Storia della Slovenia

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Viene qui di seguito riassunta, anche in forma cronologica, la Storia della Slovenia.

Indice

[modifica] Storia antica

L'area dell'attuale Slovenia durante l'Impero Romano (I secolo d.C.)

L'attuale territorio della Slovenia era originariamente abitato da popolazioni celtiche, quando i Romani ne iniziarono la conquista intorno al 230 a.C.

Roma dominò per circa sette secoli la regione, che fu divisa tra tre provincie: Italia, Norico e Pannonia. Le sue principali città erano Celeia (attuale Celje), Emona (Lubiana), Nauportus (Vrhnika) e Poetovio (Ptuj).

La romanizzazione della regione era completa all'arrivo delle invasioni barbariche. Nel 450 d.C. Attila distrusse Emona, la principale città della regione, che comunque si riprese momentaneamente sotto gli Ostrogoti di Odoacre.

[modifica] Storia medievale

Durante le invasioni barbariche ai tempi della fine dell'Impero Romano d'Occidente molte popolazioni romanizzate dell'arco alpino furono distrutte ed assimilate. Alcuni gruppi romanizzati autoctoni ripiegarono nella penisola italiana, ma secondo lo storico Theodore Mommsen piccole “isole” romanze si salvarono per varie ragioni peculiari, come a Salisburgo (attuale Austria) e Keszthely (attuale Ungheria), sebbene ai tempi di Carlo Magno fossero sparite anche loro.

In questo scenario si inserisce la migrazione di un popolo slavo pagano nei territori prealpini della Pannonia latina vicino all'arco alpino orientale: gli Sloveni. Si presentarono (assieme ai loro alleati-padroni: gli Avari) intorno agli inizi del VII secolo nell'area della romana Emona (oggi Lubiana) e da allora -stando ai pochi registri e scritti religiosi dell'epoca- sono scomparse tutte le tracce delle popolazioni romanze che abitavano la città e la sua zona circostante.

Le mura romane di Emona, l'attuale Lubiana

Emona era la più orientale delle città italiane dell'Italia romana e tutto lascia presupporre che la popolazione autoctona neolatina sia stata massacrata (ed in piccola parte costretta a fuggire). Fin qui tutto rientra nelle tristi vicende delle invasioni barbariche di quei secoli: tra guerre ed epidemie conseguenti e correlate (come la famosa “Peste di Giustiniano”), la popolazione dell'area alpina fu dimezzata in alcuni decenni (e vi sono finanche studiosi che affermano si ridusse a meno di un quarto).

Questa avanzata degli Sloveni, nemici dei cristiani in quei secoli bui, viene dedotta dai registri della “Chiesa Metropolitana di Aquileia” sul declino e scomparsa delle sue antiche diocesi (Emona, Celeia, Poetovio, Aguntum, Teurnia, Virunum, Scarabantia) nell'attuale Slovenia centro-orientale [1]. Questa invasione slovena non si fermò all'area di Emona ma continuò (anche se in una misura inferiore) verso l'Italia nord-orientale, occupando nei secoli successivi territori delle attuali regioni della Venezia Giulia e Friuli orientale.

Infatti vi sono testimonianze di presenze neolatine fino all'anno 1000 nell'area di Postumia, Idria ed alto Isonzo. In poche parole, dopo Carlo Magno l'onda slovena si fermò all'incirca intorno al monte Tricorno (“Triglav” in sloveno).

[modifica] Storia moderna

Il "Manoscritto di Freising" in alfabeto latino fu il primo documento in lingua slovena

L'attuale Slovenia fece parte del Sacro Romano Impero per molti secoli. Gli Asburgo ne furono i massimi feudatari. La supremazia degli Asburgo venne minacciata dall'unico casato nobile sloveno, i Conti di Celje (Cilli) che si estinsero nel 1456. Tutto il territorio dell'odierna Slovenia, ad eccezione delle città del litorale della Repubblica di Venezia, passò agli Asburgo.

Dal Trecento in poi furono fondati importanti centri religiosi: i monasteri, che difesero il Cattolicesimo durante le sommosse protestanti. Diverse località slovene ottennero i diritti come città in questi secoli: Kamnik (1228) e Kranj (1256), Škofja Loka (1274), Novo Mesto (1365) e Celje (1451).

Nel Quattrocento e Cinquecento i Turchi fecero diverse incursioni nei territori sloveni. Gli abitanti della campagna cercarono di proteggersi creando i Tabor, le chiese fortificate. Ci furono inoltre anche rivolte di contadini, non solo scontenti della cattiva difesa dall'Impero Ottomano, ma anche delle nuove tasse e dei servizi gratuiti. Le più grandi furono le rivolte del 1515 e del 1573. Queste rivolte continuarono fino al Settecento.

