Spagna romana
| Hispania | |||||
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La conquista dell'Iberia e la formazione, via via, delle provincie romane. |
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| Periodo romano |
dal 218 a.C. - inizi del V d.C. | ||||
| capitale | Tarraco (Hispania Citerior) e Corduba (Hispania Ulterior); poi Emerita Augusta (Merida) |
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| province romane | |||||
Per Spagna romana si intende quel periodo storico in cui la penisola iberica passò sotto controllo romano.
Espulsi i cartaginesi dalla Spagna nel corso della seconda guerra punica (206 a.C.), Roma iniziò una lenta occupazione della penisola, che si prolungherà per buona parte del II secolo a.C.. Le province iberiche vennero, infatti, interessate da una serie di rivolte e azioni di conquista, che comportarono frequentemente l'invio di eserciti guidati dai consoli. Nei primi decenni dell'occupazione infatti i romani si trovarono di fronte alla guerriglia scatenata dal capo lusitano Viriato, che culminò con la presa della città celtibera di Numanzia (133 a.C.). E così Solo al termine di tali eventi bellici (a cavallo fra la fine del II e i primi anni del I secolo a.C.), che successivamente si salderanno con le guerre civili della tarda età repubblicana, combattute in parte in Iberia, il potere romano sulle due province poté considerarsi pienamente consolidato (anche se estenderà a tutta la penisola solo dopo l'assoggettamento dei Cantabri in età augustea).
L'occupazione romana culminerà con la creazione delle Province hispaniche. Il nome deriva dal termine di probabile origine punica Hispania o Ispania, che significa terra di conigli. Appare in letteratura ed in storiografia fin da tarda età repubblicana: anche Tito Livio utilizza i termini di Hispania e di Hispani (o Hispanici) per designare il territorio iberico ed i popoli che lo abitavano.
Dopo quasi sette secoli di ininterrotta dominazione romana l'Hispania assorbì totalmente la cultura latina, ne adottò la lingua, i costumi e le leggi, acquisendo un'importanza fondamentale all'interno dell'Impero romano, tanto da dare i natali a due imperatori: Traiano e Teodosio I (sulla nascita hispanica di Adriano sussistono seri dubbi) e ad alcuni importanti scrittori (fra cui Seneca e Marziale).
Indice |
[modifica] Statuto
| Per approfondire, vedi le voci Province romane, diocesi (storia romana) e Governatori romani della Hispania. |
La Hispania Citerior (Spagna citeriore) e la Hispania Ulterior (Spagna ulteriore) furono due province romane con capitali, rispettivamente, Tarragona e Cordova, in cui nel 197 a.C., dopo il termine della seconda guerra punica, vennero suddivisi i territori conquistati dai Romani ai Cartaginesi nella penisola iberica (Hispania). Erano separate da una linea di demarcazione che dalla città di Carthago Nova (Cartagena), o dalle sue immediate vicinanze, attraverso la meseta, raggiungeva i Pirenei occidentali. Era dunque una frontiera che si discostava alquanto da quella precedentemente delimitata dal fiume Ebro, che aveva costituito il limite all'espansione cartaginese in Spagna, fissato con il trattato del 228 a.C.[1]
Sotto Ottaviano Augusto, nel 27 a.C. le due province furono abolite e i territori spagnoli furono suddivisi nelle tre nuove province di Lusitania (Lusitania), Betica (Hispania Baetica) e Tarraconense (Hispania Tarraconensis). Capitali delle tre province erano, rispettivamente, Emerita Augusta, Corduba e Tarraco.
Agli inizi del III secolo l'imperatore Caracalla fece una nuova divisione che però durò poco tempo. Separò l'Hispania Citerior in due nuove porzioni, creando le nuove province di Provincia Hispania Nova Citerior e Asturiae-Calleciae. Nel 238 fu ristabilita la provincia Hispania Tarraconensis.
Nell'epoca degli imperatori-soldati, nel corso del terzo secolo d.C., la Hispania Nova, la parte nordoccidentale della Spagna, fu distaccata dalla Hispania Tarraconensis, e divenne una piccola provincia. Nella tarda Antichità con la riforma di Diocleziano si formò la diocesi Hispaniae, governata da un vicario, sottoposto al prefetto del pretorio delle Gallie, con capitale Emerita Augusta, che comprendeva le cinque province iberiche peninsulari, Baetica, Gallaecia e Lusitania, queste tre sotto un governo consolare, Hispania Carthaginiensis e Hispania Tarraconensis, queste ultime due rette da un praeses, le Isole Baleari e la Mauretania Tingitana.
| EVOLUZIONE DELLE PROVINCE DELLA HISPANIA ROMANA | ||||||||||
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| prima della conquista romana |
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e Vaccei |
(Iberi e Turdetani) |
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e Calleci |
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| dal 206 a.C. |
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e Vaccei |
(Hispania) |
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e Calleci |
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| dal 197 a.C. |
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e Vaccei |
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e Calleci |
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| dal 133 a.C. |
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| dal 19 a.C. |
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| dal 212 d.C. |
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| dal 238 d.C. |
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| dal 293 d.C. |
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[modifica] Storia
[modifica] Tra Iberi e Celti
| Per approfondire, vedi le voci Protostoria della penisola iberica e Spagna preromana. |
| Per approfondire, vedi le voci Celtiberi, Lusitani e Iberi. |
Quando i Romani arrivarono, nel secondo secolo a.C., la popolazione indigena della penisola iberica, di origine basca si era mescolata per secoli con popolazioni di origine celtica, provenienti dalla Gallia, formando così una nuova popolazione (Celtiberi), con una cultura (celtiberica) tipica della Spagna pre-romanizzata.
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Età del Bronzo nella penisola iberica (1500 a.C. ca.)
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Tarda età del Bronzo nella penisola iberica (1300 a.C. ca.)
[modifica] Occupazione cartaginese
| Per approfondire, vedi la voce Cartagine. |
- 236 a.C. - il generale cartaginese Amilcare Barca sbarca in Iberia con le sue armate attraverso Cadice.[2]
- 228 a.C. - Amilcare barca morì in battaglia. Gli successe nel comando delle armate cartaginesi in Iberia dal genero, Asdrubale, il quale ampliò le conquiste con abili azioni diplomatiche, consolidando poi il tutto con la fondazione di Nova Carthago, divenuta ora capitale della nuova provincia.
- 226 a.C. - Asdrubale, ora sufficientemente indipendente da Cartagine, siglò il trattato dell'Ebro con Roma, il quale fissava al fiume Ebro i limiti tra le due potenze mediterranee. Le condizioni del trattato indicavano che Cartagine non poteva espandersi a nord del fiume, Roma invece a sud.[3]
- 221 a.C. - Asdrubale fu ucciso da un celta. E' Annibale a succedergli. Era il maggiore dei figli di Amilcare Barca. Fu acclamato dalle truppe e riconosciuto poco più tardi dallo stesso Senato cartaginese.[4]
- 220 a.C. - Annibale conquistò la capitale dei Vaccei, Helmantica (Salamanca) oltre a Arbucala (Zamora).[5][4]
- 219 a.C.
- Annibale sconfisse un esercito di Vaccaei, Olcadi e Carpetani, riuscendo così a completare la sua conquista della Spagna a sud dell'Ebro, con l'eccezione della città di Sagunto.[4]
- Poco dopo iniziò l'assedio di Sagunto. La città richiese l'aiuto di Roma, inviando ambasciatori per chiedere la sua protezione, senza però che ciò distogliesse Annibale dai suoi propositi.[4]
[modifica] Inizio della conquista romana (218 - 200 a.C.)
| Per approfondire, vedi le voci Seconda guerra punica e conquista romana della Spagna. |
Le legioni romane invasero la Spagna nel 218 a.C., ma la penisola fu conquistata per intero dall'imperatore Augusto solo nel 27 a.C.-14 d.C.. Fino ad allora, buona parte delle popolazioni della Spagna restarono autonome e libere (Iberi e Celtiberi). Tutto cominciò con lo scoppio della seconda guerra punica:
- 218 a.C.
- Annibale riuscì ad espugnare Sagunto con l'aiuto della popolazione locale dei Turboletae e partì per l'avventura italica con l'obbiettivo di attaccare i Romani sul loro stesso territorio. Lasciò al suo giovane fratello, Asdrubale Barca il comando delle truppe cartaginesi in Iberia.[4]
- Inizia la seconda guerra punica tra Cartagine e Roma.[4]
- Un esercito romano fu inviato in Iberia sotto il comando di Gneo e Publio Cornelio Scipione, riuscendo a sconfiggere i Cartaginesi a Cissa.[4]
- I due Scipioni svernarono poi a Tarraco, mentre Asdrubale si ritirò a Nova Carthago, dopo aver rinforzato le postazioni militari a sud dell'Ebro[4]
- 217 a.C.
- Asdrubale barca lanciò una spedizione per distruggere la base dei Romani a nor dell'Ebro, ma è sconfitto dopo un attacco a sorpresa dalle navi romana, che distruggono completamente il contingente navale cartaginese.[6]
- Dopo la battaglia del fiume Ebro, Asdrubale respinse gli attacchi degli Iberi, scatenando una ribellione tra i Turdetani.
- Durante la calata, Publio Cornelio Scipione si unì al fratello Gneo Cornelio Scipione Calvo, rinforzando le armate romane.[6]
- 216 a.C.
- I due Scipioni cominciarono a colpire i possessi dei Barcidi in Iberia e nelle isole Baleari, reclutando truppe ausiliarie indigene e consolidando le loro posizioni a nord dell'Ebro. Incoraggiarono, poi, anche le tribù iberiche alleate dei Romani a compiere per loro conto attacchi contro i possedimenti cartaginesi a sud dell'Ebro.
- Asdrubale spese l'anno a sottomettere le tribù dell'Iberia, con sforzi limitati nei confronti dei Romani.
- 215 a.C.
- I Romani posero l'assedio ad Ibera, una piccola città alleata di Cartagine. Frattanto Asdrubale decise di contrattaccare le postazioni romane, marciando a nord dell'Ebro, assediando quindi la città alleata dei Romani, Dertosa. Gli Scipioni, allora, abbandonarono il loro assedio e mossero per combattere Asdrubale, riuscendo a batterlo nella battaglia di Dertosa.[7]
- I Romani allora riuscirono a rioccupare Sagunto, penetrando in profondità in Spagna.
- 212 a.C. - I Romani e gli alleati Edetani invasero la Turboletania, assaltando la capitale Turba e radendola al suolo, vendendo poi tutti i suoi abitanti come schiavi.[8]
- 211 a.C.
- Una grande contro-offensiva cartaginese fu condotta da Asdrubale Barca, insieme al fratello Magone Barca e Asdrubale Giscone e portò alla sconfitta e morte dei due Scipioni, Publio e Gneo nella battaglia del Baetis superiore.[7]
- Roma si decise, così, ad inviare nuovi rinforzi in Iberia sotto il comando di Gaio Claudio Nerone, ma quest'ultimo non riuscì ad ottenere sufficienti successi.[9]
- 210 a.C.
- Fu inviato in Iberia Publio Cornelio Scipione Africano, il figlio di Publio Scipione, con 10.000 armati.[9]
- Il generale romano, riuscì nel corso del primo anno di campagna militare a conquistare Nova Carthago.[9]
- 209 a.C. - I Cartaginesi divisero la loro armata in tre parti, dando così la possibilità ai Romani di batterli separatamente, uno alla volta.
- 208 a.C.
- Scipione mosse per primo contro Asdrubale, la cui forze avevano svernato presso Baecula, e qui riuscì a sconfiggerlo, infliggendogli numerose perdite.[7]
- Dopo questa battaglia, Asdrubale condusse la sua armata in Gallia, attraverso i passi dei Pirenei, per poi raggiungere l'Italia per ricongiungersi alle forze del fratello Annibale.
- Scipione si ritirò per l'inverno a Tarraco, assicurandosi l'alleanza della maggior parte delle genti iberiche, che passarono dalla sua parte dopo la recente vittoria.
- 207 a.C.
- Rinforzi cartaginesi sbarcarono in Iberia sotto Annone, e si unirono a Magone Barca. Misero così insieme una potente armata, reclutando anche soldati tra i Celtiberi.
- Asdrubale Giscone avanzò con la sua armata da Gades fino all'Andalusia.
- Scipione intento mandò distaccamenti sotto Silano a colpire per primi Magone. Riuscendo a colpire in modo tanto inaspettato, Silano prese l'accampamento cartaginese, disperdendo l'armata celtibera di Magone e catturando Annone.
- 206 a.C.
- 205 a.C. - Gli esausti Turboleti chiesero la pace, in cambio il Senato di Roma li costrinse a pagare una grossa somma agli abitanti sopravvissuti di Sagunto.
- 202 a.C. - Finisce la seconda guerra punica che vide la sconfitta di Annibale a Zama da parte di Scipione.[7]
- 200 a.C. - Il poeta latino Quinto Ennio menziona, per la prima volta, l'uso della parola Hispania per indicare la penisola iberica (derivante da un nome cartaginese).
[modifica] Consolidamento del dominio romano (197 - 102 a.C.)
| Per approfondire, vedi le voci Hispania Citerior e Hispania Ulterior. |
| Per approfondire, vedi la voce Guerre celtibere. |
- 197 a.C.
- Gaio Sempronio Tuditano e Marco Elvio divisero la penisola iberica in due province romane: la Hispania Ulterior e la Hispania Citerior (quella controllata da Roma). Erano governate da magistrati eletti di anno in anno.
- I Turdetani si sollevarono ancora contro il governatore romano.
- 196 a.C. - La rivolta dei Tuboleti fu sedata dal pretore della Hispania Citerior, Quinto Minucio Termo, in una battaglia nei pressi delle rovine di Turba. I loro territori devastati dalla guerra furono divisi tra le popolazioni dei Bastetani e degli Edetani, scomparendo totalmente.
- 195 a.C. - Marco Porcio Catone divenne console ed assunse il comando dell'intera Hispania. Egli per primo condusse le sue armate contro i ribelli del nord-est, sottomettendo le popolazioni della bassa e media valle dell'Ebro e occupando la città pirenaica di Iacca (secondo altre fonti Catone la espugnò l'anno successivo, nel 194 a.C.); poi marciò verso sud e mise fine alla rivolta dei Turdetani.[10]
- 193 a.C. - Il console Marco Fulvio Flacco sconfisse una coalizione di Vaccei, Vettoni e Lusoni nei pressi di Toletum (Toledo). Le forze ribelli si rifugiarono nella città lusone di Contrebia Belaisca, che fu poi occupata dal console, ponendo fine alla ribellione.[11]
- 193-191 a.C.: sottomissione delle tribù dei Celtiberi Oretani, Carpetani, Vettoni e Vaccei da parte dei due governatori Gaio Flaminio e Marco Fulvio Nobiliore;
- 188 a.C.-187 a.C.: rivolta di alcune popolazioni celtibere sedata da L. Manlio Acidinio;
- 181 a.C.
- La tribù dei Belli fu costretta ad accettare la sovranità romana da parte di Tiberio Sempronio Gracco.[11]
- Numerose tribù lungo il fiume Ebro, specialmente i Lusoni, si ribellarono a Roma, invadendo la Hispania Ulterior, la valle dell'Ebro alla ricerca di un posto dove trasferirsi. Iniziò così la prima guerra celtiberiana.[11]
- 180 a.C.
- Tiberio Sempronio Gracco, proconsole della Hispania Citerior, rende libera la città di Caravis (Magallón), alleata di Roma, dai Celtiberi.[11]
- Ancora Gracco conquistò Contrebia Belaisca, centro della rivolta. I territori circostanti caddero in mano romana e furono divisi con le popolazioni indigene alleate dei Romani. Si procedette poi alla fondazione della città di Gracurris (Alfaro) per sottrarla nel possesso ai Celtiberi.[11]
- 179 a.C. - Tiberio Gracco sconfisse ancora una coalizione di Celtiberi nella battaglia del monte Moncayo, ponendo così fine alla prima guerra celtiberiana.[11]
- 155 a.C. - Sotto il comando prima di un certo Punicus e poi di Cesarus, i Lusitani e Vettoni raggiunsero Gibilterra, dove furono sconfitti dal praetor Lucio Mummio. Inizia così la guerra lusitana.[12]
- 154 a.C.
- I Lusitani sotto Cesarus, saccheggiarono la Hispania Baetica (moderna Andalusia).
- Roma vietò l'ampliamento delle fortificazioni di Segeda, capitale dei Belli, considerandola un'infrazione al trattato stipulato da Gracco nel 179 a.C. Comunque i Belli non se ne curarono ed ampliarono le fortificazioni. Inizia così la guerra numantina.[11]
- 153 a.C.
- Con l'avanzata delle legioni romane condotte dal console Quinto Fulvio Nobiliore, gli abitanti di Segeda si rifugiarono a Numantia, città degli Arevaci.[11][13]
- Nobiliore distrusse la città di Segeda, prese Ocilis (Medinaceli), ma fu sorpreso in un'imboscata dal generale dei Belli, un certo Caros, leader della coalizione dei Celtiberi, durante la battaglia di Ribarroya, nei pressi della vallata del fiume Baldano.[11][13]
- Nobiliore raggiunse Numantia, dove trascorse l'inverno senza riuscire a prenderla.[13]
- 152 a.C. - Marco Claudio Marcello rimpiazzò Nobiliore come console responsabile delle operazioni militari in hispania e occupò le città celtibere di Ocilis e Nertobriga. Intrappolati, i Numantini si arresero, terminando così la seconda guerra celtibera.[13]
- 147 a.C. - Viriato fu acclamato capo dei Lusitani.[14]
- 143 a.C.
- Viriato formò una federazione di tribù celtiche, ostili al potere romano in Hispania. Gli Arevaci erano tra queste tribù, e diede inizio alla seconda fase della guerra numantina.[15]
- Il governatore Quinto Cecilio Metello Macedonico attaccò i territori dei Vettoni, ma non fu capace di prendere la città di Numantia e di Termancia.[16]
- 142 a.C.
