Renzo De Felice

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Renzo De Felice (a destra) con l'editore Vito Laterza

Renzo De Felice (Rieti, 8 aprile 1929Roma, 25 maggio 1996) è stato uno storico italiano, considerato da alcuni il maggiore studioso del fascismo,[1][2] allo studio del quale si dedicò sin dal 1960 e fino all'anno della sua morte.

La vita e la carriera accademica[modifica | modifica sorgente]

Figlio unico, Renzo De Felice conseguì la maturità nel 1949 presso il liceo classico Marco Terenzio Varrone. Si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli studi di Roma La Sapienza e nell'anno accademico 1951-1952 ottenne il passaggio al secondo anno del corso di laurea in Filosofia. Durante gli studi universitari si era iscritto al Partito Comunista Italiano e, secondo la testimonianza del suo collega di studi Piero Melograni, decise il suo passaggio al corso di laurea in Filosofia, perché lo studio della stessa gli sembrava – in una prospettiva marxista – indispensabile per fondare adeguatamente gli studi di carattere storico, che lo appassionavano sin dalla sua iscrizione a Giurisprudenza[3][4].

Era un militante di ispirazione trotskista e, nel 1952, fu arrestato insieme a Sergio Bertelli mentre preparava una contestazione contro la visita a Roma del generale americano Matthew Ridgway, veterano della guerra di Corea e comandante della NATO[5]. Alla fine degli anni ottanta, interrogato su cosa avesse conservato dell'ideologia coltivata in gioventù, rispose:

« Oggi nulla, salvo che l'essere stato marxista e comunista mi ha immunizzato dal fare del moralismo sugli avvenimenti storici. I discorsi in chiave morale applicati alla storia, da qualunque parte vengano e comunque siano motivati, provocano in me un senso di noia, suscitano il mio sospetto nei confronti di chi li pronuncia e mi inducono a pensare a mancanza di idee chiare, se non addirittura ad un'ennesima forma di ricatto intellettuale o ad un espediente per contrabbandare idee e interessi che si vuol evitare di esporre in forma diretta. Lo storico può e talvolta deve dare dei giudizi morali; se non vuole tradire la propria funzione o ridursi a fare del giornalismo storico, può farlo però solo dopo aver assolto in tutti i modi al proprio dovere di indagatore e di ricostruttore della molteplicità dei fatti che costituiscono la realtà di un periodo, di un momento storico; invece sento spesso pronunciare giudizi morali su questioni ignorate o conosciute malamente da chi li emette. E questo è non solo superficiale e improduttivo sotto il profilo di una vera comprensione storica, ma diseducativo e controproducente[6]»

Nella facoltà di Filosofia, quale titolare del corso di Storia Moderna, insegnava il professor Federico Chabod: per De Felice quello con Chabod fu un incontro decisivo: prese a frequentare assiduamente le lezioni ed i seminari tenuti dallo storico liberale e, nell'ambito di uno di questi, scrisse un saggio sugli ebrei nella Repubblica Romana del 1798-1799, del quale Chabod sollecitò la pubblicazione.

Ma chi più ebbe influenza sul giovane De Felice, secondo quanto da egli stesso riferito, fu il suo maestro e poi amico Delio Cantimori.[7] Ormai definitivamente orientato verso lo studio della Storia, De Felice preparò quindi la sua tesi di laurea - relatore lo stesso Chabod - con titolo Correnti di pensiero politico nella prima repubblica romana, che discusse il 16 novembre 1954 ottenendo il massimo dei voti con lode.[8] Nel 1956 ottenne una borsa di studio presso l'Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli, fondato da Benedetto Croce e diretto dallo stesso Chabod.

Sempre nel 1956 fu tra i firmatari del Manifesto dei 101, sottoscritto da intellettuali dissenzienti verso l'appoggio dato dal partito all'invasione sovietica dell'Ungheria. Insieme a molti dei firmatari del manifesto, De Felice lasciò il PCI[9], iscrivendosi al Partito Socialista Italiano. In seguito preferì rinunciare a ogni militanza politica e lasciò anche il PSI[10]. L'uscita dal partito costò a De Felice alcuni anni di isolamento, che durarono sino all'incontro con la futura moglie Livia De Ruggiero, figlia dello storico liberale Guido De Ruggiero scomparso nel 1948, e il sacerdote e studioso cattolico don Giuseppe De Luca.

