Stefanio Fedeli

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il tenente pilota del Genio Stefanio Fedeli (1918)

Stefanio Fedeli (Asti, 10 febbraio 1895Rapallo, 8 gennaio 1961) è stato un generale e pilota italiano.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] L'infanzia

Stefanio Fedeli nacque ad Asti il 10 febbraio 1895, secondo di quattro fratelli; i suoi genitori erano di umili origini ma il lavoro del padre Angelo, direttore dell’Officina del Gas della città, diede alla famiglia una modesta tranquillità economica. Pochi anni dopo, nel 1900, la famiglia Fedeli si trasferì inizialmente a Cesena poi a Ravenna, città d’origine della madre Emilia, dove il padre svolgeva lo stesso incarico lavorativo. I quattro fratelli furono educati dai genitori secondo i più alti principi di cristianità ed onestà, valori che delinearono un sereno cammino di vita dei fratelli Fedeli. Stefanio in particolare era iscritto ai Circoli Giovanili della Parrocchia di San Bartolomeo a Ravenna.

Stefanio frequentò con passione la scuola elementare ottenendo eccellenti risultati. Alle scuole medie confermò la sua passione per lo studio accrescendo però la propria abilità sportiva, iscritto alla Società Sportiva del Rev.mo Don Giuseppe Lugaresi di Cesena, disputò infatti competizioni a livello regionale nelle varie discipline dell’atletica.

La licenza media la ottenne col massimo dei voti; si iscrisse poi all’Istituto Tecnico di Ravenna con indirizzo per ragionieri diplomandosi con eccellenti risultati.

Fin dalla tenera età seguì le prime prodezze del volo, sia in campo sportivo che in campo militare; fu infatti la guerra Italo Turca del 1911-12 che vide l’Esercito Italiano schierare per primo nell’arma del Genio, aeroplani da combattimento. E fu proprio seguendo gli sviluppi del volo che Stefanio maturò l’idea di prendere il brevetto di aviatore.

[modifica] L'accademia

Stefanio Fedeli, appena diplomato, prese la decisione di presentarsi volontario nel Battaglione Aviatori del Genio Militare. I genitori di Stefanio dovettero firmare una liberatoria per permettere al figlio di entrare nel Battaglione Aviatori come Allievo Ufficiale Pilota.

Nel settembre del 1914 Stefanio si presentò volontario con la ferma di tre anni. Ascritto nella prima categoria della classe 1894, fu promosso caporale e sergente nel breve volgere di tre mesi. Il 22 aprile 1915, al termine del corso di Allievo Ufficiale Pilota, fu promosso sottotenente pilota del Battaglione Aviatori con brevetto militare numero 253.

Conseguì il brevetto sull’aereo Maurice Farman 14, un apparecchio da bombardamento di costruzione francese. Il 2 maggio 1915 prese effettivo servizio nel Battaglione.

[modifica] La grande guerra

Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra contro l’Austria Ungheria. Stefanio partì per il fronte. Nell’agosto di quell’anno il giovane sottotenente Fedeli ricevette il “battesimo del fuoco”. I rapporti testimoniarono subito essere un pilota e ufficiale di grande valore. Stefanio Fedeli fu assegnato come comandante della 9ª Squadriglia Farman di Campoformido (UD). Ben presto la squadriglia fu decimata.

Stefanio Fedeli e i compagni superstiti furono inquadrati nel 2º Reggimento Genio. Al fronte ebbe l’opportunità di seguire Grabriele D’Annunzio in numerose azioni di bombardamento. Il 10 febbraio 1916 ebbe uno scontro con un apparecchio nemico che fu allontanato dal suo mitragliere: il tenente Pirelli.

Pochi mesi dopo anche i fratelli di Stefanio Fedeli furono mobilitati; Giovanni combatté come tenente di Fanteria e Luigi, sacerdote, come cappellano militare di un reparto di Fanteria mobilitato in Francia.

