Quinto Lutazio Catulo (console 102 a.C.)
Quinto Lutazio Catulo (latino: Quintus Lutatius Catulo; 150 a.C. circa – 87 a.C.) è stato un poeta romano, console nel 102 a.C..
[modifica] La carriera politica
Conosciuto anche come Quinto Lutazio Catulo Cesare, essendo nato come Sesto Giulio Cesare poi adottato da Quinto Lutazio Catulo; per nascita era cugino di primo grado di Gaio Giulio Cesare (padre di Cesare il dittatore e cognato di Gaio Mario e Lucio Cornelio Silla)
Di famiglia nobile, fu prima amico e poi avversario politico di Gaio Mario, di cui fu collega nel consolato del 102.
Benché non fosse riuscito ad impedire che i Cimbri forzassero il passo del Brennero avanzando nell'Italia settentrionale, nell'estate del 101 a.C. a Vercelli, nella battaglia dei Campi Raudii, gli eserciti di Catulo e Mario annientarono le forze nemiche.
Per celebrare la vittoria, Catulo fece costruire un tempio, dedicato alla Fortuna huiusce diei, nell'area sacra di Largo di Torre Argentina.
In seguito partecipò alla guerra sociale, ma venne in conflitto con la fazione mariana e si tolse la vita.
Fu il padre di Quinto Lutazio Catulo, censore e console nel 78 a.C.
[modifica] La carriera artistica
Lutazio Catulo fu un letterato di raffinata cultura e dotato di un elegante stile oratorio, lodato da Cicerone nel De oratore. In stretto rapporto con il circolo degli Scipioni, la sua figura fu tra quelle che favorirono il sorgere della nuova corrente poetica dei Neoterici. Egli stesso è annoverato tra i cosiddetti "preneoterici", di cui è l'esponente più noto.
Catulo compose opere storiche, di carattere memorialistico, come il De consulatu et de rebus gestis suis, orazioni, tra cui è famosa quella funebre in onore della madre Pompilia, ed epigrammi.
Nei due pervenutici, uno erotico e l'altro dedicato all'attore Roscio, Catulo risente dell'influsso degli epigrammi dei poeti ellenistici, primo fra tutti Callimaco, del quale riprende la brevità contenutistica e la scelta accurata dei vocaboli, tipico esempio di labor limae, pur rielaborando con originalità il modello greco. Entrambi i componimenti sono di carattere omosessuale, essendo il primo dedicato all'amore per un giovane di nome Teotimo (forse un nome ellenizzante sotto cui si cela un personaggio reale, come era usanza diffusa nei componimenti latini di argomento amoroso dell'epoca), mentre il secondo esalta la bellezza di Roscio.
[modifica] Il testo dei due epigrammi
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Aufugit mi animus; credo, ut solet, ad Theotimum |
Il cuore mi è fuggito; come al solito, credo; da Teotimo |
| (fr. 1 Morel) |
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Constiteram exorientem Auroram forte salutans, |
Mi ero fermato a salutare l'aurora che spuntava, |
| (fr. 2 Morel) |