- Fabio Serviliano, nuovo console e governatore della Hispania Ulterior, dopo aver saccheggiato numerose città fedeli a Viriato in Hispania Baetica e nel sud della Lusitania, fu sconfitto dai Lusitani presso Erisane (in Baetica).[15]
- Fabio Serviliano, dopo la sconfitta, dichiarò Viriato "amico di Roma".[15]
- 141 a.C. - Dopo aver sofferto nuove sconfitte, il generale Quinto Pompeo, negoziò segretamente la pace con la città di Numantia.[16]
- 140 a.C.
- Nella Hispania Ulterior, Servilio Cipiano, con l'aiuto delle armate Marco Popilio Lenate, sconfisse pesantemente le armate dei Lusitani, obbligando Viriato a cercare rifugio a nord del fiume Tago.[15]
- Le armate di Servilio Cipiano attaccarono anche i Vettoni ed i Galleci.[15]
- 139 a.C.
- Il Senato di Roma ritenne che le azioni di Fabio Serviliano fossero indegne della Repubblica romana, ed inviò Servilio Cipiano a rimpiazzarlo ed a sconfiggere le tribù ribelli della Hispania.[15]
- Servilio Cipiano fonda le nuove città di Castra Servilia e Caepiana (nel territorio del popolo dei Celtici).
- Viriato inviò ambasciatori per negoziare la pace con Servilio Cipiano, ma fu tradito ed ucciso nel sonno dai suoi stessi compagni, corrotti da Marco Popilio Lenate.[17]
- Le armate dei Lusitani, ora condotte da un certo Tautalo, tentarono una nuova incursione verso sud contro i Romani, ma furono sconfitti. Finì così la guerra di Lusitania.[17]
- 138 a.C. - Il generale Marco Popilio Lenate non riconobbe il trattato di pace del 141 a.C., siglato tra Quinto Pompeo e gli Arevaci, incominciando la fase finale della guerra numantina.[16]
- 137 a.C. - Gaio Ostilio Mancino cominciò l'assedio alla città di Numantia, ma fu respinto diverse volte, prima di essere circondato e costretto ad accettare il trattato. E comunque il Senato romano non ratificò questo nuovo trattato.[16]
- 136 a.C. - Dopo aver attraversato i fiumi Duero e Minho, Decimo Giunio Bruto Callaico pose sotto assedio e conquistò la città di Talabriga, sconfiggendo i Galleci. Dopo questa campagna militare, le legioni romane si ritirarono al sud, senza lasciare nessuna guarnigione.
- 134 a.C. - Il console Publio Cornelio Scipione Emiliano fu inviato in Hispania Citerior alla fine della guerra, contro la città di Numantia.[18]
- 133 a.C. - Scipione fece costruire intorno alla città di Numanzia, ultimo baluardo dei ribelli, una cerchia di fortificazioni tutto intorno, con sette forti dove porre il suo esercito. Poi iniziò l'assedio. Dopo aver sofferto la fame per un lungo periodo, la maggior parte dei sopravvissuti preferì commettere un suicidio collettivo, piùttosto che arrendersi ai Romani. E così Scipione ebbe ragione dell'ultima resistenza numantina, ponendo fine alle guerre celtibere.[19][20][21]
- 123 a.C. - Le isole Baleari furono conquistate da Quinto Cecilio Metello, tanto da meritagli il titolo vittorioso di "Balearico". Metello sistemò 3.000 cittadini romani e iberici nei territori di dell'isola di Maiorca, fondando la città di Palma oltre a Pollentia.
- 107 a.C. e anni immediatamente successivi: ribellioni di secondaria importanza e molto localizzate nei territori dei Lusitani e di alcune popolazioni celte dell'occidente peninsulare.
- 105 a.C. - Dopo la battaglia di Arausio, le tribù germaniche di Teutoni e Cimbri saccheggiarono i territori settentrionali della hispania fino alla Gallecia.
- 102 a.C. - Cimbri e Teutoni mossero dalla Iberia per attaccare i Romani nella Gallia Narbonense, ma furono sconfitti nella battaglia di Aquae Sextiae e poi di Vercellae (nella Gallia cisalpina).
[modifica] Guerre civili e fine della Repubblica (83-31 a.C.)
| Per approfondire, vedi la voce Guerre civili romane. |
- 83 a.C. - Il generale Quinto Sertorio fu inviato per la seconda volta in Iberia, dove rappresentava il partito di Gaio Mario contro Lucio Cornelio Silla durante la guerra civile che era scoppiata a Roma. La guerra che ne seguì, vide il generale mariano unirsi agli insorti Lusitani.[21][22]
- 81 a.C. - Si amplia il conflitto a tutta l'Iberia.
- 80 a.C. - la battaglia del fiume Baetis, vide il "secondo in comando" di Sertorio, un certo Irtuleio, insieme alla forze ribelli, sconfiggere le armate repubblicane del governatore della Hispania Ulterior, Lucio Fulfidio.[22]
- 79 a.C.
- Le armate di Quinto Sertorio controllavano ora la maggior parte della Hispania Ulterior e parte della Hispania Citerior.[22]
- Il governatore della Hispania Ulterior, Quinto Cecilio Metello Pio, attaccò le armate di Sertorio presso Lacobriga (probabilmente Lagos nelle Algarve), ma fu incapace di occuparla.
- 77 a.C.
- Sertorio si unì al generale Marco Perperna Vento da Roma, insieme ad alcuni aristocratici romana.[22]
- Sertorio sconfisse il generale Gneo Pompeo Magno e Quinto Cecilio Metello Pio presso Sagunto.
- In questo periodo Quinto Sertorio, attraverso patti di clientelismo, stabilendo forti solidarietà con le popolazioni indigene.
- 76 a.C.
- 75 a.C.
- Ancora Metello sconfisse Irtuleio, riuscendo a congiungersi con le armate di Pompeo.[22]
- Nella battaglia del Sucro, Metello, Pompeo ed il console Lucio Afranio riescono a sconfiggere Sertorio.[22]
- 74 a.C. - Pompeo fonda la città di Pompelon (la moderna Pamplona) dopo essere stato accampato nella ragione. Inizia la romanizzazione del popolo dei Vasconi.[23]
- 73 a.C.
- Sertorio perde tutta le regione della Celtiberia (parte centrale dell'Iberia).
