Santa Rosalia
| Santa Rosalia | |
|---|---|
|
Antoon Van Dyck, Santa Rosalia incoronata dagli angeli, Galleria di Palazzo Abatellis a Palermo
|
|
|
Vergine ed eremita |
|
| Nascita | 1128 |
| Morte | 4 settembre 1165 |
| Venerato da | Chiesa cattolica |
| Canonizzazione | 1630, da Papa Urbano VIII |
| Santuario principale | Santuario di Santa Rosalia, Palermo |
| Ricorrenza | 4 settembre (morte) e 15 luglio (ritrovamento delle reliquie) |
| Attributi | corona di rose, giglio, teschio |
| Patrono di | Palermo (insieme a Benedetto il Moro), Bivona (AG), Campofelice di Roccella (PA), Santo Stefano Quisquina (AG) |
Santa Rosalia Sinibaldi (Palermo, 1128 – Palermo, 4 settembre 1165) è venerata come santa vergine dalla Chiesa cattolica; secondo la tradizione, appartenne alla nobile famiglia dei Sinibaldi del XII secolo.
Indice |
[modifica] Biografia
| (LA)
« Ego Rosalia Sinibaldi Quisquinae Et Rosarum Domini Filia Amore D.ni Mei Iesu Christi In Hoc Antro Habitari Decrevi »
|
(IT)
« Io Rosalia di Sinibaldo, figlia del Signore della Quisquina e del Monte delle Rose, per amore del mio Signore Gesù Cristo, ho deciso di abitare in questa grotta »
|
|
(Iscrizione rinvenuta nella grotta della Quisquina)
|
|
Rosalia Sinibaldi (o di Sinibaldo) nasce a Palermo intorno al 1128. La tradizione narra che mentre il re Guglielmo II osservava il tramonto con sua moglie, la regina Margherita, una figura gli apparve dicendogli: «Guglielmo io ti annuncio che, per volere di Dio, nascerà nella casa di Sinibaldo tuo congiunto, una rosa senza spine.», per questo motivo pare che, poco tempo dopo, quando nacque alla bambina venne assegnato il nome Rosalia.
Suo padre, il conte Sinibaldo, signore della Quisquina e del monte delle Rose (attuali territori di Santo Stefano Quisquina e Bivona, siti in provincia di Agrigento), faceva discendere la sua famiglia da Carlo Magno. Sua madre Maria Guiscardi era a sua volta di nobili origini ed imparentata con la corte normanna. Da giovane visse in ricchezza presso la corte di re Ruggero, un giorno il conte Baldovino salvò il re Ruggero da un animale selvaggio che lo stava attaccando, il re volle ricambiarlo con un dono e Baldovino chiese in sposa Rosalia[1]. La ragazza, all'indomani dell'offerta si presentò alla corte con le bionde trecce tagliate declinando l'offerta preferendo abbracciare la fede.
Inizialmente la ragazza si rifugiò presso il monastero delle Basiliane a Palermo, ma ben presto anche quel luogo fu troppo stretto a causa delle continue visite dei genitori e del promesso sposo che cercavano di dissuaderla dal suo intento. Decise quindi di trovare rifugio presso una grotta nei possedimenti del padre, che aveva visitato da fanciulla, presso Bivona. La sua fama intanto si diffuse presto e la grotta divenne luogo di pellegrinaggio. Un giorno la grotta fu trovata vuota e successivamente si venne a sapere che aveva deciso di tornare a Palermo occupando una grotta sul Monte Pellegrino per sfuggire ai pellegrini e trovare un rifugio silenzioso. Ma anche lì ben presto la sua fama la rese celebre ed iniziarono i pellegrinaggi, il 4 settembre del 1165 venne trovata morta dai pellegrini[2][3][4][5].
[modifica] Il culto
Secondo la tradizione cattolica, nel 1624 salvò Palermo dalla peste e ne divenne la patrona, spodestando santa Cristina, santa Oliva, santa Ninfa e sant'Agata. Mentre infuriava una terribile epidemia arrivata in città da alcune navi provenienti da Tunisi (antica "Barbaria"), la santa apparve infatti in sogno ad un cacciatore (abitante dell'antico quartiere della "Panneria") indicandogli dove avrebbe potuto trovare i suoi resti in una spelonca del Monte Pellegrino, che portati in processione in città fermarono l'epidemia. Il culto della santa è tuttavia attestato da documenti (Codice di Costanza d'Altavilla depositato presso la Biblioteca Regionale di Palermo e antica tavola lignea che la rappresenta in veste di monaca basiliana ed oggi custodita presso il Museo Diocesano di Palermo) a partire dal 1196 ed era diffuso già nel XIII secolo (antichissimo altare a lei dedicato nella vecchia cattedrale rogeriana). Essendo infatti la Santa palermitana la sua memoria nel 1600 lasciava qualche residuo nelle litanie (si narra infatti che durante una delle processioni che invocavano i vari santi per liberare la città dal contagio, due diaconi pronunciassero il nome di Santa Rosalia contemporaneamente, segno che fece riaffiorare l'interesse in città per il suo culto "sopito"). La riscoperta del suo corpo glorioso sul Monte Pellegrino incastonato in un involucro di roccia cristallina ne sancì il definitivo e popolare patrocinio, ratificato a Roma sotto il pontificato di Urbano VIII Barberini.
Il culto è particolarmente vivo a Palermo, dove ogni anno, il 14 e il 15 luglio, si ripete il tradizionale "Festino" che culmina nello spettacolo pirotecnico del 14 notte e dalla processione in suo onore del 15. Il 4 settembre invece la tradizionale acchianata ("salita" in lingua siciliana) a Monte Pellegrino conduce i devoti al Santuario in circa un'ora di scalata a piedi.
Nella provincia di Palermo il culto è presente a Campofelice di Roccella, in quanto importato dal principe palermitano fondatore dell'abitato attuale nel 1699, mentre in altri centri delle Madonie se ne trovano invece solo scarse tracce. A Bisacquino, feudo dell'arcivescovo di Monreale il culto deriva da una reliquia della santa donata nel 1626 dall'arcivescovo di Palermo.
In Sicilia il culto è attestato inoltre a Bivona e a Santo Stefano Quisquina, dove secondo la tradizione la santa visse per qualche tempo in eremitaggio e dove fu probabilmente introdotto dai Chiaramonte, signori feudali delle due località nella seconda metà del XIV secolo. A Bivona le prime notizie documentate della chiesa e della confraternita di Santa Rosalia risalgono al 1494. La santa era particolarmente invocata, insieme a San Rocco contro la peste: durante le epidemie del 1575 e del 1624 i bambini battezzati con i nomi dei due santi furono la quasi totalità dei nati, come risulta documentato nei registri di battesimo.
Santa Rosalia è patrona anche di Santa Margherita Belice. Alessandro I Filangeri, signore di Santa Margherita, fece costruire la chiesa madre nella seconda metà del XVII secolo, dedicandola alla vergine Rosalia. Negli ultimi anni viene portato in processione, il 4 settembre, un busto della santa in argento con reliquiario, appartenente alla chiesa madre.
[modifica] Il culto a Bivona
| « V.R. di grazia mi scriva alcuna cosa a ciò si accendano di più alla divozione di questa Santa li cittadini nostri; alli quali viene scritto che nel tumolo dove si trovò la santa vi era scritto Rosalia Bivonesa » |
|
|
(Lettera di Padre Lanfranchi, rettore del Collegio dei Gesuiti di Bivona, in seguito al rinvenimento delle reliquie della santa sul Monte Pellegrino, 1624)
|
Il culto più antico di cui si abbia traccia risale al 1375 (o addirittura per alcune fonti al 1348 o 1245, data probabilmente erronea). In quel periodo in tutta la Sicilia - come in molti altri paesi europei - era scoppiata una grave pestilenza. Secondo tale culto santa Rosalia apparve ad una vergine di Bivona (o ad un uomo o a dei giurati) sopra un sasso, assicurando che se essi avessero costruito una chiesa in suo onore, proprio in quello stesso punto, la peste sarebbe miracolosamente cessata.
