Spagna romana

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Hispania
Conquista Hispania.svg
La conquista dell'Iberia e la formazione, via via, delle provincie romane.
Periodo
romano
dal 218 a.C. - inizi del V d.C.
capitale Tarraco (Hispania Citerior) e
Corduba (Hispania Ulterior);
poi Emerita Augusta (Merida)
province romane

Per Spagna romana si intende quel periodo storico in cui la penisola iberica passò sotto controllo romano.

Espulsi i cartaginesi dalla Spagna nel corso della seconda guerra punica (206 a.C.), Roma iniziò una lenta occupazione della penisola, che si prolungherà per buona parte del II secolo a.C.. Le province iberiche vennero, infatti, interessate da una serie di rivolte e azioni di conquista, che comportarono frequentemente l'invio di eserciti guidati dai consoli. Nei primi decenni dell'occupazione infatti i romani si trovarono di fronte alla guerriglia scatenata dal capo lusitano Viriato, che culminò con la presa della città celtibera di Numanzia (133 a.C.). E così Solo al termine di tali eventi bellici (a cavallo fra la fine del II e i primi anni del I secolo a.C.), che successivamente si salderanno con le guerre civili della tarda età repubblicana, combattute in parte in Iberia, il potere romano sulle due province poté considerarsi pienamente consolidato (anche se estenderà a tutta la penisola solo dopo l'assoggettamento dei Cantabri in età augustea).

L'occupazione romana culminerà con la creazione delle Province hispaniche. Il nome deriva dal termine di probabile origine punica Hispania o Ispania, che significa terra di conigli. Appare in letteratura ed in storiografia fin da tarda età repubblicana: anche Tito Livio utilizza i termini di Hispania e di Hispani (o Hispanici) per designare il territorio iberico ed i popoli che lo abitavano.

Dopo quasi sette secoli di ininterrotta dominazione romana l'Hispania assorbì totalmente la cultura latina, ne adottò la lingua, i costumi e le leggi, acquisendo un'importanza fondamentale all'interno dell'Impero romano, tanto da dare i natali a due imperatori: Traiano e Teodosio I (sulla nascita hispanica di Adriano sussistono seri dubbi) e ad alcuni importanti scrittori (fra cui Seneca e Marziale).

Indice

[modifica] Statuto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Province romane, diocesi (storia romana) e Governatori romani della Hispania.

La Hispania Citerior (Spagna citeriore) e la Hispania Ulterior (Spagna ulteriore) furono due province romane con capitali, rispettivamente, Tarragona e Cordova, in cui nel 197 a.C., dopo il termine della seconda guerra punica, vennero suddivisi i territori conquistati dai Romani ai Cartaginesi nella penisola iberica (Hispania). Erano separate da una linea di demarcazione che dalla città di Carthago Nova (Cartagena), o dalle sue immediate vicinanze, attraverso la meseta, raggiungeva i Pirenei occidentali. Era dunque una frontiera che si discostava alquanto da quella precedentemente delimitata dal fiume Ebro, che aveva costituito il limite all'espansione cartaginese in Spagna, fissato con il trattato del 228 a.C.[1]

Sotto Ottaviano Augusto, nel 27 a.C. le due province furono abolite e i territori spagnoli furono suddivisi nelle tre nuove province di Lusitania (Lusitania), Betica (Hispania Baetica) e Tarraconense (Hispania Tarraconensis). Capitali delle tre province erano, rispettivamente, Emerita Augusta, Corduba e Tarraco.

Agli inizi del III secolo l'imperatore Caracalla fece una nuova divisione che però durò poco tempo. Separò l'Hispania Citerior in due nuove porzioni, creando le nuove province di Provincia Hispania Nova Citerior e Asturiae-Calleciae. Nel 238 fu ristabilita la provincia Hispania Tarraconensis.