- Pompeo e Metello sottomettono i Turmodigi ed annettono i loro territori, che corrisponderebbero oggi alla parte centrale ed occidentale della provincia di Burgos oltre alla parte orientale della provincia di Palencia, nella Hispania Citerior.
- I Belli e i loro alleati Titii si fusero con le tribù pro-romane degli Uraci, Cratistii e Olcadi per formare una federazione tardo-celtibera nella parte romanizzata della Celtiberia meridionale.
- Sertorio è assassinato ad un banchetto.[22]
- 72 a.C.
- Marco Perperna Vento assunse il comando delle ex-armate di Sertorio, ma fu velocemente sconfitto da Pompeo, terminando così la guerra sertoriana.[22]
- Metello pacificò e sottomise la Hispania Ulterior. Mentre la regione a nord del fiume Tago non era ancora sotto il dominio della Repubblica romana.
- 61 a.C. - Gaio Giulio Cesare fu assegnato al servizio del governatore della Hispania Ulterior nel ruolo di propraetor.[24]
- 60 a.C. - Cesare ottenne dei buoni successi contro le tribù dei Galleci e Lusitani. I suoi soldati lo acclamarono, per queste vittorie, Imperator sul campo di battaglia, considerazione fondamentale per richiedere un trionfo una volta tornato a Roma.[25]
- 56 a.C. - Un'insurrezione di Turmodigi, Vaccei ed altre popolazioni fu sconfitta dal praetor Quinto Cecilio Metello Nepote Minore.
- 49 a.C.
- Il Senato di Roma dichiarò Cesare "nemico pubblico", dando inizio alla guerra civile.[24]
- Cesare, recatosi in Hispania, sconfisse i legati di Pompeo, Marco Terenzio Varrone, Marco Petreio e Lucio Afranio nella battaglia di Lerida.[26]
- Gaio Cassio Longino, legato di Cesare, fu lasciato in Hispania di fronte alle crescenti difficoltà nel mantenere le popolazioni locali obbedienti a Roma.
- 46 a.C.
- I figli di Pompeo, Gneo Pompeo e Sesto Pompeo, insieme a Tito Labieno, che era stato durante la conquista della Gallia, primo legatus di Cesare (legatus propraetor), si rifugiarono in Hispania, dove continuarono a resistere alla dittatura di Cesare su tutto il mondo romano.[26]
- Novembre, Cesare torna in Hispania.[26]
- Ottaviano e Marco Vipsanio Agrippa si uniscono a Cesare in Hispania, per continuare la guerra civile.
- 45 a.C.
- A Munda, nel sud della Spagna, Cesare ottenne la sua ultima vittoria contro le forze dei Pompeiani di Tito Labieno e Geno Pompeo.[25]
- Sesto Pompeo, partì dai suoi accampamenti di Corduba (in Baetica), verso la Hispania Ulterior, combattendo contro il governatore lasciato da Cesare, prima di scappare poi in Sicilia. Finisce la guerra civile romana.
- Cesare, prima di tornare a Roma, lascia alcuni suoi legati a governare la Hispania con l'obbiettivo di pacificarla e punire quelle tribù che a lui non erano state fedeli.
- Le colonie greche di Emporion e Rhode persero la loro autonomia, come punizione per essersi schierate dalla parte dei Pompeiani.[27]
Le guerre civili comportarono il coinvolgimento delle popolazioni locali e in seguito il mutamento della politica romana, che da un regime di sfruttamento passò a favorire l'integrazione: ai personaggi più influenti venne concessa la cittadinanza romana e vennero fondati municipi e colonie.
[modifica] Periodo imperiale (29 a.C. - 409 d.C.)
| Per approfondire, vedi le voci Tarraconense, Betica e Lusitania. |
- 29 a.C. - Tito Statilio Tauro fece il primo importante intervento contro le tribù del nord della Meseta, iniziando le guerre cantabriche.
- 27 a.C.
- Marco Vipsanio Agrippa divise la Hispania in tre parti, di fatto dividendo la Hispania Ulterior nelle nuove province della Baetica (con i territori dell'Andalusia) e della Lusitania (includendo i territori della Gallaecia e delle Asturie) oltre ad "attaccargli" la Cantabria ed i paesi Baschi alla Hispania Citerior.
- L'Imperatore Augusto tornò in Spagna e fece una nuova divisione amministrativa, come segue: la provincia della Hispania Ulterior Baetica (o Hispania Baetica), la cui capitale era Corduba (Cordova; quella della Hispania Ulterior Lusitania, con capitale Emerita Augusta (Mérida); e quella della Hispania Citerior, con capitale Tarraco (Tarragona), più tardi nota come Hispania Tarraconensis.[23]
- 26 a.C. - Sempre Augusto stabilì quale suoi "quartier generale" per le operazioni militari in Cantabria in Segisama (nei pressi di Burgos), iniziando la sua prima campagna.[28]
- 25 a.C.
- Augusto diede a Brigantum, il castrum di Asturica Augusta (Astorga), ai Brigaeci come premio per il loro aiuto. Inoltre, spartì la pianura tra gli alleati. Tuttavia, po dopo ai Cantabri si unirono gli Asturi nella lotta comune.[29]
- Augusto si ritirò a Tarraco, probabilmente poiché cadde malato.
- Il generale romano Tito Publio Carisio attaccò le armate asture, ponendo sotto assedio il sito di Mons Medullius.
| « Infine vi fu l'assedio del monte Medullio. I Romani dopo aver circondato il luogo con un fossato lungo 15 miglia, attaccarono contemporaneamente da ogni parte, ma i barbari che si erano accorti che era giunta la loro fine, si uccisero a gara con il fuoco, con il ferro delle armi, banchettando con il veleno... » | |
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(Floro, Epitome di storia romana, II, 33, 50.)
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- 19 a.C. - Asturi e Cantabri si arresero a Roma, mettendo termine alle guerre cantabriche.
- 17 a.C. - Augusto riorganizzò nuovamente la Hispania trasferendo i territori di Galizia, Asturia e Cantabria dalla provincia della Lusitania a quella della Hipania Citerior Tarraconensis.