  • XV-XVII secolo: la Carinzia, la Stiria e la Carniola subiscono invasioni turche
  • 1478-1513: scoppiano rivolte contadine in Carniola domate nel sangue dagli Asburgo e dalla nobiltà locale, di origine prevalentemente germanica
  • XVI secolo: si diffondono fra i gruppi etnici sloveni le dottrine della riforma. Si inizia ad utilizzare la lingua slovena dopo la traduzione del Nuovo Testamento in tale lingua ad opera di Primož Trubar
  • 1584: vede la luce la prima grammatica slovena ad opera di Adam Bohorič. Negli stessi anni viene tradotta anche la Bibbia da J. Dalmatin
  • XVIII secolo (ultimo decennio) e XIX secolo (primi due decenni) - Valentin Vodnik (1758-1819) è a capo del movimento di risveglio nazionale sloveno.
  • 1797: vede la luce il primo giornale in lingua slovena.

[modifica] Storia contemporanea

Napoleone creò le Province Illiriche, che saranno l'embrione della futura Slovenia. Queste Province, istituite nel 1809 con capitale Lubiana, vennero sciolte nel 1813, quando furono rioccupate dall'Austria.

Le terre su cui si è costituito l'odierno stato sloveno sono appartenute dopo Napoleone all'Impero austro-ungarico fino al 1918 e dopo alla Iugoslavia. La parte occidentale dell'attuale Slovenia appartenne parzialmente al Regno d'Italia dal 1918 fino al 1945 con il nome di Venezia Giulia.

La Slovenia (in arancione) dentro il Regno di Iugoslavia, tra le due guerre mondiali

Dopo la prima guerra mondiale persa dall'Impero austro-ungarico, la regione divenne parte del neonato Regno di Jugoslavia ("Regno dei serbi, dei croati e degli sloveni"), ad eccezione della parte carsico-istriana che andò al Regno d'Italia.

Durante la seconda guerra mondiale venne annessa in parte dall'Italia (con la creazione della Provincia italiana di Lubiana), dalla Germania e dall'Ungheria. Con lo svilupparsi di una feroce guerriglia partigiana negli ultimi anni di guerra, la Slovenia fu teatro di numerosi scontri con notevoli spostamenti di popolazione specialmente dopo il 1945: molti italiani dell'area di Capodistria (e Venezia Giulia) esularono dalle terre passate alla Slovenia di Tito nel cosiddetto esodo istriano.