Nell'epoca degli imperatori-soldati, nel corso del terzo secolo d.C., la Hispania Nova, la parte nordoccidentale della Spagna, fu distaccata dalla Hispania Tarraconensis, e divenne una piccola provincia. Nella tarda Antichità con la riforma di Diocleziano si formò la diocesi Hispaniae, governata da un vicario, sottoposto al prefetto del pretorio delle Gallie, con capitale Emerita Augusta, che comprendeva le cinque province iberiche peninsulari, Baetica, Gallaecia e Lusitania, queste tre sotto un governo consolare, Hispania Carthaginiensis e Hispania Tarraconensis, queste ultime due rette da un praeses, le Isole Baleari e la Mauretania Tingitana.

EVOLUZIONE DELLE PROVINCE DELLA HISPANIA ROMANA
prima della conquista romana
Asturi e Cantabri
Celtiberi, Carpetani
e Vaccei
Cartaginesi
(Iberi e Turdetani)
Turduli e Celtici
Lusitani, Vettoni
e Calleci
dal 206 a.C.
Asturi e Cantabri
Celtiberi, Carpetani
e Vaccei
Repubblica romana
(Hispania)
Turduli e Celtici
Lusitani, Vettoni
e Calleci
dal 197 a.C.
Asturi e Cantabri
Celtiberi, Carpetani
e Vaccei
Hispania Citerior
Hispania Ulterior
Turduli e Celtici
Lusitani, Vettoni
e Calleci
dal 133 a.C.
Asturi e Cantabri
Hispania Citerior
Hispania Ulterior
dal 19 a.C.
Hispania Tarraconensis
Hispania Baetica
Hispania Lusitania
dal 212 d.C.
Asturiae-Calleciae
Hispania Nova Citerior
Hispania Baetica
Hispania Lusitania
dal 238 d.C.
Hispania Tarraconensis
Hispania Baetica
Hispania Lusitania
dal 293 d.C.
Asturiae-Calleciae
Hispania Tarraconensis
Hispania Carthaginensis
Hispania Baetica
Hispania Lusitania

[modifica] Storia

[modifica] Tra Iberi e Celti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Protostoria della penisola iberica e Spagna preromana.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Celtiberi, Lusitani e Iberi.

Quando i Romani arrivarono, nel secondo secolo a.C., la popolazione indigena della penisola iberica, di origine basca si era mescolata per secoli con popolazioni di origine celtica, provenienti dalla Gallia, formando così una nuova popolazione (Celtiberi), con una cultura (celtiberica) tipica della Spagna pre-romanizzata.

[modifica] Occupazione cartaginese

Popoli dell'antica Spagna attorno al 300 a.C., prima della conquista cartaginese
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cartagine.
  • 236 a.C. - il generale cartaginese Amilcare Barca sbarca in Iberia con le sue armate attraverso Cadice.[2]
  • 228 a.C. - Amilcare barca morì in battaglia. Gli successe nel comando delle armate cartaginesi in Iberia dal genero, Asdrubale, il quale ampliò le conquiste con abili azioni diplomatiche, consolidando poi il tutto con la fondazione di Nova Carthago, divenuta ora capitale della nuova provincia.
  • 226 a.C. - Asdrubale, ora sufficientemente indipendente da Cartagine, siglò il trattato dell'Ebro con Roma, il quale fissava al fiume Ebro i limiti tra le due potenze mediterranee. Le condizioni del trattato indicavano che Cartagine non poteva espandersi a nord del fiume, Roma invece a sud.[3]
  • 221 a.C. - Asdrubale fu ucciso da un celta. E' Annibale a succedergli. Era il maggiore dei figli di Amilcare Barca. Fu acclamato dalle truppe e riconosciuto poco più tardi dallo stesso Senato cartaginese.[4]
  • 220 a.C. - Annibale conquistò la capitale dei Vaccei, Helmantica (Salamanca) oltre a Arbucala (Zamora).[5][4]
  • 219 a.C.
    • Annibale sconfisse un esercito di Vaccaei, Olcadi e Carpetani, riuscendo così a completare la sua conquista della Spagna a sud dell'Ebro, con l'eccezione della città di Sagunto.[4]
    • Poco dopo iniziò l'assedio di Sagunto. La città richiese l'aiuto di Roma, inviando ambasciatori per chiedere la sua protezione, senza però che ciò distogliesse Annibale dai suoi propositi.[4]

[modifica] Inizio della conquista romana (218 - 200 a.C.)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Seconda guerra punica e conquista romana della Spagna.

