Santa Rita (Torino)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Santa Rita
Santaritatorino.jpg
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Piemonte
Provincia stemma Torino
Città Torino-Stemma.png Torino
Circoscrizione Circoscrizione 2
CAP 10136 e 10137
Superficie 3,57 km²
Abitanti 58 509 ab. (2008)
Densità 16 389,08 ab./km²
Patrono santa Rita
Giorno festivo 22 maggio

Santa Rita è un quartiere della zona sud-ovest della città che fa parte della Circoscrizione 2 di Torino, e che prende il nome dalla chiesa dedicata a Santa Rita da Cascia, costruita al centro del quartiere nella prima metà del XX secolo.

È delimitato:

  • a nord da corso Rosselli
  • a ovest da corso Siracusa
  • a est da corso Unione Sovietica
  • a sud da corso Cosenza

È una zona storica sviluppatasi principalmente negli anni '60 e '70, con il grande afflusso di immigrazione meridionale. Attualmente è una zona residenziale e ricca di esercizi pubblici.

A Santa Rita sono situati lo Stadio Olimpico e il Palasport Olimpico, progettati in occasione dei XX Giochi olimpici invernali. A questi si aggiungono due parchi, il Rignon e Piazza d'Armi, situato nei pressi dello stadio, vicino al quale è situato anche il mercato rionale.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Le origini agricole

L'attuale territorio di Santa Rita era diviso in grandi tenute agricole che subirono un frazionamento a partire dal XV secolo, periodo in cui vennero costruite numerose cascine. Gli edifici rurali, circondati da campi coltivati e dalle bealere, i canali di irrigazione, erano collegati con la città da due assi stradali: lo stradone di Stupinigi (attuale corso Unione Sovietica) e la strada di Orbassano (attuale corso Orbassano)[1]. La definitiva fisionomia agricola dell'area si stabilizzò nel XVII secolo: a quest'epoca risalgono le cascine ancora presenti come il Giaione, attuale sede della circoscrizione 2, la villa Amoretti e la Grangia. Quest'ultima, il cui nucleo originale risaliva al medioevo, risultò attiva fino agli anni '80[2] prima di essere demolita nel 2001[3].

[modifica] Assedio del 1706

Durante l'assedio di Torino la zona era compresa tra le due linee di controvallazione e circonvallazione dell'esercito francese. L'area fu scelta dal duca de la Feuillade, uno dei generali, come centro di comando. La cascina Olivero (in parte ancora visibile in corso Siracusa angolo via Arbe) ospitava il quartier generale vero e proprio del duca; la già citata Grangia, all'epoca ancora munita delle mura medievali, fu destinata a fureria mentre la Martiniana (sul cui sito sorge la Centrale del latte di via Filadelfia) fu trasformata in forno per il pane. Tutti gli edifici furono uniti con opere di fortificazione (mura e valli) e collegate con un sistema di trincee.[4]

[modifica] Il Novecento

Il tradizionale impianto agricolo rimase pressoché intatto fino ai primi del Novecento, quando furono costruiti i primi edifici al di fuori della cinta daziaria: lo sviluppo urbano venne fissato intorno alle barriere doganali di Orbassano e Stupinigi e alle relative direttrici stradali, secondo i piani regolatori del 1887, del 1901 e del 1908[5]. Le case popolari di via Tripoli 71-75 sorsero tra il 1908 e il 1912[6], mentre nel 1913 sorse nelle vicinanze la scuola elementare Mazzini, in stile liberty[7]. Negli stessi anni si era sviluppato il nuovo polo militare attorno alla nuova piazza d'Armi, ceduta dal comune all'esercito nel 1906. Il 5 luglio 1914 venne inaugurato il nuovo ospedale militare "Alessando Riberi", terminato nell'autunno del 1913 dopo oltre sette anni di lavori. Occupava un'area di 85000 m2 e fu considerato uno dei migliori esempi di edilizia ospedaliera del tempo[8] e un "prodigio di modernità"[9]

[modifica] Il Santuario

Facciata della chiesa di Santa Rita a Torino.

