Seconda repubblica spagnola
| Repubblica Spagnola | |||
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| Motto: Plus Ultra
Più avanti |
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| Dati amministrativi | |||
| Nome ufficiale | República Española, República Espanyola, Espainiako Errepublika | ||
| Lingue parlate | Spagnolo (Catalano, galiziano e basco, con l’adozione dei rispettivi statuti di autonomia) | ||
| Inno | Himno de Riego | ||
| Capitale | Madrid (1931-36); Valencia (1936-37); Barcellona (1937-39) | ||
| Politica | |||
| Forma di governo | Repubblica parlamentare | ||
| Nascita | 14 aprile 1931 con Niceto Alcalá-Zamora (1931-1936) | ||
| Causa | Abolizione della monarchia | ||
| Fine | 1 aprile 1939 con Manuel Azaña (1936-1939) | ||
| Causa | Guerra civile spagnola | ||
| Territorio e popolazione | |||
| Territorio originale | Spagna | ||
| Economia | |||
| Valuta | Peseta spagnola | ||
| Religione e società | |||
| Religioni preminenti | cattolicesimo | ||
| Religione di Stato | nessuna | ||
| Evoluzione storica | |||
| Preceduto da | Regno di Spagna | ||
| Succeduto da | Regime franchista | ||
La Seconda Repubblica Spagnola, nota ai contemporanei come Repubblica Spagnola (República Española), fu proclamata il 14 aprile 1931, contestualmente alla partenza per l'esilio di re Alfonso XIII, ed ebbe termine il 1º aprile 1939, a seguito alla vittoria nella Guerra civile spagnola dei ribelli nazionalisti guidati da Francisco Franco.
Indice |
[modifica] Proclamazione della Repubblica
Nell'agosto del 1930 le formazioni politiche repubblicane costituirono un comitato rivoluzionario, come base per un futuro governo provvisorio di transizione dalla monarchia alla repubblica (patto di San Sebastian).
Nel febbraio del 1931, il Presidente del Consiglio Aznar si assunse la responsabilità di convocare le prime libere elezioni municipali, dopo la dittatura di Miguel Primo de Rivera (1923-1930), per valutare il supporto popolare alla monarchia, prima di indire le elezioni politiche generali con una nuova legge elettorale.
Le elezioni municipali si tennero il 12 aprile 1931 e dettero uno storico risultato: anche se i partiti monarchici tradizionali avevano conseguito la maggioranza nelle zone rurali, i repubblicani risultarono vincitori in 41 capoluoghi di provincia (contro 8) e, soprattutto, avevano stravinto a Madrid e a Barcellona. I sostenitori della Repubblica considerarono questi risultati come un plebiscito per la sua costituzione immediata.
Il 14 aprile 1931 re Alfonso XIII si autosospese e partì immediatamente per l'esilio. La Repubblica venne proclamata nella località basca di Eibar. Nei giorni successivi la popolazione favorevole alla repubblica scese in piazza nelle principali città spagnole (Valencia, Siviglia, Oviedo, Saragozza, Barcellona) per manifestare la propria gioia.
Subito dopo si formò il governo provvisorio ufficiale, con la presenza dei maggiori rappresentanti di tutte le forze politiche: per la destra liberal-repubblicana c'erano Miguel Maura e Alcalá Zamora; per i repubblicani di sinistra Manuel Azaña e Marcelino Domingo; per i radicali Lerroux e Martínez Barrio; per i socialisti Largo Caballero, Indalecio Prieto e Fernando de los Ríos; per i nazionalisti catalani Nicolau d'Olwer e per i galiziani il repubblicano Santiago Casares Quiroga. Fuori dalla coalizione rimasero la destra monarchica, i nazionalisti baschi e la parte più estrema della sinistra (comunisti e anarchici).
In base a ciò che era stato concordato nel Patto di San Sebastián, il governo provvisorio indisse le elezioni delle Cortes costituenti per il 28 giugno 1931. Contemporaneamente si decise di adottare una politica riformatrice con carattere di urgenza, poiché il paese necessitava di un cambio netto e immediato, non rimandabile a dopo le elezioni. Una serie di decreti ministeriali avviò un progetto di riforma agraria, la riforma dell'esercito e l'apertura di negoziati con baschi e catalani per la soluzione degli antichi problemi autonomisti.