- 98 d.C. - Traiano, nativo della Hispania Baetica diventa Imperatore romano.[30]
- 117 - Adriano, anche lui nativo della Hispania Baetica, diventa Imperatore,[31]
- 212 - L'Imperatore Caracalla fa una nuova divisione amministrativa che durò, però, solo per un breve periodo. Divise la Hispania Citerior ancora di due parti, creando le nuove province romane di Hispania Nova Citerior e la Asturiae-Calleciae.
- 238 - Viene riunificata la Tarraconensis o Hispania Citerior. Asturia e Gallaecia fanno ancora parte della stessa.
- 293 - Con la riforma tetrarchica venne formata la dioecesis Hispaniae, divenendo una delle quattro diocesi governate da un vicarius della prefettura delle Gallie (che comprendeva le province della Gallia), oltre alla Germania Superiore ed Inferiore ed alla Britannia). La diocesi aveva come capitale Emerita Augusta (Mérida), comprendendo le cinque province peninsulari iberiche (Baetica, Gallaecia e Lusitania, ciascuna sotto un governatore di ranco consolare; oltre alla Carthaginiensis ed alla Tarraconensis, ciascuna governata da un praeses), e le isole Baleari a cui fu aggiunta parte del nord Africa (Mauretania Tingitana).[32]
-
La Spagna romana nel 17 a.C., con la Betica provincia senatoriale.
[modifica] Fine della Spagna romana
| Per approfondire, vedi le voci Invasioni barbariche del V secolo, Regni romano-barbarici, Vandali e Spagna visigota. |
Il 31 dicembre 406 Vandali (suddivisi in Asdingi e Silingi), Alani e Svevi invasero la Gallia varcando il fiume Reno. E' possibile che questa invasione fosse stata scatenata dalla migrazione degli Unni nella grande pianura ungherese, avvenuta tra il 400 e il 410; infatti Vandali, Alani e Svevi vivevano proprio nella zona dove si sarebbero insediati gli Unni, e la minaccia unna potrebbe averli spinti a invadere la Gallia.[33] A causa dello sguarnimento del limes del Reno, resosi necessario a causa dei pericoli che correva l'Italia a causa di Alarico e Radagaiso, gli invasori non trovarono opposizione devastando per due anni l'intera Gallia, per poi passare indisturbati in Spagna nel 409.[34] Nel 411, occupata la Spagna, se la spartirono tra loro come segue:
| « [I barbari] si spartirono tra loro i vari lotti delle province per insediarvisi: i Vandali [Hasding] si impadronirono della Galizia, gli Svevi di quella parte della Galizia situata lungo la costa occidentale dell'Oceano. Gli Alani ebbero la Lusitania e la Cartaginense, mentre i Vandali Siling si presero la Betica. Gli spagnoli delle città e delle roccaforti che erano sopravvissuti al disastro si arresero in schiavitù ai barbari che spadroneggiavano in tutte le province. » | |
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(Idazio, Cronaca.)
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Tra il 416 e il 418 gli invasori del Reno subirono, però, la controffensiva dei Visigoti di Wallia per conto dell'Imperatore d'Occidente: vennero annientati nella Betica i Vandali Silingi mentre gli Alani subirono perdite così consistenti da giungere a implorare la protezione dei rivali Vandali Asdingi, stanziati in Galizia. Grazie a questi successi, le province ispaniche della Lusitania, della Cartaginense e della Betica tornarono sotto il controllo romano,[35] ma il problema ispanico non si era tuttavia ancora risolto, anche perché dopo la sconfitta, Vandali Siling e Alani si coalizzarono con i Vandali Hasding, il cui re, Gunderico, divenne re dei Vandali e Alani.
La nuova coalizione vandalo-alana tentò subito di espandersi in Galizia a danni degli Svevi, costringendo i Romani a intervenire nel 420: l'attacco romano non portò però all'annientamento dei Vandali, ma li spinse piuttosto in Betica, che da essi prese in nome di "Vandalucia" (Andalusia)[36]. Nel 422 sconfissero proprio in Betica la coalizione romano-visigota, condotta dal generale Castino, forse grazie a un presunto tradimento dei Visigoti.[37]
La partenza dei Vandali per l'Africa aveva lasciato la Spagna libera dai Barbari, fatta eccezione per gli Svevi in Galizia. Il panegirico di Merobaude asserisce che in Spagna, dove prima «più niente era sotto controllo,... il guerriero vendicatore [Ezio] ha riaperto la strada un tempo prigioniera e ha cacciato il predatore [in realtà andatosene in Africa per propria iniziativa], riconquistando le vie di comunicazione interrotte; e la popolazione è potuta ritornare nelle città abbandonate.» Sembra che l'intervento di Ezio in Spagna si fosse limitato a negoziazioni diplomatiche con gli Svevi in modo da raggiungere a un accomodamento tra Svevi e abitanti della Galizia, nonostante le pressioni esercitate da alcuni ispano-romani, che avrebbero preferito un intervento militare.[38] Ezio non intendeva però perdere soldati nella riconquista di una provincia poco prospera quale la Galizia e si limitò a ripristinare il dominio romano sul resto della Spagna, che ricominciò di nuovo a far affluire entrate fiscali nelle casse dello stato a Ravenna. La scarsa attenzione riservata dal governo centrale alla Spagna, dovuta alle altre diverse minacce esterne sugli altri fronti (Gallia, Africa, Illirico), permise, tuttavia, agli Svevi, sotto la guida del loro re Rechila, di espandersi su gran parte della penisola iberica: tra il 439 e il 441, essi occuparono Merida (capoluogo della Lusitania), Siviglia (441) e le province della Betica e della Cartaginense. L'unica provincia ispanica ancora rimasta sotto il controllo di Roma era la Tarraconense, che tuttavia era infestata dai separatisti Bagaudi. Furono vane le campagne successive di riconquista condotte da Ezio: se le prime due, condotte dai comandanti Asturio (442) e Merobaude (443), avevano come fine il recuperare perlomeno la Tarraconense ai Bagaudi, quella di Vito (446), più ambiziosa, tentò di recuperare la Betica e la Cartaginense, finite in mano sveva, ma, nonostante il sostegno dei Visigoti, l'esercito romano fu annientato dal nemico. Questo fallimento era attribuibile almeno in parte al fatto che Ezio non poteva concentrare tutte le sue forze nella lotta contro gli Svevi vista la minaccia unna.[39] Il regno svevo declinò poi a causa dell'ascesa dei Visigoti in Spagna, che ridussero gli Svevi al possesso della sola Galizia.