Il valore e l’abilità del sottotenente Stefanio Fedeli crebbero fino ad arrivare al Comando di Stato Maggiore delle FFAA. Il generale Luigi Cadorna si mobilitò personalmente per il conferimento di una medaglia di bronzo al Valor Militare “sul campo” con la seguente motivazione: “Pilota d’aeroplano eseguiva numerose ricognizioni in zona montuosa e spesso in condizioni atmosferiche difficili sfidando audacemente il fuoco dell’avversario che gli colpì più volte il velivolo, si portava sempre a bassa quota sulle posizioni nemiche, riuscendo sempre e con ottimi risultati nel mandato affidatogli. Il 4 maggio durante l’osservazione di posizioni nemiche continuò due ore consecutive a volare sopra lo Slene sebbene l’apparecchio fosse colpito più volte da fuciliera e pallottole avesse l’ungherone di coda rotto. Cielo del M. Nero e della Bainsazza ottobre 1915 agosto 1916”.

Nel 1916 ricevette il distintivo d’onore per le “fatiche di guerra”. Ai primi di aprile del 1916 passa alla 47ª Squadriglia, sempre dotata di Farman. Il compito dell’unità è quello di regolare l’artiglieria sul fronte dell’Isonzo.

Il 15 novembre la squadriglia si trasferisce a Taliedo da dove parte per l’Albania il 10 gennaio 1917 (i piloti sono imbarcati sul piroscafo “Orione”) ed il 7 febbraio pongono il campo a Dudular (nei pressi di Janina) e successivamente occupano anche il campo, poco distante, di Krumian. Il 13 aprile il velivolo Farman matricola 1969 pilotato da Stefanio Fedeli (Osservatore Monti) lancia manifestini sulle trincee di Dobromir.

La 47ª squadriglia viene sciolta nel settembre 1917, ed i suoi componenti rientrano in Italia alla fine del mese.

L’encomiabile atteggiamento di Stefanio Fedeli gli fece meritare una seconda medaglia di bronzo al Valor Militare perché: “Pilota d’aeroplano eseguiva numerose ricognizioni, bombardamenti ed osservazioni di tiro affrontando audacemente il fuoco nemico che colpì più volte il suo apparecchio. Cielo della Macedonia, aprile 1917”.

Sul fronte balcanico fu promosso tenente per meriti di guerra. Ferito durante azioni aeree in Macedonia fu ricoverato all’Ospedale Militare di Torino rifiutando la concessione del distintivo di ferita e del vitalizio annuo che lo accompagnava.

Dimesso, fu posto a riposo come istruttore di volo presso il Deposito d’Aeronautica a Torino. Poche settimane dopo, l’11 novembre 1917, fu trasferito al campo d’Aviazione di Cascina Costa, nei pressi di Torino. Dopo la disfatta di caporetto il tenente Stefanio Fedeli fece domanda di rientro al fronte. La richiesta fu respinta a causa della recentissima ferita di guerra e del lungo periodo trascorso ininterrottamente al fronte.

Al campo d’aviazione l’istruttore di volo Stefanio Fedeli assistette alla fine della Grande Guerra.

[modifica] Gli anni '20

Nel 1920 vengono conferite a Stefanio Fedeli le decorazioni commemorative della Grande Guerra e la Croce al Merito di Guerra. L’anno successivo, dopo essere stato inquadrato nel 3º raggruppamento aeroplani, partì alla volta della Cirenaica. Quella remota regione della Libia riversava in un grave stato di crisi sfuggita al controllo delle autorità italiane. Le forze armate furono costrette ad intervenire per assumere il controllo della regione. Stefanio Fedeli parteciperà alla campagna eseguendo numerose missioni di ricognizione e bombardamento. Con l’istituzione della Regia Aeronautica, nel 1923, gran parte dei piloti di Genio e Cavalleria furono inquadrati nell’Arma Azzurra. Per Stefanio Fedeli il passaggio all’Aeronautica avvenne il 10 ottobre 1923, in Libia. Dismessa l’uniforme grigioverde ed adottata quella blu, Stefanio fece ritorno in Italia il 16 ottobre 1924. Sul petto una nuova decorazione e un nuovo reparto: il 20º Stormo Aeroplani da Ricognizione. Il 21 marzo 1925 venne trasferito alla Scuola d’Aviazione Breda di Sesto San Giovanni con il ruolo di comandante di squadriglia. Poche settimane dopo venne promosso capitano.

