Pietro Lombardo (scultore)

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Prospetto principale del Castello di Thiene

Pietro Lombardo-Solari (Carona, 1434 circa – Venezia, 1515) è stato uno scultore e architetto svizzero-italiano[1].

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] La prima formazione

Era figlio di ser Martino da Carona e padre degli scultori Tullio e Antonio Lombardo; probabilmente la sua prima formazione scultorea avvenne al cantiere del Duomo di Milano e alla Certosa di Pavia. Si ipotizza pure la sua presenza a Bologna al cantiere della basilica di San Petronio; poi all'età di 29 anni, nel 1464, fu attivo a Padova nella Basilica del Santo ove scolpì il Monumento di Antonio Roselli, giurista toscano, professore allo Studio morto nel 1466, terminandolo nel 1467, e nello stesso anno sua fece la perduta Tomba di Jacopo Pavini. Al 13 maggio 1466 è datato un contratto per la casa di Francesco Miglioranza (ora demolita) con finestre "ad modernam", le stesse da lui poi introdotte a Venezia.

Si trova poi attestato a Vicenza nello stesso anno, ove gli viene commissionata la Pietra tombale di Battista Fiocardo, ora murata su una parete del sottocoro della cattedrale e nel 1468 la Lapide sepolcrale di Alberto Fiocardo, fratello di Battista, arcidiacono della cattedrale.

Tra il 1469 e il 1474 venne chiamato a Thiene da Giovanni Porto, abiatico di Bartolomeo Colleoni, intento ad abbellire il castello secondo il nuovo gusto rinascimentale. La parte superiore delle torri venne ornata con coppie di finestre le cui ghiere furono decorate da Pietro come i balconcini ai lati della quadrifora della casa Roselli in via Tadi a Padova. Ma la presenza del Lombardo è rivelata dalla splendida ancona marmorea che orna l'altare maggiore della vicina chiesetta di Santa Maria, con la Madonna in trono reggente il Bambino benedicente con ai due lati San Bartolomeo e San Francesco d'Assisi, e nella lunetta superiore Dio Padre circonfuso di cherubini; essa mostra chiaramente influssi derivati dalla prolungata frequentazione di Donatello negli anni padovani. Suo è pure il bel portale della adiacente canonica.

[modifica] L'arrivo a Venezia

Verso la fine degli anni sessanta si trasferì a Venezia in Campo San Samuele, dove aprì una fiorentissima bottega specializzata in monumenti funebri. Tra i suoi allievi scultori attivi nella sua bottega figuravano Lorenzo e Giovanni Battista Bregno, entrambi da Righeggia, frazione di Osteno. Probabilmente partecipò alla realizzazione del monumento funerario del beato Grazia da Cattaro nella chiesa conventuale di San Cristoforo della Pace, demolita in seguito al decreto napoleonico. Qui fece anche il coro pensile, ornato di statue e di tarsie, e la cornice marmorea del portale principale. Per la chiesa di Sant'Andrea della Certosa o di Lido, pure demolita per il citato decreto, eseguì il bassorilievo "donatelliano" raffigurante la Natività in una notevole cornice architettonica rinascimentale con timpano semicircolare con al centro il busto di sant'Andrea, oggi conservato nel Museo del Seminario Patriarcale.

Nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo scolpì a niello la Pietra tombale del decemviro Alvise Diedo, che nel 1453 salvò la flotta veneziana a Costantinopoli, collocata sul pavimento della navata destra, di fronte alla cappella. Antonio Canova la considerava un vero gioiello d'arte. Tra il 1468 e il 1475 collaborò al rivestimento marmoreo del coro della basilica francescana dei Frari, e sempre a Venezia, nella chiesa di San Giobbe, con l'aiuto dei figli Antonio e Tullio, realizzò nel 1470 nella cappella presbiteriale la sua prima opera d'architettura, la Tomba del doge Cristoforo Moro ove il doge fu sepolto l'anno successivo: un vano quadrato coperto da cupola emisferica, concluso dall'abside, memore di esiti brunelleschiani.