Le legioni romane invasero la Spagna nel 218 a.C., ma la penisola fu conquistata per intero dall'imperatore Augusto solo nel 27 a.C.-14 d.C.. Fino ad allora, buona parte delle popolazioni della Spagna restarono autonome e libere (Iberi e Celtiberi). Tutto cominciò con lo scoppio della seconda guerra punica:

Conquiste romane in Iberia a danno dei Cartaginesi.
  • 216 a.C.
    • I due Scipioni cominciarono a colpire i possessi dei Barcidi in Iberia e nelle isole Baleari, reclutando truppe ausiliarie indigene e consolidando le loro posizioni a nord dell'Ebro. Incoraggiarono, poi, anche le tribù iberiche alleate dei Romani a compiere per loro conto attacchi contro i possedimenti cartaginesi a sud dell'Ebro.
    • Asdrubale spese l'anno a sottomettere le tribù dell'Iberia, con sforzi limitati nei confronti dei Romani.
  • 215 a.C.
    • I Romani posero l'assedio ad Ibera, una piccola città alleata di Cartagine. Frattanto Asdrubale decise di contrattaccare le postazioni romane, marciando a nord dell'Ebro, assediando quindi la città alleata dei Romani, Dertosa. Gli Scipioni, allora, abbandonarono il loro assedio e mossero per combattere Asdrubale, riuscendo a batterlo nella battaglia di Dertosa.[7]
    • I Romani allora riuscirono a rioccupare Sagunto, penetrando in profondità in Spagna.
  • 212 a.C. - I Romani e gli alleati Edetani invasero la Turboletania, assaltando la capitale Turba e radendola al suolo, vendendo poi tutti i suoi abitanti come schiavi.[8]
  • 211 a.C.
  • 210 a.C.
  • 209 a.C. - I Cartaginesi divisero la loro armata in tre parti, dando così la possibilità ai Romani di batterli separatamente, uno alla volta.
  • 208 a.C.
    • Scipione mosse per primo contro Asdrubale, la cui forze avevano svernato presso Baecula, e qui riuscì a sconfiggerlo, infliggendogli numerose perdite.[7]
    • Dopo questa battaglia, Asdrubale condusse la sua armata in Gallia, attraverso i passi dei Pirenei, per poi raggiungere l'Italia per ricongiungersi alle forze del fratello Annibale.
    • Scipione si ritirò per l'inverno a Tarraco, assicurandosi l'alleanza della maggior parte delle genti iberiche, che passarono dalla sua parte dopo la recente vittoria.
  • 207 a.C.
    • Rinforzi cartaginesi sbarcarono in Iberia sotto Annone, e si unirono a Magone Barca. Misero così insieme una potente armata, reclutando anche soldati tra i Celtiberi.
    • Asdrubale Giscone avanzò con la sua armata da Gades fino all'Andalusia.
    • Scipione intento mandò distaccamenti sotto Silano a colpire per primi Magone. Riuscendo a colpire in modo tanto inaspettato, Silano prese l'accampamento cartaginese, disperdendo l'armata celtibera di Magone e catturando Annone.
  • 206 a.C.
    • Scipione ottenne una vittoria schiacciante ad Ilipa (nei pressi di Siviglia), distruggendo le armate cartaginesi comandate da Asdrubale e Magone. Le conseguenze furono la definitiva evacuazione della Spagna da parte dei Cartaginesi.[7]
    • Cadice si arrese poco dopo senza combattere.
  • 205 a.C. - Gli esausti Turboleti chiesero la pace, in cambio il Senato di Roma li costrinse a pagare una grossa somma agli abitanti sopravvissuti di Sagunto.
  • 202 a.C. - Finisce la seconda guerra punica che vide la sconfitta di Annibale a Zama da parte di Scipione.[7]
  • 200 a.C. - Il poeta latino Quinto Ennio menziona, per la prima volta, l'uso della parola Hispania per indicare la penisola iberica (derivante da un nome cartaginese).

