Simone Weil
Simone Adolphine Weil (Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, 24 agosto 1943) è stata una attivista, filosofa e mistica francese.
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[modifica] Biografia
Figlia di un ricco medico ebreo e sorella minore del matematico André Weil (che diventerà collaboratore di Einstein)[1], Simone Weil nasce il 3 febbraio 1909 a Parigi, ricevendo in famiglia un'educazione severa e raffinata.[2] Scriverà di questo periodo:
| « Eravamo una famiglia molto unita, una famiglia tipica della buona borghesia israelita di quell'epoca. I nostri genitori erano agnostici, molto attenti all'educazione dei loro figli. La principale caratteristica della nostra educazione dipese dal fatto che nostra madre, per tutta la durata della guerra 14-18, volle seguire nostro padre in tutti i suoi spostamenti. Facevamo un trimestre qui, un trimestre là; abbiamo preso delle lezioni private, delle lezioni per corrispondenza, e ciò ci ha permesso di essere molto più avanti negli studi dei nostri coetanei che avevano seguito i corsi normali.[1] » |
Soffre, fin dall'adolescenza, di forti e ricorrenti emicranie. A quattordici anni ha la sua prima crisi esistenziale.[1]
Fra il 1919 e il 1928 studia in diversi licei parigini, dove ha come professori di filosofia René Le Senne e Alain. Ammessa all'École Normale Supérieure, nel 1931 vi supera l'esame di concorso per l'insegnamento nella scuola media superiore. Insegna filosofia fra il 1931 e il 1938 nei licei di varie città di provincia (Le Puy, Auxerre, Roanne, Bourges, Saint-Quentin). A Le Puy, suo primo luogo d'insegnamento, suscita scandalo distribuendo lo stipendio fra gli operai in sciopero e guidando la loro delegazione in municipio.[2] Suscita, inoltre, disorientamento tra i suoi alunni, vietando loro di studiare sul manuale di filosofia e rifiutando a volte di dare i voti. Nonostante lo stipendio che riceve come insegnante, decide di vivere spendendo per sé solo l'equivalente di quanto percepito come sussidio dai disoccupati, per sperimentare le loro ristrettezze di vita.[1]
Nell'inverno 1934-1935, desiderando conoscere la condizione operaia nella sua terribile monotonia e dipendenza, inizia a lavorare come manovale nelle fabbriche metallurgiche di Parigi. L'esperienza di otto mesi di lavoro nelle officine Renault – che ha conseguenze gravi per la sua salute – verrà raccolta, sotto forma di diario e di lettere, nell'opera La condizione operaia (1951). Si reca anche in Portogallo, dove conosce e vive la miseria dei pescatori.[2]
In questi anni è vicina ad ambienti sindacali e politici anarchici e trotskisti.[3]
Nel 1936 si aggrega ai repubblicani anti-franchisti nella guerra civile spagnola. Non essendo capace di padroneggiare il fucile, viene assegnata ai lavori in cucina.[1] Ma, vittima di un incidente, torna a Parigi.[2]
Nel 1937, mentre viaggia, ammalata, per l'Italia, s'inginocchia nella cappella di Santa Maria degli Angeli di Assisi, sentendosi trascinata da una forza irresistibile. Iniziano le sue esperienze mistiche, che proseguono nel 1938 quando trascorre la Pasqua a Solesmes.[2] Ma non si decide a entrare nella Chiesa cattolica per timore di trovare in essa un facile riparo che l'avrebbe potuta allontanare dalla mistica della passione patita insieme a Cristo.[4]
Alla vigilia della seconda guerra mondiale, arroccata su posizioni pacifiste, è convinta che qualunque tragedia, compresa l'egemonia tedesca, sia preferibile allo scoppio d'un conflitto; ma si persuade poi, «dopo una dura lotta interiore», a «perseguire la distruzione di Hitler con o senza speranza di successo».[5]
Nel 1940 abbandona Parigi a causa dell'invasione tedesca; nel 1941 sceglie di dedicarsi al lavoro agricolo[1] e resta dai genitori, a Marsiglia, fino al 1942. Accompagna quindi i genitori negli Stati Uniti e, dopo un breve soggiorno a New York, raggiunge Londra per unirsi all'organizzazione France Libre della resistenza francese. Digiunando, si sente spiritualmente vicina ai francesi della zona occupata.[2] Di questi ultimi suoi anni, dirà Claude Lévi-Strauss:
| « Chiacchieravamo nei corridoi della Sorbona. I suoi giudizi senza appello mi disorientavano. Con lei era sempre tutto o niente. La rividi in seguito negli Stati Uniti, dov'era venuta per un breve soggiorno, prima di andare in Inghilterra e morirvi. Si mise lei in contatto con me, mi diede appuntamento sotto il colonnato di un grande edificio – la biblioteca della Columbia o la Public Library, non ricordo. Discorremmo familiarmente seduti sugli scalini. Le intellettuali della nostra generazione erano spesso eccessive: lei non faceva eccezione, ma ha spinto questo rigorismo fino a farsi distruggere.[6] » |
Affetta da tubercolosi, aggravata dalle privazioni che aveva deciso di imporsi, muore nel sanatorio di Ashford il 24 agosto del 1943, all'età di soli 34 anni.[1]
Secondo alcune ricerche,[7] avrebbe chiesto e ricevuto il battesimo in articulo mortis.