[modifica] Difesa ed esercito
| Per approfondire, vedi le voci Esercito romano e limes romano. |
[modifica] Legioni e fortezze legionarie
| Per approfondire, vedi le voci fortezza legionaria e lista di fortezze legionarie romane. |
Sappiamo che nel 44 a.C., alla morte di Cesare, c'erano 37 legioni romane.[40] Di queste due erano dislocate nella Spagna Ulteriore e due in quella Citeriore (tra cui la XXVIII[41] e forse la XXI[42]).
In seguito Augusto si dedicò, con l'aiuto di Agrippa, a portare a compimento una volta per tutte la sottomissione di quelle "aree interne" all'impero non ancora conquistate completamente. La parte nord-ovest della penisola iberica, che ormai creava problemi da decenni, fu condotta sotto il dominio romano, dopo una serie di pesanti campagne militari in Cantabria durate 10 anni (dal 29 al 19 a.C.), l'impiego di numerose legioni (ben sette/otto:[43] I Germanica, II Augusta, IIII Macedonica, V Alaudae, VI Victrix, VIIII Hispana, X Gemina e XX Valeria Victrix) insieme ad un numero altrettanto elevato di ausiliari, oltre alla presenza dello stesso Ottaviano sul teatro delle operazioni (nel 26 e 25 a.C.).
Sappiamo che all'epoca dell'imperatore Augusto, poco dopo la fine della rivolta dalmato-pannonica del 6-9 e poco prima della disfatta di Teutoburgo, c'erano 28 legioni lungo i confini imperiali romani, così come è evidenziato qui sotto nella tabella riassuntiva sulla loro dislocazione:[44]
| N. fortezze legionarie |
unità legionaria | località antica | località moderna | provincia romana |
|---|---|---|---|---|
|
|
Legio II Augusta | Petavonium o Iuliobriga |
Rosinos de Vidriales o Retortillo |
Hispania Citerior |
|
|
Legio IIII Macedonica | Pisoraca | Herrera de Pisuerga | Hispania Citerior |
|
|
Legio VI Victrix | Legio | León | Hispania Citerior |
|
|
Legio X Gemina | Asturica Augusta | Astorga | Hispania Citerior |
Qui di seguito l'elenco di tutte le fortezze legionarie di epoca imperiale:
- a Astorga, la latina Asturica Augusta;[45]
- a Herrera de Pisuerga, la latina Pisoraca, di epoca augustea;[45]
- a León, la latina Legio da Augusto al V secolo;[45][46]
- a Lugo, la latina Lucus Augusti di epoca augustea;[45]
- a Herrera de Pisuerga, la latina Pisoraca di epoca Augustea;[47]
- a Retortillo, la latina Iuliobriga di epoca Augustea;[47]
- a Rosinos de Vidriales, la latina Petavonium di epoca augustea;[45]
[modifica] Geografia politica ed economica
[modifica] Maggiori centri provinciali
Quando la Hispania fu divisa in Citerior ed Ulterior, ebbe come capitali: per la Spagna citeriore Carthago Nova (attuale Cartagena), sostituita nel corso del I secolo a.C., sotto Gaio Giulio Cesare o Ottaviano Augusto, da Tarraco (l'attuale Tarragona) ed era costituita da un territorio comprendente buona parte del Levante centrale ispanico e la totalità di quello settentrionale incentrati sulla colonia focese di Emporion (Ampurias) e sulla città di Tarraco (Tarragona), fondata da Publio Cornelio Scipione su un precedente centro indigeno. Il territorio presentava lungo la costa alcune colonie dedotte da Massilia (Marsiglia). La successiva espansione romana nell'interno (furono sconfitte le tribù iberiche degli Jacetani e degli Ilergeti) giunse a Osca (Huesca) e a Salduba (Saragozza).
La Spagna ulteriore ebbe, invece, come capitale Hispalis (Siviglia), sostituita nell'ultimo periodo da Corduba (Cordova) ed occupava inizialmente il bacino inferiore del fiume Guadalquivir, con la città alleata (civitas foederata) di Gades (Cadice) e la colonia romana di Italica, fondata sempre da Scipione. Il territorio era stato interessato dalla penetrazione fenicia e punica.
Ancor prima che terminassero le guerre celtibere, le organizzazioni territoriali indigene, spesso appoggiate su centri fortificati (oppida) e fortemente frammentate, vennero rapidamente sostituite da un'organizzazione municipale. Vennero fondate poche colonie, dovute alle necessità militari, fra cui Carteia, Colonia Libertinorum nel 176 a.C., Corduba, oggi Cordova, fondata da Marco Claudio Marcello, nel 152 a.C., Valentia, oggi Valencia, nel 138 a.C. e, nel secolo successivo, Caesar Augusta (l'attuale Saragozza).
[modifica] Principali vie di comunicazione provinciali
| Per approfondire, vedi la voce Strade romane. |
Le principali vie di comunicazioni provinciali erano:
- la via Augusta, costruita a partire dal 8 a.C. per collegare Gades (Cadice) con Narbo Martius (Narbona) in Gallia Narbonensis.
- la via Delapidata, costruita per collegare Merida con Astorga.
[modifica] Religione
Il Cristianesimo fu introdotto in Spagna nel I secolo e divenne popolare, nelle città, nel II secolo. Invece le campagne furono toccate di meno dalla nuova religione, almeno fino al IV secolo. In Spagna si formarono alcune sette eretiche, come il Priscillianesimo, ma la maggior parte dei vescovi rimase subordinata al papa. I vescovi, nel V secolo quando il potere di Roma iniziava a deteriorarsi, esercitavano sia l'autorità ecclesiastica come pure quella civile. Il Concilio dei vescovi divenne un strumento di stabilità, mentre iniziava l'ascesa dei visigoti nell'area.
[modifica] Note
- ^ Polibio, Storie, 3,30.
- ^ Tony Bath, Hannibal's Campaigns (Barnes & Noble Books, 1995) ISBN 0880298170
- ^ Adrian Goldsworthy, The Punic Wars (Cassel, 2000), 144
- ^ a b c d e f g h Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI.
