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Il conte Raffaele Cadorna (Milano, 9 febbraio 1815 – Torino, 6 febbraio 1897) è stato un generale e politico italiano. Fu al servizio prima del Regno di Sardegna e poi del Regno d'Italia.
Affascinato dall'arte militare, giovanissimo emigrò in Piemonte, con il fratello Carlo (ministro sotto Carlo Alberto e presidente del consiglio di stato sotto Vittorio Emanuele II).
Dopo aver frequentato per qualche anno l'Accademia militare di Torino, fu soldato semplice nel 1833, l'anno dopo venne nominato sottotenente di brigata a Pinerolo e, dopo una lunga gavetta militare, nel 1846 divenne capitano e nel 1848 fu maggiore dell'esercito regio.
Con questa carica prese parte alla prima guerra di indipendenza (1848-1849). Il 12 marzo 1849, su incarico di Carlo Alberto, recò al feldmaresciallo Radetzky a Milano la denuncia dell'armistizio di Salasco. Dopo la tragica sconfitta di Novara, Cadorna si arruolò ad Algeri nella legione straniera. Ottenne notevole popolarità a corte dopo la sua partecipazione alla guerra di Crimea (1855-1856) e soprattutto alla seconda guerra di indipendenza (1859-1861), nella quale si distinse nella battaglia di San Martino, in cui conquistò il grado di tenente colonnello.
Comandante militare in Sicilia ed in Abruzzo nel 1860 (regioni appena conquistate da Giuseppe Garibaldi), si adoperò con durezza nel tentativo di arginare il fenomeno del brigantaggio meridionale. Venendo a scemare tale movimento nel 1865, l'anno successivo prese parte alla Terza guerra d'indipendenza. Fu a capo delle truppe inviate nel 1866 a Palermo a sedare la cosiddetta rivolta del sette e mezzo (ebbe infatti a durare dalla sera di sabato 15 settembre al pomeriggio del sabato successivo). La rivolta palermitana fu domata dalla Marina del regno, dopo un feroce cannoneggiamento dal mare durato quattro giorni. Le vittime furono numerosissime. Nel 1869 ottenne da Menabrea pieni poteri per reprimere le rivolte scoppiate in tutt'Italia a seguito dell'introduzione della tassa sul macinato e nel 1870 guidò il IV Corpo d'armata dell'esercito alla Breccia di Porta Pia (cioè la presa di Roma e l'annessione di essa all'Italia).
Nominato deputato e senatore (quest'ultimo incarico avviato nel 1871), nel 1873 fu comandante del corpo d'armata a Torino, ma si ritirò da tale carica nel 1877, al fine di occuparsi esclusivamente di politica. Parlamentare di destra, fu negli ultimi anni della sua vita un acerrimo rivale della Sinistra storica e del garibaldinismo, nonostante fosse affiancato da un suo ex generale (Nino Bixio).
Suo figlio Luigi fu capo di stato maggiore del Regio Esercito nel corso della prima guerra mondiale.
- ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.