Le sue opere vengono pubblicate postume ed iniziano ad essere tradotte in italiano nei primi anni cinquanta, quando esce anche un film di Roberto Rossellini (Europa '51) la cui protagonista è ispirata alla figura di Simone Weil.[1][8]
[modifica] Pensiero
[modifica] Filosofia
| Per approfondire, vedi la voce Riflessioni sulle cause della libertà e dell'oppressione sociale. |
La posizione etica fondamentale di Simone Weil è quella di mettersi sempre dalla parte degli oppressi. In questa prospettiva, matura anche la sua critica al marxismo; di Marx ella rifiuta il materialismo, la riduzione delle idee all'espressione di un gioco di forze e la fiducia che gli ingranaggi sociali, se lasciati alle loro leggi materiali, producano necessariamente il bene. Contro il necessitarismo storico ella riafferma, recuperando Platone, che, nel regno spirituale, dal male non può nascere il bene, e che l'umanità, nella sua lontananza dalla perfezione divina, è in sé misera e limitata e quindi non può autoredimersi attraverso la dialettica materialista.[4]
[modifica] Teologia mistica
Nel 1948 fu pubblicato L'ombra e la grazia, una raccolta di pensieri religiosi estratti da Gustave Thibon dai diari intimi (1940-1942) di Simone Weil. Le riflessioni contenute nel libro ricordano quelle di Pascal e di Kierkegaard.[2]
Nella Weil è centrale il problema del difficile percorso di unione tra l'anima e Dio.
Il cammino che l'anima sedotta intraprende per raggiungere Dio, è lo stesso, drammatico, che Dio ha compiuto per avvicinarsi all'essere umano: la croce.
| « Dio pena, attraverso lo spessore infinito del tempo e della specie, per raggiungere l'anima e sedurla. Se essa si lascia strappare, anche solo per un attimo, un consenso puro e intero, allora Dio la conquista. E quando sia divenuta cosa interamente sua, l'abbandona. La lascia totalmente sola. Ed essa a sua volta, ma a tentoni, deve attraversare lo spessore infinito del tempo e dello spazio alla ricerca di colui ch'essa ama. Così l'anima rifà in senso inverso il viaggio che Dio ha fatto verso di lei. E ciò è la croce.[9] » |
[modifica] Unità del percorso filosofico ed esistenziale di Simone Weil
| « Nessuno che ami la vita vorrebbe imitare la sua dedizione al martirio o se l'augurerebbe per i propri figli o per qualunque altra persona cara. Tuttavia, Simone Weil ci commuove, ci dà nutrimento. » | |
Per la scelta di esplicitare il suo pensiero soprattutto mediante la pratica di vita, anziché mediante opere scritte, risulta difficile un'esposizione sintetica della riflessione weiliana; essa in ogni caso risente dell'evoluzione biografica della Weil, passata dalla prima fase di impegno militante di ispirazione comunista-sindacalista a una seconda fase religiosa, mistica. Una svolta importante avviene allorché editorialmente si è proceduto alla pubblicazione integrale e rispettosa del materiale scritto dalla Weil, secondo criteri filologici e non arbitrari. In particolar modo si sono mostrati assai preziosi gli scritti giovanili, scolastici, decisivi per rilevare la profonda continuità del suo pensiero e le problematiche costanti che portano Simone a un percorso tanto travagliato quanto sviluppato filosoficamente.
Simone Weil fu allieva di Emile Chartier (più noto come Alain) e da lui eredita un'impostazione e una serie di questioni aperte che risalgono alla tradizione spiritualista laica e radicale della filosofia francese, tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima metà del Novecento. Gioca un ruolo importante in questo contesto la ricezione del kantismo tradotto coi concetti di Maine de Biran, quindi l'importanza dell'esperienza volontaristica dell'"effort" (lo sforzo) come fondazione autonoma dello spirito e decisione sul valore della conoscenza. Già solo questa tematica, la fondazione dei valori (l'armonia tra sensazioni e concetti e quindi i valori del bello, del vero e del bene), rappresenta un tratto di forte continuità nel pensiero di Simone Weil, preponderante tanto nei primissimi scritti come Le Beau et le Bien quanto negli ultimi Cahiers.
Un altro problema decisivo che la Weil affronta subito (ancora di matrice kantiana) riguarda una questione gnoseologica e semiotica. Abbiamo di fronte soltanto cose individuali e concrete eppure per conoscere usiamo termini universali e astratti, come si concilia la dicotomia? Ad emergere è una soluzione accostabile alla spinoziana conoscenza di terzo genere, ciò che con linguaggio hegeliano si potrebbe definire anche come "universale concreto".