Nel 1916 il giovane don Giovanni Baloire, militare nel corpo di Sanità, si trovava aquartierato nella scuola elementare Mazzini, presso il nuovo ospedale militare, ed ebbe modo di osservare il nuovo quartiere in espansione. Finita la guerra, fu nominato nel 1919 vice-parroco nella parrocchia di San Secondo a Torino, dove era già presente un culto di Santa Rita da Cascia, santificata da papa Leone XII meno di un ventennio prima. Baloire insistette per titolarle un santuario presso questa area, perché le allora chiese di Crocetta e di Lingotto erano troppo lontane per gli abitanti delle poche case e delle cascine della zona[10]. Con l'appoggio di monsignor Pinardi, parroco di S. Secondo, il sostegno e il sostanzioso aiuto dei devoti della Compagnia di Santa Rita, il progetto venne approvato dal vescovo nel 1925. Il comune di Torino concedette un'area prima di 5000 e poi di 10000 m2 prospiciente la piazza che con delibera dell'11 aprile 1928 sarà ufficialmente intitolata a Santa Rita da Cascia. I lavori cominciarono il 19 maggio 1927 e terminarano nel 1933 con la costruzione del campanile[11]. L'intera chiesa, completa degli arredi interni e dell'organo, sarà ufficialmente consacrata solo l'11 maggio 1957[12]. L'autore del progetto, in stile neo-gotico francese, era l'architetto salesiano Giulio Valotti, già celebre per la progettazione della chiesa di Gesù Adolescente in Torino, il santuario del Selvaggio a Giaveno, numerosi istituti salesiani in Italia, e l'ampliamento della basilica di Maria Ausiliatrice e dell'Oratorio Valdocco di Torino.

[modifica] Il boom edilizio e demografico (1958-1985)

Illuminazione di via Tripoli realizzata da Guido Chiarelli negli anni '60

A partire dal dopoguerra la popolazione cominciò a crescere rapidamente per l'immigrazione dalle campagne, dal sud Italia ma anche dalle zone centrali della città. Nel 1961 si registrò un aumento del 223% rispetto ai dieci anni precedenti: gli abitanti passarono da 23.000 a 74.000[13]. Il ritmo costruttivo si accentuò ancora di più negli anni seguenti, anche in conseguenza della legge sulle case popolari n. 167 del 1962. Tra il 1963 e il 1968 il quartiere crebbe disordinatamente, evidenziando carenze di servizi per l'enorme popolazione residente. Nel 1970 si toccarono i 104.191 residenti, con soli tre mercati e nessun ospedale; anche scuole, servizi sociali e sanitari, aree verdi erano insufficienti[14][15][16]. Nel 1972 sorse il primo comitato di quartiere, con funzioni consultive.[17]. Nel 1985, quando Santa Rita fu unito a Mirafiori Nord per formare la circoscrizione amministrativa 2, nel quartiere c'erano ancora 80.000 abitanti.[18]


[modifica] Oggi

Ogni sera del 22 maggio, ricorrenza della Santa, si svolge la tradizionale processione per le vie del quartiere. La piazza del Santuario domina una zona ricca di negozi e il mercato rionale di Corso Sebastopoli.

[modifica] Monumenti e luoghi di interesse

[modifica] Cascina Giaione

Particolare della torre colombaria della cascina Giaione
Cascina Giaione: la corte centrale

Di origine seicentesca, ospita attualmente la sede della Circoscrizione 2, alcuni servizi comunali decentrati, un ufficio postale e una biblioteca civica. La cascina compare già nelle carte dell'assedio del 1706: il nome Giaione potrebbe derivare dal piemontese giairon (ghiaia grossa, ciottolo), dal momento che anticamente in quel sito era presente una cava[19]. L'aspetto attuale deriva da un rifacimento del 1780. Le tre maniche originarie ospitavano gli alloggi padronali e per i fittavoli, i fienili e le stalle. La particolare torretta, perfettamente conservata, era l'antica colombaia. Nel sottuosuolo era presente invece la ghiacciaia[20]. L'architetto Amedeo Grossi, la descriveva così nel 1790:

« IL GIAJONE cascine simultenenti dell'Illustrissimo signor Conte Giuseppe Martin Montù Beccaria situate lungo la stradetta del Gerbo, e della strada d'Orbassano in distanza di miglia due da Torino. L'edificio di dette cascine formante tre maniche, due delle quali sono lunghe trenta trabucchi circa, fabbricato tutto di nuovo da pochi anni, è uno dei singolari edificj, che vi sono sul territorio di Torino, che gareggia co' migliori di que' contorni: comode sono le abitazioni pegli affittajuoli, e bovari, grandiose le stalle tutto a volto, ed i granaj, tuttochè posti al secondo piano, vi si ha nondimeno l'accesso con le bestie per via di comode rampe: in dette cascine sono impiegati continuamente sei paia di buoi, essendo composte di 180 giornate. »
(Amedeo Grossi, Guida alle cascine e vigne del territorio di Torino e suoi contorni[21])

Ospitò tra XIX e XX secolo l'allevamento della Società Torinese Cavalli, mentre nel secondo dopoguerra vi trovarono posto depositi di rottami, abitazioni e piccole officine. Abbandonata e degradata, fu ristrutturata negli anni '70 dal comune di Torino che la destinò agli usi attuali[22]

[modifica] Villa Amoretti e Parco Rignon

Villa Amoretti.

Costruita nel 1760, fu acquistata dal comune il 20 ottobre 1970 insieme al parco che la circondava e trasformata in biblioteca civica. Nel 2004 è stato aggiunto un nuovo padiglione sul retro della villa per ospitare la nuova sede della biblioteca. Nel 1650 era ancora una semplice cascina, quando l'acquistò Giambattista Amoretti, giovane prete ligure divenuto poi elemosiniere e diplomatico presso la corte ducale di Carlo Emanuele II. La villa attuale fu edificata dal nipote Giambattista di Osasio. Carlo, ultimo marchese di Osasio, ebbe una sola figlia, che morì nel 1807 lasciando la villa in eredità ai Guasco di Castelletto, famiglia della madre, e infine passò ai Provana di Collegno. Pochi anni dopo la villa fu acquistata dai conti Rignon. Il conte Vittorio Rignon, proprietario unico nel 1899, la fece ristrutturare: abbatté i rustici a lato della villa, fece ingrandire il parco e costruire le nuove scuderie e l'arancera.[23].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Parco Rignon.

[modifica] Parco Cavalieri di Vittorio Veneto

Piazza d'Armi: la torre Maratona e il laghetto. Sullo sfondo lo stadio Olimpico

Il parco, popolarmente noto come Piazza d'Armi, fu effettivamente utilizzato a tale scopo dall'esercito dal 1906 fino alla fine degli anni '60. Ospitò, dal 1959 al 1971, anche l'eliporto "Aldo Cavallo"[24]. Il comune acquistò due terzi del vasto terreno compreso tra corso IV novembre, corso Sebastopoli, corso Galileo Ferraris e corso Lepanto per farne un grande parco pubblico di circa 220000 m2. Fu inaugurato nel 1973[25]. Lo spezzone centrale rimase di proprietà del demanio e attualmente ospita strutture sportive dell'esercito. La parte sud è stata radicalmente trasformata in occasione delle Olimpiadi del 2006, con la creazione di una piazza pedonale di 20000 m2 al posto del viale alberato di corso Sebastopoli e di uno specchio d'acqua in asse con la Torre Maratona. È presente anche un'oasi naturalistica con laghetto e canneto, dove nidificano varie specie di uccelli.

