Strategia della tensione

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L'ala ovest della stazione di Bologna, crollata a seguito dell'esplosione dell'ordigno che causò la morte di 85 persone ed il ferimento di oltre 200.

Con strategia della tensione ci si riferisce ad una teoria interpretativa che accomuna in un unico disegno politico l'insieme delle stragi e degli attentati terroristici avvenuti in Italia nei decenni successivi alla vittoria alleata della seconda guerra mondiale, con particolare intensità tra il 1969 e il 1984 ma anche - in misura minore - nei decenni precedenti e successivi. Alcune fonti individuano nell'attentato di Piazza Fontana l'atto iniziale del dispiegarsi, in Italia, della strategia della tensione[1], altre fonti la fanno risalire alla strage di Portella della Ginestra, nel 1947[2]. La "strategia della tensione" mantiene uno stretto legame con il fenomeno generale del terrorismo di stato[3] e indica la partecipazione nascosta (o il benestare) di settori dello Stato in azioni terroristiche ai danni del proprio popolo.

L'espressione è stata ripresa dalla traduzione letterale dell'inglese strategy of tension, utilizzata dal settimanale The Observer in un articolo del dicembre 1969[4], per definire la politica degli Stati Uniti, con il fattivo appoggio del regime militare greco, tesa a destabilizzare i governi democratici delle nazioni con particolare valenza strategica nell'area mediterranea, nella fattispecie Italia e Turchia, attraverso una serie di atti terroristici, allo scopo di favorire l'instaurazione di dittature militari.[5]

Indice

[modifica] Scopi della strategia

Lapide dell'UNESCO alla memoria delle vittime della strage di Bologna

Il movente principale sarebbe stato di destabilizzare la situazione politica italiana. In tale ottica, tra i moventi di tale strategia, soprattutto in Italia e nel quadro della Guerra fredda, sarebbe stato quello di influire sul sistema politico democratico, rendendo instabile la democrazia. Vi furono molte ipotesi, che portarono a sospettare i servizi segreti, italiani e stranieri, di aver un ruolo in tale strategia.

La strategia della tensione avrebbe agito attraverso l'infiltrazione in gruppi terroristici, di modo da spingerli a compiere azioni tali da creare allarme e terrore nell'opinione pubblica. In questo modo si sarebbero giustificate reazioni estreme come l'instaurazione di uno stato di polizia, o si sarebbe destabilizzata la posizione dell'Italia nelle sue alleanze.

Un altro metodo della Strategia della tensione era il confezionamento di attentati stragisti congegnati in modo tale da farli apparire ideati ed eseguiti da membri di organizzazioni dell'estrema sinistra, o tramite lo sfruttamento mediatico di attentati effettuati da altri terroristi[6].

[modifica] Attentati e stragi riferibili alla Strategia della tensione

Rispetto alla congerie di azioni violente che hanno caratterizzato la cronaca politica italiana degli ultimi trent'anni, si inscrive nella strategia della tensione il periodico verificarsi di stragi od attentati privi di rivendicazione, tendenzialmente compiuti con esplosivi in luoghi pubblici o mezzi di locomozione di massa:

Le condanne definitive per tali stragi sono poche:

All'inizio degli anni novanta il giudice per le indagini preliminari di Savona Fiorenza Giorgi, nel decreto di archiviazione relativo ad un'indagine su alcune bombe esplose in città tra il 1974 ed il 1975, compie un'analisi degli attentati avvenuti nella prima fase della strategia della tensione, in cui, tra le altre cose, cita le coperture garantite dai servizi italiani ad alcune azioni terroristiche ed all'operato di personaggi come Junio Valerio Borghese. Secondo quanto riportato dal giudice:

« Dal 1969 al 1975 si contano 4.584 attentati, l'83 percento dei quali di chiara impronta della destra eversiva (cui si addebitano ben 113 morti, di cui 50 vittime delle stragi e 351 feriti), la protezione dei servizi segreti verso i movimenti eversivi appare sempre più plateale. »
(Tribunale di Savona, ufficio del giudice per le indagini preliminari, Decreto di archiviazione procedimento penale 2276/90 R.G. pag 23 a 25[11])

[modifica] Prove

Lapide commemorativa delle vittime della strage di Piazza Fontana, apposta nel decimo anniversario della strage

Le prove sono state spesso frammentarie, in parte andate perdute o distrutte (ad arte o involontariamente a seconda delle opinioni). In particolare, fu accertata:

  • l'attiva interferenza di servizi segreti italiani e l'intromissione di servizi stranieri, con l'addestramento all'estero di terroristi italiani;[12]
  • la fornitura di armi e/o esplosivi da parte di organizzazioni straniere.[13]

[modifica] Prove di partecipazione esterna a fatti terroristici

Ci sono alcune prove accertate di effettiva partecipazione esterna a eventi terroristici. Esse, tuttavia, si riferiscono a fatti assai specifici, riguardanti il Medio-Oriente.

  • Nel 1984 (15 febbraio), su richiesta dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), con la quale i brigatisti collaboravano da anni, le BR-PCC uccisero a Roma Ray Leamon Hunt, il comandante in capo della Sinai Multinational Force and Observer Group.[14]
  • Sulla fornitura di armi e/o esplosivi da parte di organizzazioni straniere.[13]

[modifica] Teorie ed opinioni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce P2.

Accanto all'assenza d'un completo accertamento documentale vi sono molte teorie di varia parte.
Secondo alcuni osservatori[15] sono state raccolte prove di collegamenti tra gli esecutori materiali di tale strategia, sovente individuati in appartenenti a movimenti politici, spesso legati ad ambienti di estrema destra o di estrema sinistra e di strutture afferenti ai servizi segreti civili e militari italiani e di quasi tutti gli altri paesi della NATO, del Patto di Varsavia e persino di Stati neutrali, come la Svizzera.

La pianificazione di questa strategia politica sotterranea viene attribuita da fonti pubblicistiche e istituzionali (come la Commissione Stragi) ai partecipanti del Convegno dell'Hotel Parco dei Principi organizzato dall'Istituto di studi militari Alberto Pollio nel maggio 1965 avente come tema la "guerra rivoluzionaria". Al convegno che aveva come obiettivo quello di sviluppare una strategia per contrastare l'avanzata delle forze comuniste in occidente parteciparono personalità del mondo imprenditoriale, alti ufficiali dell'esercito, giornalisti, politici ed esponenti neofascisti (tra cui Pino Rauti, Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino).

Riportiamo un estratto della relazione delle Brigate Rosse sul loro interrogatorio dell'On. Aldo Moro durante la sua prigionia.

« La cosiddetta strategia della tensione ebbe la finalità, anche se fortunatamente non conseguì il suo obiettivo, di rimettere l'Italia nei binari della "normalità" dopo le vicende del '68 ed il cosiddetto Autunno caldo. Si può presumere che Paesi associati a vario titolo alla nostra politica e quindi interessati a un certo indirizzo vi fossero in qualche modo impegnati attraverso i loro servizi d'informazioni ...
Fautori ne erano in generale coloro che nella nostra storia si trovano periodicamente, e cioè ad ogni buona occasione che si presenti, dalla parte di [chi] respinge le novità scomode e vorrebbe tornare all'antico. »

Alex Boschetti e Anna Ciammitti nel loro libro "La strage di Bologna"[17] che analizza la strage del 2 agosto 1980 e tutti i riscontri delle indagini, compresi i depistaggi attuati da Licio Gelli, considerano i NAR un punto di snodo nella strategia della tensione insieme con la P2 e la CIA per attuare uno spostamento dell'Italia verso destra con un golpe strisciante aiutato da gran parte dei rappresentanti di governo e servizi segreti (in buona parte iscritti alla loggia coperta P2).

Fu ipotizzato il coinvolgimento della P2 nella Strage dell'Italicus.[18] Alla detta loggia viene inoltre attribuita impronta "atlantica".[19] Destabilizzare per stabilizzare, quindi una presa violenta del Paese così come era teorizzato dal manuale trovato nella valigetta di Gelli[20] "Field Manual" di provenienza CIA che forse finanziò e favorì tale situazione per non permettere l'accesso al governo dei comunisti in Italia, sarebbe stato cioè un coinvolgimento dei servizi segreti italiani, uno dei cui direttori, Vito Miceli, fu arrestato nel 1974.

Gian Adelio Maletti, l'ex capo dell'ufficio D del SID (dal 1971 al 1975), ora cittadino sudafricano e con diverse condanne pendenti in Italia (tra cui quelle relative ai depistaggi dei servizi nelle indagini sulla strage di piazza Fontana) il 4 agosto 2000 rilascia un'intervista[21] al quotidiano La Repubblica in cui parla del coinvolgimento della CIA nelle stragi compiute dai gruppi di destra: secondo Maletti non sarebbe stata determinante nella scelta dei tempi e degli obbiettivi, ma avrebbe fornito ad Ordine Nuovo e ad altri gruppi di destra attrezzature ed esplosivo (tra cui, in base a quanto riferisce Maletti sulle indagini effettuate allora dal SID, anche quello impiegato nella strage di piazza Fontana) con lo scopo di creare un clima favorevole ad un colpo di stato simile a quello avvenuto nel 1967 in Grecia e del fatto che al SID, nonostante questo servizio informasse il governo di quanto scoperto, non fu mai chiesto di intervenire.

Gian Adelio Maletti venne ascoltato il 21 marzo 2001 dal tribunale di Milano, relativamente ai processi su Piazza Fontana (evento per cui era stato condannato nel 1981 per depistaggo). Sulla forma della sua deposizione vi fu uno scontro tra difesa e accusa. La difesa sosteneva che dovesse deporre come teste, quindi sotto giuramento e quindi obbligato a dire la verità. L'accusa sostenne invece che dovesse deporre come imputato e quindi senza giuramento e senza il conseguente obbligo di dire la verità. La corte sentenziò a favore delle tesi dell'accusa. Il Maletti depose quindi come imputato e quindi senza obbligo di attenersi al vero nella sua deposizione.[22] Maletti dichiarò che esisteva una "regia internazionale" delle stragi relative alla strategia della tensione. Su domanda della difesa dichiarò tuttavia di non avere prove da poter mostrare[22]. In un'intervista rilasciata dopo la deposizione Maletti confermerà la sua convinzione che gli Stati Uniti avrebbero fatto di tutto per evitare uno spostamento a sinistra dell'Italia e che simili azioni avrebbero potuto essere state attuate anche in altri paesi.[23] La CIA alcuni mesi dopo respingerà esplicitamente le accuse.

Franco Freda ha smentito le tesi di Maletti, affermando l'autonomia ideologica ed operativa di Ordine Nuovo[24]

[modifica] La riorganizzazione dei servizi segreti

Le proteste e le interrogazioni parlamentari per le deviazioni dei servizi segreti (quindi principalmente il SID) portarono nel 1977 ad una riorganizzazione che avrebbe dovuto dare maggiori garanzie democratiche, invece i Generali di SISDE (Giulio Grassini) e SISMI (Giuseppe Santovito), iscritti alla P2 rimasero in carica dalla riorganizzazione alla scoperta della detta loggia (1981).