Secondo la tradizione, tuttavia, non si diede alcun credito all'evento e la peste continuava a mietere vittime. Fu solamente dopo la seconda apparizione, quella del 28 luglio 1246 (o 1349 o 1376), che la chiesa venne edificata. A Bivona la peste cessò non appena iniziarono i lavori per la costruzione dell'edificio sacro.
Ma c'è anche un'altra tradizione: quella che ha inizio nel 1648, in seguito alle rivelazioni (e alle visioni) di suor Maria Roccaforte, bivonese, nata nel 1597 e morta nel 1648, raccolte dal gesuita Francesco Sparacino[6]. La suora raccontò che Santa Rosalia in persona le narrò la propria vita, arricchita di particolari "fantasiosi": per esempio, narrò che Rosalia, guardandosi allo specchio, vedeva il volto sofferente di Gesù Cristo. Secondo quest'ultima tradizione, la santa, a vent'anni, nel 1149, dopo aver trascorso sette anni di eremitaggio nella grotta della Quisquina, essendo stata scoperta da alcuni abitanti del posto, si trasferì a Bivona, poiché essa faceva parte dei possedimenti paterni (Sinibaldi domini Quisquinae et Rosarum, signore della Quisquina e del Monte delle Rose, il monte che sovrasta Bivona). Rosalia, "signora della Terra di Bivona", visse in paese per cinque anni presso una grotta inserita all'interno di un bosco di querce, attraversato dal fiume Alba, lo stesso che tuttora trascorre nel sottosuolo, davanti la Chiesa di Santa Rosalia. Ma oggi di quel bosco è rimasto solo un ceppo della quercia dove la Santa era solita fermarsi per pregare e trovare rifugio: questo segno è visibile attraverso un'apertura con vetro posta vicino l'ingresso della Chiesa. In seguito venne trasportata, nuovamente dall'angelo, sul monte Pellegrino, a Palermo.
Il culto crebbe negli anni, e nella successiva ondata di peste del 1575-1576 la santa venne invocata nuovamente, e la quasi totalità dei nati venne battezzata col suo nome. Il 4 settembre 1624, pochi giorni dopo il ritrovamento della grotta della Quisquina, santa Rosalia fu proclamata patrona di Bivona. E nel 1909 così scrisse il bivonese Giovan Battista Sedita:
| « Che che se ne dica dei suoi natali a Palermo, della famiglia sua essere dei Sinibaldi da Palermo, pure Essa è gloria bivonese, che vale solamente a sorpassare ogni altro pregio di Bivona. Difatti Essa esplicò la sua vita d'anacoreta nelle montagne di Bivona, e più specialmente su quello della Quisquina allora appartenente a Bivona [...] » |
[modifica] Il fercolo o vara di Bivona
Nel 1601 il sacerdote bivonese Ruggero Valenti, all'età di 80 anni, scolpì l'artistico fercolo che ancora oggi il 4 settembre viene portato in processione[7][8][9]. La "Vara" di Santa Rosalia, conservata nell'omonima Chiesa di Bivona, è un capolavoro di arte tardomanierista e di scultura lignea siciliana del '600.
[modifica] Il culto a Palermo
La leggenda del ritrovamento miracoloso delle spoglie di Rosalia è una tipica storia edificante; al passaggio delle reliquie una pestilenza cessa miracolosamente, al che i palermitani per riconoscenza scelgono a Santuzza come seconda protettrice della città (dopo santa Cristina), dedicandole u fistinu (il festino) che si celebra dall'11 al 15 luglio con un carro trionfale, introdotto nel 1686, e un corteo storico in costumi seicenteschi. I festeggiamenti sono aperti alla mattina presto da un'alborata. Il pittore Jean Houel nel 1776 nel descriverlo così lo definisce: «È un'arca di trionfo mobile che porta una grandissima quantità di musici e la cui base è come una conca, portata su quattro ruote. Nel mezzo il simulacro della giovane con splendido abito, sospesa su di una nuvola e circondata di raggi di gloria».
