TIGR
La TIGR (dalle lettere iniziali di Trst/Trieste, Istra/Istria, Gorica/Gorizia e Reka/Fiume) è stata un'organizzazione terroristica anti-italiana, espressione del nazionalismo radicale sloveno, che operò tra le due guerre mondiali con azioni violente quali omicidi, stragi per mezzo di attentati dinamitardi, assalti a pattuglie, incendi e sabotaggi contro le istituzioni e la popolazione italiana.[1][2] L'organizzazione perseguì un'intensa propaganda contro la politica di italianizzazione operata dal Regno d'Italia. In seguito al suo disfacimento, alcuni elementi che la costituivano si unirono alla resistenza jugoslava che si oppose al nazifascismo ed altri entrarono a far parte della formazione nazista dei domobranci.
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[modifica] Gli inizi
Le prime azioni terroristiche anti-italiane da parte di sloveni e croati risalgono alla seconda metà degli anni venti quando, in seguito al concordato del 1924 tra Regno d'Italia e Regno di Jugoslavia, viene data una soluzione al contenzioso sulla delimitazione confinaria tra i due Stati.
Un gruppo di nazionalisti sloveni della zona di Postumia comincia a collaborare con alcuni militanti dell'Orjuna (Organizzazione dei Nazionalisti Jugoslavi) organizzazione ultranazionalista ed unitarista jugoslava. L'intento di questo gruppo era di opporsi con violenza alla sistematica politica di assimilamento e snazionalizzazione delle minoranze slave della Venezia Giulia e alla persecuzione politica che ne conseguiva.
Con l'intento di collegare i due popoli slavi nella lotta contro gli italiani nella Venezia Giulia, a metà settembre 1927 si radunò sul Monte Re un gruppo composto da Albert Rejec, Zorko Jelinčič[3], Jože Dekleva, Andrej Šavli e Jože Vadnjal, che pianificò l'organizzazione del TIGR, il cui nome fu ispirato dal giornale degli studenti istriani che usciva a Karlovac con il nome di TIMOR e significava "Tužnu Istru Moraju Osloboditi Rodjaci", ovvero "La triste Istria deve essere liberata dai compatrioti". La riunione che diede inizio all'organizzazione era assolutamente informale e, per mantenere il segreto, non ne fu stilato il verbale.
Poco dopo si riunirono a Trieste Fran Marušič, Vekoslav Španger, Zvonimir Miloš e Drago Žerjal. Nella riunione fu definito lo statuto di un'organizzazione segreta poi denominata Borba ("Lotta" in sloveno), che si allacciava e collaborava con la TIGR.
[modifica] Organizzazione
Ambedue le organizzazioni agivano secondo la formula della troika: si conoscevano tra loro solo i membri della troika di appartenenza, mentre il capo di ognuna aveva contatti solo con il capo di un'altra e con la direzione centrale. Le troike venivano poi raggruppati in cellule, settori e comunità. I membri delle troike di azione si riconoscevano con un documento di identità sul quale, in posizione esattamente predefinita, era collocato il numero 4 che stava per le quattro lettere di TIGR.
[modifica] Attività di propaganda
Il ramo goriziano della TIGR almeno inizialmente si limitò ad azioni per la conservazione della lingua slovena, nonostante lo scioglimento ufficiale di tutte le organizzazioni culturali slave nel 1927. Tra le azioni si menzionano l'organizzazione di adunanze in lingua slovena, dove si passavano informazioni sul loro operato, e la distribuzione di pubblicazioni quali Ciril Drekonja, che compilò un'antologia intitolata Sotto il tetto di casa. I tigr pubblicavano e diffondevano stampa illegale, per lo più realizzata a Lubiana e finanziata dagli emigranti giuliani nel Regno di Jugoslavia, che fu il mezzo con cui si cercò di propagandare, nel marzo del 1929, l'astensione di massa dalle elezioni. Molto materiale fu però distrutto o perso.
[modifica] Attività terroristica
I militanti della TIGR perpetrarono omicidi organizzando imboscate e attentati dinamitardi, distrussero numerosi depositi di armi dell'esercito italiano ed incendiarono scuole e asili poiché da loro ritenuti "strumenti per l'italianizzazione"[4]. Questi attentati causarono morti e feriti, senza che le autorità riuscissero ad identificarne i responsabili.
Il 3 agosto 1928 venne assassinato a San Canziano il vigile urbano Giuseppe Cerquenik, mentre il 25 dello stesso mese venne incendiato il ricreatorio della Lega nazionale di Prosecco.
A Gorizia il 22 settembre, vengono uccisi lo studente Antonio Coghelli, per aver abbandonato le organizzazioni irredentistiche slovene, ed il soldato Giuseppe Ventin, che era intervenuto cercando di impedire l'attentato contro Coghelli.
Nel 1929 morirì durante un agguato il contadino Francesco Tuchtan, mentre un altro rimase gravemente ferito. Venne condannato per il crimine il reo confesso Vladimir Gortan di Vermo, presso Pisino, quale "capo dei terroristi slavi". Venne fucilato il 18 ottobre 1929 vicino a Pola, mentre quattro suoi compagni di Pisino vennero condannati a 25 anni di carcere ciascuno.