  • XIX secolo (prima metà) - Jarnaj Kopitar (1780-1844) crea un modello di lingua letteraria (ed un modello estetico) per lo sloveno che verrà accettato solo parzialmente e non senza annose polemiche
  • XIX secolo (prima metà) - France Prešeren (1800-1849), esponente del classicismo prima, ed in seguito del romanticismo, massimo poeta in lingua slovena, scrive il testo dell'attuale inno nazionale della Slovenia. La data della sua morte (8 febbraio) viene commemorata ogni anno dal popolo sloveno con un'importante festa, la Giornata della cultura
  • 1805: dopo l'arrivo di Napoleone anche le terre della futura Slovenia e della Croazia, ed italiane di quella che diventerà poi la regione Venezia Giulia, passano provvisoriamente sotto la dominazione francese con il nome di Province Illiriche
  • 1808: esce la prima grammatica slovena di Kopitar
  • 1815: le Province Illiriche vengono incorporate nell'Impero d'Austria
  • 1849: a seguito della politica accentratrice del ministro austriaco Bach le popolazioni di lingua slovena vedono conculcati i propri diritti
  • 1852: nasce la società letteraria di San Hermagor
  • 1882: il gruppo etnico sloveno ottiene la maggioranza alla dieta della Carniola e a quella del consiglio comunale di Lubiana
  • 1907: viene introdotto da Francesco Giuseppe il suffragio universale maschile
  • 1914-1918: durante la prima guerra mondiale i gruppi etnici sloveni sono arruolati nelle file dell'esercito austro-ungarico
  • 1918: viene creato, dopo lo smembramento dell'Impero austro-ungarico, il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Parte della popolazione di lingua slovena residente nei territori rimasti sotto la sovranità dell'Austria o ceduti all'Italia, verrà incorporata in questi due Stati (30% circa dell'intero gruppo etnico sloveno)
  • 1921: è votata nel Regno di Jugoslavia una carta costituzionale di ispirazione centralista (nota anche come Vidov dan, ossia il giorno di San Vito)
  • 1929: colpo di stato di re Alessandro I che instaura un regime semidittatoriale e centralista. Il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni viene ribattezzato Regno di Jugoslavia
  • 1931: viene emanata una nuova costituzione che riflette gli orientamenti centralisti e autoritari dello Stato
  • 1934: il re Alessandro è assassinato a Marsiglia; il reggente principe Paolo garantisce la continuità della dinastia e nomina primo ministro Stojadinovič che forma un governo di ispirazione conservatrice
  • 1941-1943 nel corso della seconda guerra mondiale la Jugoslavia viene invasa dagli italiani e dai tedeschi. La Slovenia è oggetto di una spartizione tra Germania, Italia (Provincia italiana di Lubiana) e Ungheria. Anche in Slovenia, come nel resto della Jugoslavia, prende vita un attivo movimento di resistenza (partigiani) al nazifascismo
  • 1943: Creazione a Jajce (Bosnia settentrionale) del comitato di liberazione nazionale e antifascista, l'"AVNOJ". Nel settembre del 1943, a seguito della resa italiana agli Alleati, l'intera Slovenia viene occupata dalle truppe tedesche passando sotto le dirette dipendenze del gauleiter di Carinzia Friedrich Rainer
  • 1944: In ottobre Belgrado viene liberata dall'occupazione nazista
  • 1945, aprile e maggio: le forze armate della resistenza (IX corpus sloveno) occupano quasi interamente il territorio abitato dal gruppo etnico sloveno, liberandolo dal giogo nazista. Il 30 aprile anche Trieste cade nelle mani dei partigiani titoisti. Al termine della guerra viene creata la Jugoslavia con a capo Josip Broz detto Tito. La Jugoslavia diventa una repubblica federale formata da sei repubbliche, fra cui la Slovenia (con capitale Lubiana), e due regioni a statuto speciale. Lo sloveno è una delle tre lingue ufficiali insieme al serbo-croato (includendo con questa denominazione la lingua parlata in Croazia, Serbia, Bosnia, Montenegro) e al macedone (lingua istituita nel 1945). All'interno della Slovenia vi sono minoranze ungheresi e soprattutto italiane, che fin dal 1943, e ancor più dal termine della seconda guerra mondiale (1945), abbandonano in massa il paese, a seguito delle persecuzioni e del clima di terrore instaurato da Tito. La cattolica Slovenia, profondamente influenzata, insieme alla Croazia, dal mondo latino e germanico, dovrà da questo momento, e fino al 1990, convivere con aree depresse (Serbia, Montenegro e Macedonia) storicamente condizionate dalla lunga dominazione turca, di religione cristiano-ortodossa, e che utilizzano ufficialmente l'alfabeto cirillico (mentre in Slovenia e Croazia è da sempre in uso quello latino)

[modifica] Storia recente

Dopo il febbraio 1947 la Slovenia inglobò la parte settentrionale della Venezia Giulia italiana (alto Isonzo, Idria e Postumia) e raggiunse ufficialmente (con il Trattato di Osimo del 1975) l'Adriatico all'altezza di Capodistria. Da queste aree si verificò un notevole esodo di italiani[2]

Dopo gli anni sessanta la Slovenia, considerata la regione maggiormente sviluppata della Yugoslavia di Tito, iniziò uno sviluppo socio-economico di rilievo. All'inizio degli anni novanta la Slovenia fu la seconda regione yugoslava a diventare indipendente, dopo la Croazia e soltanto per mezz'ora di differenza. Infatti durante la riunione del Parlamento Sloveno il 25 giugno 1991, il presidente dello stesso Parlamento diede lettura di un telegramma proveniente dal Parlamento Croato di Zagabria, che comunicava l'avvenuta proclamazione della Croazia indipendente. Ciò avvenne circa mezz'ora prima della votazione finale a Lubiana.

