Protestantesimo

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Il Protestantesimo è una forma di Cristianesimo sorta nel XVI secolo per riformare la Chiesa cattolica considerata nella dottrina e nella prassi non più conforme alla parola di Dio, a seguito del movimento politico e religioso noto come "Riforma protestante", derivato dalla predicazione dei riformatori, fra i quali i più importanti sono Martin Lutero e Giovanni Calvino.

Indice

[modifica] Origine del termine

La diffusione in Germania delle famose 95 Tesi di Lutero del 1517 causò l'apertura a Roma di un processo di eresia contro il monaco agostiniano già nei primi mesi del 1518. Dopo una battuta d'arresto coincisa con i negoziati per l'elezione del successore di Massimiliano I al trono dell'impero, il processo giunse al termine con la condanna papale sancita dalla bolla Exsurge Domine, che ingiungeva la ritrattazione delle tesi, e della Decet romanum pontificem, nella quale Lutero venne scomunicato. La sentenza fu eseguita dalla Dieta imperiale riunita a Worms nel 1521 alla presenza dell'imperatore Carlo V[1]. Ma l'idea imperiale di un'unità religiosa dell'impero non aveva nessuna possibilità di concretizzarsi; al contrario, il movimento luterano si estendeva con l'appoggio di numerosi principi territoriali, che nella prima Dieta di Spira, nel 1526, riuscirono ad introdurre una tacita tolleranza religiosa. Nella seconda Dieta di Spira del 1529, il partito cattolico sancì il ripristino del bando del 1521[2]. In quell'occasione, i principi della Germania, che si erano schierati a fianco di Lutero e della Riforma, redassero un documento comune che dichiarava come inviolabili i diritti della coscienza e della parola di Dio, di cui i principi avrebbero garantito la libera predicazione nel Sacro Romano Impero. Tale documento iniziava con la parola protestamur, ovvero 'dichiariamo solennemente', e questo termine venne a indicare per estensione le chiese che ebbero fondamento ed origine dalla riforma protestante, e il cui diritto di esistenza veniva riconosciuto proprio grazie a quel protestamur. Nel 1555, con la Pace di Augusta, venne sancito il principio del cuius regio, eius religio, secondo il quale luteranesimo e cattolicesimo diventavano religioni di stato soggette ai voleri del principe.

[modifica] Teologia

Dal punto di vista teologico, il protestantesimo, come il cattolicesimo e l'ortodossia, accetta le confessioni di fede della chiesa antica, il simbolo niceno e il simbolo apostolico. Le divergenze si sviluppano su questioni che non sono esplicitamente trattate nelle antiche confessioni di fede, in particolare: il ruolo della grazia, la relazione che intercorre tra la fede e le opere (cioè l'azione, la vita pratica), e quella tra la Parola e il magistero della Chiesa[3]. Infatti, sono comuni alle varie chiese appartenenti alla famiglia protestante i princìpi qui elencati:

  • Solus Christus: dal momento che Dio è amore, può agire il suo amore in totalità e libertà attraverso la grazia. L'essere di Dio che liberamente si dona è Gesù Cristo. Gesù è quindi la parola vivente di Dio che perdona i nostri peccati[4]. Visto dalla parte dell'uomo, Dio può essere compreso solo attraverso Cristo; nessuna promessa della salvezza può essere intesa correttamente se non in relazione alla vita, morte e resurrezione di Gesù[5]. In questo senso, in Gesù, ed esclusivamente in Gesù, si concentra l'interesse, lo sguardo, la riflessione, la teologia del credente.
  • Sola Gratia: l'uomo, essendo costituzionalmente peccatore, per quanto si sforzi di operare rettamente non arriverà mai a meritare la salvezza, ma Dio la offre gratuitamente per amore.[6] Non esiste alcuna cooperazione da parte dell'uomo, né predisposizione, "tutto, nell'evento salvifico, è affidato all'iniziativa di Dio in Cristo soltanto."[7] Dio perdona l'uomo; la giustificazione uccide l'uomo vecchio e solo da questo momento nasce l'uomo nuovo, secondo quanto riportato nella Lettera ai Romani 6,12-23. Il credente è sempre peccatore e costantemente salvato di nuovo: "peccatore di fatto, ma giusto nella speranza; peccatore nella realtà, ma giusto agli occhi di Dio e in virtù della sua promessa"[8]. L'uomo nuovo sarà indotto a ben operare, spinto dall'amore di cui Dio lo ha ricolmato,anche se immeritatamente, ma rimarrà consapevole che non sono le sue buone opere a salvarlo, ma solo la Grazia del Signore.
  • Sola Fide: la fede consiste non solo nel credere nelle Scritture ma nella fiducia nel fatto che Cristo ci è stato mandato per compiere la nostra salvezza[9]. "La fede mette a disposizione dei credenti Cristo stesso e i suoi benefici, ossia il perdono, la giustificazione e la speranza"[10]. La giustificazione per fede consiste, secondo Lutero, nel fatto che Dio fornisce tutto il necessario per la salvezza e l'essere umano compie solo l'atto passivo di riceverla[11]. Ma chi è giustificato, non per questo è immune dal peccato; si ha qui la dottrina del simul iustus et peccator: il riformatore, rifacendosi a Romani 7, 14-25, sostiene che "l'evangelo (...) mi dice che sono giusto, ma, nello stesso tempo, mi rende consapevole di essere un peccatore. (...) Il peccato esiste ed è all'opera, ma non è la forza decisiva che governa l'esistenza."[12]
  • Sola Scriptura: la Bibbia è l'unica autorità per il cristiano, in quanto viene ricevuta come se Dio parlasse in essa[13]. L'autorità dei papi e dei concilii è subordinata a quella della Bibbia, anzi si misura sulla base della sua fedeltà alla Scrittura[14]. Tale principio si pone in forte contrasto con il ruolo della tradizione nella dottrina cattolica. Il concetto di "tradizione" viene ad assumere notevole importanza nel tardo Medioevo: se nella chiesa del II secolo, in risposta a varie controversie, in particolare allo gnosticismo, si era delineata l'idea di una interpretazione "legittima" delle Scritture, nel XIV e XV secolo la tradizione viene intesa come un'altra fonte di rivelazione, separata, che va aggiunta alla Scrittura; la dottrina, dunque, si basa su una fonte scritta (la Bibbia) ed una non scritta (la tradizione)[15]. Solo la corrente più radicale della Riforma (anabattismo) applicò in maniera assoluta il rigetto della tradizione; la maggior parte dei riformatori, temendo l'individualismo di una lettura del tutto personale della Bibbia, accettò la tradizione patristica e si limitò a criticare gli aspetti in cui la teologia e la prassi della chiesa cattolica contraddicevano o travalicavano la Scrittura[16]. C'è da notare che vi sono alcune differenze tra il canone cattolico romano e quello delle bibbie protestanti: i libri deuterocanonici, compresi nella Septuaginta ma non nel canone ebraico, non fanno parte del canone delle bibbie protestanti. Non c'è quindi solo una divergenza sul valore della Scrittura ma anche su cosa sia da considerare Scrittura[17]. Relativamente all'interpretazione della Scrittura, uno degli aspetti che favorirono enormemente la diffusione del Protestantesimo in ambienti sia colti che popolari fu il fatto che affermava il diritto di tutti a leggere ed interpretare la Bibbia[18], mentre il Concilio di Trento ribadiva il divieto ai laici di possedere e leggere la Bibbia in lingua volgare o testi che trattino dell'interpretazione delle Scritture senza permesso[19].
  • Sacramenti: se per la chiesa cattolica sono segni sensibili ed efficaci della grazia, attraverso i quali viene elargita la grazia[20], per il protestantesimo invece non hanno alcuna sacralità ma sono semplicemente segni[21], che rendono tangibili le promesse di Dio attraverso oggetti d'uso quotidiano per rassicurare la debolezza della fede degli esseri umani[22]. Fin dai primi riformatori, vengono riconosciuti solamente il battesimo e l'eucaristia, in quanto «solo in questi vediamo un simbolo istituito da Dio e la promessa della redenzione dei peccati»[23]. Per approfondire la concezione dell'eucaristia nel protestantesimo, si veda la voce Santa Cena.
  • Sacerdozio universale: non esiste la figura di un mediatore tra l'essere umano e Dio. Gesù è il sacerdote che riconcilia definitivamente Dio all'uomo (come espresso in Ebrei 7, 24) ed al contempo, «svuotando il sacerdozio delle prerogative di casta, (...) ha instaurato il Sacerdozio universale di tutti i credenti, uguali fra loro in dignità e importanza, pur nelle diverse vocazioni e nei diversi servizi»[24]
  • Ecclesia semper reformanda: la chiesa dev'essere costantemente in movimento, riformandosi continuamente per rimanere fedele alle Scritture.