Nel novembre del 1929 viene rapinato l'ufficio postale di Ranziano.
Durante il febbraio del 1930 viene assassinato a Cruscevie il messo comunale Goffredo Blasina.
Il 10 febbraio 1930, nella sede del quotidiano Il Popolo di Trieste gremita di impiegati, operai e giornalisti, i terroristi del TIGR fecero deflagrare un ordigno esplosivo ad alto potenziale con cui uccisero il redattore Guido Neri e ferirono gravemente altri impiegati.[1]
[modifica] La scoperta e il primo processo di Trieste
Le Autorità italiane scoprirono l'organizzazione TIGR solo dopo l'attentato alla redazione del giornale triestino Il Popolo di Trieste. Gli accusati vennero processati dal Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato a Trieste (Primo Processo di Trieste); il processo durò dal 1 al 5 settembre 1930 e vi furono condannati a morte Ferdo Bidovec, Fran Marušič, Zvonimir Miloš e Alojzij Valenčič, fucilati a Basovizza il 6 settembre 1930, mentre ad altri dodici imputati vennero comminate pene detentive, riconoscendo a più d'uno le attenuanti generiche.[1]
La persona chiave che permise di scoprire l'esistenza di un'associazione terroristica fu Korze Sofia Franceskin, un appartenente al gruppo che insieme al marito gestiva un negozio di noleggio biciclette a Gorizia.
Il processo convinse gli appartenenti alla TIGR ad agire con più prudenza, ma anche con maggiore organizzazione ed ampliando la rete dei collegamenti. Si cercarono contatti anche con alcuni gruppi antifascisti italiani, fra i quali il Partito Comunista d'Italia (PCd'I), che furono caratterizzati da notevoli oscillazioni da parte dei quadri dirigenti italiani che temevano di essere etichettati come terroristi o accusati di fare il gioco del nazionalismo sloveno.
Nel luglio del 1936 venne firmato a Parigi un patto tra il PCI ed il TIGR, con il quale il primo assicurava, in caso di salita al potere, tutti i diritti alle minoranze slovena e croata: l'uso della lingua, la libertà di creare proprie associazioni ed organizzazioni e la fondazione di attività economiche. Il testo sloveno tradotto letteralmente dice: "fondazione di una propria economia", il che supporrebbe tutta una serie di attività economiche nettamente distinte da quelle italiane e magari neanche sottoposta alle stesse leggi – il che sembrerebbe un po' inverosimile. D'altra parte, l'economia triestina del dopoguerra è stata di fatto divisa tra appartenenti alle due etnie che hanno convissuto e collaborato, ma non si sono certamente integrate. A Trieste non sono mai esistite società italo-slovene, ma solo quelle italiane e quelle slovene.
Tra gli anni 1938 e 1939 il TIGR diede vita ad un'attività di contrabbando di armi dai depositi militari jugoslavi attraverso le zone di Villa del Nevoso e di Pivka (San Pietro del Carso), con l'intento di frenare le milizie italiane in caso di aggressione alla Jugoslavia. In questi anni l'organizzazione si collegò anche con lo spionaggio britannico, la British Intelligence, a cui forniva dati sugli armamenti degli italiani, sulla loro effettiva forza bellica e preparazione.
Nel 1941 nove membri dell'organizzazione vennero accusati di terrorismo e spionaggio in periodo bellico: cinque di loro (Pinko Tomažič, Viktor Bobek, Ivan Ivančič, Simon Kos e Ivan Vadnal) furono giustiziati a Opicina, sgominando definitivamente l'organizzazione.
[modifica] La seconda guerra mondiale
Dopo la capitolazione del Regno di Jugoslavia nel 1941, alcuni appartenenti al TIGR si unirono ai partigiani. Altri invece (incluso Albert Rejec, considerato la massima autorità politica e morale dell'organizzazione tra il 1931 e il 1941) scelsero di non aderire ad una lotta antifascista guidata da comunisti. Il 13 maggio 1941 sulla Mala Gora presso Ribnica un gruppo della TIGR (Anton Majnik, Danilo Zelen, Ferdo Kravanja) si scontrarono con una formazione militare italiana. Sembra che la dirigenza del Partito Comunista (che controllava l'OF - Fronte di Liberazione del Popolo Sloveno) avesse liquidato molti TIGR già durante la guerra.
[modifica] Dopoguerra
Alla fine del conflitto gli ex membri dell'organizzazione furono soggetti ad una marginalizzazione politica e sociale a causa della loro militanza nel TIGR. Ciò sarebbe dovuto al fatto che, sin dall'inizio, pur avendo il TIGR avversato uno Stato fascista, aveva tra le sue fila anche persone che si battevano soprattutto per obiettivi di carattere nazionale e sostenendo tesi nazionalistiche. Inoltre, il loro primato di lotta antifascista, come anche il loro diretto coinvolgimento con i servizi segreti britannici e quelli della Jugoslavia monarchica avrebbero potuto rappresentare un pericolo all'egemonia comunista. Bisogna infine aggiungere che il TIGR rifiutò, negli anni trenta, di allacciare qualsiasi rapporto con il Partito Comunista Jugoslavo, per lealtà alle autorità monarchiche di Belgrado. Nessun riconoscimento fu loro accordato nell'ambito dell'OF, mentre molti dei suoi ex membri furono messi sotto la stretta sorveglianza dalla polizia segreta jugoslava.
