Testaccio
| R. XX Testaccio | |
|---|---|
| Piramide Cestia e Porta San Paolo | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Città | |
| Circoscrizione | Municipio Roma I |
| Superficie | 0,6628 km² |
| Abitanti | 8 358 ab.[1] (2010) |
| Densità | 12 610,14 ab./km² |
Testaccio è il nome del ventesimo rione di Roma, indicato con R. XX[2].
Il nome deriva dal cosiddetto "monte" (mons Testaceus): 35 metri di cocci (testae, in latino) e detriti vari, accumulatisi nei secoli come residuo dei trasporti che facevano capo al porto di Ripa grande (Emporium).
Il toponimo indica anche la zona urbanistica 1d del I Municipio. Popolazione della zona urbanistica: 8.373[1] abitanti.
Indice |
[modifica] Storia
Il porto dell'Emporio funzionava fin dall'epoca romana, ed era il punto d'approdo delle merci e delle materie prime (prioritariamente marmi, grano, vino) che, arrivate via mare dal porto di Ostia, risalivano il Tevere su chiatte rimorchiate dai bufali che nel 1842 vennero sostituiti con rimorchi a vapore.
Nei secoli i cocci delle anfore, che servivano a contenere grano e alimenti liquidi durante il trasporto, si accumularono a montagnola: da qui il nome - antico - di monte Testaccio o Monte dei cocci, e la scelta - moderna - dell'anfora come simbolo del rione. Il numero delle anfore accatastate si stima attorno ai 25 milioni. Le anfore vuote che avevano contenuto soprattutto olio venivano rotte in cocci poi disposti ordinatamente per dare stabilità in piramide a gradoni e cosparsi di calce per evitare gli odori dovuti alla decomposizione dei residui organici.
Nei secoli XIII e XIV vi si teneva un palio da cui l'altra denominazione di Mons de Palio.
I marmi, che diedero il nome alla via Marmorata che mette in comunicazione il porto di Ripa con la Porta San Paolo, erano quelli che i romani continuarono ad importare da tutto il mar Mediterraneo via mare fino alla fine dell'impero, e che nella decadenza di Roma rimasero inutilizzati in grandi quantità, res nullius, per secoli cava a cielo aperto di semilavorati di valore.
Fino alla bonifica e alla riorganizzazione urbana iniziata dopo il 1870, che destinò questo territorio e quello lungo la via Ostiense fino alla basilica di San Paolo ad attività industriali e di servizi "pesanti" (ferrovie, mattatoio, mercati generali, fabbrica del gas qui trasferita dal Circo Massimo) la zona, che pure era dentro le mura, era popolata da contadini poveri e pastori, soggetta alle alluvioni del Tevere e infestata dalla malaria, che cominciava alle porte di Roma.
Lo spazio tra il monte dei cocci e le mura era ad uso pubblico, e chiamato «i prati del popolo romano», e i Romani "di città" la frequentavano per diporto: per loro i prati del Testaccio erano destinazione tradizionale delle gite di pasquetta e delle ottobrate[3].
Testaccio è un esempio tipico di urbanizzazione industriale, nata come insediamento abitativo, separato e prossimo, connesso a luoghi di produzione: il rione entro le mura nacque, in effetti, come propaggine residenziale destinata agli operai addetti alle attività che si vennero insediando lungo la via Ostiense dalla fine dell'Ottocento. Da questo punto di vista è un esempio unico, a Roma, di urbanizzazione programmata.
Già il primo piano regolatore di Roma capitale, nel 1873, prevedeva che l'espansione industriale della città dovesse avvenire nella zona Ostiense: favorivano questa scelta il territorio pianeggiante e la presenza di varie vie di comunicazione - la via Ostiense appunto, il fiume con il porto di Ripa, e la ferrovia.
Il rione, in quanto entità amministrativa, è di istituzione abbastanza recente: fu scorporato nel 1921 dal vasto e poco popolato rione Ripa, anche se il Testaccio aveva una sua identità da sempre e godeva di non buonissima fama, legata appunto ai traffici del porto e della sua gente: era, insomma, una specie di angiporto di fiume. Ancora nel 1884 in un'indagine del Comune di Roma si leggeva che Testaccio deteneva il primato nazionale del consumo di alcolici.
Rione assolutamente popolare, oltre a essere luogo d'elezione dei passatempi e delle scampagnate dei romani, fu la culla dell'A.S.Roma con il suo campo di calcio.
Le numerose fraschette, osterie e trattorie di una volta (favorite dal fatto che a Testaccio era localizzato il Mattatoio comunale, e poco lontano i Mercati generali) si sono trasformate ora in pub e ristoranti, che ne perpetuano la vocazione "divertentistica". Nel vecchio Mattatoio è stata installata una sezione del MACRO e una sede della Facoltà di Architettura dell'Università Roma Tre, mentre al monte dei Cocci ha la sua sede la Scuola Popolare di Musica di Testaccio.
[modifica] Simboli
[modifica] Confina con...
Ripa, San Saba, quartiere Ostiense (Municipio Roma XII), il Tevere (Trastevere), Aventino.