[modifica] Consolidamento del dominio romano (197 - 102 a.C.)

La prima divisione della Spagna romana in Hispania Citerior e Hispania Ulterior (nel 196 a.C.).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Hispania Citerior e Hispania Ulterior.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerre celtibere.
La penisola iberica nel 156 a.C., alla vigilia della guerra lusitana e di quella numantina.
La penisola iberica nel 100 a.C..

[modifica] Guerre civili e fine della Repubblica (83-31 a.C.)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerre civili romane.
La penisola iberica nel 50 a.C. prima della guerra civile tra Cesare e Pompeo.
La penisola iberica nel 45 a.C. al tempo della guerra civile tra Cesare e Pompeo.

Le guerre civili comportarono il coinvolgimento delle popolazioni locali e in seguito il mutamento della politica romana, che da un regime di sfruttamento passò a favorire l'integrazione: ai personaggi più influenti venne concessa la cittadinanza romana e vennero fondati municipi e colonie.

[modifica] Periodo imperiale (29 a.C. - 409 d.C.)

Spagna romana durante il periodo delle guerre cantabriche (29-19 a.C.).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Tarraconense, Betica e Lusitania.
« Infine vi fu l'assedio del monte Medullio. I Romani dopo aver circondato il luogo con un fossato lungo 15 miglia, attaccarono contemporaneamente da ogni parte, ma i barbari che si erano accorti che era giunta la loro fine, si uccisero a gara con il fuoco, con il ferro delle armi, banchettando con il veleno... »
(Floro, Epitome di storia romana, II, 33, 50.)
La Spagna romana nel 293 dopo la riforma tetrarchica.

[modifica] Fine della Spagna romana

La Spagna nel V secolo, con le popolazioni vandaliche di Asdingi (nel nord-ovest) e Silingi (nel sud).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Invasioni barbariche del V secolo, Regni romano-barbarici, Vandali e Spagna visigota.

Il 31 dicembre 406 Vandali (suddivisi in Asdingi e Silingi), Alani e Svevi invasero la Gallia varcando il fiume Reno. E' possibile che questa invasione fosse stata scatenata dalla migrazione degli Unni nella grande pianura ungherese, avvenuta tra il 400 e il 410; infatti Vandali, Alani e Svevi vivevano proprio nella zona dove si sarebbero insediati gli Unni, e la minaccia unna potrebbe averli spinti a invadere la Gallia.[33] A causa dello sguarnimento del limes del Reno, resosi necessario a causa dei pericoli che correva l'Italia a causa di Alarico e Radagaiso, gli invasori non trovarono opposizione devastando per due anni l'intera Gallia, per poi passare indisturbati in Spagna nel 409.[34] Nel 411, occupata la Spagna, se la spartirono tra loro come segue:

« [I barbari] si spartirono tra loro i vari lotti delle province per insediarvisi: i Vandali [Hasding] si impadronirono della Galizia, gli Svevi di quella parte della Galizia situata lungo la costa occidentale dell'Oceano. Gli Alani ebbero la Lusitania e la Cartaginense, mentre i Vandali Siling si presero la Betica. Gli spagnoli delle città e delle roccaforti che erano sopravvissuti al disastro si arresero in schiavitù ai barbari che spadroneggiavano in tutte le province. »
(Idazio, Cronaca.)

Tra il 416 e il 418 gli invasori del Reno subirono, però, la controffensiva dei Visigoti di Wallia per conto dell'Imperatore d'Occidente: vennero annientati nella Betica i Vandali Silingi mentre gli Alani subirono perdite così consistenti da giungere a implorare la protezione dei rivali Vandali Asdingi, stanziati in Galizia. Grazie a questi successi, le province ispaniche della Lusitania, della Cartaginense e della Betica tornarono sotto il controllo romano,[35] ma il problema ispanico non si era tuttavia ancora risolto, anche perché dopo la sconfitta, Vandali Siling e Alani si coalizzarono con i Vandali Hasding, il cui re, Gunderico, divenne re dei Vandali e Alani.