[modifica] Polemiche
Nel 1997, in occasione dell'anniversario dell'annessione del Litorale alla Slovenia, Milan Kučan, allora Presidente della Repubblica slovena, ha conferito al TIGR la più alta onorificenza dello Stato, la Medaglia d'oro per la Libertà della Repubblica. Questa riabilitazione dei terroristi del TIGR quali eroi della resistenza è stata molto criticata da tutte le associazioni dei partigiani delle repubbliche ex jugoslave ed a livello internazionale.
[modifica] Note
- ^ a b c Tribunale speciale per la difesa dello Stato, Reg. Gen. n.81/1930 Sentenza n.29, su coordinamentoadriatico.it
- ^ Apollonio Almerigo, Venezia Giulia e fascismo 1922-1935. Una società post-asburgica negli anni di consolidamento della dittatura mussoliniana, Editrice Goriziana, 2004, pp. 45-156-344-420
- ^ Dorče Sardoč
- ^ Lo storico Renzo De Felice afferma che la prima azione squadristica in grande stile del futuro regime fu l'incendio della Casa di cultura slovena Narodni Dom di Trieste avvenuto il 13 luglio 1920
[modifica] Bibliografia
- Tribunale speciale per la difesa dello Stato, Reg. Gen. n.81/1930 Sentenza n.29, su coordinamentoadriatico.it
- Rodolfo Ursini Uršič, Attraverso Trieste. Un rivoluzionario pacifista in una città di frontiera, Roma, Studio i, 1996
- Enrico Cernigoi, Scelte politiche e identità nazionale ai confini orientali d'Italia dalla resistenza alla guerra fredda, Udine, Gaspari, 2006. ISBN 88-7541-048-8
- Dorce Sardoc, L'orma del TIGR. Testimonianza di un antifascista sloveno, Centro Isontino di Ricerca e Documentazione Storica e Sociale "Leopoldo Gasparini", Gradisca (GO)
- Aldo Rupel, Il fronte di liberazione a Gorizia : dalle strutture del TIGR al Quarto cittadino - unità territoriale di base, in Studi goriziani vol. 91-92, 2000
- Samuel Frederick J. Assassini nella storia, Editgroup S.R.L, 1994 Udine (UD)
- Apollonio Almerigo, Venezia Giulia e fascismo 1922-1935. Una società post-asburgica negli anni di consolidamento della dittatura mussoliniana Editrice Goriziana, Gorizia, 2004
- Apollonio Almerigo, Dagli Asburgo a Mussolini. Venezia Giulia 1918-1922, Editrice Gorizia, Gorizia, 2001
- Montanelli Indro; Cervi Mario; L' Italia del Novecento, Rizzoli, Milano, 1998
- (SL) Kacin-Wohinz, M. (1990). Prvi antifašizem v Evropi: Primorska 1925-1935. Koper.
- (SL) Rejec, T. (ur., 1995). Pričevanja o TIGR-u. Ljubljana.
- (SL) Rejec, T. (2006). Partija in tigrovci: medvojna in povojna usoda nekaterih vodilnih tigrovcev. Ljubljana.
- (SL) Zidar, A. (1995). TIGR v boju za domovino. Koper, Nova Gorica.
- (SL) Rutar, B. (1996). Andrej Šavli, član vodstva organizacije TIGR, pedagoški in kulturni delavec. Tolmin, Koper.
- (SL) Bajc, G. (2000). Zapletena razmerja: Ivan Marija Čok v mreži primorske usode. Koper.
- (SL) Ferenc, T. (1977). Akcije organizacije TIGR v Avstriji in Italiji spomladi 1940. Ljubljana.
- (SL) Jelinčič, Z. (1994). Pod svinčenim nebom: spomini tigrovskega voditelja. Gorica.
- (SL) Stres, P. (1996). "Stališče Komunistične partije Slovenije do organizacije TIGR po II. svetovni vojni". Primorska srečanja, 20 (117),18-20.
- (SL) Marušič, B. (1991). "O TIGR-u in tigrovcih po drugi svetovni vojni". Primorska srečanja, 16 (127), 948-949.
- (SL) Lovec, Z. (1995). "Primorska od Rapalla do Londonskega memoranduma". Primorska srečanja, 19 (175), 160-162.
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
- Tribunale speciale per la difesa dello Stato, Bevk -1930.pdf Reg. Gen. n.81/1930 Sentenza n.29 su coordinamentoadriatico.it
- 60mo della liberazione: la Slovenia divisa, di Franco Juri
- I Balcani / L'Italia e i Balcani / Porzus
- il fondo - Sklad Dorče Sardoč ex terrorista del Tigr