Principato di Salerno

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Principato di Salerno
Principato di Salerno - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue ufficiali Latino
Lingue parlate Latino, longobardo[senza fonte]
Capitale Salerno
Politica
Forma di governo monarchia
Principi Elenco
Nascita 851 con Siconolfo di Benevento
Causa Capitolare del' 851 dell'imperatore Ludovico II
Fine 13 dicembre 1076 con Gisulfo II di Salerno (ricostituito come feudo, durò fino al 1553 finendo con Ferrante Sanseverino)
Causa Assedio normanno a Salerno
Territorio e popolazione
Bacino geografico Provincia di Salerno, parte della Provincia di Avellino, parte della Basilicata, Provincia di Taranto, Provincia di Cosenza, Sora, Capua antica, Teano.
Religione e società
Religioni preminenti Cattolicesimo
Evoluzione storica
Preceduto da Corona ferrea.png Ducato di Benevento
Succeduto da Blason sicile famille Hauteville.svg Ducato di Puglia, Calabria e Sicilia

Il Principato di Salerno ebbe origine nell'851 in seguito alla frammentazione del Principato di Benevento, ovvero della parte del territorio longobardo chiamato "Langobardia Minor". Nella prima metà degli anni 1000 comprendeva quasi tutta l'Italia meridionale continentale.

La nascita del Principato[modifica | modifica sorgente]

Nell'839 Sicardo, principe di Benevento, fu assassinato in una congiura ordita dal suo tesoriere Radelchi e dagli amalfitani. Il popolo di Salerno, in opposizione a Radelchi, proclamò principe il fratello di Sicardo, Siconolfo, aprendo di fatto una lotta per la successione. Lo scontro fra i due pretendenti si protrasse per oltre dieci anni, nei quali Siconolfo trasferì a Salerno la capitale del principato beneventano.

La spartizione dell'849[modifica | modifica sorgente]

Il Principato di Salerno nell'851, retto da Pietro di Salerno

La controversia fra Siconolfo e Radelchi rendeva pericolosamente instabili gli equilibri politici del Mezzogiorno e suscitava preoccupazioni da parte dell'allora re d'Italia Ludovico, che nell'846 scese in Italia per pacificare le due parti dello scontro. Nell'849 Radelchi riconobbe a Siconolfo il possesso di tutta la parte costiera del Ducato (la migliore), affacciata sul Tirreno e lo Jonio, trasferendogliela in un accordo abbozzato da un certo Totone, nella forma di donazione da parte di Radelchi a Siconolfo. Il sovrano convalidò l'accordo di massima già intervenuto fra i pretendenti, ratificando il capitolare con cui si sanciva l'indipendenza del nuovo Principato di Salerno dal dominio beneventano.

La Longobardia Minore fu divisa in due nuove entità statali e Siconolfo fu confermato Principe di Salerno dall'imperatore.

Secondo gli accordi, Salerno ebbe tra gli altri i castelli di Conza, Montella, Nusco, Avellino, Rota, Sarno, Cimitile, Furculae, Capua, Teano, Sora, Taranto, Latiniano, Cassano, Paestum, Cosenza, Laino, la Lucania e parte del feudo di Acerenza[1]. A Benevento furono invece assegnati i territori del Sannio e quelli lucani di Melfi, Genzano, Forenza e Venosa. Parte della Calabria e della Puglia restarono invece in mano bizantina.

Le guerre e le dinastie regnanti[modifica | modifica sorgente]

Le tensioni e il disordine tuttavia perdurarono: sulla stabilità del Mezzogiorno influivano negativamente le velleità autonomistiche dei signori di Capua, le mire del papato e del Sacro Romano Impero, entrambi decisi ad affermare la propria influenza sull'Italia meridionale, le minacce bizantine e le frequenti incursioni dei Saraceni, non di rado chiamati ad intervenire dagli stessi governanti in conflitto fra loro. Nell'861, Ademaro, figlio di Pietro, usurpatore del trono ai danni del figlio di Siconolfo, fu spodestato da Guaiferio, che instaurò sul trono di Salerno la dinastia dei Dauferidi. Nell'871-72, Salerno subì un lungo assedio da parte dei musulmani e malgrado la forte resistenza del principe Guaiferio, la città riuscì a liberarsi solo grazie all'intervento dell'imperatore Ludovico II, che ottenne in ostaggio i figli del principe quale pegno di fedeltà.

I Dauferidi ressero il principato fino alla morte di Gisulfo I, avvenuta nel 978. Gisulfo, deposto dal fratello Landolfo, lasciò il principato al fratello di Landolfo III di Benevento, il potente Pandolfo Testa di Ferro, che dopo aver restaurato Gisulfo come suo vassallo ne ereditò i possedimenti. Il Principato passò poi ai duchi di Amalfi con Mansone.

Il Principato della Opulenta Salernum[modifica | modifica sorgente]

Il principe Guaimario IV, nella prima metà degli anni 1000, annesse anche Amalfi, Sorrento, Gaeta ed il Ducato di Puglia e Calabria, cominciando così ad accarezzare il sogno di riunire tutta l'Italia meridionale. Opulenta Salernum fu la dizione coniata sulle monete che erano battute dalla città per i suoi traffici nel X e XI secolo, a testimoniare il momento di particolare splendore.

In questo periodo la Scuola Medica Salernitana raggiunse la sua massima fama in tutta l'Europa. Infatti la Scuola Medica Salernitana è stata la prima e più importante istituzione medica d'Europa nel Medioevo (XI secolo). Come tale è considerata da molti come l'antesignana delle moderne università[2]. Il Principato tuttavia era scosso dalle continue incursioni dei Saraceni e dalle lotte interne per il potere. In uno di questi complotti, nel 1052, Guaimario venne assassinato. Gli successe il figlio, Gisulfo II, ma il dominio longobardo sul Meridione si avviò ormai al termine.

Intorno al 1000 fecero la comparsa in Italia Meridionale i guerrieri Normanni, assoldati di volta in volta nelle contese locali dal potente di turno. In particolare si segnalò la famiglia degli Altavilla (Hauteville), tra cui spiccava Roberto il Guiscardo che sposò la principessa di Salerno Sichelgaita, figlia di Guaimario.

Nel 1076 il Guiscardo assediò Salerno, retta dal cognato e principe Gisulfo II. La città venne espugnata per fame dopo otto mesi di assedio e il principato passò sotto il dominio normanno. Nel 1078 il duca di Puglia e Calabria, il normanno Roberto il Guiscardo, conquistò la città e ne fece la capitale del suo dominio. Gisulfo II, ultimo principe longobardo di Salerno, riparò presso la corte papale di Gregorio VII, per poi trascorrere l'ultimo periodo del suo esilio nel castello di Sarno, dove morì (1090-91) accudito dalla sorella, la contessa Gaitelgrima.

Salerno divenne così il centro più importante dei territori normanni che si estendevano sull'intera Italia Meridionale, compresa la Sicilia e Malta che erano state strappate agli Arabi.

La città acquistò nuova vitalità: venne costruita la nuova reggia, Castel Terracena, ed il duomo in stile arabo-normanno, a seguito del ritrovamento sotto la precedente cattedrale delle spoglie mortali di San Matteo apostolo ed evangelista. Il Duomo, fortemente voluto dal Guiscardo per celebrare la propria potenza, fu consacrato dal papa Gregorio VII che risiedeva in esilio a Salerno sotto la protezione del duca normanno. Nel Duomo si venerano tuttora le spoglie dell'Apostolo Matteo, santo patrono della città.

Nel 1127 Salerno perse la sua indipendenza ma continuò a mantenere un ruolo di rilievo tra le città normanne ed il Principato di Salerno costituì di fatto la prima cellula di quel Regno di Sicilia (in seguito delle due Sicilie) che avrebbe identificato il Mezzogiorno per quasi tutto il secondo millennio.

Le dinastie regnanti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Principi di Salerno.

Siconidi: 840-853[modifica | modifica sorgente]

La moneta coniata da Siconolfo per il principato di Salerno

Alla morte di Siconolfo gli successe il figlio Sicone. Questi non ancora maggiorenne viene messo sotto la tutela di Pietro di Salerno. Dopo due anni di co-reggenza Pietro usurpa il trono ed il giovane Sicone è costretto a fuggire al nord presso l'imperatore Ludovico II. L'imperatore tuttavia conferma il principato a Pietro a cui succede il figlio Ademaro.

Dauferidi: 861-978[modifica | modifica sorgente]

Il governo di Ademaro fu molto impopolare e reso debole dalle ambizioni autonomistiche di Capua. Nel 861 Guaiferio di Salerno si pose a capo di una rivolta che lo portò al potere, instaurando di fatto una nuova dinastia.

Nell'871-72, Salerno subì un lungo assedio da parte dei musulmani e malgrado la forte resistenza del principe Guaiferio, la città riuscì a liberarsi solo grazie all'intervento dell'imperatore Ludovico II, che ottenne in ostaggio i figli del principe quale pegno di fedeltà.[3]

Landolfidi: 978-981[modifica | modifica sorgente]

Nel 974 l'ultimo dei dauferidi, Gisulfo I di Salerno, fu detronizzato dal fratello Landolfo. Accorse in suo aiuto il principe di Benevento e Capua Pandolfo I Testadiferro, che tuttavia restaurò Gisulfo solo come suo vassallo. Infatti alla morte di Gisulfo il principato passò a Pandolfo che riunificò sotto il suo regno tutti i domini della Langobardia Minor.