  • 1947: si definiscono a Parigi le frontiere settentrionali ed occidentali fra la Slovenia (integrata nella Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia) e l'Italia. Il goriziano orientale (per tre quarti slavofono) va alla Slovenia insieme alla media ed alta valle dell'Isonzo (anch'esse slavofone), così come la massima parte del carso triestino. La città di Gorizia (italofona) resta all'Italia, anche se amputata di gran parte del proprio entroterra, così come la Val Canale (a popolazione mista, italo-friulana, tedesca e slovena) e la Slavia veneta, in massima parte abitata da sloveni, molti dei quali sono però integrati da tempo nella comunità italo-friulana (è dal 1866 che la zona fa parte dell'Italia). Resta da definire la sorte del litorale slovenofono, fra Duino e Grignano, e di quello italofono compreso fra Grignano e Cittanova (con la città di Trieste), entrambi facenti parte del TLT
  • 1948: Tito viene esplulso dal Cominform e crea un modello autonomo di comunismo
  • 1950: il governo di Belgrado emana una complessa normativa sull'autogestione
  • 1954: Col Memorandum di Londra, la zona A del TLT viene ceduta in amministrazione all'Italia (salvo lievi rettifiche territoriali a suo sfavore), mentre la zona B verrà spartita fra gli Stati federali jugoslavi di Croazia (fino al fiume Dragogna), e di Slovenia (a settentrione di tale corso d'acqua). Il diktat internazionale, camuffato da accomodamento fra le parti interessate, ed imposto dalle grandi potenze ad Italia e Jugoslavia, non entusiasma né l'opinione pubblica italiana né quella slovena. L'Italia perde in tal modo alcuni importanti centri urbani italo-veneti per lingua, cultura, tradizioni e sentimenti (fra cui Capodistria, Pirano, Isola, Buie, Cittanova, ecc.), che divengono parte integrante della Slovenia o che si vanno ad aggiungere all'Istria occidentale assegnata alla Croazia sette anni prima, nonostante l'innegabile identità italiana. Anche la Slovenia all'indomani dei due trattati di pace lascia fuori dalle proprie frontiere un numero imprecisato ma cospicuo di propri figli in Slavia veneta, Bisiacaria e nel litorale triestino. Ciò nonostante molti sloveni preferiranno seguire i propri conterranei italiani nell'ultimo atto del tragico esodo che si sta consumando in quello stesso anno, piuttosto che vivere sotto il regime poliziesco di Tito. Emblematici i casi di alcune personalità di spicco slovene (fra cui lo storico Bogdan C. Novak), ma anche croate e persino serbo-montenegrine (come Milovan Gilas, valoroso combattente antifascista e politico di primo piano) perseguitate e costrette in quegli anni, o negli anni immediatamente successivi, a riparare all'estero
  • 1975 - A seguito del trattato di Osimo fra la Jugoslavia e l'Italia, i confini fra quest'ultimo Stato e la Slovenia, riconosciuti di fatto fin dal 1954, divengono definitivi e intangibili
Milan Kučan, il volto della Slovenia indipendente
  • 1980: Tito muore. Si acuiscono le tensioni fra gli stati più ricchi, Slovenia e Croazia, integrati culturalmente nell'Occidente europeo (specie il primo), e quelli più poveri e arretrati.
  • 1986: Milan Kučan è eletto presidente della Lega dei comunisti sloveni. Molte speranze sono riposte su di lui: si inaugura un nuovo periodo, caratterizzato da una maggiore apertura politica ed economica
  • 1988: aumenta la tensione tra Serbia e Slovenia. Da più parti si denuncia la presenza di un piano che contemplerebbe un intervento militare jugoslavo in caso di proclamazione dell'indipendenza slovena. Uno fra i sospetti informatori sarà processato da un tribunale militare che utilizzerà per comunicare con l'imputato la lingua serbo-croata, in spregio alla regola del plurilinguismo
  • 1990: vengono indette libere elezioni in Slovenia, Croazia, Macedonia e Bosnia-Erzegovina. In Slovenia vince la coalizione democristiana Demos. Alla Presidenza della Repubblica è però confermato il comunista Milan Kučan. Il 23 dicembre 1990 l'88,2% degli Sloveni vota a favore dell'indipendenza dalla Jugoslavia
  • 1991: proclamazione dell'indipendenza della Slovenia (25/26 giugno). Un breve conflitto fra Serbia e Slovenia abortisce quasi sul nascere. Il 27 giugno interviene l'esercito jugoslavo (Guerra dei dieci giorni) in Slovenia, ma l'8 luglio, a seguito dell'accordo di Brioni, si ritira. Con tale accordo lo Stato jugoslavo riconosce l'indipendenza della Slovenia
  • 1992: la CEE, non senza esitazioni, riconosce l'indipendenza di Slovenia e Croazia. La Slovenia entra a far parte dell'ONU
  • 1997: Milan Kučan è riconfermato presidente
Danilo Türk, presidente della Slovenia dal 2007

[modifica] Note

  1. ^ “Slovenian history: From prehistoric cultures to late Middle Ages” di Peter Stih [1] (in sloveno)
  2. ^ Cherini: Storia di Capodistria dal 1945 ad oggi

[modifica] Bibliografia

  • Joachim Hösler, Slovenia, storia di una giovane identità europea, Trieste, Beit Editore, 2008
  • Jože Pirjevec, Serbi, croati, sloveni. Storia di tre nazioni, Bologna, Il Mulino, 2002
  • Jože Pirjevec e Milica Kacin-Wohinz, Storia degli sloveni in Italia, 1866-1998, Venezia, Marsilio, 1998
  • Stefano Lusa. "La dissoluzione del potere - Il partito comunista sloveno ed il processo di democratizzazione della repubblica", Udine, Kappa Vu, 2007
  • Janko Prunk. A Brief History of Slovenia. Založba Grad. Ljubljana, 1996

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

  • Le relazioni italo-slovene fra i 1880 e il 1956 [2]

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