Servio Sulpicio Galba (imperatore romano)

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Galba
Galba
Busto di Galba.
Imperatore romano
In carica 6869
Investitura 9 giugno 68
Predecessore Nerone
Successore Otone
Nome completo Lucius Livius Occella Servius Sulpicius Galba Caesar Augustus
Nascita Terracina, 24 dicembre 3 a.C.
Morte Roma, 15 gennaio 69
Consorte Emilia Lepida

Servio Sulpicio Galba (Terracina, 24 dicembre 3 a.C.Roma, 15 gennaio 69) è stato un imperatore romano. Conosciuto anche come Galba (in latino Servius Sulpicius Galba Augustus), fu Governatore della provincia della Hispania Tarraconensis e diventò imperatore dell'Impero Romano per sette mesi, dal 9 giugno 68 al 15 gennaio 69. Fu il primo imperatore a regnare nell'anno dei quattro imperatori.

Indice

[modifica] Biografia ed ascesa al potere

Servio Sulpicio Galba nacque da una nobile famiglia di estrazione patrizia; il fratello maggiore, di nome Gaio, fu console nel 22 d.C., ma si suicidò sotto il regno di Tiberio come attestato negli Annales di Tacito. L'autore Svetonio aggiunse nell'incipit della sua biografia che era un uomo di grande ricchezza, ma non legato né per nascita né per adozione ai primi sei imperatori; il famoso autore latino ricorda inoltre che si sposò, che ebbe due figli e che la sua famiglia fu falcidiata da un'epidemia. Fin dalla fanciullezza fu visto come un giovane di notevoli doti, e si dice che sia Augusto che Tiberio profetizzassero la sua futura ascesa.[1][2]

Pretore nel 20, e console nel 33, acquistò una ben meritata reputazione nelle province di Gallia, Germania, Africa e Spagna per le sue capacità militari, la sua severità e la sua imparzialità. Alla morte di Caligola, rifiutò l'invito dei suoi amici di farsi avanti per l'impero, e servì lealmente Claudio. Per la prima metà del regno di Nerone visse in disparte finché, nel 61, l'imperatore gli assegnò la provincia della Spagna Tarraconese che governò per i primi anni con notevole energia ma poi colpito dai mali dell'età e desideroso di evitare le attenzioni di Nerone, abbia tenuto un atteggiamento molto più cauto e dimesso.

[modifica] Ascesa al trono (68)

« Non si turbò Nerone, nell'udire

il vaticinio delfico:
"Dei settantatré anni abbia paura".
Ha trent'anni. Assai lunga
è la scadenza che concede il dio,
per angosciarsi dei rischi futuri.
Ora ritornerà a Roma, un poco stanco,
divinamente stanco di quel viaggio,
che fu tutto giornate di piacere,
nei giardini, ai teatri, nei ginnasi...
Sere delle città d'Acaia... Oh, gusto,
gusto dei corpi nudi, innanzi tutto...
Così Nerone. Nella Spagna, Galba
segretamente aduna le sue truppe

e le tempra, il vegliardo d'anni settantatré.  »
( da La scadenza di Nerone di Costantino Kavafis)

Nella primavera del 68, Galba fu informato dell'intenzione di Nerone di metterlo a morte, e dell'insurrezione di Giulio Vindice in Gallia. Egli ebbe inizialmente l'intenzione di seguire l'esempio di Vindice, ma la sconfitta ed il suicidio di quest'ultimo, rinnovarono la sua esitazione. La notizia poi che Nimfidio Sabino, prefetto dei pretoriani, si era dichiarato in suo favore lo incoraggiò di nuovo. Egli che, fino ad allora, si era solo dichiarato emissario del Senato e del popolo romano, dopo la morte di Nerone, assunse il titolo di "Cesare" e marciò su Roma.

[modifica] Regno, declino e caduta

[modifica] Regno

Moneta imperiale romana raffigurante Galba.

Inizialmente, fu ben accolto dal Senato e dal partito dell'ordine, ma non fu mai popolare presso l'esercito ed il popolo. La preoccupazione principale del nuovo imperatore durante il suo breve regno fu il ripristino delle finanze statali e a tal fine intraprese una serie di misure impopolari, tra cui la più pericolosa: lo sprezzante rifiuto di pagare ai pretoriani quanto era stato promesso a suo nome. Galba era famoso in tutto l'Impero per la sua crudeltà: secondo la storico Svetonio, Galba impose molte più tasse a quelle province dell'Impero che non lo avevano immediatamente accettato come successore di Nerone. Inoltre, condannò a morte molte persone senza nemmeno giudicarle con un processo; aveva duramente represso le rivolte presso le legioni armate da Nerone per combatterlo, d'altro canto però non era neppure popolare presso la plebe per via delle tasse e per il fasto con cui intratteneva i suoi ospiti.

L'età avanzata e le frequenti malattie distrussero la vitalità dell'Imperatore (lo storico Svetonio infatti accenna ad un cancro allo stomaco): approfittando della grave situazione fisica in cui gravava, il console Tito Vinio, il comandante della Guardia Pretoriana Cornelio Lacone e il liberto Icelus Marciano comandavano l'Imperatore, guadagnandosi il soprannome di "Tre Pedagoghi".

[modifica] La ribellione delle legioni

Il 1º gennaio 69, due legioni dislocate nella provincia di confine della Germania Superiore si rifiutarono di giurare fedeltà all'imperatore Galba: ruppero le statue raffiguranti Galba e chiesero al Senato di scegliere un nuovo imperatore. Il giorno seguente, anche le legioni della Germania Inferiore si ribellarono. Per calmare la tempesta, adottò come coadiutore e successore Lucio Calpurnio Pisone, uomo comunque degno dell'onore: la sua scelta fu saggia e patriottica, ma la popolazione la vide come un segno di paura ed i pretoriani ne furono indignati vedendo allontanarsi l'usuale donazione.

[modifica] L'assassinio

Volto di Galba dipinto nella Camera degli Sposi, a Mantova.

Otone, formalmente governatore della Lusitania, ed uno dei più antichi sostenitori di Galba, indispettito per non essere stato scelto al posto di Pisone, si unì ai pretoriani in agitazione e fu da loro acclamato imperatore. Galba, alla fine, decise di incontrare i ribelli. Lo storico latino Svetonio racconta che l'imperatore era talmente debole che dovettero portarlo in lettiga presso il Lacus Curtius e la sua coorte di pretoriani disertò lasciandolo solo nelle mani dei ribelli; aggiunge che abbia duramente apostrofato i ribelli a decapitarlo se pensavano fosse utile allo stato prima di essere trafitto e mutilato. Fu colpito dalla Damnatio Memoriae su ordine del suo successore Otone ma poi fu riabilitato da Vespasiano. Tacito giustamente afferma che tutti lo avrebbero ritenuto degno dell'impero se non fosse mai stato imperatore ("omnium consensu capax imperii nisi imperavisset").

[modifica] Bibliografia

[modifica] Note

  1. ^ Tacito, Annali, vi. 20
  2. ^ Svetonio, Galba, 4

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[modifica] Collegamenti esterni

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