Santa Teresa di Riva
| Santa Teresa di Riva comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Cateno De Luca (Lista Civica Sicilia V.E.R.A. Libera Santa Teresa (lista civica)) dal 07/05/2012 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 37°56′24″N 15°21′45″E / 37.94°N 15.3625°ECoordinate: 37°56′24″N 15°21′45″E / 37.94°N 15.3625°E | ||||
| Altitudine | 6 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 8,13 km² | ||||
| Abitanti | 9 296[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 1 143,42 ab./km² | ||||
| Frazioni | Fautarì, Giardino, Misserio, Quartarello, San Gaetano. | ||||
| Comuni confinanti | Casalvecchio Siculo, Furci Siculo, Sant'Alessio Siculo, Savoca | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 98028 | ||||
| Prefisso | 0942 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 083089 | ||||
| Cod. catastale | I311 | ||||
| Targa | ME | ||||
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta) | ||||
| Nome abitanti | santateresini | ||||
| Patrono | Madonna del Carmelo | ||||
| Giorno festivo | 16 luglio | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Santa Teresa di Riva all'interno della provincia di Messina |
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| Sito istituzionale | |||||
Santa Teresa di Riva è un comune italiano di 9.296 abitanti della provincia di Messina in Sicilia.
Nel centro abitato esistono tre torri medievali di un certo interesse storico. Centro agricolo, commerciale e turistico specializzato nella produzione di agrumi: limone e verdello limone soprattutto, ma anche di vino, olio d'oliva, ortaggi, mandorle e frutta in genere; risulta presente, seppur ancora limitatamente, il florovivaismo. Allevamenti di bovini, ovini, caprini e suini. Assente è la presenza industriale. Sussistono piccole aziende artigianali dedite all'edilizia, alla lavorazione di legno e metalli, nonché frantoi dediti alla produzione di olio d'oliva ricavato da oliveti locali. Abbastanza sviluppato il commercio al minuto con circa 300 attività commerciali.
Fin dalla metà dell'Ottocento è sede di un importante mercato quindicinale, punto di riferimento di tutta la Sicilia orientale con circa 250 bancarelle. Comune pilota del comprensorio storico-turistico-monumentale della Valle d'Agrò che dista da Taormina solo 15 km. È altresì comune capofila dell'Unione dei Comuni delle Valli joniche dei Peloritani e del P.I.T. 13, fa parte del Distretto Turistico Taormina-Etna. Al momento l'economia locale si basa sul terziario, commercio, servizi e turismo balneare.
È un comune topologicamente non connesso, essendo costituito da due componenti connesse, una comprendente un tratto di costa (il capoluogo comunale) e una nell'entroterra (le frazioni di Misserio e Fautarì).
[modifica] Geografia fisica
Questa cittadina siciliana della riviera ionica della provincia di Messina, ha un'estensione di 8,13 km² circa ed è situata a 33 km a sud del capoluogo peloritano, a 15 km a nord di Taormina e a 60 km a nord di Catania. Si estende, a 6 metri sul livello del mare, per 3,3 km lungo il litorale, ed ha alle spalle una zona collinare ove crescono agrumeti, uliveti, vigneti e macchia mediterranea; è limitata a nord e a sud, rispettivamente da due corsi d'acqua: il Torrente Savoca e la Fiumara d'Agrò.
[modifica] Storia
[modifica] Antichità e alto Medioevo
Le origini risalgono, secondo alcuni studiosi, al IX - VIII secolo prima di Cristo, allorquando colonizzatori fenici fondarono, sul litorale ove oggi sorge Santa Teresa di Riva, una piccola stazione commerciale che, successivamente, diede origine ad un piccolo centro abitato il quale, attorno al 400 a.C., ospitò una popolazione mista di indigeni Siculi, Fenici e Greci. Questi ultimi provenienti dalla vicina Naxos che, in quel periodo, subì la distruzione ad opera del tiranno Dionigi di Siracusa. Furono proprio i Greci a chiamare questo villaggio Phoinix, che significa Fenice, o meglio Villaggio di Fenici, Phoinix, che in epoca greca era sotto la giurisdizione della polis di Messana o Zancle. Nel 314 a.C., Phoinix, insieme a Messana, venne occupata dall'esercito del Tiranno siracusano Agatocle, che aveva intenzione di unificare sotto la sua corona tutta la Sicilia. La città di Phoinix è citata dallo storico Appiano di Alessandria vissuto nel II secolo d.C., il quale scrive che nell'agosto del 36 a.C. (durante le guerre civili romane per la successione a Gaio Giulio Cesare) vi si accampò per una notte l'esercito di Sesto Pompeo in attesa della battaglia contro Ottaviano; Appiano riferisce che la città in questione era poco a nord del Capo Argennum (oggi Capo S.Alessio), circa 2 km, proprio dove oggi sorgono i quartieri di Bolina, Barracca, Catalmo e Cantidati. Confutano quanto narrato numerosi ritrovamenti archeologici casuali (oggi non più visibili) verificatisi negli anni passati nel quartiere Bolina e nel quartiere Catalmo, proprio nei pressi dell'omonima antica torre, sono stati portati alla luce, durante lo scavo di alcuni pozzi, monete di età traianea, piccole scalinate in pietra o mattoni, vasellame domestico, pareti di piccole abitazioni.
Inoltre, riferisce il frate cappuccino p.Giampietro da S.Teresa (al secolo Giuseppe Rigano 1881-1950) che attorno al 1865, durante i lavori per la costruzione della stazione ferroviaria, ove oggi sorge il quartiere Torrevarata, fu scoperta un'antica necropoli in stile orientale che purtroppo fu subito saccheggiata e distrutta dagli operai che la portarono casualmente alla luce. Questa necropoli constava di numerose tombe coperte da lastroni di pietra ed al loro interno contenevano, oltre agli scheletri, monili femminili e piccolo vasellame; questa caratteristica dimostra che questa necropoli non era "un semplice cimitero di guerra" ove i cadaveri vengono sepolti in modo frettoloso e disordinato, ma la necropoli di uno stabile e vicino centro abitato, Phoinix appunto, che sorgeva a circa 1 km di distanza. Tutte queste notizie sono riportate, con assoluta precisione, dal manoscritto inedito redatto dal summenzionato frate cappuccino nel 1936. Successivamente, verso il III-IV secolo d.C., forse a causa di un forte evento sismico o alluvionale,(è storicamente appurato che nel 374 d.C., nel 650 d.C. e nell'853 d.C. il messinese, o più in generale lo Stretto di Messina, venne interessato da violenti terremoti/maremoti) la cittadina di Phoinix scomparve dalla faccia della terra e dalla memoria degli uomini. Era il periodo della rovinosa e progressiva fine della egemonia romana nel Mar Mediterraneo e le invasioni barbariche e le scorrerie piratesche resero insicura la vita sul litorale, proprio per questo gli abitanti di Phoinix piuttosto che ricostruire il loro villaggio sul sito originario, preferirono abbandonarlo per dare vita a nuovi centri abitati più sicuri e difendibili poiché eretti sui monti circostanti. Attorno al IV-V secolo d.C. nacquero Pentefur (oggi Savoca), Palaionchorion (oggi Casalvecchio Siculo), Limen (oggi Limina) ed Antillo. Poi arrivarono i Vandali, gli Ostrogoti, i Bizantini, gli Arabi e i Normanni.
[modifica] Basso Medioevo ed Età moderna
Fu re Ruggero il Normanno a fondare nel 1139 la Baronia di Savoca, "accozzando insieme molti villaggi saraceni" arroccati sui monti Peloritani, la Baronia di Savoca fu fino al 1812 feudo dell'Archimandrita di Messina. Fu altresì una potente città feudale che raggiunse l'apice del suo splendore tra l'inizio del XV secolo e la fine del XVIII. L'Antichissima Phoinix, ora chiamata Marina di Savoca era appunto sotto la giurisdizione politica e amministrativa della Terra di Savoca ed era divisa in tre grandi feudi; Camillo Camilliani, geografo e matematico fiorentino, nel 1584 la descriveva come una landa semi deserta, popolata da pochi agricoltori e pescatori, che la notte, per paura delle continue scorrerie dei pirati saraceni, tornavano al sicuro nella fortificata cittadina collinare di Savoca; questi pescatori, erano costretti a trascinarsi dietro le loro pesanti imbarcazioni, tale faticosa operazione avveniva attraverso il piccolo torrente Porto Salvo ed il Vallone Buzzuratti, madiante robuste funi e corrucole di legno, le barche venivano trascinate via terra fin sotto l'abitato del quartiere San Rocco di Savoca, lì erano al sicuro dalle razzie dei pirati e dei briganti. Già nei primissimi anni del XVI secolo si stabilì nella Marina la famiglia savocese dei Bucalo, che ebbe in concessione dall'Archimandrita di Messina Alfonso d'Aragona un'enorme porzione di litorale compresa tra il Torrente Savoca e il Torrente Porto Salvo, nel 1507 costruirono una chiesetta dedicata al SS Crocifisso (che poi sarà dedicata alla Madonna del Carmelo), la prima in tutta la Marina, e si dedicarono alla coltivazione di quelle deserte contrade situate alla destra del torrente Savoca. I Bucalo furono signori di questa enorme porzione di terreno per più di due secoli, generazione dopo generazione. Gli ultimi eredi della famiglia Bucalo furono i sacerdoti Benedetto e Paolo, i quali, nel 1708 lasciarono i loro averi per testamento ai Gesuiti, questi vi rimasero fino al 1767, anno in cui vennero cacciati dal governo borbonico, e, i loro averi vennero confiscati e venduti all'asta. Ne approfittò subito il Marchese Carrozza (originario di Milazzo) che acquistò con poco denaro questi beni confiscati e divenne proprietario di un latifondo che si estendeva, appunto, dal Torrente Savoca al Torrente Porto Salvo.