La notevole esperienza accumulata durante la guerra e il servizio in Libia gli valsero l’apprezzamento di Amedeo di Savoia e di Italo Balbo. Fu quest’ultimo che lo fece trasferire nel 26º Stormo Idrovolanti.

A Sesto Calende fu pilota collaudatore e istruttore di pilotaggio di idrovolanti. In quello stesso anno conobbe la sua futura moglie, Carmen Giudici, una ragazza proveniente da una nobile famiglia di industriali milanesi. Nel 1927 fu promosso maggiore e gli fu assegnata una Croce al Merito di Guerra relativa ad eventi bellici avvenuti nel 1916.

Il 23 novembre di quell’anno convolò a nozze con Carmen Giudici previa autorizzazione regia. Poche settimane dopo fu trasferito come vicecomandante ad Orbetello. L’importante ruolo ricoperto nella base aerea di Orbetello gli permise di partecipare alla Crociera Mediterranea voluta da Italo Balbo nel 1928. In quello stesso anno nacque Loris, primogenito di Stefanio Fedeli e Carmen Giudici.

[modifica] Gli anni '30

I primi anni ’30 videro il maggiore Stefanio Fedeli impiegato in importanti incarichi tra l’aeroporto di Vigna di Valle e Passignano. Nel gennaio 1930 il maggiore Fedeli partecipò alle nozze del Principe di Piemonte Umberto di Savoia con la principessa Maria Josè del Belgio. L’anno dopo venne promosso tenente colonnello ed assegnato alla Base Aerea di Sesto Calende come vicecomandante.

Nel 1933 come vicecomandante della base aerea di Orbetello ricoprì un importante ruolo organizzativo nella trasvolata atlantica di Italo Balbo e Francesco De Pinedo. Per i numerosi meriti acquisiti nell’impresa gli furono conferite le onorificenze di Ufficiale della Corona d’Italia e Cavaliere di San Maurizio e San Lazzaro. Nel 1934 ricevette, dopo venti anni di servizio, la medaglia d’oro di lunga navigazione aerea per venti anni di volo. Contemporaneamente gli venne conferita la croce d’oro per anzianità di servizio.

Nel 1936 partecipò alle ultime settimane di guerra contro l’Etiopia. Al suo rimpatrio, il 16 dicembre 1936, venne nominato comandante del 18º Stormo Bombardieri Terrestri con sede ad Aviano. L’esperienza di Aviano fu molto importante per Stefanio. Il 24 maggio 1937 venne promosso colonnello.

Ad Aviano ebbe modo di coltivare l’intima amicizia con il Duca d’Aosta, Amedeo di Savoia, e con l’ordinario militare dei cappellani il generale monsignor Bartolomasi.

Fu proprio tra il 1937 e il 1938 che la figura del colonnello Fedeli fu all’apice della sua carriera. Il comando di un importante aeroporto quale Aviano gli permise di acquisire una certa notorietà nel mondo aeronautico.

[modifica] L'Africa Orientale e la guerra

Nel 1938 gli fu conferito il collare di commendatore dell’Ordine della Corona d'Italia. Il 27 settembre di quell'anno il Duca d'Aosta, divenuto nel frattempo viceré d'Etiopia, lo volle nell’Aeronautica dell’Africa Orientale Italiana. Il colonnello Stefanio Fedeli con la moglie e il figlio si trasferirono così ad Asmara, in Eritrea. Tra il 1938 e 1939 fu messo al comando dell’Aeroporto di Asmara.

Nel 1940 nacque il secondogenito, Jacopo. Poco tempo dopo il colonnello Stefanio Fedeli fu trasferito al comando di una squadriglia di caccia CR 42 ad Assab. Nel giugno di quell’anno l’Italia entrò in guerra contro Gran Bretagna e Francia. L’Africa Orientale Italiana, circondata da colonie britanniche, fu ben presto messa a dura prova dalla potenza avversaria. La base di Assab era facile obbiettivo della Royal Air Force inglese. Fu bombardata più volte. Stefanio Fedeli si comportò con il sangue freddo e il coraggio che lo avevano contraddistinto nel primo conflitto mondiale. Nel settembre 1940 Amedeo di Savoia gli concesse una Croce al Valor Militare sul campo. “L’Altezza Reale il Duca d’Aosta Comandante superiore delle FFAA dell’AOI con decreto in data 10 settembre ha concesso la Croce di Guerra al Valor Militare sul campo al Colonnello AA Pilota Stefanio Fedeli perché:

-Comandante di base operativa e logistica di grande importanza dislocata in clima torrido esposta continuamente a bombardamenti notturni e diurni, dava prova di mirabile resistenza, sangue freddo e serenità esponendosi personalmente alle offese avversarie per dirigere sgombri di mole imponente e di interesse vitale per l’Arma. Al suo personale era costante esempio di sereno coraggio e sprezzo del pericolo. Assab 11 giugno / 29 luglio 1940-

Al vivo compiacimento dell’Eccellenza Comandante che desidera sia espresso al Colonnello Fedeli, aggiungo il mio personale.

Il Comandante del Settore Aeronautico Nord Generale di BA P. Piacentini”

Con la base di Assab distrutta, il colonnello Stefanio Fedeli, fu inviato come comandante dell’Aeroporto di Gura, a circa mille chilometri dalla costa eritrea.

Le squadriglie degli obsoleti caccia CR 42 furono ben presto annientate. Lo stesso colonnello Fedeli, nella primavera 1941, scarseggiando i piloti, fu abbattuto dalla caccia britannica. Lanciatosi con il paracadute fu mitragliato dall’apparecchio avversario. Ferito alle gambe fu raccolto e portato a Dembidollo dove il generale Gazzera tentò un’ultima disperata resistenza contro i britannici e i belgi. Nel maggio di quell’anno Amedeo di Savoia si arrese all’Amba Alagi. A Dembidollo, il colonnello Stefanio Fedeli, curato con il poco materiale disponibile, partecipò all’organizzazione della difesa. In assenza di apparecchi fu costretto a combattere con il moschetto in mano.

Tra il 6 e il 10 luglio il generale Gazzera si arrese. L’alto ufficiale racconta così la resa: “Lo scacchiere sud ha fatto quanto era umanamente possibile dal 10 giugno 1940 ad oggi per tenere ben alto il nome delle armi italiane nel Kenia, nel Sudan, nell'Impero. Le truppe si sono battute come leoni non solo contro gli inglesi, ma anche e ancor più quando i ribelli giunti di fuori ci hanno martirizzato lungo le retrovie. Anche dopo la resa dell'Amba Alagi ci siamo difesi con le unghie e con i denti moltiplicando gli sforzi quanto più diminuivano i mezzi e si accrescevano le privazioni. Oggi stesso, pur senza speranza, abbiamo fermato i belgi nel loro attacco a fondo sul Butta. I nostri ultimi ascari fedeli baciavano poco fa il fucile dato loro dal governo italiano e piangevano quando hanno intuito che dobbiamo cedere”

[modifica] La prigionìa

Il 10 luglio 1941 segnò, per Stefanio Fedeli, la fine della guerra. Inviato in campo di prigionia a Nairobi, alla morte del Duca d’Aosta, nel 1943, fu trasferito in India sotto diretto controllo inglese. La moglie Carmen con i figli Loris e Jacopo, rimasti ad Asmara, furono rimpatriati nel 1942 con i convogli della Croce Rossa.

Per il colonnello Stefanio Fedeli la prigionia fu terribile. Le umiliazioni fisiche e psicologiche subite, unite alla tragica resa dell’AOI logorarono non poco i prigionieri di guerra. Anni dopo il colonnello Stefanio Fedeli confidandosi con l’amico Don Piero Udini raccontò di come l’inerzia e la completa mancanza di attività furono le torture maggiori. Stefanio Fedeli raccontò inoltre di come alcuni tecnici dell’Aeronautica riuscirono a costruire un piccolo apparecchio radio per la ricezione delle notizie dall’Italia. Durante la prigionia si ammalò gravemente di malaria, patologia che lo portò a rischio di vita.

Dopo anni di sacrifici e privazioni, più di un anno dopo la fine della guerra, il colonnello Stefanio Fedeli fu liberato.

Stefaniofedeli.jpg

[modifica] Il difficile rientro e gli ultimi anni di carriera

Rientrato dalla prigionia nel giugno 1946 fu promosso Generale di Brigata Aerea. Accordata un’aspettativa di qualche mese giunse a Baveno (sul Lago Maggiore) dove si stabilì con la famiglia.