Tenere a mente questa problematica consente una maggiore comprensione della svolta religiosa e cristiana della Weil. Se dapprima, infatti, a mediare tra concetti e cose, tra spirito e materia è la volontà coraggiosa e generosa dell'uomo (così come le aveva insegnato Alain), la crisi che attraversa nella sua esperienza di fabbrica, crisi e sfiducia nei confronti dell'umanesimo antropocentrico laico, la porta a una soluzione teologica e cristocentrica, di rivalutazione dell'esperienza del sacrificio cristiano e di tutta la simbologia religiosa come mediazione tra l'ordine materiale e quello spirituale e ponte per il soprannaturale.
[modifica] Note
- ^ a b c d e f g h Dal documentario del 1970 Simone Weil, a cura di Egidio Caporello e Angelo D'Alessandro, trasmesso da Rai Storia il 3 febbraio 2011.
- ^ a b c d e f g Cfr. l'introduzione di Georges Hourdin in Simone Weil, L'ombra e la grazia, trad. di Franco Fortini, Rusconi, Milano, 1985, pp. 7-10.
- ^ Cfr. Weil, Simone in L'Universale. La Grande Enciclopedia Tematica – Letteratura, Garzanti, Milano, 2003, p. 1159.
- ^ a b Cfr. Weil, Simone in L'Universale. La Grande Enciclopedia Tematica – Filosofia, Garzanti, Milano, 2003, pp. 1213-1214.
- ^ Cfr. Gianni Sofri, Gandhi in Italia, Il Mulino, Bologna, 1988, pp. 103-104. ISBN 88-15-01768-2.
- ^ Claude Lévi-Strauss (intervistato da Didier Eribon), Da vicino e da lontano, trad. di Massimo Cellerino, Rizzoli, Milano, 1988, pp. 23-24, ISBN 88-17-85930-3.
- ^ Avvenire, 15 dicembre 2011
- ^ Cfr. l'intervista a Emanuela Piovano. URL consultato il 4 gennaio 2012.
- ^ Simone Weil, L'ombra e la grazia, op. cit. , p. 98.
[modifica] Opere
- 1934, Réflexions sur les causes de la liberté et de l'oppression sociale (Riflessioni sulle cause della libertà e dell'oppressione sociale), Parigi, Gallimard, 1955
- 1935, La Condition ouvrière, avant-propos d'Albertine Thévenon (La condizione operaia), Paris, Gallimard, 1951
- 1932-1942, Sur la science (Sulla scienza), Paris, Gallimard, 1966
- 1940-1942, La pesanteur et la grâce (La pesantezza e la grazia), prefazione di Gustave Thibon, Parigi, Plon, 1947
- 1942, Attente de Dieu (L'attesa di Dio), Parigi, La Colombe, Éditions du Vieux Colomber, 1949
- 1942, La Connaissance surnaturelle (La conoscenza soprannaturale), Paris, Gallimard, 1950
- 1942, Lettre à un religieux (Lettere a un religioso), Paris, Gallimard, 1951
- 1943, L'enracinement (La prima radice), Parigi, Gallimard, 1949
- Oppression et liberté (Oppressione e Libertà) (1955)
- La Grecia e le intuizioni precristiane
- Quaderni
- Progetto di una formazione di infermiere di prima linea in Simone Weil-Joë Bousquet Corrispondenza a cura di Adriano Marchetti, Milano, SE, 1994.
- Le poesie. Cura e traduzione di Maura Del Serra, Pistoia, C.R.T., 2000.
- Sul colonialismo. Verso un incontro tra Occidente e Oriente, Edizioni Medusa, Milano 2003. A cura e con un saggio di Domenico Canciani.
- L'amicizia pura. Un itinerario spirituale, Città Aperta 2005, ISBN 88-8137-195-2.
- Manifesto per la soppressione dei partiti politici, traduzione di Fabio Regattin, Roma, Castelvecchi, 2008, ISBN 978-88-7615-234-4.
- I catari e la civiltà mediterranea, Marietti editore, ISBN 8821161102.
- "Simone Weil-Scendere verso l'alto", a cura di Giusi Maria Reale, Campanotto Editore, Udine 2008.
- Incontri libertari - Raccolta di saggi, a cura di Maurizio Zani, Edizioni Elèuthera, 2009, ISBN 9788889490679.
- Venezia Salva - Tragedia in tre atti , traduzione e introduzione di Cristina Campo, Morcelliana 1963
[modifica] Voci correlate
- Riflessioni sulle cause della libertà e dell'oppressione sociale
- Gustave Thibon
- La Retirada
- Donne e cristianesimo
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Simone Weil
Wikiquote contiene citazioni di o su Simone Weil
[modifica] Collegamenti esterni
- Opere di Simone Weil e letteratura critica
- Filantropia e fede in Simone Weil
- Gli interessi religiosi di Simone Weil "Ogni religione è l'unica vera". L'universalismo religioso di Simone Weil
- Simone Weil: Novecento senza radici di Fabio Brotto
- Traduzione di testi di Simone Weil (in catalano)
- Weil, Simone (propr. Simone Adolphine) da L'Enciclopedia Italiana, di Gabriella Nisticò, sito treccani.it