Con l'appoggio di Rosario Romeo[10], ottenne l'incarico di professore ordinario presso l'Università di Salerno dove insegnò dal 1968 al 1971. Nel 1970 fondò la rivista Storia Contemporanea edita da Il Mulino, che diresse sino alla morte. Nel 1972 si trasferì all'Università "La Sapienza" di Roma, ove insegnò Storia dei partiti politici, prima alla facoltà di Lettere e poi, dal 1979, in quella di Scienze politiche; infine, nel 1986, passò a occupare la cattedra di Storia contemporanea.

Alla vigilia delle elezioni politiche del 1976 firmò insieme ad altri cinquanta intellettuali un manifesto pubblicato da Il Giornale di Indro Montanelli, nel quale si invitavano gli elettori a votare «dal PLI al PSI», criticando come «moda del giorno» le dichiarazioni di voto di molti intellettuali per il PCI, allora in costante ascesa tanto da far apparire probabile il "sorpasso" sulla Democrazia Cristiana come primo partito. Intervistato sulla sua adesione, De Felice spiegò di avere l'impressione che tanti intellettuali «votino comunista nel timore di perdere la qualifica di uomini di cultura. Noi, al contrario, non crediamo che la cultura "liberale", della quale siamo partecipi, abbia come logico sviluppo la scelta comunista. È proprio una scelta opposta»[11].

Durante il novembre 1977 partecipò a Roma a un'udienza del Tribunale internazionale Sacharov, dal nome del dissidente sovietico Andrej Dmitrievič Sacharov, sulle violazioni dei diritti umani nell'URSS e nell'Europa orientale comunista. Nel 2012, negli archivi della Stasi, polizia segreta della Germania Est (DDR), è stata rinvenuta una scheda su De Felice, segnalato per essere intervenuto attivamente nella fase preparatoria dei lavori, nel corso dei quali la DDR fu accusata di abusi[12]. Ha fatto parte del consiglio editoriale del Journal of Contemporary History.

Gli studi[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente De Felice si dedicò allo studio della storia moderna, concentrandosi in particolare sul giacobinismo italiano. Sebbene abbia prodotto sul tema un considerevole numero di pubblicazioni, la sua attività come studioso del giacobinismo fu in qualche modo oscurata dalla successiva e ben più ampia produzione storiografica sul Novecento e soprattutto sul fascismo. Ciononostante, secondo Giuseppe Galasso, «De Felice resta nella storiografia sul giacobinismo, se non con lo stesso rilievo che in quella sul fascismo, certo con una non minore legittimità di ricerca e risultati»[13].

Gli studi di storia contemporanea iniziarono con il volume Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo (1961), studio commissionatogli dall'Unione delle comunità israelitiche[14][15]. Da tale filone scaturì l'interesse che contraddistinse più marcatamente la sua carriera di storico e che lo propose spesso all'attenzione del grande pubblico: la storia del fascismo. In otto volumi (il primo Mussolini il rivoluzionario è del 1965, l'ultimo Mussolini l'alleato. La guerra civile, fu pubblicato incompleto e postumo nel 1997) partendo dalla vita di Mussolini, affronta oltre venticinque anni della storia d'Italia, dando un'interpretazione originale del fenomeno fascista, suscitando consensi e critiche.

L'interpretazione che De Felice dà del fascismo si articola su tre temi fondamentali: l'origine socialista del pensiero di Mussolini e la differenza fra il fascismo e le dittature di destra contemporanee, la distinzione fra il "fascismo movimento" e il "fascismo regime", la realizzazione di un consenso determinante a garantire stabilità e successo al regime fascista. Al di là degli elogi e delle critiche, l'interpretazione che De Felice offre del fascismo e della dittatura mussoliniana ha comunque il merito di aver suscitato una nuova stagione di studi e riflessioni sul fascismo.

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Controversie su Renzo De Felice.