Lo stesso doge, già verso il 1469, gli aveva commissionati pure l'Altare di San Paolo, squisito prodotto della scultura rinascimentale, addossato al pilone destro del transetto sinistro della Basilica di San Marco il cui paliotto reca il bassorilievo con la Conversione di San Paolo con sull’altare la statua del Santo titolare, forse opera di Antonio Rizzo. La chiesa di San Francesco della Vigna a sinistra del presbiterio presenta la Cappella Badoer-Giustiniani (1478-1500) detta "dei Profeti" che conserva un importante ciclo di sculture sue e dei suoi figli, evocanti ancora la maniera di Bartolomeo Bellano autore delle statue degli Episodi della vita di Cristo; sull'altare, al centro si trova un trittico marmoreo con San Girolamo tra quattro santi, in alto la Madonna col Bambino e angeli, nella predella Episodi della vita del santo e alle pareti otto formelle per lato, con dodici Profeti, gli Evangelisti (forse di Tullio Lombardo e Antonio Lombardo) e sedici Storie evangeliche.

Nel vestibolo della Pinacoteca Manfrediniana è conservata una sua opera "giovanile" padovana, forse del 1464, con influssi donatelliani: un bassorilievo raffigurante la Natività incorniciato da un'edicola a tabernacolo. Nella navata sinistra della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo pure suo è il Monumento del doge Nicolò Marcello del 1474, di puro stile rinascimentale, su colonne e plinti cilindrici come are antiche.

Tornato a Vicenza nel 1474, la famiglia Poiana gli commissionò l'ancona per l'altare della Pietà per la chiesa di San Lorenzo. Essa rappresenta il Cristo sollevato sul sepolcro da due angeli, fiancheggiato da due nicchie con i bassorilievi di San Francesco e San Bernardino da Siena.

[modifica] La sua prima opera certa

Forse già nel 1473 realizzò, nella chiesa domenicana dei Santi Giovanni e Paolo, la sua prima opera certa in laguna secondo la storiografia critica, il Monumento al doge Pasquale Malipiero, collocato nella navata sinistra: qui mescolò elementi ancora gotici con elementi classici: la struttura generale, a pilastri con trabeazione e lunetta, ricorda i monumenti quattrocenteschi fiorentini (in Santa Croce) di Leonardo Bruni di Bernardo Rossellino e quello di Carlo Marsuppini di Desiderio da Settignano, mentre il baldacchino, i mensoloni e l'invadenza delle decorazioni sono tratti che si ritrovano a Venezia nei monumenti sepolcrali trecenteschi. Sotto l'architrave marmoreo, retto da due pilastri poggianti sopra un piano sostenuto da tre modiglioni, sta l'arca, tenuta su da due grifi e da una conchiglia alata su cui è la statua giacente del doge, sormontata dal baldacchino che ne copre i fianchi. Nell'arco che sovrasta l'architrave si vede il Cristo morto fra due angeli sovrastato dalla statua della Giustizia con ai lati sul muro due medaglioni col Leone di San Marco in "moleca" e sotto di essi gli stemmi della famiglia Malipiero (d'argento al mezzo volo destro spiegato di nero e sostenuto da un artiglio del medesimo) cimati dal camauro; nei due estremi della cornice stanno le statue della Pace e dell'Abbondanza.

[modifica] Venezia e Treviso

Nella basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, nella navata mediana, davanti al presbiterio, realizzò il coro dei frati, iniziato in forme ancora gotiche dalla bottega dei Bon, è da lui terminato nel 1475 con aiuti; il recinto marmoreo è spartito da lesene in comparti dorati, con mezze figure di Santi e Profeti, e si apre sulla fronte in un'armoniosa arcata classica; sopra la cornice statue marmoree di Apostoli, di Maria e di San Giovanni Battista; agli angoli due pulpiti in marmo con Angeli sorreggenti i leggii (di bottega); esclusivamente di sua mano, sotto il pulpito destro, sono le figure dei Padri della Chiesa.

In quel periodo realizzò anche il bassorilievo con San Marco che guarisce il calzolaio Aniano sul portale ogivale dell'ex Scuola dei Calegheri (calzolai), nel campo San Tomà, del 1478.

