Scolastica (filosofia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Immagine di una scuola risalente al XIV secolo.

Scolastica è il termine con il quale comunemente si definisce la filosofia cristiana medioevale.

Indice

[modifica] Origini e suddivisione in periodi

Cronologicamente, la scolastica copre il periodo che va dall'VIII secolo al Rinascimento. Si suddivide in:

La scolastica ebbe origine dall'istituzione delle scholae, ossia di un sistema scolastico-educativo diffuso in tutta Europa, e che garantiva una sostanziale uniformità di insegnamento. Esso fu il primo, e forse unico, sistema scolastico organizzato su vasta scala della storia dell’Occidente. Era stato Carlo Magno a volerlo, il quale, dando avvio alla "rinascita carolingia", aveva fondato ad Aquisgrana la Schola palatina, per favorire l'istruzione delle genti e la diffusione del sapere allo scopo di dare unità e compattezza al Sacro Romano Impero. A tal fine si era servito dei monaci benedettini, i quali avevano salvaguardato la cultura dei classici tramite la ricopiatura dei testi antichi, non solo di quelli religiosi ma anche scientifici e letterari: le loro abbazie divennero così i centri del nuovo sapere medievale.

Gli insegnamenti erano divisi in due rami:

  • l'arte del trivio (ovvero il complesso delle materie letterarie);
  • l'arte del quadrivio (il complesso delle materie scientifiche).

Preposto all'insegnamento di queste arti cosiddette "liberali" era anticamente lo Scholasticus, a cui in seguito si affiancò un Magister artium, di grado superiore, esperto in teologia. Le lezioni si svolgevano dapprima nei monasteri, poi progressivamente nelle scuole annesse alle cattedrali, e infine nelle università.

[modifica] Caratteristiche e metodi

Il carattere fondamentale della filosofia scolastica consisteva nell'illustrare e difendere le verità di fede con l'uso della ragione, verso la quale si nutriva un atteggiamento positivo. A tal fine, essi privilegiarono la sistematizzazione del sapere già esistente rispetto all'elaborazione di nuove conoscenze.

L'intento degli scolastici era quello di sviluppare un sapere armonico, integrando la rivelazione cristiana con i sistemi filosofici del mondo greco-ellenistico, convinti della loro compatibilità, e anzi vedendo nel sapere dei classici, in particolare dei grandi pensatori come Socrate, Platone, Aristotele, Plotino, una conferma dei dogmi cattolici.
Sulla base del rapporto tra fede e ragione che essi intravedevano nei testi greci, essi erano convinti di poter contrastare le tesi eretiche e cercavano di convertire gli atei.

Dallo studio dei testi greci nasce il problema degli universali (cioè del logos, della forma) che viene sviluppato in modi differenti per tutta la scolastica.

  • forma ante rem: l'essenza è prima della realtà (o della materia) come ritenevano Platone e Agostino d'Ippona;
  • forma in re: l'essenza al di fuori della materia non ha alcun senso, come insegnava Aristotele;
  • forma post rem: un semplice nome, ovvero convenzione che deduciamo dall'analisi delle caratteristiche di una serie.

Tommaso, sulla scorta di Boezio, riteneva che gli universali esistessero sia ante rem come Idea nella mente di Dio, sia in re come forma delle varie realtà, sia post rem come concetto formulato nella mente dell'uomo.

A Tommaso, sostanzialmente fautore di un indirizzo filosofico realista, si contrapposero i sostenitori del nominalismo, secondo cui l'universale era solamente un flatus vocis,[1] cioè appunto un nome e nient'altro.

Poiché del resto la scolastica si sviluppò in varie scholae europee e quindi in realtà diverse, era inevitabile che in ogni schola, avendo esse differenti esigenze e finalità, i pensieri e i metodi acquistassero caratteristiche diverse. Vi erano quindi scholae più vive e attive dove spesso si accendevano contrasti tra gli intellettuali più conservatori e i maestri d'arte, i più innovativi.