Quando De Felice pubblicò il primo volume della monumentale biografia di Mussolini, la storiografia e la cultura italiane erano divise da barriere ancora molto rigide e una ricerca che contraddicesse l'interpretazione storiografica prevalente del fascismo, di Mussolini e della guerra di liberazione, si esponeva a forti critiche e pesanti polemiche[16]; lo storico venne accusato da sinistra di giustificare il fascismo e di eccessiva adesione al personaggio oggetto del suo lavoro.

D'altra parte, le sue ricerche, poi riconosciute da buona parte degli accademici come generalmente serie e scrupolosamente documentate, furono spesso piegate (con evidenti forzature delle tesi defeliciane) dai seguaci delle teorie revisionistiche al fine di negare le responsabilità storiche del fascismo[senza fonte][17]. Il mondo antifascista reagì accusando De Felice di "revisionismo" e accomunandolo spesso a storici invisi e considerati anch'essi revisionisti. De Felice reagì, da una parte ribadendo le sue tesi in libri discussi ma sempre di tono "scientifico", dall'altra, con articoli che pubblicò su Il Giornale, o in alcune interviste rilasciate a Giuliano Ferrara, sul Corriere della Sera, utilizzando il mezzo giornalistico per aprire il dibattito sul fascismo a un pubblico non di soli specialisti.

In definitiva il lavoro svolto da De Felice permise l'inizio di un nuovo modo di porsi riguardo allo studio degli anni del fascismo, affrancando quest'ultimo "dagli stereotipi e dalle secche dell'antifascismo di maniera".[18]

Valutazioni critiche dell'opera di De Felice[modifica | modifica sorgente]

De Felice ha creato una vera e propria scuola storiografica: oltre a Emilio Gentile, diversi allievi ne hanno proseguito gli studi, (molti raccolti intorno alla rivista Nuova storia contemporanea) da Giuseppe Parlato a Francesco Perfetti, a Giovanni Sabbatucci. Al di fuori della sua scuola, la sua opera è stata oggetto anche di critiche da parte di storici accademici. Tra i critici Giorgio Rochat ha evidenziato la scarsa attenzione prestata ai problemi fondamentali della politica militare del Duce; l'autore afferma che: «De Felice non aveva alcun interesse per le forze armate, dimenticate nei primi cinque volumi della sua biografia di Mussolini malgrado le responsabilità di costui nella politica militare» e che «lo scarso interesse di De Felice per le questioni militari lo porta anche nell'ultimo volume della biografia a scelte discutibili»[19]oltre a sottolineare anche l'assenza nella sua opera di riferimenti al ruolo decisivo svolto da Mussolini nelle politiche repressive in Libia: «nella monumentale biografia che De Felice dedica a Mussolini non è mai citato il vivo interesse con cui il Duce seguiva la repressione»[20]. È stata criticata inoltre l'assenza di una analisi della politica bellica di Mussolini in Etiopia e delle sue decisioni sull'impiego dei gas; a tale proposito Angelo Del Boca ha scritto: «A nostro avviso De Felice non ha messo sufficientemente in risalto la gravità dell'aggressione a uno stato sovrano e i metodi spietati che hanno caratterizzato la campagna [...] per fare un solo esempio De Felice liquida la questione dell'impiego sistematico degli aggressivi chimici, forse il peggior crimine che si può imputare al fascismo, con una sola riga.»[21].

Relativamente alle occupazioni balcaniche, Teodoro Sala scrive della «sottovalutazione delle questioni balcaniche operata da Renzo De Felice quando ha ricostruito la politica estera fascista» e di «uso magmatico delle fonti introdotto nell'opera monumentale dedicata da De Felice a Mussolini»[22].

Riguardo l'interpretazione da parte di De Felice della politica estera intrapresa da Dino Grandi, lo storico britannico MacGregor Knox scrive di: «singolare interpretazione della diplomazia e della strategia fascista» e di «ancor più bizzarra adorazione per l'ambiguo collaboratore e rivale Dino Grandi»[23], mentre lo storico australiano R.J.B Bosworth parla di «ricomparsa di Grandi nel 1988 in veste di eroe dell'interpretazione revisionista del regime data da Renzo De Felice»[24]. Sempre riguardo l'interpretazione di De Felice della politica estera fascista, Teodoro Sala condivide il concetto di una "continuità" del fascismo rispetto al periodo liberale ma scrive anche che «si insiste in modo francamente artificioso sulla prevalenza che il fascismo avrebbe dato, fino alla metà degli anni trenta, a una politica degli interessi nazionali contrapposta a quella successiva fondata più sugli interessi ideologici»[25].

