Roberto Ardigò
Roberto Ardigò (Casteldidone, 28 gennaio 1828 – Mantova, 19 settembre 1920) è stato uno psicologo, filosofo e pedagogista italiano.
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[modifica] Biografia
Considerato il più sistematico dei positivisti italiani, costruì un sistema che corrispondeva alle idee del positivismo europeo, senza però suffragarle con autentica cultura scientifica.
Frequentò il seminario di Mantova, dove venne ordinato sacerdote nel 1851 e iniziò a insegnare nel locale liceo nel 1856, dove nel 1866 ebbe la cattedra di filosofia: intanto nel 1863 veniva nominato canonico della locale cattedrale.
Smise l'abito ecclesiastico nel 1871.
Insegnò storia della filosofia all'Università di Padova per 28 anni dal 1881. Considerato tra i padri della psicologia italiana per aver promosso una concezione scientifica della psicologia, concepì una complessa teoria della percezione e del pensiero che non ebbe dimostrazione sperimentale. Nel 1870 pubblicò La psicologia come scienza positiva e nel 1876 tentò di istituire presso il Liceo di Mantova un Gabinetto per le ricerche psicologiche.
Morì suicida all'età di 92 anni.
| « (Mantova) (in una pergamena). Indagatore sapiente dei fenomeni del pensiero e del sentimento. Assertore impavido della naturale formazione e dell'unità molteplice della vita. La Società magistrale Mantovana, col plauso degl'insegnanti elementari d'Italia, della Società filosofica dei professori di Morale e di Pedagogia, festeggiando l'ottantesimo compleanno del Maestro sublime, augura con fervidi voti che la nuova generazione cresca degna di lui nel culto della scienza, nell'apostolato della verità. » | |
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(Epigrafe di Mario Rapisardi)
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[modifica] Pensiero
I suoi contributi nell'ambito delle scienze sono importanti per l'impostazione generale. Interessanti sono le sue idee sull'evoluzione intesa come passaggio dall'indistinto al distinto, ma anche condizionata dal caso e caratterizzata dal ritmo. Non tutto dunque è lineare e meccanico.
Ardigò insistette sulla necessità di una psicologia ed una pedagogia scientifiche, soffermandosi sul ruolo delle abitudini. L'educazione infatti sul piano naturale può essere ricondotta all'acquisizione di comportamenti sedimentati e certi; questo significa il passaggio da una pedagogia metafisica ed astratta ad una pedagogia intesa come scienza dell'educazione.
Egli dice:
| « la pedagogia è la scienza dell'educazione, per questo l'uomo può acquisire le abitudini di persona civile, di buon cittadino. » |
Per Ardigò dunque non tutte le abitudini sono educative. Dal punto di vista didattico privilegiò l'intuizione, il metodo oggettivo, la lezione delle cose, il passaggio dal noto all'ignoto, insegnando poche cose alla volta, ritornando più volte sulle cose spiegate e facendo continue applicazioni di teorie e casi nuovi. Egli rivalutò la funzione del gioco, il quale permette al bambino l'occasione di vedere e toccare gli oggetti, riconoscerne le proprietà e le somiglianze, favorendo lo sviluppo fisico, il quale va d'accordo con quello mentale. Proprio in riferimento al gioco, Ardigò criticò le idee di Frobel.
Il problema di Ardigò fu quello di coniugare la formazione di giuste abitudini con la libertà e l'autonomia propugnata dai Giardini d'infanzia di Frobel.
[modifica] Opere
- Discorso su Pietro Pomponazzi, 1869.
- La psicologia come scienza positiva, 1870
- La formazione naturale nel fatto del sistema solare, 1877.
- Sociologia, 1879.
- Il fatto psicologico della percezione, 1882.
- La morale dei positivisti, 1889.
- Il vero, 1891.
- Scienza dell'educazione, 1893.
- La ragione, 1894.
- L'unità della coscienza, 1898
[modifica] Bibliografia
- Questo testo proviene in parte, o integralmente, dalla relativa voce del progetto Mille anni di scienza in Italia, opera dell'Istituto Museo di Storia della Scienza di Firenze (home page), rilasciata sotto licenza Creative Commons CC-BY-3.0
- Davide Poggi, La coscienza e il meccanesimo interiore. Francesco Bonatelli, Roberto Ardigò e Giuseppe Zamboni, Padova, Poligrafo 2002. ISBN 978-88-7115-568-5
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikisource contiene opere originali di Roberto Ardigò
Wikisource contiene inoltre un testo di Mario Rapisardi del 1908: Per le onoranze a Roberto Ardigò
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