Per la chiesa di San Lio costruì a destra del presbiterio la Cappella Gussoni, commissionatagli nel 1478 da Nicolò di Andrea Gussoni. Si tratta di una costruzione rinascimentale, quasi una replica della cappella Moro, con ricca decorazione e cupoletta con creste e vele, prima replica di quella della Sagrestia Vecchia di Brunelleschi a Firenze; nei pennacchi quattro tondi con gli Evangelisti e all'altare ancona marmorea del figlio Tullio.

Il Palazzo Gussoni è pure a lui attribuito (fine del XV secolo), con rilievi decorativi nelle cornici del finestrato ad archi e intorno al portal]. Nella Galleria Franchetti alla Ca' d'Oro è conservato il suo bassorilievo in marmo raffigurante la Madonna col Bambino.

Sepolcro di Pietro Mocenigo in SS. Giovanni e Paolo

Nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo tra il 1477 e il 1481 circa, con l'aiuto dei figli Tullio e Antonio, realizzò sulla facciata interna il Monumento funebre del doge Pietro Mocenigo in pietra d'Istria commissionatogli da Niccolò e Giovanni, fratelli del defunto: entro un'arcata fiancheggiata da nicchie con sei statue di giovani guerrieri in costume romano, con corazze un tempo dorate, tre figure virili reggono il sarcofago ornato nelle testate con San Teodoro e San Giorgio e da due bassorilievi relativi alle imprese più famose del doge (Presa di Smirne e Consegna di Famagosta a Caterina Cornaro) e con la dicitura «ex hostium manubiis» (le prede belliche hanno finanziato il monumento); in piedi sul sarcofago, le statue del doge armato, con la corazza d'acciaio sotto il mantello generalizio e di due paggi, uno col bastone di comando e l'altro reggiscudo con lo stemma dei Mocenigo; nell'attico sta il bassorilievo delle Marie al sepolcro con l'Angelo annunciante la resurrezione di Cristo, la cui statua troneggia in mezzo a due putti sulla cima del frontispizio; nello stilobate fregi d'armi e due bassorilievi con Ercole e il Leone Nemeo ed Ercole contro l'Idra di Lerna. Questo suo capolavoro venne terminato nel 1481: il primo monumento in cui i Lombardo-Solari si discostano dalla tradizione; la principale innovazione consiste nella tripartizione, secondo il modello degli archi di trionfo romani. Inoltre è innovativa la posizione eretta e fiera del doge: è rappresentato come già risorto, e dunque posto in asse con la statua del Cristo risorto.

Nella navata sinistra della stessa basilica fece tra il 1479 e il 1480 il Monumento al doge Nicolò Marcello, morto nel 1474 . Ancora più che nel Monumento di Pietro Mocenigo, qui è evidente la derivazione dagli arco trionfali, con le colonne libere e avanzate a sorreggere l'arcosolio, la trabeazione in aggetto sopra i capitelli, e i tondi sopra all'arco, come nell'arco di Augusto di Rimini.

Nel Duomo di Treviso, nella cappella maggiore con cupola a tamburo da lui realizzata, è del 1484 il suo Monumento al vescovo Zanetto da Udine. Le opere scolpite dopo il 1480, in genere, sono il frutto della collaborazione con i figli Antonio e Tullio.

Dopo l'incendio del 1483 del Palazzo Ducale veneziano, con lo Scarpagnino ricostruì su progetto di Antonio Rizzo il secondo tratto della facciata orientale (sul rio di Palazzo), rivestita di marmi e riccamente decorata in elegante stile rinascimentale. Dopo la fuga da Venezia di Antonio Rizzo perseguito per peculato di 12000 scudi, dal 1498 al 1511 prese il suo posto come proto (principale architetto) e realizza la ricchissima decorazione della facciata principale est del cortile con festoni, candelabre e patere in marmi policromi. Nell'appartamento ducale al piano nobile decorò intorno al 1489 la Sala degli Scarlatti, una delle più belle del palazzo; sopra l'ingresso pose un finissimo bassorilievo, in parte di sua mano, con il Doge Leonardo Loredan ai piedi della Vergine assistito dai santi Marco, Leonardo e altro santo.