Solo verso la metà del XVIII secolo, quando la minaccia dei corsari barbareschi nel Mar Mediterraneo iniziò a venire meno, cominciarono a sorgere i primi insediamenti stabili sul litorale della Marina di Savoca. Vennero edificate case, qualche palazzo nobiliare, qualche chiesetta e alcuni opifici. Nel febbraio 1763, però, l'esistenza di questo piccolo centro abitato venne messa duramente a repentaglio da un violento tifone che seminò morte e distruzione per quelle contrade. Nonostante le avversità naturali, le borgate della Marina di Savoca risorsero lentamente, tanto che, verso il 1820, la Marina di Savoca era un fiorente centro agricolo, commerciale e artigianale, contava più di mille abitanti ed era in continua espansione grazie alla coltura della vite, del limone e del baco da seta. Nel 1830, una nuova alluvione del Torrente Pagliara, seminò morte e distruzione nella borgata di Furci, spazzando via il quartiere Matrh'a Razia (Madonna delle Grazie), ma ormai gli insediamenti erano stabili e, di conseguenza, questa seconda terribile alluvione non rappresentò un insormontabile ostacolo al continuo sviluppo umano ed economico della Marina di Savoca. Nel 1840, don Antonio Russo Gatto (1809-1868), ricco commerciante messinese, costruì nella Marina di Savoca un opificio dedito alla lavorazione e al commercio degli agrumi e dei derivati di questi, nello stesso periodo sorsero due pastifici e due mercanti inglesi, don Giovanni Causton e don Giacomo Smith, nel quartiere Cantidati dal 1825 gestirono una rivendita di vini destinata all'esportazione del vino locale verso il Regno di Gran Bretagna.
[modifica] L'autonomia da Savoca (1820-1853)
Lo sviluppo della Marina di Savoca era, però, soffocato dalla "amministrazione" savocese, gestita da una classe dirigente costituita da una nobiltà parassitaria, arrogante e reazionaria, che vessava i "Marinoti" con continui balzelli e soprusi di ogni genere. Il 23 luglio 1820, in occasione dei Moti Carbonari, i Marinoti stanchi delle vessazioni, assalirono Savoca incendiando i "palazzi del potere" (municipio, carcere, giudicato e archivio) e le residenze di alcuni notabili dell'oligarchia savocese, tra cui quella dello stesso sindaco don Domenico Scarcella. La rivolta era ordita da alcuni carbonari, capeggiati da Angelo Caminiti (1781-1855) che più di tutti si distinse nella lotta per l'autonomia. Da non dimenticare il contributo diplomatico apportato, a favore dell'autonomia comunale dall'Abate Antonino Garufi (1775-1842), costui, fratellastro di Angelo Caminiti, fu figura di grande rilievo nell'organizzazione ecclesiastica siciliana dei primi dell'Ottocento, la sua salma imbalsamata è oggi ancora esposta nella cripta dei cappuccini di Savoca. Gli anni che vanno dal 1820 al 1853 furono anni di scontri, tumulti, speranze e delusioni. Il 12 gennaio 1848, la Sicilia si solleva contro l'oppressore borbonico, autoproclamandosi indipendente e restaurando l'antico Parlamento Siciliano, Capo di Stato provvisorio fu Ruggero Settimo. L'esperienza indipendentista siciliana durò dolo 16 mesi, durante i quali, dal 1º gennaio 1849, la Marina di Savoca, con le sue borgate di Furci, Bucalo, Porto Salvo e Barracca, venne eretta a comune autonomo col nome di Bucalo. La sede municipale venne posta nel rione Sparagonà, nei pressi della Torre del Baglio, primo ed unico sindaco fu don Giuseppe Caminiti di Angelo (1814-1877). Purtroppo, come dicevamo, l'indipendenza della Sicilia durò poco più di un anno, i borboni ripresero, con inaudita violenza, il controllo dell'Isola; fatto ciò annullarono tutti gli atti normativi emanati dal Governo Secessionista dello Stato di Sicilia, sicché il neonato comune di Bucalo, dopo soli tre mesi di vita autonoma, venne soppresso, tornando sotto il controllo di Savoca. Ma c'è di più: il 30 marzo 1849, reparti dell'esercito borbonico, dopo un bombardamento navale, per rappresaglia, misero a ferro e fuoco la Marina di Savoca, incendiando case, opifici, magazzini ed il municipio e abbattendo parte della Torre del Baglio. Nonostante la traumatica esperienza, già dal 1849 riprese con maggior slancio la lotta dei Marinoti per l'autonomia. Il 17 marzo 1851, il Decurionato di Savoca deliberò (6 voti contro 4) di concedere, finalmente, l'autonomia comunale alle borgate rivierasche della Marina. Il 1º luglio 1853 il re delle Due Sicilie Ferdinando II di Borbone firmò il decreto che sancì la divisione tra Savoca e la sua Marina, i Marinoti grati al loro re, battezzarono il novello comune "Santa Teresa" in onore di Maria Teresa d'Asburgo-Teschen, consorte di Ferdinando II.
[modifica] Dal 1854 a oggi
Il comune di Santa Teresa nasceva ufficialmente il 1º gennaio 1854, contava 2.400 abitanti, era inglobato nel Distretto di Castroreale e faceva parte del Circondario di Savoca. Il primo sindaco fu Vincenzo Gregorio, il primo prete fu il rev.don Sebastiano Scarcella.
Nell'estate del 1854, il colera colpì duramente la città di Messina e quasi tutta la sua provincia, Santa Teresa non venne risparmiata, nel neonato comune, in pochi mesi, si registrarono circa cinquanta decessi cagionati da questa epidemia. Già nel febbraio 1855, Santa Teresa diventò capoluogo del Circondario di Savoca e, sostituendola, assurse a comune più importante della rivera ionica della Provincia di Messina; a Santa Teresa vennero stabilite la sede del Regio Giudicato e la prigione circondariale. In quegli anni, il Sac. don Antonino Castorina (1819-1905) aprì la prima scuola di Santa Teresa, era gratuita e si prefiggeva l'obiettivo di combattere l'imperante analfabetismo tra la popolazione; così i bambini del paese (appartenenti al ceto popolare) iniziarono ad imparare a leggere, scrivere e contare.
Nel 1861, con l'Unità d'Italia, fu aggiunto il suffisso "di Riva" per distingure il centro in questione dall'omonimo centro della Sardegna; vennero istituite le caserme dei Carabinieri e della Guardia di Finanza; il paese divenne, altresì, sede di svariati uffici pubblici. Viene soppresso il Circondario di Santa Teresa e viene istituito il mandamento di Santa Teresa di Riva. Nel 1866, viene inaugurata la ferrovia Messina-Giardini Naxos, a Santa Teresa di Riva venne edificata una delle stazioni più importanti.
L'economia santateresina continuò a basarsi su agricoltura, pesca e commercio, ma l'Unità d'Italia non portò i vantaggi sperati durante l'invasione dei Mille, anzi provocò, più che altro, una lenta decadenza delle attività economiche da secoli radicate in Sicilia. A partire dal 1870, la coltura della vite, venne progressivamente sostituita da quella del limone; a tal fine, in quegli anni, sorsero numerosi opifici dediti alla commercializzazione ed alla lavorazione dei limoni locali. Nell'ultimo trentennio del XIX secolo, si assiste ad un ulteriore incremento demografico ed edilizio; si stabiliscono nel giovane comune ionico numerosissime famiglie, provenienti dai comuni collinari vicini, attirate dalle maggiori opportunità di lavoro; per questo motivo, è fondata nel 1876, la Società Operaia, la prima in tutta la Val d'Agrò. Nel 1879, a causa del grande aumento demografico, è costruito il primo cimitero cittadino.
Nel 1881 si raggiunse quota 3.675 abitanti, venne ampliata la cinquecentesca Chiesa della Madonna del Carmelo, la quale, nel 1884, venne proclamata chiesa matrice della città. Nel 1901, nacque la prima banda musicale cittadina. È proprio nell'ultimo cinquantennio del XIX secolo che alcune famiglie di facoltosi si trasferiscono a Santa Teresa, provenienti soprattutto da Savoca e Casalvecchio Siculo: in questi anni l'abitato si arricchisce di svariati eleganti palazzotti nobiliari, come La Villa Carrozza del 1870, la Villa Crisafulli del 1890, il Palazzo Salvo del 1850, il Palazzo Trimarchi del 1895, sito in Piazza del Carmine, il Palazzo Caminiti in Piazza Porto Salvo, solo per citarne alcuni. Nel 1903, per iniziativa del sindaco Francesco Paolo Caminiti, iniziano i lavori di costruzione della monumentale chiesa della Sacra Famiglia, a tutt'oggi ubicata nella zona centrale del paese. Il catastrofico terremoto del 1908 colpì anche Santa Teresa di Riva e causò il crollo di alcuni fabbricati, tra i quali, il campanile della antica chiesa della Madonna del Carmelo, ma nel paese non si registrarono morti.
Nacquero nel corso del XX secolo numerose imprese industriali, oggi purtroppo tutte estinte, come la "Citrica", che distillava dai limoni l'acido citrico; l'"Atelana", che produceva lana minerale isolante, la "CAET" che si dedicava alla produzione di pali in calcestruzzo e la "STAT" autolinee. Nel 1919 la popolosa borgata di Furci si separò dal comune di Santa Teresa di Riva, dando vita al comune di Furci Siculo. Durante il fascismo Santa Teresa di Riva conobbe un ulteriore incremento edilizio e demografico. Nel 1929 venne demolita la cinquecentesca chiesa Madre della Madonna del Carmelo e, sullo stesso sito, si mise mano alla costruzione di quella attuale, che fu inaugurata solennemente nel 1934. All'inizio degli anni 1930, la crisi del malsecco colpì i lussureggianti agrumeti santateresini, trasformandoli in poco tempo in lande desolate. Ma già dal 1935, iniziò la ripresa di queste coltivazioni e la produzione tornò a toccare i picchi registrati nei tempi migliori. Negli anni che vanno dal 1928 al 1948 il Comune di Savoca venne soppresso e fu relegato a semplice frazione del comune rivierasco di Santa Teresa di Riva, medesima sorte subì pure Casalvecchio Siculo tra il 1928 ed il 1939.