[modifica] Istituto di Riposo per la Vecchiaia

Il grande edificio, conosciuto anche come i Poveri Vecchi, fu progettato da Crescentino Caselli, allievo di Alessandro Antonelli, e costruito tra il 1881 e il 1887. Era destinato ad ospitare poveri e malati dell'Ospizio Generalissimo di Carità (ribattezzato nel 1942 Regio Istituto di Riposo per la Vecchiaia) dall'ormai inadeguata sede di Palazzo degli Stemmi. È costituito da un corpo centrale e quattro padiglioni: la struttura è di muratura e tiranti metallici a volte, con una copertura di laterizi incombustibili. La facciata misura 351,5 m e l'intera struttura occupa un'area di 25000 m2. Inizialmente poteva ospitare fino a 1800 assistiti. Attualmente la parte sud dell'edificio ospita una residenza per anziani, mentre le due ali nord sono la sede di parte della Facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Torino e del Centro di Calcolo C.S.I.[26]

[modifica] Impianti sportivi

[modifica] Note

  1. ^ Santa Rita, op. cit., p. 41
  2. ^ Ottantamila abitanti. Santa Rita è quasi una città, «Stampa Sera» 17 ottobre 1984, 17
  3. ^ cfr. delibera del 13 dicembre 1999 http://www.comune.torino.it/delibere/1999/1999_09480.html
  4. ^ Santa Rita, op. cit., p. 35
  5. ^ Giovanni Maria Lupo, Le barriere e la cinta daziaria, in (a cura di Umberto Levra) Storia di Torino 7 - Da capitale politica a capitale industriale (1864-1915), Torino, Giulio Einaudi editore, 2001, pp. 310-315, ISBN 88-06-15771-X
  6. ^ Santa Rita, op. cit., p. 24
  7. ^ Santa Rita, op. cit., p. 106
  8. ^ Santarita, op. cit., pp. 100-101
  9. ^ Come è sorto e come funziona il nuovo grande Ospedale Militare «La Stampa», 10 luglio 1914, 5
  10. ^ Santa Rita, op. cit., pp. 67-68
  11. ^ Santa Rita, op. cit., pp. 68-71
  12. ^ Santa Rita, op. cit., p. 72
  13. ^ "Boom" edilizio a Torino quartiere per quartiere «La Stampa», 12 maggio 1962, 2
  14. ^ Santa Rita: case e ancora case «Stampa Sera», 15 dicembre 1970, 7
  15. ^ Nel quartiere di Santa Rita centomila abitanti in 50 anni «Stampa Sera», 17 gennaio 1974, 6
  16. ^ I centomila di Santa Rita «Stampa Sera» 13 gennaio 1977, 10
  17. ^ Nascono i consigli di quartiere per i molti problemi della città «la Stampa» 12 gennaio 1972, 5
  18. ^ Santa Rita ora "esplode" Mirafiori è ottimista «Stampa Sera», 25 maggio 1985, 17
  19. ^ Giancarlo Libert, Cascine e territorio ai confini della Città. Roccafranca e Pozzo Strada dall'Assedio del 1706 ai giorni nostri, Associazione Amici degli Archivi Piemontesi, Torino, 2006, p. 88, nota 120.
  20. ^ Santa Rita, op. cit., pp. 48-49
  21. ^ Opera pubblicata a Torino nel 1790. Tomo I, p. 73
  22. ^ Libert, op. cit., p.90
  23. ^ Santa Rita, op. cit., pp. 53-56
  24. ^ Finalmente si fa l'eliporto a Torino «Stampa Sera», 16 luglio 1958, 2
  25. ^ Così sarà il grande parco di piazza d'Armi su cui potranno correre i bambini «la Stampa», 23 giugno 1973, 5
  26. ^ Santa Rita op. cit. pp. 98-99

[modifica] Bibliografia

  • Enrico Bonasso; Maria Clotilde Fagnola; Giancarlo Libert; Bartolomeo Paolino, Santa Rita. Un santuario e un quartiere torinese , Torino, Associazione Nostre Origini, 2008.
  • Amedeo Grossi, Guida alle vigne e cascine del territorio di Torino e suoi contorni , Torino, 1790.
  • Giancarlo Libert, Cascine e territorio ai confini della Città. Roccafranca e Pozzo Strada dall'Assedio del 1706 ai giorni nostri , Torino, Associazione Amici degli Archivi Piemontesi, 2006.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Torino Portale Torino: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Torino
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Altre lingue