Senario giambico
Il senario giambico è un verso della poesia latina formato da sei metra giambici, ciascuno formato a sua volta da un piede giambico. Derivato dal trimetro giambico greco, fu prevalentemente utilizzato nel teatro arcaico tragico e comico, dove fu poi sostituito dal trimetro giambico latino. In epoca classica fu adoperato da Fedro nella stesura delle sue Fabulae, per poi scomparire quasi definitivamente; è infatti attestato solo in un passo di Apuleio e nel Ludus septem sapientium di Decimo Magno Ausonio.[1] Lo schema metrico è il seguente:[2]
A differenza del trimetro giambico, il senario è formato da sei metra costituiti da un unico piede giambico, ed è dunque definibile come un verso costruito κατὰ πόδα (katà pòda).[1]
Particolarmente rigide sono le regole metriche adottate, nell'utilizzo del senario giambico, da Fedro, che si rifece alle regole della versificazione giambico-trocaica cui aggiunse alcune particolari restrizioni supplementari e l'uso diffuso della cesura semiquinaria, raramente sostituita dalla semisettenaria.[1]
[modifica] Note
- ^ a b c Ceccarelli, op. cit., p. 45
- ^ x indica un elemento indifferens, ovvero una sillaba che può essere, a discrezione del poeta, breve o lunga; — indica sillaba lunga; ∪ indica sillaba breve. L'accento cade su tutte le sillabe lunghe e sull'ultimo elemento indifferens.
[modifica] Bibliografia
- L. Ceccarelli, Prosodia e metrica latina classica, Roma, Dante Alighieri [1998], 2005.