Chiesa di Santa Maria dei Miracoli

In seguito nella basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari scolpì il Monumento al filosofo Benedetto Brugnolo e il Monumento a Generosa Orsini e Maffeo Zen.

Sul Canal Grande all'intersezione col Rio delle Torreselle, per Giovanni Dario nel 1479 progettò Palazzo Dario, eretto nel 1487, una sua tipica creazione con la pittoresca facciata rivestita di marmi su quattro piani e con tre logge sulla sinistra con trifore sovrapposte, mentre sulla destra tra finestre centinate un corpo pieno ornato da sorprendenti patere policrome, risultato dellinflusso dellarte bizantina. Sul tetto sono assai notevoli i comignoli a campana rovesciata.

Nel 1489, con l'aiuto dei figli, realizzò la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, commissionatagli dal ricco mercante di tessuti di lana di origini luganesi Francesco Amadi (o Amadei): uno scrigno interamente ricoperto di marmi policromi con prospetti esterni ritmati da due ordini sovrapposti corinzio e ionico (in contrasto coi canoni classici); all'interno il presbiterio fortemente rialzato è collegato con una scala marmorea con parapetti e balaustre ornate di statue e bassorilievi, frutto della collaborazione coi suoi due figli. Ipoteticamente gli viene attribuita l'Adorazione dei Magi un bassorilievo conservato nella Galleria Sabauda di Torino, databile a questo periodo[2]. Più tardi si occupa della ricostruzione della chiesa di San Salvador che alla sua morte, venne continuata dal figlio Tullio. Nella chiesa di Santo Stefano tra il 1488 e il 1493 scolpì varie decorazioni marmoree e lo stupendo Monumento Surian.

[modifica] La collaborazione con Buora e Codussi

Accanto alla severa mole della basilica ricostruì tra il 1487 e il 1490 in collaborazione con Giovanni Buora e con il bergamasco Mauro Codussi la policroma, fastosa ed elegante facciata della Scuola Grande di San Marco; nella sua struttura asimmetrica essa rispecchia la divisione interna della Scuola: il Salone (o Cappella) a sinistra e l'Albergo a destra. L'ornatissimo portale a centina si apre in basso, protetto da un ricco protiro ad arco, sorretto da ornate colonne su plinti con bassorilievi, sormontato dalla Statua della Carità e racchiudente una lunetta con un altorilievo di San Marco venerato dai confratelli, sculture attribuite a Bartolomeo Bon.

La Scuola Grande di San Marco

Nelle campate laterali, tra le lesene dell'ordine inferiore mise finte prospettive con due leoni ai lati del protiro, e Battesimo e Guarigione di Aniano, bassorilievi del figlio Tullio, ai lati del portalino di destra. Nell'ordine superiore a lesene scanalate si aprono quattro finestre, più ampie e ricche quelle di sinistra, a frontone ricurvo, più strette le due di destra, a timpano triangolare. Il coronamento a lunettoni è pure più fastoso a sinistra, con statue, rilievi ornamentali e il Leone marciano a tutto tondo, mentre le tre più piccole lunette di destra sono sormontate da semplici torciere.

Nell'ultimo decennio del secolo assieme a Codussi fu chiamato a realizzare la cappella Cornèr ai Santi Apostoli, di pianta quadrata con scarsella e colonne libere agli angoli. In base al contratto del 19 aprile 1490 risultava essere il responsabile dell'edificazione della notevole chiesa di Sant'Andrea della Certosa o di Lido, poi demolita in ossequio alle soppressioni napoleoniche.

Nella basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, alla parete del braccio destro del transetto, realizzò con aiuti nel 1488 il Monumento a Jacopo Marcello, generalissimo, morto all'assalto di Gallipoli nel 1484: sopra l'urna, sorretta da tre cariatidi, la statua dell'eroe, affiancata da due paggi portascudo e reggente la bandiera di San Marco.

