Pietro Nenni
| Pietro Nenni | |
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| Ministro degli Esteri | |
| Durata mandato | 18 ottobre 1946 – 2 febbraio 1947 |
| Presidente | Alcide De Gasperi |
| Predecessore | Alcide De Gasperi |
| Successore | Carlo Sforza |
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| Durata mandato | 12 dicembre 1968 – 5 agosto 1969 |
| Presidente | Mariano Rumor |
| Predecessore | Giuseppe Medici |
| Successore | Aldo Moro |
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| Dati generali | |
| Partito politico | Partito Socialista Italiano |
| sen. Pietro Nenni | |
|---|---|
| Parlamento italiano Senato della Repubblica |
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| Luogo nascita | Faenza |
| Data nascita | 9 febbraio 1891 |
| Luogo morte | Faenza |
| Data morte | 1 gennaio 1980 |
| Professione | Giornalista |
| Partito | Partito Socialista Italiano |
| Legislatura | V, VI, VII, VIII |
| Gruppo | Socialista |
| Senatore a vita | |
| Investitura | Nomina presidenziale |
| Data | 25 novembre 1970 |
| Incarichi parlamentari | |
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| on. Pietro Nenni | |
|---|---|
| Parlamento italiano Camera dei deputati |
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| Partito | Partito Socialista Italiano |
| Legislatura | AC, I, II, III, IV, V |
| Gruppo | Socialista |
| Circoscrizione | CUN (AC), Roma (I), CUN (II), Milano (III-IV-V) |
| Incarichi parlamentari | |
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Pietro Nenni (Faenza, 9 febbraio 1891 – Roma, 1º gennaio 1980) è stato un politico e giornalista italiano.
Indice |
[modifica] Anni giovanili
Nacque il 9 febbraio 1891 a Faenza, in provincia di Ravenna, da una modesta ed umile famiglia: i genitori Giuseppe e Angela Castellani erano entrambi a servizio dei conti Ginnasi e rimase orfano di padre in giovane età (1896). Per interessamento della contessa Ginnasi che voleva farlo diventare prete, la madre riuscì a farlo accogliere nell'orfanotrofio "Maschi Opera Pia Cattani", dove mostrò subito il suo temperamento ribelle scrivendo nei corridoi del collegio Viva Bresci dopo il regicidio di Umberto I[1].
Nel 1908 fu assunto come impiegato in una fabbrica di ceramiche, ma pochi mesi dopo venne licenziato per aver partecipato ad uno sciopero di agrari e, contemporaneamente, espulso dalla struttura dell'orfanatrofio dove ancora risiedeva. Tre anni dopo, nel 1911, sposa Carmen Emiliani, da cui avrà le figlie Giulia, Eva detta Vany nel 1913 e l'ultimogenita Vittoria nel 1915, quest'ultima destinata ad una tragica fine.
Giornalista pacifista, aderì al Partito Repubblicano Italiano e partecipò alle proteste contro la guerra italo-turca (1911) insieme al socialista Benito Mussolini, con il quale passò un periodo in carcere. Nello stesso anno, Nenni fu segretario della Camera del Lavoro di Forlì; il 7 giugno 1914, ad Ancona, nel corso di un suo comizio antimilitarista, insieme all'anarchico Errico Malatesta, la polizia aprì il fuoco sui partecipanti, uccidendo due militanti repubblicani e un anarchico. Ne seguì una settimana di scioperi e di agitazioni in gran parte dell'Italia (cosiddetta Settimana rossa).
Partecipò alla Prima Guerra Mondiale e, nel 1919, fondò il primo Fascio di Combattimento di Bologna, con il repubblicano Mario Bergamo. L'organizzazione, tuttavia, fu presto disciolta e, più tardi, ne fu fondata una omonima dall'anarchico Leandro Arpinati. Nel 1921 Nenni abbandonò il Partito Repubblicano e aderì al Partito Socialista Italiano, proprio nel momento in cui avveniva la scissione tra socialisti e comunisti.
