Terme Erculee
| Terme Erculee Mediolanum |
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Resti delle terme Erculee in Largo Corsia dei Servi.
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| Geografia politica | |
| Stato | Italia |
| Amministrazione | |
| Ente | Comune di Milano |
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Le terme Erculee erano le più grandi terme dell'antica città di Mediolanum, l'odierna Milano. Vennero erette tra la fine del III secolo e l'inizio del IV dall'imperatore Massimiano Erculio, da cui prendono il nome.[1]
Indice |
[modifica] Struttura
| Per approfondire, vedi la voce Milano romana. |
Dell'antica struttura non rimangono che tracce esigue, portate alla luce attraverso scavi di un parcheggio sotterraneo in Largo Corsia dei Servi. Andarono probabilmente distrutte durante le invasioni barbariche o nel 1162, quando l'imperatore Federico Barbarossa fece radere al suolo la città. L'edificio originario misurava 127 metri di lunghezza e 112 di larghezza[2][3] (con una superficie complessiva di 14.500 m²[4]), e possedeva muri spessi fino ad un metro e mezzo. I resti attuali sono situati vicino a piazza San Babila, tra corso Vittorio e via Europa. Sembra che le acque con cui si alimentavano le terme provenissero dal corso dell'Acqualunga (torrente che proveniva da nord-est).[5]
Sappiamo che dalla loro struttura complessiva assomigliavano molto a quelle di Augusta Treverorum. Rimangono pochi resti del calidarium nella parte sud delle terme, dove si conservano in parte le fondazioni del vano rettangolare centrale e delle due absidi laterali, in cui erano inserite le vasche. A lato poi vi era il tepidarium di forma rettangolare, che comunicava a sua volta con il frigidarium, un'ampia stanza rettangolare pavimentata con lastre di marmo. Ad est (pavimentata con mosaici) e a ovest del frigidarium due ampie sale adibite a spogliatoi (apodyteria). Sul lato nord vi era invece un'ampia abside semicircolare che accedeva alla grande palestra (con portico antistante ed esedre semicircolari laterali), dove era incassata un'altra grande vasca.[4]
Dall'area delle terme proviene un frammento di statua romana, identificato come il busto di Ercole, copia romana del II secolo di un originale di Lisippo[6]. L'opera è ora conservata nel museo archeologico di Milano. Sono stati inoltre ritrovate porzioni di mosaici presso la chiesa di San Vito in Pasquirolo.
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Mosaico oggi conservato presso il museo archeologico di Milano (proveniente dagli apodyteria).
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Frammento di statua romana, identificato come il busto di Ercole, simbolo dell'Augusto Massimiano.[7]
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Grande vasca che si ipotizza provenga dalle Terme Erculee, oggi presso il Duomo di Milano.
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Frammento di affresco romano proveniente dalle Terme Erculoee, oggi presso il museo archeologico di Milano.
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La piazza di Largo Corsia dei Servi, con le rovine delle terme, e sotto il grande parcheggio sotterraneo di 7 piani.
[modifica] Note
- ^ Ausonio, Ordo urbium nobilium, V, 41.
- ^ AAVV, Carte e rilievi, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, pp.459-460.
- ^ Storia e descrizione delle terme
- ^ a b Anna Ceresa Mori, Milano (Mediolanum): le terme, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.100.
- ^ Donatella Caporusso, Milano (Mediolanum): la situazione idrografica di Milano romana, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.94.
- ^ Sito del museo archeologico di Milano
- ^ Anna Ceresa Mori, Milano (Mediolanum): le terme, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990, p.101.
[modifica] Bibliografia
- Fonti primarie
- Ausonio, Ordo urbium nobilium, V.
- Fonti storiografiche moderne
- Donatella Caporusso, Milano (Mediolanum): la situazione idrografica di Milano romana, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990.
- Anna Ceresa Mori, Milano (Mediolanum): le terme, in Catalogo della Mostra "Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.)", a cura di Gemma Sena Chiesa, Milano 1990.
[modifica] Voci correlate
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