Scapigliatura

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« …tutti amarono l'arte con geniale sfrenatezza; la vita uccise i migliori »
(Cletto Arrighi[1])

La Scapigliatura fu un movimento artistico e letterario sviluppatosi nell'Italia settentrionale a partire dagli anni sessanta dell'Ottocento; ebbe il suo epicentro a Milano e si andò poi affermando in tutta la penisola. Il termine, che si impose nel corso degli anni cinquanta dell'Ottocento, è la libera traduzione del termine francese bohème (vita da zingari), che si riferiva alla vita disordinata e anticonformista degli artisti parigini descritta nel romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de bohème (1847-1849).

Gli scapigliati erano animati da uno spirito di ribellione nei confronti della cultura tradizionale e il buonsenso borghese. Uno dei primi obiettivi della loro battaglia fu il moderatismo della cultura ufficiale italiana. Si scagliarono sia contro il Romanticismo italiano, che giudicavano languido ed esteriore, sia contro il provincialismo della cultura risorgimentale. Guardarono in modo diverso la realtà, cercando di individuare il nesso sottile che legava quella fisica a quella psichica. Di qui il fascino che il tema della malattia esercitò sulla loro poetica, spesso riflettendosi tragicamente sulla loro vita che, come quella dei bohémiens francesi, fu per lo più breve.

La Scapigliatura - che non fu mai una scuola o un movimento organizzato con una poetica comune precisamente codificata in manifesti e scritti teorici - ebbe il merito di far emergere per la prima volta in Italia il conflitto tra artista e società, tipico del romanticismo europeo: il processo di modernizzazione post-unitario aveva spinto gli intellettuali italiani, soprattutto quelli di stampo umanista, ai margini della società, e fu così che tra gli scapigliati si diffuse un sentimento di ribellione e di disprezzo radicale nei confronti delle norme morali e delle convinzioni correnti che ebbe però la conseguenza di creare il mito della vita dissoluta ed irregolare (il cosiddetto maledettismo).

Di fronte agli aspetti della modernità, il progresso economico, quello scientifico e tecnico, gli scapigliati assumono un atteggiamento ambivalente: da un lato il loro impulso originario è di repulsione e orrore, come è proprio dell'artista, che si aggrappa a quei valori del passato, la Bellezza, l'Arte, la Natura, l'autenticità del sentimento, che il progresso va distruggendo; dall'altro lato, rendendosi conto che quegli ideali sono ormai perduti, essi si rassegnano, delusi e disincantati, a rappresentare il "vero", gli aspetti della realtà presente e ad accettare la scienza positiva che li mette in luce.

Paolo e Francesca (Mosè Bianchi, c. 1877. Galleria Civica d'Arte Moderna, Milano).

Negli scapigliati si forma una sorta di coscienza dualistica (una lirica di Arrigo Boito si intitola appunto Dualismo) che sottolinea lo stridente contrasto tra l'"ideale" che si vorrebbe raggiungere e il "vero", la cruda realtà, descritta in modo oggettivo e anatomico. Si sviluppa così un movimento che richiama innanzitutto i modelli tipicamente romantici tedeschi di E.T.A. Hoffmann, Jean Paul, Heinrich Heine, e francesi, in special modo Charles Baudelaire.

Questi poeti vivevano alla giornata, vivevano solo della loro arte poemica, vivevano in soffitte malsane ed erano considerati zingari perché si accontentavano di poco, il loro atteggiamento è così perché non si sentono accolti dalla società, e allora vanno ad indagare gli aspetti più crudi e patologici della società del loro tempo proprio perché non apprezzano più le cose belle, ma apprezzano le cose orride. I protagonisti dei loro testi saranno affetti da malattie, dunque il loro atteggiamento non è solo letterario, anche nel loro modo di vita si lasciano andare, c'è chi si dà all'alcool, chi si fa consumare dalla malattia, questi artisti sono abbastanza pessimisti perché questa non diventerà una corrente letteraria, i poeti non ci hanno creduto fino in fondo.

Cletto Arrighi

Il termine "scapigliatura" venne utilizzato per la prima volta da Cletto Arrighi (pseudonimo di Carlo Righetti) nel romanzo La Scapigliatura e il 6 febbraio (1862).

« In tutte le grandi e ricche città del mondo incivilito esiste una certa quantità di individui d'ambo i sessi v'è chi direbbe una certa razza di gente - fra i venti e i trentacinque anni non più; pieni d'ingegno quasi sempre, più avanzati del loro secolo; indipendenti come l'aquila delle Alpi, pronti al bene quanto al male, inquieti, travagliati, turbolenti - i quali - e per certe contraddizioni terribili fra la loro condizione e il loro stato, vale a dire fra ciò che hanno in testa, e ciò che hanno in tasca, e per una loro maniera eccentrica e disordinata di vivere, e per… mille e mille altre cause e mille altri effetti il cui studio formerà appunto lo scopo e la morale del mio romanzo - meritano di essere classificati in una nuova e particolare suddivisione della grande famiglia civile, come coloro che vi formano una casta sui generis distinta da tutte quante le altre. Questa casta o classe - che sarà meglio detto- vero pandemonio del secolo, personificazione della storditaggine e della follia, serbatoio del disordine, dello spirito d'indipendenza e di opposizione agli ordini stabiliti, questa classe, ripeto, che a Milano ha più che altrove una ragione e una scusa di esistere, io, con una bella e pretta parola italiana, l'ho battezzata appunto: la "Scapigliatura Milanese"[2] »

Altri importanti esponenti del movimento scapigliato furono Vittorio Imbriani, Giovanni Camerana, Iginio Ugo Tarchetti, Carlo Dossi, Arrigo Boito, Antonio Ghislanzoni ed Emilio Praga; vicino alla scapigliatura fu anche Olindo Guerrini[3]; in campo artistico lo scultore Giuseppe Grandi e i pittori Tranquillo Cremona, Mosè Bianchi, Daniele Ranzoni; in campo musicale lo stesso Boito (che fu compositore e librettista), Franco Faccio, Alfredo Catalani e Amilcare Ponchielli. Anche Giacomo Puccini mosse i suoi primi passi all'interno del mondo della Scapigliatura.

La posizione della Scapigliatura nella storia culturale dell'Ottocento è quella di una sorta di crocevia intellettuale, attraverso cui filtrano correnti di pensiero, forme di letteratura straniera e temi letterari che contribuiscono a rinnovare e togliere l'alone di provincialismo dal clima culturale italiano.
Gli scapigliati con il loro culto del vero, e con l'attenzione a ciò che è patologico e deforme, e con il loro impietoso proposito di analizzarlo come anatomisti, introducono in Italia il gusto del nascente Naturalismo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cletto Arrighi, introduzione, La Scapigliatura e il 6 febbraio, Sonzogno, Milano, 1862, p. XXVIII.
  2. ^ Cletto Arrighi, introduzione, La Scapigliatura e il 6 febbraio, Sonzogno, Milano, 1862.
  3. ^ Olindo Guerrini, Dizionario Biografico degli Italiani vol. 60, Enciclopedia Treccani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Nardi, Scapigliatura, Zanichelli, Bologna 1924.
  • Gaetano Mariani, Storia della Scapigliatura, Sciascia, Caltanissetta-Roma 1978.
  • AA.VV., Mostra della scapigliatura: pittura, scultura, letteratura, musica, architettura. Palazzo della Permanente, Milano, maggio-giugno 1966, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano 1966.
  • AA.VV., Scapigliatura & Fin de Siècle. Libretti d'opera italiani dall'unità al primo Novecento. Scritti per Mario Morini (a cura di Johannes Streicher, Sonia Teramo, Roberta Travaglini), Ismez, Roma 2007. ISBN 88-89675-02-0
  • Annie-Paule Quinsac, Donatella Tronelli, Scapigliatura, Marsilio Editori, catalogo mostra Palazzo Reale, Milano 2009 - ISBN 978-88-317-9802-0
  • Arrigo Boito musicista e letterato/ testi di Marinella Busnelli, ricerca iconografica di Adriana Corbella, Lorenzo Siliotto; direttore della ricerca e coordinatore Giampiero Tintori, Nuove edizioni, 1986.
  • Filippo Bettini, La critica e gli scapigliati, Bologna, Cappelli, 1976.
  • Giulio Carnazzi, La scapigliatura, Napoli, Morano, 1989.
  • Dalla Scapigliatura al Futurismo, a cura di Flavio Caroli e Ada Masoero, Skira, 2001.
  • Alessandro Ferrini, Invito a conoscere la scapigliatura, Mursia, 1988.
  • Elio Gioanola, La Scapigliatura: testi e commento, Marietti, 1975.
  • Giannini Grana, Le avanguardie letterarie: cultura e politica scienza e arte dalla Scapigliatura alla Neo-Avanguardia attraverso il fascismo, Marzorati, 1986.
  • Gaetano Mariani, Storia della scapigliatura, Sciascia, 1971.
  • Annie-Paule Quinsac, La Scapigliatura, Firenze, Milano, Giunti, 2009.
  • Giovanna Rosa, La narrativa degli scapigliati, Bari, Laterza, 1977.
  • Scapigliatura. Un "pandemonio" per cambiare l'arte, a cura di Annie-Paule Quinsac, Marsilio Editori, Venezia, 2009.
  • La scapigliatura. Un'avanguardia artistica nella società preindustriale, a cura di Roberto Tessari, Torino, Paravia, 1980.
  • La scapigliatura e Angelo Sommaruga. Dalla bohème milanese alla Roma bizantina, Milano, 2009.
  • Il "vegliardo" e gli "Anticristi": studi su Manzoni e la Scapigliatura, a cura di Renzo Negri, Vita e pensiero, 1978.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]