Divenuto dirigente del PSI, si schierò con la corrente di sinistra, contro i riformisti di Filippo Turati, fino al momento della loro espulsione dal partito. Ad ogni modo, si segnalò come uno dei politici più attivi del movimento socialista.
Nel 1923 divenne direttore dell'Avanti, ed in questa veste confermò l'orientamento antifascista del quotidiano. Fu per questo molto inviso al regime mussoliniano (soprattutto dopo che nel 1925 -insieme a Carlo Rosselli- aveva fondato il quotidiano Quarto Stato), tanto da essere costretto ad andare in esilio in Francia nel 1926.
[modifica] Militanza all'estero e ritorno in Italia
Nenni fu partigiano durante la Guerra civile spagnola, dove venne nominato commissario politico nelle Brigate Internazionali e combatté al fianco di democratici provenienti da tutto il mondo. Per narrare al meglio questa esperienza egli scrisse dei diari privati e soprattutto un libro dal titolo significativo, Spagna che, oltre che a narrare le vicende storiche e politiche del massacro perpetuato dai franchisti, costituisce una raccolta dei discorsi del leader socialista che danno bene il senso di quello che la vicenda spagnola rappresentò nella storia europea e nella vita degli antifascisti.[2]
Anche durante la Seconda guerra mondiale aderì alla Resistenza e fu uno dei membri più influenti delle Brigate Garibaldi. Nell'estate del 1943, all'indomani della caduta del duce, venne confinato a Ponza: riuscì comunque a liberarsi ed a trasferirsi a Roma dove, insieme a Sandro Pertini, Giuseppe Saragat e Lelio Basso, promosse l'unificazione dell'universo socialista in un unico soggetto politico: il Partito Socialista di Unità Proletaria.
[modifica] La stretta alleanza con il PCI
Divenuto già nel 1944 segretario nazionale dello PSIUP, egli favorì uno stretto rapporto tra i socialisti e il Partito Comunista Italiano. Alla fine del mese di maggio 1945 Nenni ha la conferma della morte della figlia Vittoria ad Auschwitz[3]. Dopo le elezioni politiche del 1946 (in cui venne eletto deputato), inaugurò la politica del "frontismo" e, a causa di questa scelta, dovette subire nel gennaio del 1947 la cosiddetta "scissione di Palazzo Barberini", guidata da Giuseppe Saragat, dalla quale nacque il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.
Dal 18 ottobre 1946 al 28 gennaio 1947 fu ministro degli Esteri della appena nata Repubblica Italiana.
In vista delle fondamentali elezioni politiche del 18 aprile 1948, fu convinto artefice del Fronte Democratico Popolare, la coalizione di sinistra con i comunisti di Palmiro Togliatti: la lista ottenne un risultato deludente (31% dei voti alla Camera e 30,76% delle preferenze al Senato) mentre la Democrazia Cristiana riportò una netta affermazione; la legislatura vide il succedersi di tre governi De Gasperi. Una doppia sconfitta per i socialisti che videro dimezzare i propri deputati nonché l'ottimo risultato della lista di Saragat.
Nel 1951 i sovietici gli assegnarono il Premio Stalin per la pace, che Nenni ritirerà personalmente nell'estate del 1952. In occasione di questo suo viaggio a Mosca gli fu anche concesso un incontro privato con Stalin, il quale morirà pochi mesi dopo. Nenni fu così l'ultimo politico occidentale a far visita al dittatore sovietico. Nenni restituirà il Premio Stalin nel 1956 e donò la somma ricevuta alla Croce Rossa Internazionale.
In vista delle elezioni politiche del 1953, lottò contro la nuova legge elettorale voluta dalla DC (denominata dai detrattori "legge truffa") ed ebbe partita vinta: il suo PSI conseguì un incoraggiante 12,7% dei consensi e per pochissimi voti il premio di maggioranza previsto dalla legge tanto criticata non scattò: questa fu l'ultima volta in cui Nenni si presentò alle elezioni da rivale della DC.