Nel 1896 Pitrè descrive la figura della santa coronata di rose su un carro a vascello «a candelora verticale» e ci ha lasciato nel suo volume Feste patronali questa bellissima descrizione dell'urna con le reliquie e i particolari della suggestiva processione:
| « Già fin dal secolo scorso i viaggiatori più illustri ebbero a notare che in tre, quattro, cinque giorni di spettacoli in occasione delle onoranze a santa Rosalia, solo uno ve n'era religioso, l'ultimo. Ma il fatto non è unico né raro nella storia delle feste patronali dei paesi cattolici: e in quelle della patrona di Palermo v'è pure qualche cosa che la ricorda anche negli spettacoli che sono o paiono mondani, come oggi si dice, o pagani, come si diceva fino a ieri. Il carro stesso che cosa è se non l'apoteosi della Santa, la cui figura dal braccio disteso e della mano aperta in atteggiamento solenne di benevolenza accenna a difesa, a sostegno, a protezione della città? Tutto il giorno è un viavai di devoti al Duomo a rendere omaggi alla santa. Nelle ore meridiane però le Compagnie della Pace, della Carità, dei Bianchi e di Sant'Elena e Costantino (già di San Tommaso), una volta ciascuna per sé, ora tutte insieme, vanno pubblicamente ad offrire la cera di uso e gli ossequi delle loro confraternite; mentre nella cappella della santa si celebra per loro e dal loro cappellano la messa. "La processione delle reliquie di S. Rosalia è l'ultima delle feste," e vi prendon parte le confraternite, il Ccapitolo, l'Arcivescovato, la Giunta Comunale quando non se l'abbia a disdoro, ed una volta anche le corporazioni religiose tutte. E dico tutte, perché era questo un dovere al quale nessuna poteva sottrarsi trattandosi della Patrona della città; mentre, secondo le consuetudini locali o generali, alle frequenti processioni d'un santo o d'una santa d'un ordine religioso o d'un altro, solo alcune comunità intervenivano o si facevan rappresentare da pochi frati. In mezzo a queste diverse comunità di tanto in tanto si conducevano ceri ed obelischi raffiguranti i più notevoli avvenimenti della vita di S. Rosalia, o fatti biblici allusivi alle virtù di Lei. E poiché si festeggia la Patrona, non devono mancare le bare con le immagini degli altri santi, "le eccelse superbe moli e macchine piramidali, che formano la meraviglia degli stranieri, le quali precedono l'urna della Santa o Santuzza, come antonomasticamente la si appella. Questa processione delle bare o barelle è uno spettacolo che chiama molto popolino" » |
Dal 1972 per iniziativa del Comune l'architetto Rodo Santoro ha riprodotto il carro settecentesco e la "Santuzza" continua – tra storia e leggenda – a raccogliere la devozione dei Palermitani e l'ammirazione dei turisti per la spettacolarità della festa.
La sera del 14 luglio la processione parte dal Palazzo reale e si snoda lungo l'antico Cassaro fino a mare, fermandosi dinanzi la Cattedrale e ai Quattro Canti, punto in cui il sindaco della città sale sul carro e depone dei fiori ai piedi della santa, gridando: «Viva Palermo e Santa Rosalia». Non appena la processione arriva al Foro Italico hanno inizio i fuochi d'artificio che durano fino a tarda notte.