Alla morte di Pandolfo il regno fu diviso tra i suoi due figli: il principato di Benevento andò a Landolfo, mentre quello di Salerno andò a Pandolfo II.

Dinastia degli amalfitani: 981-983[modifica | modifica sorgente]

Pandolfo II fu osteggiato dal duca di Amalfi Mansone che occupò il trono e riuscì farsi riconoscere dall'imperatore come nuovo principe di Salerno.

Il governo degli amalfitani fu molto impopolare e nel 983 si ebbe una rivolta con cui fu messo sul trono Giovanni II della casa ducale di Spoleto.

Dinastia di Guaimario IV 983-1077 (detta anche "sesta dinastia"[4])[modifica | modifica sorgente]

Con il principe Guaimario IV, nel 1039, il principato raggiunse la sua massima espansione venendo a comprendere anche Amalfi, Sorrento, Gaeta e il ducato di Napoli (giuridicamente un presidio bizantino).

Guaimario, inoltre, fu acclamato Duca di Puglia e Calabria dai suoi vassalli normanni. In particolare con questi ultimi strinse una vera e propria alleanza che culminò nel matrimonio della figlia, la principessa Sichelgaita, con il condottiero normanno Roberto il Guiscardo.

Guaimario cominciava così ad accarezzare il sogno di riunire sotto il suo regno tutta l'Italia meridionale. In questo periodo la fama della Scuola Medica Salernitana raggiunse tutta l'Europa.

Nel 1047, tuttavia, l'imperatore privò Guaimario del titolo ducale di Puglia e Calabria, mettendo fine ad una singolare condizione di sovranità, scomoda per la corona imperiale.

Nel 1052 a Guaimario successe il figlio Gisulfo II; in questo periodo fu coniata la moneta con la dicitura "OPULENTA SALERNUM" che intendenva testimoniare lo splendore del principato. Tale ricchezza non poteva non fare gola ai potenti vicini normanni.

Nel 1076 Roberto il Guiscardo, cognato di Gisulfo, assediò Salerno. La città venne espugnata per fame dopo otto mesi e il principato passò sotto il dominio normanno. Gisulfo II, ultimo principe longobardo, riparò presso la corte papale di Gregorio VII, per poi trascorrere l'ultimo periodo del suo esilio nel castello di Sarno, dove morì (1090-91) accudito dalla sorella, la contessa Gaitelgrima.

L'eredità del Principato[modifica | modifica sorgente]

Stemma del principato Citra

Successivamente alla fondazione del Regno di Sicilia nel 1139 da parte di Ruggero II d'Altavilla, il Principato di Salerno fu ricostituito come feudo soggetto alla corona e fu retto, fra gli altri, da esponenti di grandi famiglie aristocratiche italiane come i Colonna, gli Orsini e soprattutto i Sanseverino.

Chi reggeva il feudo era insignito del titolo di "Principe di Salerno":

Ferrante Sanseverino fu l'ultimo dei Principi di Salerno veri e propri ed ospitò a Salerno personaggi rinascimentali come Bernardo, il padre di Torquato Tasso.[5] Contrario all'introduzione dell'Inquisizione spagnola nel suo Principato, entrò in conflitto con Carlo V che lo fece morire esiliato in Francia e nel 1553 pose fine al Principato di Salerno. Successivamente il Principato fu messo all'asta e il 20 luglio 1572 fu venduto da Filippo II di Spagna al Duca di Eboli, Nicola Grimaldi, per la cifra di 128.000 scudi.

Infine, il titolo di Principe di Salerno rimase in uso fino al 1851, con Leopoldo di Borbone[6]. L'ultimo a fregiarsi del titolo di "Principe di Salerno" fu Leopoldo di Borbone dal 1817 al 1851.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mappa del Principato di Salerno (in verde) nel 850 AD
  2. ^ Importanza della Scuola Medica Salernitana
  3. ^ Iannizzaro, Vincenzo. Salerno. La Cinta Muraria dai Romani agli Spagnoli. Editore Elea Press. Salerno, 1999.
  4. ^ Dinastie di Salerno longobarda
  5. ^ A. D'Ambrosio: Storia di Napoli dalle origini ad oggi. Ed. Nuova E.V. Napoli 2002
  6. ^ Medaglie con fotografie del "Principe di Salerno" Leopoldo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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