Successivamente termina in stile decisamente rinascimentale la costruzione della chiesa di San Giobbe, iniziata poco dopo il 1450 da Antonio Gambello in forme gotiche; consacrata nel 1493, è situata sul posto di un ospizio-oratorio fondato da Giovanni Contarini nel 1378, ove fu ospite nel 1443 san Bernardino da Siena. All'interno, il presbiterio è un'elegante opera rinascimentale, realizzata con aiuti: l'arco trionfale, ornato con gli stemmi Moro, è sostenuto da pilastri riccamente ornati da candelabre; all'imposta dell'arco sono sue opere giovanili l'Arcangelo Gabriele e l'Annunciata; nei pennacchi dell'elegante cupola che copre il presbiterio sono altre sue opere i graziosi putti che sostengono i quattro medaglioni in bassorilievo con gli Evangelisti (altri li attribuiscono a Bartolomeo Bellano); pure contesa tra i due è la Pietra tombale del doge Cristoforo Moro e della moglie Cristina Sanudo, collocata nel pavimento, capolavoro d'arte lombardesca. Il suo stile si palesa pure nella Cappella Grimani, ricca architettura dell'inizio del secolo XVI.

In collaborazione coi figli nel 1490 scolpì le tre statue a tutto tondo dei santi Bartolomeo, Giovanni Battista e Marco da spedire a Bergamo per la perduta ancóna del sacello del condottiero Bartolomeo Colleoni nell'omonima cappella eretta da Giovanni Antonio Amadeo. I Provveditori veneti all'eredità Colleoni sollecitarono dapprima l'Amadeo per la conclusione dei lavori poiché mancavano le sculture dell'altare, la statua equestre e alcune figure per la facciata[3], ma l'architetto tramite l'aiuto del duca Galeazzo Maria Sforza chiese di essere pagato per quanto già realizzato[4] e a Bergamo non fece più ritorno, perciò la rapida scelta di affidare l'esecuzione delle tre statue alla bottega di Pietro Lombardo sembra determinata da un suggerimento dell'Amadeo legato ai Lombardo-Solari da vincoli di parentela. La statua di San Bartolomeo è ascritta a Pietro, quella del Battista ad Antonio[5] e quella di San Marco a Tullio[6]. Il 23 aprile 1491 Pietro Lombardo, con una lettera ducale d'accompagnamento cura il trasporto da Montodine a Bergamo delle cinque casse contenenti le statue atte a completare l'ancóna entro il 24 giugno festa di San Giovanni Battista[7].

[modifica] Gli anni della maturità artistica

Il campiello San Giovanni, armonioso ambiente rinascimentale, è cinto su tre lati da un paramento marmoreo a ornate lesene corinzie reggente l'altissima trabeazione, opera del 1481 di squisita armonia, frutto del suo genio che costituisce l'atrio della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. I "lombardi" possedevano una loro "Scuola" al numero 3005 di Campo dei Frari; la "fraglia" dei tagliapietra era sistemata in un locale dell'Ospedale di San Giovanni Evangelista e per i suoi buoni uffici nel 1515 poté trasferirsi in un più ampio edificio al numero 1252 di Calle del Campanile[8].

Sulla parete sinistra del presbiterio della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo nel 1493 è l'autore della parte architettonica del Monumento funebre del doge Andrea Vendramin, capolavoro dell'arte funeraria veneziana del secolo XV, con fini bassorilievi del figlio Antonio e statue classicheggianti del figlio Tullio. Nel transetto destro della chiesa di San Trovaso nel paliotto dell'altare a destra: suo bellissimo bassorilievo rinascimentale raffigurante gli Angeli con i segni della Passione.

Nel 1498 venne nominato "protomaestro" di Palazzo Ducale in sostituzione di Antonio Rizzo, e partecipò alla ricostruzione dell'ala est andata distrutta nell'incendio del 1483. In questo fecondo periodo gli vengono attribuite opere minori anche a Bergamo, Mantova, Padova e Udine.

Legò poi il suo nome ad uno dei più suggestivi monumenti del Friuli: il Duomo di Cividale del Friuli. Eretto nel 1457 dall'architetto Bartolomeo delle Cisterne, nel 1502 l'edificio subì un rovinoso crollo e subito il Consiglio cittadino si rivolse a Pietro Lombardo, che concepì e realizzò un progetto più grandioso: la facciata fu coronata da un maestoso frontone e le navate furono allungate con tre grandi absidi; la navata venne coperta con volta a botte e il presbiterio quadrato con cupola, seguendo il suo schema abituale[9].