Durante la Seconda guerra mondiale, a Santa Teresa di Riva era distaccato un caposaldo tedesco, gli inglesi, pur di raggiungere Messina prima degli Americani, erano pronti a radere al suolo la cittadina di Santa Teresa al fine di annientare tale caposaldo nemico. Per questo nel luglio del 1943 i santateresini abbandonarono in massa le proprie abitazioni e cercarono scampo sulle alture circostanti. Ma i tedeschi decisero ad agosto di abbandonare in fretta e furia Santa Teresa e tutta la Sicilia, fecero saltare alcuni ponti e raggiunsero frettolosamente il continente. Fu così che Santa Teresa venne risparmiata da un bombardamento a tappeto alleato, non altrettanto si può dire di Messina, Taormina e Barcellona Pozzo di Gotto. Gli Alleati occuparono Santa Teresa il 17 agosto 1943, trovando una città deserta. Dopo aver preso possesso dei punti nevralgici della cittadina si diressero subito verso Messina, la quale venne conquistata senza particolari difficoltà. Le truppe britanniche costituirono a Santa Teresa un importante caposaldo e dopo avere requisito la Chiesa della Sacra Famiglia, la trasformarono in ospedale militare. Nel novembre 1945 un violento nubifragio causò il deragliamento di un treno che riportava a casa soldati siciliani prigionieri nei campi nazisti, l'incidente avvenne nel quartiere Bolina e si contarono 13 morti e 21 feriti, in quella sciagurata occasione tutti in paese si distinsero per coraggio e per la solidarietà verso i feriti.
Durante il secondo dopoguerra, nonostante la massiccia emigrazione, si assiste ad un aumento della popolazione residente, nascono in questi anni nuove borgate, la cittadina si arricchisce di vari edifici pubblici, divenendo sede di scuole medie e di un Liceo classico. Nel 1952, si demolì la vecchia chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, del 1765, al suo posto vi si costruì l'attuale grande chiesa parrocchiale, inaugurata nel febbraio 1958.
Il 26 novembre 1958, Santa Teresa di Riva veniva messa in ginocchio da una poderosa alluvione del Torrente Savoca che, rompendo gli argini, allagò per 7 giorni il quartiere Bucalo, danneggiò la chiesa della Madonna del Carmelo, abbatté alcune case e cagionò la morte di un'anziana donna. Gli anni settanta del XX secolo hanno visto la crisi della fiorente coltura del limone e la chiusura di quasi tutte le industrie, ma hanno conosciuto un sostenuto sviluppo urbanistico-edilizio che per certi versi continua tuttora. A partire dal 1970, viene costruito il lungomare cittadino, lungo circa 3,5 km.
Dal 1970, la cittadina di Santa Teresa di Riva ha gradualmente abbandonato la sua vocazione prettamente agricola per abbracciarne una commerciale e turistica; purtroppo, mentre il commercio ha registrato un notevole incremento, la stessa cosa non può dirsi del turismo; Santa Teresa di Riva, nonostante la vicinanza di Taormina, le bellezze paesaggistiche e storiche, il limpido mare e la vasta spiaggia, non è ancora diventato un centro turistico nel vero senso del termine. Proprio nel periodo di tempo compreso tra il 1970 ed il 2000, si è assistito ad un vivace (alle volte disordinato) incremento urbanistico e demografico. Sono nate nuove borgate in zone che poco prima erano aperta campagna; è aumentata la popolazione, tale aumento è dovuto allo spopolamento dei vicini centri collinari (un tempo fiorenti e popolosi) di Savoca, Casalvecchio Siculo, Antillo, Forza d'Agrò e Limina. Nel volgere di tre decenni, è quasi scomparsa l'agrumicoltura santateresina, volano dell'economia locale, gli agrumeti, nella stragrande maggioranza dei casi, sono abbandonati diventando bersaglio di speculazioni edilizie.
A tutt'oggi a S.Teresa di Riva, dimorano più di 10.000 persone (anche se ufficialmente i residenti anagrafici sono circa 9.296); considerevole è la presenza degli stranieri (3,5% della popolazione totale): Rumeni, Ucraini, Cinesi e Nordafricani convivono pacificamente con la popolazione locale nonostante la virulenta carenza occupazionale e il drammatico rallentamento dello sviluppo economico di questa cittadina, dovuto ad un'endemica miopia politico-amministrativa. Nel centro jonico hanno sede tre licei (classico,scientifico e pedagogico), l'ufficio del Giudice di Pace, la stazione Ferroviaria, il comando dell'Arma dei Carabinieri, lo sportello catastale, il 118, l'INPS, il Centro per l'Impiego, è stata soppressa la caserma della Guardia di Finanza ed è stata spostata la sede ASL nel vicino comune di Sant'Alessio Siculo. La cittadina di Santa Teresa di Riva è il capoluogo del Vicariato di San Basilio Magno, uno dei 16 vicariati in cui è suddivisa l'Arcidiocesi di Messina; di detto vicariato fanno parte i comuni della Valle d'Agrò. A tutt'oggi, escono a S.Teresa due testate giornalistiche locali: "Gazzetta Jonica" e "Jonia News" ed ha sede un'emittente radiofonica: Europa Radio. Dal 2002 S.Teresa di Riva è gemellata con la cittadina francese di Fuveau. Nel 2006, la cittadina di Santa Teresa di Riva è diventata il capoluogo dell'Unione dei Comuni delle Valli joniche dei Peloritani.
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica] Architetture religiose
[modifica] Santuario-Parrocchia Santa Maria del Carmelo (Chiesa Matrice)
È stato edificato nel 1929, sul sito di una vetusta chiesa del 1507 divenuta insufficiente a causa del continuo aumento della popolazione. E' attualmente sede dell'Arcipretura di Santa Teresa di Riva. L'attuale edificio sacro venne inaugurato solennemente il 9 dicembre 1934 alla presenza di Mons. Angelo Paino, Arcivescovo di Messina.È un pregevole esempio di stile neo-romanico a tre navate, delimitate da colonne con capitelli corinzi. E'stata progettata e realizzata con criteri antisismici dagli ingegneri Giovanni Crinò e Francesco Rigano. Conserva al suo interno un soffitto cesellato a cassettoni realizzato in cemento armato; il simulacro ligneo della Madonna del Carmelo, del 1887, realizzato da Francesco Lo Turco da Mongiuffi Melia e restaurato nel 2006 troneggia sull'altare maggiore. Il catino dell'abside è stato affrescato nel 1947, per iniziativa dell'allora parroco don Domenico D'Arrò (1913-1982), dagli artisti locali, i coniugi Elena ed Antonino Garufi, con la raffigurazione dei quattro Evangelisti. Compaiono poi, ai lati del transetto, due grandi tele dipinte a olio nel 1970, da Raffaele Stramondo, che raffigurano la Madonna del Carmelo che conforta le anime purganti e la Madonna del Carmelo mentre dona il Santo Abitino a San Simone Stock. La chiesa è dotata di cinque altari: in primis l'imponente altare marmoreo, del 1934, realizzato dalla ditta Maccarrone da Acireale recante le raffigurazioni marmoree dell'Annunciazione e dell'Assunzione di Maria Vergine. Ai lati dell'abside si trovano, sulla destra, l'altare dedicato al Sacro Cuore di Gesù e sulla sinistra quello del Crocifisso e dell'Addolorata, inaugurati, entrambi, nel 1950. Nelle navate laterali, rispettivamente a destra ed a sinistra, si ammirano l'altare di San Giuseppe e quello di San Giovanni Bosco. Pregevole risulta l'organo del 1966, realizzato dalla ditta "Mascioni" di Cuvio su commissione dell'allora parroco don Salvatore Bonsignore (1914-1985), tale organo è uno dei più importanti della Diocesi di Messina. Sulla facciata del tempio sono presenti, sopra i tre portali d'ingresso, tre mosaici a lunetta, del 1934 opera dell'artista messinese Adolfo Romano, raffiguranti la Madonna del Carmelo, Santa Teresa d'Avila e Sant'Alberto. Da non dimenticare il bel pulpito del 1937 ed il pavimento marmoreo del 1934. Fino al 1958, in chiesa erano custoditi tre antichi quadri: uno del 1538 che raffigurava la Madonna del Carmelo, uno del 1593, raffigurante la Crocifissione di Cristo sul Monte Calvario ed un terzo che raffigurava San Francesco Saverio, risalente alla prima metà del XVIII secolo; questi quadri erano tra i pochi oggetti salvati dalla demolizione del preesistente edificio sacro del 1507. Tali preziose opere vennero trafugate nei drammatici giorni dell'alluvione del 26-30 novembre 1958, quando la chiesa rimase invasa da acqua e detriti alluvionali. Da non dimenticare i simulacri lignei, di San Giovanni Battista (secolo XIX), dell'Immacolata Concezione (1914), San Giuseppe (1950), San Giovanni Bosco (1950), San Domenico Savio (1964), che ancora oggi si ammirano all'interno della chiesa. Accanto alla chiesa, sorge la canonica, edificata nel 1937, anch'essa in stile neo-romanico, a due elevazioni fuori terra. Conserva al suo interno dei pregevoli affreschi raffiguranti scene della Sacra Scrittura (anch'essi dipinti dai coniugi Elena ed Antonino Garufi nel 1947) ed alcune tele ottocentesche. Il primo piano è adibito ad abitazione del parroco. È l'unica chiesa del paese ad essere dotata di campanile edificato nel 1937 dalla ditta Maccarrone di Acireale. Il 14 luglio 1958 è stata eretta Santuario diocesano dall'allora Arcivescovo di Messina Mons. Angelo Paino. In occasione del Giubileo del 2000 è stata proclamata chiesa/santuario giubilare dall'Arcivescovo di Messina Mons. Giovanni Marra (l'unica nella riviera ionica messinese tra Alì e Forza d'Agrò). Don Salvatore Mercurio (1932-2011) da Furci Siculo ha retto la parrocchia dal 1985 fino alla sua improvvisa morte avvenuta nell'agosto 2011. Dal 19 ottobre 2011 è Amministratore parrocchiale della parrocchia don Gennaro Currò da Messina, coadiuvato dal viceparroco don Daniele Femminò da Messina. Il numero dei fedeli ammonta a circa 2000 abitanti.
[modifica] Chiesa della Sacra Famiglia
È stata eretta a parrocchia dall'Arcivescovo di Messina Angelo Paino il 21 novembre 1945, fino ad allora era una chiesa succursale della Parrocchia S. Maria del Carmelo. La chiesa, che si trova al centro della cittadina jonica, è ad unica grande navata in stile barocco con soffitto ligneo. Pregevole è l'altare maggiore, del 1934, di marmo intarsiato policromo in stile barocco. Di sommo interesse è il seicentesco altare laterale del Santissimo Sacramento, anch'esso in stile barocco dotato di un interessante tronetto per l'esposizione eucaristica, questo prezioso manufatto venne qui collocato nel 1950, proveniente dalla cinquecentesca chiesa (ormai in rovina) di Gesù e Maria di Savoca. Nella facciata principale si può ammirare una vetrata raffigurante la Sacra Famiglia. L'edificio sacro venne costruito tra il 1903 ed il 1934, per iniziativa del Sindaco del tempo Francesco Paolo Caminiti e col contributo di tutto il popolo. Nell'estate del 1943 venne requisita dalla truppe d'occupazione inglesi e adibita ad ospedale militare. Da non dimenticare tra le altre opere di pregio: l'Icona della Sacra Famiglia proveniente dalla Cella di San Giorgio a Kausokalivia dei monaci ortodossi del Monte Athos in Grecia ed il Crocifisso ligneo proveniente dalla chiesa S. Maria Assunta di Nizza di Sicilia, che giganteggia nell'abside. Sopra l'altare laterale è collocata una grande tela, dipinta dal pittore e architetto santateresino Giuseppe Bonarrigo nel 2008, raffigurante le "Nozze di Cana". La parrocchia, con 2400 abitanti, è retta dal Parroco don Gennaro Currò da Messina (altresì Amministratore parrocchiale della vicina parrocchia della Madonna del Carmelo) coadiuvato dal viceparroco don Daniele Femminò.
[modifica] Chiesa Santa Maria di Porto Salvo
È ubicata nella zona meridionale del paese, nel quartiere Ciumaredda Porto Salvo. Nel 1763, un bastimento mercantile, in navigazione dinnanzi allo specchio di mare antistante a Santa Teresa di Riva, incappava in una poderosa tempesta di scirocco e levante. Il capitano della nave, temendo per la propria vita e per quella dei suoi marinai, affidò la sua preghiera disperata alla Santa Vergine di Porto Salvo affinché non fossero travolti e spazzati via dal tifone. La preghiera venne ascoltata, e inspiegabilmente, la nave si trovò fuori dal pericolo. Al fine di ringraziare la Madonna per la grazia ricevuta, due anni dopo, il capitano del mercantile, sul litorale antistante allo specchio d'acqua in cui il miracolo si era verificato, fece innalzare una chiesetta dedicandola a Santa Maria di Porto Salvo. La chiesetta venne ampliata nel 1854, sconsacrata nel 1958 e definitivamente demolita verso il 1975. L'attuale edificio sacro, edificato nel 1952 vicino al sito ove sorgeva la vecchia chiesetta del 1765, è di stile neo-romanico a croce latina con unica navata. Conserva al suo interno un pregevole mosaico, realizzato sul catino dell'abside, raffigurante Cristo Pantocratore, eseguito nel 1995 dalla "Ditta Eredi di Michele Mellini" di Firenze. Da non dimenticare la pregevole statua lignea della Madonna di Porto Salvo scolpita nella prima metà del XIX secolo da ignoto autore napoletano. Di grande espressività risulta il grande Crocifisso ligneo che troneggia nell'abside sopra l'altare principale, è del 1840 circa. La chiesa conserva altresì due grandi e pregevoli tele eseguite nel 2008 dall'artista santateresino arch. Giuseppe Bonarrigo, la prima raffigura Santa Teresa d'Avila, la seconda raffigura Santa Maria Madre di Dio tra i Santi Messinesi (San Placido, Santa Eustochia e Sant'Annibale Maria di Francia) con sullo sfondo un panorama del Porto e della città di Messina. La chiesa conserva pure un antico quadro, della seconda metà del XIX secolo, che raffigura Santa Maria di Porto Salvo. Tale quadro, la terza domenica di novembre viene portato dai fedeli in processione fino alla vicina spiaggia per invocare la Protezione Divina su tutti i marinai. Degni di nota risultano: la statua della Madonna Addolorata, l'Ecce Homo ed il Cristo Morto; tali simulacri (detti anche Varette), realizzati nella prima metà del XIX secolo, vengono portati in processione in occasione del Venerdì Santo. L'edificio sacro è stato oggetto di un importante intervento di restauro tra il 2006 ed il 2007; si è infatti proceduto al rifacimento del tetto e degli interni, nonché degli intonaci esterni. Nel 2012 si è dato inizio al rifacimento del prospetto principale. La Parrocchia di Porto Salvo, è retta dal novembre 2006 da don Roberto Romeo da Nizza di Sicilia. Con 5.000 anime, è la più grande e popolosa di S.Teresa di Riva.
[modifica] Chiesa di San Vito
Situata nella frazione collinare di Misserio con i suoi 400 abitanti, è stata costruita nel 1706 dal capomastro Girolamo Conte da Roccalumera. Pregevole l'altare maggiore in marmo policromo realizzato da tal S.Seminara nel 1898. Nel 1911, l'edificio venne ampliato a spese degli abitanti di Misserio. Nel 1956 viene restaurato il prospetto esterno, che assume la forma che ancora oggi presenta. Nel 1968 è stata scoperta, nel sottosuolo della chiesa, un'antica cripta ove, nel Settecento, trovavano sepoltura i sacerdoti ed i notabili di Misserio, questa cripta è stata restaurata, assieme alla chiesa, dalla Sovrintendenza ai beni artistici nel 2004 ed è attualmente visitabile. La chiesa conserva altresì sei affreschi a lunetta realizzati nel 1981 dall'artista locale Antonino Ucchino. Il parroco è dal 2006 don Carmelo Mantarro da Misserio.
[modifica] Le altre chiese
- Chiesa del Sacro Cuore di Gesù. Edificata nel 1922 nel quartiere di Torrevarata, si trova annessa al convento-istituto delle suore "Ancelle Riparatrici". Il terreno su cui vennero edificati detta chiesa e l'annesso istituto religioso venne donato dalla famiglia Lo Rè di Casalvecchio Siculo. È a navata unica ed in stile moderno, quindi non racchiude in sè opere di elevato pregio artistico. Dopo il 1971 è stata oggetto di interventi di restauro che ne hanno modificato gli interni ed il prospetto. Questo edificio sacro ha una grande valenza per la città di Santa Teresa di Riva poiché, nell'attiguo istituto maturò la sua vocazione e visse Suor Maria Alfonsa di Gesù Bambino, al secolo Elena Bruno,(1937-1994) che il 17 marzo 2009 è stata proclamata Serva di Dio; a conclusione del processo diocesano di canonizzazione.
- Chiesa della Madonna delle Grazie a Fautarì del 1707.
- Chiesa di San Gaetano del 1746 che sorge nell'omomima frazione, la chiesa di San Gaetano fu edificata dalla facoltosa famiglia savocese degli Scarcella (a cui ancora appartiene) ospita al suo interno le tombe dei proprietari ma versa in uno stato di totale abbandono.
- Chiesa di San Sebastiano che sorge nel quartiere Cantidati. Edificata verso la fine del secolo XVIII dalla ricca famiglia Pugliatti, originaria di Savoca.
- Chiesa della Madonna del Rosario, del 1891, sorge a breve distanza da quella di San Sebastiano; venne edificata dal facoltoso notaio savocese don Carmelo Salvadore (1842-1927). Ospita al suo interno un complesso statuario raffigurante la Madonna di Pompei anch'esso risalente al 1891.
[modifica] Architetture civili
- Villa Crisafulli-Ragno - Palazzo della Cultura venne edificata verso il 1890, in stile neo-classico, dal facoltoso avvocato savocese Francesco Antonio Crisafulli-Trimarchi (1836-1904), divenne poi residenza del figlio on. Michele Crisafulli Mondìo, dal quale poi passò in eredità alla famiglia del senatore Luigi Ragno. Sorge al centro della città, è un palazzo signorile con annesso un grande parco ricco di vegetazione. È stata acquistata nel 2002 dall'amministrazione comunale, allora guidata dal Sindaco dott. Antonino Salvatore Bartolotta, ed interamente restaurata. È attualmente la sede dell'Unione dei Comuni delle Valli joniche dei Peloritani, in una sala al piano terra si riuniscono il consiglio assembleare e la giunta di tale unione. Nel 2008 è stata ribattezzata Palazzo della Cultura, da allora ospita altresì la biblioteca comunale.
- Villa Carrozza, risale al 1870, sorge sulla via Roma nel quartiere Torrevarata, in mezzo ad un parco, è in stile liberty ed appartiene ai discendenti dei Marchesi Carrozza.
- Palazzo Caminiti del 1850 sorge nel mezzo del quartiere Bucalo, sul Corso Regina Margherita quasi all'incrocio di via Sparagonà, è in stile neo-classico e fino al 1907 ospitò gli uffici municipali e giudiziari. Venne edificato dal patriota santateresino Angelo Caminiti (1781-1855).
- Palazzo Lo Re-Ilardi. È del 1840, sorge nel quartiere Porto Salvo, sul corso F. Crispi angolo via Savoca. È di fattura prettamente ottocentesca e, presenta nel mezzo della facciata un grande portale d'ingresso ad arco decorato con pietre bugnate. Venne edificato dalla nobile famiglia Lo Re di Casalvecchio Siculo e passò poi alla nobile famiglia messinese degli Ilardi. Oggi appartiene alla famiglia Caliri.
- Palazzo Scarcella. Antico casale di campagna, sorge nei pressi della frazione San Gaetano. Venne edificato dalla facoltosa famiglia savocese degli Scarcella verso il 1740, come residenza di campagna. È stato lasciato per decenni in stato di completo abbandono. È a due elevazioni fuori terra e, dopo il recente restauro, è attualmente adibito a bed end brekfast. Nelle immediate vicinanze sorge la chiesetta di San Gaetano del 1746.
Nel quartiere Sparagonà, di fronte alla Torre del Baglio, esistono le rovine dell'antica residenza delle facoltose famiglie Garufi e Caminiti. Tale edificio a due o tre elevazioni, risalente forse agli inizi del Settecento ospitò nel 1849 la prima sede del neonato comune di Bucalo antesignano di quello che nel 1854 fu l'odierno comune di Santa Teresa di Riva. Quest'imponente edificio, devastato insieme alla vicina Torre, nel 1849, da un cannoneggiamento navale borbonico, non risorse più, ed oggi ne rimangono i miseri resti. Nel quartiere Fiorentino sono presenti alcuni antichi pozzi ed un acquedotto del secolo XIX. Nella parte alta del quartiere Sparagonà esistono tre agglomerati di case, attraversati da un vicolo stretto, risalenti alla metà del secolo XIX. Degni di nota sono anche l'antico centro storico della frazione Misserio e la piccola e panoramica frazione di Fautarì. Caratteristico è il quartiere del Macello, oggi chiamato Borgo Marino, di chiara origine ottocentesca, si trova quasi nel centro del paese ed è caratterizzato dagli stretti vicoli che si intersecano ad angolo retto e dalle antiche abitazioni, abitate un tempo da pescatori "sciabbacoti"
[modifica] Architetture militari
[modifica] La Torre dei Saraceni
Sorge nel quartiere Bucalo, accanto alla chiesa matrice della Madonna del Carmelo. A dispetto del nome, non è stata edificata dai Saraceni, ma a difesa contro le loro scorrerie. Secondo recenti studi, la sua costruzione risale al XII secolo, forse anche prima. Ha forma cilindrica ed ha annessa una palazzina merlata risalente allo stesso periodo. La palazzina ha due piani fuori terra, la torre ne ha tre. Recenti studi condotti dallo storico locale Arch. Salvatore Coglitore hanno appurato l'esistenza sia sotto la torre che sotto la palazzina, di due piani interrati, di cui uno accessibile e l'altro pieno di detriti alluvionali risalenti alle alluvioni del Torrente Savoca del 1934 e 1958. Si evince, dunque, che questo edificio durante il Medioevo doveva essere veramente maestoso ed imponente, superando i 15 metri di altezza. La torre e l'annessa palazzina furono, fino al 1503 circa, dimora estiva e balneare dell'Archimandrita di Messina, signore feudale di queste terre, l'alto prelato, infatti, vi soggiornava per qualche giorno l'anno, insieme alla sua corte, quando, in periodi di riposo, decideva di concedersi bagni di mare e di sole. Dopo il 1503, l'Archimandrita Alfonso d'Aragona, la concesse assieme alla piana circostante alla famiglia savocese dei Bucalo che, la ampliarono e vi edificarono accanto una chiesetta e, la utilizzarono come residenza e come punto di difesa contro la scorrerie dei pirati Saraceni. Durante questo periodo, la Torre dei Saraceni aveva una certa importanza nel territorio; tanto è vero che, il 12 agosto 1695, al suo interno venne stipulato l'atto che separava il villaggio di Pagliara dall'amministrazione di Savoca e lo proclamava comune autonomo. Il casato dei Bucalo possedette quest'edificio fino al 1708, quando gli ultimi eredi, Benedetto e Paolo, lo donarono, per testamento, ai Gesuiti che lo tennero, adibendolo ad ospizio, fino al 1767, anno in cui furono scacciati dai Borboni; quindi passò ai Marchesi Carrozza che l'ebbero in proprietà fino al 1892. Nel 1849, questo complesso edilizio fu danneggiato dalle cannonate della flotta di Ferdinando II di Borbone, il re bomba, durante i moti del 1848/49. La Torre di Saraceni, nel 1892, venne comprata dall'ing. Giuseppe Pelleri che provvide a restaurarla, ma tale intervento ne mutò i connotati originari infatti ancora oggi presenta i caratteri e lo stile derivanti dal restauro del 1895. Fino al tutto il Settecento, la Torre di Saraceni era collegata alla Torre del Baglio, distante circa 500 metri, tramite una galleria sotterranea. Oggi la torre e la palazzina annessa sono circondate da un grazioso villino, danno sulla Piazza del Carmelo e sono in buone condizioni di conservazione, tanto da essere adibite a civile abitazione. Proprietari sono ancora, in parte, i discendenti della famiglia Pelleri.
[modifica] La Torre del Baglio
È situata nel quartiere Sparagonà, ed è in condizioni di degrado. Ha forma quadrata ed è a due elevazioni fuori terra separate tra loro mediante una volta cieca. Prende il nome dal fatto che si trovava nel bel mezzo di un antico quartiere di case,"u bagghiu", tra loro accomunate da un grande cortile. Non si conosce con precisione l'epoca della sua edificazione. Probabilmente, venne edificata nei primissimi anni del XVI secolo dalla nobile famiglia savocese dei Bucalo, che, nel 1503, aveva ricevuto, in concessione perpetua dall'Archimandrita di Savoca, le terre circostanti detta torre. Antichi riveli, del XVI secolo, certificano che questo manufatto difensivo, nel 1593, risultava appartenere a "Crisafulli Antonina, vedova di Binidittu Buculo, abitatrice della Terra di Savoca" che in contrada Sparagonà, possedeva oltre a detta torre, un grande vigneto. Verso la prima metà del Seicento si trova tra le proprietà di Santoro Crisafulli (1570-1636), nobile savocese, che fu, tra il 1611 e il 1620, Giudice della Regia Gran Corte e Luogotenente dello Strategoto di Messina. Dalla fine del Settecento appartenne alla famiglia di Angelo Caminiti (1781-1855), fautore dell'autonomia comunale della Marina di Savoca, che abitava in un palazzotto attiguo alla torre del baglio, oggi non più esistente. La torre non venne risparmiata dal cannoneggiamento borbonico del 30 marzo 1849, che la distrusse parzialmente e mandò in totale rovina i palazzotto attiguo. Oggi la torre appartiene alla famiglia Pagliuca di Scaletta Zanclea.
[modifica] La Torre di Catalmo
Sorge nell'omonimo quartiere (al confine col comune di Savoca) ed è in discrete condizioni di conservazione, è a pianta quadrata a due elevazioni. Si erge nel bel mezzo del sito in cui anticamente era situata la cittadina di Phoinix e non si esclude che sia sorta sulle basi di un più antico manufatto di epoca greco-romana. Recenti studi archivistici condotti dallo storico locale Santo Lombardo hanno fatto emergere alcune interessanti notizie sull'origine di questo antico edificio difensivo. La Torre di Catalmo venne edificata nel 1506 dal facoltoso costruttore savocese don Pietro Trimarchi, probabilmente, la stessa persona che pochi anni prima aveva ristutturato la Chiesa Madre di Savoca. Verso la fine del XV secolo, a Savoca, un'annosa controversia contrapponeva la facoltosa famiglia del suddetto don Pietro Trimarchi a quella di don Paolo Storiali. Tale controversia aveva come oggetto delle beghe di confine tra i fondi dei succitati personaggi. Non essendo stata la lite risolta secondo i canoni del diritto, si passò facilmente alle vie di fatto e i contendenti vennero alle armi. Nel 1494, i Trimarchi assalirono la casa degli Storiali, intenzionati ad uccidere don Paolo ed il fratello Giovanni, ma non vi riuscirono; non molto tempo dopo, furono gli Storiali a tentare di uccidere don Pietro, ma neanche loro riuscirono a portare a termine il loro progetto criminoso. Per cercare di scampare a questa faida, don Pietro Trimarchi decise di lasciare l'alto di Savoca e trasferirsi nella quasi disabitata Marina, lì costruì una grande fattoria, a difesa della quale eresse detta Torre ed un recinto di mura merlate. Proprio per questo motivo, nel XVI secolo la Torre di Catalmo era nominata "Torre Trimarchi". Le antiche cronache, specificano che don Pietro Trimarchi edificò tali opere difensive non solo contro le scorrerie dei Corsari barbareschi, ma anche contro i possibili agguati del suo acerrimo nemico don Paolo Storiali. Fino a tutto il XVIII secolo fu una torre militare di grande importanza strategica, in costante contatto con il vicino Castello di Pentefur. Verso la fine del XVIII secolo, venendo meno la minaccia dei pirati, perse le sue peculiarità strategico-difensive. Infine, è importante sottolineare che, la Torre di Catalmo, è stata erroneamente appellata, da alcuni storici locali, come Torre Sollima; detta torre non ha nulla a che vedere con la torre in questione, essendo la Torre Sollima ubicata in località Locadi.
Oggi risulta essere monumento nazionale e fino al 1970 era adibita a civile abitazione.
[modifica] La Torre Avarna
Oggi ne sopravvivono solo miseri resti. Era a pianta circolare e a due piani, con finestre e feritoie, sulla sommità era collocata una colubrina rivolta verso il mare. Si ergeva nel quartiere Bolina, nel sito su cui era situato l'antico centro abitato di Phoinix. Era posta in costante comunicazione visiva col Castello di Sant'Alessio Siculo e con quello di Pentefur. Si chiamava così perché situata nel feudo del Duca Avarna. Già ai primi del secolo XIX era in rovina e, venne demolita quasi del tutto nel 1839. In questo sito, sempre nel 1839, eseguendo degli scavi, si rinvennero un mezzo busto in marmo, vasellame di terracotta, armi, monete d'età romana ed altro. Nelle vicinanze si trova la Casa Fortezza di Bolina, risalente al XIX secolo.
[modifica] La Torre Varata
Oggi non più esistente, si ergeva, altissima, nei pressi dell'omonimo quartiere cui diede il nome. Era una torre militare integrata nel sistema difensivo della riviera. Aveva forma cilindrica a due elevazioni e sulla sommità era dotata di columbrina. Quando nel 1870 venne demolita era in stato di sfacelo, il tifone del 1763 l'aveva pericolosamente incrinata, quasi al punto di cadere, da qui il termine siciliano "varata"
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Santa Teresa di Riva è il decimo comune più popoloso tra quelli ricadenti nella Provincia di Messina. Dai registri dell'Ufficio Anagrafe risultano abitare, al 31 dicembre 2010, 9.296 abitanti, ripartiti in 4.312 famiglie. Tuttavia i residenti effettivi sono poco più di 10.000. Nel territorio comunale sono state censite, nell'anno 2001, 5.289 abitazioni. Il tasso di crescita demografica relativo al periodo 1981-2006 è pari a +12,1. Nell'anno 2009, risultano residenti, nel comune di Santa Teresa di Riva, 327 stranieri, pari al 3,5% della popolazione totale. Gli abitanti di Santa Teresa di Riva sono detti Santateresini, in lingua siciliana, Santatirisoti; anticamente erano detti Marinoti.
Abitanti censiti 
[modifica] Tradizioni e folclore
- La festa patronale in onore di Santa Maria del Carmelo, celebrata il 16 luglio di ogni anno, è senza dubbio la tradizione santateresina più antica; in quanto le sue origini risalgono al XIX secolo. In occasione di tale evento viene portato in processione per le vie del paese il simulacro ligneo della Madonna del Carmelo, la prima edizione ufficialmente documentata di tale festa risale al 1888. In occasione della solenne Celebrazione Eucaristica del 16 luglio 2011, alla presenza dell'Arcivescovo di Messina Mons. Calogero La Piana, del Vicario Foraneo don Gennaro Currò, del Parroco pro tempore, il compianto don Salvatore Mercurio, del clero locale, delle autorità civili, militari e del popolo tutto, l'allora sindaco, dott. Alberto Morabito, ha conferito, simbolicamente, alla Beata Vergine del Carmelo le chiavi di Santa Teresa di Riva; affidando alla Madre Celeste le sorti della città.
- Sempre a luglio, l'ultima domenica, vengono festeggiati nella Parrocchia della Sacra Famiglia, i Santi Cosma e Damiano.
- Degna di nota è la festa in onore di Santa Maria di Porto Salvo che si tiene la prima domenica di agosto di ogni anno, per tale occasione si offre una suggestiva processione a mare, infatti il simulacro della Vergine viene adagiato su una grande barca a remi che, raggiungendo il mare, percorre tutto il litorale del paese seguita da una moltitudine di barche gremite da fedeli e devoti, ma anche da curiosi e turisti, senza contare la folla che segue la processione dalla spiaggia. Sempre in occasione di questa festa, ha luogo, altresì, il Palio Marinaro della Riviera Jonica, gara di velocità tra barche a remi di legno, organizzata dall'AVIS Valle d'Agrò e dalla Parrocchia di Porto Salvo.
- Nel 2012, ad iniziativa dell'Arciprete don Gennaro Currò e del sacerdote don Roberto Romeo, è stata ripresa la vecchia tradizione, caduta in disuso da decenni, della Processione delle Varette in occasione del Venerdì Santo; in quel giorno, sfilano per il corso principale della città, potate a spalla dai fedeli, le statue della Madonna Addolorata, dell'Ecce Homo, del Cristo Morto e, naturalmente, del Santissimo Crocifisso.
- Dal 1994, tra il primo e il 15 luglio di ogni anno, si disputa il "Palio Cittadino S.Maria del Carmelo", kermesse sportiva che vede fronteggiarsi, mediante molteplici competizioni, i quartieri di Santa Teresa di Riva.
- Dal 2006 l'amministrazione comunale organizza la "Notte Bianca di Riva" che si svolge a metà agosto e richiama migliaia di persone da tutta la Sicilia orientale incassando ogni anno un grande successo.
- Molto seguito è anche il "Carnevale della Val d'Agrò", manifestazione che vede la sfilata di grandi carri allegorici realizzati in loco seguiti da una moltitudine di persone.
[modifica] Cultura
[modifica] Scuole
- Scuola Elementare Felice Muscolino, Corso F. Crispi.
- Scuola Elementare Michele Trimarchi, via Santi Spadaro.
- Scuola Elementare Barracca, via Torrente Agrò.
- Scuola Elementare Cantidati, via Savoca.
- Scuola Elementare Giuseppe Carpenzano, via Sparagonà.
- Scuola Media Statale Lionello Petri, via Fratelli Lo Schiavo.
- Liceo Classico Statale Enrico Trimarchi, via Lungomare.
- Liceo Scientifico Statale Carmelo Caminiti, via Lungomare.
- Liceo Socio-psico-pedagogico paritario Sacro Cuore di Gesù, delle Ancelle Riparartici, via Antonino Celona.
[modifica] Biblioteche
- Palazzo della Cultura, Biblioteca Comunale e Polo Congressi, corso F. Crispi.
[modifica] Teatro
- Teatro Val d'Agrò, via V.E. Orlando, quartiere Bolina.
- Auditorium delle Ancelle Riparatrici, via Antonino Celona, quartiere Torrevarata.
[modifica] Cucina
I piatti tipici del territorio di Santa Teresa di Riva sono quelli della tradizione siciliana e messinese, si ricordino:
- U piscistoccu a' ghiotta. Si tratta del pesce stocco (merluzzo essiccato proveniente dal Mare del Nord) cucinato con abbondante olio extra vergine d'oliva, concentrato di pomodoro, olive bianche e nere, capperi, peperoncino, patate, sedano. È il tipico piatto della tradizione messinese.
- A carni i' crastu 'nfurnata. La carne di pecora o di castrato al forno. Questo è un piatto tipico della cucina della riviera ionica della provincia di Messina non essendo conosciuto nelle altre zone della Sicilia. È un piatto di origine greca, importato in queste contrade dai coloni greci che giunsero in Sicilia più di 2600 anni fa. Elemento base è la carne di un ovino adulto che viene cucinato senza essere sezionato dopo essere stato eviscerato e scuoiato. Le cavità interne vengono poi riempite con aromi vegetali in grande quantità, (rosmarino, salvia, origano, timo, aglio, pepe nero,); quindi si procede ad infornare l'intero animale nel forno a legna adagiandolo su delle tegole di terracotta, senza adoperare teglie. Dopo una cottura di circa 3 ore la carne viene servita con un contorno di cipolla cruda affogata in aceto. Il periodo migliore per gustare a carni 'nfurnata va da giugno a settembre. Questo è il piatto tipico delle feste estive, e se ne consuma in grande quantità in occasione delle feste patronali che si tengono ogni estate nei paesi della riviera ionica della provincia di Messina. Ancora oggi si usa un antico modo di dire "iessiri vistutu i' carni 'nfurnata" per intendere una persona vestita elegantemente che si appresta a recarsi ad un banchetto di gala o più semplicemente ad una festa.
- Involtini di pesce spada
- Arancino
- Piduni
- Focaccia alla messinese
- Granita
- Pasta alla Norma
- Caponata
- Parmigiana di melanzane
- Pasta con le sarde
- Macco di fave
- Pignolata glassata
- Cannolo
[modifica] Personalità legate a Santa Teresa di Riva
- Antonino Garufi, (1775-1842), Abate, intellettuale, letterato e poeta epigrafista in lingua latina. Docente di Lingua italiana presso il seminario di Messina.
- Angelo Caminiti, (1781-1855), possidente, artefice dell'autonomia comunale di Santa Teresa di Riva.
- Giuseppe Caminiti, (1814-1877), figlio del precedente; uomo politico, artefice dell'autonomia comunale di Santa Teresa di Riva e Sindaco dal 1872 al 1875.
- Antonio Russo Gatto,(1808-1868), imprenditore.
- Rosario Pugliatti, (1853-1898), medico ginecologo ed accademico.
- Giuseppe Trischitta, (1855-1931), filologo, poeta, storico e possidente.
- Michele Crisafulli Mondìo, (1881-1943) uomo politico, possidente e Sindaco dal 1907 al 1917.
- Padre Giampietro Rigano, (1881-1950), al secolo Giuseppe Rìgano, frate Cappuccino e Storico locale.
- Eugenio Aliberti. (1883-1958), poeta, letterato ed intellettuale antifascista.
- Piero Carnabuci, (1893-1958) attore.
- Luigi Ragno, (1899-1984) avvocato e politico; Podestà dal 1926 al 1929.
- Carmelo Caminiti,(1901-1956), ingegnere, collaborò nella progettazione e diresse la costruzione dell'elettrodotto dello Stretto di Messina.
- Concetta Ricciardi (1905-1940), mistica in odore di santità.
- Santi Cacciola, (1906-1986), Poeta dialettale siciliano.
- Enrico Trimarchi, (1911-1958), Medico chirurgo e accademico di chiara fama.
- Giovanni Bonfiglio, (1913-1997) Maestro di Judo e pioniere di Arti Marziali.
- Vincenzo Michele Trimarchi, (1914-2007) giurista e politico.
- Giuseppe Caminiti, (1914-2007). Letterato, storico locale e uomo politico; sindaco di Santa Teresa di Riva dal 1962 al 1966.
- Michelangelo Trimarchi, (1916-1984), politico e avvocato.
- Silvio Timpanaro, (1919-1977) artista, poeta e storico locale.
- Antonino Scarcella, (1919-2000), latinista di fama nazionale, Professore presso l'Università di Foligno.
- Antonino Maccarrone, (1922-1972), medico e politico.
- Totino Caminiti, (1931-1995), scrittore.
- Salvatore Ragno, (1934-2010) politico.
- Suor Maria Alfonsa Bruno, (1937-1994), Religiosa delle Ancelle Riparatrici; Serva di Dio dal marzo 2009.
- Antonino Ucchino, (1953-in vita), scultore e pittore.
- Giuseppe Bonarrigo, (1958-in vita), pittore.
- Lucia Aliberti, (1963-in vita) soprano.
- Antonello Aliberti, (1970-in vita) canottiere.
- Emanuele Ferraro, (1978-in vita) calciatore.
[modifica] Geografia antropica
Santa Teresa di Riva conta 9.296 abitanti (31/12/2010), ed è suddivisa in numerosi quartieri che sono: Bucalo, Fiorentino, Sparagonà, Sacra Famiglia, Borgo Marino (o Macello), Torrevarata, Pozzo Lazzaro, Gambero, Ciumaredda,Cantidati, Porto Salvo, Barracca, Bolina e Catalmo; fuori dal centro urbano ci sono le frazioni immerse nella campagna e sono: Landro, Casalotto,Quartarello, San Gaetano, Giardino, Misserio e Fautarì. Tra le contrade rurali si ricordino: Spagnolo, Combraci, Ponte Aceto, Torremuzza, Ligorìa e Barone. I sopradetti quartieri e sobborghi sono ripartiti tra quattro parrocchie: Santa Maria del Carmelo (Patrona della città), Sacra Famiglia, Santa Maria di Porto Salvo e San Vito Martire (a Misserio).
[modifica] Le frazioni
- Misserio. Posto a monte, a 8 km dal capoluogo comunale, è un borgo collinare che conta 468 abitanti.
- Fautarì: situata a poca distanza da Misserio, con cui ha sempre condiviso le vicende storiche ed amministrative, è una minuscola e panoramica frazione abitata da circa cinquanta persone (perlopiù anziani) dediti all'agricoltura ed all'allevamento di sussistenza. Sull'etimologia del nome ci sono due teorie: secondo la prima deriva da fà-u-tarì, poiché sembra che nel Medioevo qui avesse sede una piccola fonderia ove si coniava il tarì (antica moneta siciliana). La seconda teoria (più verosimile) vuole che il toponimo derivi da Feutari, cioè, feudatari. Degna di nota la chiesetta della Madonna delle Grazie (del 1706) che dipende dalla chiesa parrocchiale di Misserio.
- Giardino: conta circa 100 abitanti e, sorge a circa 2 km dal centro storico. È ripartito in due quartieri Giardino Inferiore, ove abita la maggior parte della popolazione, e Giardino Superiore. Ebbe origine tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. Il nome deriva dai lussureggianti giardini di limoni in cui è immersa. In questa frazione si trova l'icona della Madonna del Tindari a cui gli abitanti di Giardino sono tanto devoti, dal 1979 ogni 4 anni i giardinoti festeggiano la Madonna nera con una sontuosa festa con tanto di processione e giochi pirotecnici. Inoltre ogni anno, alla fine di giugno, si svolge il Pellegrinaggio al Santuario di Tindari, in occasione del quale, svariate decine di devoti attraversano, perlopiù a piedi, la dorsale dei Monti Peloritani e raggiungono la località di Tindari frazione del comune di Patti. La distanza percorsa è di circa 50 km (solo andata); i pellegrini partono alle ore 12 dell'ultimo giovedì di giugno e rientrano a Santa Teresa di Riva nella serata della domenica successiva. Nelle immediate vicinanze ci sono le piccolissime frazioni di San Gaetano, ove sorge l'omonima chiesetta del 1746, e di Quartarello, popolato, ormai, da poche decine di abitanti.
[modifica] I quartieri del centro storico
- Bucalo: quartiere del centro storico situato nella zona nord dell'abitato. La località prende il nome dalla nobile famiglia savocese dei Bucalo che dal 1503 circa la ricevette in concessione dall'Archimandrita di Messina Alfonso d'Aragona per essere coltivata. Secondo la suggestiva convinzione di alcuni storici locali (tra tutti il prof. Giuseppe Caminiti (1914-2007), Bucalo deriverebbe dal greco bous kilioo, cioè "nutro buoi", a causa dell'abbondanza di pascoli che anticamente ricoprivano questa zona. Al centro del quartiere insiste una bella piazza su cui si affacciano la Chiesa Matrice del paese riedificata nel 1929, dedicata alla Madonna del Carmelo e l'antico edificio merlato denominato comunemente Torre Saracena (XII secolo). Alle spalle della chiesa, il quartiere popolare Fiorentino, oggi in espansione, che prende il nome dalla famiglia di proprietari terrieri che proprio in questa zona possedevano una grande proprietà.
- Sparagonà: antico quartiere popolare situato a monte del quartiere Bucalo. Il nome deriva da sparagone, varietà di grossi asparagi che cresceva rigogliosa in questa località; il toponimo Sparagonà è molto antico e lo si ritrova, in antichi documenti, già nel 1593. Questo era il quartiere dei contadini ed ebbe le prime origini, forse, agli inizi del Cinquecento, allorquando i primi sparuti agricoltori, provenienti da Savoca, lì si stabilirono per dedicarsi alla coltivazione di ubertosi orti e rigogliosi vigneti, sostituiti, dal 1870 in poi, da lussureggianti agrumeti. Dal 1920 in avanti a Sparagonà si assistette ad un grande incremento edilizio e demografico e, tra il 1920 ed il 1968 esistevano due stabilimenti indistriali, la Citrica e l'Atelana. Oggi Sparagonà è un grosso rione residenziale in continuo sviluppo edilizio e demografico. Sorge qui l'antica Torre del Baglio, risalente al XVI secolo.
- Borgo Marino - Sacra Famiglia: quartiere centrale del paese, chiamato anche Macello poiché qui sorgeva il vecchio mattatoio comunale demolito nel 1999. È compreso tra il Corso Regina Margherita ed il Lungomare. È caratterizzato da stretti vicoli che si intersecano ad angolo retto e dalle piccole case ottocentesche un tempo abitate dai pescatori. Nelle immediate vicinanze troviamo la chiesa parrocchiale della Sacra Famiglia del 1903.
- Torrevarata: elegante quartiere residenziale, al centro del paese ed in posizione panoramica. Prende il nome da un'antica torre medievale resa pendente e pericolante da un tifone e, demolita verso il 1870. Sorge qui la stazione ferroviaria del paese. Questo quartiere è di origine recente, sorse verso la fine del XIX secolo ed è stato sempre caratterizzato da signorili edifici e villette con giardino tra le quali spicca l'antica villa liberty dei Marchesi Carrozza del 1885. Verso il 1865, stando alle testimonianza di p. Giampietro Rigano, in questa località vennero alla luce i resti di quella che doveva essere la necropoli, forse ellenistica, dell'antico villaggio di Phoinix. A monte del quartiere Torrevarata si trovano le minuscole borgate di Landro (il cui nome deriva dalle piante di oleandro che rigogliose crescevano in questi luoghi) e di Casalotto (la cui origine del nome è intuitiva). Queste due borgate sorgono vicino al cimitero cittadino e sono abitate in tutto da una decina di famiglie. Sono di antica origine (XVIII secolo circa) e vennero costruite da umili contadini che anticamente lasciarono la nativa Savoca per insediarsi ivi e coltivare questi luoghi. Ancora oggi, soprattutto a Casalotto esistono le antichissime e piccole case un tempo abitate da questi contadini.
- Pozzo Lazzaro: è nel pieno centro storico, vi si trovano il Palazzo del Municipio e la stazione ferroviaria. È il cuore commerciale del paese, ricco di negozi ed altre attività imprenditoriali. Prende il nome dall'antico pozzo sito nella centralissima omonima piazzetta. Il nome rievoca l'antica presenza di comunità ebraiche stanziate nella zona fino al 1492.
- Ciumaredda-Porto Salvo: popoloso quartiere del centro storico chiamato anche Porto Salvo, sorge lungo la centralissima via F. Crispi e la via Savoca. Prende il nome dal piccolo torrente (oggi intombato sotto via Porto Salvo) che lo attraversa, il Torrente Porto Salvo, appunto. In questo quartiere sorge la grande chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria di Porto Salvo.
- Cantidati: borgata residenziale situata a monte del quartiere Ciumaredda, sulla strada verso Savoca, è di antica origine ed oscura risulta l'etimologia del toponimo. Negli ultimi anni sta attraversando un periodo di grande sviluppo edilizio di carattere residenziale.
- Barracca: popoloso ed importante quartiere del centro storico, alla estremità sud dell'abitato, in prossimità della Fiumara d'Agrò. Prende il nome dalla baracca di legno che nel XVIII secolo era usata dai doganieri per riscuotere il dazio dovuto per attraversare la vicina fiumara d'Agrò che, all'epoca, segnava il confine tra la Terra di Savoca e la Terra di Forza d'Agrò. Questo quartiere, un tempo, assieme al quartiere Ciumaredda, era abitato dalle famiglie più facoltose del paese; oggi è un popoloso rione ricco di abitazioni ed attività commerciali ed artigianali. Qui è situato un piccolo teatro " teatro val d' agrò"
- Bolina: piccolo quartiere residenziale del centro storico, è alle spalle del quartiere Barracca. Oscura è l'origine del nome.
- Catalmo: sorge alle spalle del quartiere Bolina; è un piccolo quartiere periferico. Catalmo, sembra derivi dal greco, e significa davanti al mare oppure sotto la salsedine. In questo sito doveva sorgere la parte più consistente dell'antica cittadina di Phoinix. Ancora oggi è visibile l'antica Torre Baretto detta anche Torre Catalmo.
[modifica] Infrastrutture e trasporti
- Stazione Ferroviaria, piazza Stazione, quartiere Pozzo Lazzaro.
[modifica] Amministrazione attuale
[modifica] Elenco dei Sindaci (1854-2012)
La seguente tabella contiene i nominativi dei sindaci delle amministrazioni comunali succedutesi dall'istituzione del comune di Santa Teresa di Riva, nel 1854, ai giorni nostri.
| Periodo | Primo cittadino | Carica e/o Partito |
|---|---|---|
| 1854-1855 | Vincenzo Gregorio | Sindaco di Santa Teresa |
| 1855-1856 | Angelo Guglielmo | Sindaco |
| 1856-1858 | Cosmo Gregorio | Sindaco |
| 1858-1859 | Antonino Chillemi | Sindaco |
| 1859-1862 | Bernardo Scarcella | Sindaco |
| 1862-1864 | Giovanni Crisafi | Sindaco |
| 1864-1870 | Antonino Caloggero | Sindaco |
| 1870-1872 | Giovanni Gregorio | Sindaco |
| 1872-1875 | Giuseppe Caminiti | Sindaco |
| 1875-1878 | Giuseppe Fazio | Sindaco |
| 1878-1880 | Vincenzo Pugliatti | Sindaco |
| 1880 | Giuseppe Fazio | Sindaco |
| 1880 | Bernardo Scarcella | Sindaco |
| 1880-1882 | Giuseppe Gregorio | Sindaco |
| 1882-1889 | notar Luigi Trischitta | Sindaco |
| 1889-1904 | cav.uff. Francesco Paolo Caminiti | Sindaco |
| 1904-1905 | avv. Domenico Scarcella | Sindaco |
| 1905-1907 | Carmelo Garufi | Sindaco |
| 1907-1917 | on. Michele Crisafulli Mondìo | Sindaco |
| 1917-1920 | cav. Vittorio Caminiti | Sindaco |
| 1920-1921 | dott. Giovanni Maresca | Sindaco |
| 1921 | dott. Cesare Ladeda | Commissario Prefettizio |
| 1921-1923 | dott. Michele Galatà | Commissario prefettizio |
| 1923 | avv. Angelo Moschella | Sindaco |
| 1923-1924 | Fortunato Pugliatti | Sindaco |
| 1924-1926 | avv. Luigi Ragno | Commissario prefettizio |
| 1926-1929 | avv. Luigi Ragno | Podestà, P.N.F. |
| 1929-1931 | dott. Antonino Fleri | Commissario prefettizio |
| 1931-1933 | ing. Francesco Rigano | Podestà P.N.F. |
| 1933-1934 | dott. Giovanni Moscato | Commissario prefettizio |
| 1934-1938 | dott. Giuseppe Muscolino | Podestà, P.N.F. |
| 1938 | dott. Luigi Calenda | Commissario Prefettizio |
| 1938-1943 | comm. Angelo Trimarchi | Podestà. P.N.F. |
| 1943-1944 | comm. Angelo Trimarchi | Sindaco provvisorio |
| 1944-1946 | dott. Antonino Crisafulli | Sindaco provvisorio |
| III-X 1946 | cav. Vittorio Caminiti | Sindaco, Partito Liberale Italiano |
| 1946-1949 | ing. Giuseppe Trimarchi | Sindaco, Partito Liberale Italiano |
| 1949-1962 | comm. Angelo Trimarchi | Sindaco, Partito Liberale Italiano |
| 1962-1967 | prof. Giuseppe Caminiti | Sindaco, Democrazia Cristiana |
| 1967-1968 | comm. Angelo Trimarchi | Sindaco, Partito Liberale Italiano |
| 1968-1969 | dott. Giuseppe Valguarnera | Commissario Straordinario |
| 1969-1970 | avv. Carmelo Jarìa | Commissario straordinario |
| 1970-1976 | avv. Carmelo Jarìa | Sindaco Democrazia Cristiana |
| 1976-1978 | avv. Salvatore Aliberti | Sindaco, Partito Socialdemocratico Italiano |
| IX-XII 1978 | prof. Francesco Rigano | Sindaco, Democrazia Cristiana |
| 1979-1980 | dott. Gaetano Mistretta | Commissario straordinario |
| 1980-1989 | avv. Carmelo Jarìa | Sindaco, Democrazia Cristiana |
| IX 1989 | avv. Pinella Aliberti | Sindaco, Democrazia Cristiana |
| 1989-1990 | dott. Onofrio Zaccone | Commissario straordinario |
| 1990-1992 | dott. Antonino Muscolino | Sindaco, Democrazia Cristiana |
| 1992-2003 | dott. Antonino Salvatore Bartolotta | Sindaco, Democrazia Cristiana, Unione di Centro |
| V-IX 2003 | dott. Alberto Morabito | Sindaco, Forza Italia (dimesso) |
| 2003-2004 | dott. Angelo Greco | Commissario straordinario regionale |
| 2004-2007 | avv. Carlo Umberto Lo Schiavo | Sindaco, Forza Italia (sfiduciato) |
| II-V 2007 | dott. Antonino La Mattina | Commissario straordinario regionale |
| 2007-2012 | dott. Alberto Morabito | Sindaco, Forza del Sud |
| 2012-in carica | on. Cateno De Luca | Sindaco, Sicilia V.E.R.A. |
| -- | -- | -- |
[modifica] Gemellaggi
[modifica] Uffici giudiziari
- Ufficio del Giudice di pace, via Lungomare Bucalo.
[modifica] Altre informazioni amministrative
- Unione dei Comuni delle Valli joniche dei Peloritani, presso Palazzo della Cultura, Corso F. Crispi
[modifica] Sport
A Santa Teresa di Riva sono presenti tre squadre di calcio che militano nel campionato nazionale, si tratta di:
[modifica] Calcio
- A.S. Sportinsieme
- A.S. Sparagonà
- Santa Teresa Calcio
[modifica] Pallavolo
- Effevolley
[modifica] Tennis
- Tennis Club Junior S. Teresa di Riva
Per l'anno 2012, il T.C. Junior S. Teresa di Riva è presente in vari campionati a livello regionale: 3 squadre in serie D3 maschile, 1 squadra in serie D3 femminile, 1 squadra in OVER 45 maschile.
[modifica] Impianti sportivi
- Campo Sportivo di Calcio e Tennis, Via p. Giampietro Rigano, quartiere Bucalo.
- Palazzetto dello Sport (campo da Basket e Pallavolo), via Santi Spadaro, quartiere Bucalo.
[modifica] Curiosità
A Santa Teresa di Riva, nel 1991, sono state girate alcune scene del film comico di Roberto Benigni, Johnny Stecchino; la più celebre è quella famosissima girata nella locale area di servizio autostradale.
Nel 2007 sono state altresì girate alcune riprese in esterno della fiction "La vita rubata" telefilm prodotto dalla RAI – Radiotelevisione Italiana. Nei dintorni di Santa Teresa di Riva è interessante visitare il Parco Letterario Salvatore Quasimodo a Roccalumera ( solo 2 km . di distanza ) , dedicato al Premio Nobel per la lettaratura, originario di quella cittadina . Per informazioni si può visitare il sito www.parcoquasimodo.it. Nel mese di maggio 2012 è stato girato, in particolare nel quartiere Borgo Marino, il cortometraggio "Con un sorriso",incentrato sulla crisi economica e sui problemi del mondo lavorativo, diretto da Fabrizio Sergi con la sceneggiatura di Nino Ucchino: l'attore protagonista è stato Antonio Catania, noto attore di origine siciliana, che è stato ospite della cittadina per alcuni giorni. Gli altri attori sono stati scelti tra gli abitanti del luogo.
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
[modifica] Bibliografia
- E.Saitta-S.Raccuglia, Santa Teresa, 1895. (Riedizione a cura di G.Cavarra e S.Coglitore edita nel 2007)
- Giuseppe Caminiti, Storia di Santa Teresa di Riva. Ed. EDAS, 1996.
- Vincenzo Pugliatti, Santa Teresa di Riva fu una città Fenicia?. Pubbl. fuori commercio edita dalla Provincia di Messina.1985.
- sac. Paolo D'Agostino, Le tre chiese di Santa Teresa di Riva, Pubbl. fuori commercio. 1989.
- Santi Muscolino, Savoca, un forziere pieno di meraviglie. Ed. Maggioli, 1968.
- Santo Lombardo, La presenza ebraica nella Terra di Savoca e dintorni. Ed. dal Comune di Savoca. 2006.
- Santo Lombardo, Relazione sulle Vicende storico-amministrative di Savoca (1818-1948). Ed. dal Comune di Savoca. 1998.
- sac. Mario D'Amico, Palachorion. Ed. Giannotta. 1979.
- Giuseppe Cavarra, Argennum. Ed AKRON. 1991.
- Carmelo Ucchino, Le Valli d'Agrò, di Savoca e di Pagliara. Ed Antonello da Messina. 2008.
[modifica] Altri progetti
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