Lo storico tedesco Lutz Klinkhammer, pur citando varie volte De Felice e apprezzandone alcuni lavori, scrive anche di «impressionante trascuratezza riguardo alle fonti tedesche, cosa che per l'interpretazione del periodo bellico porta necessariamente ad uno stravolgimento della prospettiva»[26]. Lo storico Thomas Schlemmer elogia gli autori italiani più giovani per "aver messo in dubbio la tesi, che risale a Renzo De Felice, secondo la quale il fascismo sarebbe fuori dal cono d'ombra dell'Olocausto"[27].

Infine è stata criticata la tesi defeliciana di una sostanziale equivalenza morale delle due parti in lotta. Ancora Bosworth: «la tesi revisionista diventa inaccettabile quando storici e memorialisti accampano un'equivalenza morale tra le due parti in lotta»[28].

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Note e ricerche sugli "Illuminati" e il misticismo rivoluzionario (1789-1800), Roma, Ediz. di storia e letteratura, 1960.
  • La vendita dei beni nazionali nella Repubblica Romana del 1798-99, Roma, Ediz. di storia e letteratura, 1960.
  • Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1961. ISBN 88-06-13257-1
  • I giornali giacobini italiani, a cura di, Milano, Feltrinelli, 1962.
  • Aspetti e momenti della vita economica di Roma e del Lazio nei secoli XVIII e XIX, Roma, Ediz. di storia e letteratura, 1965.
  • Italia giacobina, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1965.
  • Mussolini il rivoluzionario. 1883-1920, Torino, Einaudi, 1965.
  • Il fascismo e i partiti politici italiani. Testimonianze del 1921-1923, a cura di, Bologna, Cappelli, 1966.
  • Mussolini il fascista, I, La conquista del potere. 1921-1925, Torino, Einaudi, 1966. ISBN 88-06-13991-6
  • Mussolini il fascista, II, L'organizzazione dello Stato fascista. 1925-1929, Torino, Einaudi, 1969. ISBN 88-06-13992-4
  • Le interpretazioni del fascismo, Bari, Laterza, 1969. ISBN 88-420-4595-0
  • Il Fascismo. Le interpretazioni dei contemporanei e degli storici, Bari, Laterza, 1970.
  • I rapporti tra fascismo e nazionalsocialismo fino all'andata al potere di Hitler. 1922-1933. Appunti e documenti. Anno accademico 1970-1971, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1971.
  • Mussolini il duce, I, Gli anni del consenso. 1929-1936, Torino, Einaudi, 1974. ISBN 88-06-13996-7
  • Intervista sul fascismo, a cura di Michael Ledeen, Bari, Laterza, 1975. ISBN 88-420-5371-6
  • Mussolini e Hitler. I rapporti segreti. 1922-1933. Con documenti inediti, Firenze, Le Monnier, 1975.
  • Antologia sul fascismo. Il giudizio politico, Bari, Laterza, 1976.
  • Antologia sul fascismo. Il giudizio storico, Bari, Laterza, 1976.
  • Autobiografia del fascismo. Antologia di testi fascisti, 1919-1945, Bergamo, Minerva italica, 1978.
  • D'Annunzio politico. 1918-1938, Bari, Laterza, 1978.
  • Ebrei in un paese arabo. Gli ebrei nella Libia contemporanea tra colonialismo, nazionalismo arabo e sionismo, 1835-1970, Bologna, Il Mulino, 1978.
  • Mussolini il duce, II, Lo Stato totalitario. 1936-1940, Torino, Einaudi, 1981. ISBN 88-06-13997-5
  • Storia fotografica del fascismo, con Luigi Goglia, Bari, Laterza, 1981.
  • Mussolini. Il mito, con Luigi Goglia, Bari, Laterza, 1983.
  • Intellettuali di fronte al fascismo. Saggi e note documentarie, Roma, Bonacci, 1985.
  • Il fascismo e l'Oriente. Arabi, ebrei e indiani nella politica di Mussolini, Bologna, Il Mulino, 1988.
  • Giuseppe Bottai - don Giuseppe De Luca, Carteggio 1940-1957, curato con Renato Moro, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1989
  • Mussolini l'alleato, I, L'Italia in guerra. 1940-1943, 1, Dalla guerra "breve" alla guerra lunga, Torino, Einaudi, 1990. ISBN 88-06-14031-0
  • Mussolini l'alleato, I, L'Italia in guerra. 1940-1943, 2, Crisi e agonia del regime, Torino, Einaudi, 1990. ISBN 88-06-14032-9
  • Il triennio giacobino in Italia, 1796-1799. Note e ricerche, Roma, Bonacci, 1990.
  • Rosso e Nero, Milano, Baldini & Castoldi, 1995. ISBN 88-8089-675-X
  • Mussolini giornalista, a cura di, Milano, Rizzoli, 1995.
  • Fascismo, antifascismo, nazione. Note e ricerche, Roma, Bonacci, 1996.
  • Mussolini l'alleato, II, La guerra civile. 1943-1945 Torino, Einaudi, 1997. ISBN 88-06-14996-2. Pubblicato postumo e incompiuto a cura di Emilio Gentile, Luigi Goglia e Mario Missoni, con prefazione della moglie Livia De Ruggiero[29].
  • Fascismo, prefaz. di Sergio Romano, introd. di Francesco Perfetti, Luni Editrice, Milano-Trento, 1998. ISBN 88-7984-109-2
  • Breve storia del Fascismo, Mondadori, 2002