Gli scolastici svilupparono in tal modo un peculiare metodo di indagine speculativa, noto come quaestio,[2] basato sul commento e la discussione dei testi all'interno delle prime università. I vari dibattiti, tuttavia, dovevano seguire delle regole e dei riferimenti precisi, tra i quali vi era in particolare la logica formale di Aristotele.[3] Valevano poi le auctoritas, che erano rappresentate dagli scritti dei Padri della Chiesa (filosofia patristica), dai testi sacri, e da scritti della tradizione cristiana.

Le auctoritates erano, in sostanza, la decisione di affidarsi ad una voce ufficiale e decisa dai concili, per cui esisteva l'auctoritas in campo medico (Galeno), quella in campo metafisico (Aristotele) e quella in campo astronomico (Tolomeo).

Come già aveva fatto notare Scoto Eriugena, però, non era la ragione a fondarsi sull'autorità, ma l'autorità a fondarsi sulla ragione: gli Scolastici così mantennero sempre una forte coscienza critica verso le fonti del loro sapere.[4] Sarà il declino della fiducia nella ragione, a partire da autori come Guglielmo di Ockham, che porterà alla fine della Scolastica e dello stesso Medioevo.

[modifica] La Scolastica e la scienza

La filosofia scolastica era particolarmente incentrata sullo studio del dogma religioso cristiano ma non solo. Gli scolastici diedero infatti un forte impulso anche allo sviluppo della scienza. Roger Bacon, ad esempio, pur restando fedele al metodo aristotelico, si occupò di filosofia della natura, basandosi sulle osservazioni degli eventi, e contestando alcuni elementi anti-scientifici del pensiero greco.

Nel XII - XIII secolo, nell'ambito degli studi teologici che si tenevano nelle prime Università europee come Bologna, Parigi, Oxford, si svilupparono così diverse ricerche sulla natura, ovvero sul creato considerato opera di Dio, che avrebbero dovuto portare all'intelligibilità dell'opera di Dio creatore. Per i filosofi della natura del XII - XIII secolo la creazione era come un libro che andava letto e compreso, un libro che conteneva leggi naturali immutabili decise da Dio al momento della creazione. Tali studiosi pensavano che conoscere quelle leggi naturali avrebbe portato ad una conoscenza capace di avvicinare sempre più a Dio. In quest'ambito valevano come auctoritas anche filosofi dell'epoca greca e persino pensatori di origine islamica.[5]

Oltre alla scienza, il metodo scolastico venne anche applicato agli studi di diritto, almeno a partire da Raniero Arsendi in avanti.

[modifica] Sviluppi successivi

Dopo il periodo d'oro, la scolastica conobbe un periodo di lenta decadenza, a causa della perdita dell'unità teologica dei Cristiani dopo la fine del Medioevo.

Il termine "scolastico" assunse da allora una connotazione a volte negativa. Per l'abitudine di affidarsi a un sistema già collaudato per giustificare le proprie tesi, ogni filosofia, anche moderna o contemporanea, che utilizzi e si appoggi su una teoria filosofica già esistente, viene perciò definita scolastica.

Si ebbero tuttavia alcuni periodi di rinascita, durante il XIV e il XVI secolo in Spagna, con il domenicano Francisco de Vitoria, e il gesuita Francisco Suárez.

Nel XIX secolo, con l'enciclica Aeterni Patris del 1879, papa Leone XIII promosse un movimento di ritorno alla filosofia scolastica, che venne detto perciò neoscolastico.[6] I maggiori pensatori neoscolastici furono Jacques Maritain ed Etienne Gilson, i quali si proposero di rivalutare la metafisica difendendola dai giudizi negativi del positivismo allora imperante. D'altro lato, combatterono le istanze idealistiche eccessivamente incentrate sul soggetto proprie delle filosofie di Cartesio e di Kant, in favore di una rivalutazione del realismo.