Don Piero Udini, parroco di Oltrefiume (frazione del Comune di Baveno), racconta che Stefanio Fedeli era un uomo distrutto e umiliato dalla pesante sconfitta, la prigionia, gli eventi politici Italiani e la confusione lo segnarono profondamente.

Stefanio Fedeli partecipò alla locale celebrazione del 25 aprile 1948, vedendo i partigiani reduci festanti, si mostrava pensieroso e rassegnato e ripeteva sovente “Abbiamo perduto la guerra…”. Pur non essendo fascista Stefanio Fedeli aveva creduto nell’avanzamento dell’Italia, da buon soldato aveva combattuto nonostante tutto gli fosse avverso e aveva creduto nella propria Patria. La sconfitta e la prigionia lo avevano distrutto.

La fede rimaneva sempre salda nel cuore di Stefanio Fedeli, che, nei pochi anni di permanenza ad Oltrefiume si dedicò al servizio di organista parrocchiale e accompagnatore del coro locale. Accresciuto l’impegno di organista, Stefanio regalò alla piccola parrocchia di Oltrefiume un armonium su cui si esercitava per ore ogni pomeriggio.

Rientrato in servizio effettivo nel 1948 rimase nello Stato Maggiore della Prima Zona Aerea Territoriale. Per un breve periodo fu posto al comando della Base Aerea di Cameri. Nel 1953 fu promosso Generale di Divisione Aerea e nominato vicecomandante della Prima ZAT. Raramente poté ritornare al pilotaggio di aeroplano. Nel 1955 ricevette il collare Mauriziano al merito di servizio e fu nominato cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. L’anno dopo fu promosso cavaliere ufficiale del medesimo Ordine.

[modifica] Il congedo e la morte

Nel 1958, promosso Generale di Squadra Aerea, fu collocato in Riserva e congedato. In quei pochi anni che gli rimasero di vita si dedicò alla propria famiglia.

Don Piero Udini conserva di Stefanio Fedeli un meraviglioso ricordo di uomo e soldato dipinto come “militare nobile”, buono nell’animo e generoso. Volle bene a tutti coloro che lo circondarono in vita dedicandosi a loro con tutte le proprie risorse. Conservando la serena serietà che lo ha sempre caratterizzato espresse con Don Udini la propria contentezza per il nuovo pontefice Giovanni XXIII.

La dipartita lo colse l’8 gennaio 1961. Recatosi all’ospedale per accertamenti dopo una brutta bronchite si spense nella sua camera leggendo l’amato Corriere della Sera. La causa del prematuro decesso fu addebitata ad un'embolia causata dalle vecchie ferite di guerra che, malcurate, compromisero il sistema circolatorio del Generale Fedeli.

I funerali si celebrarono a Rapallo alla presenza di un folto gruppo di alti ufficiali dell’AM e di un picchetto d’onore della Prima Zona Aerea.

Il Vescovo di Rapallo salutò così il Generale Fedeli: “Stefanio, addio, giorno per giorno se ne va la vita, destino al nostro transito terreno. Ogni addio che va nell’al di là, a chi ha vissuto vicino al nostro fianco per comunicare insieme nella vita, risalendo negli anni ad imbiancarsi il capo, dà il dolore che resta a ripensare. E questo è dalle origini del mondo. Noi Stefanio ti lasciamo ora e dal tuo silenzio magnanimo che supera lo sforzo di qualunque parola; e dalla tua presenza più viva di noi vivi, poiché la morte è infinitamente più grande della vita. Stefanio, noi ti preghiamo di accogliere ora in tutta la bontà che in te fu grande e saggia, il nostro più intimo e triste pensiero di rimpianto. Torni alla tua Ravenna dove sei partito giovane agli anni, per strada d’aria a conquistare i cieli. Vi torni Generale e galantuomo, serio di una bontà che in te fu quasi santa. Ci lasci con la memoria di un uomo onesto e la virtù più dritta di un soldato. Stefanio addio.” La salma del Generale Fedeli fu traslata a Ravenna. Durante la sua carriera fu insignito di diciotto decorazioni di cui dieci di merito. In quasi cinquanta anni di carriera sotto le armi fu stretto collaboratore di Italo Balbo e Amedeo di Savoia e compì più di 15.000 ore di volo.