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— Roma, 28 novembre 1992
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
— 27 dicembre 1993[30]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vidotto, op. cit., p. 21: "....Renzo De Felice, il maggiore studioso del fascismo italiano e il primo a fornire nuovi strumenti concettuali per l'analisi e la comprensione del ventennio fascista."
  2. ^ Aga Rossi, op. cit., p. 128.
  3. ^ Piero Melograni, Studenti di Federico Chabod in Luigi Goglia, Renato Moro, Fiorenza Fiorentino (a cura di), Renzo De Felice. Studi e testimonianze, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2002. ISBN 88-87114-81-1, pp.102-103
  4. ^ Renzo De Felice, la storia al di là delle trappole ideologiche, ricordo - intervista a De Felice a cura di Giò Murru
  5. ^ Fabio Felicetti, E De Felice finì in cella. Non tollerava Ridgway, in Corriere della Sera, 22 settembre 1992, p. 19; L'episodio è menzionato anche da Gentile, 2002, op. cit., p. 14 n. 1.
  6. ^ Citazione in E. Romeo, La scuola di Croce. Testimonianze sull'Istituto Italiano per gli Studi Storici, Bologna, Il Mulino, 1992, p. 249, cit. in Gentile, 2002, op. cit., pp. 57-58.
  7. ^ Vidotto, op. cit., p. 143.
  8. ^ Emilio Gentile, L'umiltà di uno storico del novecento in Luigi Goglia, Renato Moro, Fiorenza Fiorentino (a cura di), Renzo De Felice. Studi e testimonianze, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2002. ISBN 88-87114-81-1, pp. 38
  9. ^ Quel tentativo del Pci di controllare la storia. URL consultato il 19 agosto 2011.: "Poi negli anni Sessanta Renzo De Felice, fuoriuscito dal Pci anche lui dopo il 1956, rivoluzionò la storiografia italiana del Novecento con le sue ricerche sul fascismo e Benito Mussolini che, secondo Gilda Zazzara, segnarono «una svolta nella storia di questi studi, divenendo un punto di riferimento obbligato»."
  10. ^ a b Vidotto, op. cit., p. 144.
  11. ^ Lamberto Fumo, Renzo De Felice: appello a non votare per il PCI in La Stampa, 3 giugno 1976.
  12. ^ Paolo Simoncelli, E la Stasi spiò De Felice in Avvenire, 13 dicembre 2012.
  13. ^ Giuseppe Galasso, Lo studio dei giacobini del Settecento lo aiutò a capire l'Italia contemporanea in Corriere della Sera, 26 maggio 1996.
  14. ^ Pasquale Chessa, Renzo De Felice e il volume sugli ebrei italiani sotto il fascismo. Genesi e sviluppo di una ricerca storiografica in Nuova Storia Contemporanea, nº 2, marzo-aprile 2002, pp. 113-132.
  15. ^ Dino Messina, Gli ebrei a De Felice «Scrivi la nostra storia» in Corriere della Sera, 13 febbraio 2002.