[modifica] Il festino di Santa Rosalia
| Per approfondire, vedi la voce Festa di Santa Rosalia. |
[modifica] Il culto a Centuripe
Santa Rosalia è la prima patrona di Centuripe (Enna) dove, secondo quanto scrive lo storico locale Ansaldi, il culto venne introdotto dai padri Agostiniani riformati della congregazione centuripina, che nel 1681 richiesero una reliquia della vergine palermitana ed ottenutala la cominciarono ad esporre alla venerazione dei fedeli.
Ben presto nel popolo si accese una fervente devozione verso la santa così, dopo averne fatto scolpire un simulacro, lo iniziò a condurre, insieme alla reliquia, su di un sontuoso fercolo ligneo per le vie della nascente cittadina . Non contenti di ciò i centuripini scelsero Rosalia come loro patrona e protettrice. Il 23 aprile 1696, tre anni dopo il terribile terremoto che sconvolse e distrusse la Sicilia orientale, tramite il sig. Vincenzo Vallone della Compagnia di Gesù, giunse alla chiesa Madre della città una seconda reliquia di santa Rosalia.
In realtà la devozione del popolo centuripino nei confronti della vergine palermitana precede l'arrivo delle sue reliquie in città. Dagli archivi parrocchiali infatti è recentemente emerso che tutte le bambine nate nel 1625, l'anno successivo al miracolo della peste a Palermo, furono battezzate col nome di Rosalia.
Inizialmente la festa di santa Rosalia veniva celebrata il martedì di pasqua, oggi invece la santa patrona è onorata solennemente il 15 ed 16 settembre di ogni anno.
[modifica] Il culto a Pegli
Santa Rosalia è anche patrona di Pegli (Genova), dove dal 1656, alcune reliquie della Santa furono portate direttamente da Palermo per contrastare l'epidemia di peste che stava sconvolgendo, come il resto del paese, anche quel borgo di pescatori (a Pegli si contarono 334 vittime). Il miracolo avvenne anche lì, e da allora la Santa è venerata come patrona della cittadina. Ad autorizzare il trasferimento delle reliquie, ancora oggi custodite nella chiesa Parrocchiale di S. Martino e Benedetto di Pegli, fu il Vescovo di Palermo Cardinale Giannettino Doria (1573-1642), figlio di Giovanni Andrea Doria, proprietario della Villa in Pegli ed erede del grande Ammiraglio Andrea Doria. Successivamente, sul finire del XIX secolo, la Santa è venerata con grande devozione dal pegliese Papa Benedetto XV (1854-1922). Ancora oggi, il 4 settembre la Santa viene festeggiata a Pegli con solenne processione per le vie della cittadina (rassegna immagini: Processione S. Rosalia a Pegli ).
[modifica] Note
- ^ La storia della patrona festedisicilia.it
- ^ La vita di santa Rosalia palermoweb.com
- ^ Santa Rosalia santibeati.it
- ^ Storia di Santa Rosalia palermoweb.com
- ^ La storia di Santa Rosalia patrona di Palermo siciliaonline.it
- ^ Autore di una biografia su santa Rosalia.
- ^ Santa Rosalia a Bivona
- ^ Santa Rosalia
- ^ culto di Santa Rosalia a bivona
[modifica] Bibliografia
- Sara Cabibbo, Santa Rosalia tra cielo e terra, Palermo, Sellerio Editore, 2004
- Paolo Collura, Santa Rosalia nella storia e nell‘arte, Palermo, 1977
- Santa Rosalia nelle arti decorative, a cura di Maria Concetta Di Natale ; introduzione di Antonino Buttitta ; con contributi di Paolo Collura e Maria Clara Ruggieri Tricoli, Palermo, 1991
- Rosalia Sinibaldi da nobile a santa, a cura di Maria Concetta Di Natale, Palermo, 1994
- Il Seicento e il primo Festino di Santa Rosalia, a cura di Eliana Calandra, Palermo, 1996
- Salvatore Tornatore, Il culto di Santa Rosalia a Bivona, la chiesa e il fercolo, Bivona 2009
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Santa Rosalia
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Santa Rosalia, da Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi, SantieBeati.it