Nel Novecento infine, da alcune parti venne riconosciuto alla scolastica un ruolo positivo e fondamentale per aver contribuito a costruire l'ossatura culturale dell'Europa. Lo scrittore tedesco Hermann Hesse, ad esempio, manifestava grande ammirazione per il modo in cui l’istruzione medievale veniva organizzata e gestita armoniosamente all’interno della scolastica. Nel suo romanzo intitolato Il gioco delle perle di vetro egli immaginò un sistema di studi, denominato “Castalia” e da lui collocato in un ipotetico futuro, che ricalcava quello della scolastica dei secoli d’oro: in esso si svolgeva la vita e l’educazione dei giovani destinati a preservare e coltivare armonicamente il sapere e lo spirito delle culture del passato.[7]

[modifica] Filosofi Scolastici

[modifica] Note

  1. ^ Locuzione latina usata da Anselmo d'Aosta nel XII secolo per definire il nominalismo estremo di Roscellino.
  2. ^ La questione, più che una domanda, era un modo di procedere logicamente a partire da un'aporia o una contraddizione all'interno di un argomento. Secondo B. Geyer «la forma caratteristica in cui la Scolastica pensa ed espone ciò che pensa è la quaestio», che è per lui «il prodotto più caratteristico del pensiero medioevale» (B. Geyer, Der Begriff der scholastischen Theologie, Schroeder, Bonn 1926, pag. 113).
  3. ^ «La certezza della retta comprensione e di un accordo genuino con l'insieme si ottiene grazie ad una "messa in questione" di ogni singola affermazione in concorrenza con affermazioni alternative direttamente e formalmente contraddittorie (propositiones dubitabiles) e una soluzione di tali "dilemmi" attraverso una discussione basata sulle regole della dialettica» (M. De Rijk, La philosophie au moyen âge, E.J. Brill, Leiden 1985, pag. 98).
  4. ^ «La vera autorità, in effetti, non contraddice la retta ragione, così come la retta ragione non contraddice la vera autorità; è dunque fuori di dubbio che entrambe promanano da un'unica fonte, e cioè dalla sapienza divina» (Giovanni Scoto Eriugena, De divisione naturae).
  5. ^ Cfr. Ubaldo Nicola, Atlante illustrato di filosofia, Demetra, 2000, pag. 206.
  6. ^ Il testo dell'enciclica Aeterni Patris.
  7. ^ Cfr. Il gioco delle perle di vetro (1943) di H. Hesse, scrittore tedesco ispirato all'ascetismo e cresciuto in un ambiente religioso pietista.

[modifica] Bibliografia

  • Rolf Schönberger, La scolastica medievale. Cenni per una definizione, Vita e Pensiero, Milano 1997 ISBN 8834339851
  • Battista Mondin, Storia della teologia: Epoca scolastica, vol. II, ESD, Bologna 1996
  • A. Ghisalberti, Dalla prima alla seconda scolastica. Paradigmi e percorsi storiografici, ESD, 2000 ISBN 887094414X
  • Maurizio Pancaldi, Mario Trombino, Philosophica 2: Dall'ellenismo alla scolastica, Marietti, 2007 ISBN 8839301569
  • Erwin Panofsky, Architettura gotica e filosofia scolastica, traduzione di F. Starace, Abscondita editore, 2010 ISBN 8884162335
  • Oreste Sagramola, Lezioni di storia della filosofia medioevale. Dalle origini al cristianesimo. Da S. Agostino alla crisi della scolastica, Vecchiarelli editore, 2008 ISBN 8882472175
  • Oreste Sagramola, Temi e problemi della filosofia medioevale. L'esistenza di Dio nel pensiero medievale, Vecchiarelli editore, 2009 ISBN 8882472485
  • Francesco V. Tommasi, Philosophia transcendentalis. La questione antepredicativa e l'analogia tra la Scolastica e Kant, Olschki editore, 2009 ISBN 8822258428
  • Fabio Cioffi, I libri di dialogos: autori, test, problemi, verifiche. La filosofia cristiana e medievale, Mondadori, 2001 8842452092
  • Francesco Calcagno, Philosophia scholastica, M. D'Auria, 1938
  • Marzio Pieri, Rosmini e la sillogistica scolastica, Zara editore, 1983
  • Anneliese Maier, Zwei Untersuchungen zur nach scholastichen Philosophie, Storia e Letteratura, 1968 ISBN 8884988675
  • Anneliese Maier, Studien zur Naturphilosophie der Spätscholastik, Storia e Letteratura, 1955 ISBN 8884988292

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni