Alletto | ||
| Domiziano | |||||||
| 305 | Massimino Daia | Galerio | Costanzo Cloro (Primus Augustus) |
Flavio Severo | |||
| 306 | |||||||
| Galerio (Primus Augustus) |
Flavio Severo | Costantino I | Massenzio | ||||
| 307 | Costantino I | Massimiano Domizio Alessandro |
|||||
| Massimino Daia | Galerio (Primus Augustus) |
Costantino I | |||||
| 308 | |||||||
| Galerio (Primus Augustus) |
Licinio | ||||||
| 309 | |||||||
| 310 | |||||||
| Licinio e Massimino Daia | Galerio (Primus Augustus) |
Costantino I | |||||
| 311 | |||||||
| Licinio e Massimino Daia | Costantino I | ||||||
| 312 | |||||||
| 313 | |||||||
| 313 al 324 | Licinio | ||||||
| 324 al 337 | Costantino I, unico Imperatore romano. | ||||||
[modifica] Tetrarchi e "legami" familiari
- Diocleziano
- Dal matrimonio fra Diocleziano e Prisca
- Valeria Galeria, seconda moglie di Galerio
- Dal matrimonio fra Diocleziano e Prisca
- Massimiano
- Dal matrimonio fra Massimiano e Eutropia
- Teodora, moglie di Costanzo Cloro (figlia di Eutropia da un precedente matrimonio con Afranio Annibaliano)
- Fausta, moglie di Costantino I
- Massenzio
- Dal matrimonio fra Massenzio e Valeria Massimilla
- Valerio Romolo
- figlio
- Dal matrimonio fra Massenzio e Valeria Massimilla
- Dal matrimonio fra Massimiano e Eutropia
- Galerio
- Dal matrimonio fra Galerio e una donna non nota
- Valeria Massimilla, moglie di Massenzio
- Dal matrimonio fra Galerio e Valeria Galeria
- Dal matrimonio fra Galerio e una donna non nota
- Diocleziano: suocero e padre adottivo di Galerio
- Massimiano: padre di Massenzio, suocero di Costantino
- Galerio: genero e figlio adottivo di Diocleziano, zio di Massimino Daia, suocero di Massenzio
- Costanzo Cloro: padre di Costantino, suocero di Licinio, figlio adottivo di Massimiano, fratello adottivo di Massenzio
- Massimino Daia: nipote di Galerio
- Costantino: figlio di Costanzo Cloro, genero di Massimiano, cognato di Massenzio
- Massenzio: figlio di Massimiano, genero di Galerio, fratello adottivo di Costanzo Cloro, cognato di Costantino
- Licinio: genero di Costanzo Cloro
[modifica] Note
- ^ Michael Grant, Gli imperatori romani, storia e segreti, Roma 1984, p.261.
- ^ CIL VIII, 22116-CIL VIII, 22187-
- ^ Grant, p.265; Chris Scarre, Chronicle of the roman emperors, New York 1999, pp.197-198.
- ^ Aurelio Vittore, Epitome 40, 10; Aurelio Vittore, Caesares, 39.18; Lattanzio, De mortibus persecutorum, 8 e 52.3; Panegyrici latini, II, XI, 20.
- ^ Y.Le Bohec, Armi e guerrieri di Roma antica. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, Roma 2008, p.33.
- ^ Aurelio Vittore, Caesares, 39.30; Lattanzio, De mortibus persecutorum, 18.
- ^ Lattanzio, De mortibus persecutorum, VII, 1.2.
- ^ T.Cornell & J.Matthews, Atlante del mondo romano, Novara 1984, pp.172-173.
[modifica] Bibliografia
[modifica] Fonti primarie
- Aurelio Vittore, Epitome de Caesaribus e De Vita et Moribus Imperatorum Romanorum.
- Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, libro 9.
- Historia Augusta, vite di Caro, Carino e Numeriano.
- Orosio, Historiarum adversus paganos libri septem, libro 7.
- Zosimo, Storia nuova, libro 1.
[modifica] Fonti secondarie
- Giuseppe Corradi, Gli imperatori romani, Torino 1994, p.62. ISBN 88-7819-224-4
- Michael Grant, Gli imperatori romani, storia e segreti, Roma 1984. ISBN 88-541-0202-4
- Yann Le Bohec, Armi e guerrieri di Roma antica. Da Diocleziano alla caduta dell'impero, Roma 2008. ISBN 978-88-430-4677-5
- Santo Mazzarino, L'impero romano, Bari 1973. ISBN 88-420-2377-9 e ISBN 88-420-2401-5
- Roger Rémondon, La crisi dell'impero romano, da Marco Aurelio ad Anastasio, Milano 1975.
- Chris Scarre, Chronicle of the roman emperors, New York 1999. ISBN 0-500-05077-5
- Pat Southern, The Roman Empire: from Severus to Constantine, Londra & New York 2001. ISBN 0-415-23944-3
- Stephen Williams, Diocleziano. Un autocrate riformatore, Genova 1995. ISBN 88-7545
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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