[modifica] Note

  1. ^ Vedasi, ad esempio, tutte le testimonianze dei terroristi riportate in Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, edizioni Nuova Eri, 1992, ISBN 88-04-33909-8
  2. ^ Giuseppe Casarrubea; Mario J. Cereghino, Tango connection, Milano, Bompiani, 2007.
  3. ^ Anche questa tesi è sostenuta in Sergio Zavoli, cit.
  4. ^ (EN) Leslie Finer. «480 held in terrorist bomb hunt». The Observer, 12 12 1969. cit. in Anna Cento Bull, Italian neofascism: the strategy of tension and the politics of nonreconciliation, Berghanh Books, 2007; ISBN 978-1-84545-335-0
  5. ^ (EN) Leslie Finer. «Greek premier plots army coup in Italy». The Observer, 6 12 1969. (EN) Leslie Finer. «480 held in terrorist bomb hunt». The Observer, 12 12 1969. cit. in Francesco Biscione, L'Italia repubblicana nella crisi degli anni Settanta, Rubbettino Editore, 2001, pag. 242 e Anna Cento Bull, Italian neofascism: the strategy of tension and the politics of nonreconciliation, Berghahn Books, 2007; ISBN 978-1-84545-335-0
  6. ^ Sergio Zavoli, cit.; stessa tesi sostiene Nicola Tranfaglia in Labirinto italiano, Celid, 1994
  7. ^ Sandro Provvisionato, Misteri d'Italia. 50 anni di trame e delitti senza colpevoli, Laterza, 1994.
  8. ^ Carlo Ruta, Il binomio Giuliano - Scelba, Rubbettino, 1995.
  9. ^ Bertoli uomo dei servizi. La Repubblica, 21 marzo 1995. URL consultato il 24 giudno 2011.
  10. ^ Gabriele Paradisi; Gian Paolo Pelizzaro, François de Quengo de Tonquédec, Dossier Strage di Bologna. La pista segreta, Giraldi Editore, 2010. ISBN 978-88-6155-429-0
  11. ^ Tribunale di Savona, ufficio del giudice per le indagini preliminari, Decreto di archiviazione procedimento penale 2276/90 R.G. pag 23 a 25, citato nel libro intervista al generale dei carabinieri Nicolò Bozzo scritto da Ruggiero Michele, Nei secoli fedele allo stato, 2006, Fratelli Frilli Editori, ISBN 978-88-7563-239-7, pag 229
  12. ^ Articolo sul processo all'attentatore della strage di Milano: "Bertoli era in contatto con ambienti dei servizi francesi e israeliani". Da Repubblica del 22 marzo 1995.
  13. ^ a b La rete internazionale del terrorismo italiano, dalla rivista GNOSIS del SISDE "Gnosis" n. 3/2005 - Luglio - Settembre 2005.
  14. ^ Il 15 febbraio 1984, a Roma, l'auto blindata del diplomatico statunitense Leamon Ray Hunt, responsabile logistico della forza militare multinazionale dell'ONU nel Sinai, viene raggiunta da vari colpi. Il diplomatico resta ucciso. L'attentato mortale viene rivendicato dalle BR-PCC con un documento nel quale, a fronte del riacutizzarsi delle tensioni internazionali, viene affermata la necessità di un intervento antimperialista. Le FARL (Frazioni Armate Rivoluzionarie Libanesi) rivendicano l'azione insieme alle BR-PCC. Giorgio Galli, nel suo libro: "Storia del Partito Armato", indica in Maurizio Folini ("Corto Maltese") il tramite per cui le armi dell'OLP e di Muammar Gheddafi giungevano alle BR, circostanza confermata dal terrorista in persona il quale utilizzava la sua barca da diporto per il trasporto del materiale bellico. Secondo un articolo sul Corriere della Sera di Marco Imarisio [1] le BR erano in contatto fin dal 1973 con l'OLP al fine di ricercare un trampolino di lancio sulla scena internazionale. La figura della terrorista palestinese Leila Khaled affascinava addirittura Mara Cagol.
  15. ^ A queste tematiche ha dedicato alcune ricerche Sergio Flamigni; sono state pubblicate in vari volumi, tra cui nel 1988 La tela del ragno (Edizioni Associate), nel 1996 Trame atlantiche e nel 1998 Convergenze parallele (entrambi pubblicati dalla Kaos)
  16. ^ Interrogatorio di Aldo Moro effettuato e trascritto dalle Brigate Rosse durante la sua prigionia, II tema: La cosiddetta strategia della tensione e la strage di Piazza Fontana., estratti dei documenti delle Brigate Rosse acquisiti dalla Commissione Moro e dalla Commissione Stragi, riportati dal sito Clarence.net
  17. ^ Alex Boschetti, Anna Ciammitti, La strage di Bologna, Becco Giallo, 2006. ISBN 978-88-85832-18-3
  18. ^ Relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2
  19. ^ Sergio Flamigni - Trame atlantiche
  20. ^ Gli anni del disonore, Mario Guarino, Fedora Raugei. Ed. Dedalo, maggio 2006, pp. 416 - ISBN 978-88-220-5360-2
  21. ^ Maletti, la spia latitante La Cia dietro quelle bombe, articolo de "La Repubblica", del 4 agosto 2000
  22. ^ a b Piazza Fontana, matrice estera, articolo de "La Repubblica", del 21 marzo 2001
  23. ^ (EN) Terrorists 'helped by CIA' to stop rise of left in Italy, articolo di "The Guardian", del 26 marzo 2001
  24. ^ Brambilla, Io colpevole? Ho attuato il mio credo, intervista a Franco Freda pubblicata su La Stampa di domenica 13 dicembre 2009, pag. 5

[modifica] Bibliografia

  • Luca Scialò, Le stragi dimenticate. La strategia della tensione secondo la Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia, Boopen (2008), ISBN 9788862234023
  • Maurizio Calvi, Alessandro Ceci, Angelo Sessa, Guilio Vasaturo, Le date del terrore. La genesi del terrorismo italiano e il microclima dell'eversione dal 1945 al 2003, Roma, Luca Sossella Editore 2003), ISBN 88-87995-58-3
  • Stuart Christie, Stefano Delle Chiaie: Portrait of a Black Terrorist, London, Anarchy Magazine/Refract Publications, 1984, ISBN 0-946222-09-6
  • Chernyavsky, V., ed. The CIA in the Dock: Soviet Journalists on International Terrorism, Moscow: Progress Publishers, 1983
  • Daniele Ganser: Nato's Secret Armies: Operation Gladio and Terrorism in Western Europe, Frank Cass, London (2005), ISBN 0-7146-8500-3
  • Philip Willan, Puppetmasters: The Political Use of Terrorism in Italy, London: Constable and Company, 1991, ISBN 0-09-470590-9
  • Giuseppe De Lutiis, Storia dei servizi segreti in Italia, Roma : Editori Riuniti, 1984 (1994), ISBN 88-359-3432-X
  • Paolo Pelizzari, La stabilità democratica italiana. Gli anni Settanta e le carte americane, in «Storia e Futuro», n. 20, giugno 2009
  • Paolo Pelizzari, La strage di piazza Loggia e l'occhio statunitense, in «Storia e Futuro», n. 20, giugno 2009

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