- ^ Polibio, Storia, III.3
- ^ a b Tito Livio, Ab Urbe condita libri XXII.
- ^ a b c d e Nigel Bagnall, The Punic Wars (Thomas Dunne Books, 2005), ISBN 0-312-34214-4
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXIV.
- ^ a b c Tito Livio, Ab Urbe condita, XXVI.
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXXI.
- ^ a b c d e f g h i Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 41-45.
- ^ Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 56-60.
- ^ a b c d Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 46-50.
- ^ Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 61-65.
- ^ a b c d e f Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 66-70.
- ^ a b c d Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 76-80.
- ^ a b Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 71-75.
- ^ Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 81-85.
- ^ Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 86-90.
- ^ Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 91-95.
- ^ a b Appiano di Alessandria, Guerre iberiche, 96-102.
- ^ a b c d e f g h i Philip O. Spann, Quintus Sertorius and the legacy of Sulla (University of Arkansas Press, 1987), ISBN 0938626647
- ^ a b Strabone, Geografia, III, 4.
- ^ a b Indro Montanelli, Storia di Roma (Rizzoli, 1959), ISBN 8817115053
- ^ a b Plutarch, Caesar
- ^ a b c Svetonio, vita di Cesare.
- ^ Caesar, Commentarii de Bello Civili
- ^ Mariano Linares Argüelles, Jesús Pindado Uslé, Carlos Aedo Pérez, Gran Enciclopedia de Cantabria (Editorial Cantabria, S.A., 1985), IV, ISBN 84-86420-04-0
- ^ Floro, Epitome de Tito Livio Bellorum omnium annorum DCC Libri duo, XXXIII.
- ^ Julian Bennett, Trajan: Optimus Princeps, 2nd Edition (Routledge, 2000), 12
- ^ Alicia M. Canto, Itálica, patria y ciudad natal de Adriano (31 textos históricos y argumentos contra Vita Hadr. (Athenaeum vol. 92.2, 2004), 367–408
- ^ Timothy D. Barnes, Constantine and Eusebius (Harvard University Press, 1981), pp. 9-10. ISBN 9780674165311.
- ^ Heather 2005, pp. 251-255.
- ^ Heather 2005, pp. 257-258.
- ^ Heather 2005, p. 324.
- ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ISBN 8800204740
- ^ Secondo Idazio, la sconfitta fu dovuta a un presunto tradimento dei Visigoti, ma bisogna ricordare che Idazio odiava profondamente i Visigoti, cosicché la sua testimonianza è ritenuta poco attendibile da Heather, che attribuisce le cause della sconfitta al valore della coalizione vandalo-alana. V. Heather 2005, p. 326.
- ^ Heather 2005, p. 352.
- ^ Heather 2005, p. 417.
- ^ L.Keppie, The making of the roman army, from Republic to Empire, Oklahoma 1998, p.201.
- ^ L.Keppie, The making of the roman army, from Republic to Empire, Oklahoma 1998, p.200.
- ^ H.Parker, Roman legions, p.68.
- ^ R. Syme, "Some notes on the legions under Augustus", su Journal of Roman Studies 1933, p. 22.
- ^ J. R. González, Historia de las legiones Romanas, pp.695; G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008, p. 15.
- ^ a b c d e Morillo&Garcia Marcos, pp.779-789; Atlante Storico De Agostini, 1979, p.25.
- ^ D.B. Campbell, pp. 23 e 30.
- ^ a b J.R.González, Historia de las legiones Romanas, pp.695; G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008, p.15.
[modifica] Bibliografia
- Fonti primarie
- Appiano di Alessandria, Guerra illirica, traduzione inglese QUI.
- Aurelio Vittore, De Caesaribus, XXXIX e XLI, versione latina QUI; Epitome, XLI versione latina QUI; De Viris Illustribus, versione latina QUI.
- Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, traduzione inglese QUI.
- Cesare, Commentarii de bello civili (testo latino) I-III
. - Eutropio, Breviarium historiae romanae (testo latino)
. - Fasti triumphales: AE 1930, 60.
- Livio,
- Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III.
- Polibio, Storie, II; traduzione inglese QUI.
- Strabone, Geografia, V; traduzione inglese QUI.
- Svetonio, Vite dei dodici Cesari.
- Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, I.
- Zonara, L'epitome delle storie, VIII e XII; testo latino.
- Zosimo, Storia nuova, I-II traduzione inglese del libro I, QUI.
- Fonti secondarie
- AAVV., Atlante Storico De Agostini, Novara 1979.
- Julian Bennett, Trajan: Optimus Princeps, Routledge, 2000.
- Thomas S.Burns, Rome and the Barbarians: 100 BC - AD 400, Baltimore 2003.
- Alicia M. Canto, Itálica, patria y ciudad natal de Adriano, 31 textos históricos y argumentos contra Vita Hadr., Athenaeum vol. 92.2, 2004.
- G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008.
- D.B. Campbell, Roman legionary fortresses 27 BC - AD 378, Oxford 2006.
- T. Cornell e J. Matthews, Atlante del Mondo romano, Novara 1984.
- H.Delbruck, The barbarian invasion, Londra e Lincoln (Nebraska) 1990.
- J.R.González, Historia de las legiones Romanas, Madrid 2003.
- Peter Heather, La caduta dell'Impero romano: una nuova storia, 2005.
- Peter Heather, L'Impero e i barbari: le grandi migrazioni e la nascita dell'Europa, 2010.
- D.Kennedy, Il mondo di Roma imperiale: la formazione, a cura di J.Wacher, Parte IV: Le frontiere, L’Oriente, Ed. Laterza, Bari 1989.
- Giuseppe Ignazio Luzzatto, Roma e le province. I. Organizzazione, economia, società (Storia di Roma, 17.1), Istituto nazionale di studi romani, Bologna 1985, pp.58 ss. e 219 ss.
- Angel Morillo & Victorino Garcia-Marcos, Twenty years of Roman military archeology in Spain, in 18th International Congress of Roman Frontier Studies, a cura di P. Freeman, J. Bennett, Z.T. Fiema e B. Hoffmann, Oxford 2002.
- Roger Remondon, La crisi dell'impero romano da Marco Aurelio ad Anastasio, Milano 1975.
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