Nonostante i tentativi di ammodernamento del paese, la Repubblica dovette far fronte immediatamente ai conflitti sociali (scioperi a Siviglia, a Barcellona, e nelle Asturie, ecc.), poi alla crescente contrarietà di imprenditori, proprietari agricoli e parte della chiesa cattolica.
La vittoria repubblicana e la partenza del Re, accesero gli animi dei partiti e delle formazioni politiche radicali, socialiste, comuniste e anarchiche che fomentarono la popolazione contro gli aspetti più tradizionalisti, come la religione e la Chiesa Cattolica spagnola. Nello stesso tempo già dall'introduzione della repubblica, ampi settori della Chiesa spagnola, in primo piano l'arcivescovo di Toledo Segura, manifestarono la propria opposizione al nuovo ordinamento istituzionale. Nella notte tra l'11 e il 12 maggio 1931, le forze antireligiose, comuniste e anarchiche, protette dal nuovo governo repubblicano, fecero esplodere violenti tumulti e furono assalite ed incendiate numerose chiese, monasteri ed edifici religiosi in varie città spagnole, con numerose vittime.
[modifica] Fase costituente
L'entusiasmo per la caduta della monarchia fu notevole e contagiò ampi strati della popolazione. Le elezioni politiche del 28 giugno 1931 furono quasi un trionfo per la sinistra spagnola, mentre la destra ottenne un risultato non corrispondente alla sua forza reale, all'interno della società civile, che si rivelerà schiacciante durante la guerra civile.
La nuova composizione del parlamento evidenziò un cambio significativo nel panorama politico del paese. Per la prima volta, infatti, i partiti di governo cessarono di essere composti da avvocati, notai e professionisti ma iniziarono a configurarsi come capaci di mobilitare un numero sempre più alto di militanti e seguaci. Allo stesso modo il parlamento diventò il centro della vita politica spagnola; la stampa e l'opinione pubblica, di conseguenza, cominciarono a politicizzarsi.
Le Cortes nominarono una Commissione costituzionale incaricata di elaborare un progetto di Costituzione, che fu approvato nel dicembre del 1931, dopo tre mesi di intenso dibattito. Ne risultò una carta di carattere spiccatamente progressista e socialista, in cui lo Stato spagnolo era definito "una Repubblica di lavoratori di tutte le classi", facendo risaltare la volontà popolare che l'aveva originata.
La Costituzione spagnola del 1931 stabiliva i seguenti principi: a) lo Stato era unitario, ma si ammettava la possibilità di formare governi autonomi in alcune regioni; b) il potere legislativo risiedeva integralmente nelle Cortes, costituite da una sola camera; c) il potere esecutivo spettava al Consiglio dei ministri (Consejo de Ministros) e al Presidente della Repubblica, eletto dalla Camera dei deputati e da alcuni compromisarios, mentre le sue competenze erano ristrette e sempre sotto il controllo del parlamento; d) il potere giudiziario risiedeva nelle mani di giudici indipendenti; e) era prevista la possibilità di espropriazione forzosa di qualsiasi tipo di proprietà per utilità sociale e pubblica, mediante indennizzo, così come era prevista l'opzione della nazionalizzazione dei servizi pubblici; f) presentava un'ampia dichiarazione dei diritti e della libertà, estesa ai temi economici e sociali; g) il voto era concesso ai maggiori di ventitre anni ed era esteso per la prima volta anche alle donne; h) si dichiarava la separazione tra Stato e Chiesa (estado aconfesional) e si riconosceva il matrimonio civile e il divorzio; i) si sanciva l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e il diritto all'educazione e al lavoro.
Ovviamente la costituzione non ottenne il consenso di tutte le forze politiche. Sebbene fosse stata approvata da una larga maggioranza, evidenziava le profonde differenze tra la sinistra e la destra, soprattutto relativamente alla questione religiosa e a quella delle autonomie. I settori cattolici si opposero alla aconfesionalidad dello Stato, mentre la destra più centralista non accettò la riforma della struttura statale che garantiva il diritto all'autogoverno di alcune regioni.
L'approvazione degli articoli anti-religiosi della Costituzione determinò le dimissioni degli esponenti cattolici pur in parte presenti nel governo provvisorio, e si decise un cambiamento dei vertici del governo, per cui Manuel Azaña sostituì Alcalá-Zamora alla Presidenza del Consiglio, e quest'ultimo fu eletto Presidente della Repubblica.
