Rivolta della Gancia
La rivolta della Gancia è un episodio del Risorgimento italiano che si colloca nell'ambito dei moti che interessarono la Sicilia prima e durante la spedizione dei Mille nel 1860.
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[modifica] Antefatto
Già il 3 aprile 1860, le colline del distretto di Palermo furono scenario di un primo episodio rivoluzionario. A Boccadifalco, infatti, sulle alture del versante che affaccia sulla valle di Badia, alcune bande armate fronteggiarono due compagnie del 9º battaglione del Real Esercito delle Due Sicilie. Dopo non poca resistenza, i rivoltosi furono sconfitti e dispersi[1].
La fiamma della rivolta, però, si accese in città, a Palermo, il 4 aprile, con un nuovo episodio rivoluzionario, anch'esso subito represso, che ebbe tra i protagonisti, sul campo, Francesco Riso e, lontano dalla scena, Francesco Crispi, che coordinò l'azione dei rivoltosi da Genova.
[modifica] La rivolta
Quale centro delle operazioni fu scelto un convento di frati minori Osservanti, il Convento della Gancia, dove il Riso, da qualche tempo, aveva cominciato, con l'appoggio dei religiosi, ad ammassare armi e munizioni[1]. Nella notte tra il 3 e il 4 aprile, i rivoltosi, una sessantina circa, si introdussero nel convento, dove attesero il mattino per dare inizio all'insurrezione. Alle 5, infatti, il suono a stormo delle campane della chiesa, che avrebbe dovuto fungere da segnale anche per i gruppi armati appostati sulle montagne, diede avvio ai primi colpi d'arma da fuoco[1]. Il capo della polizia di Palermo, Salvatore Maniscalco, non si fece, però, trovare impreparato. Egli, infatti, informato il giorno prima da uno dei frati, Padre Michele da Sant'Antonino, aveva fatto appostare i militari borbonici del 6º Reggimento di linea nei pressi del convento. I soldati penetrarono nel convento soffocando sul nascere l'insurrezione: tra i rivoltosi si contarono 20 vittime, tra cui un frate. Francesco Riso, ferito, morì in ospedale. Altri 13 uomini furono tratti in arresto. Nei giorni successivi, in città, si fecero preoccupanti le avvisaglie di una nuova sollevazione e ciò contribuì a rendere esemplare la sentenza per i rivoltosi della Gancia: sarebbero stati condannati alla fucilazione come monito[1]. Nonostante tutto, l'episodio della Gancia diede il via ad una serie di manifestazioni ed insurrezioni[1] che interessarono in particolar modo l'entroterra siciliano.
[modifica] La fuciliazione
Tredici furono le vittime della fucilazione avvenuta a Palermo presso l'attuale Piazza XIII Vittime (14 aprile 1860):
- Andrea Cuffaro (anni 63)
- Giovanni Riso (anni 58)
- Pietro Vassallo (anni 40)
- Cono Cangeri (anni 34)
- Nicolò Di Lorenzo (anni 32)
- Domenico Cucinotta (anni 31)
- Sebastiano Cammarone (anni 30)
- Liborio Vallone (anni 30)
- Giuseppe Teresi (anni 28)
- Calogero Villamanca (anni 24)
- Francesco Ventimiglia (anni 18)
- Michele Fanara (anni 15)
- Gaetano Calandra (anni ?)
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Giuseppe Buttà, Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta, Brindisi, Edizioni Trabant, 2009. ISBN 978-88-96576-09-0