La folta documentazione reperita e le testimonianze raccolte delineano una figura particolare di militare e uomo. Stefanio Fedeli è stato un militare esemplare che ha amato il suo paese e che lo ha servito con coraggio e determinazione. Allo stesso tempo Stefanio era una persona onesta e corretta che ha amato la propria famiglia ed ha saputo voler bene alla propria comunità. Stefanio visse per decenni al fianco di personalità di elevato calibro collaborando con grinta e determinazione. Allo stesso tempo, appena dismessa la divisa ebbe l’umiltà e la generosità di donare la propria conoscenza musicale a poche decine di fedeli in una minuscola parrocchia. Stefanio fu un padre ed un marito fedele ed esemplare. Cercò in ogni modo di trasmettere i propri valori ed i propri credi alle persone che lo circondarono. Stefanio ha servito il proprio paese per ogni giorno della sua vita, in aeroporto, in combattimento, a casa con la propria famiglia.

[modifica] Fonti

  • Carlo Fedeli, articolo Rivista Aeronautica n°5 2010
  • Archivio famiglia Fedeli
  • Stato di Servizio (per gentile concessione del 5º Reparto AM nella persona del Generale BA Carlo Landi)
  • Corriere della Sera
  • Miles Forum Community.net
  • Luigi Contini “Ali eroiche nel cielo d’Africa”
  • Don Piero Udini testimonianza

[modifica] Onorificenze

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Pilota d’aeroplano eseguiva numerose ricognizioni in zona montuosa e spesso in condizioni atmosferiche difficili sfidando audacemente il fuoco dell’avversario che gli colpì più volte il velivolo, si portava sempre a bassa quota sulle posizioni nemiche, riuscendo sempre e con ottimi risultati nel mandato affidatogli. Il 4 maggio durante l’osservazione di posizioni nemiche continuò due ore consecutive a volare sopra lo Slene sebbene l’apparecchio fosse colpito più volte da fuciliera e pallottole avesse l’ungherone di coda rotto.»
— Cielo del M. Nero e della Bainsazza ottobre 1915 agosto 1916
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Pilota d’aeroplano eseguiva numerose ricognizioni, bombardamenti ed osservazioni di tiro affrontando audacemente il fuoco nemico che colpì più volte il suo apparecchio.»
— Cielo della Macedonia, aprile 1917
Croce al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce al Valor Militare
«Comandante di base operativa e logistica di grande importanza dislocata in clima torrido esposta continuamente a bombardamenti notturni e diurni, dava prova di mirabile resistenza, sangue freddo e serenità esponendosi personalmente alle offese avversarie per dirigere sgombri di mole imponente e di interesse vitale per l’Arma. Al suo personale era costante esempio di sereno coraggio e sprezzo del pericolo.»
— Assab 11 giugno/29 luglio 1940
  • Commendatore OCI BAR.svg Commendatore dell'ordine della corona d'Italia
  • Cavaliere SSML BAR.svg Cavaliere dell'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  • Grande ufficiale OMRI BAR.svg Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
  • Mauriziana BAR.svg Medaglia mauriziana al merito di dieci lustri di servizio militare
  • Medaglia militare aeronautica per lunga navigazione aerea 20 BAR.svg Medaglia d'oro al merito di lunga navigazione aerea compiuta 25 anni
  • Anzianità di servizio 40 BAR.svg Croce d'oro al merito di 40 anni di servizio militare
  • Croce di guerra al merito SC BAR.svg 3 croci al merito di guerra
  • Commemorative Italian-Austrian war medal BAR.svg Medaglia a ricordo della grande guerra 1915-1918
  • Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia BAR.svg Medaglia a ricordo dell'unità d'Italia 1848-1918
  • Vittoria.png Medaglia ricordo della vittoria interalleata
  • ItaloTurca.png Medaglia a ricordo della campagna di Libia
  • FronteNord+.png Medaglia a ricordo della campagna in A.O.I 1935-1936
  • Guerra1940-43.png Medaglia ricordo della guerra 1940-1943
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