[modifica] Biennio socialista (1932-1933)
Rimasti soli al governo, le forze di stampo massonico e di sinistra focalizzarono il loro obiettivo contro la Chiesa cattolica. Sembrò quasi che il solo problema da affrontare fosse quello di sbarazzarsi della Chiesa cattolica, nonostante la popolazione spagnola fosse ancora profondamente religiosa. Sull'onda delle disposizioni della Costituzione del 1931, di chiara matrice anticattolica, il 24 gennaio 1932 si ebbe lo scioglimento della Compagnia di Gesù, e la maggioranza dei gesuiti fu costretta all'esilio.
Il 17 maggio 1933, il governo varò la controversa legge sulle confessioni e congregazioni religiose (Ley de Confesiones y Congregaciones Religiosas), ratificata dal Parlamento il 2 giugno 1933, e regolamentata con decreto del 27 luglio successivo [1].
La legge attuava il divieto costituzionale dell'insegnamento per gli ordini religiosi, mentre si espropriavano tutti i beni e le proprietà ecclesiastiche. La legge fu un duro colpo al sistema scolastico del paese (le scuole gestite dagli ordini religiosi contavano 350.000 alunni) in un paese dove un terzo della popolazione era analfabeta. Papa Pio XI reagì contro questa legge, con l'enciclica Dilectissima Nobis del 3 giugno 1933, a difesa dei diritti civili dei cattolici.
[modifica] Biennio conservatore (1934-1935)
| Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione delle Asturie (1934). |
L'euforia nata dalla caduta della monarchia si attenuò notevolmente e le leggi anti-religiose favorirono il ritorno di posizioni politiche conservatrici. Le elezioni del 1934 furono vinte dai conservatori del CEDA, guidata da José Maria Gil-Robles, che era una coalizione di partiti di centrodestra e di estrema destra. Venne costituita una coalizione governativa tra la CEDA e i radicali di Alejandro Lerroux, arrivati secondi alle elezioni. I socialisti arrivarono terzi. Con Lerroux capo del governo, la maggior parte delle riforme del precedente biennio vennero completamente sospese.
L'inclusione di tre ministri del CEDA, avvenuta il 1º ottobre 1934, provocò delle forti ribellioni nelle Asturie da parte di anachici e socialisti. I minatori delle Asturie autonomisti e sobillati dai partiti di sinistra, insorsero ed occuparono Oviedo, uccidendo militari e parroci e incendiando alcuni teatri e l'università. L'insurrezione durò due settimane e fu necessario l'intervento dell'esercito, comandato dal generale Francisco Franco. La repressione fu altrettanto violenta e al generale Franco fu dato dai partiti di sinistra l'appellativo di "macellaio delle Asturie". Un'altra rivolta scoppiata nello stesso periodo in Catalogna, venne repressa con il sangue.
La sospensione della riforma agraria tentata dal precedente governo e il fallimento della insurrezione nelle Asturie causarono una radicalizzazione da parte dei partiti di sinistra, specialmente nel PSOE, dove il moderato Indalecio Prieto passò la mano a Francisco Largo Caballero, il quale perorava la rivoluzione socialista. Intanto il governo centrista era stato travolto dallo scandalo dell'estraperlo[2].
[modifica] Le Elezioni del '36 e gli omicidi di del Castillo e di Calvo Sotelo
Il 7 gennaio 1936 vennero convocate nuove elezioni, che portarono a una radicalizzazione dello scontro tra destra e sinistra.
Nonostante le forti rivalità tra le formazioni politiche di sinistra, comunisti, socialisti, repubblicani ed autonomisti catalani, riuscirono a formare un cartello unico contro la destra con la denominazione di Frente popular.
Il Fronte popolare vinse le elezioni del 16 febbraio 1936 con una maggioranza di 263 deputati contro 156 della destra, raggruppata intorno al Fronte nazionale, formato dal CEDA, dai Carlisti e dai monarchici. I centristi di Lerroux sparirono dalla scena politica.
Nei mesi successivi vi furono continui scontri armati e molteplici violenze tra gruppi politici di destra e di sinistra. Questi disordini facilitarono la nascita della Falange spagnola, un partito nazionalista guidato José Antonio Primo de Rivera, figlio dello scomparso dittatore Miguel Primo de Rivera. Sebbene avesse preso solo meno dell'un per cento dei voti, la Falange spagnola poteva contare su almeno quarantamila membri.