Tornato a Venezia, nel 1506 è ritenuto essere l'artefice dei due corpi di fabbrica simmetrici ai lati della Torre dell'Orologio, con pianterreno a portico architravato, tre piani di bifore alternativamente rettangolari e ad arco e copertura a terrazzo. Membro della Confraternita della Misericordia, nel 1509 gli viene richiesto un progetto per la nuova sede della Scuola Grande della Misericordia, realizzato da Jacopo Sansovino dopo la sua morte. Anche Francesco II Gonzaga lo sollecitò alla realizzazione della decorazione marmorea della Cappella della Madonna nel Duomo di Mantova (anche se altri ritengono invece che fosse per la Chiesa della Madonna dei Miracoli nei pressi di Gonzaga). Nel 1503 dalla sua bottega a Venezia partirono dei marmi scolpiti sono spediti al Gonzaga, ma il marchese non terminò di pagarli per cui alcune opere rimasero a Venezia e andarono disperse dopo la morte del suo autore. Per la chiesa di Santa Maria degli Angeli di Murano del demolito monastero delle Agostiniane, realizzò verso il 1510 un mirabile bassorilievo raffigurante la Madonna col Bambino, ora conservato nella Galleria Franchetti alla Ca' d'Oro.

Poco tempo dopo aver assunto la carica di "gastaldo" della fraglia degli scultori, morì a Venezia nella primavera del 1515.

[modifica] Attribuzione contesa

Nella cattedrale di Santa Maria Assunta di Irsina la statua marmorea di Sant'Eufemia è stata attribuita al Mantegna da Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca provinciale di Bari, con il sostegno di parte della critica tra cui Vittorio Sgarbi, ed è stata esposta alla mostra del Mantegna tenutasi nel 2006 a Mantova[10][11]. Secondo altri critici, invece, tra cui Giovanni Agosti che ha curato l'esposizione del Mantegna al Louvre, l'opera, esposta anche in quella mostra, è da attribuire a Pietro Lombardo[12]. Il dibattito tra le due correnti di pensiero è tuttora aperto[13].

[modifica] Note

  1. ^ Pietro Lombardo (Solari) sul Dizionario storico della Svizzera
  2. ^ Facchin, 2011, 658.
  3. ^ La lettera datata 20 febbraio 1477 è conservata nell'Archivio del Pio Luogo della Pietà Istituto Bartolomeo Colleoni.
  4. ^ L'Amadeo era stato pagato solamente 50 ducati, come di evince da un documento conservato nell'Archivio di Stato di Brescia, Archivio Martinengo della Palla, busta 249.
  5. ^ Simile al San Giovanni Battista di Tullio del Tabernacolo Trevisan nella sagrestia della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia.
  6. ^ Ceriana, 2004, 23-60, in particolare, 43 e nota 84.
  7. ^ Scapin, 2009, 84-89.
  8. ^ A. Sagredo, Sulle consorterie delle Arti Edificative, Venezia 1856, 292, doc. XXVI.
  9. ^ A. Guerra, Dalla bottega dei Lombardo a Giovanni Fontana. Il Duomo di Cividale nei primi decenni del Cinquecento, "Annali di Architettura", 4-5, 1992-1993, 42-56; Idem, Opera di bottega e opera di artista. I Lombardo e le maestranze lombarde nel Duomo di Cividale e di Belluno (1502-1507), in "Magistri d'Europa", Atti del convegno di studi a cura di S. Della Torre, S. Mannoni, V. Pracchi, (Como 23-26.10.1996), Como 1998, 201-210.
  10. ^ Mostra del Mantegna: riscoperte e restauri ma quante novità. URL consultato il 24-12-2009.
  11. ^ Mantegna a Mantova 1460-1506. URL consultato il 24-12-2009.
  12. ^ Dalla Basilicata al Louvre, il viaggio insolito di Sant'Eufemia. URL consultato il 24-12-2009.
  13. ^ Andrea Mantegna o Pietro Lombardo?. URL consultato il 24-12-2009.

[modifica] Bibliografia

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