Maccheroni
| MACCHERONI | |
|---|---|
| Origini | |
| Luogo d'origine | |
| Regioni | Lazio Campania |
| Zona di produzione | tutta Italia |
| Dettagli | |
| Categoria | primo piatto |
| Riconoscimento | P.A.T. |
| Settore | pasta |
I maccheroni sono un tipo di pasta alimentare ottenuta mescolando semola di grano duro e acqua. A volte all'impasto sono aggiunti peperoncino, spinaci o inchiostro di seppia per conferire rispettivamente una colorazione rossa, verde o nera. Esiste anche una versione all'uovo, ottenuta aggiungendo uova all'impasto.
Indice |
[modifica] Significato
Con il termine "maccheroni" ci si riferisce normalmente a un generico tipo di pastasciutta "corta" di forma tubolare, internamente vuota perché s'impregni meglio del sugo con cui viene accompagnata, e di dimensioni varie (in genere la lunghezza è di circa 6 cm).
Va tuttavia precisato che questo tipo di pasta viene talvolta utilizzato anche per le minestre in brodo e che in alcune regioni il termine può indicare forme di pasta completamente diverse: così, ad esempio, i classici maccheroni alla chitarra abruzzesi (chiamati anche caratelle) o i maccheroni crioli (o cirioli) del Molise in realtà sono molto più simili a degli spaghetti, seppure con una sezione quadrata anziché rotonda. Analogamente, la maccaronara irpina è fatta con grossi spaghetti. Inoltre, in alcune zone della Toscana (in particolare nella provincia di Arezzo), per maccheroni si intendono le tagliatelle, come nel tipico piatto "maccheroni co' l'ocio" che viene realizzato appunto con tagliatelle al ragù d'oca, mentre in provincia di Lucca corrispondono agli "straccetti" (quadrati/rombi di pasta fatta in casa, spesso conditi con sugo di pomodoro, o funghi). In Calabria per maccheroni o filejia (nella Calabria del centro nord) si intende un tipo di pasta lunga come mezzo spaghetto lavorata in casa, con un buco finissimo (fatto con un ferretto fino e lungo) e vanno cucinati con ragù o con la carne di capra.
Tale confusione o sovrapposizione lessicale va sostanzialmente attribuita alla più antica origine e al più vasto e generico significato del vocabolo maccheroni rispetto a quello più ristretto che ha assunto progressivamente negli ultimi due secoli con l'avvento di una terminologia specifica per ogni tipo di pasta e la nascita di nomi come spaghetti o tagliatelle.[1]
In ogni caso il termine generico maccheroni è usato molto più spesso all'estero, dove è anche assimilato a quello di spaghetti e inteso quasi come un sinonimo di pastasciutta se non addirittura di pasta. In Italia invece prevalgono le denominazioni legate alle diverse tipologie di pasta. Per fare alcuni esempi, quando i maccheroni si presentano con delle scanalature sulla superficie esterna vengono chiamati "rigatoni" (scanalature longitudinali) o "tortiglioni" (scanalature a spirale), se invece la forma è arcuata anziché diritta si utilizzano i termini "sedani" o "sedanini" (in base alle dimensioni) o anche "lumaconi" se i pezzi sono piuttosto larghi e con curvatura particolarmente accentuata.
[modifica] Etimologia
In uno specifico articolo, il linguista G. Alessio[2] precisa che la parola può avere due origini: 1) dal greco bizantino μακαρώνεια «canto funebre» (attestato nel sec. XIII da Giacomo di Bulgaria), che sarebbe passato a significare «pasto del funerale» e quindi di «pietanza da servire» durante questo officio (v. μαχαρωνιά attestato ancor oggi in Tracia orientale, nel senso di «pietanza a base di riso servita durante i funerali»); in questo caso il termine sarebbe composto dalla doppia radice di μακάριος «beato» (derivato da μάκαρ «beato»; per il quale termine, la connotazione funebre è attestata anche da μακαρίτης «defunto») e di αἰώνιος «eterno»; 2) dal greco μαχαρία «zuppa d'orzo» (anche questo, da μάκαρ «beato»), a cui si sarebbe aggiunto il suffisso /-one/. Secondo un'ultima ipotesi, il termine deriverebbe dal latino tardo maccare («schiacciare, comprimere»).
[modifica] Storia
Secondo la leggenda, i maccheroni sarebbero stati portati in Italia da Marco Polo, di ritorno a Venezia dal lontano Catai (cioè dalla Cina), nel 1292. Questa ipotesi è stata da tempo confutata, in quanto sembra che fossero già in uso nella nostra penisola almeno da un secolo, come del resto la pasta in generale: lo scrittore arabo Idrisi ne attesta infatti la presenza in Sicilia, in particolare a Trabia.
[modifica] Riconoscimenti
Il Lazio ha inserito i maccheroni nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.
[modifica] Maccheroni nella cultura
Proprio dai maccheroni prende nome il latino maccheronico, un genere letterario creato nel Cinquecento dal mantovano Teofilo Folengo mescolando la pomposità della lingua latina usata dai dotti e dai potenti con l'irriverenza e la meschinità di fatti e argomenti popolareschi (simboleggiati appunto dai maccheroni).[3]
Come gli spaghetti, anche i maccheroni svolgono spesso il ruolo di simbolo della cucina italiana e più in generale dell'Italia.
Nel cinema, celebri sono le scene in cui vengono citati i maccheroni, come in Miseria e nobiltà o Un americano a Roma, ma il termine viene utilizzato in senso dialettale, per indicare spaghetti o bucatini.
[modifica] In Francia
In Francia, erano chiamati così (Les Macaronis), in senso dispregiativo, i migranti italiani. Questo termine è usato ancora oggi[4].
[modifica] Note
- ^ Se "maccheroni" infatti, come dice il Vocabolario della Crusca (I ed., 1612), è già attestato in Boccaccio nel suo significato di «vivanda nota, fatta di pasta di farina di grano», il termine "spaghetti" appare invece per la prima volta circa cinquecento anni dopo, nel 1824, nel poema giocoso del commediografo napoletano Antonio Viviani Li maccaroni di Napoli.
- ^ «Atti dell'Accademia Pontaniana», t. 8, 1958-59, pp. 261-280.
- ^ Se è indubitabile la derivazione dell'aggettivo maccheronico dal sostantivo maccheroni, resta tuttavia ancora in discussione se essa faccia davvero riferimento al suo significato letterale di pasta alimentare o non piuttosto a quello figurato di babbeo o scimunito.
- ^ Dizionario Francese larousse.fr
[modifica] Bibliografia
- Iacopo Vittorelli, I maccheroni. Poemetto giocoso (con un inno cantabile sul medesimo argomento del sig. De' Rogatis), Venezia, Stamperia Graziosi a Sant'Apollinare, 1803.
- Camillo Cateni, Cicalata in lode dei maccheroni, Firenze, Stamperia di Borgo Ognissanti, 1808.
- Antonio Viviani, Li maccheroni di Napoli. Poemetto giocoso, Napoli, Società Filomatica, 1824.
- Renato Rovetta, Industria del pastificio o dei maccheroni, Milano, Hoepli, 1929.
- Giuseppe Prezzolini, Maccheroni & C., Milano, Longanesi, 1957 (edizione a tiratura limitata di 1000 copie numerate in onore del cavaliere del lavoro Marco Buitoni nel 130º anno di fondazione dell'azienda Buitoni).
- Mario Stefanile, Invito ai maccheroni, Portici, Montanino, 1960.
- Vincenzo Buonassisi, Piccolo codice della pasta. Ricette per preparare spaghetti, maccheroni, tagliatelle, gnocchi, tortellini, Milano, Rizzoli, 1977.
- Felice Cunsolo, Il libro dei maccheroni, Milano, Mondadori, 1979.
- Claudio Castellacci e Vincenzo Mollica, Ma il maccherone mio non muore. Indagine ricreativa di cultura e varia umanità, Poggibonsi, Lalli, 1980.
- Accademia italiana della cucina, Delegazione di Napoli, Premio Megaride 2. I maccheroni ed i suoi alleati previsti, imprevisti, immaginari, Napoli, De Rosa, 1990.
- Alberto Consiglio, Cento ricette di maccheroni. Gli antichi segreti per preparare le tante varietà del più tradizionale piatto napoletano, Roma, Newton, 1997. ISBN 88-8183-761-7.
- Rolando Damiani (a cura di), Leopardi e Napoli: 1833-1837. Sodalizio con una città - Tra nuovi credenti e maccheroni - Documenti e testimonianze, Napoli, Procaccini, 1998.
- Riccardo Pazzaglia, L'invenzione della pasta. Certificato di nascita dei maccheroni, Napoli, Guida, 2006. ISBN 88-6042-223-X.
[modifica] Voci correlate
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[modifica] Collegamenti esterni
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