[modifica] Il centro-sinistra e l'addio
| « Sarebbe stato uno splendido presidente delle Repubblica, e ci avrebbe fatto bene averlo al Quirinale. Ma non glielo permisero, non ce lo permisero. I suoi amici prima ancora dei suoi nemici. » | |
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(Oriana Fallaci, Intervista con la storia, 1974)
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Dopo i fatti d'Ungheria del 1956 preferì allontanarsi dai comunisti ed all'interno del partito guidò la corrente dei "Socialisti autonomisti", tendente a creare le condizioni per un governo che fosse espressione di un accordo tra i socialisti ed il centro, contrapposta alla corrente dei "Socialisti carristi", più orientati a sinistra.
Fondò, con Aldo Moro, Ugo La Malfa e Giuseppe Saragat, una nuova coalizione politica, chiamata centrosinistra. Tuttavia in tale occasione si ebbe la scissione della corrente dei "carristi" che, dopo il XXXV congresso svoltosi a Roma all'inizio del 1964, presso il Palazzo dei Congressi dell'EUR, diedero vita al nuovo PSIUP, guidato da Tullio Vecchietti e Dario Valori.
Eletto deputato per numerose legislature, fu più volte ministro e anche vicepresidente del Consiglio nel primo, nel secondo e nel terzo governo Moro), ed in tale veste si adoperò per l'adozione di riforme economiche e di struttura, nonché per la riforma della scuola (fu tra l'altro fautore dell'abolizione dell'insegnamento obbligatorio del latino, da lui definito "lingua dei signori") e per la semplificazione della burocrazia (famosa la sua battaglia contro il titolo di "eccellenza"). Fu favorevole all'unione tra socialisti e PSDI e la sua ultima grande campagna fu quella per il riconoscimento legale del divorzio.
Nel 1970 venne nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, ma rimase comunque presidente onorario del partito.
Come raccontato nel libro Un uomo di Oriana Fallaci, Nenni fu una delle tre persone che incontrarono Alexandros Panagulis al suo arrivo in Italia.
La disillusione per molte delle speranze infrante del centro-sinistra - ma anche la difficoltà di riconoscersi nelle mutate condizioni sociali e politiche del Paese - lo portò al "periodo triste",[4] caratterizzato dalla sconfitta della linea autonomista che portò alla segreteria De Martino. A tale linea però rimase sempre fedele e, quando morì, il giorno di capodanno del 1980, il PSI era da tempo guidato da Bettino Craxi, suo delfino politico, che era divenuto segretario del partito nel congresso del 1976, con il decisivo appoggio di Nenni.[5]
[modifica] Note
- ^ Giorgio Galli, Storia del socialismo italiano: da Turati al dopo Craxi, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2007, pag. 291
- ^ Nenni fu così radicatamente identificato con la parte perdente della guerra di Spagna che, nel 1977, quando il PSOE tenne in semiclandestinità il suo primo congresso post-franchista a Madrid i suoi dirigenti González e Guerra pregarono Nenni di non sedere al banco di presidenza (dove tutti gli altri dirigenti dell'Internazionale socialista sedevano, da Mitterrand a Palme a Kreisky) per non indisporre le autorità (e presumibilmente per non dare un senso di reducismo e di rivendicazionismo di parte al ritorno della democrazia spagnola, volutamente presentato dalle nuove generazioni come superamento delle divisioni del passato): ha descritto l'evento e la profonda delusione di Nenni per l'episodio (ed ancor più per il successivo rifiuto dei giovani dirigenti PSOE di accompagnarlo in visita al cenotafio dell'Alcazar, dove riposavano moltissimi dei suoi compagni di lotta di mezzo secolo prima) Rino Formica, presente ai fatti, nell'allocuzione al convegno di presentazione del libro Caro compagno. Lettere di Nenni a Franco Iacono, edito da Marsilio, tenutosi a Roma, palazzo Giustiniani, sala degli Zuccari, il 12 marzo 2008.
- ^ Biografia di Nenni. Fondazione Nenni. URL consultato il 30-03-2010.
- ^ Così definito da Rino Formica nell'allocuzione al citato convegno di palazzo Giustiniani del 2008.
