Processo ENIMONT
Per processo ENIMONT s'intende il principale processo giudiziario della stagione di Mani pulite, svoltosi a Milano tra il 1993 e il 2000, che vide coinvolti i maggiori esponenti politici della Prima Repubblica accusati, insieme ad alcuni imprenditori, di aver intascato una maxi-tangente di 150 miliardi di lire: soldi utilizzati per finanziare i partiti in maniera illegale (il cosiddetto finanziamento illecito).
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[modifica] Il reato
Le tangenti vennero pagate dal finanziere Raul Gardini per uscire da un affare che non funzionava, l'affare Enimont (fusione dei due poli della chimica, l'Eni - statale - e la Montedison - privata) con l'intermediario Sergio Cusani, dirigente del gruppo Ferruzzi (azionista di maggioranza della Montedison).
Le chiamate in correità che alimentarono le indagini vennero dai dirigenti di Montedison Carlo Sama e Giuseppe Garofano.
Tra gli imputati figuravano noti esponenti politici, come Renato Altissimo (segretario del PLI ed ex ministro della sanità), Umberto Bossi, Bettino Craxi (segretario del PSI e presidente del Consiglio dal 1983 al 1987), Gianni De Michelis (ministro degli esteri dal 1989 al 1992), Arnaldo Forlani (segretario della DC e presidente del Consiglio tra il 1980 e il 1981), Giorgio La Malfa, Claudio Martelli (vice segretario del PSI e ministro della Giustizia tra il 1991 e il 1993), Carlo Vizzini (segretario del PSDI). Personaggi dell'opposizione come Bossi e Patelli della Lega Nord e Primo Greganti del PDS erano ugualmente imputati.
Prima dello svolgimento del processo in cui i politici erano imputati, essi furono tutti interrogati come imputati di reato connesso nel processo-stralcio contro Cusani, svoltosi in anticipo rispetto al troncone principale per l'adesione di questo solo imputato al rito immediato.
| Per approfondire, vedi la voce Mani_pulite#Il_processo_Cusani. |
Il processo Cusani ebbe un grosso effetto mediatico, tanto da essere trasmesso in TV sulle reti RAI, e diede molta popolarità al grande accusatore, il PM Antonio Di Pietro, che durante le udienze utilizzò, per la prima volta in Italia, elementi informatici ed espresse un linguaggio tutto suo, che divenne noto come il dipietrese.
Assai meno seguito - anche perché svoltosi in buona parte a "Seconda Repubblica" iniziata e costellato da tecniche dilatorie degli imputati, pochi dei quali accettarono di comparire in aula - fu il troncone principale del processo Enimont, dal quale derivarono le condanne per i restanti imputati.
[modifica] Sentenza di 1º grado
La sentenza di primo grado[1] venne emessa il 27 ottobre 1995 con le seguenti condanne;
- Sergio Cusani (Montedison): 5 anni.
- Giuseppe Garofano (ex presidente Enimont): 4 anni e 8 mesi.
- Carlo Sama (ex amministratore delegato Enimont): 4 anni e 8 mesi.
- Bettino Craxi (ex. Segr. politico PSI): 4 anni.
- Mauro Giallombardo (ex. Segr. amministr. PSI): 3 anni e 6 mesi.
- Luigi Bisignani (postino del tangentone): 3 anni e 4 mesi.
- Severino Citaristi (ex. Segr. amministr. DC): 3 anni.
- Arnaldo Forlani (ex. Segr. politico DC): 2 anni e 4 mesi.
- Paolo Cirino Pomicino (DC): 2 anni e 6 mesi.
- Romano Venturi (ex dirig. Montedison): 1 anno e 10 mesi.
- Alberto Grotti (ex vicepres. Eni): 1 anno e 4 mesi.
- Claudio Martelli (PSI): 1 anno.
- Renato Altissimo (ex segretario PLI): 8 mesi.
- Umberto Bossi (Leader Lega Lombarda): 8 mesi.
- Alessandro Patelli (ex segr. ammin. Lega Lombarda): 8 mesi.