Il 12 luglio 1936 il tenente José del Castillo, un membro importante dell'organizzazione antifascista dell'Unión Militar Republicana Antifascista e responsabile dell'uccisione del marchese falangista Andrés Saenz de Heredia[3], venne ucciso da Falangisti. Il giorno dopo i membri dell'UmRA, dopo averlo rapito, uccisero il deputato José Calvo Sotelo uno dei leader del movimento monarchico. I monarchici esortarono l'esercito ad intervenire.
Dopo l'assassinio di Calvo Sotelo, la Falange, iniseme ad altre organizzazioni conservatrici, iniziarono a cospirare contro il governo per lanciare un colpo di stato. Proprio nel giorno in cui Castillo e Calvo Sotelo venivano tumulati proprio nello stesso cimitero di Madrid, il 14 luglio 1936, nelle vicinanze scoppiò la lotta tra la Guardia de Asalto e i militanti della Falange.
Il colpo di stato cominciò il 17 luglio con una rivolta iniziata nel Marocco spagnolo. I giorni successivi la rivolta si estese a diverse regioni della penisola. Tuttavia l'esercito trovò una fiera resistenza, così si arrivò alla guerra civile.
[modifica] La Guerra civile
| Per approfondire, vedi la voce Guerra civile spagnola. |
Il 17 luglio 1936 l'esercito comandato da Francisco Franco situato nel Marocco, iniziò ad attaccare la penisola iberica. Nel frattempo un'altra forza, dislocata nella Navarra, comandata dal Generale José Sanjurjo, iniziava le sue operazioni. Le intenzioni di Franco erano di conquistare velocemente il potere, ma la strenua resistenza delle forze repubblicane, in città come Madrid, Barcellona, Valencia e nei Paesi Baschi portò ad una prolungata guerra civile in Spagna. Inizialmente le forze franchiste controllavano la maggior parte della Spagna sudoccidentale. L'esercito di Franco era composto prevalentemente da professionisti. Entrambe le fazioni ricevettero appoggi da potenze straniere: i franchisti dalle potenze fasciste (Germania nazista di Hitler e Italia fascista) e dal Portogallo di Salazar; i repubblicani dal Messico, dall'Unione Sovietica di Stalin e dai volontari delle Brigate Internazionali, mentre Francia e Gran Bretagna attuavano un blocco dei rifornimenti terrestre e navale contro la Repubblica.
Con l'episodio dell'assedio dell'Alcázar di Toledo all'inizio della guerra, i franchisti riuscirono a conquistare Toledo. Nel novembre del 1936 i repubblicani riuscirono a respingere un assalto a Madrid da parte dei franchisti. Altre offensive respinte furono, nel 1937, a Jarama e Guadalajara. Tuttavia ben presto i franchisti riuscirono a mettere alla fame Madrid e fare frequenti incursioni ad est. Verso la fine del 1937 il nord, compresa la Baskonia, cadde in mano franchista. Il fronte aragonese cadde subito dopo. Il bombardamento di Guernica fu probabilmente l'evento più tragico della guerra, il quale ispirò il celebre dipinto di Pablo Picasso. La Battaglia dell'Ebro fu l'ultimo disperato tentativo delle forze repubblicane di ribaltare la situazione. Barcellona cadde in mano dei franchisti all'inizio del 1939. Nel marzo del '39 Madrid si arrese.
[modifica] Il governo in esilio
Venne immediatamente formato un governo repubblicano in esilio a Città del Messico, dagli esuli del Fronte Popolare. Nel 1946 gli uffici vennero trasferiti a Parigi. Nel 1953, quando lo stato spagnolo di Franco venne riconosciuto dall'ONU, molti stati non riconobbero più il governo repubblicano in esilio. Il 15 luglio 1977, in occasione delle prime elezioni libere, il governo repubblicano si sciolse.
[modifica] Note
- ^ (ES) Diario El Sol, 18 de mayo de 1933, texto legislativo de la ley de Congregaciones Religiosas
- ^ Straperlo era la marca di un particolare tipo di roulette, manipolabile elettronicamente, che il governo voleva introdurre in Spagna.
- ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 123
[modifica] Bibliografia
- Gabriel Jackson, The Spanish Republic and the Civil War,1931-1939, Princenton University Press, 1967, Princenton.
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[modifica] Collegamenti esterni