Rivolta del sette e mezzo

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Rivolta del sette e mezzo
Data 16 - 22 settembre 1866
Luogo Provincia di Palermo
Esito Vittoria delle truppe dell'esercito regolare
Schieramenti
bandiera Regno d'Italia Ribelli palermitani
Comandanti
Raffaele Cadorna Sconosciuti
Effettivi
40.000 35.000
Perdite
Almeno 233 morti Almeno 1.000 tra morti e giustiziati
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Rivolta del sette e mezzo fu la sollevazione popolare avvenuta a Palermo dal 16 al 22 settembre 1866. Chiamata del "sette e mezzo" perché durò sette giorni e mezzo nel contesto storico delle sommosse popolari e guerriglia del Sud Italia.

Indice

[modifica] Cause

Fu una violenta dimostrazione antigovernativa, avvenuta al termine della terza guerra di indipendenza, organizzata da ex garibaldini (che si erano uniti ai Mille dopo lo sbarco) delusi, reduci dell'esercito meridionale, partigiani borbonici e repubblicani, che insieme formarono una giunta comunale.[1]

Tra le cause: la crescente miseria della popolazione, il colera e le sue 53 000 vittime, l'integralismo dei funzionari statali, che consideravano "quasi barbari i palermitani",[2] le pesanti misure poliziesche e vessatori balzelli introdotti.

[modifica] La rivolta

Migliaia di persone insorsero, anche armati, provenienti anche dai paesi vicini. Quasi 4.000 rivoltosi assalirono prefettura e questura, uccidendo l'ispettore generale del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. La città restò in mano agli insorti e la rivolta si estese nei giorni seguenti anche nei paesi limitrofi, come Monreale e Misilmeri: fu stimato che in totale gli insorti armati fossero circa 35.000 in provincia di Palermo. Negli scontri di quei giorni persero la vita ventuno carabinieri e dieci guardie di pubblica sicurezza. Palermo per sette giorni rimase così in mano ai rivoltosi.

[modifica] Reazione governativa

Il governo italiano decise di proclamare lo stato d'assedio e ad adottare contro il popolo palermitano una dura repressione, con rappresaglie, persecuzioni, torture e violenze.[3]

Dovette intervenire l'esercito comandato da Raffaele Cadorna, mentre le navi della Regia Marina e quelle inglesi bombardarono la città. Dopo lo sbarco dei fanti di marina del Reggimento San Marco per sedare la rivolta, molti dei rivoltosi furono arsi vivi, combattendo casa per casa e distruggendo Palermo, che fu riconquistata da circa 40.000 soldati. Alla fine furono oltre 200 le perdite militari e oltre mille i civili passati per le armi.[4]

[modifica] Nella letteratura

Giuseppe Maggiore dedicò un suo romanzo storico, Sette e mezzo, a questa vicenda;[5] essa è inoltre citata nell'incipit dell'opera Biografia del figlio cambiato di Andrea Camilleri.[6]

[modifica] Note

  1. ^ 1866, la rivolta del “Sette e Mezzo”. URL consultato il 12-10-2010.
  2. ^ Paolo Alatri, Lotte politiche in Sicilia, Torino 1954
  3. ^ Le sette giornate di Palermo su eleaml.org. URL consultato il 12-10-2010.
  4. ^ La Rivolta del Sette e Mezzo. URL consultato il 12-10-2010.
  5. ^ Dal sito Flaccovio
  6. ^ Biografia del figlio cambiato su wuz.it. URL consultato il 13-10-2010.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni


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