- Paolo Pillitteri (PSI): 7 mesi.
- Gianni De Michelis (PSI): 6 mesi.
- Giorgio La Malfa (ex segretario PRI): 6 mesi.
- Egidio Sterpa (ex deputato PLI): 6 mesi.
- Michele Viscardi: 6 mesi.
- Michele D'Adamo: 4 mesi.
- Filippo Fiandrotti: 4 mesi.
- Giorgio Casadei: 4 mesi.
Il 21 febbraio 1996 venne emessa la sentenza riguardo alla posizione di Carlo Vizzini (PSDI), che venne condannato a 10 mesi.
[modifica] Sentenza di 2º grado
La sentenza d'appello[2] del processo ENIMONT venne emessa il 7 giugno 1997, con le seguenti condanne:
- Severino Citaristi: 3 anni.
- Arnaldo Forlani: 2 anni e 4 mesi.
- Romano Venturi: 1 anno e 10 mesi.
- Paolo Cirino Pomicino: 1 anno e 8 mesi.
- Alberto Grotti: 1 anno e 4 mesi.
- Renato Altissimo: 8 mesi.
- Umberto Bossi: 8 mesi.
- Alessandro Patelli: 8 mesi.
- Gianni De Michelis: 6 mesi.
- Giorgio La Malfa: 6 mesi e 20 giorni.
- Michele Viscardi: 6 mesi e 20 giorni.
- Egidio Sterpa: 6 mesi.
- Filippo Fiandrotti: 4 mesi.
- Paolo Pillitteri: assolto[3]
Accolti i seguenti patteggiamenti[2] tra la Procura e gli imputati:
- Luigi Bisignani: 2 anni e 6 mesi.
- Giuseppe Garofano: 3 anni e 2 mesi.
- Carlo Sama: 3 anni e 2 mesi.
- Mauro Giallombardo: 2 anni e 2 mesi.
Il 12 luglio vennero condannati Bettino Craxi (4 anni), Claudio Martelli (1 anno), Michele D'Adamo (6 mesi) e Michele Viscardi (4 mesi). La posizione di Carlo Vizzini venne archiviata per prescrizione del reato.
[modifica] Sentenza della Cassazione
Il primo verdetto della Cassazione arrivò il 21 gennaio 1998, condannando in via definitiva Sergio Cusani a 5 anni e 10 mesi.
Il 13 giugno arrivarono le altre condanne definitive;[4][5]
- Arnaldo Forlani: 2 anni e 4 mesi.
- Severino Citaristi: 3 anni.
- Giuseppe Garofano: 3 anni.
- Carlo Sama: 3 anni.
- Luigi Bisignani: 2 anni e 6 mesi.
- Romano Venturi: 1 anno e 8 mesi.
- Alberto Grotti: 1 anno e 4 mesi.
- Renato Altissimo: 8 mesi.
- Umberto Bossi: 8 mesi.
- Alessandro Patelli: 8 mesi.
- Giorgio La Malfa: 6 mesi e 20 giorni.
- Egidio Sterpa: 6 mesi.
Il 10 luglio venne confermata la condanna di 1 anno e 8 mesi per Paolo Cirino Pomicino, mentre per Bettino Craxi e Claudio Martelli venne deciso che si doveva rifare il processo d'appello; Craxi venne condannato a 3 anni in 2º grado il 1º ottobre 1999 ma la Cassazione non si pronunciò perché pochi mesi dopo, il 19 gennaio 2000 morì in Tunisia. Per quanto riguarda la posizione di Martelli, il 21 marzo 2000 la Cassazione lo condannò definitivamente ad 8 mesi, confermando la sentenza d'appello.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Sentenza di 1º grado
- ^ a b Confermate tutte le altre condanne
- ^ Al processo Enimont assoluzione per Pillitteri
- ^ Enimont, definitive le condanne, Corriere della Sera, 14 giugno 1998
- ^ Enimont: tutti condannati, ma niente carcere, La Stampa, 14 giugno 1998