- ^ Smentendo un'interpretazione interessata delle vicende interne al partito nel periodo conclusivo della sua vita - nell'allocuzione al citato convegno del 2008 - sia Francesco Guizzi che Rino Formica hanno confermato che il suo sostegno alla segreteria di Craxi si prolungò fino alla fine: quando la corrente signoriliano-amatiano-giolittiana tentò di abbattere la segreteria nel Comitato centrale del 20 dicembre 1979, il già malato Nenni, nell'abbandonare stremato a mezzanotte la riunione, richiese di essere richiamato nel caso si addivenisse ad un voto nel prosieguo della nottata, per non far mancare il suo voto a Craxi (com'è noto, quel voto non fu più necessario per la defezione di De Michelis dallo schieramento contrario alla segreteria).
[modifica] Opere
- Repubblicani e sindacalisti, Jesi, La tipografica jesina, 1913.
- Lo spettro del comunismo, 1914-1921, Milano, Modernissima, 1921.
- L'assassinio di Matteotti ed il processo al Regime, Milano, Avanti!, 1924.
- Il delitto di Roma, Buenos Aires, L'Italia del popolo, 1924.
- Storia di quattro anni. La crisi socialista dal 1919 al 1922, Milano, Libreria del Quarto Stato, 1927.
- La faillite du syndacalisme fasciste, Paris, Librairie Valois, 1929.
- Ricordi di un socialista: sei anni di guerra civile in Italia, Paris, E. Cecconi, 1929.
- Le esecuzioni di Trieste, Paris, Librairie S.F.I.C., 1930.
- La lutte de classes en Italie, Paris, Editions de la Nouvelle Reveu Socialiste, 1930.
- La lutte socialiste contre le fascisme et pour le pouvoir, Sfie, 1933.
- Marx e il marxismo. In occasione del cinquantenario della morte di Marx, Edizioni popolari del Partito socialista italiano, 1933.
- Il delitto africano del fascismo, Sfie, 1935.
- Per la Spagna. Con la Spagna, Edizioni del Partito socialista italiano, 1937.
- Solidarite envers le peuple italien, Entente internationale pour la defense du droit, de la liberte et de la paix en Italie, 1938.
- Sei anni di guerra civile, Rizzoli, 1945.
- L'eredità della breccia di Porta Pia, Sugar, 1971.
- Pietro Nenni. Dalle barricate a Palazzo Madama, Mursia, 1971.
- I nodi della politica estera italiana, SugarCo, 1974.
- Spagna. Edizione riveduta ed ampliata, SugarCo, 1976.
- Storia di quattro anni. 1919-1922, Sugarco, 1976.
- La battaglia socialista contro il fascismo, 1922-1944, Mursia, 1977.
- Intervista sul socialismo italiano, Laterza, 1977.
- Vento del Nord, Einaudi, 1978.
- Diari , 3 voll., SugarCo, 1981-1983.
- Garibaldi, Galzerano, 1982.
- Discorsi parlamentari. 1946-1979, Camera dei deputati. Segreteria generale. Ufficio stampa e pubblicazioni, 1983.
- Nenni e Israele, Il Garofano Rosso, 1984.
- La lotta di classe in Italia, SugarCo, 1987.
- Nenni dieci anni dopo, Lucarini, 1990.
- Nenni, 1956, Comma, 1991.
- Pietro Nenni. Protagonista e testimone di un secolo, 1891-1991, Psi, 1991.
- Carteggio La Malfa-Nenni, 1947-1971, 1991.
- Pietro Nenni, Aldo Moro. Carteggio 1960-1978, La nuova Italia, 1998.
[modifica] Onorificenze
| Premio Lenin per la Pace | |
| — Mosca, 1951 |
[modifica] Bibliografia
- Ezio Bartalini, Pietro Nenni, Roma, Partenia, 1946.
- Giorgio Bocca, Nenni quarant'anni dopo, Firenze, Marchi, 1964.
- Duilio Susmel, Nenni e Mussolini, mezzo secolo di fronte, Milano, Rizzoli, 1969.
- Maria Grazia D'Angelo Bigelli, Pietro Nenni. Dalle barricate a Palazzo Madama, Roma, G. Giannini, 1970; Milano, Mursia, 1971.