[modifica] Relazioni con lo Stato

Una caratteristica delle chiese sia cattoliche che protestanti dal periodo dalla Riforma alle guerre di religione è stato lo stretto legame con lo Stato, secondo il principio del cuius regio eius religio. Queste forme anacronistiche sopravvivono ancora oggi nel protestantesimo nelle chiese di Stato dei paesi scandinavi, in Olanda, in qualche cantone svizzero, nella Landeskirche tedesca e in Inghilterra, dove il sovrano è ancora supremo governatore della Chiesa anglicana (seppure si tratti ormai di un ruolo puramente formale). Tuttavia, nella pratica di fede, l'ecclesiologia tipica delle chiese riformate, come già indicato da Calvino nel quarto libro dell'Istituzione della religione cristiana, prescrive ai credenti una netta separazione tra vita spirituale e potere secolare[25].

La relazione fra potere politico e religione è stata, al contrario, violentemente conflittuale per la cosiddetta "ala radicale" del protestantesimo: gli Anabattisti, i Quaccheri e i Sociniani. Inoltre, fu conflittuale in quei Paesi, come la Francia e gran parte dell'Italia nel XVI e XVII secolo, dove la convenienza politica spingeva i sovrani al potere a schierarsi dalla parte del papato. Quindi, persecuzioni, stermìni e carcerazioni di massa furono occasionalmente o permanentemente attuate contro gruppi aderenti alla Riforma: è questo per esempio il caso dei Valdesi (che avevano aderito alla Riforma nel 1532) nelle Alpi occidentali, in Calabria e in Linguadoca, dei gruppi luterani, calvinisti o anabattisti in tutte le principali città italiane, o degli Ugonotti nella Francia meridionale.

[modifica] Denominazioni protestanti

Numerose sono le denominazioni nell'ambito del protestantesimo, e alcune Chiese sono considerate impropriamente protestanti. Il termine protestante è usato come sinonimo di evangelico, tuttavia nella prassi vengono considerate chiese protestanti quelle nate direttamente dalla riforma del XVI secolo, e quelle che si rifanno direttamente ad esse.

[modifica] Etica protestante

L'etica protestante deriva dal concetto teologico della salvezza per sola grazia, che i riformatori Lutero e Calvino desumono dalle lettere di Paolo di Tarso (specialmente la Lettera ai Romani) e dagli scritti dei Padri della Chiesa, in particolare Sant'Agostino. Il credente, che sa di essere nella condizione di peccatore, conosce la salvezza per la sola grazia di Dio, mediante gli esclusivi meriti di Gesù Cristo; non sono le opere umane che determinano la salvezza; tuttavia, in forza di questa certezza che il credente percepisce per fede, egli si sente chiamato a rispondere all'amore gratuito di Dio mediante un comportamento che cerca di porsi alla sequela del Cristo, pur nella consapevolezza della continua fallibilità umana.

Le esperienze fondamentali della vita etica del credente sono la conversione, la rigenerazione e la santificazione: quest'ultima è una condizione possibile per ogni essere umano, non solo per alcuni, nel momento in cui riesca a volgere il proprio comportamento in senso etico. Si evidenzia anche un prevalere di regole comportamentali non dogmatizzate ma lasciate alla coscienza del singolo.

La predestinazione, nell'ambito di questa dottrina della salvezza per grazia, è il riconoscimento della libertà assoluta di Dio riguardo al destino degli esseri umani: perciò non compete all'uomo la capacità di giudicare il destino degli altri esseri umani. Piuttosto, la certezza di essere salvato conduce l'uomo ad un personale impegno nel mondo, vissuto nella libertà e nella responsabilità; questo impegno si traduce anche nella scoperta di una vocazione che non deve essere vissuta esclusivamente nell'ambito religioso, ma piuttosto si deve esprimere pienamente, sia per i religiosi che per i laici, nella quotidianità della vita e nel lavoro.

