Letteratura barocca

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Poesia barocca)
Vai a: navigazione, cerca

Con letteratura barocca si intende quell'insieme di scrittori e correnti letterarie comprese tra la seconda metà del '500 e il '600.

Indice

[modifica] La Controriforma

Sulla letteratura barocca, in particolare su quella italiana, ebbe una fortissima influenza la Controriforma, che tramite la congregazione del Sant'Uffizio, impose pesanti restrizioni riguardo agli argomenti che potevano e non potevano essere trattati, stilando ogni anno l'Indice dei libri proibiti. Fra i libri che ne fecero parte si ricordano quelli di Giovanni Boccaccio, Giordano Bruno (poi condannato al rogo nel 1600), Tommaso Campanella.

[modifica] Artisti e correnti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Marinisti.

Per quanto riguarda la produzione lirica, la maggior corrente barocca, chiamata concettismo, è certamente rappresentata in Italia e in Europa dal marinismo, corrente guidata da Giovan Battista Marino, che in Spagna assume la definizione di gongorismo, capeggiato da Luis de Argote y Góngora, in Francia di preziosismo con Vincent Voiture tra i massimi esponenti, in Inghilterra di eufuismo grazie alle opere di John Lyly e alla metafisica di John Donne. Sul piano estetico la lirica del barocco tenta di superare, grazie ad una sintesi, la dicotomia rinascimentale tra i sostenitori di un'arte pedagogica, rappresentati da Alessandro Piccolomini e Giulio Cesare Scaligero, e quelli a favore di un'arte edonistica, appoggiati da Antonio Riccoboni e Battista Guarini.[1]

[modifica] Caratteri generali

Nel Barocco l'intellettuale non puo' affrontare i temi a lui preferiti poiché con l'avvento della Controriforma i temi adoperati si ridussero notevolmente. I letterati di questo periodo si esprimono con un linguaggio così raffinato da fare questo il loro maggior pregio artistico. Data la riduzione dei temi il maggior intento degli intellettuali era quello di far recepire al lettore il vero significato dei loro testi. Questa letteratura si distingue dal precedente manierismo perché è una letteratura sperimentale, grazie ad essa si sperimentano nuove forme di letteratura, che apriranno la strada all'illuminismo.

La letteratura barocca si oppone alla tradizione rinascimentale basata su regole codificate, come la regolarità, la misura, l'equilibrio, proponendo invece la ricerca del meraviglioso, la libera invenzione, il gusto del fantastico. Le forme pastorali e mitologiche utilizzate a tal scopo, indicano da una parte il tentativo di approfondire il mondo fantastico come specchio del reale ma anche dell'inverosimile, e dall'altra invece la formazione di una nuova realtà mondana che non è capace di penetrare autenticamente nel tessuto di costume.[1] A causa delle scoperte scientifiche, geografiche che alterano la dimensione del mondo e del cosmo noto, viene alterato l'equilibrio presente nel Rinascimento tra uomo e universo. Di conseguenza la letteratura barocca tende a manifestare il senso di precarietà e di relativismo delle cose note e dei loro rapporti. Non è un caso che la meraviglia, posta come canone estetico dalla poesia, e la metafora esprimano le perdite di certezze e di una natura fissa degli oggetti del mondo, sostituite da apparenze ingannevoli. Quindi le due facce della letteratura barocca sono sia la ricerca di una realtà sempre più sfuggente ed imprecisa, sia la manifestazione di una chiara delusione per il mondo concreto, e di una necessità di evadere verso un mondo illusorio. Vi è un'abolizione della gerarchia dei generi letterari, infatti c'è una contaminazione fra loro. (Es: Aminta di Tasso). Si allargano gli spazi delle arti a figure, temi e contenuti tradizionalmente considerati non affrontabili nella letteratura. (per la bassezza dei contenuti). La nuova realtà è dunque caratterizzata dalle nuove scoperte geografiche, scientifiche (microscopio, circolazione del sangue studiata da William Harvey), astronomiche (Niccolò Copernico, Giordano Bruno, Galileo Galilei, Newton, Keplero). Il critico Giovanni Getto scrive che "mentre il mondo dilata i suoi confini geografici ed astronomici e la natura modifica i suoi princìpi biologici e meccanici, mentre ritorna ad essere una presenza preoccupante Dio, o severamente custodito nella complicata analogia dei sistemi teologici dell'ortodossia cattolica e protestante o ineffabilmente allontanato negli abissi delle grandi e complesse esperienze mistiche, l'uomo lotta per il possesso di questo mondo e di questo Dio raffinando la sua filologia, suscitando e perfezionando una tecnica per ogni settore del sapere". Il critico aggiunge che a differenza del Medioevo e del Rinascimento "la civiltà barocca al contrario non ha una sua fede e una sua certezza [.......]. La sua unica certezza è nella coscienza dell'incertezza di tutte le cose, dell'instabilità del reale, delle ingannevoli parvenze, della relatività dei rapporti tra le cose".[2] Nel Barocco vi è anche una COMPONENTE LUDICA: l'opera viene scritta con l'intento di stupire il lettore. Nel genere lirico vi è un'ironia di fondo, si dissolvono i canoni petrarchisti della donna come modello di bellezza semidivina. Inoltre viene enfatizzata l'IDEA del DOPPIO: le cose non si mostrano mai per quello che sono, a dimostrazione dell'artificiosità della natura umana. La finzione è il tratto fondamentale del genere letterario ed artistico: l'uomo è un insieme di maschere diverse che usa a seconda delle occasioni. L' IDEA del DOPPIO è presente per esempio in modo evidente nelle vicende del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes.

[modifica] Critica

Nonostante il grande successo ottenuto tra i contemporanei, la critica successiva (a partire dagli arcadici) ha solitamente svalutato la letteratura barocca, accusandola di eccessi stilistici e retorici, nonché di eccessiva lascivia e definendola decadente. L'800 e buona parte del '900 hanno proseguito lungo questa scia critica, ma nella seconda metà del '900 si è assistito a un progressivo recupero della letteratura barocca, ad opera di alcuni importanti critici come Giovanni Getto, Marzio Pieri e Giovanni Pozzi.

[modifica] La commedia dell'arte

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce commedia dell'arte.

La commedia dell'arte, nata in Italia nel XVI secolo e rimasta popolare sino al XVIII secolo, era una modalità di produzione degli spettacoli in cui la rappresentazione era basata su un canovaccio (che forniva una narrazione di massima indicativa di ciò che sarebbe successo sul palco). Spesso le rappresentazioni erano tenute all'aperto con una scenografia fatta di pochi oggetti.

Questo tipo di teatro era sostanzialmente improvvisato e prevedeva l'uso di maschere e quindi di personaggi fissi (Pulcinella, Pantalone, Balanzone ecc.).

Inoltre, all'interno di questo tipo di commedia erano previsti veri e propri scontri linguistici, dati dalla mescolanza di parlate regionali di ciascun personaggio, dando così origine ad un vero e proprio pluirilinguismo. La commedia dell'arte trovò una vera e propria nemica nella chiesa riformata, la quale osteggiò un tipo di rappresentazione che si riteneva blasfema, dove gli interpreti erano animati da forze diaboliche, pericolosi turbatori della vita religiosa.

[modifica] Note

  1. ^ a b Universo, De Agostini, Novara, Vol. I, 1962, pag.188-190
  2. ^ La polemica sul Barocco, in AA.VV., Le correnti, Milano, Marzorati, 1956, I, pp. 467-471.

[modifica] Voci correlate

Letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Letteratura
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni