Porta Venezia (Milano)
Coordinate: 45°28′27.87″N 9°12′18.01″E / 45.4744083°N 9.2050028°E
Porta Venezia, nome acquisito solo nel 1860, è una delle porte storiche della città di Milano. Prima era chiamata Porta Orientale, ovvero Porta Renza o Argentea. Fu la prima a essere restaurata da Giuseppe Piermarini, che progettò dal 1782 la trasformazione della porta in stile neoclassico e la sistemazione del terrapieno dei Bastioni.
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[modifica] La porta nelle diverse epoche
La porta Argentea risaliva alla cinta romana: era rivolta verso Argentiacum e Argentia, rispettivamente le odierne Crescenzago e Gorgonzola e da qui il nome. Anche l'appellativo Renza è una corruzione popolare di argentia. Essa sorgeva nello spazio dell'odierna piazza San Babila e metteva in comunicazione la città con la Brianza orientale e la strada di Bergamo. Nelle mura medievali essa era collocata all'incrocio dell'attuale corso Venezia con le vie Senato e San Damiano, sulla fossa difensiva oggi Cerchia dei Navigli e si apriva naturalmente nella medesima direzione. L'attuale porta, architettonicamente diversa, sorge dov'era collocata nel seicento lungo le mura spagnole
Secondo le cronache seicentesche, un certo Pietro Antonio Lovato, dopo aver abbandonato l'esercito dei Lanzichenecchi, entrò a Milano per questa porta con vestiti ed averi infetti per la peste: da questi si sarebbe diffusa la terribile epidemia del 1630 nella città ambrosiana. Da questa porta inoltre Renzo Tramaglino compie il suo ingresso a Milano nei Promessi Sposi.[1]
[modifica] La sistemazione della porta e dei bastioni
Già all'epoca della peste Manzoniana la porta aveva perso la sua originaria funzione difensiva e veniva usata per i controlli daziari. Fu, come detto, il Piermarini[2] nel 1782 a occuparsi della sistemazione del tratto di bastioni compreso fra Porta Venezia e Porta Nuova, nell'ambito di un progetto più vasto che prevedeva anche la costruzione dei giardini pubblici e la sistemazione dell'area della porta: venne spianata la sommità del terrapieno e questo fu trasformato in viale alberato da cui, con un'ampia scalinata, si accedeva ai giardini. La porta avrebbe dovuto essere ricostruita in stile neoclassico, ma questa parte del progetto non venne mai realizzata.
Nel successivo periodo napoleonico, le porte furono concepite come un elemento estetico dello spazio urbano che doveva essere adeguato allo status della capitale del Regno d'Italia. Per questo motivo il governo del Melzi d'Eril pianificò un generale rifacimento delle porte di ingresso in Milano, previa demolizione di quelle spagnole e l'alberatura dei bastioni: il progetto per porta Orientale passò nelle mani (1806) di un allievo del Piermarini, il Cagnola, che realizzò un arco trionfale "effimero", ovvero provvisorio, per celebrare l'ingresso del viceré Eugenio di Beauharnais. Il progetto definitivo prevedeva un arco trionfale aperto su tre lati di ordine dorico-rinascimentale e fiancheggiato da due caselli daziari. Non se ne era fatto ancora nulla nel 1825, quando da porta Orientale fece il proprio ingresso trionfale in città l’imperatore Francesco II, accompagnato dalla moglie Carolina Augusta di Baviera.
I Caselli Daziari di porta Venezia, senza più l'arco, vennero realizzati tra il 1827 ed il 1828 su progetto dell’architetto bresciano Rodolfo Vantini, a seguito di un concorso bandito nel 1826 (cui parteciparono 32 concorrenti). Nel 1833 vennero collocate le statue e i rilievi che dettero all'opera il suo aspetto definitivo.
Nel 1860 venne ribattezzata porta Venezia, in nome della città rimasta austriaca dopo l'"incompiuta" seconda guerra d'indipendenza (1859) e nel 1882 la grande piazza, su cui sboccano ben otto strade,[3] venne intitolata a Guglielmo Oberdan, l'irredentista giuliano impiccato dagli austriaci.
[modifica] Il rione
Porta Orientale identificava anche uno dei sei rioni storici in cui era divisa la città, il rione aveva uno stemma la cui blasonatura era: leone rampante nero in campo argento,[4] talvolta il leone veniva raffigurato armato e lampassato di rosso (in precedenza il leone era scaccato argento e nero e prima ancora si avevano tre leoncini neri, passanti uno su l'altro, su fondo argento).
Malgrado l'antica denominazione, porta Venezia non è la più orientale della città: il ruolo toccava a porta Tosa, una delle porte minori all'epoca della costruzione delle mura medievali, l'attuale porta Vittoria.[5]
[modifica] Note
- ^ Capitolo XII
- ^ Giuseppe Piermarini fu protagonista, fino alla sua morte nel 1808, del rinnovamento urbanistico-architettonico della città: suoi, tra l'altro, il (Teatro alla Scala, Palazzo Belgioioso, la facciata della Pinacoteca di Brera, parte del Palazzo Reale e Palazzo Greppi, Palazzo Mariani e il Palazzo del Monte di Pietà).
- ^ Le vie Malpighi, Mascagni, Spallanzani, Tadino, i bastioni di Porta Venezia, corso Buenos Aires, viale Majno, viale Vittorio Veneto e corso Venezia
- ^ De magnalibus Mediolani, capitolo V, capo XXII
- ^ A porta Tosa fu infatti costruita l'omonima stazione ferroviaria da cui partiva, dal febbraio 1846, l'"Imperial Regia Privilegiata Strada Ferrata Ferdinandea Veneta Milano-Venezia"
[modifica] Bibliografia
- Bonvesin de le Riva De magnalibus Mediolani (1288), 1998, Milano, Libri Scheiwiller.
- Attilia Lanza, Marilea Somarè, Milano e i suoi Palazzi: Porta Orientale, Romana e Ticinese, pag 9-10, libreria Meravigli Editrice, 1992.
- Vittore e Claudio Buzzi, Le vie di Milano, Ulrico Hoepli editore, Milano, 2005
- Virgilio Vercelloni, La storia del paesaggio urbano di Milano, Officina d'arte grafica Lucini, Milano, 1988.
- AA. VV., Enciclopedia di Milano, Milano, Franco Maria Ricci Editore, 1997.
- Bruno Pellegrino, Così era Milano – Porta Orientale, Edizioni Meneghine, Milano, 2011.
[modifica] Voci correlate
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