Nell'epoca contemporanea alcune grandi personalità hanno dato esempi di testimonianza dell'etica protestante vissuta come impegno nel mondo: il medico e teologo riformato Albert Schweitzer, fondatore di un ospedale nel Gabon, premio Nobel per la pace nel 1953; il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, che con la fondazione della Chiesa Confessante si oppose al nazismo e perciò fu incarcerato e giustiziato; il pastore battista Martin Luther King, premio Nobel per la pace nel 1964, che combatté con metodi nonviolenti la segregazione razziale e morì assassinato; il presidente Nelson Mandela (metodista), premio Nobel per la pace nel 1993, e il vescovo anglicano Desmond Tutu, premio Nobel per la pace nel 1984, che hanno combattuto l'apartheid in Sud Africa.

[modifica] Quadro storico

Diagramma dell'evoluzione, dal 1500, delle principali branche protestanti

[modifica] Note

  1. ^ Campi, op. cit., p. 14-17
  2. ^ Campi, op. cit., p. 21-22
  3. ^ Ferrario, Gajewski, op. cit., p. 74
  4. ^ Ferrario, Jourdan, op. cit., p. 9
  5. ^ Ferrario, Jourdan, op. cit., p. 42
  6. ^ Lutero, op. cit. citato in Atkinson, op. cit., p. 125-136
  7. ^ Ferrario, Jourdan, op. cit., p. 54
  8. ^ Lutero, citato in McGrath, op. cit., p. 138
  9. ^ McGrath, op. cit., p. 126-127
  10. ^ McGrath, op. cit., p. 128
  11. ^ McGrath, op. cit., p. 129
  12. ^ Ferrario, Jourdan, op. cit., p. 68
  13. ^ McGrath, op. cit., p. 172
  14. ^ McGrath, op. cit., p. 172-174
    Afferma Calvino, citato da McGrath: "La differenza tra noi e i papisti sta nel fatto che essi credono che la chiesa non possa essere la colonna e il fondamento della verità se essa non signoreggia la Parola di Dio. Ma noi, al contrario, afferiamo che, solo in quanto essa si inchina reverente dinanzi alla Parola di Dio, può preservarla e trasmetterla ad altri".
  15. ^ McGrath, op. cit., p. 164-165
  16. ^ McGrath, op. cit., p. 174-176
  17. ^ McGrath, op. cit., p. 171
  18. ^ McGrath, op. cit., p. 181
  19. ^ McGrath, op. cit., p. 187
  20. ^ Catechismo della Chiesa Cattolica
  21. ^ Penna, Ronchi, op. cit., p. 257-258
  22. ^ McGrath, op. cit., p. 191-193
  23. ^ Martin Lutero, La cattività babilonese della chiesa (1520) in G. Panzieri Saija (a cura di), Scritti politici, 2a ed., Torino, UTET, 1959.
  24. ^ Penna, Ronchi, op. cit., p. 256
  25. ^ Ferrario, Gajewski, op. cit., p. 95

[modifica] Bibliografia

  • Emidio Campi, Nascita e sviluppi del protestantesimo (secoli XVI-XVIII). in Giovanni Filoramo; Daniele Menozzi (a cura di), Storia del cristianesimo. L'età moderna, 3a ed., Roma-Bari, Laterza, 2008.
  • Martin Lutero, Divi Pauli apostoli ad romanos Epistola , manoscritto, 1515-1516.
  • Valdo Vinay, La Riforma protestante , Flero, Paideia, 1970.
  • Roland H. Bainton, La Riforma protestante , Torino, Einaudi, 1980.
  • Aurelio Penna; Sergio Ronchi, Il protestantesimo - La sfida degli evangelici in Italia e nel mondo , Milano, Feltrinelli, 1981.
  • James Atkinson, Lutero - La parola scatenata, 2a ed., Torino, Claudiana, 1983.
  • Salvatore Caponetto, La Riforma protestante nell'Italia del Cinquecento , Torino, Claudiana, 1992.
  • Alister E. McGrath, Il pensiero della Riforma, 3a ed., Torino, Claudiana, 1999.
  • Fulvio Ferrario; William Jourdan, Per grazia soltanto. L'annuncio della giustificazione , Torino, Claudiana, 2005. ISBN 88-7016-596-5
  • Fulvio Ferrario; Pavel Gajewski, Il protestantesimo contemporaneo , Roma, Carocci, 2007. ISBN 978-88-430-4335-4

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