La Spagna della metà V secolo, divisa tra Suebi (ad Occidente) e Visigoti (ad Oriente).

La nuova coalizione vandalo-alana tentò subito di espandersi in Galizia a danni degli Svevi, costringendo i Romani a intervenire nel 420: l'attacco romano non portò però all'annientamento dei Vandali, ma li spinse piuttosto in Betica, che da essi prese in nome di "Vandalucia" (Andalusia)[36]. Nel 422 sconfissero proprio in Betica la coalizione romano-visigota, condotta dal generale Castino, forse grazie a un presunto tradimento dei Visigoti.[37]

La partenza dei Vandali per l'Africa aveva lasciato la Spagna libera dai Barbari, fatta eccezione per gli Svevi in Galizia. Il panegirico di Merobaude asserisce che in Spagna, dove prima «più niente era sotto controllo,... il guerriero vendicatore [Ezio] ha riaperto la strada un tempo prigioniera e ha cacciato il predatore [in realtà andatosene in Africa per propria iniziativa], riconquistando le vie di comunicazione interrotte; e la popolazione è potuta ritornare nelle città abbandonate.» Sembra che l'intervento di Ezio in Spagna si fosse limitato a negoziazioni diplomatiche con gli Svevi in modo da raggiungere a un accomodamento tra Svevi e abitanti della Galizia, nonostante le pressioni esercitate da alcuni ispano-romani, che avrebbero preferito un intervento militare.[38] Ezio non intendeva però perdere soldati nella riconquista di una provincia poco prospera quale la Galizia e si limitò a ripristinare il dominio romano sul resto della Spagna, che ricominciò di nuovo a far affluire entrate fiscali nelle casse dello stato a Ravenna. La scarsa attenzione riservata dal governo centrale alla Spagna, dovuta alle altre diverse minacce esterne sugli altri fronti (Gallia, Africa, Illirico), permise, tuttavia, agli Svevi, sotto la guida del loro re Rechila, di espandersi su gran parte della penisola iberica: tra il 439 e il 441, essi occuparono Merida (capoluogo della Lusitania), Siviglia (441) e le province della Betica e della Cartaginense. L'unica provincia ispanica ancora rimasta sotto il controllo di Roma era la Tarraconense, che tuttavia era infestata dai separatisti Bagaudi. Furono vane le campagne successive di riconquista condotte da Ezio: se le prime due, condotte dai comandanti Asturio (442) e Merobaude (443), avevano come fine il recuperare perlomeno la Tarraconense ai Bagaudi, quella di Vito (446), più ambiziosa, tentò di recuperare la Betica e la Cartaginense, finite in mano sveva, ma, nonostante il sostegno dei Visigoti, l'esercito romano fu annientato dal nemico. Questo fallimento era attribuibile almeno in parte al fatto che Ezio non poteva concentrare tutte le sue forze nella lotta contro gli Svevi vista la minaccia unna.[39] Il regno svevo declinò poi a causa dell'ascesa dei Visigoti in Spagna, che ridussero gli Svevi al possesso della sola Galizia.

[modifica] Difesa ed esercito

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Esercito romano e limes romano.

[modifica] Legioni e fortezze legionarie

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci fortezza legionaria e lista di fortezze legionarie romane.

Sappiamo che nel 44 a.C., alla morte di Cesare, c'erano 37 legioni romane.[40] Di queste due erano dislocate nella Spagna Ulteriore e due in quella Citeriore (tra cui la XXVIII[41] e forse la XXI[42]).

