Sauro Tomà
| Sauro Tomà | ||
|---|---|---|
![]() |
||
| Dati biografici | ||
| Nome | Sauro Tomà | |
| Paese | ||
| Calcio |
||
| Dati agonistici | ||
| Ruolo | Difensore | |
| Ritirato | 1955 | |
| Carriera | ||
| Squadre di club1 | ||
| 1945-1946 | ? (?) | |
| 1946-1947 | 37 (0) | |
| 1947-1951 | 77 (0) | |
| 1951-1952 | 24 (0) | |
| 1953-1955 | 36 (0) | |
| 1 Dati relativi al solo campionato. Il simbolo → indica un trasferimento in prestito. |
||
Sauro Tomà (La Spezia, 4 dicembre 1925) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore. È l'unico superstite del Grande Torino degli anni quaranta dopo la scomparsa del secondo portiere Renato Gandolfi avvenuta il 30 aprile 2011.
Arrivò al Torino nel 1947 proveniente dallo Spezia e scampò alla tragedia di Superga a causa dei postumi di un infortunio al menisco, che lo costrinse al ritiro a soli trent'anni, nel 1955.
Indice |
[modifica] Carriera
[modifica] Spezia
Nato a Rebocco, frazione della Spezia, iniziò la sua carriera calcistica nella Vogherese e poi nello Spezia, dopo essere stato notato da un dirigente della stessa durante una partita tra amici. Il ruolo che amava era quello di portiere, ma durante la selezione notò molti pretendenti per quel ruolo. Sostenne così la sua prova nel ruolo di terzino.
[modifica] L'arrivo nel Torino
La sua classe venne notata dagli osservatori di molte squadre, tra cui la Juventus e il Genoa, ma fu Ferruccio Novo che contattò la dirigenza della squadra ligure convincedolo a far parte del Torino.
Il suo ingresso nel Torino non fu dei migliori: il suo trasferimento fu inizialmente bloccato per presunti problemi polmonari. Tuttavia la motivazione non resse, infatti Tomà si sottopose a visite mediche per proprio conto e dimostrò la sua ottima salute. Il fatto era che il Torino voleva provare a tornare indietro sulla sua scelta iniziale, in quanto considerava l'acquisto di Tomà troppo impegnativo (la contropartita era la cessione allo Spezia di cinque giocatori), ma Tomà l'ebbe vinta.
Dopo le immediate scuse di Novo, per Tomà iniziò la carriera nella squadra granata, con il ruolo di sostituto di Virgilio Maroso, vittima di continui problemi muscolari.
Il suo esordio fu eclatante in quanto tutti i principali giornali sportivi gli dedicarono molti articoli. Da ricordare le sue eccellenti prestazioni durante la tournée compiuta nel 1947 dal Torino in Brasile, dove Tomà divenne presto famoso e conosciuto sia dagli italiani che dagli stessi brasiliani.
Una grande amicizia lo legava a Valentino Mazzola. Il capitano fu la prima persona che Tomà conobbe appena arrivato a Torino. Infatti fu il giocatore ligure a stare molto vicino al suo capitano nel periodo in cui questi divorziò dalla prima moglie (fatto allora malvisto da tutti) per risposarsi in seconde nozze.
Era soprannominato dai suoi compagni granata due metri e settanta perché non era abile nel rilanciare le palle insidiose dalla propria area; spesso i suoi rilanci non superavano i tre metri.[1]
[modifica] La tragedia di Superga
Durante una partita di campionato riportò una lesione ai legamenti del ginocchio, dando così il via ad una serie di assenze in campionato. Molte furono le visite presso i migliori luminari dell'ortopedia, ma i guai al ginocchio continuarono a bloccare le sue presenze in squadra.
L'infortunio fu però determinante per decidere il destino di Tomà. Infatti, quando il Torino partì per Lisbona per disputare contro il Benfica la partita di addio di Ferreira, il medico granata diede il consenso per giocare solo a Maroso. Fu così che Tomà non salì su quell'aereo che, il 4 maggio 1949, al ritorno dalla trasferta in Portogallo, poco prima di atterrare a Torino si schiantò sul terrapieno dietro la basilica di Superga, provocando la morte di tutti i passeggeri.
Tomà perse tutti i suoi compagni e amici. Giocò ancora un anno con il Torino, ma non riuscì a trovare la serenità e la sua mente lo portava sempre a pensare alla tragedia di Superga e alla sua condizione di "sopravvissuto". Iniziarono anche screzi all'interno della società, dove Ferruccio Novo si buttò in una serie di acquisti incoerenti con la speranza di ricostruire quella squadra che non esisteva più. Tomà abbandonò la squadra che lui aveva sempre considerato il suo traguardo per trasferirsi al Brescia e si ritirò definitivamente dal calcio nel 1955, anno in cui concluse la sua carriera nel Bari[2].
[modifica] Dopo il ritiro
Oggi Tomà vive a Torino, nelle vicinanze dello Stadio Filadelfia, e partecipa con interesse e impegno a tutte le iniziative che riguardano il Grande Torino.
Tomà oggi è l'unico giocatore che ha vissuto da protagonista la leggenda del Grande Torino e molti sono i libri che ha scritto per lasciare la sua testimonianza, il più importante dei quali è Me Grand Turin, dove racconta tutta la sua carriera calcistica dagli esordi, alla sua esperienza nel Torino.
[modifica] Note
- ^ Pennacchia, op. cit., p. 57
- ^ Un grido: "È morto il Torino" archiviostorico.gazzetta.it
[modifica] Bibliografia
- Vecchio Cuore Granata, Sauro Tomà, in collaborazione con Sergio Barbero, Graphot Editrice, ottobre 1988.
- Me Grand Turin, Sauro Tomà, Graphot editrice, 1998.
- Mario Pennacchia, Massimo Raffaeli (a cura di), La vita disperata del portiere Moro, Milano, ISBN, 2011.