  16. ^ Vidotto, op. cit., p. 21: "...la propensione revisionistica, invece di essere una delle qualità più alte del lavoro dello storico, votato a ricostruire e a reinterpretare il passato secondo nuovi schemi e nuovi documenti, è stata e in parte continua ad essere trasformata in una imputazione da portare in giudizio di fronte ai custodi delle vulgate storiografiche"
  17. ^ A. Burgio (a cura di), Nel nome della razza. Il razzismo nella storia d'Italia (1870-1945), Il Mulino, Bologna 2000
  18. ^ Vidotto, op. cit., p. 150: "Spente le polemiche e attenuate (talora anche ritrattate) molte delle critiche che hanno accompagnato il suo immane lavoro di storico, il lascito più duraturo di De Felice alla storiografia e alla cultura italiana è di aver legittimato lo studio del fascismo emancipandolo dagli stereotipi e dalle secche dell'antifascismo di maniera, consegnandolo a nuove forme di riflessione e di concettualizzazione..."
  19. ^ Giorgio Rochat, Le guerre italiane. 1935-1943, Torino, Einaudi, 2005, ISBN 88-06-16118-0., pp. 147 e 415.
  20. ^ G.Rochat, Le guerre italiane, 1935-1943, p. 14.
  21. ^ A. Del Boca in AA.VV.. La storia negata, pp. 12-16.
  22. ^ T.Sala, Il fascismo italiano e gli slavi del sud, pp. 296 e 338.
  23. ^ MacGregor Knox, Alleati di Hitler, p. 199.
  24. ^ R.J.B.Bosworth, L'Italia di Mussolini, p. 520.
  25. ^ T.Sala, Il fascismo italiano e gli Slavi del sud, p. 220.
  26. ^ Lutz Klinkhammer, L'occupazione tedesca in Italia, Torino, Bollati Boringhieri, 2007, ISBN 978-88-339-1782-5., p. 435.
  27. ^ T.Schlemmer, Invasori, non vittime, p. 8.
  28. ^ R.J.B.Bosworth, L'Italia di Mussolini, p. 522.
  29. ^ Stefano Folli, Livia De Felice, De Felice: Incompiuta sull'ultimo Mussolini in Corriere della Sera, 20 aprile 1997.
  30. ^ quirinale.it.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Aliberti, Giuseppe Parlato, Renzo De Felice. Il lavoro dello storico tra ricerca e didattica, Milano, LED Edizioni Universitarie, 1999, ISBN 88-7916-112-1.
  • Pasquale Chessa, Francesco Villari, Interpretazioni su Renzo De Felice, Milano, Baldini & Castoldi, 2002, ISBN 88-8490-036-0.
  • Giuseppe D'Angelo, Renzo De Felice. Bibliografia 1953-2002, Salerno, Edizioni del Paguro, 2002, ISBN 88-87248-32-X.
  • Emilio Gentile, Renzo De Felice. Lo storico e il personaggio, Roma-Bari, Laterza, 2003, ISBN 88-420-6928-0.
  • Luigi Goglia, Renato Moro, Fiorenza Fiorentino (a cura di), Renzo De Felice. Studi e testimonianze, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2002, ISBN 88-87114-81-1.
  • Emilio Gentile, L'umiltà di uno storico del Novecento. Profilo di Renzo De Felice: il personaggio, il professore, lo storico, p. 11.
  • Elena Aga Rossi, Fascismo e antifascismo nell'opera di Renzo De Felice, p. 121.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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