- Giovanni Spadolini, Nenni sul filo della memoria (1949-1980), Firenze, Le Monnier, 1982. ISBN 88-00-85590-3
- Franca Biondi Nalis, La giovinezza politica di Pietro Nenni, Milano, Angeli, 1983.
- Giuseppe Tamburrano, Pietro Nenni, Roma-Bari, Laterza, 1986. ISBN 88-420-2707-3
- Enzo Santarelli, Pietro Nenni, Torino, UTET, 1988. ISBN 88-02-04183-0
- Spencer Di Scala, Da Nenni a Craxi. Il socialismo italiano visto dagli U.S.A., Milano, SugarCo, 1988. ISBN 88-7198-033-6
- Gianna Granati (a cura di), Pietro Nenni protagonista e testimone di un secolo. 1891-1991, Roma, Direzione P.S.I. Ufficio centrale stampa e propaganda, 1990.
- Marco Severini, Nenni il sovversivo. L'esperienza a Jesi e nelle Marche (1912-1915), Venezia, Marsilio, 2007. ISBN 978-88-317-9323-0
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Pietro Nenni
[modifica] Collegamenti esterni
- Dati personali ed incarichi nella Costituente. Camera dei Deputati. URL consultato il 26-12-2007.
- Dati personali e incarichi nella I Legislatura. Camera dei Deputati. URL consultato il 26-12-2007.
- Dati personali e incarichi nella II Legislatura. Camera dei Deputati. URL consultato il 26-12-2007.
- Dati personali e incarichi nella III Legislatura. Camera dei Deputati. URL consultato il 26-12-2007.
- Dati personali e incarichi nella IV Legislatura. Camera dei Deputati. URL consultato il 26-12-2007.
- Dati personali e incarichi nella V Legislatura. Camera dei Deputati. URL consultato il 26-12-2007.
- Pietro Nenni. Alcide De Gasperi nella storia d'Europa. URL consultato il 26-12-2007.
- Sito della Fondazione Nenni. URL consultato il 4-8-2009.
| Predecessore | Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana | Successore | |
|---|---|---|---|
| Alcide De Gasperi | 18 ottobre 1946 - 2 febbraio 1947 | Carlo Sforza | I |
| Giuseppe Medici | 12 dicembre 1968 - 5 agosto 1969 | Aldo Moro | II |
| Predecessore | Ministro senza portafoglio | Successore | |
|---|---|---|---|
| ruolo condiviso | 12 agosto 1945 - 14 luglio 1946 con deleghe alla Vicepresidenza del Consiglio e alla Costituente |
ruolo condiviso |
| Predecessore | Ministro senza portafoglio | Successore | |
|---|---|---|---|
| ruolo condiviso | 14 luglio 1946 - 18 ottobre 1946 con delega alla Costituente |
ruolo condiviso | I |
| ruolo condiviso | 4 dicembre 1963 - 24 giugno 1968 con delega alla Vicepresidenza del Consiglio |
ruolo condiviso | II |
- Politici italiani del XX secolo
- Giornalisti italiani del XX secolo
- Nati nel 1891
- Morti nel 1980
- Nati il 9 febbraio
- Morti il 1º gennaio
- Nati a Faenza
- Morti a Roma
- Politici del Partito Repubblicano Italiano
- Politici del Partito Socialista Italiano
- Ministri degli Esteri della Repubblica Italiana
- Senatori a vita italiani
- Senatori della V Legislatura della Repubblica Italiana
- Senatori della VI Legislatura della Repubblica Italiana
- Senatori della VII Legislatura della Repubblica Italiana
- Senatori dell'VIII Legislatura della Repubblica Italiana
- Deputati dell'Assemblea Costituente
- Deputati della I Legislatura della Repubblica Italiana
- Deputati della II Legislatura della Repubblica Italiana
- Deputati della III Legislatura della Repubblica Italiana
- Deputati della IV Legislatura della Repubblica Italiana
- Deputati della V Legislatura della Repubblica Italiana
- Direttori di periodici
- Brigate Garibaldi
- Personalità legate a Roma
- Personalità legate a Faenza