In seguito Augusto si dedicò, con l'aiuto di Agrippa, a portare a compimento una volta per tutte la sottomissione di quelle "aree interne" all'impero non ancora conquistate completamente. La parte nord-ovest della penisola iberica, che ormai creava problemi da decenni, fu condotta sotto il dominio romano, dopo una serie di pesanti campagne militari in Cantabria durate 10 anni (dal 29 al 19 a.C.), l'impiego di numerose legioni (ben sette/otto:[43] I Germanica, II Augusta, IIII Macedonica, V Alaudae, VI Victrix, VIIII Hispana, X Gemina e XX Valeria Victrix) insieme ad un numero altrettanto elevato di ausiliari, oltre alla presenza dello stesso Ottaviano sul teatro delle operazioni (nel 26 e 25 a.C.).

Sappiamo che all'epoca dell'imperatore Augusto, poco dopo la fine della rivolta dalmato-pannonica del 6-9 e poco prima della disfatta di Teutoburgo, c'erano 28 legioni lungo i confini imperiali romani, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione:[44]

N. fortezze legionarie
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unità legionaria località antica località moderna provincia romana
25
Legio II Augusta Petavonium o
Iuliobriga
Rosinos de Vidriales o
Retortillo
Hispania Citerior
26
Legio IIII Macedonica Pisoraca Herrera de Pisuerga Hispania Citerior
27
Legio VI Victrix Legio León Hispania Citerior
28
Legio X Gemina Asturica Augusta Astorga Hispania Citerior

Qui di seguito l'elenco di tutte le fortezze legionarie di epoca imperiale:

[modifica] Geografia politica ed economica

[modifica] Maggiori centri provinciali

Quando la Hispania fu divisa in Citerior ed Ulterior, ebbe come capitali: per la Spagna citeriore Carthago Nova (attuale Cartagena), sostituita nel corso del I secolo a.C., sotto Gaio Giulio Cesare o Ottaviano Augusto, da Tarraco (l'attuale Tarragona) ed era costituita da un territorio comprendente buona parte del Levante centrale ispanico e la totalità di quello settentrionale incentrati sulla colonia focese di Emporion (Ampurias) e sulla città di Tarraco (Tarragona), fondata da Publio Cornelio Scipione su un precedente centro indigeno. Il territorio presentava lungo la costa alcune colonie dedotte da Massilia (Marsiglia). La successiva espansione romana nell'interno (furono sconfitte le tribù iberiche degli Jacetani e degli Ilergeti) giunse a Osca (Huesca) e a Salduba (Saragozza).

La Spagna ulteriore ebbe, invece, come capitale Hispalis (Siviglia), sostituita nell'ultimo periodo da Corduba (Cordova) ed occupava inizialmente il bacino inferiore del fiume Guadalquivir, con la città alleata (civitas foederata) di Gades (Cadice) e la colonia romana di Italica, fondata sempre da Scipione. Il territorio era stato interessato dalla penetrazione fenicia e punica.

Ancor prima che terminassero le guerre celtibere, le organizzazioni territoriali indigene, spesso appoggiate su centri fortificati (oppida) e fortemente frammentate, vennero rapidamente sostituite da un'organizzazione municipale. Vennero fondate poche colonie, dovute alle necessità militari, fra cui Carteia, Colonia Libertinorum nel 176 a.C., Corduba, oggi Cordova, fondata da Marco Claudio Marcello, nel 152 a.C., Valentia, oggi Valencia, nel 138 a.C. e, nel secolo successivo, Caesar Augusta (l'attuale Saragozza).

[modifica] Principali vie di comunicazione provinciali

Vie romane della penisola iberica.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Strade romane.

Le principali vie di comunicazioni provinciali erano:

[modifica] Religione

Il Cristianesimo fu introdotto in Spagna nel I secolo e divenne popolare, nelle città, nel II secolo. Invece le campagne furono toccate di meno dalla nuova religione, almeno fino al IV secolo. In Spagna si formarono alcune sette eretiche, come il Priscillianesimo, ma la maggior parte dei vescovi rimase subordinata al papa. I vescovi, nel V secolo quando il potere di Roma iniziava a deteriorarsi, esercitavano sia l'autorità ecclesiastica come pure quella civile. Il Concilio dei vescovi divenne un strumento di stabilità, mentre iniziava l'ascesa dei visigoti nell'area.

[modifica] Note

  1. ^ Polibio, Storie, 3,30.
  2. ^ Tony Bath, Hannibal's Campaigns (Barnes & Noble Books, 1995) ISBN 0880298170
  3. ^ Adrian Goldsworthy, The Punic Wars (Cassel, 2000), 144
  4. ^ a b c d e f g h Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI.
  5. ^ Polibio, Storia, III.3
  6. ^ a b Tito Livio, Ab Urbe condita libri XXII.
  7. ^ a b c d e Nigel Bagnall, The Punic Wars (Thomas Dunne Books, 2005), ISBN 0-312-34214-4
  8. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXIV.
  9. ^ a b c Tito Livio, Ab Urbe condita, XXVI.
  10. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXXI.
  11. ^ a b c d e f g h i Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 41-45.
  12. ^ Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 56-60.
  13. ^ a b c d Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 46-50.
  14. ^ Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 61-65.
  15. ^ a b c d e f Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 66-70.
  16. ^ a b c d Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 76-80.
  17. ^ a b Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 71-75.
  18. ^ Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 81-85.
  19. ^ Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 86-90.
  20. ^ Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 91-95.
  21. ^ a b Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 96-102.
  22. ^ a b c d e f g h i Philip O. Spann, Quintus Sertorius and the legacy of Sulla (University of Arkansas Press, 1987), ISBN 0938626647
  23. ^ a b Strabone, Geografia, III, 4.
  24. ^ a b Indro Montanelli, Storia di Roma (Rizzoli, 1959), ISBN 8817115053
  25. ^ a b Plutarch, Caesar
  26. ^ a b c Svetonio, vita di Cesare.
  27. ^ Caesar, Commentarii de Bello Civili
  28. ^ Mariano Linares Argüelles, Jesús Pindado Uslé, Carlos Aedo Pérez, Gran Enciclopedia de Cantabria (Editorial Cantabria, S.A., 1985), IV, ISBN 84-86420-04-0
  29. ^ Floro, Epitome de Tito Livio Bellorum omnium annorum DCC Libri duo, XXXIII.
  30. ^ Julian Bennett, Trajan: Optimus Princeps, 2nd Edition (Routledge, 2000), 12
  31. ^ Alicia M. Canto, Itálica, patria y ciudad natal de Adriano (31 textos históricos y argumentos contra Vita Hadr. (Athenaeum vol. 92.2, 2004), 367–408
  32. ^ Timothy D. Barnes, Constantine and Eusebius (Harvard University Press, 1981), pp. 9-10. ISBN 9780674165311.
  33. ^ Heather 2005, pp. 251-255.
  34. ^ Heather 2005, pp. 257-258.
  35. ^ Heather 2005, p. 324.
  36. ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ISBN 8800204740
  37. ^ Secondo Idazio, la sconfitta fu dovuta a un presunto tradimento dei Visigoti, ma bisogna ricordare che Idazio odiava profondamente i Visigoti, cosicché la sua testimonianza è ritenuta poco attendibile da Heather, che attribuisce le cause della sconfitta al valore della coalizione vandalo-alana. V. Heather 2005, p. 326.
  38. ^ Heather 2005, p. 352.
  39. ^ Heather 2005, p. 417.
  40. ^ L.Keppie, The making of the roman army, from Republic to Empire, Oklahoma 1998, p.201.
  41. ^ L.Keppie, The making of the roman army, from Republic to Empire, Oklahoma 1998, p.200.
  42. ^ H.Parker, Roman legions, p.68.
  43. ^ R. Syme, "Some notes on the legions under Augustus", su Journal of Roman Studies 1933, p. 22.
  44. ^ J. R. González, Historia de las legiones Romanas, pp.695; G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008, p. 15.
  45. ^ a b c d e Morillo&Garcia Marcos, pp.779-789; Atlante Storico De Agostini, 1979, p.25.
  46. ^ D.B. Campbell, pp. 23 e 30.
  47. ^ a b J.R.González, Historia de las legiones Romanas, pp.695; G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008, p.15.

[modifica] Bibliografia

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • AAVV., Atlante Storico De Agostini, Novara 1979.
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