[modifica] Piazze
- Piazza Testaccio
- è il cuore commerciale del rione, grazie alla presenza del grande mercato coperto. Tuttavia è previsto entro il 2012 il trasferimento del mercato nella nuova sede in costruzione in Via Galvani, adiacente al MACRO.
- Piazza Santa Maria Liberatrice
- è il cuore "sociale" del rione. Sulla piazza sorgono, infatti, la chiesa di Santa Maria Liberatrice e il teatro (oggi Teatro Vittoria); al centro c'è un ampio giardino, alberato e costantemente popolato, intitolato alla famiglia Di Consiglio, trucidata alle Fosse Ardeatine[4].
- Piazza dell'Emporio
- Piazza Giustiniani
- Largo Manlio Gelsomini
[modifica] Strade
- Lungotevere Testaccio
- Via Marmorata
- Via di Monte Testaccio
- Piazza dell'Emporio
- Via Orazio Antinori
- Via Gustavo Bianchi
- Via Giovanni Battista Bodoni
- Via Giovanni Branca
- Via Antonio Cecchi
- Via Galileo Ferraris
- Via Florio
- Via Beniamino Franklin
- Via Luigi Galvani
- Via Romolo Gessi
- Via Lorenzo Ghiberti
- Via Carlo Ginori
- Via Ludovico di Vartemà
- Via Aldo Manuzio
- Via Mastro Giorgio
- Via Pietro Querini
- Via Alessandro Volta
- Via Raffaele Rubattino
- Via Luca della Robbia
- Via Amerigo Vespucci
- Via Nicola Zabaglia
[modifica] Edifici di culto
- Chiesa di Santa Maria Liberatrice: è la chiesa del popolo testaccino. Costruita all'inizio del Novecento come parrocchia del rione che ne era ancora privo, le fu trasferito il titulus che era stato della chiesa di Santa Maria Liberatrice al Foro Romano, demolita in quegli anni. Vi fu trasferito l'altare della chiesa antica, e il mosaico della facciata ne riproduce una decorazione.
- Chiesa di Santa Maria della Divina Provvidenza, in via Alessandro Volta.
- Cappella del Cimitero acattolico di Roma.
[modifica] Monumenti
[modifica] Antiquaria
[modifica] Musei
[modifica] Influenze culturali
- Il mercato del Testaccio ha ispirato una canzone degli Inti-Illimani: El mercado Testaccio, contenuta nell'album Palimpsesto del 1981.
[modifica] Personalità legate a Testaccio
- Elsa Morante, scrittrice
- Claudio Ranieri, allenatore di calcio
- Gabriella Ferri, cantante
- Giggi Zanazzo, letterato
[modifica] Note
- ^ a b Roma Capitale - Dipartimento risorse tecnologiche - servizi delegati - statistica. Iscritti in anagrafe al 31-12-2010.
- ^ Rendina-Paradisi, op. cit., 23.
- ^ Il testo della lapide che ribadiva l'uso pubblico recita: "Affinché nessuno possa appropriarsi dei campi del Testaccio, destinati a pascolo per uso pubblico con sacro editto del Senato e del Popolo Romano secondo gli statuti della città, posero [questa lapide] nell'anno 1720 i consoli marchese Scipione Ippolito de Rossi, marchese Cesare Sinibaldi, Pierpaolo Boccapaduli e Filippo Gentili capitano del rione".
- ^ I Di Consiglio, piccoli commercianti di Testaccio (ambulanti e macellai) erano sei: "un ragazzo di sedici anni, quello di diciassette, di diciannove, di ventuno, il padre, il nonno", che si chiamava Mosè, ed era nato nel 1870. Si veda in Alessandro Portelli, L'ordine è già stato eseguito: Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Roma 1999, p. 159.
[modifica] Bibliografia
- Claudio Rendina; Donatella Paradisi, Le strade di Roma. Volume primo A-D, Roma, Newton Compton Editori, 2004. ISBN 88-541-0208-3
- Simona Lunadei, Testaccio: un quartiere popolare. Le donne, gli uomini e lo spazio della periferia romana (1870-1917), Milano, Franco Angeli, 1992. ISBN 978-88-2047-362-4
- Giuliano Malizia, Testaccio, Roma, Newton & Compton, 1996. ISBN 88-818-3276-3
- Irene Ranaldi Dinamiche dell’abitare a Testaccio: dagli alveari umani dei primi del novecento, ai cosiddetti loft, da La Critica Sociologica XLII n°165, 2008
- Irene Ranaldi in AA.VV Testaccio, dove batte più forte er core dei romani, Gangemi, Roma, 2009
- Pierpaolo Belardi - Luigi Secondo Gioggi: "Testaccio cuore di Roma" Castelvecchi Editore - collana Centocittà - Roma Nov. 2010
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
- Testaccio: storia, foto e mappa
- Testaccio: monte dei cocci
- La mappa del rione con i confini in evidenza su Google Maps
- Rione Testaccio e mappa
- Storia di Testaccio (PDF)
- Mostra web: Il Monte delle Anfore, una coproduzione Università La Sapienza e Università di Barcellona
- Gallerie fotografiche del rione Testaccio
- Rione Testaccio: un percorso nella storia
- Municipio Roma I (1) Centro Storico
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